Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

11ago/170

Perche’ le persone di potere badano solo a se stesse

Post del 24.7.17 (Idee 176) di Anna Maria Testa sul suo sito “nuovo&utile, teorie e pratiche della creatività”

“”Che cosa frulla nella mente delle persone di potere? Ce lo domandiamo – e capita non di rado – quando i loro comportamenti ci appaiono contraddittori, o poco comprensibili, o così arroganti da essere difficili da sopportare. Un recentissimo articolo uscito sull’Atlantic ci invita a porci la domanda in termini più radicali: che cosa accade al cervello delle persone di potere?

MENO CONSAPEVOLI DEI RISCHI. L’Atlantic cita un paio di pareri autorevoli. Secondo Dacher Keltner, docente di psicologia all’università di Berkeley, due decenni di ricerca e di esperimenti sul campo convergono su un’evidenza: i soggetti in posizione di potere agiscono come se avessero subito un trauma cerebrale. Diventano più impulsivi, meno consapevoli dei rischi e, soprattutto, meno capaci di considerare i fatti assumendo il punto di vista delle altre persone. A proposito di traumi cerebrali e cambiamenti della personalità, vi viene in mente il caso di Phineas Gage (ne abbiamo parlato qui)? Beh, forse non avete tutti i torti.

IL PARADOSSO DEL POTERE. Sukhinver Obhi è un neuroscienziato dell’università dell’Ontario.

10ago/170

«Bob Rauschenberg & Friends». Gustare il mondo impermanente. Grande mostra al MoMa di New York sul texano che anticipo’ la Pop Art

Articolo di Fiamma Arditi /Stampa 9.8.17)

“”Secondo lui la pittura ha a che fare sia con l’arte che con la vita. «Cerco di muovermi nello spazio fra queste due», spiegava Bob Rauschenberg quando gli chiedevano di sintetizzare il suo lavoro. Il Museum of Modern art di New York ( MoMa), vent’anni dopo la grande retrospettiva al Guggenheim, fino al 17 settembre, dedica le enormi sale di un intero piano, il quarto, a raccontare l’ecletticità dell’artista texano, il suo viaggio da Port Arthur, Texas, nel mondo: Robert Rauschenberg: Among Friends. La prima tappa fu, San Diego, in California, dove a diciotto anni, nel 1943, si arruolò nella Marina americana, ma come obiettore di coscienza finì nell’ospedale da campo a fare il tecnico neuropsichiatra. Con la sete di conoscere e sperimentare strade nuove, usare materiali trovati per strada, inventarsi collaborazioni con pittori, musicisti, coreografi, il mondo diventò presto la sua casa, gli altri artisti i compagni di viaggio.
Gli inizi Se è vero che gli incontri possono cambiare la vita delle persone, quella di Bob Rauschenberg lo conferma. A undici anni, con l’arrivo dell’unica sorella, Janet, creò la sua prima installazione. Gli misero in camera la neonata, perché la casa era piccola e per riuscire ad avere il suo spazio privato, con delle scatole di cartone vuote organizzò una specie di parete divisoria. Fu quello il seme che avrebbe fatto crescere la pianta del suo lavoro futuro. Per cui quando camminando oggi tra le sale del museo newyorchese, prima che la mostra vada allo «SfMoMa» di San Francisco, ci troviamo davanti alle opere di questo artista attratto dall’impermanenza dei giornali, della carta in tutte le sue forme, da strumenti e materiali nuovi, da oggetti trovati per strada, a cui con l’ecletticitò di un demiurgo ridà nuova vita, capiamo che nel fuoco d’artificio delle sue creazioni c’è una coerenza e una creatività contagiosa.

