Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

22nov/170

Non Una Di Meno: «Abbiamo un piano ed e’ femminista»

Articolo di Alessandra Pigliaru (manifesto 22.11.17) “25 novembre. Verso la manifestazione di sabato, a Roma e in altre piazze. Presentata la sintesi «contro tutte le forme di violenza di genere». I punti principali: centri antiviolenza, educazione, formazione, reddito garantito”

“”In contemporanea a Roma e Milano, ieri sera Non Una Di Meno ha presentato il primo «Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere». Si tratta di una sintesi articolata in numerosi punti di cui conosceremo la più articolata stesura il 25 di novembre. In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Non Una Di Meno – oltre ad aver annunciato la manifestazione di piazza (forte del grande riscontro dell’anno scorso) – renderà nota la versione completa. Sarebbe tuttavia ingeneroso leggere questa primo confronto pubblico avvenuto ieri come una mera anticipazione poiché dal testo si evincono già, e si chiariscono, molti dei punti programmatici del progetto politico originario, inteso come articolata scommessa di tenere insieme più linguaggi, più pratiche politiche e – soprattutto – più esperienze intergenerazionali. Il focus, oggi come allora, ruota intorno ai centri antiviolenza, «luoghi di elaborazione politica, autonomi, laici e femministi al cui interno operano esclusivamente donne e il cui obiettivo principale è attivare processi di trasformazione culturale e politica e intervenire sulle dinamiche strutturali da cui origina la violenza maschile e di genere sulle donne».

21nov/170

Violenza sulle donne, leggi inefficaci

Articolo di Flavia Amabile (Stampa 21.11.17) “L’analisi della commissione parlamentare: denunce sottovalutate e scarsa formazione degli operatori Quasi 3 milioni di vittime da parte di compagni ed ex. Umbria maglia nera per i delitti di genere”

“”La violenza di genere e il femminicidio sono ancora una realtà in Italia, nonostante leggi, manifestazioni e battaglie condotte a ogni livello. Il documento messo a punto dalla Commissione parlamentare di inchiesta istituita a gennaio denuncia con chiarezza i problemi, i vuoti legislativi, gli ostacoli ancora da superare. Si va dalla formazione dei soggetti che hanno il compito di agire in caso di violenza di genere per evitare che sottovalutino gli episodi denunciati, all’assenza di coordinainamento di chi deve prendere provvedimenti, alla necessità di creare a livello investigativo pool antiviolenza sul modello di quelli antimafia nella lotta alla criminalità organizzata. Sono alcuni dei suggerimenti segnalati dalla Commissione in quello che viene definito un documento «che si propone di fornire un quadro intermedio» del fenomeno ricordando anche i dati portati durante le audizioni da Istat, ministero dell’Interno e forze dell’ordine.

21nov/170

La strage silenziosa. Montenegro, Europa: non e’ un Paese per bambine”

Articolo di Gian Antonio Stella (Corriere 21.11.17) “L’aborto selettivo, con i genitori che «scartano» le femmine per avere un maschio, è sempre più diffuso
Un orrore che viene da lontano”

“”Un pugno in faccia. Ben dato a tutti quei genitori della repubblica balcanica che, nel solco di barbariche tradizioni patriarcali, sempre più spesso decidono di scegliere il sesso dei figli liberandosi subito, con un aborto selettivo, delle femmine. Un aborto che non c’entra nulla con le scelte tormentate e strazianti di tante donne che rivendicano quel sofferto diritto di decidere, ma ha a che fare piuttosto con lo shopping («prendiamo il corredino azzurro o quello rosa?») e con la «cultura dello scarto» su cui martella papa Francesco. Certo, l’allarme per la diffusione dell’aborto selettivo che scarta le future bambine non è una novità. C’è chi lo chiama «gendercidio» e chi, forse più correttamente, «ginecidio». Quel che è sicuro è che si tratta di un eccidio di proporzioni spaventose. Dice tutto la denuncia nel 1990 dell’economista e filosofo indiano Amartya Sen, che due anni prima aveva ricevuto il premio Nobel per l’economia: «Mancano, nel mondo, almeno 100 milioni di donne». Un numero spropositato, avrebbe annotato la biologa e giornalista scientifica Anna Meldolesi nel libro «Mai nate», pari a quello delle donne che vivono in Francia, Germania e Italia messe insieme: «Una perdita numericamente superiore alle vittime delle guerre mondiali, o delle carestie del XX secolo, o delle grandi epidemie». Un numero che continua a crescere, crescere, crescere. Basti dire che il dossier dell’Onu sulle popolazioni asiatiche presentato a Bangkok cinque anni fa stimava già in 117 milioni le donne che mancavano all’appello.

