Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

27gen/19Off

Tokyo e la rivolta delle studentesse. “Basta sessismo, non siamo prede”

Articolo di Cristian Martini Grimaldi (Stampa 27.1.19)

“”Capelli a sfiorare le spalle, frangetta, gonna poco sopra il ginocchio, t-shirt con maniche lunghe in pizzo «see-through», vedo non vedo. È un preciso identikit la lista dei requisiti che il settimanale Spa! ha pubblicato col fine di decriptare l’estetica di quelle giovani studentesse che apparterrebbero alla categoria delle facili prede. Fuor di metafora, «yariyasui» (quelle che ci stanno). Linguaggio che nel sensibilissimo Giappone del «metoo» fresco d’adozione – importato alla velocità di un tweet (qui il mezzo di condivisione di gran lunga più diffuso) e ancora meglio metabolizzato (vedi il fragoroso caso della giornalista Shiori Ito, che ha evidenziato l’emarginazione delle donne che denunciano uno stupro) – non è passato inosservato. Quattro studentesse giapponesi se ne sono accorte, ovviamente non leggendo direttamente la rivista, ma scorrendo come tutti i comuni millennials il pollice sul solito Social. «Quando l’ho letto ho perso la testa!», racconta Kazuna, 21 anni, in tenuta sportiva nella caffetteria dell’Università Icu.

20gen/19Off

Ieri a a Roma la Women’s march contro la violenza

Articolo di Alessandra Pigliaru (manifesto 20.1.19) 20/1/2019 ““Neoliberismo, sfruttamento, violenza: sono tutti sinonimi del patriarcato”. In tante si sono trovate ieri in piazza Santi Apostoli a Roma per il terzo anno della Women’s march”

“”“Neoliberismo, sfruttamento, violenza: sono tutti sinonimi del patriarcato”. In tante si sono trovate ieri in piazza Santi Apostoli a Roma per il terzo anno della Women’s march che nella capitale, come nel mondo, catalizza associazioni, comunità e gruppi di donne (e uomini) che intendono dire no al sopruso vorace di una politica machista e coercitiva. A Roma presente anche la Casa internazionale delle Donne, insieme alla rete dei centri antiviolenza Di.Re. che, sostengono questa marcia della libertà femminile contro ogni forma di razzismo, sessismo e neofascismo. Elizabeth Farren, organizzatrice e parte della women’s march global, presente in piazza insieme a Loretta Bondi della Casa internazionale di Roma e molte altre che, quotidianamente e capillarmente, lavorano sui territori.

19gen/19Off

Oggi, la nuova Women’s march a Roma

Articolo di Alessandra Pigliaru (manifesto 19.1.19) “Oggi una nuova manifestazione, in rete contro la violenza maschile alle donne. Women’s March (Washington)

“”La Women’s march, arrivata al terzo anno, avrà la sua tappa anche in Italia. A Roma, oggi dalle 11 alle 13, donne e uomini – americane/i e italiane/i – si riuniranno in piazza dei Santi Apostoli per manifestare insieme riguardo “l’eguaglianza e il progresso”. Così si legge nel comunicato stampa diffuso dalle organizzatrici che, già nel 2017 e nel 2018, hanno destato l’interesse internazionale per la loro cifra antiliberista contraria a Trump. In un’epoca come quella presente, in cui i nuovi fascismi e nazionalismi avanzano a passo spedito, e dove la misoginia e il razzismo trovano sempre più terreno fertile, le donne che hanno cominciato questa azione di protesta negli Stati Uniti hanno trovato sponda, nei vari territori, con le associazioni che da sempre si occupano di diritti, libertà e in particolare di un tema serio e grave come la violenza maschile contro le donne.

5gen/19Off

La vittoria delle donne indiane contro l’oscurantismo

Articolo di Matteo Miavaldi (manifesto 5.1.19) “India. Due donne mestruate sono entrate per la prima volta in un tempio hindu in Kerala, supportate dal governo locale di sinistra e da una mobilitazione che ha infuriato gli estremisti e Modi

