Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

13apr/180

Si svuotano le aule “Tra dieci anni un milione di alunni in meno”

Articolo di Corrado Zunino (Repubblica 13.4.18)“La ricerca della Fondazione Agnelli. Colpa della denatalità. L’Italia in controtendenza rispetto a Germania e Regno Unito. L’effetto: un calo di quasi 56mila cattedre e prof più anziani”

“”L’orizzonte scuola, visibile con un binocolo puntato al 2030, dice che gli istituti italiani si svuoteranno: perderemo 36.721 classi nei prossimi dieci anni e — purtroppo per maestri e professori, ma anche per l’innovazione didattica — 55.600 posti cattedra dalla primaria all’ultimo anno delle superiori. Il turn- over dei docenti dovrà rallentare e i ragazzi, dopo un tentativo di svecchiamento iniziato con la “Buona scuola”, torneranno a vedere insegnanti anziani. La Fondazione Agnelli ha posizionato il suo nuovo lavoro — “ Evoluzione della popolazione scolastica in Italia” — nel medio periodo e, avvalendosi di studi statistici raffinati anche se perfettibili, ha most rato come la crisi di natalità italiana inciderà profondamente sull’istituzione scolastica. I governi che verranno potranno usare questa diminuzione di insegnanti per risparmiare un miliardo e 826 milioni di euro lasciando incancrenire problemi antichi. Oppure potranno impegnare i soldi facendo tre cose:

27mar/180

La legge che rende inutile insegnare

Articolo di Filippomaria Pontani (Fatto 27.3.18) “Le lezioni frontali ormai sono considerate un optional, ora i docenti devono anche valutare i tirocini, con voti che alzeranno la media. Così i ragazzi capiscono quanto poco è considerato lo studio”

“” “Perché mai rispettare / dei beni che non danno utilità? / Non ha senso! Mio caro, in verità, / vi ritenete un grande: ma, alla prova, / a quanta gente date da mangiare? / A che vi serve leggere? A chi giova?… Lo Stato non sa proprio cosa farsene / di gente che non spende”
Così, in una fortunata favola di La Fontaine (I vantaggi del sapere), un ricco decantava il lavoro utile facendosi beffe della dottrina di un suo concittadino sapiente – salvo poi, dinanzi a un imprevisto rivolgimento della storia, essere spazzato via per mancanza dei minimi strumenti culturali.
Non ha tratto insegnamenti da questo apologo il legislatore che ha obbligato tutti gli studenti d’Italia a devolvere un numero assai elevato di ore (200 nei licei, 400 negli istituti secondari d’altro tipo) ad attività professionali non retribuite: attività che in molti casi non solo distraggono energie e concentrazione, ma, svolgendosi durante l’orario di lezione, portano i giovani a perdere ore d’insegnamento, configurando classi “à la carte” in cui di giorno in giorno si vede chi c’è (il lunedì 3 studenti sono dal tornitore, il martedì tornano quelli ma mancano i 5 che sono in biblioteca,

26mar/180

L’alternativa laica all’alternanza scuola/lavoro

Articoli di Alessia Eletto e Roberto Ronzoni – studenti che hanno partecipato al primo incontro formativo dell’innovativa proposta Scuola/lavoro (trasformata in “volontariato / acquisizione competenze utili) delle Giornate della laicità
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ALESSIA ELETTO - “”L’idea dell’Alternanza Scuola Lavoro prende vita con l’entrata in vigore della legge 107 del 2015 che prevede un percorso formativo obbligatorio finalizzato all’ alternare ore di studio ad ore di lavoro. I ragazzi dal terzo anno di scuola superiore fino al termine del quinto, dovranno impegnarsi, 400 ore i tecnici e professionali, 200 ore i licei, in attività riguardanti realtà produttive. Il fine è quello di aumentare le possibilità di lavoro e facilitare l’orientamento degli studenti prossimi alla maturità.

19mar/180

L’asilo compie 50 anni. La favola di Rodari e i ritardi delle scuole materne

Articolo di Paolo Di Stefano (Corriere 19.3.18) “Nel 1907 Maria Montessori aveva inaugurato la Casa dei Bimbi a Roma nel rione popolare di San Lorenzo, convinta che non è il maestro ad applicare la psicologia ma sono i bambini a rivelargli la loro”

