Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

19lug/170

La rivolta della minigonna. Arrestata modella saudita

Articolo di Francesca Paci (Stampa 19.7.17)

“”Cherchez la femme. Per due giorni la temibile polizia religiosa altrimenti detta «Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio» ha setacciato l’Arabia Saudita alla ricerca di tal Khulood, la modella che si era avventurata in top e minigonna tra i vicoli dello storico forte di Ushayqir, nella ultra-conservatrice provincia di Najd nota per aver dato i natali al fondatore del wahhabismo, postando poi su Snapchat il video della passeggiata peccaminosa.
Secondo la tv governativa Al Ekhbariya la ribelle è stata arrestata ieri con gran sollievo dei moralisti che, pur di ribadire la propria autorità, si affrettano a chiudere la stalla anche se i buoi sono scappati. Uno a zero dunque, ma in una partita ancora tutta da giocare. Sì, perché se sbattere in cella Khulood con l’accusa di «abbigliamento immodesto» servirà forse a ridimensionarla (e non è scontato), difficilmente ne annullerà il gesto, antico come una performance agit-prop della Mosca Anni 20 e modernissimo nel suo infinito moltiplicarsi online (la clip è già virale).

16lug/170

Donne libere

Due articoli (Sole 16.7.17) con recensioni di libri su donne libere LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Emilio Gentile sul libro di Max Leroy “Emma la rossa. La vita, le battaglie, la gioia di vivere e le disillusioni di Emma Goldman, la “donna più pericolosa d’America” Elèuthera pagg.223 € 16

“”Nacque figlia indesiderata, Emma Goldman, il 27 giugno 1869, nell’impero russo, in una modesta famiglia ebrea. Il padre voleva un erede maschio. La donna che aveva sposato, una vedova con due figlie, non gradì la terza. Emma crebbe con le percosse dei genitori. Il padre aveva «sempre a portata di mano la frusta e lo sgabello, simboli della mia vergogna e della mia tragedia» ricorderà nelle sue memorie (Autobiografia. Vivendo la mia vita, 4 voll., Milano 1980-1993). Per l’esperienza della sua infanzia, non volle avere figli. Si sposò più volte, ebbe vari amanti, ai quali si unì con passione, ma subordinò sempre l’amore personale all’amore universale per l’umanità reietta, asservita alle classi dominanti. Dedicò tutta la sua esistenza (morì in Canada il 14 maggio 1940) alla lotta per la liberazione del proletariato, per l’emancipazione della donna, per una società senza classi dominanti. Ma osteggiò il fanatismo, disprezzò il conformismo, condannò il terrorismo, anche quando avevano abiti rivoluzionari. Fu una anarchica molto speciale. Aveva dodici anni quando la famiglia si trasferì a San Pietroburgo. Il padre ostacolò la passione di Emma per lo studio, perché sosteneva che la donna doveva solo servire il marito e dargli figli. Ma un altro modello di donna fu rivelato all’adolescente Emma dal romanzo Che fare? del populista Nikolaj Cernyševskij, dove la protagonista si ribella al matrimonio imposto dalla famiglia, e sposa un giovane rivoluzionario, per votarsi con lui alla liberazione del popolo.

15lug/170

Femminicidio, una strage che allunga la sua ombra

Articolo di Bia Sarasini (manifesto 15.7.17)

Quando Maria Tino lo aveva lasciato, il marito le aveva inferto 25 coltellate, a cui lei era sopravvissuta. Meno di un anno dopo, il 13 luglio, il nuovo compagno la uccide con tre colpi di pistola.Maria aveva 49 anni, l’omicida 61. Giovane, 25 anni, Riccardo Madau. L’uomo ieri si è gettato da un cavalcavia a Cagliari, pensando di avere ammazzato a pugni in faccia Manuela Picci, 26 anni, ora in coma all’ospedale. Giovane anche la donna romena, massacrata a coltellate a Montepulciano dall’ex-compagno, un operaio, nella casa delle due signore anziane che accudiva come badante. Dovevano andare in tribunale, per dirimere questioni di affitto non pagato, da lui. Ha 32 anni Marco Basile, che a Bari qualche giorno fa ha sgozzato la compagna di 48 anni, Donata Di Bello. Sempre a Bari, un paio di giorni prima Anita Betata Rzepecka, polacca di 30 anni, è deceduta dopo 24 ore di agonia per i ceffoni del compagno, che l’hanno fatta cadere e sbattere la testa. Non so se inserire in questo macabro catalogo l’omicidio- suicidio di due anziani, a Roma, di 76 e 81 anni. Molti titoli lo fanno, lui ha soffocato lei con un sacchetto di plastica, poi si è buttato dalla finestra. Di fatto gli uomini uccidono donne di tutte le età, a tutte le età, esercitando su di loro un diritto di vita e di morte. Il suicidio di alcuni rivela la consapevolezza del gesto tragico, ma non attenua in nulla la portata della strage che avviene sotto i nostri occhi. Perché di questo si tratta, di una strage.

