Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

23nov/170

Accadde oggi: il terremoto dell’Irpinia

23 novembre

1980 – Alle 19:34 di domenica una forte scossa di magnitudo 6,5 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi, colpisce un’area che si estende dall’Irpinia al Vulture; è la tragedia che sarà definita come Terremoto dell’Irpinia.
Il terremoto, che devasta Campania centrale e Basilicata, causa circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Gli effetti, tuttavia, si estesero ad una zona molto ampia del Sud.
« Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano. » (Alberto Moravia, Ho visto morire il Sud)
(In fondo potrai vedere l’inizio di un documentario RAI di Lina Wertmüller sul terremoto)

22nov/170

Chiara Saraceno: «Impossibile lavorare fino a 75 anni. Servono garanzie per i giovani»

Intervista a Chiara Saraceno (sociologa, autrice di “Il lavoro non basta) di Roberto Ciccarelli (manifesto 22.11.17) «Pensioni: quelli senza. «La previdenza complementare non è una soluzione per chi è precario. Se i giovani non hanno un’occupazione regolare, un reddito buono e sicuro, come fanno a iniziare un programma di contribuzione extra con i contratti che durano qualche mese? Come garantire un reddito alle nuove generazioni che entrano tardi nel mercato del lavoro?»

“”«È importante fare un’attenta valutazione dei lavori usuranti, chi li fa ha una speranza di vita inferiore. È altrettanto importante considerare le differenze tra persone con alta e bassa istruzione. Andare tardi in pensione è stato un privilegio di classe, per altri è una condanna perché è pagato poco – afferma la sociologa e filosofa Chiara Saraceno – Ma mi è sembrato improprio introdurre nella trattativa sull’innalzamento automatico dell’età pensionabile problemi più ampi».
Quali? “La garanzia di una pensione ai giovani che, diventando vecchi, non avranno un assegno minimo adeguato. Il tema è: come garantirgli un reddito visto che dopo tanti anni di storie precarie non avranno i requisiti? La riflessione è seria, ma non può essere fatta all’ultimo momento, alla fine della legislatura e all’interno della discussione sulla legge di stabilità.”
Il governo aveva promesso una «fase due» per parlare delle pensioni dei giovani. Ma non se ne è fatto nulla, salvo una generica disponibilità al dialogo. E la Cgil lamenta l’assenza di una misura per la pensione di garanzia per loro. Tutti parlano del loro futuro, ma nessuno fa nulla. Come lo spiega? “Quella italiana è una popolazione di anziani, e gli anziani sono un elettorato più forte dei giovani. Ma questo non basta per limitare la discussione solo a un aspetto del problema.”
Tutti i nati dagli anni Settanta in poi, e coloro che hanno iniziato a lavorare dopo la riforma delle pensioni del 1995, dovranno essere attivi fino a 75 anni come dice il presidente dell’Inps Boeri? “È impossibile pensarlo. È vero che aumenta la durata di vita, succede dal Dopoguerra. Però bisogna guardare non solo a quanti anni si vive in più, ma a quanti anni di buona salute si vivono. Le donne vivono più a lungo degli uomini, ma hanno più anni di cattiva salute. Quest’ultimo è un dato fondamentale, purtroppo si continua a vedere solo il dato dell’aumento della durata della vita.”

22nov/170

Non Una Di Meno: «Abbiamo un piano ed e’ femminista»

Articolo di Alessandra Pigliaru (manifesto 22.11.17) “25 novembre. Verso la manifestazione di sabato, a Roma e in altre piazze. Presentata la sintesi «contro tutte le forme di violenza di genere». I punti principali: centri antiviolenza, educazione, formazione, reddito garantito”