19nov/170

Verso il 25 novembre. Il lungo silenzio che ferisce le donne

Articolo di Elisabetta Rasy (Sole 19.11.17) “La denuncia di violenze è stata messa a tacere nel corso della storia Solo da poco ha ottenuto uno spazio pubblico e un accenno di ascolto”

“”Di fronte al cupo e regolare rimbombo degli omicidi, quello che si chiama sbrigativamente femminicidio, cioè vite femminili spezzate con violenza e furore da persone contigue e non da criminali occasionali, spesso si tende a dire che si tratta della reazione dei maschi sviliti di fronte al nuovo potere e alla nuova libertà femminile che essi, i maschi impauriti, non sarebbero in grado di accettare. Ma le cose stanno davvero così? Basta uno sguardo alla cronaca per rendersi conto che la violenza contro le donne è orizzontale: dagli stupri indiani a quelli dell’Isis, dalle bambine forzate al matrimonio alle punizioni corporali per le colpevoli di adulterio secondo la legge islamica, dalle pratiche di aborto selettivo – selettivo cioè dei feti femminili – alle figlie femmine chiuse in orfanotrofi lager in Cina e ai dati dell’obitorio di Ciudad Suarez con le migliaia di ragazze brutalizzate e uccise, è impossibile non rendersi conto che la mappa delle violenze non conosce confini e riguarda il mondo occidentale evoluto come quelle aree più remote dove lo sviluppo economico e sociale fatica ad arrivare. E basta poi dare uno sguardo al passato, ai libri di storia e di letteratura, per capire che la violenza femminile è anche verticale, comincia dal mito, per esempio il sacrificio di Dafne per sfuggire ad Apollo, come lo racconta magnificamente Ovidio o come superbamente l’ha scolpito Bernini: uno stupro fatto ad arte, potremmo definirlo.

14nov/170

Sessualita’. Il porno 2.0? Vietato toccarsi

Articolo di Luigi Zoja (espresso online 13.11.17 “Si chatta, si regalano virtualmente parti del corpo mentre ci si incontra meno. E riappare trionfante la masturbazione, che dal ’68 si credeva in declino. Diminuisce il contatto reale tra i sessi, che da sempre e in tante forme ha nutrito la società”

“”In natura è il corpo femminile che assicura la sopravvivenza dei gruppi. Questo corpo interessa i maschi per più di un motivo. Secondo diverse ricostruzioni, i maschi avrebbero preso il dominio nelle società sia per assicurarsene il possesso, sia per controllare che le gravidanze fossero opera loro e non di uno straniero di passaggio. Dal maschio con la clava che, negli stereotipi, trascina per i capelli la femmina, alla libertà sessuale di oggi tutto sembra cambiato. Eppure, sotto i cambiamenti, possiamo rintracciare ciò che non varia. L. è un liceale del ceto medio di una media città europea. Essendo “normale”, è anche bravo col computer, attratto dal corpo femminile e studiare lo annoia. Come rimedio scarica da Internet foto di ragazze poco vestite. Le inserisce nel suo Instagram Account, chiamandole officialhotgirls. Fa lo stesso con un suo Facebook Account battezzandole Scandinavian Girls: poi lo utilizza per far conoscere officialhotgirls e viceversa. Sorpresa: dopo una decina di giorni ha già 5.000 followers. (Io non ho mai avuto Facebook, Instagram, Twitter, ma ho cercato – come mi hanno detto che deve avvenire – di essere invidioso di chi ha tanti followers. Non so se ci sono riuscito, ma trovo la vicenda molto interessante). Poiché i followers di L. leggevano in Internet che il loro numero era in crescita, le ragazze sono state colte da una tentazione: quelle che a loro volta avevano una pagina web hanno cominciato a inviargli delle loro foto provocanti chiedendogli di pubblicarle, in modo da generare un circolo virtuoso che aumentasse la popolarità dei loro siti personali, quindi i loro followers. L. pubblicava le migliori: così, oltre a quelli delle ragazze, crescevano di centinaia alla settimana anche i suoi followers.

