Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

20feb/180

Islanda, guerra alla circoncisione la rivolta di ebrei e musulmani

Articolo di Luigi Fantoni (Messaggero 20.2.18)

“”Nel Parlamento islandese è allo studio una legge particolarmente severa contro la circoncisione sui bambini, una pratica antichissima imposta dalla religione sia ebraica che islamica, solitamente viene praticata sui neonati. Il testo della legge ha sollevato un putiferio in mezza Europa, anche perché il Parlamento islandese è il primo ad avere calendarizzato un passaggio legislativo del genere. Il testo propone sei anni di prigione per coloro che vengono ritenuti responsabili di rimozione di organi, o parti di organi sessuali. Una normativa simile in Islanda è già in vigore anche se riguarda solo la mutilazione genitale femminile, che è illegale dal 2005 ma non quella sui bambini di sesso maschile. L’iniziativa politica è stata immediatamente al centro di una battaglia trasversale e interreligiosa che ha unito cristiani, ebrei e musulmani e che, piano piano, si è estesa al resto dell’Europa, visto che se la legge passasse costituirebbe un precedente anche per gli altri Paesi dell’Unione.
«QUESTIONE DI CIVILTÀ»

14feb/180

Cosa ci dicono gli 8 milioni di vittime in italia

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 14.2.18)

<em”">Ormai, anche i più scettici saranno costretti a ricredersi: non solo le molestie sessuali esistono veramente, ma coinvolgono anche un numero impressionante di donne. Secondo le ultime stime dell’Istat, riferite agli anni 2015 e 2016, sarebbero infatti ben 8 milioni 816mila le donne tra i 14 e i 65 anni ad aver subito una qualche forma di molestia sessuale, soprattutto in ambito professionale — per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere una promozione. Nell’80,9% dei casi, pur convinte di essere state vittime di ricatti gravi, le donne hanno preferito non parlarne con i colleghi o le colleghe; quasi nessuna ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine. Ma anche l’omertà e il silenzio fanno parte di questa violenza diffusa che tante donne sperimentano sulla propria pelle: ci si vergogna, si ha paura, ci si sente abbandonate alla propria sorte, e allora si preferisce tacere.

14feb/180

Cultura maschilista millenaria, ma qualcosa sta cambiando

Articolo di Linda Laura Sabbadini (Stampa 14.2.18) “C’è un’asimmetria di genere fra vittime e carnefici. La violenza è una piaga sociale da combattere”

“”Quasi 9 milioni di donne hanno subito molestie sessuali. E anche 3 milioni 750 mila uomini. Voi penserete, ma allora sono tante le donne che molestano sessualmente! E invece no, molti uomini molestano sessualmente le donne e sono sempre uomini che molestano sessualmente altri uomini: l’85% delle molestie subite dai maschi è opera di maschi così come il 97% di quelle subite dalle donne. Ci stiamo riferendo a molestie sessuali di tutti i tipi, verbali, fisiche, sul web. I numeri ci dicono che le donne molestano sessualmente il 4,2% degli uomini e l’1,2% delle donne e gli uomini il 42,4% delle donne e il 12% degli uomini. C’è una asimmetria di genere tra le vittime e un’asimmetria di genere tra gli autori. In gran parte donne le vittime, in gran parte uomini gli autori. Le molestie sessuali sono un fenomeno di massa. E non si tratta di essere moralisti né bacchettoni. Molestie sono azioni che vengono messe in atto senza il consenso dell’altra persona, sulla base di una cultura maschilista che legittima l’uso a proprio piacimento del corpo dell’altro/a.

3feb/180

“E’ il tempo in cui abbiamo smesso di avere paura”

Articolo di Alessia Grossi (Fatto 2.2.18) “124 donne – Il testo sottoscritto da attrici, registe e lavoratrici dello spettacolo contro “il sistema” molestie”

“”“Dissenso comune”: si chiama così il Manifesto delle donne dello spettacolo “unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”, dopo le denunce di violenze e molestie sul luogo di lavoro nei mesi scorsi. Firmato da 124 tra attrici, registe, produttrici e lavoratrici della comunicazione e dello spettacolo tra cui Francesca e Cristina Comencini, Sabrina Impacciatore, Laura Bispuri, Sole Tognazzi, le sorelle Rohrwacher, Lunetta Savino, Isabella Ferrari, Giovanna Mezzogiorno. “Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza”, esordiscono. Tra le firmatarie anche Nicoletta Ercole, che con Harvey Weinstein ha lavorato e riconosce “che il suo modo di fare era noto, così come lo era quello di alcuni registi e produttori italiani”. Seppur critica nei confronti di chi – ha prima sfruttato questo sistema e poi ora accusa e denuncia e dalla parte di Asia Argento contro chi l’ha criticata – Ercole racconta di non aver esitato a sottoscrivere l’appello sottopostole da Ginevra Elkann. “So che siamo in tante. La nostra voce è importante perché abbiamo la visibilità per farci ascoltare, ma questo è un malcostume generalizzato. L’importante – continua – è che non finisca nel vuoto, come le manifestazioni di ‘Se non ora quando’.

