Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

21lug/170

Fornovo, 6 luglio 1495. L’occasione perduta che segno’ il nostro destino

Articolo di. Alessandro Barbero (Stampa 21.7.17

“”Il 6 luglio 1495 si combatté a Fornovo, presso Parma, una battaglia oggi sconosciuta ai più, e che invece è stata una delle più importanti nella storia d’Italia. Le sue conseguenze hanno influenzato per secoli, in modo disastroso, il futuro del paese, e verrebbe voglia di dire che non si sono esaurite neanche oggi. Sembra un’esagerazione? Giudichi il lettore. Siamo in pieno Rinascimento. Leonardo ha 43 anni, Michelangelo 20, Raffaello 12. L’Italia è il paese più ricco, colto, raffinato e splendido d’Europa, e continuerà a esserlo ancora per molto tempo. Ma è anche considerato il più esperto nell’arte della guerra. I condottieri italiani non hanno rivali, e poiché costano così cari che solo i governi italiani possono permettersi di assoldarli, il paese non teme minacce esterne. Solo i turchi infastidiscono ogni tanto le coste pugliesi e la pianura friulana, e infatti di loro ci si preoccupa abbastanza; ma francesi, tedeschi, inglesi, che in passato sono discesi così spesso a combattere e dettar legge in Italia («Che fan qui tante peregrine spade?», sbigottiva un secolo prima il Petrarca), non fanno più paura.
Un re smanioso di gloria L’unico motivo di preoccupazione è semmai la qualità della classe politica. Lorenzo il Magnifico è morto da tre anni, e suo figlio Piero si è fatto cacciare da Firenze. A Milano Ludovico il Moro regna da pochi mesi fra dubbi e sospetti, dopo la morte misteriosa del duca suo nipote. Sul trono di Pietro siede Alessandro VI Borgia, non esattamente il più rispettato dei Papi. A Napoli, Alfonso II d’Aragona è così impopolare che il suo trono può cadere da un momento all’altro. E proprio la debolezza del regno meridionale, da sempre preda ambita di tutti i conquistatori, innesca la catastrofe.

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15lug/170

Turchia. Un anno dopo il golpe fallito. L’opposizione accusa “Erdogan sapeva tutto”

Articolo di Marco Ansaldo (Repubblica 15.7.17) “Così il Sultano si è rafforzato: la sollevazione militare “prevista e controllata”, dice un dossier dei kemalisti. L’ultima purga annuciata poche ore fa: cacciati settemila tra poliziotti, funzionari e accademici Lo stato di emergenza proclamato per 3 mesi è stato rinnovato già in quattro occasioni”

“”ISTANBUL. Erdogan lo definì “un dono di Dio”. Come un inaspettato regalo dal cielo. Quattro ore di caos, fra le 10 di sera e le 2 del mattino del 15 luglio 2016. Nelle prime due ore i militari golpisti sembrarono poter avere la meglio, eliminando i soldati lealisti, occupando a Istanbul il ponte che collega l’Asia all’Europa, bombardando il Parlamento a Ankara. Ma dopo la mezzanotte le truppe regolari ripresero il controllo, il disordine si ricompose e la legalità fu ripristinata in tutto il Paese. I reprobi sono presi a scudisciate lungo la strada, denudati e messi a sedere in un capannone. Il leader fa scattare lo stato di emergenza per 3 mesi, rinnovato per 4 volte, e avvia una repressione formidabile, reiterata giorno per giorno contro sospettati e avversari, fino a incarcerare 50 mila persone, licenziandone 150 mila e reintegrandone 30 mila dopo avere constatato la loro innocenza. Dell’ultima purga si è avuta notizia proprio ieri: 7000 tra poliziotti, funzionari dei ministeri e accademici cacciati con l’accusa di aver «agito contro la sicurezza dello Stato».

