Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

19apr/170

Tra oriente e occidente Aliya la ribelle allatta (online) e da’ scandalo nel Paese musulmano

Articolo di Fabrizio Dragosei (Corriere 19.4.17)

“”MOSCA Nel piccolo Paese incastonato tra Cina e altre tre Repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, la pubblicazione di foto di una giovane donna incinta e poi nell’atto di allattare il suo neonato ha suscitato una vivacissima discussione su Internet. Soprattutto perché la ventenne che ha osato sfidare le tradizioni oscurantiste di buona parte della popolazione (circa sei milioni, per il 70% mussulmani) è la figlia del presidente. E perché non si è pentita o scusata per la sua iniziativa. Aliya Shagiyeva ha invece risposto per le rime ai suoi detrattori: «È la società che trasforma il seno in un oggetto di attrazione sessuale… La gente ha dimenticato tanto tempo fa il vero scopo del seno femminile». In ogni caso, forse su pressione del padre, la ventenne ha chiuso ieri i suoi profili Facebook e Instagram. Ha mantenuto solo quello sul social russo VKontakte dove però non posterà più nulla di personale. Lei stessa lo definisce un libro di riflessioni e disegni. Riflessioni sulla sua vita: «Mi sento solo una particella di polvere». Ma anche sulla politica: «Ci vuole coraggio a essere onesti. Questo suona paradossale, ma ahimè è molto attuale nella nostra società». L’ex Repubblica dell’Urss con una superficie che è due terzi di quella italiana, ha vissuto anni turbolenti dopo l’indipendenza, con una delle rivoluzioni «colorate» che tanto poco piacciono al presidente russo Vladimir Putin. Nel 2005 la «Rivolta dei Tulipani» vide la gente scendere in piazza nella capitale Bishkek e nelle altre città contro la corruzione della classe politica emersa dopo la nascita del Kirghizistan indipendente nel 1991. Poi venne la presidenza ad interim di Roza Otunbayeva, capo del Parlamento, una delle personalità politiche più influenti del periodo. L’attuale presidente Almazbek Atambayev ha dovuto fronteggiare l’instabilità cronica di alcune aree fomentata dall’estremismo islamico. È questo il caso della valle di Ferganà e della città di Osh dalla quale veniva l’attentatore che si è fatto saltare in aria nella metropolitana di San Pietroburgo due settimane fa.

19apr/170

Un prodotto chiamato donna, il corpo acefalo della pubblicita’

Articolo di Annamaria Arlotta (manifesto 19.4.17) “Questione di genere. Esplicita («montami a casa tua») o subdola (l’uso maschile e femminile dei tablet), lo spot made in Italy è inchiodato allo stereotipo»”

“”Quando si pensa alla pubblicità sessista vengono in mente donne in pose provocanti e doppi sensi squallidi. «Te la do gratis/ perché pagarla di più/ tu dove glielo metteresti/ montami a casa tua» e simili, ricorrenti slogan. O si immaginano pezzi di corpi femminili associati a prodotti, per esempio le bocce da bowling di una ditta di Messina, o dei grandi hamburger di un locale di ristorazione, sovrapposti ai seni. Sono casi abbastanza chiari, la volgarità è palese.Ma il sessismo può assumere forme eleganti, raffinate.
Mentre non usa porre oggetti davanti alla faccia o in testa a un uomo, alla donna si mette di tutto, dalle scarpe ai paralumi che le coprono il volto (Arredamenti Pezzini) dalle tazzine di caffè della Lavazza ai piatti della collezione dei supermercati Simply, o all’insalata della Fiera del gusto di Gorizia. O magari le si nasconde il volto con una papera di gomma. Spesso, anziché nasconderle il viso, lo si elimina proprio, e l’immagine pubblicitaria consiste di un corpo acefalo.
Un’altra forma di sessismo è la scelta del carattere della donna. Se non è sexy o dolce moglie e mammina, negli spot televisivi diventa emotiva, aggressiva, imprevedibile, infantile, o con un misto di queste caratteristiche, a cui viene aggiunta a volte la connotazione sessuale. Esempi. Canone Rai: uomo posato, donna infantile e isterica. Costa crociere: donna che sfrutta la sessualità per attirare l’attenzione dell’uomo e poi diventa violenta. Golia: bambina deficiente.
Diversi uomini trovano queste pubblicità offensive per loro. Sono d’accordo. Non si accorgono, tuttavia, che la donna, lungi dall’essere vincente, è rappresentata come mentalmente instabile. Non ci sono vincitori in questi spot, solo perdenti.