“”In un famoso libro intitolato «Mi ricordo», lo scrittore francese Georges Perec ha scritto che l’infanzia non è nostalgia e neanche paradiso perduto, ma il punto di partenza di coordinate che daranno un senso alle direttrici della vita. Se il futuro dell’individuo si illumina alla luce dell’infanzia, sarebbe giusto che gli adulti si impegnassero per la serenità dei propri figli. Non solo i genitori ma, per quel che può, anche la società. Un Paese diventa adulto quando garantisce un’infanzia armoniosa ai suoi piccoli cittadini e dunque quando può mettere loro a disposizione dei buoni asili, accoglienti e stimolanti, assumendosi così la responsabilità di rimediare alle diseguaglianze o al grigiore delle famiglie. Nei suoi ricordi ci sarebbe stato l’asilo se Perec non fosse cresciuto in tempo di guerra: chi non porta con sé negli anni il profumo della merendina nel cestino preparato da mamma, i pianti al saluto del mattino, il colore del fiocchetto della compagna, l’odore dei pastelli, i dispetti del Pierino che ti fa cadere le costruzioni, il chiasso del refettorio, il riposino, la maestra nevrastenica, o il primo bulletto che ti ha strappato di mano il peluche. Anche se la riforma Gentile nel 1923 ne riconosceva già (teoricamente) il ruolo preparatorio, finita la guerra, in Italia dovettero passare due decenni perché fossero istituite le scuole materne. Accadde nell’anno di grazia (di disgrazia per qualcuno) 1968, con la legge 444 promulgata esattamente il 18 marzo.

23feb/180

Italia paese tra i meno istruiti con pochi laureati e tanti tagli

Articolo di Roberto Ciccarelli (manifesto 23.2.18) “Guerra alla conoscenza. Istat: una società classista che penalizza la ricerca dell’autonomia attraverso i saperi. La spesa in ricerca e sviluppo è concentrata solo in quattro regioni“

“”Italia paese tra i meno istruiti d’Europa. Dopo di noi ci sono Spagna, Portogallo e Malta. Un ritardo storico nei livelli di istruzione che, stando al rapporto sulla conoscenza 2018 presentato ieri dall’Istat nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano a Roma, è inferiore di 16,8 punti percentuali rispetto alla media europea: il 60,1% tra i 25-64enni con almeno un titolo di studio secondario superiore contro l’oltre 76% europeo. Questo ritardo è dovuto alla scarsa istruzione della popolazione matura, e non ai giovani e ai meno giovani che, anzi, hanno permesso un aumento di otto punti dal 2007 a oggi, negli anni della peggiore crisi dal Dopoguerra.
LE RAGIONI di questa disparità sono approfondite dal rapporto, lo strumento a oggi più completo per affrontare uno dei problemi strutturali del capitalismo cognitivo italiano.

18feb/180

Una legge di iniziativa popolare per ribaltare il classismo della scuola italiana

Articolo di Marina Boscaino (manifesto 18.2.18)

“”Ha ragione Piero Bevilacqua a sottolineare la «distrazione» nell’attuale campagna elettorale rispetto a un tema strategico come quello dell’istruzione. Esiste però un testo che affronta la decostituzionalizzazione intenzionale cui la scuola è soggetta da 20 anni. Si tratta della Lip (legge di iniziativa popolare) Per la scuola della Costituzione. L’8 settembre è stata depositata in Cassazione e da qualche giorno è iniziata la raccolta delle firme per proporne la discussione parlamentare. 37 articoli, che abrogano gran parte della normativa degli ultimi 15 anni, dalla riforma Moratti, alla Gelmini, alla «Buona Scuola», tentando di riportare la scuola al modello dettato dagli artt. 3, 9, 33 e 34 della Carta. Non solo abrogare, dunque, ma anche ri-costruire e ri-portare la scuola all’altissimo rango di organo costituzionale, quale fu pensata – non a caso – nell’Italia che risorgeva sui principi dell’antifascismo. La Lip non si propone di intervenire su tutti gli aspetti della normativa scolastica, ma di disegnare un’idea di scuola. Vi si parla di gratuità e di inclusione, perché la scuola è lo strumento che la Repubblica ha in mano per «rimuovere gli ostacoli»; di laicità (sono vietate le cerimonie di culto negli edifici scolastici; l’IRC è in orario extracurricolare; viene abolito l’inserimento delle scuole paritarie private dal sistema nazionale di istruzione); si prevede un rapporto alunni-docente che scongiuri per sempre le classi pollaio;

4feb/180

Una scossa al cervello per essere collaborativi

Articolo di Edoardo Boncinelli (Corriere 4.2.18)

“”Sarà capitato anche a voi di vedere una simpatica vignetta raffigurante due somarelli che tendono ciascuno alla propria greppia per mangiare, ma sono legati con una fune l’uno all’altro. Se ognuno dei due tira per raggiungere il proprio cibo, nessuno dei due riesce a mangiare. Ma se fanno a turno — prima mangia uno, poi mangia l’altro — si rifocillano entrambi senza problemi. Questi sono, secondo l’autore della vignetta-apologo, i vantaggi della cooperazione contrapposta alla competizione . Almeno in teoria, noi uomini pensiamo che la cooperazione sia molto migliore della competizione e tutta la nostra civiltà è stata costruita fondandosi su tale convinzione. La vita degli animali diversi da noi mostra inclinazioni cooperative e inclinazioni competitive mischiate e compresenti. La nostra predilezione per un atteggiamento cooperativo, che osserviamo abbastanza spesso ma non sempre, è quindi frutto di educazione, di autopersuasione e di persuasione. Molto di quello che abbiamo fatto collettivamente negli ultimi secoli e che fanno ogni giorno genitori ed educatori riguarda proprio la necessità e la convenienza di instaurare un modo di comportarci incline alla cooperazione piuttosto che alla competizione.