12lug/170

Lo Stato puo’ vietare il velo islamico nei luoghi pubblici

Articolo di Marina Castellaneta (Sole 12.7.17)

“”Il divieto di indossare il velo islamico in luoghi pubblici può servire a garantire la convivenza in una società e ad assicurare il rispetto di alcuni valori come quello di uguaglianza uomo – donna. Di conseguenza, il “no” imposto per legge all’utilizzo del niqab non è contrario alla Convenzione dei diritti dell’uomo. È la Corte europea di Strasburgo a tornare sui divieti di indossare simboli religiosi che coprano il volto in luoghi pubblici e Strasburgo, nella sentenza Belcacemi e Oussar depositata ieri (analoga a quella Dakir, sempre di ieri) ha dato ragione allo Stato in causa, in questo caso il Belgio. A rivolgersi ai giudici internazionali due donne, una belga e una del Marocco, che contestavano il divieto imposto dall’ordinamento del Belgio che vieta di indossare, in luoghi pubblici, indumenti che coprano il volto totalmente o parzialmente. A causa di questa proibizione, le donne non potevano utilizzare il niqab. La Corte costituzionale belga aveva respinto il ricorso e le donne hanno così scelto la strada di Strasburgo sostenendo che era stato violato il diritto al rispetto della vita privata (articolo 8), della libertà di religione (articolo 9) e il diritto a non essere discriminati (articolo 14).
Di diverso avviso la Corte europea. La legge belga – osserva Strasburgo – si propone dei fini legittimi come la sicurezza pubblica, l’uguaglianza di genere e la tutela della convivenza all’interno di una società.

23giu/170

Religioni e scandali sessuali

Due articoli su scandali sessuali e Religioni LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Andrea Palladino (Fatto 23.6.17) “Il dossier Orlandi agli uomini di Ratzinger

È un dossier segreto, custodito all’intero della Città del Vaticano, il pezzo mancante che potrebbe riaprire il caso del rapimento di Emanuela Orlandi.
SONO PASSATI 34 anni dal 22 giugno 1983, quando la figlia, all’epoca quindicenne, di un commesso della Prefettura della Casa pontificia spariva senza lasciare tracce. Da allora il fratello Pietro ha inseguito voci, piste, tracce che apparivano e sparivano nelle pieghe dell’eterna Roma papalina. Tutto portava verso quel gruppo che per un decennio ha dominato la Capitale, i Testaccini, il nucleo più misterioso, potente e ricco della banda della Magliana. E a un nome, Renatino De Pedis, il boss sepolto per quasi vent’anni nella basilica di Sant’Apollinare. Ieri Pietro Orlandi era al presidio in via della Conciliazione, organizzato per ricordare la scomparsa della sorella e per chiedere una risposta dal Vaticano. È sicuro che un pezzo chiave della storia sia chiuso lì: “L’esistenza di quel dossier sulla scomparsa di Emanuela – spiega al Fatto Quotidiano – è confermata dalla intercettazione di Raoul Bonarelli (vice ispettore della Gendarmeria vaticana, ndr) con il suo superiore l’anno dopo la scomparsa della ragazza”.

2mag/170

L’Italia e’ un paese per donne?

Presentazione di Vanna Palumbodi una nuova rubrica  sul mensile criticaliberale.it dell’1.5.17. “L’autrice non è potuta intervenire alla tavola rotonda conclusiva dell’ottava edizione delle  Giornate della laicità di Reggio Emilia (21, 22 e 23 aprile 2017) che aveva lo stesso titolo. Inaugurando questa nuova rubrica Vanna Palumbo rilancia questa domanda sul mensile criticaliberale.it

