Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

22gen/180

Bruno Zevi architettura, giustizia e liberta’

Articolo di Francesco Erbani (Repubblica 22.1.18)

Cento anni fa nasceva il grande intellettuale che seppe unire l’impegno politico e l’estetica. Mettendo l’arte alla base dell’antifascismo e condannando sull’Espresso il degrado urbanistico e morale del Paese Odio l’accademia, il classicismo, la simmetria, i rapporti proporzionali», scrive Bruno Zevi in quel singolarissimo diario intellettuale che è Zevi su Zevi, pubblicato nel 1993 e che aveva come sottotitolo. Architettura come profezia. Lo storico e critico dell’architettura, di cui ricorre oggi il centenario della nascita (che sarà celebrato con una mostra al Maxxi di Roma, con diversi convegni, compreso uno ad Harvard, e con la riedizione di molti suoi libri), così proseguiva elencando fra gli oggetti della sua avversione «le cadenze armoniche, gli effetti scenografici e monumentali, la retorica e lo spreco degli “ordini”, i vincoli prospettici». E concludeva con un «Per loro». “Loro” sono «i morti di Giustizia e Libertà, del Partito d’Azione, della Resistenza che si fondono con i sei milioni dei campi di sterminio».

19gen/180

Filosofia L’universo, l’infinito e la conoscenza del pensatore nel saggio di Nuccio Ordine (La nave di Teseo)

Articolo di Giulio Giorello (Corriere 19.1.18) “Umano, troppo umano era l’asino di Giordano Bruno”

«Chi desidera filosofare, dubitando all’inizio di tutte le cose, non assuma alcuna posizione prima di aver ascoltato le parti in dibattito… e decida non per sentito dire, secondo l’opinione dei più, ma sulla base della persuasività di una dottrina organica e aderente alla realtà, nonché di una verità che si comprenda alla luce della ragione». Così Giordano Bruno da Nola in uno dei suoi dialoghi latini, Il triplice minimo e la misura (1590). L’atteggiamento scettico — questo dubitare senza dogmi e pregiudizi — è per così dire il chiarore che illumina la luce della ragione: all’inizio può sembrare puramente distruttiva, ma l’opera di progressivo rischiaramento riesce a portarci più vicini a una migliore comprensione delle cose del mondo.È questa duplicità di tutto l’approccio bruniano che Nuccio Ordine mette a fuoco nel suo La cabala dell’asino (La nave di Teseo), frutto di un decennale lavoro di ripensamento di una tesi che gli è stata a lungo cara.

10gen/180

De profundis per l’uomo laborans

Articolo di Moni Ovadia (manifesto 10.1.18) “Sotto i nostri occhi impotenti si consuma una forma di lento eccidio dei lavoratori. Il caso di alcuni operai della Fiat di Pomigliano d’Arco è paradigmatico”

“”Il sociologo statunitense Jeremy Rifkin, già una ventina d’anni fa scrisse un libro dal titolo profetico: « La fine del Lavoro». Rifkin annunciava un evento del quale oggi si può discutere normalmente come di una prospettiva che si colloca nel quadro della nostra realtà. Il possibile crepuscolo dell’attività lavorativa, così come l’abbiamo valutata fino ai penultimi decenni del secolo scorso, sta subendo l’incalzante effetto di una tecnologia sempre più sofisticata in grado di operare nelle dimensioni dell’infinitesimo. Lo scopo di questa tecnologia è produrre marchingegni sempre più complessi per farne vicari dell’uomo lavoratore. Questo sviluppo non solo cambia la natura del lavoro e ne mette in pericolo l’esistenza, ma ne demolisce il senso.

2gen/180

E’ tempo del pensiero «made in Italy»

Articolo di Girolamo De Michele (manifesto 2.1.18) “”Due sono i volumi collettivi, in stretta correlazione con la produzione teorica di Roberto Esposito. Si recupera la tradizione nazionale che guarda al tema del linguaggio e alla vocazione pratico-politica”"

