Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

18apr/180

Noi, maschi sgomenti, alla fine siamo rimasti nudi

Articolo di Roberto Finzi (Fatto 18.4.18)

“”Molto si discusse, quando si pensava a una “costituzione” europea, delle radici dei nostri attuali valori identificandoli nelle culture classica e giudaico-cristiana, imbevute e portatrici di umanesimo. Ma pure, a chi si interroghi sulla plurimillenaria subjection of women, per usare il titolo di un saggio di John Stuart Mill del 1869, dell’idea che ogni male dell’umanità sia stato originato dalla donna (e proprio per questo ogni costituzione o dichiarazione dei diritti deve ancor oggi ossessivamente riaffermare il rispetto dell’eguaglianza tra i sessi). Quando Zeus volle vendicarsi di Prometeo e dei suoi protetti, gli umani, pensò di inviare loro una grave sventura. Ordinò agli dei di plasmare un essere “simile a una vereconda fanciulla”, Pandora, da cui iniziò “la stirpe funesta e la razza delle donne”. Funesta perché la donna cui era stato affidato un vaso con l’ordine di non aprirlo disubbidì e per il mondo si sparse ogni male. Finì così l’originaria “età dell’oro” in cui gli uomini vivevano senza il bisogno di lavorare e privi di malattie “che recano agli uomini la morte”. Solo la speranza rimase nell’orcio. Parola del più antico poeta greco la cui identità sia certa, Esiodo. La Bibbia poi, si sa, attribuisce a Eva la cacciata dell’uomo dal paradiso terrestre. Se si guardano le cose attentamente si scorge un fatto curioso: in entrambi i casi la donna disobbedisce per due caratteri distintivi, “alti” dell’essere umano.

17apr/180

Il personaggio Cass R. Sunstein

Articolo di Riccardo Staglianò (Repubblica 17.4.18) “La vera libertà? È “ dubito ergo sum””

“”Il pensiero unico non si addice alla democrazia. Già prima di internet tendevamo ad abbandonare il meno possibile il giardinetto tranquillizzante delle nostre convinzioni, bisognosi sopra ogn i altra cosa della conferma di essere nel giusto. Ma oggi è peggio. La speranza di formare cittadini consapevoli sta nel coltivare tenacemente la piantina dell’infodiversità e del dubbio. Perché, come diceva un giudice costituzionale citato da Cass R. Sunstein in “republic. La democrazia nell’epoca dei social media (il Mulino), lo spirito della libertà è «quello spirito che non è mai troppo sicuro di essere nel giusto». Il costituzionalista di Harvard, insieme al Nobel dell’economia Richard Thaler teorico dei nudges, le spinte gentili per indirizzare i cittadini a comportarsi bene, teme da tempo l’effetto omofiliaco della rete. E con il terzo volume di una trilogia che ha forse il limite di assomigliarsi troppo indaga l’ultimo upgrade tecnologico dello specchio della matrigna di Biancaneve: i social media. Invitando, nel caso di Facebook che tutti ora amiamo odiare (e di cui lui è stato consulente), a non esagerare nel risentimento perché rischieremmo di buttare via il bambino con l’acqua sporca.

17apr/180

L’intervento Il dilemma della guerra giusta

Articolo di Jeremy Corbyn (Repubblica 17.4.18) “Basta raid impulsivi e inutili L’unica strada è la diplomazia. Il leader laburista Corbyn: l’attacco militare di May, Macron e Trump è inconcepibile. Per salvare la Siria e il mondo da un’altra Guerra fredda servono leader politici e morali”

“”Sono momenti gravi. Dopo gli attacchi missilistici in Siria, è il momento di impegnarsi a fondo per la pace. La sconsideratezza con cui il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, domenica, ha detto che il conflitto adesso proseguirà il suo corso attuale e che i negoziati di pace sarebbero un «qualcosa in più» è un’inammissibile abdicazione di fronte alla responsabilità e alla moralità. Questa guerra devastante è già costata più di 500mila vite umane e ha provocato 5 milioni di profughi e 6 milioni di sfollati. Dobbiamo mettere al centro della scena un negoziato per una soluzione politica, non scivolare in un nuovo ciclo di reazioni e controreazioni militari. Il prolungato intervento militare in Siria non è stato di alcun aiuto. La Siria è diventata teatro di azioni militari di potenze regionali e internazionali come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Russia, la Francia, la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita, Israele, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.

