Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

20set/170

Droghe nuove, stessa proibizione

Articolo di Grazia Zuffa (manifesto 20.9.17) “La produzione pressoché inesauribile di designer drugs (ben 620 nuove sostanze segnalate in Europa solo nel 2016) richiama il gioco del gatto che dà la caccia al topo”

“Nuove sostanze psicoattive (Nps): l’ultimo allarme droga? Sembra di sì, a giudicare dal sensazionalismo mediatico: basti pensare alla «droga-zombie», additata nel 2016 nel Regno Unito come responsabile di cannibalismo. L’edizione 2017 della Summer School di Forum Droghe e Cnca, appena conclusa, ha cercato di offrire innanzitutto uno sguardo critico alla rappresentazione del fenomeno, per come condiziona le scelte politiche. Poiché l’allarmismo richiama la proibizione, finora l’unica risposta politica, quanto mai inefficace. La stessa definizione di Nps fa riferimento al regime legale: sono sostanze «nuove», nel senso di non inserite, o meglio non ancora inserite, nelle tabelle delle droghe proibite dalle Convenzioni Onu. Il che dice poco dei loro effetti, ma molto delle strategie di contrasto.
Finora il «sistema di allerta rapido», a livello europeo e dei singoli stati, ha funzionato al fine di «tabellare» il più rapidamente possibile le nuove sostanze. Più corretta la definizione di designer drugs, disegnate come varianti chimiche delle principali sostanze proibite, di cui mimano gli effetti: non a caso le Nps sono anche chiamate legal highs.

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19set/170

Appello: l’Italia ratifichi il «Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari»

Da manifesto 19.9.17

Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo del Governo

“”All’Onu il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli ordigni «atomici» promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, assenti le 9 nazioni che possiedono la bomba «atomica» e tutti i Paesi Nato (eccetto l’Olanda).
Un movimento mondiale disarmista, che ha sospinto il voto coraggioso di 122 stati «battistrada» – per lo più del «movimento dei non allineati»-, ha reso concreta la speranza che l’Umanità riesca finalmente a liberarsi dalla più terribile minaccia per la sua sopravvivenza, tenendo conto che una guerra nucleare può essere scatenata addirittura per caso, per incidente o per errore di calcolo. Anche il Parlamento Europeo ha approvato, il 27 ottobre 2016, una risoluzione su questi temi (415 voti a favore, 124 contro, 74 astenuti), invitando tutti gli Stati membri dell’Unione Europea a «partecipare in modo costruttivo» ai negoziati Onu, quelli che successivamente hanno varato il Trattato del 7 luglio.
Ci ha sorpreso e indignato l’assenza del governo italiano alle sedute dei negoziati in sede Onu. Siamo coscienti, con tutte le alte autorità scientifiche, civili, morali e religiose, che in tal senso si sono espresse, che la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell’umanità e all’etica di ogni civile convivenza.

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17set/170

Tragedie

L’amaca di Michele Serra (Repubblica 17.9.17)

“”La tragedia della ragazza Noemi sta diventando un reality show proprio in senso tecnico, con i parenti della vittima e quelli del carnefice in onda per molte ore su molte reti, non più esseri umani nel dramma ma una compagnia di giro. Bisognerebbe retribuirli, possibile che nessuno si sia ancora inventato la professione di procuratore delle famiglie colpite da delitti o catastrofi naturali, esigendo che lo sfruttamento pubblico del loro lutto sia contrattualizzato? Se zio Michele, ai tempi, avesse avuto un Raiola al suo fianco, avrebbe guadagnato come un giocatore di serie A.
Al netto della morbosità e del precipizio qualitativo del giornalismo addetto (ne ha scritto ampiamente Francesco Merlo su questo giornale), spiace dover aggiungere che l’effetto più devastante, e anche il più inevitabile, è la quasi immediata dismissione del lutto, della compassione, del sentimento di condanna per un crimine così bestiale. Diventano tutti, nel giro di poche ore, degli zio Michele, personaggi di un serial noir e non più persone, pupazzetti di un gioco che non solamente è cinico, è pure noioso, inflazionata ripetizione di figuri che tartagliano scuse o sbraitano accuse, fino a che uno spegne la televisione perché quel delitto lo ha stufato e aspetta il prossimo.”"