13nov/170

L’ambiguita’ tra i sessi e’ anche peggio della molestia

Articolo di Elisabetta Ambrosi (Fatto 13.11.17)

“”Può esistere qualcosa di più insidioso delle molestie e dell’aggressione sessuale esplicita, di cui mezzo mondo sta discutendo? Sì: è il clima di costante e strutturale ambiguità che esiste quando una donna si trova a parlare di un lavoro con un uomo con un potere superiore al suo. Lei sa, e lui glielo conferma, che sarebbe utile gratificarlo, anche solo vestendosi bene, e sensuale, per lui. Lei sa che intrecciare un rapporto informale, intriso di erotismo, anche quando non si arrivi al sesso, è la strada che l’avvicinerà a ciò che sta cercando. Come lo è, ovviamente, avere un rapporto sessuale, con uomini che non sono mostri ma possono anche essere belli, simpatici, ironici.
Ma non è questo il punto. Anche quando una donna si ritrova in una relazione non spiacevole, comunque è a disagio perché non c’è parità. Lo racconta la sua ansia e paura di troncare, perché questo significherà inesorabilmente porte chiuse per lei. Di tutto questo, cioè del fatto che quel rapporto non è paritario, l’uomo che ha più potere spesso è ignaro: crede che ciò che stia accadendo sia una cosa naturale, così come ritiene naturale che del lavoro di cui si stava parlando non si debba più discutere in caso di allontanamento e rottura della relazione.
Invece le cose stanno diversamente e le donne lo sanno. Sono colpevoli? Può darsi. Eppure non sono migliori quegli uomini che neanche si rendono conto di quanto asimmetrici siano certi rapporti basati sulla differenza di potere, e sul timore, che ne consegue, di chi potere ne ha meno e che normalmente è in una posizione di maggiore fragilità.
Perché alla fine (quasi) sempre di questo si parla: un uomo con un ricco stipendio da un lato, una donna precaria o disoccupata, o comunque più povera, dall’altro. Responsabili entrambi di un clima sessualizzato, ma – di sicuro – in proporzione al loro potere e forza economica.”"

10nov/170

“Peccato originale”, sui misteri del Vaticano

Due articoli sul nuovo libro-inchiesta “Peccato originale” di Gianluigi Nuzzi     LEGGI DI SEGUITO

“Peccato originale”, dagli abusi sui chierichetti, ai conti Ior e il caso Orlandi” Articolo di Angela Gennaro (Fatto 9.11.17)
“”Gli abusi all’interno delle mura vaticane, lo Ior e quei “nomi dei correntisti” da non conoscere assolutamente. Ma anche, ancora, il caso di Emanuela Orlandi e la “trattativa tra il procuratore di Roma e due monsignori” per avere notizie sulla tomba della ragazza. Li racconta il giornalista Gianluigi Nuzzi, nel suo quarto libro inchiesta su Vaticano e chiesa, intitolato “Peccato originale” (edito da Chiarelettere). “C’è un primo filo, quello del sangue”, spiega Nuzzi oggi a margine della conferenza di presentazione. “Con la morte di Emanuela Orlandi: si apre uno scenario inquietante, perché la trattativa che documento tra procura di Roma e persone del Vaticano vuol dire che all’interno della Chiesa qualcuno sa”. Il giornalista fa oggi “appello all’allora procuratore reggente di Roma Giancarlo Capaldo affinché dica quello che sappia”. E poi ci sono i soldi, i conti dello Ior. “C’è un blocco di potere che gestisce i conti dei Papi, conti a personaggi impensabili come Eduardo De Filippo che qui si faceva accreditare i soldi che riceveva dall’estero”. C’è il filo del sesso. E degli abusi. “Ho incontrato un ragazzo che ancora oggi si fa quindici docce al giorno perché si sente sporco. Non per quello che ha fatto, ma per quello che ha subito”.

