Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

22lug/180

Dopo lo scandalo Nobel. Consenso sessuale. La nuova severissima legge della Svezia

Articolo di Andrea Tarquini (Repubblica 2.7.18)

“”Se fate l’amore in Svezia, date da oggi garanzie precise e inconfutabili di reciproco consenso. Ogni atto sessuale compiuto senza prova netta di consenso di entrambi i partner della coppia, anche senza minaccia di stupro o molestie, diventa reato penale. E se cadete in mano alla giustizia o alla polizia svedesi in un caso del genere, non sperate di cavarvela. La legge in merito, approvata a larga maggioranza settimane fa dal Riksdag (il Parlamento reale), adesso è in vigore. È arrivata, come legge forse tra le più radicali del mondo in materia, sul’onda lunga dello scandalo globale #metoo e sulle sue propaggini svedesi. Propaggini le quali hanno scosso il mondo del cinema e del teatro chiamando in causa persino a posteriori il grande maestro Ingmar Bergman con denunce e racconti che continuano. Sia soprattutto l’Accademia del Nobel. La quale a causa degli scandali di molestie e pressioni sessuali è stata recentemente investita da dimissioni a raffica.

21lug/180

Faye Jarvis, l’Irlanda e i bambini rubati

Articolo di Paolo Lepri (Corriere 21.7.18)

“”Sono storie terribili quelle dei bambini nati fuori dal «vincolo matrimoniale» che furono strappati alle loro madri in Irlanda e poi consegnati a genitori adottivi, falsificando identità e documenti, dopo una crudele prigionia all’interno di istituti religiosi. Le hanno raccontate, queste storie, anche film come Philomena, con una Judy Dench lontana mille miglia dalla malvagità «laica» che esibisce in Diario di uno scandalo.
E le «case» dove le ragazze «perdute» venivano usate dalle suore come lavandaie in una sorta di schiavismo moderno? Le abbiamo viste in Magdalene, premiato con il Leone d’oro a Venezia. Film, ma anche molti libri. Ne ricordiamo uno, Dove è sempre notte, che John Banville (con lo pseudonimo di Benjamin Black) ha dedicato ad una vittima di quella epoca. Sono il segno che la ferita rimane aperta. Non è certamente un caso che il governo di Dublino abbia recentemente costituito la «Mother and Baby Homes Commission of Investigation» per indagare sulle pagine oscure di quel passato recente. Per fortuna c’è chi lavora perché il maggior numero di casi venga definitivamente alla luce. Tra loro, Faye Jarvis.
Avvocatessa specializzata in diritto previdenziale nello studio legale internazionale Hogan Lovells, Jarvis dirige un gruppo di colleghi (sono sessantanove e hanno contribuito finora con 3.600 ore di lavoro non pagate) che raccolgono le testimonianze da sottoporre alla commissione. È stata lei a riferire al Financial Times del suo incontro con una donna che, dopo essere rimasta incinta, venne rinchiusa alla fine degli anni Sessanta in una «casa»: nome falso, visite proibite, scarse cure mediche tanto per lei quanto per il figlio che le fu portato via. «Non ho mai capito — ha osservato — come si possa essere così crudeli».
Finora, sottolinea il quotidiano britannico, sono stati completati settantacinque dossier: una proporzione piccola, purtroppo, tenendo conto che sarebbero circa settantamila le donne e i bambini transitati in diciotto istituti diversi. Numerosi testimoni, infatti, rinunciano. Hanno l’orrore di ricordare. È difficile liberarsi da quello che proprio John Banville ha definito «il potere sulle anime». Serve l’aiuto di Faye Jarvis.””

21lug/180

Diritti delle donne gay e democrazia

Articolo di Rolla Scolari (Stampa 21.7.18)  “La nuova rivoluzione che scuote la Tunisia. Dopo sette anni dalle provare arabe Consegnato al presidente il rapporto.

