Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

17dic/180

“SESSO” – Le parole della laicita’

Dalla rubrica di MicroMega “Le parole della laicità” a cura di Edoardo Lombardi Vallauri (18.7.17)

“”Le parole della lingua sono gravate da componenti che ci impongono una visione del mondo molto di parte. Spesso questa visione ci danneggia, e arriva a impedirci (anche per tutta la vita) di vivere le cose per quello che sono. Se diciamo Pia va con tutti, o è stata con Mario, quello che gli altri capiscono da predicati così generici (andare, stare) è quasi sempre l’accoppiamento sessuale. Questo avviene perché sanno che se si trattasse di qualsiasi altra attività nessuno sceglierebbe di usare verbi così vaghi da non dire niente, e la chiamerebbe direttamente con il suo nome: Pia parla con tutti, ha cenato con Mario. Se qualcosa non viene chiamato con il suo nome, è probabile che si tratti di sesso, perché di sesso non si può parlare nello stesso modo in cui si parla delle altre cose. Non c’è una vera e propria proibizione che impedisce di parlare di sesso; peggio: c’è un dispositivo linguistico per cui, anche non riconoscendo nessuna proibizione, se proviamo a parlare di sesso non possiamo farlo come con tutto il resto. La ragione è che le parole che riguardano il sesso sono inquinate. Non si può usarle impunemente. Herbert Marcuse, in Eros e Civiltà, lamentava che “le parole che si riferiscono a questa sfera hanno un tono di sermone, o un tono osceno”. Il risultato è che, se vogliamo parlarne, non possiamo evitare di avallare anche noi la condanna del sesso: basta menzionarlo per partecipare al suo screditamento, che è contenuto in quasi tutti i termini che la lingua ci mette a disposizione per riferirsi ad esso.

4dic/180

«Noi, maggioranza senza potere»

Articolo di Monica Ricci Sargentini (Corriere 4.12.18) “Le donne e l’idea di un nuovo soggetto politico”

“”Le donne in Italia sono il 51,3% della popolazione, eppure il loro potere è ridotto al minimo. Sui giornali le firme delle editorialiste si contano sulla punta delle dita. La politica ormai parla solo al maschile, soprattutto a sinistra. Le donne sono sparite, messe in un angolo a guardare. E lo stesso accade nel mondo del lavoro dove sono sommerse da una scansione dei tempi maschile ben rappresentata dalle riunioni interminabili cui partecipano. Come uscire dall’angolo? Se lo sono chieste diverse femministe in un’affollata e molto sentita assemblea sabato scorso alla Casa Internazionale delle Donne di Roma. «La civiltà è nella mani delle donne. Oggi più che mai: facciamoci avanti» il titolo dell’incontro che si proponeva di «ragionare della miseria di una politica sempre più misogina». «Abbiamo un’enorme potenza ma non abbiamo governo — dice Alessandra Bocchetti, una delle figure fondanti del femminismo italiano —. C’è ancora chi vorrebbe convincerci che siamo aggiuntive, non indispensabili. Siamo stufe di essere trattate da minoranza quando siamo la maggioranza».

29nov/180

Approvato «Codice Rosso», priorita’ alla violenza domestica

Articolo di Shendi Veli (manifesto 29.11.18) “Giustizia. Il ddl firmato dai ministri Bongiorno e Bonafede velocizza l’iter giudiziario per denunce di stupro, maltrattamenti e atti persecutori. Ma continuano i tagli ai servizi sul territorio”

“”La violenza di genere non può aspettare. É affermato nel disegno di legge «Codice Rosso» approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. La misura, annunciata dal premier Conte lo scorso 25 Novembre nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, nasce dalla collaborazione dei due alleati di governo. I primi due firmatari sono infatti la Ministra della Pubblica Amministrazione Bongiorno, già impegnata nella lotta alla violenza di genere con la fondazione «Doppia Difesa», e il ministro della Giustizia Bonafede.
IL PROVVEDIMENTO modifica il Codice di Procedura Penale in cinque punti. Ad esempio con la rettifica dell’articolo 347 si estende ai reati di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni gravi, compiuti da parenti o conviventi della vittima, l’obbligo per le forze di polizia di trasferire con immediatezza la denuncia alla procura senza poterne valutare l’ urgenza. Precedentemente la tempestività di queste comunicazioni ai pm era invece arbitraria.
È IL RICONOSCIMENTO dell’urgenza, come elemento imprescindibile nella trattazione dei casi di violenza sulle donne, il principio che ispira tutto il disegno di legge. Anche per le procure i tempi vengono ridotti.