12apr/180

“Nell’era della gig economy siamo tutti un po’ sfruttatori”

Intervista al sociologo De Masi di Cristina Nadotti (Repubblica 12.4.18)

“”La sentenza di Torino non stupisce Domenico De Masi, sociologo al quale il Movimento 5Stelle ha commissionato una ricerca sul lavoro e autore di Il lavoro nel XXI secolo, in uscita a giugno per Einaudi.
Perché i lavoratori di Foodora hanno perso? «Perché la gig economy ha reso tutto fluido, i rapporti tra datore di lavoro e dipendente non sono più chiari. È un processo iniziato subito dopo l’approvazione dello Statuto dei lavoratori con una revanche dei padroni e un dilagare del neoliberismo. Tutto aiutato soprattutto dalla sinistra che, non avendo idee sue, ha accolto quelle neoliberiste. Così alla lotta di classe si è sostituita la guerra dei ricchi contro i poveri».
Questa revanche del padronato è stata aiutata da consumatori che vogliono tutto subito, sempre e se possibile a costo zero? «Il punto è proprio questo. La gig economy dà per scontato che esistano tre soggetti sociali: il datore di lavoro, il lavoratore e il consumatore.

8apr/180

«Il sistema di Orban in Ungheria? Un mix di affari e feudalesimo»

Intervista a Ágnes Hellerdi di Paolo Valentino (Corriere 8.4.18)

“”BUDAPEST Signora Heller, lei critica duramente Orbán.
«Sì. E criticavo duramente anche János Kádár, sotto il regime comunista».
Touché. Ma perché Viktor Orbán?
«Perché ha di fatto abolito la libertà di stampa, perché usa fondi europei per far arricchire i suoi amici e familiari, perché le scuole e la sanità pubblica in Ungheria sono in una situazione tragica. Perché vuole controllare anche la cultura: sa che nell’unico libro di Storia ora in uso nei licei, l’ultimo capitolo è dedicato a Orbán? Neppure Kádár lo aveva fatto. Orbán è un tiranno».
Avrà anche 88 anni Ágnes Heller. Ma è in forma strepitosa, brillante e pungente come quando negli Anni 70 teorizzava i «bisogni radicali». Sopravvissuta all’Olocausto, allieva di Gyorgy Lukacs, Heller è stata leader della Scuola di Budapest, la corrente filosofica del marxismo dissidente nei Paesi dell’Est socialista.
Ma perché la maggioranza appoggia Orbán?
«Il 60% non vota per lui. Ma restiamo alla sua domanda.

5apr/180

Biografico. Il manifesto del giovane rivoluzionario

Articolo di Roberto Nepoti (Repubblica 5.4.18)

“”Tra i venticinque e i trent’anni Marx elabora e consolida il suo pensiero, denunciando le malefatte del capitalismo e diventando l’ideologo della lotta di classe. In esilio da Berlino, vive tra Parigi Londra e Bruxelles: gli sono accanto la moglie Jenny von Westphalen e Friedrich Engels, figlio in rivolta di un ricco industriale. Assieme scriveranno Il Manifesto del partito comunista, il libro che accompagnerà le lotte operaie.
Opera di due cineasti seri (l’autore del premiato documentario I’m Not Your Negro Raoul Peck e Pascal Bonitzer alla sceneggiatura), un biopic onesto, ma un po’ troppo pedagogico, dalla regia molto classica. Buona la scelta del cast, anche se un Marx più attempato avrebbe potuto attrarre interpreti di gran fama.
In attesa di capire meglio quale sarà il suo pubblico, se ne apprezza l’uscita in tempi – come i nostri – in cui molti predicano la fine delle ideologie politiche.“”