“”Lo scorso 2 gennaio Bindu Ammini e Kanakadurga, due donne di rispettivamente 42 e 41 anni, scortate da agenti di polizia in borghese sono riuscite a entrare nel tempio hindu di Sabarimala, nello stato indiano meridionale del Kerala. Si tratta del primo ingresso di donne in età mestruale nel complesso templare sin dalla sentenza pronunciata dalla Corte suprema indiana nel mese di settembre, in risposta alla petizione inviata nel 2006 da sei avvocate della Indian Young Lawyer’s Association. NEl pronunciamento, la Corte imponeva all’amministrazione del tempio di far decadere il divieto di ingresso a donne in età mestruale imposto per evitare che il dio Ayyappan – secondo la credenza, impegnato nel voto di celibato hindu – potesse cadere in tentazione alla presenza di donne tra i 10 e i 50 anni, in età fertile. Dal mese di ottobre, numerosi tentativi di ingresso al tempio da parte di donne in età fertile sono stati respinti da gruppi di fedeli riuniti sotto l’ombrello della Sangh Parivar, unione di gruppi estremisti hindu vicina al partito conservatore hindu del primo ministro Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party (Bjp), rendendo di fatto l’applicazione della sentenza impraticabile.

3gen/19Off

India, due donne “violano” il tempio proibito Si scatena la violenza degli estremisti indu’

Articolo di Carlo Pizzati (Stampa 3.1.18) “5,5 milioni. Sono state le donne che in 14 province indiane si sono tenute per mano, per difendere i diritti di tutte e protestare contro la discriminazione operata da tanti fedeli che impediscono l’accesso ai templi”

“”A mezzanotte del 1° gennaio, Bindu Ammini e Kanaka Durga si sono incamminate verso il tempio proibito di Sabarimala, nel cuore induista del Kerala. Erano a digiuno da un mese, come prescrive il rito del Signore Ayappa, figlio di Shiva. Si sono inerpicate per tre ore e mezza lungo la collina sacra. Attorno a loro, camuffati da pellegrini, una ventina di poliziotti. Questa volta non sono entrate dalla via principale. Quando ci hanno provato, nel precedente tentativo il 24 dicembre, una folla di migliaia di persone ha fatto piovere pietre e caricato gli agenti di sicurezza. Questa volta sono entrate dalla cancello degli inservienti. «Non ci siamo travestite da uomo. Avevamo abiti comodi e il viso coperto, come richiesto dalla polizia. Siamo entrate. Alcuni devoti ci hanno riconosciute, ma non hanno reagito. Il che dimostra che non sono tutti fanatici. Abbiamo pregato e siamo uscite. Non abbiamo fatto nulla di illegale. E adesso che questo cancello è stato aperto, credo che altre donne ci imiteranno».

28dic/18Off

Ovidio, il poeta che cantava l’amore contro il potere

Articolo di Raffaella De Sanctis (Repubblica 28.12.18)

“”Da domani con “Repubblica” il libro di Nicola Gardini sul grande autore delle “Metamorfosi” e dell’”Ars amatoria”. Che, esaltando l’erotismo e il piacere, pagò con l’esilio la propria spregiudicatezza inventiva. Provate a immaginare Ovidio come un cineasta, un filmaker che mette in scena i nostri desideri e le nostre paure. Libero e gioioso. «Aveva il coraggio di costruire veri e propri teatri dell’inconscio», dice Nicola Gardini. Parlava alle donne di erotismo, esaltava l’adulterio come fonte di piacere, lo divertivano gli spergiuri amorosi, le eterne metamorfosi dell’esistenza, i sentimenti contrastanti. Il mondo letterario di Ovidio è un pozzo di sorprese meravigliose. Dopo il grande successo di Viva il latino e in occasione del bimillenario della morte del grande poeta nato a Sulmona nel 43 a.C. e morto in esilio in Romania, a Tomis (odierna Costanza) nel 17 d.C., domani arriva in edicola con Repubblica il libro di Nicola Gardini Con Ovidio.

21dic/18Off

Il sogno del Papa: mai piu’ preti gay

Articolo di Marco Marzano (Fatto 21.12.18)

“”Il papato di Francesco, iniziato nel 2013, è entrato da tempo in una fase di completa paralisi, quasi scomparendo dalle cronache. Anche i suoi tanti apologeti sono ormai, dinanzi all’evidenza palmare del tramonto di ogni ipotesi riformatrice, sempre più spesso costretti ad un imbarazzante silenzio. La lettura del libro-intervista La forza della vocazione (conversazione con Francesco Prado, pubblicato da EDB) da pochi giorni in libreria conferma appieno la sensazione che da Santa Marta non ci si possa aspettare più nulla di buono. Il cambiamento della disciplina dei ministeri ecclesiastici è il punto più importante dell’agenda riformatrice, dal momento che riguarda sia il ruolo delle donne nella Chiesa che il regime del celibato obbligatorio del clero. Su tutto questo, nell’intervista del papa, si trova solo una stanca conferma della concezione tradizionale del sacerdozio cattolico e cioè di un modello anacronistico e ipocrita che pretende di fare di ogni maschio sacerdote un piccolo martire: totalmente dedito alla sua altissima missione, incorruttibile e gioiosamente capace di castrare ogni desiderio di affettività e di amore concreto per il prossimo.

