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3feb/19Off

Anticipo’ Darwin, sfido’ la Chiesa: l’«aquila degli atei» che mori’ da filosofo 1619-2019

Articolo di Matteo Trevisani (Corriere 3.2.19) “Il 9 febbraio di quattrocento anni fa finiva la straordinaria avventura intellettuale e umana di Giulio Cesare Vanini: la lingua strappata, poi strangolato, poi arso sul rogo”

“”«Andiamo a morire allegramente da filosofi», disse Giulio Cesare Vanini al suo boia, il pomeriggio del 9 febbraio 1619. Poco dopo gli verrà strappata la lingua, strumento con la quale aveva offeso Dio e il re, verrà strangolato e il suo corpo bruciato sul rogo si consumerà illuminando Place du Sulin, a Tolosa. Aveva trentaquattro anni. È con quest’atto cruento che si compie, diciannove anni dopo il più famoso rogo di Giordano Bruno in Campo de’ Fiori, l’ultimo tratto della parabola di Vanini, filosofo italiano, principe dei libertini, aquila ateorum. Mi sono chiesto a lungo che cosa significasse «morire da filosofi» e in che cosa questo differisse dal morire di tutti. Se fosse solo una frase a effetto, la volontà di non mostrarsi vinti del tutto, l’arroganza ultima di chi crede di essere dalla parte della ragione. Ma per capire fino in fondo il significato della morte di Vanini bisognava partire dalla sua vita. La straordinaria storia del più ateo dei filosofi del Rinascimento è fatta di fughe repentine, di abiure, di prigionìe, di spionaggio e diplomazia, ma anche di audacia e coraggio, di una fede perduta e amore per l’essere umano.

17feb/17Off

Giordano Bruno. Il rogo in cui inizio’ il tramonto dell’Europa

Articolo di Massimo Cacciari (Repubblica 17.2.17)

“”Quando Giordano Bruno è condotto al rogo e getta in faccia ai suoi carnefici le parole: «forse avete più paura voi nell’infliggermi questa condanna, che io nel subirla», e Tommaso Campanella, torturato crudelmente a Castel Nuovo, simula la pazzia per salvarsi la vita, l’Europa è nel vortice di quelle guerre civili e tra Stati, guerre “totali”, politiche e religiose, economiche e ideali, che solo dopo mezzo secolo troveranno una “pace”, gravida di tutti i futuri e ancor più tremendi conflitti. Queste lotte segnavano per Bruno la decadenza d’Europa, il suo declino politico e morale. In lui e in Campanella soffia lo spirito dei grandi riformatori. Per entrambi è vuota qualsiasi filosofia che non liberi l’uomo alla ricerca della propria felicità. Qualsiasi atto è lecito per perseguirla, poiché la nostra natura la esige come proprio fine. Ma per conquistarla è necessario sconfiggere, e in noi stessi anzitutto, i dèmoni della superstizione, della paura, dell’invidia, dell’egoismo, dell’ingiustizia. Occorre dar loro lo spaccio, preparando l’attesa di nuovi eroi fondatori, novelli Perseo, liberatori di Andromeda- Europa prigioniera dei mostri. Vengono Bruno e Campanella dall’esperienza diretta delle sciagurate condizioni dei popoli del Mezzogiorno, scorre nelle loro vene l’antico sangue dei nomoteti pitagorici di Magna Grecia, e anche quello della profezia medievale dell’abate di San Giovanni in Fiore.
Tale era anche il significato autentico della tradizione civile, repubblicana del nostro Umanesimo. Non resuscitare l’Antico, ma suscitare i moderni ad esserne all’altezza, a emularne la virtù, cioè la potenza della mente e delle arti, la loro potenza costruttiva. E come attingere a questa altezza senza furore? Nulla di vagamente “estatico” nel termine, nulla di immaginosamente “romantico” o irrazionale.

