Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

18apr/180

Noi, maschi sgomenti, alla fine siamo rimasti nudi

Articolo di Roberto Finzi (Fatto 18.4.18)

“”Molto si discusse, quando si pensava a una “costituzione” europea, delle radici dei nostri attuali valori identificandoli nelle culture classica e giudaico-cristiana, imbevute e portatrici di umanesimo. Ma pure, a chi si interroghi sulla plurimillenaria subjection of women, per usare il titolo di un saggio di John Stuart Mill del 1869, dell’idea che ogni male dell’umanità sia stato originato dalla donna (e proprio per questo ogni costituzione o dichiarazione dei diritti deve ancor oggi ossessivamente riaffermare il rispetto dell’eguaglianza tra i sessi). Quando Zeus volle vendicarsi di Prometeo e dei suoi protetti, gli umani, pensò di inviare loro una grave sventura. Ordinò agli dei di plasmare un essere “simile a una vereconda fanciulla”, Pandora, da cui iniziò “la stirpe funesta e la razza delle donne”. Funesta perché la donna cui era stato affidato un vaso con l’ordine di non aprirlo disubbidì e per il mondo si sparse ogni male. Finì così l’originaria “età dell’oro” in cui gli uomini vivevano senza il bisogno di lavorare e privi di malattie “che recano agli uomini la morte”. Solo la speranza rimase nell’orcio. Parola del più antico poeta greco la cui identità sia certa, Esiodo. La Bibbia poi, si sa, attribuisce a Eva la cacciata dell’uomo dal paradiso terrestre. Se si guardano le cose attentamente si scorge un fatto curioso: in entrambi i casi la donna disobbedisce per due caratteri distintivi, “alti” dell’essere umano.

18apr/180

Henry Naylor. Il potere si esercita sul corpo delle donne

Articolo di Anna Bandettini (Repubblica 18.4.18) “Il conflitto tra società occidentale e mondo musulmano il suo pallino.

Henry Naylor scrittore inglese, classe 1966, ha firmato nel 2014 The Collector, dramma sulla guerra in Iraq e sugli interessi poco umanitari che hanno reso sempre più tesi i rapporti tra l’Occidente e i Paesi Arabi, e l’esito è stato uno dei successi più clamorosi della stagione teatrale britannica. L’anno dopo Naylor vince con Echoes il premio del Fringe Festival di Edimburgo, e anche in questo testo affronta il tema Oriente-Occidente, e si concentra sul fondamentalismo religioso nella cultura musulmana e in quella occidentale, osservandolo dal punto di vista femminile, dal modo in cui le due religioni guardano la donna e il corpo della donna. Naylor affronta il tema della violenza culturale oltre che fisica sulla donna, il suo assoggettamento alle regole maschili e religiose. Echoes si è rivelato un successo nell’off londinese, in Usa e Australia, e ora arriva da noi (da domani al Teatro India con una produzione del Teatro di Roma con la regia di Massimo De Michele e in scena Francesca Ciocchetti e Federica Rosellini nei ruoli delle due protagoniste, Samira e Tillie, separate da quasi due secoli di distanza e dalla cultura di provenienza). Tillie, in quanto ragazza inglese d’epoca vittoriana, è data in moglie a un ufficiale dell’esercito britannico di stanza in Afghanistan. Proprio a Kabul Tillie prende coscienza della costrizione a cui il marito violento la obbliga e si ribella nel modo più drammatico. Una storia simile, parallela ha Samira, ragazza di oggi, musulmana in Inghilterra: le notizie della Siria, il richiamo alla fede religiosa, la spingono a entrare nel mondo delle “mogli della Jihad”, le donne che sposano i guerriglieri dello Stato islamico per sostenerli nella Guerra contro i popoli infedeli. Ma sarà proprio in quel ruolo che Samira scoprirà la vera faccia del fondamentalismo e la violenza perpetrata sulla donna.

16apr/180

Prostituzione: liberta’ o sfruttamento?

Articolo di Maria Concetta Trigali (pubblicato su MicroMega e sul blog Animabella di Cinzia Sciuto “Un dibatito che divide anche le femministe”

“”La libertà di disporre del proprio corpo giunge fino al diritto di vendere prestazioni sessuali? O la prostituzione cela sempre – anche quando è scelta in piena libertà – uno sfruttamento del corpo della donna e dunque in ultima analisi una forma di violenza? È una questione che divide da sempre non solo la società nel suo complesso, ma anche il mondo femminista. E i governi hanno adottato gli approcci più diversi per gestire il fenomeno: dal “modello svedese” che punisce i clienti a quello della depenalizzazione sperimentato in Germania. E le femministe, appunto, si dividono. Da un lato le sex (e i) sex worker reclamano la possibilità di esercitare la propria professione in maniera regolamentata, il che significherebbe anche trasparente e sicura sotto il profilo dell’assistenza sanitaria. Dall’altro molte associazioni femministe esprimono la preoccupazione che regolamentare la prostituzione significhi di fatto accettare lo sfruttamento sessuale delle donne.