“”In contemporanea a Roma e Milano, ieri sera Non Una Di Meno ha presentato il primo «Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere». Si tratta di una sintesi articolata in numerosi punti di cui conosceremo la più articolata stesura il 25 di novembre. In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Non Una Di Meno – oltre ad aver annunciato la manifestazione di piazza (forte del grande riscontro dell’anno scorso) – renderà nota la versione completa. Sarebbe tuttavia ingeneroso leggere questa primo confronto pubblico avvenuto ieri come una mera anticipazione poiché dal testo si evincono già, e si chiariscono, molti dei punti programmatici del progetto politico originario, inteso come articolata scommessa di tenere insieme più linguaggi, più pratiche politiche e – soprattutto – più esperienze intergenerazionali. Il focus, oggi come allora, ruota intorno ai centri antiviolenza, «luoghi di elaborazione politica, autonomi, laici e femministi al cui interno operano esclusivamente donne e il cui obiettivo principale è attivare processi di trasformazione culturale e politica e intervenire sulle dinamiche strutturali da cui origina la violenza maschile e di genere sulle donne».

22nov/170

Accadde oggi: l’assassinio di John F. Kennedy

22 novembre

1963 – John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, viene ferito mortalmente da colpi di arma da fuoco mentre, in visita ufficiale a Dallas, viaggia a bordo dell’auto presidenziale nel centro della città assieme alla moglie Jacqueline e al governatore del Texas John Connally (ferito pure lui nell’attentato) e consorte.
La Commissione Warren, incaricata, dal successivo presidente Lyndon Johnson, delle indagini governative, stabilì che Kennedy era stato colpito da un unico cecchino Lee Harvey Oswald, ma rimase comunque presente nell’opinione pubblica l’ipotesi di un complotto.
Fu un evento straordinario e devastante per la vita di molti americani e per la storia degli anni ’60.
(In fondo potrai vedere in un filmato l’assassinio di Kennedy e quello successivo di Oswald)

22nov/170

«Grandangolo» Da oggi con il quotidiano i testi che hanno segnato la storia della letteratura italiana.

Articolo di Nuccio Ordine (Corriere 22.11.17) “La lezione eterna dei classici antidoto alla dittatura dell’utilitarismo. In tutto 35 uscite”

«Mi possiede una passione inestinguibile che sino a oggi non ho saputo né voluto frenare […]. Vuoi dunque sapere la mia malattia? Non so saziarmi di libri»: negli anni quaranta del Trecento, Francesco Petrarca indirizza una delle sue Familiari (III-18) all’amico Giovanni dell’Incisa. In questa famosa epistola il poeta descrive il suo amore per la lettura. Immergersi in un’opera di Platone o di Cicerone significa avere lo stimolo a conoscere altri autori («A chi legge non offrono solo se stessi, ma suggeriscono anche il nome di altri e ne stimolano il desiderio») e soprattutto a godere di un piacere «molto profondo» che è ben più pregiato del «piacere muto e superficiale» ricavato «dall’oro, dall’argento, dalle pietre preziose, dalle vesti di porpora, dai palazzi di marmo». Perché «i libri ci parlano, ci danno consigli» e «vivono insieme a noi con una loro viva e penetrante familiarità». Il commovente amore per i libri di Petrarca trova quasi due secoli dopo un’ulteriore testimonianza in una lettera di un altro illustre fiorentino: il 10 dicembre del 1513 Niccolò Machiavelli descrive a Francesco Vettori la sua giornata-tipo nella residenza di Sant’Andrea. In esilio, il nostro Segretario divide il suo tempo tra l’osteria — dove, in compagnia di un «oste, un beccaio, un mugnaio, dua fornaciai», si dedica al gioco con «mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose» — e il suo scrittoio. Qui, a sera, Machiavelli si spoglia della «veste cotidiana» e, indossando «panni reali e curiali», discute con gli «antichi uomini». Non si vergogna «di parlare con loro» e di interrogarli sulla «ragione delle loro azioni». E mentre «quelli per la loro umanità rispondono», il Segretario fiorentino non sente «per 4 ore di tempo alcuna noia» («sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi trasferisco in loro»). Leggendo i classici, insomma, Machiavelli si pasce di «quel cibo, che solum è mio, e che io nacqui per lui».