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13lug/170

La piazza che diventa location e’ morta

Articolo di Salvatore Settis (Fatto 12.7.17)

“”Una nuova barbarie insidia le nostre città: l’etica della location. Imperversa dappertutto, ma colpisce al cuore specialmente la più originale creazione della città italiana, la piazza. Tanto originale, anzi, da avere un ruolo chiave nella ricerca, promossa dall’Istituto Max Planck per la Storia dell’arte e diretta da Alessandro Nova, sul rapporto tra forma della piazza e vita politica delle città. La piazza italiana è l’erede più nobile e più consapevole dell’agorà greca e del foro romano. È luogo di discussione e d’incontro, di commercio e di scontro politico, di festa e di lutto. Teatro di rituali collettivi (come il Palio di Siena), si presta alle manifestazioni civiche, accoglie cerimonie religiose, si trasforma talora in mercato, si circonda di caffé e altri luoghi di conversazione. A questa densità di significati e di tradizioni pensavano certo i tanti pianificatori di città nuove (per esempio in Orange County, California) che usarono la parola italiana “piazza” per designare spazi pubblici destinati ad accogliere forme di vita civica. Esperimenti che di solito non hanno molto successo, perché replicare la piazza italiana fuori d’Italia è davvero difficile senza la trama urbana che la circonda, la stratificazione storica che l’accompagna, la memoria culturale dei cittadini che vi abitano.

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13lug/170

Feste dell’Unita’, allarme volontari Mdp organizza i contro-meeting

Articolo di Giovanna Casadio (Repubblica 13.7.17) “Dem e scissionisti si contendono date e militanti, ma sono lontani i numeri di un tempo”

“”Il compagno Pierangelo ricorda i giorni di ferie dedicati a cucinare pesce per la Festa dell’Unità di Ravenna: «Centinaia di giorni… dal 1974 all’estate scorsa». Ha funzionato così la “fede rossa” dei volontari delle Feste dell’Unità, che ne hanno viste tante, dal Pci con le bandiere falce e martello al Pds e ai Ds fino al nuovo mondo del Pd. Ma Pierangelo e i volontari dello stand del pesce – una settantina per pulire, cucinare, servire ai tavoli – ora sono andati via loro. Migrati nella neo ditta di Pierluigi Bersani, Mdp. E quindi alla Festa di Ravenna lo stand del pesce, che ne era il fiore all’occhiello, dopo 42 anni non ci sarà. «C’era stato un abboccamento per dare la nostra disponibilità a collaborare lo stesso – racconta Pierangelo Orselli – ma non se n’è fatto nulla ». Forse bisognerà rassegnarsi: non ci saranno più le Feste dell’Unità di una volta con tutto quello che sta succedendo a sinistra, scissioni e disamore. Dal Nazareno, la sede nazionale del Pd, minimizzano. Rimandano all’app Bob, dove sono stati già caricati i programmi delle Feste in preparazione: centinaia.

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11lug/170

Il caso Contrada e’ la vera offesa a Falcone

Articolo di Gian Carlo Caselli (Fatto 11.7.17)

“”Proviamo a fissare alcuni punti imprescindibili per ragionare sulla sentenza della Cassazione del caso Contrada.
1) La responsabilità del dott. Contrada per i gravissimi fatti che egli ha commesso è supportata da solide prove riscontrate da molti giudici (Tribunale, due volte la Corte d’Appello e Cassazione). Lo stesso ufficio che ora ha cambiato idea negando validità alla condanna definitiva.
2) La mafia non è solo kalashnikov, tritolo e traffici vari a partire dalla droga. Questo è il lato militare/gansteristico del pianeta mafia. Ma c’è anche quello oscuro e osceno (nel senso letterale e traslato di “fuori scena”). Sono le collusioni segrete con persone delle istituzioni e dell’imprenditoria. Quelle che contribuiscono alla conservazione e al rafforzamento dell’organizzazione. La sua spina dorsale. È proprio quel che ha fatto Contrada sistematicamente. Per esempio favorendo la continuazione della latitanza di alcuni boss, tra cui Salvatore Riina. Per cui sostenere che Contrada non sapeva di violare la legge penale è roba surreale. Che ricorda certe battute di Totò delle quali un illustre critico ha detto “che mettono in dubbio la stessa esistenza della realtà”.
3) L’unico strumento per contrastare le collusioni è il concorso esterno in associazione mafiosa (416 bis). Negare la configurabilità del concorso esterno, nerbo della mafia, equivale in pratica a negare la stessa mafia.