Le rivoluzioni non si fanno soltanto in piazza. E il dibattito che in queste settimane scuote la Tunisia racconta come la rivolta che nel 2011 ha messo fine al decennale regime di Zine el-Abidine Ben Ali abbia aperto scenari inediti. È accesa la discussione innescata nel Paese dal rapporto della Commissione delle libertà individuali e dell’uguaglianza, consegnato all’anziano presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi, promotore dell’iniziativa. La Commissione è stata istituita l’estate scorsa per lavorare a un documento relativo al miglioramento delle libertà individuali, per rendere la legislazione conforme alla Costituzione post-rivoluzionaria del 2014 e al diritto internazionale. Oltre duecento pagine che saranno usate dal presidente come linee guida di riforme legislative da proporre al parlamento. Qualcosa si potrebbe muovere già alla fine del mese. Riunisce un gruppo di accademici, esperti di diritto costituzionale, pubblico e islamico, magistrati e attivisti, guidati dall’energica deputata Bochra Belhaj Hmida, avvocato e storica femminista tunisina. Le misure proposte dal rapporto, che oggi divide il Paese, scardinano tabù appena sussurrati nel resto del mondo arabo-islamico: la riforma delle leggi sull’eredità – nel Corano la questione non lascia spazio a interpretazione: alla donna spetta la metà dell’uomo -;

26giu/180

La patente delle saudite che copre i diritti negati

Articolo di Rolla Scolari (Stampa 26.6.18)

“”Ultime al mondo, le donne saudite da poche ore possono fare una delle azioni più banali e comuni al mondo senza rischiare prigione e oltraggio sociale: guidare un’automobile. Dopo mesi di preparazione, il regno ultraconservatore ha dato il via a quella che è stata presentata come una epocale apertura, una rivoluzione gentilmente concessa da Mohammad bin Salman. Il giovane principe ereditario Mbs per meglio fare intendere quale sia la via del nuovo cambiamento nel Paese ha fatto incarcerare poche settimane prima del crollo del divieto le principali attiviste che per decenni hanno lottato per sedersi dietro al volante.
Le riforme cosmetiche Nei mesi passati, l’erede al trono su cui oggi siede l’anziano padre, re Salman, ha introdotto alcune concessioni – molto cosmetiche e poco di sostanza – in un mondo in cui la donna è pesantemente discriminata: le saudite possono ora andare a vedere allo stadio una partita di pallone, andare al cinema, dove fino a poco tempo fa non andavano neppure gli uomini, visto che non esistevano proprio sale di proiezione. Risultati più di peso erano arrivati nel 2015, quando le donne avevano potuto presentarsi alle elezioni locali, ed essere elette al Consiglio consultivo.
È innegabile come la fine del divieto di guida in Arabia Saudita sia una vittoria massiccia per le donne del regno, che porta conseguenze di peso: la possibilità di muoversi in maniera indipendente consente di andare a lavorare autonomamente. E gli impatti economici – quelli che cerca il giovane principe Mbs, che ha come obiettivo sganciare il regno dalla dipendenza del greggio – non tarderanno a farsi sentire.
Se le donne possono però da oggi mettersi al volante, restano troppe le attività vietate alle saudite in una società retta da leggi religiose ultraconservatrici, in cui la discriminazione è burocratizzata. Come nella quasi totalità dei Paesi islamici una donna eredita la metà della somma data ai fratelli maschi.

22giu/180

Donne e potere, donne di potere

Articolo di Cinzia Sciuto, da Transform Italia (MicroMega 22.6.18) “L’asimmetria di potere che tuttora caratterizza, in pressoché tutti i settori, i rapporti fra uomini e donne agisce per queste ultime come una sorta di zavorra. Se infatti uomini e donne oggi (in Occidente, almeno) si trovano a scalare più o meno la stessa montagna, i primi lo fanno con uno zainetto leggero e potendo quindi sfruttare al meglio le loro energie, le donne invece hanno uno zaino grosso e pesante, con il quale devono costantemente combattere. E questo non certo per la cattiva volontà di certi uomini, ma per ragioni politiche, sociali e culturali di fondo.”