1apr/180

Sogni

Due articoli sui sogni (Corriere 1.4.18)

Al risveglio. Perche’ i sogni aiutano a trovare soluzioni originali

“”Esiste un legame fra sogni, sonno Rem e soluzioni a problemi non risolti durante la veglia. «I sogni trovano soluzioni che richiedono un pensiero fuori dagli schemi» scrive Deirdre Barrett del Department of Psychiatry dell’Harvard Medical School in un articolo pubblicato su Annals of the New York Academy of Sciences . «Ciò ha un senso, considerando la fisiologia del sonno Rem. La corteccia cerebrale prefrontale è in sostanza disconnessa, così non siamo abbastanza veloci a censurare idee con pensieri come: “non è questo il modo di affrontare la questione”. E i sogni sono poi utili anche quando la soluzione può essere rappresentata visivamente, e in effetti la corteccia visiva secondaria, associata alla produzione di immagini mentali, è più attiva durante il sonno Rem».”" sui sogni (Corriere 1.4.18)

Articolo di Danilo Di Diodoro, psichiatra “Stiamo perdendo la capacità di sognare “L’attività onirica è sempre più ridotta. I motivi?. Si dorme meno e si usano sostanze che rovinano il sonno Rem fondamentale per una mente sana

“”Stiamo perdendo i nostri sogni, e non solo quelli a occhi aperti, ma anche quelli veri e propri che dovremmo fare di notte. Sogniamo meno, per tanti motivi diversi, dalla riduzione delle ore trascorse addormentati, all’utilizzo di sostanze che interferiscono con il sonno Rem, quella ancora abbastanza misteriosa ma importante fase del sonno nella quale per la maggior parte si producono i sogni. È una perdita non priva di conseguenze, come ha scritto di recente la rivista New Scientist: «Il sonno Rem è di vitale importanza, sia per l’apprendimento, sia per la creatività, e contribuisce in vario modo a promuovere una mente sana».

30mar/180

L’informazione oscura la realta’ e la politica o si adegua o affonda

Articolo di Tonino Perna (manifesto 30.3.18) “I paradossi della nostra epoca. Un’informazione fasulla mischia le carte per non farci comprendere se siamo nel migliore dei mondi o sull’orlo della catastrofe. Solo una conoscenza critica della realtà può salvarci”

“”Nell’era dei paradossi accade che mai la società umana ha prodotto tanta ricchezza e mai così alto è stato il numero di chi muore di fame. Più tecnologia e conoscenze produciamo e più ci avviciniamo alla soglia della catastrofe ambientale e nucleare. Mai abbiamo avuto tanti mezzi di informazione, tanta facilità di comunicazione in tempo reale e contemporaneamente tanta ignoranza a livello di massa. Naturalmente con conseguenze enormi sul piano politico. La nostra visione del mondo si basa essenzialmente sulla percezione e, ad esclusione degli addetti ai lavori, su qualunque fenomeno sociale del nostro tempo la coscienza collettiva si forma solo sulla percezione. L’ultimo delitto visto in televisione, ripreso dalla stampa, dibattuto sui talk show. Stragi di donne, tragedie familiari, giovani uccisi da assassini che restano ignoti: è il piatto forte dei telegiornali Tg. Chi sa che siamo, insieme alla Grecia e Malta, il paese europeo con il più basso tasso di omicidi? Malgrado mafia, camorra e ‘ndrangheta viviamo in un paese tra i più tranquilli dell’Unione europea, che a sua volta è un’area tra le meno violente del mondo relativamente ai fatti di cronaca nera. Stesso discorso vale per i migranti. Quando chiedo ai miei studenti quanti sono gli immigrati in Italia, la maggior parte pensa che siano tra il 30 e il 40 per cento della popolazione italiana. Una vera e propria invasione! Quando gli comunichi che non arriva al 9 per cento, una delle percentuali più basse della Ue, rimangono perplessi e increduli. Se questo succede nelle aule universitarie, possiamo immaginare cosa accade fuori. Solo una estrema minoranza conosce la realtà, approfondisce i dati, ha un approccio scientifico alle questioni più delicate e importanti del nostro tempo.