25giu/170

Dedicheremo a Stefano Rodota’ la nona edizione Giornate della laicita’ 2018

“Stefano Rodotà sarà sempre con noi” abbiamo titolato ieri una raccolta di articoli commemorativi usciti sui quotidiani. Alcuni dei quali (Stampa, Repubblica) riportavano sue foto del 2013 quando partecipò con una lezione magistrale alla quarta edizione delle Giornate della laicità. Giornate che il prossimo anno dedicheremo al grande Maestro.

Per ascoltare la lezione magistrale di Rodotà alle Giornate della laicità del 2013 clicca su una delle 2 fotografie.

Da Repubblica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da La Stampa

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15giu/170

Il sondaggio. Piu’ relazioni abbiamo, piu’ cresce la fiducia nel futuro

Articolo di Ilvo Diamanti (Repubblica 15.6.17) “È vero che il Paese invecchia e le ansie aumentano, ma alla domanda sei felice? rispondiamo di sì. L’ottimismo degli italiani. Terrorismo e crisi fanno paura ma crediamo ancora negli altri

“”È davvero difficile “orientarsi nel disordine del mondo”, come recita il titolo della Repubblica delle Idee di quest’anno. Perché il disordine, agli occhi dei cittadini, regna sovrano. Complicato dall’incertezza che avvolge il futuro, ma anche il presente, delle persone. Non ci sarebbe bisogno di statistiche per dimostrarlo. Basterebbero gli indicatori del senso comune. Tracciati dalle nostre percezioni. Ricavati dai discorsi della gente. Tuttavia, in questo caso, le statistiche, per una volta, danno fondamento al senso comune. Per questo mi limito a riproporre dati e indici ricavati da sondaggi condotti da Demos (per Unipolis e per Repubblica) negli ultimi sei mesi. E dunque in tema mpi recenti. Il 76% degli italiani — dunque: oltre 3 persone su 4 — si sentono gravati da un senso di “insicurezza globale”. Temono, cioè, le minacce che vengono da lontano ma risuonano forte nella loro vita quotidiana, scandite e riprodotte dai media. In primo luogo, il terrorismo che compie i suoi massacri dovunque, in Europa, con attenzione e competenza mediatica. Ma poi, l’impatto della crisi economica, finanziaria, che si riflette sui nostri risparmi e sulla nostra condizione personale e familiare. Minacce lontane e dunque vicine. Che spaventano di più proprio perché non hanno volto e nome.

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13giu/170

8 milioni di euro al Teatro Eliseo di Roma. Denaro pubblico a un teatro privato

Da Repubblica 12.6.17 “Disorienta che si siano lasciati irretire, con colpevole superficialità, da due loro colleghi, del Pd e di Forza Italia, firmatari di un provvedimento ad personam” “In Europa si tratterebbe di concorrenza sleale, di posizione di vantaggio, mentre da noi è pratica spudoratamente resa lecita”