2feb/180

La ragazza del hijab bianco

Articolo di Francesca Caferri (Repubblica 2.2.18) “Capelli al vento contro i religiosi a decine come Vida in piazza in Iran”

“”Dopo il fermo della donna simbolo delle proteste altre imitano il suo gesto: via il velo obbligatorio E le immagini viaggiano sulla Rete. Già 29 arresti C’è la ragazza dai capelli verdi che sale su un muretto e resta lì, immobile, forse protetta da un gruppo di ragazzi. Le amiche che si tengono per mano e si sfilano il velo davanti alla porta chiusa di una moschea. La donna con il chador, coperta da capo a piedi, che sale su una cassetta dell’elettricità e fa ondeggiare nell’aria un fazzoletto: simbolo di una battaglia che non è la sua, ma che sente comunque di difendere. E poi ci sono gli uomini: nelle strade, così come nelle campagne o sulla cima di una montagna. Era iniziata quasi sotto traccia, solo sui social network, più di un anno fa: ma la campagna delle donne iraniane che protestano contro l’obbligo di indossare il velo sui capelli in pubblico negli ultimi giorni è dilagata, diventando il paradigma di un Paese – o di una parte di esso – che nonostante le tante repressioni non ci sta a farsi indicare la strada dai religiosi in ogni aspetto della vita.

31gen/180

La rivoluzione silenziosa delle donne contro l’obbligo del velo

Articolo di Farian Sabahi (manifesto 31.1.18) “Iran. Le donne iraniane rappresentano una forza sociale che ogni giorno combatte per la libertà di scelta, scardinando così un sistema che lentamente sta implodendo

“”Rischiano due mesi di carcere e venti euro di multa. È questa la pena per le donne che osano liberare la chioma al vento nella Repubblica islamica dell’Iran, dove il velo è obbligatorio nei luoghi pubblici dal 1980. Negli anni successivi alla Rivoluzione del 1979 il codice di abbigliamento era severo: nelle università era di norma il maghnaeh che somiglia al velo delle suore perché è cucito in modo da lasciare lo spazio per infilare la testa senza dovere fare il nodo al collo e quindi senza il rischio che scivoli; il maghnaeh era consuetudine anche negli uffici pubblici, dove ad attendere noi donne erano le dipendenti pubbliche munite di detergente per togliere il trucco troppo pesante; il chador era l’abito di ordinanza per i ceti bassi ed era obbligatorio nei mausolei meta di pellegrinaggio: in quello di Masumeh nella città santa di Qum e in quello dell’Imam Reza a Mashhad. Il velo È sempre stato l’oggetto della discordia in Iran, basti pensare che nel 1936 lo scià di Persia lo aveva vietato, mettendo in difficoltà tante signore non abituate a mostrarsi agli estranei a capo scoperto.

22gen/180

Giustizia alla prova sugli abusi contro le donne

Articolo di Vladimiro Zagrebelsky (Stampa 22.1.18)

“”L’imponente fenomeno che dagli Stati Uniti e valicando l’oceano si è sviluppato a partire da denunce di attrici di violenze e abusi sessuali da parte di uomini, porta alla luce una realtà che caso per caso è di varia consistenza materiale, ma è sempre grave e molto diffusa. Carattere unificante dei vari casi è l’assoggettamento della donna, in quanto donna, ad una sopraffazione, che può assumere la forma della violenza fisica o quella della minaccia di usare del potere prevalente che il maschio abbia sui luoghi di lavoro, nei rapporti sociali, nella vita famigliare. L’ondata di denunce, qualunque sia il fondamento di questa o di quella, è importante segno di rottura di una storica subordinazione, oggi socialmente non più tollerabile. La battaglia iniziata dalle donne non può essere lasciata ad esse sole. Tutte le volte che sia in gioco la dignità e la libertà di qualcuno è l’intera collettività ad essere offesa. Da essa si attende reazione.
Solitamente si aspettano indagini e processi. Ci si limita a questo, con esiti spesso deludenti. Questa volta invece si assiste, specialmente nel mondo dello spettacolo, a iniziative di stigmatizzazione sociale, come quella del rifiuto di continuare rapporti di lavoro con la persona indicata come autore delle violenze.

15gen/180

Molestie e potere: ma quale sessuofobia!