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15set/170

Calendari tagliati e stand vuoti Il flop delle Feste dell’Unita’ che mette a rischio le casse dem

Articolo di Pierpaolo Velonà (Corriere 15.9.1)

“”Il vecchio adagio dell’evento bagnato e per questo baciato dalla fortuna non vale per le Feste dell’Unità. A Imola, dove il Pd ha organizzato la sua kermesse nazionale — dal 9 al 24 settembre — le piogge dei giorni scorsi hanno trasformato la manifestazione in un flop. Dibattiti annullati e stand deserti. L’unica eccezione ieri, quando il ministro Minniti, come spesso gli accade, ha registrato il pienone. Un’anomalia. «Qualche sera fa c’erano 13 gradi, chi volete che venga con queste temperature?», ripete il segretario del Pd di Imola Marco Raccagna per farsi coraggio.Ma nel partito è risaputo che gli acquazzoni non bastano a spiegare la mutazione genetica delle Feste: da prima forma di autofinanziamento del Pd a causa di voragini nelle casse delle federazioni. Ne sono consapevoli proprio a Imola dove, per evitare rischi eccessivi, hanno organizzato un evento in tono minore evitando gli spazi sterminati dell’Autodromo e puntando sul Lungofiume dove la poderosa macchina emiliana ha partorito un topolino: appena 5 ristoranti e una piazzetta dedicata allo street food. A Bologna, per dire, i ristoranti sono 15. Ma il capoluogo emiliano è l’esempio più efficace della crisi. L’anno scorso, per la prima volta nella sua storia, la Festa bolognese si è chiusa con un passivo di circa 100.000 euro. Uno smacco per una federazione capace di organizzare fino al 2011 una kermesse da 4 milioni tondi di incasso. Un’era geologica fa. L’anno scorso, in cassa, sono finiti appena 2 milioni e 450.000 euro.

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14set/170

L’Europa non deve limitare la liberta’ di movimento

Articolo di Vladimiro Zagrebelsky (Stampa 14.9.17)

“”Il Regno Unito ha deciso con referendum di lasciare l’Unione europea, di cui è Stato membro fin dal 1973. La questione resta contrastata, non solo per il ridotto scarto di voti. Critiche al modo di gestire l’uscita sono rivolte al governo May dall’interno stesso del suo partito conservatore. La linea dei Laburisti è difficilmente identificabile. Le trattative con l’Unione non sembrano procedere utilmente. In questa situazione di stallo interviene ora l’ex-premier Blair, il quale rileva che motivo determinante del successo dei brexiters è stato il rifiuto dell’arrivo degli stranieri, siano essi provenienti da Paesi dell’Unione, siano invece di origine extra-comunitaria. Se questo è il motivo determinante per gli elettori favorevoli all’uscita, Blair e la sua fondazione propongono di rimuoverlo. Si tratterebbe di ottenere dall’Unione forti limitazioni alla libertà di circolazione, autorizzando il Regno Unito tra l’altro a condizionare l’arrivo di cittadini europei al possesso preventivo di un contratto di lavoro, a limitare il godimento di diritti sociali, a scegliere certe categorie di lavoratori necessari al Regno Unito, a indurre le Università britanniche ad applicare più elevati costi agli studenti europei e a introdurre una clausola per ammettere in situazioni eccezionali il blocco degli arrivi.

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7set/170

Italia-Cina. La via del cinema

Articolo di Michela Tamburrino (Stampa 7.9.17) “Accordo tra Pechino e il sindaco di Venezia Coproduzioni e un’Accademia a San Servolo”

“”Seicento milioni di euro tanto per incominciare, un’isola recuperata e progetti faraonici da realizzare. Sulle vie della seta ecco che i cinesi inaugurano le vie del cinema che chissà quante altre strade percorribili possono spalancare. Dopo aver fatto shopping pesante nel Principato di Monaco, ora i nuovi imprenditori dell’audiovisivo e new media guardano a una città che storicamente è nel loro cuore, fin dai tempi di Marco Polo. E non solo per ragioni nostalgiche. Il cinema potrebbe essere un ottimo cavallo di Troia per più profondi investimenti. Ecco allora che il gruppo Everbright Limited, di proprietà del governo con il core business nell’industria ma forte di una linea di lavoro che guarda all’arte, assieme alla Shanghai Film Art Academy, ha firmato un accordo col sindaco di Venezia finalizzato a promuovere la cooperazione nel settore della cinematografia e degli audiovisivi a partire dalla formazione di giovani talenti.
Il progetto Scrittori, registi, produttori che saranno scelti ecumenicamente, metà cinesi e metà italiani. L’Academy cinese, che ha già un accordo con New York e con la casa di produzione di Steven Spielberg, si sbilancia sul quinquennio e progetta di sistemare uffici e zone logistiche nell’isola di San Servolo messa a disposizione da Venezia, che lì ha anche la sede della Venice International University. Dunque la realizzazione di Exclusive Master, l’organizzazione della settimana del cinema italiano a Shanghai e la settimana del cinema cinese a Venezia, la promozione di coproduzioni italo-cinesi. Il facilitatore e l’ispiratore di tutta l’operazione è stato Corrado Clini, ex ministro dell’Ambiente e docente presso l’università di Tongji a Shanghai e di Tsinghua a Pechino.
Questo è quanto scritto nero su bianco ed è quanto il presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Jinping ha illustrato a Pechino, presente la comunità internazionale che ha applaudito «One Belt One Road».