6ago/170

Ong e migranti, in difesa dei giusti

Articolo di Guido Viale (manifesto 5.8.17) “Migranti. A chi cerca di sottrarre i profughi a un destino di sofferenza e morte andrebbe riconosciuto il titolo di “Giusti”. Invece vengono trattati come criminali”

“”Coloro che dalle coste della Libia si imbarcano su un gommone o una carretta del mare sono esseri umani in fuga da un paese dove per mesi o anni sono stati imprigionati in condizioni disumane, violati, comprati e venduti, torturati per estorcere riscatti dalle loro famiglie, aggrediti da scabbia e malattie; e dove hanno rischiato fino all’ultimo istante di venir uccisi. Molti di loro non hanno mai visto il mare e non hanno idea di che cosa li aspetti, ma sanno benissimo che in quel viaggio stanno rischiando ancora una volta la vita. Chi fugge da un paese del genere avrebbe diritto alla protezione internazionale garantita dalla convenzione di Ginevra, ma solo se è «cittadino» di quel paese. Quei profughi non lo sono; sono arrivati lì da altre terre.

6ago/170

La Grecia e l’austerity, il piano «x» di Yanis Varoufakis

Articolo di Matteo Bortolon (manifesto 5.8.17) “Dalle anticipazioni del prossimo libro dell’ex ministro, che uscirà a settembre, il piano di uscita dall’euro elaborato nel 2015.

“”Due anni. Tale è il lasso di tempo che vede una coabitazione bizzarra: il governo di Syriza e le politiche di austerità dirette dal terzo memorandum in Grecia. Chi lo avrebbe mai detto? Il 5 luglio del 2015 in Grecia si votava in un referendum per accettare o respingere le richieste della Troika. Alla opposizione popolare contro il proposito delle istituzioni comunitarie di spremere lo Stato e la società ellenica a morte, espressa da quel voto, non è seguita una politica capace di darvi uno sbocco. Nel mese successivo il premier Tsipras, fra lo sconcerto di molti che lo avevano sostenuto, ha ceduto alle politiche di austerità ed ha indetto nuove elezioni (20 agosto 2015)
Yanis Varoufakis ha diffuso alcune anticipazioni del suo prossimo libro che uscirà a settembre. Forse un minimo di dibattito si riattiverà in merito a tale congiuntura. Sicuramente ad Atene, dove già adesso un terremoto politico si sta profilando in margine alle «rivelazioni» dell’ex ministro delle Finanze.

3ago/170

Etica dell’ateismo

Saggio di Paolo Flores d’Arcais (MicroMega online 31.7.17)

“”Che Dio esista o non esista, tutto è permesso. All’incombere del nichilismo non possiamo sottrarci: questa è la condizione umana, perché l’uomo è il Dio della norma. Ma l’ateismo (metodologico, ovviamente) è la condizione di possibilità della morale e della politica, perché solo escludendo Dio dalla argomentazione e dalla decisione pubblica (etsi Deus non daretur), la creazione della norma comune può avvenire in forma democratica.

1) Se Dio esiste, tutto è permesso. E il nichilismo è sempre in agguato.
Perché se Dio esiste, la sua voce è sovrana, la sua volontà è legge, il Logos è il Nomos della terra e del cielo. Ma questo Dio parla poi sempre e solo attraverso la voce di un uomo. Di un essere mortale e finito, come te e come me.
Se Dio esiste, perciò, la volontà di Dio sarà quella di ogni uomo che abbia successo nel presentarsi come voce di Dio. Di ogni uomo che – come voce e volontà di Dio – trovi ascolto presso altri uomini. Da Gesù di Nazaret, profeta ebreo itinerante che predica di porgere l’altra guancia e annuncia che ai ricchi sarà chiusa la porta dei cieli, a papa Innocenzo III, al secolo Lotario dei conti di Segni, che scatena la crociata contro gli albigesi, nemici di Dio in quanto predicano la povertà, tutto ciò che si presenta come voce di Dio può provare a imporsi come sua volontà. Purché trovi chi la ascolti, chi la riconosca, chi la obbedisca.