Articolo di Cinzia Sciuto (MicroMega net 15.1.17) “Ridurre il dibattito sulle molestie a una questione moralistica fra presunte puritane sessuofobiche e disinibite libertine è un ottima strategia per deviare l’attenzione dalla questione centrale: la relazione asimmetrica che, da secoli, caratterizza le relazioni fra uomini e donne e che, inevitabilmente, lascia un potente imprinting in entrambi i soggetti della relazione.”

“”Pare che da qualche tempo a questa parte – in gran parte per colpa di Asia Argento ça va sans dire – gli uomini non sappiano più come comportarsi con le donne. Cari uomini, vi svelo un segreto di Pulcinella: esattamente come voi vorreste essere trattati (Non fare agli altri… vi ricorda qualcosa?). Alt! Lo so, lo so cosa direbbe a questo punto il maschio (soprattutto italico e pseudodisinibito) con ghigno sotto i baffi: ma a me una donna può fare tutto! Bugia: a voi la donna che dite voi può fare tutto quello che voi volete. I due corsivi basterebbero a chiudere la discussione. Vi svelo infatti un altro segreto di Pulcinella: anche a me un uomo può fare tutto. Ma l’uomo che dico io e quello che io in quel momento desidero, che mi fa stare bene. Se una donna si veste in modo attraente lo fa, evidentemente, per attrarre ma chi vuole lei: non è difficile da capire, no? È questo il banale motivo per cui tutte le argomentazioni che fanno capo al “se l’è cercata” – nelle loro varianti più o meno dotte – sono un’offesa alla logica, prima ancora che alle donne. E qui sta il nocciolo della questione: mentre un uomo è (nel 99,9 per cento dei casi) strutturalmente nelle condizioni di sottrarsi a qualunque comportamento non gradito da parte di una donna, la donna (quasi sempre) no.

13gen/180

Il caso Orlandi Emanuela e le verita’ negate “ Il Vaticano apra gli archivi”

Articolo di Emiliano Fittipaldi (Repubblica 13.1.17) “La ragazza scomparsa nel 1983 oggi avrebbe 50 anni. Lo Stato ha chiuso l’inchiesta ma la famiglia non si arrende

“”Emanuela Orlandi, fosse viva, domani festeggerebbe il suo compleanno. Cinquant’anni tondi tondi. La ragazzina che amava Gino Paoli è nata mezzo secolo fa, all’inizio dell’anno delle rivolte studentesche. Trentaquattro anni e mezzo, invece, sono passati dall’ultima volta che Emanuela è stata vista uscire di casa, sorridente e con il flauto a tracolla, mentre cercava invano di scroccare un passaggio in moto dal fratello per andare alla scuola di musica. Era un pomeriggio della caldissima estate del 1983. «È trascorso tanto tempo, ma sembra ieri», dice Pietro, che ha voluto realizzare, con Sky, un documentario sulla sparizione della sorella minore. «Ho deciso di farlo perché lei è diventata il simbolo delle persone scomparse. E delle famiglie che vivono nel silenzio il loro dramma».

5gen/180

L’autorita’ Islam in Turchia dice ‘Si’ alle spose di 9 anni’. Dove sono finiti i tifosi di una Ankara europea?

Dal BLOG di Francesco De Palo (Fatto 5.1.18)

“”Dove sono oggi i tifosi (italiani e non) di una Turchia da far entrare nell’Ue? Sarebbe interessante confrontare le loro opinioni di merito su quali e quanti progressi abbia compiuto Ankara anche alla luce delle numerose provocazioni targate Erdogan, o da lui ispirate. Certo, oggi è la Turchia che non ha interesse a diventare stato membro, ma il punto non è quello bensì la lista di comportamenti scorretti che a Erdogan sono stati inspiegabilmente condonati (da Bruxelles e Berlino). L’ultimo in ordine di tempo attiene al matrimonio che “evita l’adulterio”. Lo sostiene la direzione per gli Affari religiosi (Diyanet), massima autorità musulmana nel Paese, che indica anche l’età giusta per sposarsi: 9 anni. L’interpretazione è stata pubblicata in un glossario online dei termini islamici dalla Diyanet, la stessa che solo un mese fa ne aveva detta un’altra, scagliandosi contro la tinta di baffi e capelli perché “fuorvia l’immagine”, mentre non una parola aveva mai pronunciato contro l’Isis che ammazza gridando Allah Akbar. Restando nel campo dei mancati diritti umani, le tracce del “Sultano di Ankara” conducono alle battaglie campali contro YouTube, contro i social network, contro quelle libertà che attengono all’autodeterminazione del singolo individuo, senza dimenticare il golpe farlocco che è costato la vita e il carcere a migliaia di cittadini e professionisti.