28nov/180

Parita’ di Genere

Dal sito del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite UNIRIC, Brussels (28.11.18):

Obiettivo 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

“”Mentre il mondo ha fatto progressi nella parità di genere e nell’emancipazione delle donne attraverso gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (tra cui la parità di accesso all’istruzione primaria per ragazzi e ragazze), donne e ragazze continuano a subire discriminazioni e violenze in ogni parte del mondo.
La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace.
Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera.
Fatti e cifre
• Circa i due terzi dei Paesi in regioni in via di sviluppo hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria

24nov/180

Prevaricazione patriarcale

Due articoli sulla violenza nei confronto delle donne LEGGI DI SEGUITO

“Le cifre da capogiro della prevaricazione patriarcale’ di Alessandra Pigliaru (manifesto 24.11.18) “Dal cielo alla terra. Pubblicata la prima indagine Istat sulla violenza maschile contro le donne. Una mappatura dei centri antiviolenza”
“”Nel mondo, una donna su tre, vive violenza fisica o sessuale da parte, principalmente, del proprio partner. L’Organizzazione mondiale della sanità la chiama «la più diffusa e meno segnalata delle violazioni dei diritti umani». L’analisi dell’Oms, seppure sia preziosa perché arriva alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza maschile alle donne, conferma e solleva un problema più cogente. Non si tratta infatti di una contingenza storica bensì di una strutturale prevaricazione di un sesso su un altro. Recuperare i dati relativi alle violenze è specchio drammatico del presente, ma dice anche la temperatura, sociale e politica, dell’umano. In questo caso, di un rapporto che è di dominio e di morte, nei casi di femminicidio.

23nov/180

L’obiezione di coscienza e’ una piaga che non si estirpa.

Articolo di Elisabetta Canitano (manifesto 23.11.18) “ Domani in piazza si chiederà una sanità laica che abbia al centro la salute delle donne”

“”La giornata di domani contro la violenza sulle donne deve essere motivo per una riflessione sull’obiezione di coscienza. L’obiezione di coscienza nasce nel 1978 nella legge per quei ginecologi che si siano specializzati non prevedendo che l ’aborto sarebbe stato fra i loro compiti. Allora il Vaticano invitò il personale che lavorava nei presidi ospedalieri a obiettare in blocco, elettricisti e cuochi compresi. Questo tentativo di rendere inapplicabile la legge ha camminato nel nostro paese non solo e non tanto sul tentativo di impedire la libera scelta delle donne nel primo trimestre. Si trova sempre una ginecologa che applica la legge.

22nov/180

“Aborto spontaneo, non ti curo” licenziato il medico obiettore

Articolo di Giuseppe Del Bello (Repubblica 22.11.18) “Napoli, rifiutato l’intervento d’urgenza in ospedale. La donna aveva rischiato di morire”

“”Napoli Medico obiettore licenziato dalla Asl. In tronco, per omissione di assistenza. A rischiare la vita è stata una donna incinta, alla 18esima settimana di gravidanza. Il camice bianco è uno specialista ginecologo, così contrario all’interruzione volontaria di gravidanza da spingersi fino al rifiuto di prestare soccorso a una paziente in gravi condizioni. È accaduto a Giugliano in Campania, nel popoloso hinterland partenopeo. Sono le 2,45 della notte tra il 30 giugno e il primo luglio scorsi, quando Maria (nome di fantasia) approda al pronto soccorso dell’ospedale San Giuliano. Di turno di guardia per il reparto di Ostetricia e Ginecologia c’è il dottor G. D. C. La donna sta male, lo capiscono subito l’infermiera e l’ostetrica che la accolgono. Chiamano il medico, lo avvertono della paziente appena arrivata, lui fa spallucce. Ricorda a entrambe di essere obiettore e quindi di non poter intervenire. A nulla valgono le insistenze di chi gli rappresenta urgenza e gravità della situazione. Si gioca tutto sul filo dei minuti.