9gen/17Off

Giordano Bruno, il mistero dell’altro rogo

Articolo di Serena di Nepi (Stampa 9.1.17)

“”Nel 1599, fra giugno e settembre, un insolito menù a base di carne e qualche abito nuovo furono fatti arrivare, a spese del Sant’Uffizio, a fra Celestino da Verona, sotto processo a Roma per eresia e, da settembre, in attesa della pena capitale. Stando ai conti arrivati fino a noi, il trattamento di favore si interruppe il 13 settembre e, due giorni dopo, sul finir della notte, il prigioniero fu condotto al rogo. L’intera vicenda sarebbe forse potuta passare inosservata – una esecuzione fra tante – se non fosse che, di norma, le cose venivano gestite in maniera diversa. Per salvare l’anima sia all’eretico sia al pubblico che assisteva alla sua fine, lo spettacolo della morte si celebrava sempre di giorno, in grandi spazi e la cittadinanza doveva essere messa in condizione di parteciparvi. Le esecuzioni al buio, semplicemente, non servivano a nessuno. Eppure, per Celestino, qualcuno scelse una fine diversa.
«Maladetta ostinatione»

16dic/16Off

L’esperienza della morte in vita. “Tortura” di Donatella Di Cesare, per Bollati Boringhieri

Articolo di Mauro Palma (manifesto 15.12.16) “Quando il dominio sul corpo del nemico si fa simbolo dell’esercizio del potere”

“”Pronunciare la parola indicibile è già operazione di chiarezza. Invita a indagarne il significato, a vedere se o meno corrisponda a situazioni, pratiche, fatti che conosciamo, che sappiamo esistere; li rende presenti con tutti gli interrogativi che tale presenza determina. È quindi positivo che la parola tortura sia tornata a essere detta. Ma, seppure tolta dall’imbarazzo linguistico, non di meno la tortura continua a essere negata dagli apparati di potere che la praticano. Poiché «nessun regime neppure quello dittatoriale, ammetterà mai il ricorso alla tortura perché significherebbe ammettere la propria illegittimità». Sono le parole dello psicoanalista Miguel Benasayag, torturato durante la dittatura del generale Videla in Argentina, che ricorda come i suoi torturatori, che pur realizzavano una sorta di prossimità feroce tra il loro corpo e il suo che martoriavano, si guardavano dall’essere identificati come funzionari dello Stato; non affermavano la visibilità del potere assoluto, ma si celavano dietro una fantasiosa appartenenza a corpi separati, civili.

10ott/16Off

On line due secoli di manicomi «Se non erano sani non li volevano»

Articolo di Ariela Piattelli (Stampa 10.10.16) “Donne depresse o “troppo erotiche”, bambini ribelli, socialisti, mazziniani, anarchici: catalogati come matti Vanno online due secoli di storia dei manicomi italiani, con cartelle cliniche e diagnosi sorprendenti”

“”Se la Monaca di Monza fosse nata due secoli dopo, probabilmente sarebbe finita in un ospedale psichiatrico con una diagnosi di «mal d’amore». È stato presentato nel complesso di Santo Spirito in Sassia di Roma «Carte da legare. Archivi della psichiatria in Italia», il progetto del Mibact che per la prima volta archivia, organizza e rende disponibile a tutti attraverso un sito la storia dei manicomi d’Italia. Una storia che va dai primi dell’800 agli anni 60 del secolo scorso, con tanto di cartelle cliniche, statistiche e diagnosi. «Tutta la grande storia si conserva nelle cartelle cliniche dei manicomi – spiega Micaela Procaccia, responsabile del progetto per la direzione generale degli archivi – e sono uno strumento per interpretare la società».
Le «malattie» religiose
Il progetto documenta due secoli di emarginazione sociale, economica e culturale, di donne rinchiuse perché troppo chiacchierone o «affette» da sensualità, bambini poveri, segregati perché vivaci e irrequieti, uomini con diagnosi politiche, etichettati come «mazziniani» o «repubblicani».

22lug/16Off

Diritti umani “sospesi” in Turchia

Articolo di Mariano Giustino (manifesto 22.7.16)

