Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

14set/170

Solo il 4,6% degli abusi sessuali e’ commesso da estranei. In oltre sei casi su 10 il carnefice e’ il partner o un ex

Articolo di Linda Laura Sabbadini ((Stamoa 14.9.17)

“”Molti casi di stupro sono al centro della cronaca di questi giorni e non è un caso visto che questo tipo di violenze succedono di più in estate, secondo l’Istat. Nel nostro Paese, 1 milione e 150 mila donne, il 5,4% del totale, hanno subito uno stupro o un tentativo di stupro nel corso della vita. Numeri agghiaccianti se si considera anche che in tutta Europa le donne che hanno vissuto tali esperienze sono più di 9 milioni. Ne sono vittime le operaie (5,5%), così come le libere professioniste, le imprenditrici o le dirigenti (7,5%); le donne più colte così come quelle con titolo di studio più basso. Non emergono differenze marcate tra le generazioni. Lo subiscono sia le italiane che le straniere, anche se queste ultime di più. Una forma di violenza gravissima, vissuta spesso in solitudine, visto che quasi la metà delle vittime non ne ha parlato con nessuno. Un enorme sommerso, quindi, che l’Istat è riuscito a misurare. Le straniere denunciano di più delle italiane, merito soprattutto delle donne moldave, romene e ucraine che con più frequenza decidono di uscire allo scoperto dopo aver subito violenze da parte di partner della loro stessa nazionalità.

14set/170

Violenza. La liberta’ delle donne cuore dello scontro

Articolo di Bia Sarasini (manifesto 14.9.17)

“”È senza fine, lo strazio della violenza contro le donne. Ieri Lucio Marzo, 17 anni, ha confessato di avere ucciso Noemi Durini, 16 anni, scomparsa dal 3 settembre. E ha portato i carabinieri nel luogo dove ne aveva nascosto il corpo, sotto alcuni massi. Sempre ieri, è stato denunciato un tentativo di stupro sulle scale del Campidoglio, a Roma. L’aggressore sarebbe un israeliano. La notte precedente ancora a Roma lo stupro di una ragazza finlandese, da un ragazzo del Bangladesh. Di qualche giorno fa la denuncia delle ragazze americane a Firenze, appena prima la giovane donna polacca stuprata a Rimini. Lo strazio è infinito, mille connessioni che si allargano come onde, dal punto in cui è stata esercitata la violenza. Avranno conseguenze nelle vite di tutte le persone coinvolte. Penso ai genitori di Noemi, alla madre, che non è riuscita a convincerla che quel ragazzo era violento. Non è servita neanche la denuncia che aveva presentato per ottenere l’allontanamento di quel ragazzo dalla figlia, non era stato preso nessun provvedimento.

12set/17Off

Emergenza stupri. In Italia meno che in Europa. Il sommerso fa paura

Articolo di Vladimiro Polchi (Repubblica 12.9.17) “Nel nostro Paese si registrano 11 denunce ogni giorno, quattromila l’anno mentre in Germania ci sono 27mila casi. Il sociologo Colombo: “Non emergono le violenze che una donna subisce dentro casa. Nei paesi nordici sono più propense a denunciare perché hanno più supporto” “

“”Quasi trecento violenze sessuali al giorno, più di centomila ogni anno. La piaga degli stupri colpisce tutta Europa: se in Italia dopo gli ultimi fatti di cronaca è scattato l’allarme, il resto del continente non se la passa affatto meglio. Qualche numero aiuta a capire: due anni fa in Germania sono stati denunciati oltre 27mila casi di violenza sessuale, quasi 20mila in Francia. E in Italia? Quattromila. «Ma attenzione — avvertono gli esperti — questo non vuole dire affatto che le violenze reali nel nostro Paese siano meno che altrove: è infatti il sommerso a far paura».
In Italia si registrano mediamente undici denunce di stupro ogni giorno, 4mila l’anno. Con un lieve calo nel corso del tempo. Anche gli ultimissimi dati forniti dal Viminale fotografano una diminuzione: le violenze sessuali tra gennaio e luglio 2017 sono state 2.333, contro le 2.345 denunciate nello stesso periodo dell’anno scorso. Una tendenza confermata dal resto d’Europa. L’Eurostat infatti registra un calo delle denunce: dalle 120mila del 2008 alle 107mila del 2015. A stupire sono i dati dei singoli Paesi. Si scopre così che, pur considerando la sua popolazione di 82 milioni di abitanti, la Germania registra la cifra shock di 27.243 stupri denunciati in un anno. Una classifica della violenza, in cui spicca anche la posizione della Francia con 19.985 casi nel 2015 e della Svezia con ben 11.774. In Inghilterra e Galles nel 2014 erano state addirittura 35mila le violenze sessuali denunciate alla polizia.
Ma i dati tradiscono la realtà. «Il numero degli stupri denunciati in Italia è decisamente più basso rispetto alla situazione reale — avverte Asher Colombo, sociologo all’università di Bologna — basta leggere l’ultima indagine a campione effettuata dall’Istat. Da lì risulta che sul totale delle violenze dichiarate dalle donne, le denunce effettive sono state molto meno della metà ».