15apr/170

Libere, disobbedienti, innamorate

Recensione di Roy Menarini del film di Mayssloun Hamoud (Mymoovies 9.4.17) “Drammatico e umoristico al tempo stesso, il film di Maysaloun Hamoud è caratterizzato da un forte dialogo tra personaggi e spettatrici”

“”Ci sono almeno tre aspetti che rendono interessanti, nello scacchiere informativo e cinematografico contemporaneo, film come Libere disobbedienti innamorate – In Between. Il primo è geopolitico. A parte chi segue con interesse, passione e spesso sgomento, lo scenario internazionale, non sono molti coloro che riescono a orientarsi nel ginepraio etnico, religioso, bellico che in questo momento investe il Medio Oriente. In mezzo alle tragedie siriane, yemenite, irakene e così via, c’è una situazione che sembra sempre – purtroppo – attuale e immobile: quella israelo-palestinese. Ma se è vero che il cinema se ne è occupato in lungo e in largo, bisogna ammettere che della minoranza arabo-israeliana, abitante nello stato ebraico, sappiamo pochissimo. E ancora meno sappiamo della questione femminile, sospesa tra modernità e tradizione, delle donne arabe a Tel Aviv, che il film racconta con affetto e comprensione. Così come le comunità arabe in giro per l’Europa (spesso al centro del cosiddetto cinema della diaspora o del métissage), anche le minoranze dentro nazioni non sempre accoglienti garantiscono di dare volto e umanità a persone altrimenti lontanissime dalla nostra esperienza quotidiana.

12apr/170

«Non puoi innamorarti di una ragazza italiana». Si uccide a sedici anni

Articolo di Enrico Ferro (Repubblica 12.4.17)

“”Vicenza. La religione gli impediva di legarsi sentimentalmente a una ragazza di fede diversa. La tradizione gli precludeva qualsiasi relazione stabile prima dei 18 anni. E così, per un ragazzo di 16 anni che con i genitori, originari dello Sri Lanka, si era trasferito cinque anni fa a Bassano del Grappa, nel Vicentino, l’amore nato tra i banchi di scuola con una compagna italiana era diventato un problema insormontabile. Per lui, e per i suoi, decisi a impedirgli di portarlo avanti.
Imprigionato in una vita che non sentiva più sua, Ranil (il nome è di fantasia) ha deciso di farla finita bevendo un intero flacone di idraulico liquido. È rimasto vivo solo per un paio d’ore, fra dolori lancinanti. È ancora una storia d’integrazione difficile, di giovani figli di immigrati divisi tra gli usi del Paese che li accoglie e le tradizioni della famiglia d’origine, quella che giunge dalla città della provincia di Vicenza famosa per la grappa, le ceramiche e i jeans Diesel.
Non è facile, a quell’età, inserirsi in un tessuto sociale come quello del Veneto che produce. Ranil, malgrado il colore della pelle e le difficoltà della lingua, ci era riuscito. A scuola, un istituto tecnico della Pedemontana, aveva fatto amicizia con una coetanea. La loro relazione era nata così, tra una lezione di storia e una di matematica. Forte e coinvolgente, come sempre a quell’età. I primi baci, le prime uscite mano nella mano nella piazza del paese.

10apr/170

Fatima come Franca Viola

Da lettere all’Espresso 9.4.16: Risponde Stefania Rossini (di seguito le lettere dei lettori)

“”Accade che molti nostri lettori, nonostante qualche distinguo, ritengano poca cosa l’umiliazione subita dalla quattordicenne originaria del Bangladesh e trovino giustificazioni nell’autorità genitoriale, nella mancanza di integrazione o nell’ignoranza. Quello che è stato fatto alla piccola Fatima è invece molto grave, anche perché la coglie in un’età delicata, dove l’omologazione con i coetanei contribuisce all’identità. Quale ne sia il motivo scatenante, in tutte le culture e le epoche tagliare i capelli alle donne è stato un gesto di sopraffazione e di umiliazione.

9apr/170

Spose bambine, Tribunale minori toglie quindicenne a famiglia egiziana. Il matrimonio combinato era alle porte

Da fatto quotidiano online 8.4.17 “La ragazza torinese ha denunciato i genitori dopo aver tentato il suicidio. La madre le aveva detto che non sarebbe più andata a scuola, poiché ad una moglie non serve l’istruzione, e che non avrebbe più potuto ribellarsi perché l’avrebbe mandata in Egitto dalla futura suocera

“” Una quindicenne torinese di origini egiziane è stata allontanata dalla famiglia, su provvedimento del Tribunale dei Minori, e inserita in una comunità. La giovane, che per evitare il matrimonio combinato aveva tentato il suicidio tagliandosi le vene dei polsi, si è confidata con una compagna di classe che l’ha convinta a rivolgersi alla polizia per denunciare quanto le stava accadendo. La madre è stata segnalata alla Procura. Incoraggiata dall’amica, la ragazza ha trovato il coraggio di telefonare al Servizio 114 Emergenza Infanzia. La segnalazione, tramite l’Ufficio Minori della Divisione Polizia Anticrimine della Questura, è stata veicolata al commissariato Barriera Milano, che ha contattato la ragazza presso la sua scuola.