22nov/170

L’esploratore di esopianeti Michael Gillon: «Cari ragazzi, una rivoluzione vi aspetta»

Articolo di Nicla Panciera (Stampa 22.11.17)

«Ci sono innumerevoli Soli e innumerevoli terre, tutte ruotanti attorno ai loro soli, esattamente allo stesso modo dei sette pianeti del nostro Sistema Solare», scriveva Giordano Bruno nel 1584. Per dare conferma scientifica a quest’ipotesi visionaria sull’esistenza di pianeti orbitanti intorno a stelle come il Sole ci sono voluti tre secoli. Ma sono bastati 20 anni dalla scoperta del primo esopianeta extrasolare, 51 Pegasi b, per arrivare a contarne oltre 3 mila. «Queste cifre suggeriscono che quasi tutte le stelle della nostra galassia e, quindi, dell’intero Universo ospitano un sistema planetario. Nei vari mondi fin qui osservati è emersa un’inaspettata diversità e ora ne stiamo studiando le diverse architetture, la loro formazione ed evoluzione», ci spiega Michael Gillon dell’Università di Liegi in Belgio. Per i suoi contributi alla fondazione della disciplina che studia gli «altri mondi», l’esoplanetologia, gli è stato assegnato il Premio Balzan 2017, riconoscimento di 750 mila franchi svizzeri. È suo il primo nome sul lavoro pubblicato da «Nature» sulla scoperta di sette pianeti simili alla Terra intorno alla nana rossa Trappist-1. Cacciatore di pianeti fin da quando ha deciso di volgere lo sguardo al cielo, il giovane ricercatore ha già incontrato molti studenti intelligenti e brillanti. A loro dice di non farsi spaventare dai piccoli ostacoli iniziali, ma di concentrarsi sulla magia dell’astrofisica: «Imbarcarsi in quest’avventura non li deluderà, viviamo in un momento entusiasmante in cui c’è spazio per grandi scoperte.

21nov/170

Violenza sulle donne, leggi inefficaci

Articolo di Flavia Amabile (Stampa 21.11.17) “L’analisi della commissione parlamentare: denunce sottovalutate e scarsa formazione degli operatori Quasi 3 milioni di vittime da parte di compagni ed ex. Umbria maglia nera per i delitti di genere”

“”La violenza di genere e il femminicidio sono ancora una realtà in Italia, nonostante leggi, manifestazioni e battaglie condotte a ogni livello. Il documento messo a punto dalla Commissione parlamentare di inchiesta istituita a gennaio denuncia con chiarezza i problemi, i vuoti legislativi, gli ostacoli ancora da superare. Si va dalla formazione dei soggetti che hanno il compito di agire in caso di violenza di genere per evitare che sottovalutino gli episodi denunciati, all’assenza di coordinainamento di chi deve prendere provvedimenti, alla necessità di creare a livello investigativo pool antiviolenza sul modello di quelli antimafia nella lotta alla criminalità organizzata. Sono alcuni dei suggerimenti segnalati dalla Commissione in quello che viene definito un documento «che si propone di fornire un quadro intermedio» del fenomeno ricordando anche i dati portati durante le audizioni da Istat, ministero dell’Interno e forze dell’ordine.

21nov/170

La strage silenziosa. Montenegro, Europa: non e’ un Paese per bambine”

Articolo di Gian Antonio Stella (Corriere 21.11.17) “L’aborto selettivo, con i genitori che «scartano» le femmine per avere un maschio, è sempre più diffuso
Un orrore che viene da lontano”

“”Un pugno in faccia. Ben dato a tutti quei genitori della repubblica balcanica che, nel solco di barbariche tradizioni patriarcali, sempre più spesso decidono di scegliere il sesso dei figli liberandosi subito, con un aborto selettivo, delle femmine. Un aborto che non c’entra nulla con le scelte tormentate e strazianti di tante donne che rivendicano quel sofferto diritto di decidere, ma ha a che fare piuttosto con lo shopping («prendiamo il corredino azzurro o quello rosa?») e con la «cultura dello scarto» su cui martella papa Francesco. Certo, l’allarme per la diffusione dell’aborto selettivo che scarta le future bambine non è una novità. C’è chi lo chiama «gendercidio» e chi, forse più correttamente, «ginecidio». Quel che è sicuro è che si tratta di un eccidio di proporzioni spaventose. Dice tutto la denuncia nel 1990 dell’economista e filosofo indiano Amartya Sen, che due anni prima aveva ricevuto il premio Nobel per l’economia: «Mancano, nel mondo, almeno 100 milioni di donne». Un numero spropositato, avrebbe annotato la biologa e giornalista scientifica Anna Meldolesi nel libro «Mai nate», pari a quello delle donne che vivono in Francia, Germania e Italia messe insieme: «Una perdita numericamente superiore alle vittime delle guerre mondiali, o delle carestie del XX secolo, o delle grandi epidemie». Un numero che continua a crescere, crescere, crescere. Basti dire che il dossier dell’Onu sulle popolazioni asiatiche presentato a Bangkok cinque anni fa stimava già in 117 milioni le donne che mancavano all’appello.

