Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

22ago/170

Papa Bergoglio chiede Ius soli e accoglienza

Articolo di Luca Kocci (manifesto 22.8.17) “Vaticano. Nel messaggio per la giornata del migrante anche la proposta di corridoi umanitari e no alle «espulsioni collettive e arbitrarie». Quattro i verbi chiave, che danno il titolo al testo: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”

Sì allo Ius soli, no ai centri di detenzione per gli immigrati irregolari. Il messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (14 gennaio 2018), diffuso ieri dalla sala stampa vaticana, sembra un vero e proprio programma politico sulla questione delle migrazioni che, per restare al nostro Paese – ma il messaggio è rivolto a tutti gli Stati, non solo all’Italia -, è agli antipodi dalle ricette razziste dei fascio-leghisti alla Salvini e da quelle dei populisti a 5 stelle. Ma il messaggio di Bergoglio è anche molto distante dalle proposte securitarie del Pd di governo area Minniti, recentemente benedette dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana, solitamente più attenta agli equilibri e ai rapporti di forza e di potere interni che alla profezia evangelica. «Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita», si legge nel messaggio che approva lo Ius soli. E boccia i Cie e gli altri centri di reclusione per i “clandestini”: «In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati».

22ago/170

Venti di guerra

Articolo di Federico Rampini (Repubblica 22.8.17) “L’imprevedibile Trump prende la svolta interventista e concede maggiori poteri ai suoi generali”

“”C’era una volta il Donald Trump isolazionista. In campagna elettorale diceva: «Basta missioni all’estero, è l’America la nazione che dobbiamo ricostruire». La guerra in Afghanistan? «Denaro sprecato, ritiriamoci subito» (un tweet del 2016). E c’è adesso il presidente Trump che rinuncia a un’altra delle sue promesse. Con il risultato paradossale che l’Afghanistan diventa da oggi una “sua” guerra. Qualsiasi rovescio sul terreno entrerà nel bilancio della sua presidenza. Il frastuono delle armi copre per un attimo gli ultimi due scandali: il Russiagate; e l’inaudita indulgenza verso i neo-nazisti di Charlottesville. Mentre il terrorismo islamico insanguina l’Europa, ecco un presidente americano che torna a parlare di talebani, di guerra al fondamentalismo, di nuove truppe da mandare al fronte. Nello stesso giorno in cui partono le grandi manovre militari congiunte con la Corea del Sud, in un altro teatro geostrategico ad alta tensione. (E sullo sfondo, c’è pure il mistero degli incidenti a ripetizione che colpiscono la Settima Flotta, proprio quella di stanza nell’Asia- Pacifico). La decisione di inviare nuovi soldati americani in Afghanistan, in contro-tendenza rispetto ai piani di disimpegno totale annunciati da Barack Obama, è un prezzo che Trump paga per il suo strisciante “commissariamento” da parte dei militari. Avviene in una fase di difficoltà acuta della sua presidenza, coi sondaggi che scivolano ai minimi storici perfino negli Stati operai come il Michigan che lo avevano miracolato l’8 novembre. I mesi passano e il bilancio di governo è magrissimo, la contro-riforma sanitaria non c’è stata, la riduzione delle tasse dipende da quei gruppi parlamentari repubblicani che ormai diffidano apertamente del loro presidente. Nel caos di una Casa Bianca dove si susseguono i licenziamenti in tronco, restano gli uomini in divisa a garantire un sembiante di solidità, sangue freddo, disciplina. Lo spostamento del baricentro di potere verso i militari è confermato dal licenziamento di Stephen Bannon venerdì scorso. Bannon è un estremista di destra ma anche un tenace isolazionista. E’ contrario ad aumentare le truppe americane in Afghanistan e su questo aveva avuto vari scontri con la terna di generali che circondano Trump: McMaster capo del National Security Council, Mattis alla Difesa, Kelly capogabinetto. La cacciata di Bannon è una vittoria dei generali, che ora incassano un invio di nuove truppe americane all’estero.

