Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

29apr/170

Accadde oggi: la liberazione del lager di Dachau

29 aprile

1945 – Le divisioni 42^ e 45^ della fanteria USA entrarono nel campo di concentramento di Dachau. I pochi uomini delle Waffen-SS ancora rimasti offrirono poca resistenza.
La liberazione di Dachau fu un duro colpo per l’opinione pubblica britannica e americana, non solo perché era il secondo campo di concentramento ad essere liberato dagli Alleati occidentali, ma anche, e soprattutto, perché fu il primo sito ad Ovest, nel quale si venne pienamente a conoscenza della reale brutalità nazista. Gli americani trovarono oltre 32.000 prigionieri in condizioni pietose, e altri 1.600 ormai in fin di vita in 20 baracche del campo, che contenevano circa 250 persone ciascuna. I soldati americani scoprirono inoltre 39 vagoni ferroviari contenenti un altro centinaio di corpi di prigionieri morti ammassati.
(In fondo potrai vedere immagini della liberazione del campo accompagnate dal tema musicale del film “Shindler’s List”)

28apr/170

Ecco i fondi per i migranti, un miliardo va alla Chiesa

Articolo di Claudio Marincola (Messaggero 28.4.17)

“Quanto ci costa l’accoglienza agli immigrati? Tra voci che si accavallano, missioni che si incrociano e si sovrappongono, il calcolo è complesso. Una stima aggiornata prevede nel 2017 costi per 4 miliardi e 304 milioni, che in uno scenario di crescita potrebbero salire a fine anno a 4 miliardi e 700 milioni. Per fare un confronto basterebbe andare a ritroso fino al 2011 quando accogliere chi sbarcava sulle nostre coste ci costava appena 840 milioni. Poi è arrivata l’emergenza Nord Africa e gli scenari sono totalmente cambiati. E ora? Nel grande calderone dei fondi stanziati per le varie missioni orientarsi è sempre più difficile. Il documento di economia e finanza 2017 si limita a definire le macro aree senza scorporare i dati. Dati che non si limitano al salvataggio e all’accoglienza, tanto che nelle spese elencate negli sterminati fogli excel della Ragioneria dello Stato si trovano cifre che con l’immigrazione non hanno nulla a che fare, ma che – chiarisce il Mef – vengono sommate ai costi complessivi delle missioni, in attesa di essere scorporati.

ISTRUZIONE E SANITÀ
Per ricostruire le spese effettive bisogna spacchettare le voci dei dati aggregati: 2 miliardi e 759 per la prima accoglienza; 854,7 milioni per trasporti e operazioni di soccorso; 250 milioni per l’assistenza sanitaria; 31,2 milioni di costi amministrativi; 98,9 contributi alla Turchia e 310 milioni per i costi delle spese di istruzione. A esempio, tra questi c’è il fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, per le richieste estorsive e dei reati internazionali violenti, ci sono i vitalizi e le speciali elargizioni concessi ai cittadini, italiani, apolidi e stranieri vittime di azioni violente, e anche il sostegno ai militari feriti in operazioni di salvataggio o contrasto al crimine, insieme con le spese per i buoni pasto ai dipendenti del ministero dell’interno (451 mila euro) coinvolti nelle operazioni di contrasto alla criminalità.
C’è poi un miliardo e 88 milioni di euro che il ministero dell’Economia versa alle confessioni religiose e per lo più alla Chiesa cattolica. La voce non figura direttamente sotto spese per i migranti ma nel Bilancio dello Stato, inserita nella Missione 27, e viene comunque utilizzata dalla Cei per il sostentamento del clero e per il finanziamento delle opere cosiddette caritatevoli. Ma in un documento fornito dall’Ufficio bilancio del Senato la somma è citata come prima voce tra gli stanziamenti destinati all’accoglienza.