“”Si rincorrono le occasioni di riflessione su un tema quasi cinematografico, ma non immaginario, prosaico forse, e pure a rischio di scivolare -e poi rimanere- nel puro genere letterario. Si tratta della ‘Questione femminile’ e della domanda che tutte le riassume un po’ provocatoriamente: L’Italia è un paese per donne?
Averlo affrontato di recente con la sapienza delle relatrici e dei relatori che hanno animato l’annuale Festival delle Giornate della Laicità di Reggio Emilia, ha fornito nuove e diverse suggestioni ma non ha sciolto l’intricato rovello.
Proviamo a farlo qui. Nella nuova rubrica mensile che inauguriamo in questo numero di Critica liberale, convinti come siamo – il direttore Enzo Marzo in testa – che ragionando ragionando, facendo le pulci al mondo filtrato dal pensiero femminile, con i suoi fatti, misfatti, comparazioni, numeri ed opinioni, avanzeremo almeno qualche ipotesi ancorata alla realtà. E tenteremo di sottrarre l’intero tema delle donne alle fauci della mera speculazione dottrinale ed alle prevalenti scuole di pensiero.
Qui serviremo l’umanità femminile, con tutta la prorompente forza della sua diversità. Soggetto di trasformazione o di conservazione. Ma in ogni caso le donne nella condizione della loro vita e delle sue ragioni. E disegneremo le proiezioni possibili o necessarie, certo sempre agognate dalle loro avanguardie, verso la dimensione della libertà.”"

19apr/170

Tra oriente e occidente Aliya la ribelle allatta (online) e da’ scandalo nel Paese musulmano

Articolo di Fabrizio Dragosei (Corriere 19.4.17)

“”MOSCA Nel piccolo Paese incastonato tra Cina e altre tre Repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, la pubblicazione di foto di una giovane donna incinta e poi nell’atto di allattare il suo neonato ha suscitato una vivacissima discussione su Internet. Soprattutto perché la ventenne che ha osato sfidare le tradizioni oscurantiste di buona parte della popolazione (circa sei milioni, per il 70% mussulmani) è la figlia del presidente. E perché non si è pentita o scusata per la sua iniziativa. Aliya Shagiyeva ha invece risposto per le rime ai suoi detrattori: «È la società che trasforma il seno in un oggetto di attrazione sessuale… La gente ha dimenticato tanto tempo fa il vero scopo del seno femminile». In ogni caso, forse su pressione del padre, la ventenne ha chiuso ieri i suoi profili Facebook e Instagram. Ha mantenuto solo quello sul social russo VKontakte dove però non posterà più nulla di personale. Lei stessa lo definisce un libro di riflessioni e disegni. Riflessioni sulla sua vita: «Mi sento solo una particella di polvere». Ma anche sulla politica: «Ci vuole coraggio a essere onesti. Questo suona paradossale, ma ahimè è molto attuale nella nostra società». L’ex Repubblica dell’Urss con una superficie che è due terzi di quella italiana, ha vissuto anni turbolenti dopo l’indipendenza, con una delle rivoluzioni «colorate» che tanto poco piacciono al presidente russo Vladimir Putin. Nel 2005 la «Rivolta dei Tulipani» vide la gente scendere in piazza nella capitale Bishkek e nelle altre città contro la corruzione della classe politica emersa dopo la nascita del Kirghizistan indipendente nel 1991. Poi venne la presidenza ad interim di Roza Otunbayeva, capo del Parlamento, una delle personalità politiche più influenti del periodo. L’attuale presidente Almazbek Atambayev ha dovuto fronteggiare l’instabilità cronica di alcune aree fomentata dall’estremismo islamico. È questo il caso della valle di Ferganà e della città di Osh dalla quale veniva l’attentatore che si è fatto saltare in aria nella metropolitana di San Pietroburgo due settimane fa.

19apr/170

Un prodotto chiamato donna, il corpo acefalo della pubblicita’

Articolo di Annamaria Arlotta (manifesto 19.4.17) “Questione di genere. Esplicita («montami a casa tua») o subdola (l’uso maschile e femminile dei tablet), lo spot made in Italy è inchiodato allo stereotipo»”