1ago/170

Dio e’ morto

Blog di Francesco Postorino (espresso online 31.7.17) “Le storie spezzate di Fabrizio De André”

“”A volte fa bene prendersi una lunga pausa dal chiasso infernale del presente e riassaggiare in silenzio, quasi di nascosto, l’opera di Fabrizio De André. Anzi, mi sembra una scelta di resistenza dovuta. Ultimamente non se ne parla molto. La moda chiama, il mercato pure. Dalle nostre parti si tende a dimenticare, a contestualizzare freddamente e quindi a chiudere in un cassonetto storiografico le opere di grandi uomini. A molti sfugge che le parole e la musica di Fabrizio ignorano le regole del tempo. Il più grande cantautore italiano del Novecento, che non ha nulla da invidiare a Bob Dylan e ad altri, ci ha consegnato una poesia che sfiora l’eterno e gioca con le epoche, con le storie parallele. Gesù, nella Buona novella, non diverge dai protagonisti del maggio francese. E Marinella la incontriamo ogni giorno in Via del Campo, ma non ci fermiamo a parlare con lei, non scambiamo sguardi sinceri, non ci avviciniamo al suo pianto protetto dal flauto precario del suonatore Jones, le cui note le ricordano La leggenda di Natale e quel sorriso regalato da un malato di cuore che le contava i capelli con le mani sudate e il cuore sulle labbra, mentre accanto sbocciavano le viole. Fabrizio è lì.

29lug/170

L’odio in politica e i luoghi comuni

Articolo di Sarantis Thanopulos (manifesto 29.7.17)

“”Nella crisi generale della cultura avanza un pensiero ad effetto che scambia le impressioni di superficie con il senso profondo dell’esperienza e lavora nel senso della conservazione dell’esistente. Così un giorno si viene a sapere che il problema del Pd, in difficoltà secondo i sondaggi, è l’odio che la sinistra nutre nei confronti di Matteo Renzi. Questa idea, che non è un pensiero politico, né una tesi “scientifica”, anima le discussioni tra amici. Poiché lascia il tempo che trova, ha fatto venire la tentazione di una sua presentazione più «dotta». Si scopre allora che nel Dna della sinistra alberga un odio nei confronti dei militanti eterogenei ai suoi dogmi. Questo odio scatterebbe secondo il meccanismo della salivazione condizionata del cane di Pavlov. L’analisi, pubblicata su un importante quotidiano nazionale, non è adeguata: i concetti sui quali è fondata potrebbero con ugual successo spiegare l’odio delle nuore per le suocere.Tuttavia, l’argomento merita la nostra attenzione perché il tema dell’odio in politica è molto importante per lasciarlo alle improvvisazioni linguistiche.
È avventato usare a cuor leggero la parola «odio», carica di tensione e passibile di grande fraintendimento, per assegnare un difetto «congenito» a qualcuno. Il suo uso come argomento politico stimola un’emotività impulsiva che danneggia lo spazio del nostro comune sentire, pensare e vivere.

27lug/170

Don Milani, un prete pop

Articolo di Gianfranco Capitta (manifesto 26.7.17) “Storie. Ci sono voluti i cinquant’anni dalla morte per il suo ritorno da protagonista. Incentrato sulla figura del pievano di Barbiana va in scena a San Miniato «Vangelo secondo Lorenzo». Uno spettacolo di grande respiro, scritto da Leo Muscato assieme a Laura Perini”

“”Ci sono voluti 50 anni dalla sua morte, per questo ritorno da protagonista della figura di don Lorenzo Milani, ma bisogna dire che nonostante le molte sbracature (e qualche professione tardiva e improbabile di ammirazione sopra le righe), perfino negli spettacoli che ne ripercorrono e ripropongono ora la storia, la figura del sacerdote toscano esce limpida e fortissima, come era apparsa del resto già allora a qualche intellettuale: da La Pira a qualche giornalista «cattolico di sinistra» inguattato e isolato magari nei culturali della Rai, o a persone anch’esse notevoli come il maestro di Piadena Mario Lodi, o il grande Giorgio Pecorini (sull’Europeo e poi sull’Espresso, ma che poi anche i nostri lettori hanno avuto modo di apprezzare). Ma era soprattutto alla «base» che le parole di don Milani parlavano: a giovani e giovanissimi, magari appena adolescenti, che sentivano le potenzialità elettriche del Concilio Vaticano II e anche la pachidermica mummificazione del sistema sovietico, ma poi trovavano poche rispondenze, o assai limitate o d’élite, nella vita quotidiana che si trovavano a intraprendere. Il ’68 era ancora di là da venire, ma sicuramente, quando arrivò, aveva nelle tasche di molti “L’obbedienza non è più una virtù”: bellissimo motto, ma che conteneva oltre alla lucidità di padre Ernesto Balducci, la tragedia vera del «caso Fabbrini», primo obbiettore di coscienza in Italia, ripetutamente processato per «diserzione» con la benedizione dei santi «cappellani militari», che solo oggi rischiano finalmente di perdere quella qualifica medievale! Ma soprattutto, baedeker fondamentale di ogni contestazione, tutti conoscevano Lettera a una professoressa. Un libro bianco e austero, che conteneva in quelle pagine semplicissime e di immediata comprensibilità, una analisi abissale della scuola italiana, una istituzione che il boom appena trascorso aveva voluto «rinnovare» e modernizzare, con lo storico passaggio alla scuola media unificata varata solo un pugno d’anni prima che il libro nascesse a Barbiana.