10set/170

So perche’ l’islam teme il sesso

Intervista a Abdessamad Dialmy di Marco Ventura (Corriere 10.9.17)

“”Abdessamad Dialmy racconta da molti anni l’intreccio tra frustrazione sessuale, islam e violenza: nel suo Marocco e in generale nelle società islamiche. Sociologo, psicologo di formazione, ha insegnato nelle università di Rabat, Casablanca, Fez. È conosciuto in Francia. Pochi giorni fa, sul quotidiano parigino «Libération», ha commentato le proteste di piazza a Casablanca dopo l’ennesima aggressione sessuale di gruppo, filmata e postata in rete, vittima una adolescente su un bus: «L’islam — ha scritto — è divenuto oggi islamismo e ha cessato di essere una morale. Le donne non sono ancora considerate cittadine, sono solo corpi al contempo eccitanti e inaccessibili». Dialmy è ormai in pensione, ma i suoi studi e le sue teorie sono sulla breccia. «La Lettura» lo ha incontrato nella sua casa di Rabat, negli stessi giorni in cui due suoi connazionali, fratelli e minorenni, confessavano gli stupri di Rimini.
Dopo le violenze sessuali di Colonia nella notte del capodanno del 2016, il giornalista algerino Kamel Daoud ha invitato i musulmani a porsi apertamente la questione sessuale.
«Daoud s’è appropriato della mia analisi. Posi la questione molto prima di lui: dagli anni Novanta scrivo che le masse arabe urbane vivono una situazione di miseria sessuale. Due le possibilità davanti alla presenza ansiogena delle donne nello spazio pubblico: aggredirle, insultarle, violentarle; o darsi all’islamismo».
La norma islamica è severa sul sesso.
«Il codice penale marocchino punisce i rapporti omosessuali, le relazioni sessuali fuori dal matrimonio e l’adulterio. Eppure il Marocco vive un’esplosione sessuale».
Un’esplosione sessuale?
«Il sesso si fa ormai fuori del matrimonio e della norma eterosessuale. Esplode la sessualità: come mercato nella prostituzione, come discorso nei media».
I giovani sfidano le norme?

9set/170

Anche il Papa ha i sovranisti in casa

Articolo di Iacopo Scaramuzzi (pagina99 (9.9.17 ) “Dissidi | Famiglia, liturgia, aborto. Dagli Stati Uniti al Vaticano si sono intensificati gli attacchi a Bergoglio, che ha risposto con il pugno di ferro. Ma lo scontro evidenzia in realtà una frizione di fondo nel mondo cattolico. Che il Pontefice ha deciso di affrontare apertamente”

“”Il sisma dell’addio di Steve Bannon è stato registrato immediatamente dai sismografi del Vaticano. Lo stratega in capo di Donald Trump, vicino al mondo della alt-right, è legato al cattolicesimo più ostile a Jorge Mario Bergoglio. Ben prima di entrare alla Casa Bianca, nel 2014, aveva esposto la sua visione del mondo in collegamento Skype con l’istituto ultraconservatore Dignitatis Humanae in Vaticano. L’incompatibilità era così palese che quando Trump ha fatto visita al Papa, a maggio scorso, Bannon ha lasciato il seguito presidenziale prima della tappa romana. E a poche settimane dalle sue dimissioni, sull’onda delle polemiche che ad agosto hanno investito Trump per il revival razzista di Charlottesville, dall’entourage papale era partita un’irrituale bordata. In un articolo di luglio il direttore de La Civiltà cattolica, il gesuita Antonio Spadaro, e il direttore dell’edizione argentina dell’Osservatore Romano, il protestante Marcelo Figueroa, hanno denunciato la strana alleanza tra «fondamentalisti evangelicali e cattolici integralisti».