29mar/180

Elzeviro. A un anno dalla scomparsa. Con Sartori dalla parte dei cittadini

Articolo di Gianfranco Pasquino (Corriere 29.3.18)

“”Pessima tempora . Con tutta probabilità, questo sarebbe il severo commento di Giovanni Sartori alla fase attuale della politica non solo italiana. Però, sbaglierebbe di molto chi pensasse, evidentemente avendo letto poco e male i suoi incisivi editoriali sul «Corriere», molti dei quali raccolti nel volume Mala tempora (Laterza, 2004), e per niente i suoi libri, che Sartori si sia limitato a critiche aspre e sprezzanti (peraltro quasi sempre giustificatissime). In maniera puntuale e costante, Sartori combinava le critiche, da un lato, con le sue conoscenze comparate relative al funzionamento dei sistemi democratici, dall’altro, con suggerimenti e indicazioni operative. La scienza politica di Sartori, nutrita di storia, di filosofia, di logica, ha voluto essere lo strumento per trasformare i sistemi politici, per costruire democrazie migliori. A un anno dalla scomparsa, è giusto chiedersi che cosa scriverebbe, quali commenti farebbe, quali errori vorrebbe correggere, quali strade suggerirebbe di percorrere. Nessuna risposta sarebbe scontata, poiché Sartori aveva grande fantasia e notevole originalità, ma molto è possibile ipotizzare prendendo lo spunto dai suoi libri e dai suoi numerosi articoli scientifici.

22mar/180

Non «classico» ma «critico». Perche’ il liceo ci serve ancora

Arrticolo di Luciano Canfora (Corriere 22.3.18) “Proposte Lucio Russo, storico della scienza, firma per Mondadori una difesa degli studi umanistici”

“”Con la sana vis polemica e l’intelligenza vigile che gli sono caratteristiche, Lucio Russo, nel suo recente saggio Perché la cultura classica (Mondadori), mette in luce il nesso che vi è tra il «provincialismo» nostrano (di cui la bocconiana fisima di far lezione in inglese, magari anche se la disciplina in questione fosse «dialettologia italiana») e l’isterica avversione per gli ordini di scuole dove si insegnano il greco antico o il latino o entrambi. Russo non è soltanto un ragguardevole storico della scienza ma anche un cittadino politicamente consapevole (tale da superare, io credo, persino il severo esame cui il nostro Cassese vorrebbe sottoporre gli aspiranti al diritto elettorale). Perciò commenta con queste parole l’inversione di tendenza che forse da ultimo si profila: «Negli ultimi anni il calo dell’entusiasmo per la globalizzazione e il declino dell’impero americano hanno dato spazio anche in Italia alla difesa della diversità culturale». Ed effettivamente anche di questo si tratta: le lingue e le civiltà antiche sono state messe sotto accusa con le motivazioni più varie e stravaganti, e per un tempo non breve i «pasdaran» della lotta al liceo le additavano come segno del nostro ritardo e «ostacolo — scrive Russo — sulla via dell’omogeneizzazione planetaria, perseguita con forza dai protagonisti del mercato globale».Il libro di Lucio Russo ha, tra gli altri, il merito di saper valutare i lati positivi del bagaglio di conoscenze storico-linguistiche del cosiddetto mondo «classico» con l’occhio di chi muove da un altro campo del sapere: quello delle scienze. Ma si spinge oltre la generica «difesa». Egli lancia una proposta molto interessante: «La cultura classica, se profondamente rivisitata, potrebbe assumere di nuovo, pur se in modo diverso, quel ruolo unificante svolto in passato e per il quale non è mai stato trovato un valido sostituto».