Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

14ago/180

Addio a Samir Amin, uno degli ultimi grandi intellettuali

Articolo Luciana Castellina (manifesto 14.8.18) “Uno degli ultimi grandi intellettuali impegnati a 180 gradi nelle battaglie dei movimenti di questo scorcio di secolo”

“”La mia mail si è riempita in poche ore: messaggi da ogni parte del mondo per la morte di Samir Amin. Uno schiaffo, perché la scomparsa non è stata annunciata da una lunga malattia ma da un recente trasferimento da Dakar in un ospedale di Parigi. Isabelle, la sua compagna da più di mezzo secolo, presente al decesso inatteso, tornata a casa si è sentita mancare, si è rotta il femore ed ora è a sua volta in ospedale; e così allo scoramento si aggiunge la tristezza di non poterla nemmeno abbracciare per telefono. La provenienza dei messaggi – Africa soprattutto ma anche Asia America Latina Europa – testimoniano di per sé la personalità e il ruolo che ha avuto nella sinistra mondiale:

14ago/180

“Fate bene a protestare, siete i nuovi resistenti”

Intervista ad Alberto Asor Rosa:     “”   ieri in piazza del  Popolo si è tenuta la prima di una serie di lezioni all’aperto, organizzate dagli studenti del liceo Tasso di Roma. Primo ospite d’eccezione, che ha accettato il loro invito, Alberto Asor Rosa c,he ha dipinto con le parole “il “filo della Resistenza” che tiene unita l’Italia fin dal dopoguerra e il ruolo che ebbe la letteratura durante il grande cambiamento   …     “Combattete per un destino  diverso nel vostro paese     …     Ma le frange mascherate sono riprovevoli”     …  “”

Leggi l’intervista:

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4ago/180

Lavoro, come approdare all’ozio evitando sensi di colpa

Articolo di Roberto Ciccarelli, recensione del nuovo libro di Domenico De Masi “Il lavoro nel XXI secolo” (manifesto 4.8.18)

“”Definire il lavoro oggi è il problema più importante. Esiste un uso lavorista del concetto che si presta al ricatto: ricevere una retribuzione, o un «reddito», a condizione di svolgere un lavoro qualsiasi, anche se questo è inutile o nocivo. Lavorare, ad ogni costo, attesta l’impegno morale dell’individuo a non farsi trattare un lazzarone, schizzinoso, free-rider o «neet».
ESISTE UN ALTRO USO del concetto di lavoro: quello neoliberale. In questo caso, l’emancipazione passa dalla valorizzazione del «merito» individuale sul mercato. I due approcci si intrecciano in combinazioni inattese sullo sfondo di una condizione comune: la crescita impetuosa del lavoro gratuito, sottopagato, iper-precario che con Marx si può definire «pluslavoro assoluto».

1ago/180

La creativita’ negletta nel paese che fu il piu’ creativo del mondo

Articolo di Annamaria Testa (nuovoeutile 14.1,13) – articolo già riportato nel 2013 sul nostro sito

“”Creatività e creativo erano fino a pochi anni fa, qui in Italia, parole impronunciabili. Tali da evocare, nella migliore delle ipotesi, persone e attività vanitose e modaiole, e nella peggiore un’ampia gamma di comportamenti non solo irritanti ma disdicevoli (la finanza creativa, per dire truffaldina. Le soluzioni creative, per dire abborracciate, improbabili e inefficaci). Storicamente del tutto differenti l’attenzione e l’atteggiamento di altri paesi, e specie del mondo anglosassone, in primis gli Stati Uniti ma non solo, verso l’idea stessa di creatività intesa come motore del progresso umano: la preziosa e peculiare attitudine degli individui a scovare soluzioni nuove, a scoprire elementi e connessioni sconosciute, a sperimentare e a inventare.
Le idee sul produrre idee – È un parroco scozzese, William Duff, a pubblicare nel 1767 An Essay on Original Genius, il primo trattato che prova a indagare le dinamiche della creatività. È l’inglese Francis Galton, scienziato eclettico, antropologo, cugino di Darwin e pioniere della biometria a formalizzare per primo la distinzione tra nature e nurture, cioè tra eredità e ambiente, e a segnalare, in Hereditary Genius, quanto l’educazione può nel bene e nel male influenzare l’esprimersi del talento.
Risale agli inizi del secolo scorso una delle prime, e forse ancor oggi la più convincente fra le moltissime definizioni di “creatività”: fa capo al grande matematico francese Henri Poincaré, che nel 1906, in Scienza e metodo, parla di trovare connessioni nuove, e utili, tra elementi distanti tra loro.