26ago/170

Il femminismo di Dio

Inchiesta del manifesto (25.8.17) Quattro articoli “Cattoliche, valdesi, ebree, musulmane, le donne portano nella teologia e nella gerarchia un pensiero femminista che muove le loro battaglie contro il patriarcato delle religioni monoteiste. Teologhe, pastore, magistrate, avvocate vogliono cambiare il senso delle regole che ancora escludono le donne dall’amministrazione della giustizia di dio. La parola rimossa di Paolo di Tarso: «Non c’è maschio né femmina perché siete tutti uno in Cristo» LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Alessandro Santagata: CATTOLICESIMO. L’accesso al rito nella battaglia per il diaconato femminile

“”Nel processo di aggiornamento della Chiesa avviato da papa Francesco quale spazio sarà riservato alle donne? Nel corso dei secoli le parole di Paolo di Tarso, «non c’è maschio e femmina, perché tutti siete uno in Cristo», sono state rimosse da un’istituzione che ha negato alle donne perfino il diaconato, testimoniato invece dalle Scritture (si pensi alla figura di Febe) e dagli studi storici, che hanno raccontato un medioevo popolato da diaconesse e badesse, talvolta dignitarie di poteri feudali e semi-episcopali.
TEOLOGHE come Serena Noceti e Adriana Valerio, non fanno fatica ad ammettere che il Concilio Vaticano II non ha scalfito l’impianto androcentrico della Chiesa, ma ha aperto nuovi filoni di riflessione maturati grazie anche all’ingresso massiccio delle donne nel mondo degli studi teologici. Il Coordinamento teologhe italiane ne rappresenta oggi l’espressione più vivace. Nello statuto si legge che l’associazione ha lo scopo di valorizzare e promuovere gli studi di genere in ambito teologico, biblico, patristico, storico, in prospettiva ecumenica.

25ago/170

E in Turchia arrivano gli autobus per sole donne

Articolo di Marta Ottaviani (Stampa 25.8.17) “Nelle città più religiose si fa strada la separazione di genere”

“”Nella «Yeni Türkiye», la Nuova Turchia, sempre più devota, di Recep Tayyip Erdogan, iniziano a proliferare i luoghi per sole donne. Mezzi di trasporto, alberghi, feste, persino scuole e ricevimenti ufficiali. Una tendenza che per il momento si sta manifestando soprattutto nelle città più conservatrici dell’Anatolia, dove Erdogan e il suo Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, che guida il Paese dal 2002, hanno il bacino di voti più importante. Ma che sembra sempre più il risultato di un’agenda politica precisa. L’ultimo scandalo, solo in ordine di tempo, viene dalle città di Malatya, dove dal mese prossimo entreranno in funzione gli «autobus rosa». L’idea era stata suggerita nel lontano 2002 dalle donne del Partito Islamico della Felicità (Saadet Partisi), una formazione fondata dal padre politico di Erdogan, Necmettin Erbakan, ma era stata rapidamente bocciata in quello che, solo 15 anni fa, era un altro Paese. A giugno, il Comune di Bursa, una delle città più religiose del Paese e con un glorioso passato ottomano, aveva annunciato l’introduzione di vagoni in metropolitana per sole donne. L’iniziativa ha provocato la protesta da parte dell’opposizione, ma la replica dell’amministrazione, ovviamente targata Akp, è stata che il provvedimento era stato varato per «soddisfare una richiesta della cittadinanza».

23ago/170

India, la vittoria delle donne Fuori legge il divorzio istantaneo

Articolo di Carlo Pizzati (Stampa 23.8.17) “La Corte Suprema dichiara incostituzionale la pratica diffusa tra i musulmani Gli uomini non potranno lasciare la moglie pronunciando tre volte una parola”

È una vittoria per tutte le donne indiane, ma in realtà per tutta l’India, e non solo per le mogli musulmane che hanno accolto ieri con grida di festa la decisione della Corte Suprema di rendere incostituzionale la pratica del «triplo talaq», il divorzio islamico istantaneo. Al marito bastava pronunciare tre volte la parola «talaq» ovvero «ti divorzio» perché questo avesse valore legale e immediato. E in molti dei casi denunciati negli ultimi anni, i divorziandi non si prendevano nemmeno la briga di dirlo faccia a faccia, ma mandavano una mail, lasciavano una lettera sul tavolo con queste semplici tre parole, o spedivano un messaggio su WhatsApp. Ciò che è sorprendente è che il voto dei giudici sia stato di 3 contro 2. Le donne ce l’hanno fatta, ma per un soffio. Ora il diritto di divorziare da ubriachi, fuori di sé, o per un capriccio è sospeso. E i giudici hanno dato 6 mesi al Parlamento per trasformare la loro decisione in legge. Bisogna chiarire che si tratta di un genere di triplo talaq, quello istantaneo, o «talaq-e-bidat» che nella maggioranza dei Paesi islamici è già fuorilegge, ma che in India resisteva fino a ieri. Resta legale l’altro triplo talaq, il «talaq-ul sunnat», che funziona così: il marito dice il primo talaq, ma prima di pronunciare il secondo deve aspettare il successivo ciclo lunare. Se lo pronuncia, allora la moglie si deve preparare al periodo dell’«iddat» che copre tre cicli mestruali. La legge islamica dice proprio così. Se in questo trimestre il marito ci ripensa e si riconcilia con la moglie, bene. Altrimenti è finita. Secondo la legge islamica, in vigore nelle comunità musulmane indiane, anche la moglie ha diritto a chiedere il divorzio, ma deve restituire per intero la dote pagata dal marito. Siamo ben lontani da una parvenza di parità.