5apr/170

Sheridan e ‘Il segreto’, la violenza della Chiesa cattolica sul grande schermo

Articolo di Chiara Ugolini (Repubblica online 5.4.17) “Il film del regista irlandese, tratto da un bestseller, racconta la storia dei bambini sottratti alle madri nubili da preti e suore cattoliche. Negli ultimi anni sono usciti molti film (‘Spotlight’ che ha vinto l’Oscar, ‘Philomena’) che puntano il dito contro le violenze perpetrate dalla Chiesa contro gli ultimi”

“”Una volta piccolo e grande schermo si limitavano a raccontare solo gli esempi migliori di Santa Romana Chiesa. I film e le fiction erano dedicate alle agiografie dei santi e dei papi, poi qualcosa è cambiato nella società e anche nei media e piano piano gli errori, gli abusi, le violenze della Chiesa cattolica sono arrivati sugli schermi. E alla notte degli Oscar, dove poco più di un anno fa il film che racconta il caso di pedofilia sistematicamente coperta per anni nella comunità bostoniana ha ottenuto il massimo riconoscimento dell’industria (Spotlight), mentre nella sua serie internazionale Paolo Sorrentino dedicava un intero capitolo alla storia del cardinale Gutierrez, inviato in America per indagare sul caso Kurtwell, cardinale americano accusato di aver abusato di tanti giovani.Il segreto di Rooney e Vanessa. All’interno di questo filone, che vanta autori come Pedro Almodovar che ha attinto direttamente alla sua esperienza di studente nelle scuole cattoliche per il suo La Mala Educacion o Ken Loach che con il suo Jimmy’s Hall ha raccontato l’ingerenza della Chiesa nell’Irlanda degli anni Trenta, ci sono alcuni autori che si sono concentrati in particolare sulla violenza, gli abusi e la prepotenza di una certa parte dei preti e delle suore cattoliche nei confronti di donne nubili, sole, indifese e dei loro bambini. A questo filone appartiene Il segreto, il mélo che Jim Sheridan ha tratto dal bestseller dell’autore dublinese Sebastian Barry (Bompiani editore). Racconta la storia di Rose McNulty, una giovane e affascinante fanciulla (Rooney Mara), la cui bellezza solleva l’interesse morboso del prete locale che non le perdona la storia d’amore con un ribelle conosciuto durante la guerra civile irlandese. Quando il giovane aviatore non torna dal fronte e lei si ritrova incinta verrà internata in un ospedale psichiatrico, costretta dalle suore a lavorare alla fabbrica del tabacco e il figlio portato via per essere adottato.

1apr/170

Giovane rasata dalla famiglia perche’ non indossava il velo, Boldrini “No alla sopraffazione”

Da Repubblica online 1.4.17 “Boldrini: “No alla sopraffazione”. La presidente della Camera sulla 14enne di Bologna: “Libertà religiosa non giustifica atti contro le donne”

“” “Sto dalla parte delle ragazze e delle donne sempre. Ogni forma di sopraffazione va rifiutata sempre”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini interviene sul caso della studentessa 14enne di Bologna, originaria del Bangladesh, rasata dalla madre per essersi opposta all’imposizione del velo. “In Italia – ha detto parlando a margine di un evento a Campobasso – c’è libertà religiosa ma questo non giustifica in alcun modo atti che vanno contro le donne e le ragazze. Nessun atto di forza va giustificato”.
La giovane, che si toglieva il velo appena si allontanava da casa, per reindossarlo al rientro, si trova ora in una struttura protetta. Un giorno si è presentata a scuola col capo coperto, per nascondere la testa rasata: gli insegnanti le hanno permesso di confidarsi e la preside ha chiesto l’aiuto dei carabinieri. Poi, l’intervento della Procura. I genitori sono stati denunciati per maltrattamenti: la ragazza e le sorelle hanno raccontato di continue vessazioni psicologiche.”"