“”Con due volumi collettivi, Effetto Italian Thought (a cura di Enrica Lisciani-Petrini e Giusi Strummiello, pp. 268, euro 22) e Decostruzione o biopolitica? (a cura di Elettra Stimilli, pp. 142, euro 18) prende l’avvio un ambizioso progetto collegato alla collana Materiali IT della casa editrice Quodlibet, che vorrebbe «rendere conto dell’importanza assunta nel panorama filosofico internazionale dal pensiero italiano contemporaneo («Italian Theory» o «Italian Thought»)».
Il disegno, in stretta correlazione con la produzione filosofica di Roberto Esposito, può essere sintetizzato lungo tre direttrici. In primo luogo, un tentativo di definire in modo più stringente il campo della «Italian Theory», sorto a partire dal successo in ambito internazionale di un certo numero di pensatori italiani, in prevalenza afferenti al cosiddetto post-operaismo: l’Italian Thought sembra voler focalizzare, pur senza esclusioni preconcette, l’attenzione sulla produzione filosofica che si riconosce erede dell’operaismo trontiano e si interseca con la ricerca del «secondo» Foucault biopolitico.

15dic/170

Maria, la nuova vita delle Pussy Riot “La nostra Russia un grande carcere”

Articolo di Rosalba Castelletti (Repubblica 15.12.17) “La sfida al Cremlino, gli anni in cella e adesso un libro e due pièce teatrali: “La censura sta dilagando, annientano tutto ciò che è diverso”” “”Di che cosa stiamo parlando. Nel febbraio 2012 le attiviste del gruppo in passamontagna Pussy Riot cantarono per una manciata di secondi una “preghiera anti Putin” nella Cattedrale del Cristo Salvatore. Due di loro, Maria Aljokhina e Nadja Tolokonnikova, scontarono due anni di carcere per “vandalismo e odio religioso”. Oggi Aljokhina li racconta nel libro “Riot Days” e in due pièce teatrali.”

“”MOSCA. Maria Aljokhina non fa che scusarsi per il suo ritardo. «Ho dormito poco », spiega l’attivista del collettivo Pussy Riot. Si stiracchia, sono le due del pomeriggio. Poi corruga la fronte diafana. Qualcosa non va?, chiediamo. «In effetti…». Il direttore dell’ArtDocFest, ci dice, è stato minacciato di morte per aver inserito in cartellone un documentario sulla guerra in Est Ucraina. «La censura sta dilagando. Vogliono annientare tutto ciò che è diverso». Ventuno mesi in carcere non hanno affatto scalfito il piglio rivoluzionario della performer che nel 2012 cantò una “preghiera anti-Putin” davanti a un altare. Masha aveva appena compiuto 24 anni quando fu condannata a due anni di carcere. Due anni di abusi umilianti come le ripetute perquisizioni corporali, di sfibranti scioperi della fame, ma anche di piccole battaglie vinte che oggi racconta nel libro in inglese “Riot Days” e porta sul palco con un’omonima pièce teatrale.

25nov/170

Il femminismo radicale di Carla Lonzi

Articolo di Ester de Miro (manifesto 25.11.17)Teoria. L’etica dell’immediatezza e della radicalità dell’essere applicata all’esplorazione di sé come donne

“”C’è una parola che percorre un certo filone della filosofia europea, da Kierkegaard in poi, sino ad Heidegger, ed è “autenticità”, ossia essere se stessi, liberarsi dei ruoli imposti dalla società, andare alla radice di un pensiero e di un comportamento che ci appartengono e ci identificano cercando di evitare ogni sovrastruttura e ogni maschera. L’autenticità è un’idea radicale (e un’esigenza paradossalmente sentita e vissuta da un filosofo come Kierkegaard che pure si è sdoppiato e moltiplicato nei vari pseudonimi con i quali ha firmato i suoi testi) che fatalmente abbandona il piano della teoria per incrociare quello dell’esistenza, dell’essere “qui” e “ora” di ogni individuo. L’esistenzialismo – soprattutto attraverso le opere di Sartre, Camus, e Simone de Bouvoir – ha segnato fortemente il pensiero degli anni ’50 ed ha creato un clima d’interesse per una nuova etica dell’autenticità del vissuto, divulgata persino dalla letteratura di Françoise Sagan, e in seguito affiorata nell’Ecole du regard di Robbe-Grillet, nel teatro di Beckett, nel cinema di Resnais e di Duras, e infine nella Nouvelle Vague. Quest’etica dell’immediatezza e della spontaneità, della radicalità dell’essere, aveva contagiato anche le arti visive e i nuovi artisti, che si staccano dalla tela per cogliere il movimento nel suo divenire, il corpo nel suo muoversi, la colata di colore nel suo cadere sulla tela. Già nei primi anni ’50 Jackson Pollock con l’”action painting” aveva spostato il fulcro della creazione dalla tela al “gesto” del dipingere, e tutta l’arte contemporanea si muoveva sempre più verso modi di essere e comportamenti. A Firenze, negli anni ‘60, una giovane critica d’arte allieva di Longhi, dopo alcune pubblicazioni su Seurat e Rousseau, mette in crisi il proprio ruolo di critica e decide di dare la parola agli artisti registrando su nastro i loro interventi orali.