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22ago/170

No, il cedimento dell’Italia ad al-Sisi non e’ realpolitik: e’ solo una resa totale

Articolo di Massimo Cacciari  (Espresso 21.8.17) “La riapertura dei canali diplomatici e il ritorno dell’ambasciatore italiano in Egitto sono un’abdicazione a capire il reale e a plasmarlo da parte della nostra politica. Il duro commento del filosofo”

“”Politica è chiacchiera, “frase”, propaganda quando non è realistica. Non c’è bisogno di disturbare Tucidide e Machiavelli per simili banalità. Detto questo – che è necessario “andare dietro alla verità effettuale della cosa” e non alla “immaginazione” – si è detto tutto e nulla. Cosa significa “verità effettuale”? come “andarci dietro”? E quante specie di “immaginazione” possono esservi? Vi è una Realpolitik degli stenterelli; il mondo attuale ne è pieno. Per costoro essere realisti significa meno che “compromesso”: il puro adattarsi alla situazione, ai rapporti di forza che essa ci sembra indicare, alle presunte convenienze da garantirci per il giorno dopo. Per una politica di “adattamento” conoscere la “verità effettuale” non può che risultare un optional: chiunque è in grado di constatare chi oggi, così stando le cose, è il più forte, e dunque a quali interessi dominanti sarebbe “realistico” obbedire. Ma ciò non significa affatto conoscere o sforzarsi di conoscere la realtà. Poiché può dire di conoscerla soltanto chi riesca, sulla base di un’analisi anche storica, a comprenderne le tendenze evolutive, a coglierne le linee di frattura e contraddizione. Non conosce nulla della realtà chi la assuma come un qualcosa di dato, cui semplicemente commisurare la propria azione. La realtà attuale è stata fatta e si fa .

22ago/170

Accadde oggi: rivolta degli schiavi ad Haiti

22 agosto

1791 – Ad Haiti, scoppia la rivolta degli schiavi. Guidati da un sacerdote voodoo, decine di migliaia di schiavi si sollevarono. Non solo uccisero molti bianchi ma distrussero le aziende, che rappresentavano lo strumento dell’oppressione. Boukman, il capo dei ribelli, morì a novembre, e la sua testa fu esibita a Cap Français, ma la lotta non si fermò. Al comando della rivolta subentrò Toussaint L’Ouverture. Egli si alleò quindi con les gens de couleur e maroons, i cui diritti erano ora stati revocati dal governo francese, spaventato dalle rivolte. Le forze di Toussaint ebbero la meglio sull’esercito coloniale francese.
La rivolta costituisce un’importante tappa nella lunga storia dell’abolizione della schiavitù. (In fondo potrai vedere un tributo a Toussaint L’Ouverture con sequenze tratte dal film “Amistad” di Steven Spielberg)

22ago/170

Machismo e razzismo, le armi improprie contro Boldrini

Articolo di Guido Viale (manifesto 22.8.17) “«Il sesso come violenza esplicitata nella classica giustificazione dello stupro. E il profugo, ovvero il “clandestino”, identificato con lo stupratore. Viaggia in rete il feroce sessismo razzista. Non serve ribattere punto per punto, vanno riattivate pratiche di accoglienza e confronto dirette, fuori dalla giungla dei social»”

“”Non c’ è niente che mostri con maggior chiarezza il nesso strettissimo tra machismo e razzismo dei tweet sessisti che Laura Boldrini si è decisa a denunciare. Da Beppe Grillo e Matteo Salvini, via via fino ai loro sconosciuti ma non anonimi seguaci. L’elemento centrale che balza agli occhi è l’identificazione tra sesso e violenza. I persecutori di Laura Boldrini, che la vorrebbero morta, per augurarle tutto il male del mondo invitano a sottoporla o sottoporsi a uno stupro: quanto più feroce, tanto più soddisfacente per loro. E non si mettono solo nei panni dello spettatore che assiste eccitato e divertito alla violenza, possibilmente di gruppo, e nelle forme più umilianti, che le augurano. Traspare evidente anche il loro desiderio di parteciparvi, la loro identificazione con lo/gli stupratori; una visione della violenza come sesso, ma anche, e soprattutto, del sesso come violenza, esplicitata dalla classica giustificazione dello stupro: «ti piacerà anche chissà quanti ne hai ogni sera a farti sfondare», ecc. Ma non è tutto. Laura Boldrini è una donna, che si batte contro il razzismo e per l’accoglienza dei profughi. Il profugo, ovvero il “clandestino”, identificato con lo stupratore. Ovviamente nero: «Le sue merde nere tanto amate». E perché mai? Perché «è arrivata l’ora che ti togli dal cazzo italiano e sali sopra il cazzo nero che tanto hai voluto».

