Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

15gen/190

Alcuni aforismi su pensiero libero e critico, laico, scientifico

Riportiamo alcuni aforismi molti dei quali già pubblicati sul nostro sito

    • Avere diritti, o il diritto di ogni individuo ad appartenere all’umanità, dovrebbe essere garantito dall’umanità stessa  Hannah Arendt
    • Le virtù del  laico sono: il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane, civili. Norberto Bobbio,
    • “Laicità:  atteggiamento intellettuale caratterizzato dalla libertà di coscienza, intesa quale libertà ddi conoscenza, di credenza, di critica e autocritica Giovanni Boniolo
    • L’ultima rivoluzione politica, la rivoluzione contro il clero  politico e contro l’usurpazione potenzialmente iscritta nella delega, resta ancora tutta da fare  Pierre Bourdieu
    • Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione Piero Calamandrei
    • Laicità non è ‘una filosofia tra le filosofie’, né ‘una ideologia opposta ad altre ideologie’ bensì è ‘la regola fondamentale di convivenza di tutte le possibili filosofie e ideologie’: una convivenza che può realizzarsi proprio in quanto il laico ‘non pretende mai di possedere la Verità più di quanto anche gli altri possano pretendere di possederla Guido Calogero
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11gen/190

“Gilet gialli, M5S vuole ritrovare l’innocenza persa con Salvini”

Intervista a Marco Revelli di Silvia Truzzi ((Fatto 11.1.19) “Ai francesi l’Italia non sta simpatica e i grillini sottovalutano il carattere nazionalista”. Marco Revelli, figlio del partigiano-scrittore Nuto, è sociologo, politologo e storico””

“”“Mi stupisce lo stupore”, spiega Marco Revelli riferendosi all’accoglienza ricevuta dalle dichiarazioni del ministro Di Maio a proposito dei gilet jaunes. “Mi sembra naturale che i 5Stelle cerchino di accreditare una fratellanza con i gilet gialli. Può restituire loro un po’ della freschezza perduta: in pochi mesi di governo hanno dilapidato buona parte della loro carica di protesta. In Francia emerge un movimento ambivalente e contraddittorio, che tuttavia esprime una rivolta sociale politica dal basso e per certi aspetti ricorda il radicalismo delle origini dei 5Stelle. Come può stupire l’interesse del capo politico dei grillini? È evidente che non può che fargli bene intercettare un po’ del vento di protesta”.
Un’unione possibile? I leader dei gilet jaunes danno risposte contraddittorie.
Mi pare che i grillini sottovalutino il fatto che i populismi di nuova generazione sono attraversati da forme più o meno esplicite di nazionalismi o radicamento nazionale che li rendono poco compatibili con alleanze trasversali, se non con operazioni di assemblaggio di mosaici molto traballanti. Si aggiunga che ai francesi l’Italia non è simpatica. I gilet gialli non hanno interesse a imparentarsi con una forza politica che perde progressivamente la spinta propulsiva originale.

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5gen/190

«Trump impopolare all’estero coltiva l’intesa speciale con Roma Siete il ponte dei populisti nell’Ue»

Intervista a Charles Kapchan di Viviana Mazza (Corriere 5.1.19) “Kapchan, ex direttore degli Affari Europei del Consiglio per la Sicurezza nazionale di Bill Clinton e poi di Barack Obama, oggi professore di Studi internazionali all’Università di Georgetown”

“”WASHINGTON «L’Amministrazione Trump considera particolarmente importante il rapporto con il governo italiano. C’è un’affinità ideologica tra di loro. Anche se non senti i funzionari della Casa Bianca parlarne ufficialmente, c’è un desiderio di costruire una coalizione di governi populisti in opposizione alle politiche centriste. Sappiamo che Steve Bannon, pur non essendo più parte dell’Amministrazione, sta lavorando esplicitamente in questa direzione. Gli ungheresi e i polacchi non hanno lo stesso peso dell’Italia nell’Unione europea, e dunque Roma è un interlocutore chiave per Trump».

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3gen/190

il discorso di Greta Thunberg per il clima che tutti dovremmo ascoltare

La Cop 24 di Katowice ha lasciato tanti dubbi alle associazioni ambientaliste per le conclusioni raggiunte. Ma c’è chi, come l’attivista svedese Greta Thunberg, non demorde e ha deciso di recarsi in Polonia per intervenire alla conferenza sul clima.

Thunberg, 15 anni, affetta da sindrome di Asperger continua la sua azione di sciopero della scuola ogni venerdì, per chiedere al governo svedese e agli altri Stati di agire decisamente contro i cambiamenti climatici. Nel discorso tenuto alla plenaria della Cop 24 la giovane studentessa ha precisato come non fossero state prese decisioni adeguate alla gravità della situazione.

Ecco la traduzione dell’intervento di Greta Thunberg durante la Cop 24; un intervento emozionante con voce calma, ma duro nei confronti delle classi dirigenti mondiali.