“”Quando Maria Elisabetta Alberti Casellati è stata eletta, prima donna nella storia della Repubblica, presidente del Senato, l’opinione pubblica si è divisa fra: “Ottima notizia, finalmente una donna” e “Pessima notizia, Casellati è tutto fuorché dalla parte delle donne”. Le due affermazioni sono solo apparentemente in contraddizione, perché rispondono in realtà a due domande diverse. Una è: basta essere una donna per fare politiche progressiste? La risposta è evidentemente no, e di esempi ne abbiamo talmente tanti che qualunque tentativo di sostenere ancora una simile tesi essenzialista si scontra con i semplici dati di fatto. E quando i dati smentiscono una ipotesi, è l’ipotesi che va accantonata, non certo i fatti.
Che alcune (ripeto: alcune, non tutte) donne in posizioni di potere mostrino una certa attenzione a questioni a cui molti (anche qui: molti, non tutti gli) uomini non pensano proprio, non ha a che fare con quel cromosoma X in più che ci differenzia dai maschi della nostra specie, ma esclusivamente con il fatto che con ogni probabilità quelle donne hanno vissuto – personalmente o per tramite della storia collettiva del genere a cui appartengono – delle esperienze di discriminazione che le hanno rese più avvertite nei confronti di certe questioni.

17giu/180

Julia Kristeva. De Beauvoir.Quando la donna divento’ soggetto

Articolo di Francesca Rigotti (Sole 17.6.18) su libro “Simone de Beauvoir.
La rivoluzione del femminile di Julia Kristeva, Donzelli, pagg. 140, € 19″

“”Il prossimo anno ricorrerà il settantesimo dalla pubblicazione di Il secondo sesso, di Simone de Beauvoir (1949), ma non è una cattiva idea cominciare fin d’ora a celebrarlo. Perché quel libro ha rappresentato un evento culturale, una svolta antropologica, una rivoluzione copernicana: con esso, grazie ad esso il soggetto donna si afferma sulla scena dalla quale non sarà più possibile cacciarlo via. E questo per merito di una filosofa e scrittrice, aristocratica, esistenzialista e comunista nonché femminista dell’uguaglianza, il cui status di autrice originale, col suo approccio che è una sintesi di esistenzialismo, hegelianesimo, marxismo e antropologia, si è finalmente consolidato dopo decenni di alterna fortuna. Lo riconosce Julia Kristeva, migrante venuta da lontano non normalista francese, a sua volta femminista differenzialista e teorica della psicoanalisi, disciplina verso la quale Simone de Beauvoir non nascondeva la propria antipatia e diffidenza.

16giu/180

La liberta’ femminile non è negoziabile

Articolo di Francesca Lazzarato (manifesto 16.6.18) “TEMPI PRESENTI. A proposito dell’occupazione femminista delle università cilene. I primi segnali nel 2016. E da due mesi mobilitazioni nelle facoltà e cortei con il supporto di molte donne. No alle disuguaglianze e agli atti di misognia diffusa, da parte di professori e insospettabili intellettuali. Via i docenti accusati di aver molestato o violentato studenti e, ricercatrici. La richiesta più forte è però di andare verso una «educazione non sessista» di tutte le differenze”

“”Quando, all’inizio del 2016, Macarena Orellana e Dina Camacho, studentesse della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Universidad de Chile, accusarono di molestie Leonardo León, Direttore del Dipartimento di Storia, il loro esposto rischiò di impantanarsi in una delle concilianti risoluzioni del Senato Accademico che, com’era accaduto in passato, si sarebbe limitato a una multa e un richiamo verbale, se dopo quella di Macarena e Dina non fosse arrivato un diluvio di nuove denunce, costringendo il professore ad abbandonare il suo incarico. Questa è, probabilmente, una delle scintille che insieme a mille altre hanno finito per appiccare il fuoco divampato nel corso degli ultimi due mesi nelle Università cilene, anche se le ragioni e le cause di quella che in Cile tutti chiamano la ola feminista non sono da cercare solo nelle proteste per gli abusi, i ricatti sessuali e gli stupri da parte di compagni di studi e professori, confluite il diciassette aprile di quest’anno (contemporaneamente, in virtù di un’inattesa giustizia poetica, alla condanna del professor León a nove anni di carcere per aver violentato la propria figlia) nella prima occupazione compiuta esclusivamente da studentesse: un fenomeno che si è esteso con incredibile rapidità, chiudendo ai maschi le porte degli istituti universitari, perché, dicono le ragazze,«non vogliamo incontrare i nostri abusatori nei corridoi».
FACOLTÀ CHIUSE, dunque, e rivendicazioni aperte.