21ago/170

La “lezione olandese” per la lotta alla poverta’

Articolo di Chiara Bussi (Sole 21.8.17)

“”L’ultimo arrivato è il Reddito di inclusione, con le prime risorse che potranno essere erogate a partire da gennaio. In Francia, invece, il paracadute è aperto dal 2009 e si chiama «Revenu de solidarité active» a cui si è aggiunto più di recente il «Prime d’activité». In Olanda dal 2015 c’è il «Participation Act» che ha sostituito il Wwb dopo 11 anni di servizio: una “rete di sicurezza” ancora più stretta per offrire a ciascuno l’opportunità di «dare il proprio contributo alla società, con un lavoro regolare». In Germania si può percorrere un doppio binario optando per l’«Hartz IV» introdotto nel 2005 – destinato a chi è potenzialmente attivo e abbinato a un contributo sull’affitto (Wohngeld) – o per il «Sozialgeld» se non si è in grado di lavorare. In Spagna, la «Renta minima de insercion» è partita appena due anni fa. È un filo rosso che unisce le capitali europee: l’offensiva contro la povertà e per l’inclusione sociale. Nell’ultimo decennio i big dell’Unione hanno messo in campo, con tempi e formule diverse, sostegni al reddito delle famiglie in difficoltà. Per consentire alle fasce più deboli di raggiungere il livello di sussistenza e attenuare la portata dell’austerity imposta dalla crisi, con oltre 118 milioni di persone nei Ventotto oggi a rischio di povertà.
«Il Sole 24 Ore» ha messo a confronto i dispositivi dei cinque grandi d’Europa, tra convergenze e differenze. Il sistema più efficace? Andreas Peichl, direttore dell’Ifo Center for Business Cycle Analysis and Surveys, non ha dubbi: «Quello olandese, perché combina sussidi generosi con incentivi per tornare a essere autosufficienti».

21ago/170

Lsd: il nome in codice che apri’ le porte della coscienza

Articolo di Marco Belpoliti (Repubblica, 21.8.17)

“”Prima scena. Il 16 aprile 1943, quasi un anno prima che le truppe Alleate sbarchino in Normandia, il vice direttore del laboratorio chimico della “Sandoz” di Basilea, Albert Hofmann, sta lavorando sugli alcaloidi dell’ergot, un fungo che aggredisce la segale. Cinque anni prima aveva aggiunto all’acido lisergico un gruppo di dietilammidi formando la dietilammide dell’acido stesso, battezzata lysergäurediethylamid, abbreviata in LSD. Nel corso del nuovo esperimento assorbe una dose molto piccola della sostanza. Si sente irrequieto e prova un senso di vertigine. Lascia il laboratorio e si dirige a casa. Steso sul letto prova un piacevole stato di delirio: un intenso gioco caleidoscopico di colori. Dopo due ore l’effetto svanisce. Nei giorni successivi ingerisce 250 microgrammi di acido lisergico dietilammide. Dopo quaranta minuti ha un leggero stordimento e disturbi visivi associati al riso. Si fa accompagnare a casa dall’assistente. Vanno in bicicletta. Fatica a parlare e gli sembra di non avanzare nonostante pedali, come gli diranno, a forte andatura. La realtà intorno appare deformata con fluttuazioni e distorsioni. Hofmann ha scoperto il più potente allucinogeno in uso, davanti a cui anche la mescalina, o i funghi sacri degli sciamani, sono poca cosa. Basta una dose minima e non provoca dipendenza.

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21ago/170

Accadde oggi: l’Armata Rossa invade la Cecoslovacchia

21 agosto

1968 – Invasione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati sovietici. Nella notte fra il 20 e il 21 agosto una forza stimata fra i 200.000 e i 600.000 soldati e fra 5.000 e 7.000 veicoli corazzati invade il paese. Si pone fine con l’invasione sovietica al tentativo di riformare il regime comunista, e alle trasformazioni culturali della cosiddetta “Primavera di Praga“.
(In fondo potrai vedere due filmati: uno cecoslovacco con immagini video dell’invasione e l’altro con la canzone “Primavera di Praga” di Francesco Guccini)

21ago/170

Souvenir di una vacanza dall’arte

Articolo di Elio Grazioli (Alias Domenica 20.8.17) “Estate ’29, Vellegranche-sur-Mer: BRANCUSI ha raggiunto DUCHAMP nella casa affittata dalla sua amata “gallina”, la ricca vedova americana MARY REYNOLDS”