20lug/180

Saviano querelato da Salvini

Intervista e articolo sulla querela di Salvini nei confronti di Saviano (Repubblica 20.7.18) LEGGI DI SEGUITO

“Perseguiteranno chi dissente. Reagiamo insieme” Intervista a Roberto Saviano di Goffredo De Marchis

“”Salvini dice che la querela da ministro perché le sue affermazioni sui legami tra la Lega e ’ndrangheta danneggiano l’istituzione. È un motivo accettabile?
«Dei rapporti Lega-‘ndrangheta non parlo io ma la magistratura che ha dimostrato la presenza di ‘ndranghetisti ai comizi di Salvini; che Vincenzo Giuffrè, l’uomo come ha raccontato l’Espresso che ha determinato l’exploit di Salvini a Rosarno, è stato in società con nomi dei clan Pesce e Bellocco. Ma di cosa stiamo parlando? Il tentativo di Salvini è uno solo: affermare con forza “il governo sono io”».
Il livello dello scontro si è alzato dopo la battuttacia del ministro sulla sua scorta. Lei l’ha definito ministro della malavita. Siete andati troppo sul personale?
«Ho sempre criticato e criticherò sempre le idee politiche di Salvini. Chi ha interesse a metterla sul piano personale è lui. Sennò che senso avrebbe mettere baci, faccine, carezze, riferimenti all’essere padre come se stesse in una chat di whatsapp. Fa gesti autoritari poi cerca di condirli con il sorriso. Un modo di fare mellifluo che diventa ancora più violento e tenta di linciare sulla pubblica piazza dei social chi non la pensa come lui».
L’uso della carta intestata del ministero è una mossa autoritaria?
«Serve a dire che il governo del cambiamento non tollera il dissenso e il dissenso sarà oggetto di persecuzione».

20lug/180

Nevrosi di Palazzo. La politica sul lettino dello psicoanalista

Articolo di Massimo Ammaniti (Repubblica 20.7.18) “Lo aveva già scritto Freud in un celebre saggio del 1921: essere leader non è solo frutto di ambizione ma anche un disturbo della personalità. Provocato da un incontrollabile sentimento di hybris

“”È quasi impossibile rispondere alla domanda su come e soprattutto chi può diventare un grande capo o un leader politico carismatico. Il carattere del leader è fondamentale, come anche la sua capacità e la sua determinazione nel prendere decisioni necessarie per la vita del Paese. E poi deve essere in grado di mediare quando è necessario. Tutto questo non è sufficiente, sono importanti anche i suoi gesti, il suo modo di parlare e di rivolgersi ai cittadini, le sue pause, le sue espressioni facciali, la sua postura, in altri termini la fenomenologia corporea che viene ad incarnare il senso del potere e l’intima convinzione di essere un predestinato. Ma quello che sancisce definitivamente la leadership è l’investitura popolare. Come nella dinamica che lega il predatore alla preda anche il leader è tale in quanto viene riconosciuto nel suo ruolo dai cittadini e dall’opinione pubblica. La natura di questo rapporto è stata indagata da Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, nel suo scritto del 1921 Psicologia delle masse e analisi dell’Io.