19dic/18Off

India. “Basta agli abusi del maschilismo”

Articolo di Carlo Pizzati (Stampa 19.12.18) “Così nasce il Partito delle donne”

“”Non dovrebbe sorprendere nessuno se nel peggior Paese al mondo per le donne (che secondo l’ultimo sondaggio Thomson Reuters è appunto l’India) sia stato inaugurato ieri un Partito Nazionale delle Donne. Candidate, elettrici, militanti: sempre e solo donne, con qualche apertura ai politici maschi se vorranno appoggiare il programma con i loro voti. Così, dopo 102 anni della nascita dall’omonimo partito che in America vide sbocciare il movimento delle suffragette, ecco che in India un coraggioso medico 36enne, Swetha Shetty, inaugura una campagna politica con un obiettivo preciso: una quota rosa che porti le presenze femminili nella Camera Alta del Parlamento dall’attuale 11 per cento a un 50 per cento obbligatorio. La presidente Shetty dice di poter contare già sul sostegno di un milione e 450 mila voti del Mahila Samiti, il partito dei cosiddetti «intoccabili» dello Stato del Telangana.

17dic/18Off

“SESSO” – Le parole della laicita’

Dalla rubrica di MicroMega “Le parole della laicità” a cura di Edoardo Lombardi Vallauri (18.7.17)

“”Le parole della lingua sono gravate da componenti che ci impongono una visione del mondo molto di parte. Spesso questa visione ci danneggia, e arriva a impedirci (anche per tutta la vita) di vivere le cose per quello che sono. Se diciamo Pia va con tutti, o è stata con Mario, quello che gli altri capiscono da predicati così generici (andare, stare) è quasi sempre l’accoppiamento sessuale. Questo avviene perché sanno che se si trattasse di qualsiasi altra attività nessuno sceglierebbe di usare verbi così vaghi da non dire niente, e la chiamerebbe direttamente con il suo nome: Pia parla con tutti, ha cenato con Mario. Se qualcosa non viene chiamato con il suo nome, è probabile che si tratti di sesso, perché di sesso non si può parlare nello stesso modo in cui si parla delle altre cose. Non c’è una vera e propria proibizione che impedisce di parlare di sesso; peggio: c’è un dispositivo linguistico per cui, anche non riconoscendo nessuna proibizione, se proviamo a parlare di sesso non possiamo farlo come con tutto il resto. La ragione è che le parole che riguardano il sesso sono inquinate. Non si può usarle impunemente. Herbert Marcuse, in Eros e Civiltà, lamentava che “le parole che si riferiscono a questa sfera hanno un tono di sermone, o un tono osceno”. Il risultato è che, se vogliamo parlarne, non possiamo evitare di avallare anche noi la condanna del sesso: basta menzionarlo per partecipare al suo screditamento, che è contenuto in quasi tutti i termini che la lingua ci mette a disposizione per riferirsi ad esso.

4dic/18Off

«Noi, maggioranza senza potere»

Articolo di Monica Ricci Sargentini (Corriere 4.12.18) “Le donne e l’idea di un nuovo soggetto politico”

“”Le donne in Italia sono il 51,3% della popolazione, eppure il loro potere è ridotto al minimo. Sui giornali le firme delle editorialiste si contano sulla punta delle dita. La politica ormai parla solo al maschile, soprattutto a sinistra. Le donne sono sparite, messe in un angolo a guardare. E lo stesso accade nel mondo del lavoro dove sono sommerse da una scansione dei tempi maschile ben rappresentata dalle riunioni interminabili cui partecipano. Come uscire dall’angolo? Se lo sono chieste diverse femministe in un’affollata e molto sentita assemblea sabato scorso alla Casa Internazionale delle Donne di Roma. «La civiltà è nella mani delle donne. Oggi più che mai: facciamoci avanti» il titolo dell’incontro che si proponeva di «ragionare della miseria di una politica sempre più misogina». «Abbiamo un’enorme potenza ma non abbiamo governo — dice Alessandra Bocchetti, una delle figure fondanti del femminismo italiano —. C’è ancora chi vorrebbe convincerci che siamo aggiuntive, non indispensabili. Siamo stufe di essere trattate da minoranza quando siamo la maggioranza».