19mar/170

Il trionfo delle eccentriche

Articolo di Silvia Albertazzi (Alias 19.3.17) “Precursori inglesi del femminismo. Mentre Friedrich Engels scrivevaq sulloo schiavismo domestico e i romanzieri piegavano le loro “men’s woment” ai soliti chiché, Gerge Gissing investava nuovi ruoli per “Donne di troppo” “

Negli ultimi decenni del XIX secolo vennero approvate in Gran Bretagna due leggi e un emendamento che avrebbero dovuto correggere, in qualche misura, la posizione subalterna delle donne, sancita dal diritto matrimoniale. L’opinione pubblica era scossa dall’inasprirsi della polemica sulla condizione femminile e dalle manifestazioni per il suffragio; le riviste pullulavano di interventi a favore – o contro – una nuova figura di donna emancipata e indipendente, etichettata con scarsa originalità «new woman».
Mentre la regina Vittoria, in quanto «matriarca d’Europa» divenuta ormai istituzione fatta carne, da sempre sorda, quando non apertamente ostile, alle rivendicazioni femministe, si apprestava a celebrare il cinquantesimo anniversario del suo regno, l’aspra requisitoria di Friedrich Engels sullo «schiavismo domestico» nell’Origine della famiglia, infiammava gli animi dei suoi sudditi. In questo clima, anche gli scrittori cominciarono a situare al centro dei loro romanzi eroine non più sottomesse bensì ribelli, alla ricerca di una partecipazione attiva nella società: le protagoniste, per esempio, di Via dalla pazza folla e di Giuda l’oscuro di Thomas Hardy, o Diana di Crossway di George Meredith, donne volitive e caparbie, che inseguono un ruolo attivo nel mondo del lavoro, alla pari con gli uomini, e disprezzano i legami istituzionalizzati. A dispetto della loro pretesa «novità», queste figure femminili appaiono – come dissero subito le femministe, «men’s women» – donne immaginate da uomini, la cui ribellione è destinata a finire miseramente, con un ritorno al focolare domestico o l’accettazione di un vincolo coniugale che ha i tratti, nelle parole dello stesso Hardy, di una «prostituzione fanatica».
Esordire come donne emancipate, sposare l’uomo sbagliato, lottare per la propria libertà per arrendersi infine al conformismo dell’istituzione matrimoniale sembra essere il destino di tutte le new women create da autori di sesso maschile: tutte, meno le due protagoniste di Le Donne di troppo, il romanzo di George Gissing pubblicato nel 1893, primo titolo della rinata Tartaruga (traduzione di Vincenzo Latronico, pp. 474, euro 18,00).

18mar/170

Nell’India dove la donna e’ padrona. «Noi maschi senza eredita’ ne’ diritti»

Articolo di Carlo Pizzati (Stampa 18.3.17)

“”Esiste uno stato chiamato la Dimora delle nuvole dove le madri sono le uniche padrone, di notte gli uomini si trasformano in tigri, e se un padre s’azzarda a dare il proprio cognome al figlio può esser cacciato dalla tribù, e in teoria finire in prigione per un anno. Non pensate, di fronte alla parola «tribù», a un cerchio di gente seminuda attorno a un fuoco pronta ad avvelenarvi con le cerbottane. Qui a 1500 metri sul livello del mare, tra le montagne brumose dello Stato indiano di Meghalaya, a due passi dal Bangladesh, quando si dice «tribù dei Khasi» s’intende una serie di clan, ovvero famiglie estese che hanno una genealogia di 2000 anni fa che risale alla «Nonna alle Radici» o «iawbei tynrai». Qui infatti resiste ancora uno dei 30 sistemi matrilineari del mondo. I Khasi si vestono, scherzano, ridono, bevono e lavorano proprio come noi, tranne forse cantare un po’ meglio perché i cori di Shillong, capitale dello Stato di Meghalaya (che significa appunto «dimora delle nuvole»), una delle Sette Sorelle nel Nordest, sono famosi in tutta l’India. I coloni della East India Company la soprannominarono «Scozia d’Oriente», ma sarebbe più preciso «il Galles dell’India», perché nel 1840 fu un falegname calvinista gallese, Thomas Jones, a portare l’alfabeto, la sega, tecniche edilizie e le prime trascrizioni di una cultura orale legata alla sciamanesimo e alla magia attraverso i mantra guaritori. Non è una coincidenza che l’inno nazionale dei Khasi sia la stessa melodia di quello del Galles, ma con parole nella lingua autoctona.
Struttura matrilineare - Ciò che però rende famose queste alture con tre milioni di abitanti, oltre alle tigri-mannare del misticismo animista in cui crede ancora il 37 per cento dei Khasi, è proprio la struttura matrilineare, anche se non matriarcale: ufficialmente il capofamiglia resta sempre lo zio materno. Ma quando un uomo si sposa, deve andare a vivere nella famiglia della moglie, dove l’ultimogenita è sempre l’erede universale, custode del lignaggio e delle proprietà.