 

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30dic/180

Il crepuscolo di un sogno comunitario

Articolo di Massimo Raffaeli (manifesto 29.12.18) “Amos Oz. La scomparsa dello scrittore nato a Gerusalemme nel 1939. Nella sua monumentale autobiografia «Una storia d’amore e di tenebra» aveva narrato tre generazioni israeliane in cent’anni, un incrocio inestricabile di esperienza personale e destini collettivi”

“”Non si può scrivere in Israele senza essere degli autori politici, per etimologia, né si può essere scrittori in Israele senza sentire la politica nel senso primordiale, fondativo, di un termine che abbraccia sia una radice storica sia, nello stesso tempo, una coazione ormai così protratta e dolorosa da somigliare a un destino.
Amos Oz, pseudonimo dell’ebreo di origini ashkenazite Amos Klausner (nato a Gerusalemme nel 1939 e mancato ieri nella sua città), è stato scrittore politico nel senso pieno per un decorso familiare e poi per una scelta che lo ha reso testimone di un mondo lacerato, presto diviso in due, dentro e fuori di sé, dalla tragedia del popolo palestinese la cui vicenda replicava e dilatava immensamente ai suoi occhi, nei termini della esclusione e di una crudele persecuzione, gli incubi di una vita domestica letteralmente esplosa dopo il suicidio di sua madre e il tenace sanguinoso conflitto che subito lo divise da suo padre, un intellettuale dell’estrema destra nazionalista.
OZ È UNO PSEUDONIMO che significa «forza» e il termine dice molto di questo giovane adottato la cui vera famiglia diviene il kibbutz di Hulda, diretta filiazione del Partito laburista cui il futuro scrittore aderisce appena quindicenne. Politica è dunque per lui non solo e non tanto una esigenza di engagement quanto un fervore collettivo, un progetto civile di edificazione dal basso e di riscatto dalla persecuzione che rende fattiva, condivisa e alla fine si direbbe «naturale» l’utopia del socialismo.
Oz dirà più volte, specie nel romanzo autobiografico che lo ha universalmente consacrato, Una storia di amore e di tenebra (2002), di essere negato al lavoro manuale ma di avere appreso nel kibbutz le nozioni fondamentali dell’essere al mondo e, prima ancora, dell’essere con gli altri nel mondo. Anche quando se ne andrà dal kibbutz, non prima dei pieni anni ottanta, al crepuscolo del socialismo israeliano e in un drammatico passaggio di fase che vede il paese stravolto dalla aggressività sciovinista delle destre ascese al potere, ne parlerà con nostalgia nei termini di un sedimento profondo e di una definitiva immunizzazione.

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29dic/180

Addio Oz, soldato “di amore e di tenebra”

Articolo di Silvia Truzzi (Fatto 29.12.18) “Se ne va il grande scrittore, voce critica di Israele “Contro i fanatismi”. Amos Oz nel film “Censored Voices”, costruito intorno alle sue interviste ai soldati israeliani dopo la Guerra dei Sei Giorni”

“”Si scelse un cognome impegnativo il giovane Amos, ancora 15enne, quando decise di disfarsi di Klausner, nome con cui era nato da una famiglia di sionisti di destra fuggiti dall’Europa più buia dell’antisemitismo: “Oz” in ebraico vuol dire “forza”, e per noi il nome di un grande scrittore, scomparso ieri all’età di 79 anni dopo una lunga malattia. A 13 anni perse l’adorata madre Fania, morta suicida: una ferita mai rimarginata, raccontata in quello che è certamente il suo capolavoro, Una storia di amore e di tenebra (tradotto in italiano per Feltrinelli da Elena Loewenthal, come la maggior parte delle sue opere sia di narrativa che di saggistica). Scelse la via del kibbutz, dove guidava il trattore e serviva a mensa e dove incontrò la moglie Nili da cui ebbe due figli.

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23dic/180

La memoria e lo tsunami

A cura di Carlo Doglioni, presidente Ingv, socio linceo. Accademia dei Lincei (HuffPost 23.12.18) “È nei tempi di pace in cui, grazie alla memoria delle calamità, dovremmo investire in ricerca e prevenzione, per non farci cogliere impreparati come ieri in Indonesia”

“”L’engramma è quella struttura neurobiologica che, tramite un meccanismo neuronale, fissa nel nostro cervello la memoria di un qualsiasi evento o di un fenomeno: rappresenta la traccia molecolare scolpita dentro di noi. È la memoria che ci permette di pensare, ragionare, agire con cognizione di causa; senza memoria saremmo incapaci di qualsiasi azione. Antonino Cattaneo ci spiega con grande efficacia come si immagazzinano nell’ippocampo e nella corteccia cerebrale le vicende della vita e le conoscenze che ci permettono di fare delle scelte specifiche. D’altra parte, il filosofo Remo Bodei ricorda come ognuno di noi porti dentro di sé l’inevitabile conflitto tra memoria e oblio: la nostra mente elabora in modo diverso gli eventi che ci danno gioia e che tendiamo a ricordare più facilmente rispetto a quelli che ci fanno rivivere il dolore, come le catastrofi che cerchiamo invece di dimenticare.
L’emozione che viviamo in occasione di un sisma, quando per i nostri neuroni specchio, scoperti da Giacomo Rizzolatti, ci immedesimiamo in una delle persone rimaste sepolte dal crollo della propria casa, segue una legge simile a quella dei terremoti, definita da Omori, dal nome del ricercatore giapponese che oltre cento anni fa descrisse come il numero e l’energia delle repliche di una forte scossa decadano rapidamente nel tempo.