15giu/180

Poche donne il cambiamento e’ rinviato

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 14.6.18)

“”Cinque donne soltanto tra ben 45 tra viceministri e sottosegretari. Una percentuale più bassa di quella già ridotta tra i ministri: 5 su 18.
Il Parlamento con la percentuale di elette più alta da che le donne hanno avuto il diritto di voto ha partorito uno dei governi più maschili (e maschilisti). Persino le Pari opportunità e le Politiche per le famiglie sono affidate a uomini, il che potrebbe essere accettabile solo se significasse una condivisione di responsabilità a tutti i livelli, non la proterva affermazione di un potere squilibrato. Ce lo si poteva aspettare, visto che nelle trattative di governo la scena è stata dominata da maschi, con l’eccezione della silenziosa presenza di Giulia Grillo, ora ministra della Salute. Anche nel contratto di governo le Pari opportunità non appaiono tra i temi rilevanti in un Paese che pure avrebbe molto da fare in questo campo. E delle donne si parla solo come potenziali madri e addette alla cura dei famigliari, mentre ci si appresta a colpirle riformando la legge Fornero.

27mag/180

La Chiesa irlandese e’ screditata e a Roma sono in lutto

Articolo di Luca Kocci (Fatto 27.5.18) “Vaticano. Duro intervento di monsignor Paglia, profilo più basso, invece, da parte dei vescovi locali”

“”«Non c’è nessuna vittoria da cantare e tanto meno da gioire, tutto ciò che in qualche modo il lavoro sporco della morte non ci rende particolarmente lieti». È dura la reazione del Vaticano al risultato del referendum che legalizza l’aborto in Irlanda. Viene affidata a monsignor Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, che rilascia una dichiarazione a Vatican News, il portale di informazione della Santa sede. L’esito del voto irlandese «ci deve spingere ancora di più non solo a difendere la vita, ma a promuoverla e accompagnarla, creando le condizioni perché non si avverino, non avvengano decisioni drammatiche, perché è sempre un dramma quando si decide di interrompere una vita», prosegue Paglia, secondo cui «c’è nell’aria un atteggiamento di individualismo che oscura e spinge a dimenticare i diritti di tutti, compreso quello di chi deve nascere».

27mag/180

Irlanda, l’autorevolezza ritrovata con la parola

Articolo di Luciana Castellina (Fatto 2 7.5.18)

“”Come ogni giorno anche stamattina un drappello di donne – undici, per l’esattezza – è partito in aereo dall’Irlanda per traversare il canale e andare ad abortire nel Regno Unito. Sono le “privilegiate”, quelle che hanno i mezzi per farlo. Le altre, centinaia di altre, continueranno a ricorrere alla pillola abortiva on line, altrettanto illegale e soprattutto pericolosa, perché non esistono controlli sanitari su chi la vende.
La storica vittoria di venerdì 25 al referendum che ha cancellato l’art. 8 della Costituzione del Paese e ha finalmente riconosciuto il diritto delle donne a decidere se diventare o meno madri apre infatti solo la strada al varo di una legge che dovrà esser presentata, discussa, votata. Ci vorranno ancora mesi. E, comunque, resterà tagliato fuori un altro milione di irlandesi, quelle dell’Irlanda del Nord, come è noto tutt’ora suddite del Regno di sua Maestà Britannica, e però private del diritto riconosciuto alle inglesi. In un pezzo dell’isola sanguinosamente diviso su tutto, su una sola cosa protestanti bigotti e cattolici che nella religione hanno trovato il modo di difendere la loro autonoma identità nazionale, sono in accordo: sulla pelle delle donne.