28apr/170

Libero museo in libera patria. Sono gli Usa, mica l’Italia

Articolo di Salvatore Settis (Fatto 27.4.17) «Il MoMa di New York disseminato di opere di artisti che Trump non vorrebbe fare entrare. Da noi ai dipendenti è vietato persino parlare senza il vaglio del ministero»”

“”I musei pubblici mostrano la propria indipendenza intellettuale attaccando duramente le politiche del governo. Non è dell’Italia che sto parlando, ma dell’America di Trump. Basta andare nelle affollatissime sale del MoMA (Museum of Modern Art) di New York, per vedere a ogni angolo una protesta contro le discriminazioni alla frontiera lanciate dal neo-presidente repubblicano. In ogni sala, accanto alle opere degli artisti più famosi, che attirano visitatori da tutto il mondo, la direzione del museo ha esposto un’opera di un artista che proviene dai Paesi ai cui cittadini Trump vuol negare l’ingresso negli Stati Uniti. Chi va al MoMA in questi giorni vedrà accanto a Picasso un quadro del sudanese Ibrahim El-Salahi, accanto a Munch un dipinto dell’irachena Zaha Hadid (sì, proprio l’architetto del MAXXI, prematuramente scomparsa). La preziosa stanza con alcune opere di Umberto Boccioni ospita anche una scultura di Parviz Tanavoli, scultore iraniano che ha studiato a Brera; fra gli altri artisti iraniani, Shirana Shahbazi figura accanto a Marcel Duchamp, Charles Hossein Zenderondi vicino a Matisse, Tala Madani condivide una stanza con Mirò, Faranaz Pilaram fa compagnia a Jackson Pollock. Sotto ognuna di queste opere, sempre la stessa scritta: «Questa è l’opera di un artista che viene da una nazione ai cui cittadini, secondo un recente ordine esecutivo del Presidente, si vorrebbe negare l’accesso agli Stati Uniti. Come questa, numerose altre opere d’arte sono state installate in tutte le sale per affermare che gli ideali di accoglienza e libertà sono considerati vitali da questo Museo, e devono esserlo anche per gli Stati Uniti». In un simile spirito, la Biennale di arte americana del Whitney Museum, che quest’anno si tiene per la prima volta nella sua nuova sede del quartiere di Chelsea, ospita un gran numero di opere di dura critica al governo americano, e in particolare all’attuale Presidente.

28apr/170

Accadde oggi: il Sant’Uffizio processa Menocchio

28 aprile

1584 – Un mugnaio friulano, Domenego Scandella detto Menocchio, venne sottoposto ad un primo processo a Portogruaro con l’accusa di eresia. Fu condannato al carcere a vita, ma dopo due anni fu rilasciato, per il suo buon comportamento e per la clemenza del vescovo, con l’obbligo di risiedere nel suo paese Montereale e di indossare per sempre l’abito che individuava gli eretici. Menocchio, spirito libero, non smise però di esternare le sue convinzioni e questo gli costò un nuovo processo e una condanna a morte e fu quindi giustiziato il 6 luglio 1601.
Menocchio fu personalità curiosa e particolare, nel processo di affermazione del pensiero individuale, che è anche affermazione di identità personale e di gruppo. La sua storia, uno spaccato della storia delle classi subalterne, è stata ricostruita da Carlo Ginzburg nel libro “Il formaggio e i vermi“, studiando gli atti dei due processi. (In fondo un video di presentazione del libro illustrato “Menocchio. Tutto era un caos)

28apr/170

Consumo di luogo. Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna

Articolo di Ilaria Agostini (EddyBurg online 28.4.17) “È uscito Consumo di luogo. Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna, a cura di Ilaria Agostini, prefazione di Tomaso Montanari (Pendragon, 2017, 112 pagine, 8 euro).”