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5set/170

Corea del Nord e grandi potenze. Il grande e sporco gioco

Articolo di Manlio Dinucci (manifesto 5.9.17) “Corea del Nord. Mentre Pyongyang viene denunciata come unica fonte di minaccia, una ristretta cerchia di Stati mantiene l’oligopolio delle armi nucleari”

“”Chi le possiede minaccia chi non ce le ha e è sempre più probabile che altri cerchino di procurarsele e ci riescano. Oltre ai nove paesi che le posseggono già, altri 35 sono in grado di costruirle. I riflettori politico-mediatici che si sono accesi, tutti focalizzati sui pericolosi test nucleari e missilistici nord-coreani, lasciano in ombra il quadro generale in cui essi si inseriscono: quello di una crescente corsa agli armamenti che, mentre mantiene un arsenale nucleare in grado di cancellare la specie umana dalla faccia della Terra, punta su testate e vettori high tech sempre più sofisticati. La Federazione degli scienziati americani (Fas) stima nel 2017 che la Corea del Nord abbia «materiale fissile per produrre potenzialmente 10-20 testate nucleari, ma non ci sono prove disponibili che abbia reso operative testate nucleari trasportabili da missili balistici». Sempre secondo la Federazione degli scienziati americani ( Fas), gli Stati uniti posseggono 6.800 testate nucleari, di cui 1650 strategiche e 150 non-strategiche pronte in ogni momento al lancio. Comprese quelle francesi e britanniche (rispettivamente 300 e 215), le forze nucleari della Nato dispongono di 7315 testate nucleari, di cui 2200 pronte al lancio, in confronto alle 7000 russe di cui 1950 pronte al lancio.
Stando alle stime della Fas, circa 550 testate nucleari statunitensi, francesi e britanniche, pronte al lancio, sono dislocate in Europa in prossimità del territorio russo. È come se la Russia avesse schierato in Messico centinaia di testate nucleari puntate sugli Stati uniti.

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30ago/170

L’incubo atomico? “Chi vide l’inferno non ne esce”

Intervista di Anna Lombardi (Repubblica 30.8.17) “Intervista a Junji Sarashina, 88 anni, sopravvissuto a Hiroshima, che ha dedicato la vita ai pericoli dell’atomica”

“”«Sono vecchio e stanco, mi capisca, di queste cose vorrei non dover più parlare… ». Junji Sarashina, 88 anni, è il presidente dell’American Society of Hiroshima- Nagasaki A-Bomb Survivors. Aveva 16 anni quando gli aerei americani sganciarono su Hiroshima l’infame “Little boy”, il 6 agosto del 1945. Lui, che era americano di nascita – è nato sull’isola di Maui, alle Hawaii, nel 1929 – ma si trovava in Giappone per studiare, sopravvisse alla bomba rialzandosi senza neanche un graffio mentre intorno giacevano i corpi dei suoi compagni maciullati dalle schegge. Poco più in là, lo ha raccontato in tante occasioni, c’era una piscina con dei ragazzini dentro ancora vivi: bambini che tentò di aiutare a venir fuori. Ma gli rimase la loro pelle arsa in mano. È lui a rispondere al telefono della sua casa di Buena Park, in California, all’indomani dell’ultimo lancio di missili da parte di Kim Jong-un. La voce è stanca, di chi non ne può più. «Che follia. Ma purtroppo dagli uomini bisogna aspettarsi di tutto. Gli uomini, si sa, non imparano mai». Un missile ha sorvolato l’isola giapponese di Hokkaido: com’è possibile, 70 anni dopo, che sul mondo torni ad aleggiare lo spettro dell’atomica?