20nov/180

L’eros senza maschio di Leda e il cigno

Due articoli sui ritrovamenti a Pompei (LEGGI DI SEGUITO)

Articolo di Silvia Ronchey (Repubblica 20.11.18) “Storia e leggenda. La fortuna di un simbolo”

“”Ed ecco che a Pompei la sempre imponderabile cabala dei crolli e dei controlli fa riemergere una variante ancora più antica, pittorica, di un episodio amoroso da sempre simbolo, nella storia della pittura e della letteratura, dell’autoerotismo femminile: del piacere che la donna può darsi senza la cooperazione del maschio, anzi, di alcun umano. Nella scultura adrianea, copia di un originale ellenistico, il corpo di Leda, completamente nudo, è contratto nell’amplesso, la mano celata nel grembo premuto alle piume, stretto fra le unghie di un onirico cigno dotato di doppio fallo, dove quello proteso nel lungo collo, cui le labbra si accostano in un’appena dissimulata fellatio, prevale sull’altro che si insinua fra le cosce tremanti — per citare i versi di Yeats — della ragazza che è in piedi e barcolla. Nell’altrettanto esplicito erotismo dell’affresco pompeiano, Leda, i drappeggi dell’abito appena scostati, ancora cinta di diadema e calzari, è abbandonata su una sedia ed è al seno scoperto che si protende il becco del bianco fantasma erotico avvinghiato alle sue cosce. Nelle grandi Lede della storia dell’arte successiva c’è sempre qualcosa di ineffabile dipinto sul viso della donna da cui non a caso nascerà Elena, e con lei la guerra di Troia, e dunque Roma, con la fuga di Enea.

18nov/180

Quella scia di sangue dietro Maria. Roma capitale del femminicidio

Articolo di Flavia Amabile (Stampa 18.11.18)

“,Cinque ceri rossi sono l’ultimo ricordo di Maria Rusu, 23 anni, freddata la notte del 27 ottobre sulla via Ardeatina. Cinque ceri rossi come i proiettili sparati dal suo ex compagno che non voleva saperne di vederla andare via. Si sono visti in una sera di autunno in uno slargo dove le auto in genere passano e vanno altrove. Non c’è un vero motivo per fermarsi proprio lì se non si è una prostituta, un cliente di una prostituta o uno dei rom che occupano l’unica casa dei paraggi. Maria era una prostituta ma quella notte era soprattutto una donna che aveva deciso di lasciare il suo convivente. Aveva accettato di incontrarlo ma non di tornare con lui. La risposta sono stati cinque colpi scaricati su di lei senza pietà.

11nov/180

No al ddl Pillon. Da Bolzano a Lecce la protesta femminista nelle piazze

Articolo di Shendi Veli (manifesto 11.11.18) “Diritti. La piazza romana preceduta dal flash mob di Non Una di Meno in Campidoglio. «Ci volete ancelle ci avrete ribelli» come nella celebre serie tv in cui le donne ridotte a macchine da riproduzione si alleano nella rivolta””

“”È un messaggio chiaro quello emerso ieri da oltre 60 piazze italiane. Da Bolzano a Lecce, passando per Roma, Milano, Napoli, ma anche in tanti piccoli centri, come Imperia, Viareggio, Brindisi, Orvieto. Il ddl Pillon incontra l”opposizione non solo degli spazi femministi, ma di un ampio fronte di soggetti politici e sociali. La giornata, convocata dalla rete dei centri anti-violenza D.i.Re, era stata preceduta da una petizione online che ha già superato le 100.000 firme. L’obiettivo condiviso è il ritiro immediato del disegno di legge 735 che si trova attualmente in commissione Giustizia del Senato. La proposta, tra le altre cose, introduce l’affido condiviso ed elimina l’assegno di mantenimento per come è stato fin ora contemplato.
LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE è iniziata da Roma. Sono le dieci di mattina quando nei pressi del Colosseo una lunga fila di donne, vestite di rosso, cammina silenziosa suscitando la curiosità dei passanti. «Portiamo la tunica rossa e la cuffia bianca simbolo del potere politico, clericale ed economico che tenta di allungare le mani sulle nostre vite, i nostri corpi e le nostre scelte.