“”Per la sesta notte di fila dopo il fallito golpe del 15 luglio, nelle strade e nelle piazze delle città turche i manifestanti filogovernativi si ritrovano richiamati dagli appelli del presidente Erdogan e dai müezzin delle moschee. Ci appare davvero inspiegabile questo richiamo alla mobilitazione popolare in luogo del ritorno alla normalità e legalità democratica, come invocano le opposizioni laiche del paese. Ma non si vuole tornare alla normalità: lo dimostra chiaramente la decisione del presidente di indire tre mesi di stato di emergenza.L’annuncio era stato dato dallo stesso Erdogan mercoledì sera. Dopo cinque ore di Consiglio di Sicurezza, i vertici turchi sono usciti fuori con la perfetta ricetta alla crisi: concentrare nelle mani del presidente ancora più poteri. Nei fatti il presidente si arroga l’autorità che in una democrazia spettano al primo ministro. Nei tre mesi che seguiranno (sempre che la misura non sia successivamente rinnovata) nuovi poteri finiranno nelle mani del Ministero degli Interni, ergo della polizia: sarà molto più rapido e semplice emettere mandati di arresto e i tempi di detenzione potranno essere allungati.

6lug/16Off

I due libri di Fittipaldi e Nuzzi ancora in attesa della sacra sentenza.

Articolo di Ezio Mauro (Repubblica 6.7.16) “Solo perché in Vaticano soffia lo Spirito santo, ma non esiste la Costituzione, né l’articolo sulla libertà di espressione. Intanto per la Chaouqui sono stati chiesti 3 anni e nove mesi, per Balda tre anni e un mese e per Maio un anno e nove mesi

“”Da una parte la croce, incastonata nel legno che regge gli scranni della Corte. Dall’altra il busto severo di Pio XI, “professore di sacra eloquenza”, che sorveglia l’aula. Sul soffitto, il simbolo sacro delle chiavi di Pietro che normalmente aprono il regno dei cieli, ma oggi possono rinserrare anche la porta del carcere vaticano, perché qui, nel Tribunale della Santa Sede, si stanno celebrando gli ultimi atti del processo Vatileaks per la fuga di notizie riservate dai sacri palazzi. Sulla panca degli imputati che ha sullo schienale un cordolo in rilievo, in modo che nessuno possa appoggiarsi ma tutti rimangano protesi verso la Corte, siedono due funzionari vaticani (monsignor Lucio Vallejo Balda, segretario della commissione nominata da Papa Francesco per l’indagine sulle finanze vaticane, il suo collaboratore Nicola Maio) e una donna, Francesca Immacolata Chaouqui, membro anche lei della commissione.
Sono accusati del reato di «associazione criminale» per la rivelazione di notizie e documenti che riguardano interessi fondamentali dello Stato. Con loro, imputati di «concorso» nella divulgazione di documenti, due giornalisti, Emiliano Fittipaldi dell’Espresso e Gianluigi Nuzzi, conduttore televisivo. Ma sarebbe più giusto dire che sul banco degli imputati, nella grande sala al pianterreno del Tribunale, ci sono due libri, portati alla sbarra in mezzo all’Europa malandata e all’Occidente distratto del 2016, anno terzo dell’era Bergoglio.

3giu/16Off

Nelle segrete di Palermo le vite spezzate dei rinnegati

Articolo di Laura Anello (Stampa 3.6.16) “Le celle dell’Inquisizione nel complesso monumentale dell’Università raccontano le pene di chi si convertiva per forza e per calcolo all’islam”

“”È il carcere segreto dell’Inquisizione spagnola, con le pareti delle celle ricoperte di graffiti, dipinti, preghiere dei prigionieri. Il testimone di una gigantesca macchina di malagiustizia che – dal Cinquecento alla fine del Settecento, tempi in cui la Sicilia faceva parte del Regno di Spagna – stritolò almeno 6500 uomini e donne. Tra loro, centinaiadi rinnegati, cioè cristiani passati dall’altra parte della barricata, nel mondo musulmano: un esercito di uomini che giuravano fedeltà ad Allah dopo essere stati presi in schiavitù dai corsari «barbareschi» o in perfetta libertà. Un popolo sospeso tra due mondi, rimpallato da una sponda all’altra del Mediterraneo – la Sicilia e la costa africana – e costretto a cambiare religione due, tre, anche dieci volte nella vita. Bastava, da cristiani, diventare schiavi dei «turchi» per proclamarsi musulmani recitando la formula rituale e accettando la circoncisione. Ma bastava riapprodare sulle sponde dell’odierna Europa per finire nelle grinfie del Tribunale dell’Inquisizione di Palermo, accusati di eresia. Tra Allah e Gesù Cristo