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22ago/170

Venti di guerra

Articolo di Federico Rampini (Repubblica 22.8.17) “L’imprevedibile Trump prende la svolta interventista e concede maggiori poteri ai suoi generali”

“”C’era una volta il Donald Trump isolazionista. In campagna elettorale diceva: «Basta missioni all’estero, è l’America la nazione che dobbiamo ricostruire». La guerra in Afghanistan? «Denaro sprecato, ritiriamoci subito» (un tweet del 2016). E c’è adesso il presidente Trump che rinuncia a un’altra delle sue promesse. Con il risultato paradossale che l’Afghanistan diventa da oggi una “sua” guerra. Qualsiasi rovescio sul terreno entrerà nel bilancio della sua presidenza. Il frastuono delle armi copre per un attimo gli ultimi due scandali: il Russiagate; e l’inaudita indulgenza verso i neo-nazisti di Charlottesville. Mentre il terrorismo islamico insanguina l’Europa, ecco un presidente americano che torna a parlare di talebani, di guerra al fondamentalismo, di nuove truppe da mandare al fronte. Nello stesso giorno in cui partono le grandi manovre militari congiunte con la Corea del Sud, in un altro teatro geostrategico ad alta tensione. (E sullo sfondo, c’è pure il mistero degli incidenti a ripetizione che colpiscono la Settima Flotta, proprio quella di stanza nell’Asia- Pacifico). La decisione di inviare nuovi soldati americani in Afghanistan, in contro-tendenza rispetto ai piani di disimpegno totale annunciati da Barack Obama, è un prezzo che Trump paga per il suo strisciante “commissariamento” da parte dei militari. Avviene in una fase di difficoltà acuta della sua presidenza, coi sondaggi che scivolano ai minimi storici perfino negli Stati operai come il Michigan che lo avevano miracolato l’8 novembre. I mesi passano e il bilancio di governo è magrissimo, la contro-riforma sanitaria non c’è stata, la riduzione delle tasse dipende da quei gruppi parlamentari repubblicani che ormai diffidano apertamente del loro presidente. Nel caos di una Casa Bianca dove si susseguono i licenziamenti in tronco, restano gli uomini in divisa a garantire un sembiante di solidità, sangue freddo, disciplina. Lo spostamento del baricentro di potere verso i militari è confermato dal licenziamento di Stephen Bannon venerdì scorso. Bannon è un estremista di destra ma anche un tenace isolazionista. E’ contrario ad aumentare le truppe americane in Afghanistan e su questo aveva avuto vari scontri con la terna di generali che circondano Trump: McMaster capo del National Security Council, Mattis alla Difesa, Kelly capogabinetto. La cacciata di Bannon è una vittoria dei generali, che ora incassano un invio di nuove truppe americane all’estero.

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21ago/170

Lsd: il nome in codice che apri’ le porte della coscienza

Articolo di Marco Belpoliti (Repubblica, 21.8.17)

“”Prima scena. Il 16 aprile 1943, quasi un anno prima che le truppe Alleate sbarchino in Normandia, il vice direttore del laboratorio chimico della “Sandoz” di Basilea, Albert Hofmann, sta lavorando sugli alcaloidi dell’ergot, un fungo che aggredisce la segale. Cinque anni prima aveva aggiunto all’acido lisergico un gruppo di dietilammidi formando la dietilammide dell’acido stesso, battezzata lysergäurediethylamid, abbreviata in LSD. Nel corso del nuovo esperimento assorbe una dose molto piccola della sostanza. Si sente irrequieto e prova un senso di vertigine. Lascia il laboratorio e si dirige a casa. Steso sul letto prova un piacevole stato di delirio: un intenso gioco caleidoscopico di colori. Dopo due ore l’effetto svanisce. Nei giorni successivi ingerisce 250 microgrammi di acido lisergico dietilammide. Dopo quaranta minuti ha un leggero stordimento e disturbi visivi associati al riso. Si fa accompagnare a casa dall’assistente. Vanno in bicicletta. Fatica a parlare e gli sembra di non avanzare nonostante pedali, come gli diranno, a forte andatura. La realtà intorno appare deformata con fluttuazioni e distorsioni. Hofmann ha scoperto il più potente allucinogeno in uso, davanti a cui anche la mescalina, o i funghi sacri degli sciamani, sono poca cosa. Basta una dose minima e non provoca dipendenza.

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