25mar/180

Polonia. «Stop aborto», le donne in piazza contro Kaczynski

Articolo di Giuseppe Sedia (manifesto 25.3.18) “Il governo, pressato dalle gerarchie ecclesiastiche, prende tempo di fronte alla mobilitazione delle donne (e degli uomini) contro la legge che vuole limitare l’interruzione di gravidanza solo ai casi di stupro e di pericolo per la vita della madre”


“”VARSAVIA Il governo polacco prende tempo mentre le manifestanti affilano gli artigli. Varsavia e le altre città del paese protestano contro un provvedimento che mira a mettere fuori legge le interruzioni volontarie di gravidanza anche in caso di malformazioni del feto. La legge ora sarà esaminata dalla commissione per la famiglia e gli affari sociali nella seconda settimana di aprile. Un comunicato della chiesa polacca del 14 marzo scorso aveva spinto i deputati del Sejm, la camera bassa, a rimboccarsi le maniche per far approvare alla chetichella una discussa legge di iniziativa popolare presentata dal think thank pro-life «Zycie i Rodzina Kai Godek». È stata una sorta di tregua pasquale dopo una settimana di manifestazioni culminate nel «venerdì nero»: secondo gli organizzatori almeno 90mila cittadini sono scesi in piazza nella sola Varsavia per dire «nie» alla legge. Ma il governo non sembra disposto a fare marcia indietro su una misura che sta molto a cuore allo stesso Jaroslaw Kaczynski, leader del partito della destra populista Diritto e giustizia (PiS). «Il nostro partito non è disposto a rinunciare in nessun caso al divieto di aborto in caso di ’malattie del bambino’», ha ribadito.

22mar/180

I femminicidi. L’uomo senza educazione sentimentale

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 21.3.18)

“”Di fronte al ripetersi quasi quotidiano di femminicidi tutte le parole sembrano inutili, non solo perché già dette e ripetute, ma perché paiono non produrre alcun cambiamento. Certo, possiamo continuare a consigliare alle donne che si trovano in rapporti violenti di andarsene e denunciare. Ma, come testimoniano almeno due dei femminicidi più recenti, andarsene e denunciare non sempre basta. Chi ha deciso di uccidere per “vendicarsi” dell’affronto dell’abbandono trova sempre il modo di farlo. Lo trova anche se gli è stato fatto divieto di avvicinarsi. Lo trova anche se è stato condannato a una pena detentiva per le violenze commesse. Non sostengo che le denunce e le pene non servano. Così come sono convinta che occorra dare più risorse ai centri anti-violenza, perché offrano consulenza competente e rifugio temporaneo a chi non sa dove andare o ha bisogno di nascondersi dal persecutore.
Tuttavia, proprio la trasversalità — per età, istruzione, ceto, professione, territorio — del fenomeno induce a pensare che occorre anche intervenire alla radice.

21mar/180

Sana rivolta verso una sessualità miserrima

Articolo di Mariangela Mianiti (manifesto 20.3.18) “Habemus Corpus. Un appunto e una considerazione sulle parole di Papa Francesco sulla prostituzione”

“”«Chi va con le prostitute è un criminale. Questo non è fare l’amore, questo è torturare una donna. È uno schifo! Alcuni governi cercano di fare pagare multe ai clienti. Ma il problema è grave, grave, grave. E qui in Italia, parlando di clienti, è verosimile che il 90% siano battezzati, cattolici. Vorrei che voi giovani lottaste per questo. Se un giovane ha questa abitudine la tagli. La tratta e la prostituzione sono crimini contro l’umanità, delitti che nascono da una mentalità malata secondo cui la donna va sfruttata».
Così ha parlato Papa Francesco, ieri, durante il colloquio con i giovani nella riunione pre-Sinodo al pontificio collegio internazionale Maria Mater Ecclesiae di Roma. Più chiaro di così non poteva essere e questo vale sia per chi sogna di cancellare la legge Merlin, sia per chi vorrebbe regolamentare la prostituzione, magari copiando la legge approvata in Germania nel 2002 dal governo guidato dal socialdemocratico Gerhard Shröder. Tuttavia, a Francesco è scappata una frase piuttosto infelice quando ha detto: «Non c’è femminismo che sia riuscito a togliere questa mentalità dalla coscienza maschile, dall’immaginario collettivo».

17mar/180

Violenza sulle studentesse Usa.

Da Fatto 17.3.18 “I carabinieri: “Ci siamo comportati da maschietti”

“” “Ci siamo comportati da maschietti”: sarebbe questa la risposta data durante l’interrogatorio alla pm Ornella Galeotti da uno dei due carabinieri accusati di aver violentato due studentesse americane a Firenze il 7 settembre scorso, dopo averle accompagnate a casa con l’auto di servizio. Entrambi i militari – l’appuntato Marco Camuffo e il militare scelto Pietro Costa – hanno affermato davanti al pubblico ministero che sarebbero state le ragazze a prendere l’iniziativa, e di non essersi accorti che erano ubriache. A far partire le indagini era stata la denuncia delle due studentesse, di 20 e 21 anni:

12mar/180

“Erano piu’ interessati all’abbigliamento che ai miei risultati”