“”Quando si pensa alla pubblicità sessista vengono in mente donne in pose provocanti e doppi sensi squallidi. «Te la do gratis/ perché pagarla di più/ tu dove glielo metteresti/ montami a casa tua» e simili, ricorrenti slogan. O si immaginano pezzi di corpi femminili associati a prodotti, per esempio le bocce da bowling di una ditta di Messina, o dei grandi hamburger di un locale di ristorazione, sovrapposti ai seni. Sono casi abbastanza chiari, la volgarità è palese.Ma il sessismo può assumere forme eleganti, raffinate.
Mentre non usa porre oggetti davanti alla faccia o in testa a un uomo, alla donna si mette di tutto, dalle scarpe ai paralumi che le coprono il volto (Arredamenti Pezzini) dalle tazzine di caffè della Lavazza ai piatti della collezione dei supermercati Simply, o all’insalata della Fiera del gusto di Gorizia. O magari le si nasconde il volto con una papera di gomma. Spesso, anziché nasconderle il viso, lo si elimina proprio, e l’immagine pubblicitaria consiste di un corpo acefalo.
Un’altra forma di sessismo è la scelta del carattere della donna. Se non è sexy o dolce moglie e mammina, negli spot televisivi diventa emotiva, aggressiva, imprevedibile, infantile, o con un misto di queste caratteristiche, a cui viene aggiunta a volte la connotazione sessuale. Esempi. Canone Rai: uomo posato, donna infantile e isterica. Costa crociere: donna che sfrutta la sessualità per attirare l’attenzione dell’uomo e poi diventa violenta. Golia: bambina deficiente.
Diversi uomini trovano queste pubblicità offensive per loro. Sono d’accordo. Non si accorgono, tuttavia, che la donna, lungi dall’essere vincente, è rappresentata come mentalmente instabile. Non ci sono vincitori in questi spot, solo perdenti.

15apr/170

Libere, disobbedienti, innamorate

Recensione di Roy Menarini del film di Mayssloun Hamoud (Mymoovies 9.4.17) “Drammatico e umoristico al tempo stesso, il film di Maysaloun Hamoud è caratterizzato da un forte dialogo tra personaggi e spettatrici”

“”Ci sono almeno tre aspetti che rendono interessanti, nello scacchiere informativo e cinematografico contemporaneo, film come Libere disobbedienti innamorate – In Between. Il primo è geopolitico. A parte chi segue con interesse, passione e spesso sgomento, lo scenario internazionale, non sono molti coloro che riescono a orientarsi nel ginepraio etnico, religioso, bellico che in questo momento investe il Medio Oriente. In mezzo alle tragedie siriane, yemenite, irakene e così via, c’è una situazione che sembra sempre – purtroppo – attuale e immobile: quella israelo-palestinese. Ma se è vero che il cinema se ne è occupato in lungo e in largo, bisogna ammettere che della minoranza arabo-israeliana, abitante nello stato ebraico, sappiamo pochissimo. E ancora meno sappiamo della questione femminile, sospesa tra modernità e tradizione, delle donne arabe a Tel Aviv, che il film racconta con affetto e comprensione. Così come le comunità arabe in giro per l’Europa (spesso al centro del cosiddetto cinema della diaspora o del métissage), anche le minoranze dentro nazioni non sempre accoglienti garantiscono di dare volto e umanità a persone altrimenti lontanissime dalla nostra esperienza quotidiana.

12apr/170

«Non puoi innamorarti di una ragazza italiana». Si uccide a sedici anni

Articolo di Enrico Ferro (Repubblica 12.4.17)

“”Vicenza. La religione gli impediva di legarsi sentimentalmente a una ragazza di fede diversa. La tradizione gli precludeva qualsiasi relazione stabile prima dei 18 anni. E così, per un ragazzo di 16 anni che con i genitori, originari dello Sri Lanka, si era trasferito cinque anni fa a Bassano del Grappa, nel Vicentino, l’amore nato tra i banchi di scuola con una compagna italiana era diventato un problema insormontabile. Per lui, e per i suoi, decisi a impedirgli di portarlo avanti.
Imprigionato in una vita che non sentiva più sua, Ranil (il nome è di fantasia) ha deciso di farla finita bevendo un intero flacone di idraulico liquido. È rimasto vivo solo per un paio d’ore, fra dolori lancinanti. È ancora una storia d’integrazione difficile, di giovani figli di immigrati divisi tra gli usi del Paese che li accoglie e le tradizioni della famiglia d’origine, quella che giunge dalla città della provincia di Vicenza famosa per la grappa, le ceramiche e i jeans Diesel.
Non è facile, a quell’età, inserirsi in un tessuto sociale come quello del Veneto che produce. Ranil, malgrado il colore della pelle e le difficoltà della lingua, ci era riuscito. A scuola, un istituto tecnico della Pedemontana, aveva fatto amicizia con una coetanea. La loro relazione era nata così, tra una lezione di storia e una di matematica. Forte e coinvolgente, come sempre a quell’età. I primi baci, le prime uscite mano nella mano nella piazza del paese.