21feb/16Off

La Riforma italiana

Articolo di Sergio Luzzatto (Sole 21.2.16) sul libro di Massimo Firpo “Juan De Valdès e la Riforma nell’Italia del Cinquecento” Laterza, pag 292 euro 28 “Massimo Firpo racconta gli albori del movimento di Valdès, poi consegnato all’Inquisizione, che si proponeva di rinnovare il cristianesimo in profondità”

“”Della chiesa di san Paolo, nel centro di Napoli, avevano pensato bene di imbiancare i muri. «Hanno imbianchita la ecclesia dove de primo ce erano depinte molte figure de sancti et sancte». Volevano un luogo nudo e spoglio, dove frate Bernardino – il senese Bernardino Ochino, predicatore fra i più gettonati d’Italia – potesse spandere senza distrazioni la sua parola di pietà. Parola severa, tutta incentrata sulla passione e sul «beneficio» di Cristo: secondo le dritte che Ochino riceveva da Juan de Valdés, il gentiluomo spagnolo arrivato da poco in città. «Faceva professione di pigliare quasi il thema di molte sue prediche da Valdesio, mediante una carticella che lui li mandava la sera inanzi alla matina che doveva predicare».
Nella Napoli del 1536, si diceva che le prediche quaresimali di Ochino avessero toccato fino alle lacrime l’imperatore in persona, Carlo V d’Asburgo, di stanza in città dopo la vittoriosa spedizione di Tunisi. Sicuramente, il cuore di fra Bernardino era stato toccato dall’incontro e dagli scambi con Valdés. Quarantenne in fuga dall’Inquisizione di Spagna, dopo avere lavorato a Roma come agente segreto di Carlo V il carismatico hidalgo si era allontanato dagli intrighi della Curia per vivere a Napoli una vita tutta spirituale. Meritando agli uomini (e alle donne) della sua cerchia proprio quell’appellativo, gli «spirituali», che a lungo li avrebbe accompagnati dopo la prematura morte di Valdés: fino a quando l’Inquisizione di Roma non avrebbe riconosciuto in loro altrettanti eretici, e in quanto tali li avrebbe perseguitati, processati, costretti all’abiura o bruciati sul rogo.

21feb/16Off

E l’Indice dei libri fini’ all’indice

Articolo di Marco Ventura (Corriere 21.2.16) “Storia Tutto iniziò nella prima metà del XVI secolo, nelle università e poi al Concilio di Trento. Nell’elenco finirono migliaia di nomi (compresi Dante, Kant, Leopardi, Moravia) Il 13 aprile 1966 il cardinale Alfredo Ottaviani annunciò la soppressione della lista dei volumi che diffondevano una «dottrina impura»”

“”Il Papa è alla porta del paradiso. Armeggia con la chiave. «Che accidenti è questo? La porta non si apre. Devono aver cambiato la serratura. Oppure è guasta». Il Papa s’infuria, prende l’uscio a pugni e a calci: «Mi ribolle la bile! Ohé! Qualcuno apra questa porta all’istante!». Pietro, dall’interno, si rifiuta: «In nome di Dio, che fetore sento? Non converrà aprire subito la porta. Mi farò un’idea di chi sia questo flagello da qui, guardando fuori da questa feritoia». Il guardiano del paradiso osserva il suo successore. La chiave d’argento, pensa, è «molto diversa da quelle che mi affidò il pastore della Chiesa, quello vero, Cristo». Lo disgustano la corona, il manto imperiale tempestato d’oro e gemme, le truppe al seguito. Inizia così un dialogo al vetriolo tra Pietro e Papa Giulio II.
Testi come questo, datato 1513, rivoluzionarono il cristianesimo: portarono un attacco radicale all’autorità romana, ai fondamenti della teologia, del diritto canonico, del rapporto tra potere temporale e spirituale. Più ancora, testi come questo rivoluzionarono il modo in cui circolavano le idee. Non erano più manoscritti, ma libri a stampa. Viaggiavano veloci, raggiungevano più persone, costavano meno e fruttavano meglio. Con la conquista di un nuovo pubblico si rinnovava la lingua. Il dialogo del 1513 tra Pietro e Giulio II è ancora in latino, ma i protestanti pubblicheranno presto bibbie in francese, in olandese, in tedesco e in inglese.