21nov/170

Accadde oggi: nasce Francois Voltaire

21 novembre

1694 – Nasce a Parigi François-Marie Arouet, più noto con lo pseudonimo di Voltaire. Filosofo, storico, politico e romanziere, fu libero pensatore e il suo nome è indissolubilmente legato all’Illuminismo.
La sua vita e i suoi scritti sono improntati alla denuncia del fanatismo religioso di ogni matrice, della guerra, della violenza connessa all’uso del potere e sono un manifesto della tolleranza e della ragione umana.

Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo”.

In nessuna epoca, in nessun Paese c’è mai stato un intellettuale più “moderno” di Voltaire. Seguita ad esserlo, vecchio di due secoli. Non si può pensare in modo più libero di lui. Non si può scrivere in modo più penetrante di lui. Fu e rimane il “maestro” per antonomasia. [...]Non si può scrivere meglio di Voltaire, non si possono dire cose più serie con più aerea leggerezza (« La solennità è una malattia » diceva)” – Indro Montanelli
(In fondo potrai vedere una sequenza dalla commedia musicale “Candide” di Leonard Bernstein che ha suscitato scalpore per la presa in giro dei Capi di Stato delle principali potenze)

20nov/170

La battaglia Laica e illuminista degli ex-musulmani

Articolo di Cinzia Sciuto (MicroMega.net 19.11.17) “A Colonia è stato festeggiato il decimo anniversario dalla costituzione della prima associazione di ex-musulmani fondata da Mina Ahadi proprio in Germania: un movimento per la promozione della laicità e dei diritti umani che nel frattempo è cresciuto e che oggi conta decine di associazioni in tutto il mondo. Perché la libertà non è prerogativa occidentale, cosa che la sinistra sembra aver dimenticato.

“” “Finché nel mondo ci saranno persone che rischiano la vita per aver abbandonato l’islam, sarà necessario dichiarare apertamente e orgogliosamente, loud and proud, che noi lo abbiamo fatto”. Così risponde l’attivista inglese di origini iraniane Maryam Namazie ogni volta che le viene fatta la domanda: “Ma perché vi chiamate proprio ‘ex-musulmani’?”. Un’espressione che a Mina Ahadi – che esattamente dieci anni fa ha fondato a Colonia, in Germania, il primo Consiglio centrale degli ex-musulmani tedeschi (Zentralrat der Ex-Muslime, ZdE) – all’inizio non piaceva: “Siamo atei e agnostici, alcuni di noi erano credenti e poi hanno abbandonato l’islam, altri non sono mai stati musulmani. Quello che ci accomuna sono i valori universali dei diritti umani e della libertà di espressione: siamo umanisti”. Ma alla fine ha dovuto ricredersi: in un momento in cui dichiarare pubblicamente di aver abbandonato l’islam, o di non averlo mai praticato, era un tabù, non solo nei paesi retti da regimi islamisti, ma persino in Europa, era appunto necessario manifestarsi apertamente. Sopratutto per dare ad altri il coraggio di manifestare il proprio ateismo e di affrancarsi dalla comunità di origine.
“Non tutti coloro che provengono dai paesi cosiddetti musulmani sono musulmani. Sembra una banalità, e invece è necessario sottolinearlo perché ci viene automaticamente messa addosso questa etichetta”, spiega Ahadi nel corso della cerimonia per i dieci anni del movimento degli ex-musulmani che si è svolta ieri sera a Colonia.