16lug/170

Giovanni Franzoni, un campione della laicita’ delle istituzioni

Articoli di Enzo Marzo, Marcello Vigli e della Segreteria delle CdB italiane in ricordo di Giovanni Franzoni (Criticaliberale.it 15.7.17) LEGGI DI SEGUITO 

“”CRITICA LIBERALE PUBBLICA – ASSIEME A ITALIALAICA – QUESTO RICORDO DI FRANZONI. UOMO DI PROFONDISSIMA FEDE E’ STATO SEMPRE AMMIRATO DA NOI PER IL SUO RIGORE LAICO. LO ABBIAMO AVUTO VICINO DAI TEMPI DEL “MANIFESTO LAICO” FINO ALL’ADESIONE DELL’ISTITUTO DEI LAICI ITALIANI.
DA LAICI, LO ABBIAMO SEMPRE AMMIRATO PER LA SUA CONVINZIONE CHE SI POTESSE ESSERE UOMINI DI FEDE RELIGIOSA MA AVVERSI AL CLERICALISMO E AL POTERE ECCLESIASTICO. E’ STATO CON NOI IN MOLTI EVENTI IN CUI LA SUA SAGGEZZA, IL SUO CARISMA E IL SUO RIGORE SONO STATI AL SERVIZIO DELLA LAICITA’.
IN PAESI NON CLERICALI, COME INVECE E’ IL NOSTRO, FRANZONI SAREBBE STATO MENO MISCONOSCIUTO E NON RELEGATO IN AMBIENTI RISTRETTI. RIPOSI IN PACE.”"

12lug/170

Il presente che nutre il fascismo

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 12.7.17) «Il pericolo numero uno della società orizzontale è rappresentato dall’isolamento di soggetti che ritengono di poter dare, per citare Ulrick Beck, “soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche”»”

“”Il fascismo non è mai morto. Rappresenta il bisogno di certezza comunitaria e gerarchica in una società individualistica. E nonostante i simboli sbandierati, non è un ritorno al passato. L’ombra del fascismo si stende sulla democrazia, anche quando, come la nostra, è nata nella lotta antifascista. La ragione della sua persistenza non può essere spiegata, semplicisticamente, con il fatto che non ci sia sufficiente radicamento della cultura dei diritti. Si potrebbe anzi sostenere il contrario. Ovvero, che sia proprio la vittoria della cultura dei diritti liberali (e senza una base sociale che renda la solitudine dell’individuo sopportabile) ad alimentare il bisogno di identità comunitaria. Un bisogno che il fascismo in parte rappresenta, tenendo conto che non è solo violenza e intolleranza per i diversi (anche se questi sono gli aspetti più visibili e preoccupanti). Il fascismo rinasce un po’ dovunque nell’occidente democratico e capitalistico – le fiammate xenofobiche e nazionalistiche che gli opinionisti si ostinano a chiamare blandamente “populismo” sono il segno di una risposta, sbagliata, alla recrudescenza di un sistema sociale che funziona bene fino a quando e se esistono reti associative, capaci di attutire i colpi di un individualismo che è apprezzato solo da chi non ha soltanto le proprie braccia come mezzo di sussistenza. Senza diritti sociali i diritti individuali possono fare il gioco contrario.