16lug/180

L’arte che spaventava Hitler. Artisti in fuga da Hitler.

Articolo di Ada Masoero (Sole 15.7.18) “L’esilio americano delle avanguardie europee. Artisti migranti. La fuga negli Stati Uniti dei più innovativi esponenti delle avanguardie europee per sfuggire al nazismo e alle sue farneticazioni sulla creatività «degenerata»”

“”Erano passati poco più di due mesi dalla sua nomina a Cancelliere del Reich – il 30 gennaio 1933 – quando Hitler ordinò alle Squadre d’assalto di chiudere il Bauhaus, la scuola superiore d’arte e architettura allora diretta da Mies van der Rohe che, cacciata l’anno prima da Dessau – già in mano ai nazionalsocialisti – era stata riaperta in sordina, a Berlino, come scuola privata. Precauzione che non bastò a placare la sete di vendetta dei nazisti contro questa scuola che si presentava come una «cattedrale del socialismo» e minava i fondamenti stessi della grande arte, mischiandola con l’artigianato. Al Bauhaus avevano insegnato Kandinskij e Klee, Albers e Feininger, Schlemmer e Moholy-Nagy ma, agli occhi dei nazisti, quella scuola altro non era che una «cellula di sovversione bolscevica».
Sempre nel 1933 caddero le teste di 27 direttori di musei sgraditi al potere e furono rimosse dalle sale 16 mila opere avanguardiste che, opponendosi all’antico ordine classico, erano segno ai loro occhi di «degenerazione» culturale oltreché di «degrado» cerebrale dei loro autori. Moltissime sarebbero state messe al rogo sei anni dopo; altre invece furono conservate («speriamo di fare un po’ di soldi con questa spazzatura», dirà Goebbels): le più belle e importanti, come sapevano anche loro, tanto che alcune furono requisite da Göring per la sua residenza di caccia.

15lug/180

“Io sono perche’ noi siamo” Gli altri Mandela

Articolo di Carlo Baroni (Corriere 15.7.18) “Un secolo fa nasceva un uomo che non avrebbe trasformato solo il suo Paese ma un intero continente”

“”«Io sono, perché noi siamo». Camminando per le strade di Città del Capo — e di altre città sudafricane — non si può non imbattersi in parole, segni, immagini che richiamino Madiba. Come questa frase, un messaggio che contiene una delle più grandi eredità di Nelson Rolihlahla Mandela, nato cent’anni fa, il 18 luglio 1918, nel piccolo villaggio di Mvezo, in terra xhosa, e diventato una delle figure più luminose. «Io sono perché noi siamo» significa definire la propria identità nella relazione con l’altro e assumere responsabilità e sfide — anche quelle più grandi della libertà e della dignità, della riconciliazione e della democrazia — in un’ottica collettiva. Per il bene di tutti e di ciascuno. Attingeva alla visione africana bantu (ubuntu) ma era aperto ai tanti stimoli e influenze che gli sono arrivati dall’esterno. Lui che ha vissuto 27 anni in condizioni di detenzione è diventato simbolo di apertura, tolleranza, dialogo. La sua lotta contro l’oppressione e la discriminazione e per la giustizia e l’uguaglianza continua a essere di grande ispirazione per molti africani (e non solo). Ma sono pochi i «figli» africani di Mandela che — soprattutto nella politica — hanno saputo incarnarne concretamente lo spirito.
Thomas Sankara (1949-1987) A livello iconico, Thomas Sankara — che cambiò il nome del suo Paese da Alto Volta a Burkina Faso (letteralmente il «Paese degli uomini integri») — e ne fu presidente dall’83 all’87, resta ancora oggi una delle figure più carismatiche. Un riferimento per tutti coloro che continuano a sognare un’Africa libera da ingerenze esterne, neocolonialismo e imperialismo. Anche culturale.
Wangari Maathai (1940-2011) C’è un po’ di Sankara, oltre che di Mandela, anche nella figura di Wangari Maathai, prima donna africana Premio Nobel per la Pace nel 2004, scomparsa nel 2011.

