Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

22apr/170

Carlo Petrini, un Piano Marshall per la terra

Intervista a Carlo Petrini di Angelo Mastrandrea (manifesto 22.4.17)

Guardiamo alla salute del pianeta, ma pure a quella di chi lo abita, sembra dire Carlo Petrini, un una singolare sintonia con papa Francesco. Solo se si guarda al problema da questa prospettiva si potrà avere uno sguardo più ampio che consenta di connettere questioni che nell’agenda politica sono rigorosamente separate: i cambiamenti climatici, la produzione alimentare e le migrazioni, ad esempio. L’ideatore di Slow Food è convinto che non si può affrontare la febbre che rischia di portare la Terra al capolinea pensando solo di alleviarne i sintomi. A suo parere è necessario affrontare il malessere alla radice, combattendo «il folle sistema economico» che lo produce e proponendo un «cambio di paradigma» radicale. Socialista e umanitario, verrebbe da dire.

20apr/170

Una norma micidiale: via la VIA

Articolo di Paolo Baldeschi (Eddyburg 20.4.17)

Il decreto legislativo 401, in corso di esame presso la 13ª Commissione “Territorio, ambiente e beni ambientali”, è non solo un colpo micidiale a territorio, ambiente, beni ambientali (e paesaggio), ma una prova generale dell’Italia che potrebbe venire dopo le elezioni politiche. Neanche Berlusconi aveva mai osato tanto, dal momento che limitava la procedura speciale della Valutazione di impatto ambientale alle sole opere dichiarate di interesse nazionale. Ora il Pd, asse portante del partito delle grandi opere, vuole estendere la procedura speciale di Via, quella della legge Obiettivo – condotta non sul progetto definitivo ma su quello preliminare (qui chiamato “progetto di fattibilità” con riferimento al Decreto legislativo 50/2016) – a tutti i progetti che “possono avere impatti ambientali negativi”, cioè a tutte le opere soggette a Via: la specialità diventa normalità. E se non bastasse, se anche il progetto di fattibilità si mostrasse troppo oneroso, il decreto offre la possibilità a proponenti e autorità competente di mettersi d’accordo sul grado di dettaglio da osservare nel progetto. L’audizione informale della 13ª Commissione ai rappresentanti di Confindustria, dell’Ispra e dell’Ordine degli ingegneri, che può essere ascoltata al link http://webtv.senato.it/4621?video_evento=3541, elimina ogni dubbio in proposito. Gli ingegneri si congratulano per lo schema di decreto e si limitano a difendere gli interessi professionali degli iscritti all’albo, questi come i soli titolati a entrare negli organi tecnici della Via. I rappresentanti dell’Ispra assumono una posizione più sfumata e trapela nel loro parere la considerazione che le procedure di Via degli ultimi venti anni, approvate mediamente con 40-50 prescrizioni, forse rivelano delle carenze nei progetti; ma comunque si dichiarano (contraddittoriamente) favorevoli al decreto. Le posizioni più rivelatrici sono, tuttavia, quelle dei rappresentanti di Confindustria.

13apr/170

Gasdotto Tap, Montanari: “L’Italia del NO e’ l’Italia migliore”

Intervista a Tommaso Montanari di Giacomo Russo Spena (MicroMega online 13.4.17 “In Puglia si sta calpestando l’articolo 9 della nostra Costituzione”»

“”Deluso dal M5S, acerrimo nemico del Pd. Tomaso Montanari – storico dell’arte, paesaggista e professore universitario – dopo aver avuto un ruolo centrale nella campagna per il NO alla riforma costituzionale, è diventato recentemente presidente dell’associazione Libertà e Giustizia. Volto emergente, interpellato anche sul futuro della sinistra nell’ultimo numero di MicroMega, si dice poco interessato alle primarie Pd del prossimo 30 aprile né crede in un ritorno in scena di Matteo Renzi: «È politicamente finito, il suo carburante è esaurito, bruciato, volatilizzato. Nessuno può più credergli, dopo tante balle, false promesse, fanfaronate risibili». Per ultimo, Montanari sta studiando le carte sulla costruzione del gasdotto Tap, dove ha deciso di schierarsi con i comitati locali del NO: «In Puglia si sta calpestando l’articolo 9 della nostra Costituzione».