22nov/170

Chiara Saraceno: «Impossibile lavorare fino a 75 anni. Servono garanzie per i giovani»

Intervista a Chiara Saraceno (sociologa, autrice di “Il lavoro non basta) di Roberto Ciccarelli (manifesto 22.11.17) «Pensioni: quelli senza. «La previdenza complementare non è una soluzione per chi è precario. Se i giovani non hanno un’occupazione regolare, un reddito buono e sicuro, come fanno a iniziare un programma di contribuzione extra con i contratti che durano qualche mese? Come garantire un reddito alle nuove generazioni che entrano tardi nel mercato del lavoro?»

“”«È importante fare un’attenta valutazione dei lavori usuranti, chi li fa ha una speranza di vita inferiore. È altrettanto importante considerare le differenze tra persone con alta e bassa istruzione. Andare tardi in pensione è stato un privilegio di classe, per altri è una condanna perché è pagato poco – afferma la sociologa e filosofa Chiara Saraceno – Ma mi è sembrato improprio introdurre nella trattativa sull’innalzamento automatico dell’età pensionabile problemi più ampi».
Quali? “La garanzia di una pensione ai giovani che, diventando vecchi, non avranno un assegno minimo adeguato. Il tema è: come garantirgli un reddito visto che dopo tanti anni di storie precarie non avranno i requisiti? La riflessione è seria, ma non può essere fatta all’ultimo momento, alla fine della legislatura e all’interno della discussione sulla legge di stabilità.”
Il governo aveva promesso una «fase due» per parlare delle pensioni dei giovani. Ma non se ne è fatto nulla, salvo una generica disponibilità al dialogo. E la Cgil lamenta l’assenza di una misura per la pensione di garanzia per loro. Tutti parlano del loro futuro, ma nessuno fa nulla. Come lo spiega? “Quella italiana è una popolazione di anziani, e gli anziani sono un elettorato più forte dei giovani. Ma questo non basta per limitare la discussione solo a un aspetto del problema.”
Tutti i nati dagli anni Settanta in poi, e coloro che hanno iniziato a lavorare dopo la riforma delle pensioni del 1995, dovranno essere attivi fino a 75 anni come dice il presidente dell’Inps Boeri? “È impossibile pensarlo. È vero che aumenta la durata di vita, succede dal Dopoguerra. Però bisogna guardare non solo a quanti anni si vive in più, ma a quanti anni di buona salute si vivono. Le donne vivono più a lungo degli uomini, ma hanno più anni di cattiva salute. Quest’ultimo è un dato fondamentale, purtroppo si continua a vedere solo il dato dell’aumento della durata della vita.”

7nov/170

Le 5 regole della creativita’ in un mondo determinato

Articolo di Piero Bianucci (Stampa 7.11.17) “Il neuroscienziato Beau Lotto spiega come il cervello elabora i segnali in arrivo dai sensi in modo da ampliare i nostri orizzonti”

“”Vediamo il mondo a colori ma non ci sono colori nel mondo. Afferriamo significati in segni neri sulle pagine di un libro, ma i significati non sono in quei segni. Ci fermiamo davanti a un semaforo rosso ma di per sé quella luce non è rossa e quel rosso non significa nulla fuori dal contesto stradale. Come avviene che le percezioni si trasformino in messaggi? Beau Lotto, neuroscienziato all’University College di Londra, risponde a questa domanda con un libro strano: da leggere, certo, ma anche da guardare, perché nella grafica, nell’alternarsi di caratteri grandi e piccoli, neri e chiari, allineati o messi di traverso come in certe poesie futuriste, offre ai lettori piccoli esperimenti per far capire come il nostro cervello elabora i segnali in arrivo dai sensi, e in particolare dalla vista: Percezioni (Bollati Boringhieri, 327 pagine, 25 euro, traduzione di Giuliana Olivero) racconta «come il cervello costruisce il mondo».