26gen/180

Pensare alla pedagogia come lotta egemonica

Articolo di Donatello Santarone (manifesto 26.1.17) “Un volume di Massimo Baldacci edito da Carrocci, “Oltre la subalternità. Praxis e educazione in Gramsci”

“”Il libro di Massimo Baldacci, Oltre la subalternità. Praxis e educazione in Gramsci (Carocci, pp. 276, euro 27), riempie un vuoto di conoscenza sul pensiero pedagogico di Antonio Gramsci che durava, in Italia, dagli anni Sessanta-Settanta, da quando cioè su tale questione apparvero i primi fondamentali studi di Urbani, Manacorda e Broccoli (seguiti poi da quelli di Ragazzini). Massimo Baldacci, docente di Pedagogia generale all’università di Urbino, parte da questa importante tradizione di studi per riproporne l’eredità più feconda ma anche per introdurre con maggior vigore un nesso fondamentale tra tutto il pensiero di Gramsci interamente innervato dalla filosofia della praxis, cioè da una originale e creativa forma di marxismo, e la dimensione pedagogica, che è politica e culturale, del suo pensiero. Il tutto per rispondere a una cruciale domanda educativa del presente: come fare per liberare la mente dalle scorie nocive del pensiero neoliberale che penetra nella forma di un suadente senso comune che rende passivi e docili i soggetti.

9dic/170

Lo studente non 
e’ un vaso vuoto

Articolo di Roberto Saviano (espresso online 4.12.17 “Rapporto di Save the Children sulla scuola italiana. Che soffre: pochi investimenti e troppe idee antiquate”

“”Ogni anno aspetto la pubblicazione dell’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children perché è uno strumento di conoscenza del nostro Paese imprescindibile. Quest’anno è dedicato alla scuola, “Lettera alla scuola” o grido d’allarme che la scuola lancia a tutti noi, perché possiamo capire cosa c’è nella nostra quotidianità che non funziona, che ha effetti nefasti sull’istruzione oggi e che quindi andrà a detrimento del sistema Paese domani. L’Atlante è interessantissimo perché offre strumenti veri di conoscenza rispetto a come il sistema scolastico si è evoluto ed è cambiato in Italia. Cita i padri e le madri nobili della scuola italiana, da Maria Montessori a don Milani, a Mario Lodi. Teorici e maestri, maestri veri, che hanno considerato alunni e studenti non oggetti passivi, ma processi da attivare. Eppure, lo studio del sistema scolastico italiano fa sembrare questi discorsi mere elucubrazioni perché si investe talmente poco nella scuola che, mancando gli strumenti principali (le strutture sono spesso fatiscenti, mancano laboratori, palestre e biblioteche), pensare all’orientamento da seguire sembra quasi una perdita di tempo. Ma scuola non è solo un luogo fisico, è anche un complesso di dinamiche, perché a scuola bisogna arrivarci e l’Atlante mostra tutti gli ostacoli posti sul tragitto che porta dal contesto familiare a quello scolastico.

16ott/170

Divulgare ed educare in rete: perche’ la forma conta cosi’ tanto

Articolo di Anna Maria Testa (sito nuovo&utile 10.10.17)

“”Educare in rete si può. Ma bisogna saperlo fare bene: dirlo è un’ovvietà, riuscirci lo è un po’ meno.
COSE DIVERTENTI, INTERESSANTI E UTILI. Tra notizie false e discorsi d’odio, ormai è fin troppo facile preoccuparsi di quanto succede in rete. E temo che anch’io a breve tornerò a offrirvi qualche ulteriore elemento di preoccupazione.
Non dobbiamo mai dimenticare, però, che ci sono anche un’infinità di cose divertenti, interessanti, utili. E che, a saper cercare, si trovano anche informazioni di qualità, e siti che si propongono di educare in rete. E ci riescono piuttosto bene.
EDUCARE IN RETE: 25 BUONI INDIRIZZI.Tante persone, compresa la sottoscritta, sono innamorate delle Ted Conference. Sono esempi di divulgazione ben fatta (cioè semplice, sintetica, impattante, e di norma accurata) sui temi più diversi. Ma ormai da qualche anno ci sono anche tanti siti che offrono ottimi contenuti educativi.
Un articolo di Lifehack ne elenca 25. Il titolo dell’articolo dice letteralmente 25 killer sites for free online education, ma non si tratta certo di “siti assassini”. Il termine “killer” rimanda al gergo dell’informatica, e in questo caso sta per eccellente, di successo.
MOOC E ISTRUZIONE PERMANENTE.