22ago/170

Machismo e razzismo, le armi improprie contro Boldrini

Articolo di Guido Viale (manifesto 22.8.17) “«Il sesso come violenza esplicitata nella classica giustificazione dello stupro. E il profugo, ovvero il “clandestino”, identificato con lo stupratore. Viaggia in rete il feroce sessismo razzista. Non serve ribattere punto per punto, vanno riattivate pratiche di accoglienza e confronto dirette, fuori dalla giungla dei social»”

“”Non c’ è niente che mostri con maggior chiarezza il nesso strettissimo tra machismo e razzismo dei tweet sessisti che Laura Boldrini si è decisa a denunciare. Da Beppe Grillo e Matteo Salvini, via via fino ai loro sconosciuti ma non anonimi seguaci. L’elemento centrale che balza agli occhi è l’identificazione tra sesso e violenza. I persecutori di Laura Boldrini, che la vorrebbero morta, per augurarle tutto il male del mondo invitano a sottoporla o sottoporsi a uno stupro: quanto più feroce, tanto più soddisfacente per loro. E non si mettono solo nei panni dello spettatore che assiste eccitato e divertito alla violenza, possibilmente di gruppo, e nelle forme più umilianti, che le augurano. Traspare evidente anche il loro desiderio di parteciparvi, la loro identificazione con lo/gli stupratori; una visione della violenza come sesso, ma anche, e soprattutto, del sesso come violenza, esplicitata dalla classica giustificazione dello stupro: «ti piacerà anche chissà quanti ne hai ogni sera a farti sfondare», ecc. Ma non è tutto. Laura Boldrini è una donna, che si batte contro il razzismo e per l’accoglienza dei profughi. Il profugo, ovvero il “clandestino”, identificato con lo stupratore. Ovviamente nero: «Le sue merde nere tanto amate». E perché mai? Perché «è arrivata l’ora che ti togli dal cazzo italiano e sali sopra il cazzo nero che tanto hai voluto».

17ago/170

India, un’indipendenza imperfetta che dura da 70 anni

Articolo di Matteo Miavaldi (manifesto 15.8.17) “India. Il 15 agosto 1947 l’India proclama la propria indipendenza, puntando su premesse pluraliste e inclusive. Oggi il paese convive con eccellenze high-tech e intolleranza hindu”

“”NEW DELHI. Lo scorso 15 agosto l’India repubblicana e indipendente ha compiuto 70 anni. Sette decenni, nell’unità di misura degli stati-nazione, sono un’inezia, eppure esigono un bilancio netto, quanto più obiettivo possibile. Se non addirittura elegiaco: le feste è sempre meglio celebrarle che guastarle.
IL CAMMINO DELL’INDIA nella Storia inizia con uno dei traumi più profondi del secolo scorso, una genesi per amputazione che dai territori liberati dal giogo della corona britannica avrebbe ricavato due stati autonomi, pensati male e disegnati peggio. Un’India centrale «per gli hindu» e un Pakistan «per i musulmani» diviso in due; quello Orientale, nel 1971, avrebbe combattuto per un’ulteriore indipendenza, diventando Bangladesh.
Mesi prima e dopo la Partition, che coincide con le indipendenze di Pakistan e India, celebrate rispettivamente il 14 e il 15 agosto, le violenze tra la comunità musulmana e quella hindu lasciarono sul campo tra gli uno e i tre milioni di morti e almeno 15 milioni di sfollati in cerca di sicurezza al di qua o al di là di confini incerti, ufficialmente annunciati dal giudice inglese Cyril Radcliffe solo il 17 agosto 1947; due giorni dopo le indipendenze. La storiografia post-coloniale ha ormai provato in modo puntuale e cristallino le responsabilità britanniche del disastro umanitario, raccontando un impero in declino deciso ad abbandonare il subcontinente in fretta e furia per evitare di trovarsi in mezzo a una guerra civile tra hindu e musulmani. Tanto che l’ultimo viceré britannico, Louis Mountbatten, anticipò la Brexit subcontinentale di dieci mesi rispetto alla tabella di marcia concordata con le parti, aggiungendo caos al caos.