2nov/170

Chi puo’ salvare l’Europa dall’ombra nera del passato che torna

Articolo di Guido Viale (manifesto 2.11.17)

“”Assistiamo al progressivo svuotamento dell’Unione europea intesa come organismo politico di governo, sia di ciò che succede nei territori di sua competenza, sia dei rapporti con gli altri paesi con cui è in relazione. È la sua riduzione a pura entità contabile addetta a tradurre in prescrizioni le decisioni dell’alta finanza, senza alcuna capacità o volontà di condizionarne o prevenirne le scelte letali. A vigilare sulla obbedienza dell’Unione e degli Stati membri c’è la Bce che controlla la borsa: non il denaro che la grande finanza mette in circolazione e poi usa secondo convenienze alle quali anche la Bce si deve adeguare, come mostra il rimpolpamento delle casse delle banche svuotate dai loro amministratori; bensì il denaro che circola tra i cittadini e tra le imprese per mandare avanti le proprie attività, e che senza denaro vengono meno; ma che ormai sopravvivono sotto la minaccia di venir paralizzate, come in Grecia due anni fa. L’UE, gli uomini e le donne che ne occupano le istituzioni, non hanno idea di come affrontare i problemi all’ordine del giorno: quello dei profughi, sia in Europa, dove continueranno ad arrivare, che nei paesi da dove fuggono. Eppure è la questione su cui l’Unione si sta sfaldando, ricostituendo i confini tra uno Stato membro e l’altro e spingendo i rispettivi governi in direzioni opposte. E sui profughi si è creata in tutti i paesi del continente anche una faglia tra accogliere e respingere che sta facendo saltare tutti i precedenti assetti politici. Poi ci sono le guerre che l’Unione ha lasciato crescere lungo tutti i suoi confini; a volte accodandosi agli Stati uniti, a volte gestendole direttamente, a volte lasciando incancrenire la situazione, senza prendere iniziative comuni e autonome per riportarvi la pace. Con il passare del tempo, quei confini si sono allargati fino a comprendere tutti i paesi da cui provengono i profughi che ora l’Europa e il governo italiano cercano in tutti i modi di respingere.

1nov/170

Milena Gabanelli “Mi costringono a lasciare il posto in cui ho lavorato, non potevo stare a bagnomaria”

Intervista a Milena Gabanelli  di Aldo Fontanarosa ““Mille scuse per fermarmi rimanere era impossibile”

“”Come sempre nelle giornate più buie, Milena Gabanelli fa tappa alla redazione di Report, la sua creatura per vent’anni, provando a riordinare le idee e a curare le ferite. È andata così anche ieri. Ed è lì che, al primo abbraccio con i colleghi più cari, Milena comincia a sfogarsi, arrabbiata: «Per tenersi Fabio Fazio, la Rai è andata contro le leggi di gravità.. Ha svuotato Rai 3 e intanto, su Rai1, Fazio non sta certo facendo il botto, pur costando tanti soldi. Nel 2010 qualcuno temeva che emigrassi verso La7 (non era vero e io non l’ho mai detto), e la rete mi propose un aumento di compenso (il mio era ed è tuttora uno dei più bassi in rapporto al risultato prodotto). Io lo rifiutai e chiesi però di alzare lo stipendio dei miei collaboratori, tutti freelance ». «Ho ceduto il marchio Report all’azienda. Se si è affermato – ho sempre pensato – è grazie agli investimenti di Viale Mazzini, quindi è giusto che resti alla Rai. Tutti i conduttori che si sono inventati un marchio, loro se lo sono tenuti ben stretto, da Fazio a Vespa, e possono portarselo dove vogliono ». «Da quando esiste il Qualitel, la sottoscritta viene sempre indicata come il volto che incarna in assoluto il senso del servizio pubblico e Report come il programma di informazione che lo rappresenta meglio. Qualcuno dirà che sono costata tanto per via delle tante querele e citazioni. Ma io finora non ho perso una sola causa, penale o civile». «Il Cda di oggi ritiene che io debba essere tenuta a bagnomaria. I consiglieri e la presidente hanno perfino sollevato dei dubbi, a gennaio, sulla legittimità della mia assunzione come vicedirettore.