Intervista a Dorsa Derakhshani di Anna Lombardi (Repubblica 12.3.18) “Parla la diciannovenne campionessa che ha lasciato Teheran e ora spera nella nazionale Usa”

“”NEW YORK Avevo sette anni: le altre bambine indossavano il velo, anche se a quell’età non è obbligatorio, ma a quel mio primo torneo di scacchi per under8 io andai vestita da principessa, con la tiara in testa. Ero carina, i miei genitori hanno ancora le foto. Ma la cosa straordinaria fu che vinsi: una sorpresa, visto che gli altri avevano i loro allenatori mentre io venivo dal nulla, avevo solo fatto un corso». La campionessa di scacchi iraniana Dorsa Derakhshani, 19 anni ancora ride evocando il suo debutto. Ma si rabbuia subito ricordando che un anno fa, era il febbraio 2017, la Federazione del suo Paese le ha proibito di competere in Iran o indossare i colori iraniani, rea di “aver danneggiato gli interessi nazionali” giocando a capo scoperto al torneo Tradewise di Gibilterra. Così la seconda più brava scacchista dell’Iran, 185esima nel mondo, si è trasferita in America, accettando una borsa di studio dell’Università di Saint Louis. Ad aprile parteciperà al suo primo torneo americano ed entro un anno, spera, indosserà i colori della nazionale: a stelle e strisce. Da Teheran a St. Louis il viaggio è lungo. Cambiare vita per un velo? «Ho giocato per la nazionale iraniana dal 2011 al 2015. Quando rappresentavo il mio Paese seguivo le regole, comprese quelle sugli abiti. Il velo non mi infastidiva, ero concentrata sul gioco, non mi sentivo in trappola. Presto mi sono però resa conto che agli uomini della Federazione importava più come vestivo che come giocavo. Nel 2014 agli Asian Championship – che avevo già vinto tre volte – mi fecero una scenata per certi jeans che indossavo. Risposi che non avrei giocato se non mi lasciavano stare.
Mi fu chiaro che tenevano più al velo che alla testa che c’era sotto».

11mar/180

Iran, chi ha paura delle signore senza velo

Articolo di Tiziana Della Rocca (Fatto 11.3.18) “La condanna. Tre mesi di reclusione per “avere pubblicamente incoraggiato la corruzione morale”

“”È arrivata la notizia, non a caso a ridosso della festa della donna, dell’arresto della coraggiosa attivista anti hijab in Iran. La sua identità è nascosta, come se fosse un bene tenerla celata, eppure, come per una illuminazione, sembra proprio si tratti di Vida Movahed, la cui foto con il velo tra le mani, fece il giro del mondo e lo commosse, e spronò altre donne alla ribellione, a combattere la cupezza di certi uomini che le vorrebbero mute. Le triti ombre l’accusano di “avere pubblicamente incoraggiato la corruzione morale”, tre mesi e poi fuori, ma il feroce Abbas Jafari Dolatabi, il procuratore capo di Teheran, ha già detto che farà di tutto affinché la donna resti tutti i 24 mesi in carcere. E poi? Chissà. Si entra in certe prigioni, e le donne, una volta uscite, si sentono poi sotto osservazione costante, come se avessero dei guardiani che, godendo della loro spietatezza, le sorveglino giorno e notte.
Per capire da cosa sorge l’attuale protesta delle donne in Iran, occorre tornare al marzo del 1979 quando la rivoluzione iraniana non era ancora khomeinista e le donne chiamarono la femminista americana Kate Millet il 6 marzo del 1979 a festeggiare: trappole su trappole, proprio quel giorno Khomeini fece un discorso a Qom, invocando l’obbligo dell’hijab per tutte le donne.

8mar/180

Leïla Slimani “Il Maghreb si salvera’ solo con la rivoluzione sessuale”

Intervista a Leila Silmani di Anais Ginori (Repubblica 8.3.18)

“”PARIGI Leïla Slimani è da mesi al centro dell’attenzione in Francia. La giovane scrittrice ha vinto il premio Goncourt un anno fa con il suo secondo romanzo, Ninna Nanna, è stata scelta da Emmanuel Macron come ambasciatrice della “francofonia”, ha scritto un testo sul «diritto a non essere importunata» ripreso su Repubblica, in risposta al controverso appello pubblicato da alcune intellettuali, tra cui l’attrice Catherine Deneuve. Un mese prima che scoppiasse lo scandalo Weinstein, Slimani, 35 anni, aveva firmato I racconti del sesso e della menzogna, raccolta di testimonianze femminili nel suo paese natale, il Marocco, nella quale denuncia l’ipocrisia di una società in cui sono ancora proibiti adulterio, omosessualità, rapporti prematrimoniali. «In Marocco — spiega — prima di essere un individuo, la donna è una madre, una sorella, una moglie, una figlia. È la garante dell’onore familiare e, peggio ancora, dell’identità nazionale. La sua virtù è una questione pubblica».
Lei concorda con Kamel Daoud sul fatto che esiste una “miseria sessuale” nel mondo arabo?