Montanari, partiamo da qui. Il Tap (Trans Adriatic Pipeline) è la parte finale di un gasdotto di quasi quattromila chilometri che va dall’Azerbaijan all’Italia. Chi è favorevole al tunnel parla di grandi vantaggi per il Paese perché porterebbe 9 miliardi di metri cubi di gas con un impatto ambientale minimo (le proteste sono per 200 ulivi secolari che poi verrebbero ripiantati). Intanto, però, da un’inchiesta dell’Espresso, si evince che dietro l’opera spuntano manager in affari con le cosche, oligarchi russi e casseforti offshore. E’ favorevole nel dire che il problema del Tap non è dato certamente dagli ulivi, ma da chi ci sta mangiando sopra?
Lo sbocco salentino del Tap viene realizzato lì contro il parere del Ministero per i Beni culturali, che mise nero su bianco che «la metodologia sulla base della quale si è pervenuti alla scelta localizzativa … non appare convincente». Grazie allo Sblocca Italia Renzi-Lupi quel parere si è potuto calpestare, e con esso si è calpestato l’articolo 9 della Costituzione. Questo è il vero problema.

4apr/170

Non solo Tap. Con Eastmed e Poseidon interessi privati a tutto gas

Articolo di Edoardo Zanchini, vice pres. naz.le Legambiente (manifesto 4.4.17) “Energia. A cosa dovrebbe servire tutto questo gas che entra in Italia o che si vorrebbe estrarre in mare e a terra? E chi paga per il fallimento privato dei rigassificatori? Noi

“”Pochi lo sanno ma in Puglia, a pochi chilometri da dove oggi si protesta contro il Tap, sbarcherà un altro gasdotto con un nome ben più affascinante. Si chiama Poseidon, ed è un progetto già approvato che arriverà fino a Otranto. Poseidon coinvolge altre imprese e banche, con accordi internazionali diversi rispetto a quelli del consorzio che vuole portare gas dall’Azerbaijan. Proprio ieri il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ha firmato a Tel Aviv insieme ai ministri di Israele, Grecia e Cipro, il primo via libera a Eastmed, il più grande gasdotto sottomarino del mondo che dovrebbe portare in Puglia il gas naturale off shore dei giacimenti al largo di Israele e Cipro. Per non perdersi in questo cortocircuito di tubi e interessi, che ha al centro il Salento, occorre tornare al dibattito che negli ultimi venti anni è avvenuto in Italia sul tema del gas. Perché per lungo tempo è andata avanti una campagna mediatica che prometteva un futuro radioso per l’Italia grazie a tubi e rigassificatori che, da Porto Empedocle a Trieste, avrebbero reso finalmente il nostro Paese moderno e le imprese competitive, grazie alla concorrenza sul gas. In tanti teorizzavano che il successo sarebbe stato garantito proprio dal lasciare libertà alle imprese di scegliere quanti presentarne – si è arrivati a 15 progetti di rigassificatori in Valutazione di Impatto Ambientale – e di decidere il luogo più adatto. Un bel film. Peccato che l’esito sia stato molto diverso. Quasi tutti i progetti sono stati abbandonati, mentre quello realizzato a Livorno è stato un tale fallimento che si è dovuti intervenire con una delle manovre tipiche del capitalismo «all’italiana». Improvvisamente, quello che doveva essere il monumento alle capacità del mercato di scegliere le soluzioni più intelligenti è diventata, per legge, una infrastruttura strategica a cui assegnare, come «fattore di garanzia», 70 milioni di euro ogni anno da prelevare nelle bollette dei cittadini italiani.