2nov/170

Come battere il divario di genere che ci umilia

Articolo di Linda Laura Sabbadini (Stampa 2.11.17) “La classifica del World Economic Forum fotografa l’abisso di trattamento tra uomo e donna. L’Italia 82esima, dopo il Burundi. I risultati peggiori in due campi:salute e situazione economica”"

“”Il divario di genere è un problema serio in gran parte del mondo e lo è anche nel nostro Paese. Lo dice il World Economic Forum nel suo ultimo rapporto sul Global Gender Gap. Ce lo dicono gli indicatori rilevati dalle Agenzie dell’Onu e dalla Commissione Europea, per quanto di natura diversa e spesso non convergenti tra loro. Secondo i dati del Wef ci vorranno 100 anni per suturare il gap di genere se si continua con questo ritmo, e addirittura 217 a livello economico.
L’Italia secondo il Wef crolla in classifica di ben 32 posizioni passando all’82mo posto su 144 Paesi. E pensate che siamo dietro a Paesi come Burundi, Bolivia, Mozambico, Kazakhstan, Mongolia, Uruguay, Uganda, Perù e potrei continuare per molto. Vi chiederete come sia possibile. Questo indice misura quanta differenza c’è tra uomini e donne in 4 aree fondamentali come economia, politica, salute, formazione. Ciò significa che non importa che le condizioni di salute o del lavoro siano buone o cattive, migliori o peggiori, ma solo se le differenze sono elevate tra uomini e donne e se sono migliorate o peggiorate. Per questo, Paesi come quelli che ho citato, si trovano in una posizione superiore alla nostra in graduatoria: magari presentano peggiori condizioni di salute di maschi e femmine, ma non grandi differenze tra i due sessi. Il Global Gender Gap Index è stato introdotto nel 2006 e fornisce un quadro dei divari di genere in tutto il mondo. Il Report evidenzia anche una classifica dei Paesi, permettendo un confronto anche tra Regioni e gruppi di reddito. Se analizziamo la graduatoria mondiale, al primo posto si colloca l’Islanda, che detiene il primato da 9 anni, seguono in gran parte Paesi Nordici. In particolare Norvegia e Finlandia. Se questi sono i primi 3 posti nella classifica mondiale, interessante è vedere come si collocano i paesi del G7. La Francia eccelle, ponendosi all’11 posto, seguita dalla Germania, UK, Canada, Usa e, penultima, prima del Giappone, l’Italia.

18ott/170

Casi Weinstein: il re e’ nudo (e non e’ una questione morale]

Articolo di Cinzia Sciuto (dal suo blog “animabella” 10.10.17)

Il dibattito sulla vicenda Weinstein (perché si tratta della vicenda Weinstein, non di quella Asia Argento, tanto per cominciare) ha deviato da quello che è il nòcciolo della questione – un uomo di potere che pretende prestazioni sessuali per favorire, o anche solo per non ostacolare, la carriere di diverse donne – verso una serie di considerazioni moraleggianti su quanto è brutto sporco e cattivo l’ambiente del cinema e su quanto, in fondo, queste donne in qualche maniera conoscessero questo mondo e stessero al gioco. Senza arrivare al livello immondo di Libero, che giustamente Asia Argento ha querelato, in molti – anche nel mondo progressista – hanno puntato il dito contro queste attrici che prima avrebbero approfittato della situazione, magari con disgusto ma comunque sfruttandone i vantaggi, denunciando solo a distanza di molti anni, ormai all’apice del successo e quando dunque non avevamo più molto da perdere.

18ott/170

Me too. “Anche io” sono vittima di abusi

Articolo di Francesca Caferri (Repubblca 18.10.17) “Con Alyssa dilaga la social-denuncia. La star Milano lancia #metoo, poi hashtag in italiano e francese. E gli uomini: l’ho fatto”

“”ME TOO. Anche io. E non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo. Perché in fondo lo sapevano già tutti. Nelle università, negli ospedali, negli uffici, nei giornali. Che da quel prof è meglio andarci accompagnate, con quel capo è meglio evitare le trasferte di lavoro. Che quel colloquio è meglio fissarlo al ristorante e la sera il lavoro rimasto è bene portarselo a casa invece di rimanere fino a tardi alla scrivania. Perché molestano le donne. Eppure c’era proprio bisogno di dirlo perché tutti aprissero gli occhi e smettessero di far finta di nulla. O di sorridere facendo la battutina di turno. In tempi di social sono decine di migliaia le donne che dopo lo scandalo di Harvey Weinstein che ha scosso Hollywood lo stanno facendo, in tutto il mondo. #MeToo, l’hashtag lanciato dall’attrice Alyssa Milano, protagonista della serie di culto “Streghe”, nel giro di 48 ore ha fatto il giro dei social affiancandosi e superando, con la forza di quella lingua franca che è l’inglese, quelli nati negli altri idiomi. #quellavoltache in italiano e #balancetonporc in francese, per citare quelli più vicini a noi.