12giu/180

Se le elites sono economiche e non culturali

Articolo di Carlo Freccero (manifesto 12.6.18)

“”Ho scritto sul manifesto del 5 giugno, che con l’adesione acritica alla terza via del neoliberismo la sinistra è diventata non l’antagonista del neocolonialismo globalista, ma addirittura, la sua maggiore fautrice. Aggiungendo che, in quanto sinistra, non può palesare le sue intenzioni. Un’esponente della destra come Trump può bombardare in nome della superiorità militare americana al grido “America First”. Una neocon liberal come Hillary Clinton o un buonista come Obama, devono trincerarsi invece dietro lo schermo dell’esportazione della democrazia. La sinistra del politicamente corretto si estingue perché non riesce più ad elaborare un pensiero critico. In questi anni ha creduto alla favola dei dittatori cattivi e, come unico rimedio, ha proposto l’accoglienza dei profughi, vittime non dalla guerra, ma dei loro stessi governanti. Ha fatto propria l’equazione fascismo = comunismo. Si è schierata sempre dalla parte sbagliata. Questo perché la terza via non è che l’espressione del pensiero unico per cui tutto il resto è totalitarismo. Di questo pacchetto di riforme dell’originario pensiero di sinistra, fa parte l’idea che la democrazia preveda una frattura popolo/élites, e che le élites debbano guidare un popolo incapace di autodeterminazione.

6giu/180

La sinistra ridotta a pensiero unico delle elites

Articolo di Carlo Freccero (manifesto 6.6.18) “Populismo. Sono stupefatto di vedere che il buonismo di sinistra si limita all’accoglienza ma non si pone mai il problema delle cause. Perché ci sono oggi tanti migranti? Perché siriani e libici che fino all’intervento dell’Occidente godevano di un tenore di vita elevato, sono oggi profughi in terra straniera?”

“”La sinistra è oggi in crisi e si chiede come potrebbe parlare ai nuovi populismi per ricondurli nei binari di una democrazia elitaria che assomiglia più ad un’oligarchia che ad una democrazia in senso proprio. Viceversa, anche quando dice di voler ascoltare il malessere di cui i populismi sono espressione, la sinistra si trincera nei luoghi comuni del politicamente corretto. Mentre, secondo me, basterebbe un’autoanalisi oggettiva per capire le cose da un’altra angolazione. La domanda è cos’è oggi la sinistra e cos’era una volta la sinistra? Perché c’è stato un così radicale cambiamento? So già la risposta. Ci sbagliavamo. E se ci sbagliassimo adesso? In ogni caso riflettere su cosa sia stata la sinistra alle sue origini, contiene già la risposta al problema del populismo oggi. Prima il populismo di destra non c’era perché molte delle istanze del populismo di oggi erano a sinistra. E la crescita dei diritti del popolo non era considerata reazionaria, ma progressista. La grande frattura a sinistra inizia con la cosiddetta terza via e la resa completa dai progressisti nei confronti del neoliberismo. Da allora siamo immersi nel pensiero unico tanto da aver perso la memoria di noi stessi. Nel 1968 avevo vent’anni ed ero di sinistra. Cosa significava allora essere di sinistra? Credere nella lotta di classe e nella coscienza di classe. Nessuno pensava allora che nel popolo ci fosse qualcosa di sbagliato che le élites dovevano “raddrizzare” per il bene del popolo stesso. Era il popolo che, assumendo coscienza, poteva e doveva guidare la società. E questo concetto, prima che di sinistra, è democratico. Cos’è oggi essere di sinistra? Essere politicamente corretti. Accettare il pensiero unico in maniera acritica e credere, presuntuosamente che, in quanto detentrici del pensiero unico, le élites devono guidare un popolo ignorante e rozzo, irritante per la sua mancanza di educazione.