“”Il libro collettivo nasce a seguito della presentazione del progetto di legge Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio (4223) della Regione Emilia-Romagna. Per i suoi contenuti di stampo neoliberista e per il ruolo nazionale che la regione ricopre nella pianificazione, il disegno di legge urbanistica ha suscitato un immediato allarme tra intellettuali e urbanisti critici e, nelle forze politiche di opposizione, L’Altra Emilia Romagna e Movimento 5 Stelle.
Gli autori del libro, le moderne “cassandre” di cui scrive in prefazione Tomaso Montanari, denunciano pubblicamente i rischi di una legge che favorirà un inedito consumo di luoghi – urbani e rurali – e un restringimento degli spazi di democrazia e di autodeterminazione, in nome dell’interesse privato e speculativo.

27apr/170

Oltre il municipalismo: la sfida all’Europa dell’alcaldessa Ada Colau

Articolo di Steven Forti (Micromega online 21.4.17

“”Il 24 maggio del 2015 in diverse città spagnole delle liste civiche nate dal basso vincono le elezioni comunali. A Madrid, Barcellona, Saragozza, Cadice, Pamplona, Santiago de Compostela, La Coruña, Badalona i cittadini entrano per davvero nelle istituzioni con progetti di rottura rispetto al passato. Esperienze diverse in contesti urbani diversi. Grandi metropoli e piccoli capoluoghi di provincia. Ma con un punto in comune: cambiare la Spagna e chiudere con i quarant’anni di bipartitismo PP-PSOE, partendo dalla partecipazione della cittadinanza e dallo strettissimo legame con i movimenti sociali presenti sul territorio. Sono passati quasi due anni da quel giorno e la scommessa neomunicipalista, che ha ottenuto importanti risultati nelle città in cui governa, guarda già oltre il municipalismo.

Il neomunicipalismo è figlio del movimento del 15M, gli Indignados, che hanno invaso le piazze spagnole nel maggio del 2011. La reazione alla grande crisi, che stava distruggendo, con le contro-riforme del governo Zapatero e poi del governo Rajoy, il fragile Welfare state spagnolo, è stata imponente e ha permesso la politicizzazione di una nuova generazione che negli anni della bolla immobiliare viveva per lo più nell’apatia politica. Il triennio 2011-2013 è stato quello delle grandi manifestazioni, delle Mareas in difesa della sanità e dell’educazione pubblica, del radicamento degli Indignados nei quartieri delle città, della lotta contro gli sfratti portata avanti dalla Plataforma de Afectados por la Hipoteca (Pah), di cui Ada Colau, attuale sindaca di Barcellona, era la portavoce.

27apr/170

Accadde oggi: nasce Mary Wollstonecraft

27 aprile

1759 – Nasce Londra Mary Wollstonecraft, scrittrice e pedagogista, donna ed intellettuale ribelle ad ogni convenzione.
Antesignana del femminismo, è nota soprattutto per il suo libro “A Vindication of the Rights of Woman“, nel quale sostenne, contro la prevalente opinione del tempo, che le donne non sono inferiori per natura agli uomini, anche se la diversa educazione a loro riservata nella società le pone in una condizione di inferiorità e di subordinazione.
(In fondo un breve filmato su Mary Wollstonecraft)

27apr/170

La sinistra di fronte alla sfida delle disuguaglianze

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le Informazioni per la stampa della tavola rotonda che concluderà la stimolamte iniziaztiva promossa dalla Libera Università Popolare e dalle CGIL di Reggio Emilia. La tavola rotonda avrà luiogo martedì 2 maggio 2017 ore 17,20 presso la Sala Di Vittorio della Camera del Lavoro di Reggio Emilia di via Roma 53.