«Il sole qui è davvero paradisiaco. Dopo quello che abbiamo visto a Parigi, si fa fatica a credere agli occhiali scuri. C’è un tempo stupendo (…) Gallina ti manda mille abbracci e ti invita a giocare alla spiaggia in terrazzo. Lascia da parte tutti i problemi e la pioggia e vieni». Così, nell’estate del 1929, Marcel Duchamp scriveva a Constantin Brancusi, chiamando Gallina quella che già da qualche anno era la sua amante, Mary Reynolds. Quando la foto li ritrae, Brancusi li ha dunque raggiunti: sono a Villefranche-sur-Mer, Costa Azzurra, sul terrazzo della casa che la ricca vedova americana aveva affittato e dove avrebbero passato altre estati a seguire. Gli occhiali scuri Duchamp li ha tolti per mettersi in posa: guarda in macchina, come fa anche Brancusi, magnifico cappello in testa e sigaretta in bocca. Mary invece ha gli occhi indirizzati a loro, e così presenta il suo marcato profilo, segnato da quel naso perfetto che Peggy Guggenheim le invidiava: assiste, si sente spettatrice del protagonismo dei due che ammira. Di Marcel è innamorata fin dai primi passaggi di una relazione complicata, se non burrascosa, ma che proprio quell’estate esce dalla clandestinità in cui Marcel aveva voluto tenerla e comincia a stabilizzarsi; ma Reynolds nella foto sembra guardare piuttosto Brancusi, con aria divertita e compiaciuta – è la padrona di casa.

Un incontro non scontato Pur nella loro casualità, gli atteggiamenti dei tre li definiscono, in realtà, assai bene: Brancusi, sicuro e distaccato, è consapevole del suo valore nel mondo dell’arte, e si concede al ritratto; Duchamp esibisce uno sguardo fiero: è elegante con quella canottiera a scollatura alta; Mary sembra timida, ma comunica consapevolezza, autonoma, e fiducia nonostante la sofferenza subita nei travagli con Marcel.
La foto è semplice, in puro stile souvenir, buona per l’album dei ricordi: dà per implicita la fama raggiunta dai tre, e al di là del suo carattere di istantanea fotografica diverrà un pezzo di storia.

21ago/170

Partitura russa per pianoforte e poesia

Articolo di Stefano Valanzuolo (Alias Domenica 20.8.17) “Grandi incontri. Il 13 febbraio del 1929 andò in scena a Mosca «La cimice», pièce teatrale alla quale lavorarono i personaggi ritratti nella foto: Shostakovich, Mejerchol’d, Majakovskij e Rodchenko”

“”La fibrillazione immaginifica della nuova Unione Sovietica, il suo vigore rivoluzionario e iconoclasta, gli infiniti tormenti (non soltanto artistici) della sua rigogliosa classe culturale, sembrano condensarsi in questo scatto, databile alla fine del 1928, che ritrae Dmitrij «Mitja» Shostakovich al pianoforte, chino su di lui Vsevolod Mejerchol’d, in piedi a sinistra Vladimir Majakovskij e accanto Aleksandr Rodchenko. Di lì a qualche mese – il 13 febbraio,1929 – La cimice, pièce teatrale in cinque atti e nove quadri, alla quale tutti i personaggi presenti nella foto avevano contribuito a vario titolo, debutterà a Mosca. Poco meno di un mese prima, Trockij era stato mandato in esilio, spianando definitivamente la strada all’avvento di Stalin, destinato a cambiare il corso della Storia e la fortuna dei quattro intellettuali, ancora tranquillamente al lavoro nella foto. Mejerchol’d, regista della Cimice e punto di riferimento per la scena teatrale russa di inizio Novecento, conobbe la sorte peggiore: arrestato per ordine di Stalin, morirà nel 1940 (così come sua moglie), dopo giorni di atroci torture documentate in agghiaccianti lettere dal carcere.
Majakovskij, poeta e drammaturgo che della Cimice era stato autore e della Rivoluzione d’ottobre orgoglioso cantore, nel 1930 si suiciderà, spiazzato anche dalle critiche che gli venivano dal Partito: non aveva ancora compiuto trentasette anni e confidava in un nuovo corso della cultura russa.