Entro questa settimana il Senato approverà la manovrina con gli 8 milioni di euro pubblici al Teatro Eliseo di Roma. E le indignazioni non si placano. Il direttore e il presidente del Teatro di Roma hanno scritto al premier Paolo Gentiloni e ai presidenti delle due Camere, Pietro Grasso e Laura Boldrini la lettera che pubblichiamo. Mercoledì intanto l’Eliseo annuncerà la nuova stagione. Nel 2016, secondo i dati Siae, la sala romana di via Nazionale (750 posti) in media non ha registrato il tutto esaurito: una disfatta ad aprile con circa 125 spettatori paganti a sera. Il 29 maggio, alla Camera dei Deputati, è stato approvato un emendamento inserito nella “manovra correttiva” della Legge Finanziaria che regala ben 8 milioni di euro in 2 anni al Teatro Eliseo di Roma, un contributo pubblico concesso fuori da ogni regola e contro il parere del ministro del Bilancio Padoan e del ministro della Cultura Franceschini. Ciò che è accaduto è un vero e proprio atto di “sfascismo”, permetteteci il neologismo, uno sfregio nei confronti della nostra già fragile democrazia. Garantendo una cifra così cospicua di danaro pubblico, in modo del tutto discrezionale, a un teatro privato e che oggi, dopo un cruento cambio di gestione, continua nella sua forma giuridica a essere un’impresa privata (e che a sua volta gestisce un teatro di proprietà privata), gli onorevoli deputati hanno: 1. inferto un colpo ferale alla regola dell’equità di trattamento delle diverse istituzioni culturali del Paese; 2. messo in luce la mancanza di visione complessiva del sistema teatrale della Nazione; 3. vilipeso il Decreto Franceschini, che dal luglio 2014 regola il settore dello spettacolo dal vivo. Disorienta il fatto che i deputati si siano lasciati irretire, con colpevole superficialità, da due loro colleghi, uno del Pd e uno di Forza Italia, firmatari di un provvedimento ad personam, destinato prima che a un’istituzione d’interesse culturale, a un impresario privato, che non deve rispondere se non a se stesso, a differenza delle istituzione culturali pubbliche.

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26mag/170

In morte di Giovanni Bignami

Articolo di Marco Cattaneoi (Repubblica 26.5.17)

«Vieni, ti faccio vedere una cosa». Salite di corsa le scale di Villa Farnesina, durante una pausa di un convegno all’Accademia dei Lincei, si fermò davanti a un affresco della Sala delle Prospettive con sfregi vandalici. «Guarda qui, 1527. Sono stati i Lanzichenecchi i primi writer della storia». Era così, Nanni Bignami, un onnivoro della cultura, animato da una passione travolgente. Capace di farti fare il giro di mezza Roma per fermarsi davanti a un palazzo di via Tevere. «Adesso tu non mi crederai, ma ti rendi conto che qui è nato Michael Collins, uno degli astronauti dell’Apollo 11?». E giù a ridere e fantasticare su quel che avrebbero fatto gli americani con la casa natale di uno dei primi uomini che sono andati sulla Luna. Astrofisico, grande dirigente scientifico, comunicatore di raro talento, Giovanni Fabrizio Bignami nasce a Desio il 10 aprile 1944, e dopo la laurea in fisica a Milano nel gruppo di Giuseppe Occhialini si guadagna uno spazio nella comunità degli astronomi lavorando a una scoperta singolare, una stella di neutroni che non emette onde radio.

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22mag/170

Verso il Gay Pride: una settimana di eventi e incontri

Da Reggiosera.it 22.5.17 “Si discuterà dei temi Lgbti in relazione al mondo del lavoro, a disabilità e alle migrazioni. Previsti anche concerti, reading e aperitivi”

“”REGGIO EMILIA – Una nuova settimana di eventi in attesa del REmilia Pride, il primo gay pride mediopadano in programma a Reggio sabato 3 giugno, prende il via domani, lunedì 22 maggio. Dopo il partecipato pranzo in compagnia della senatrice Monica Cirinnà e del regista e sceneggiatore Ivan Cotroneo, domani nella Sala Rossa del Municipio di Reggio (piazza Prampolini 1), alle 18, si svolge l’incontro “L’accoglienza dell’immigrazione Lgbti”. L’iniziativa sarà l’occasione per fare il punto sulla difficilissima situazione dei richiedenti asilo omosessuali, transessuali o bisessuali in fuga da paesi in cui l’essere tali li pone a rischio di persecuzioni sociali, carcere (in 55 paesi) e pena di morte (in 7 paesi): nella sola Reggio si parla di circa un centinaio di persone. A fare il punto ci saranno tra gli altri il responsabile nazionale immigrazione di Arcigay Giorgio Dell’Amico e il presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini.

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