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21dic/180

Vladimir Putin avverte l’Occidente: «Rischiamo un olocausto nucleare»

Articolo di Fabrizio Dragosei (Corriere 21.12.18) “Il presidente russo: la Nato svilupperà armi atomiche tattiche? Noi ci difenderemo”

“”MOSCA L’ipotesi avanzata da qualcuno di poter adoperare «piccole» bombe atomiche tattiche e il ricorso a missili da crociera con esplosivo convenzionale e non nucleare costituiscono un grave pericolo. E potrebbero portare il mondo all’olocausto globale, anche se nessuno lo vuole. Alla conferenza stampa annuale tenuta davanti a oltre 1.700 giornalisti, Vladimir Putin ha ammonito quelli che una volta erano chiamati partner e che ora sembrano tornati a essere avversari. Soprattutto gli europei che vivrebbero direttamente sulla loro pelle un eventuale conflitto tra Russia e Nato. Mosca, naturalmente, non vuole assolutamente arrivare a un conflitto aperto e fa quello che fa solo per difendersi. Il presidente russo, ex uomo dei servizi segreti, nato e cresciuto in Unione Sovietica, ha la visione di un Paese accerchiato (in realtà, secondo lui, lo è praticamente sempre stato) e contro il quale l’intero Occidente continua a tramare per non riconoscergli quel posto sullo scacchiere internazionale che invece merita. Così se al Cremlino vengono rimproverati gli attentati a dissidenti all’estero, le ingerenze nella vita politica di altri Paesi, il «bullismo» nei confronti degli Stati vicini, a cominciare dall’Ucraina, questo avviene per una «russofobia» imperante.

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11dic/180

Neofascisti «ripuliti» nella formidabile lavanderia di Netanyahu

Articolo di Zvi Schuldiner (manifesto 11.12.18) “Israele-Italia. Polacchi, austriaci, ungheresi, italiani, neonazisti, fascisti, antisemiti che vogliano pulire la propria immagine, possono farlo grazie alla formidabile lavanderia del premier israeliano: non faremo storie sul vostro antisemitismo e sul passato tenebroso, basteranno alcune prese di posizione pro-israeliane e diventerete parte del club degli smemorati. Basta accettare la logica della guerra, dell’occupazione, della politica aggressiva del governo israeliano”

“”Il vicepresidente del consiglio dei ministri italiano Matteo Salvini arriva oggi in Israele. Il premier israeliano lo accoglierà a braccia aperte, l’estrema destra lo abbraccerà entusiasta. Certo il Salvini che festeggiava il compleanno del padre delle leggi razziali in Italia con il motto «molti nemici molto onore» saprà come comportarsi al museo dell’Olocausto. Un altro ammiratore del duce visiterà Yad Vashem. Per fortuna, in questi giorni il presidente Rivlin è molto occupato e non ha tempo per Salvini. Rivlin, un uomo dichiaratamente di destra che in questo periodo è fra i pochi che ancora difendono alcune regole della democrazia liberale, ha recentemente dichiarato che comprende le necessità politiche dello Stato ma che occorre mettere un limite all’accettazione di forze neofasciste. Il capo dello Stato non si riferiva ai vari Salvini. Senza dirlo esplicitamente prendeva le distanze dalla linea che caratterizza l’attuale governo israeliano. Yad Vashem, il noto museo dell’Olocausto a Gerusalemme, ha già ricevuto visitatori particolari, alcuni francamente neofascisti, altri che cercavano di nascondere le proprie radici neonaziste. C’è chi è stato ricevuto con tutti gli onori, c’è chi si è dovuto accontentare di alcuni israeliani «realistici» e «patriottici» dell’estrema destra.

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6dic/180

Minniti “Ritiro la candidatura per salvare il partito, chi se ne va fa un regalo ai populisti”

Intervista a Minniti di Claudio Tito (Repubblica 6.12.18)

“”«Quando ho dato la mia disponibilità alla candidatura sulla base dell’appello di tanti sindaci e di molti militanti che mi hanno incoraggiato e che io ringrazio moltissimo, quella scelta poggiava su due obiettivi: unire il più possibile il nostro partito e rafforzarlo per costruire un’alternativa al governo nazionalpopulista». È durata 18 giorni la corsa di Marco Minniti alla segreteria del Pd. In meno di tre settimane l’ex ministro ha presentato e ritirato il suo impegno in uno show down improvviso. «Resto convinto in modo irrinunciabile che il congresso ci debba consegnare una leadership forte e legittimata dalle primarie. Ho però constatato che tutto questo con così tanti candidati potrebbe non accadere.
Il mio è un gesto d’amore verso il partito».
Mi scusi, non può essere solo questo. Non può essere che in una ventina di giorni sia cambiato così radicalmente lo scenario. Cosa è successo?

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