“”Quello delle disuguaglianze sociali e della loro crescita esponenziale al tempo della crisi ristagnante che ormai ci accompagna dal 2007 è un problema le cui dimensioni sono ben note sia a livello mondiale – secondo il recente Rapporto Oxfam, presentato in occasione del world Economic Forum di Davos, nel mondo otto uomini, da soli, posseggono 426 miliardi di dollari, la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone; dal 2015 l’1% più ricco dell’umanità possiede più del restante 99% – che italiano, che rappresenta un caso tra i più eclatanti in Europa e nel mondo occidentale.
Stando solo ai dati del 2016, nel nostro Paese, i primi sette miliardari italiani posseggono una ricchezza superiore a quella del 30% più povero della popolazione; se tra il 1988 e il 2011, il 10% più facoltoso ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani, in 10 anni, dal 2005 al 2015, i poveri assoluti sono più che raddoppiati (4,6 milioni, pari all’8% della popolazione), mentre la povertà relativa (calcolata in base alla spesa media per consumi pro capite) colpisce 8,3 milioni di persone, pari al 13,7% della popolazione.
Si tratta di un fenomeno che colpisce soprattutto le fasce più deboli e giovani della società: le famiglie operaie, i bambini al di sotto dei 6 anni, i giovani che né studiano né lavorano (NEET), le donne dopo la maternità, determinando un rischio povertà ed esclusione sociale che dal 2005 al 2015 è cresciuto dal 25,6% al 28,7% della popolazione, quasi un italiano su tre.

26apr/170

Una liberazione per tutti, ovunque

Articolo di Moni Ovadia (manifesto 26.4.17)

“”Non sono solo i nostalgici o i cultori dei fascismi a cercare di corrompere il senso autentico dell’antifascismo, negli ultimi lustri ci si sono messi revisionismi a vario titolo che senza avere il coraggio di negare i fondamenti della Resistenza hanno fatto di tutto per infangarne memoria e magistero Anno dopo anno lo slogan più ripetuto per la manifestazione del 25 Aprile, festa della Liberazione, è stato «ora e sempre Resistenza». Non è solo e tanto un afflato enfatico per sentirsi parte di un evento a cui la grande maggioranza di chi sfila oggi non partecipò. Quelle parole hanno un valore ed un peso precisi: impegnano le generazioni a venire a battersi contro ogni oppressione, contro ogni tirannia sotto qualunque cielo essa si manifesti e operi mettendo genti e uomini gli uni contro gli altri. La lotta antifascista fu fenomeno italiano, europeo, ma anche extraeuropeo. La cultura germinata dell’impegno militante ed ideale delle Resistenze ha generato una Weltanschauung da cui è uscita una nuova umanità che ha voluto riconoscersi come integra, titolare di diritti universali per ogni essere umano. La vittoria contro la barbarie nazifascista ha fatto fiorire alcune scritture sacrali pur nella loro originaria laicità. Fra queste ci sono la Costituzione della Repubblica Italiana e la Carta dei diritti universali dell’Uomo.

26apr/170

Accadde oggi: il disastro nucleare di Chernobyl

26 aprile

1986 – Un grave incidente interessò il quarto reattore della centrale nucleare di Černobyl’, in Ucraina. Durante un test sulla sicurezza dell’impianto, mentre i sistemi di sicurezza erano stati disattivati, il reattore andò fuori controllo. Si verificò una violenta esplosione che fece saltare la struttura di 1000 tonnellate che sigillava l’edificio del reattore. Le barre di uranio si fusero quando la temperatura incominciò a superare i 2000 °C. Anche la copertura in grafite del reattore prese fuoco. Il rogo andò avanti per nove giorni, rilasciando in atmosfera cento volte la radioattività sprigionata dalle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki.
Il rapporto ufficiale redatto da agenzie dell’ONU (peraltro giudicato notevolmente sottostimato da varie agenzie ambientaliste) stila un bilancio di 65 morti accertati con sicurezza e altri 4000 presunti per tumori e leucemie su un arco di 80 anni.
(Se continui a leggere potrai vedere una raccolta di foto sulle conseguenze del disastro dell’agenzia Magnum e un filmato di Greenpeace su Chernobyl a 20 anni dal disastro)