30mar/170

Trivellare senza i permessi: regalo del governo ai petrolieri

Articolo di Virginia Della Sala (Fatto 29.3.17)

“”Una bozza di decreto che, nel tentativo di adeguare l’iter per la valutazione d’impatto ambientale alle direttive europee, favorisce e facilita in realtà la vita di petrolieri, imprenditori e costruttori: è all’esame delle commissioni Ambiente, Politiche Ue e Bilancio della Camera (che dovranno esprimersi entro il 25 aprile) e rende molto più semplice e veloce ottenere permessi per ricercare idrocarburi, trivellare o costruire. La Via. In pratica, tutto ciò che riguarda attività che hanno un impatto sull’ambiente deve ricevere la Via, la valutazione di impatto ambientale. È una sorta di autorizzazione a operare. Si vuole sondare il sottosuolo per scoprire se c’è il petrolio? Bisogna ottenere la Via. Si vuole fare un pozzo? Bisogna fare la Via. Si vuole costruire una centrale idroelettrica? Bisogna ottenere la Via. È, insomma, una procedura tecnico-amministrativa che ha lo scopo di individuare e valutare preventivamente gli effetti delle opere sull’ambiente e sulla salute, nonché di identificare le misure per prevenire, eliminare o renderne minimo l’impatto. Studi, progetti preliminari, pareri, previsioni di tutela ambientale e confronto con la popolazione: solo dopo essersi accertati che tutto questo sia in regola, si può procedere.

28mar/170

Ambientalisti sul piede di guerra: «La tutela dei parchi è a rischio»

Articolo di Luca Fazio (manifesto 28.3.17)

“”Ieri nell’aula di Montecitorio, dopo l’approvazione al senato, si è aperto il dibattito sulla riforma della legge 394/91 sui parchi italiani e le aree protette (relatore Enrico Borghi del Pd). Stando alle reazioni stizzite di quasi tutte le associazioni ambientaliste – sostenute da Sinistra italiana – viene da dire che dopo 26 anni di attesa forse il governo poteva sforzarsi di prestare più ascolto.
Solo Legambiente prova a vedere il bicchiere non proprio mezzo vuoto: il testo della legge 4144 sarebbe stato «migliorato» rispetto al passaggio al senato, eppure, dice la presidente Rossella Muroni, «non è la migliore riforma possibile, anzi a dire il vero non si capisce perché è stato necessario riaprire la 239/91 per introdurre queste modifiche». La sua sensazione è che si sia «persa un’occasione importante per aprire un confronto ampio e approfondito su come vada tutelata e gestita la biodiversità in Italia nel 2017». Più netta, invece, la bocciatura di chi sostiene che con questa legge i parchi diventerebbero «terreno di conquista per partiti e potentati» (Dante Caserta, vicepresidente del Wwf).

27mar/170

Il respiro delle rovine puo’ far rinascere le citta’

Articolo di Salvatore Settis (Repubblica 27.3.17)

“”Un vento nuovo soffia sulle città: il respiro delle rovine urbane e della loro rigenerazione. Tre sono le cause principali che vanno seminando le città di rovine: la deindustrializzazione, con la sua scia di fabbriche abbandonate, ma anche di quartieri residenziali che si svuotano quasi da un giorno all’altro; l’abbandono dei centri storici, sempre più dedicati allo shopping e all’intrattenimento; infine, il crescere delle nuove povertà (che includono gli immigrati ma anche gli emarginati), con la conseguente formazione di ghetti urbani. In tutti questi casi, mentre la città perde la sua forma storica e si espande indefinitamente, sorgono nel suo vivo tessuto nuove barriere: i confini della città diventano confini nella città, dove gli abbienti s’insediano in aree più confortevoli, e gli altri si concentrano nei suburbi.
Potenti meccanismi di rimozione collettiva ci impediscono di cogliere questo processo nella sua preoccupante estensione; solo qualche volta ne vengono a galla aspetti che colpiscono l’immaginazione, come in quella che fu la capitale americana dell’automobile, Detroit, dove dopo le rivolte urbane del 1967 e una crisi che continua fino a oggi, i grattacieli del centro convivono con le baraccopoli tutto intorno, e intanto centinaia di abitazioni abbandonate crollano via via, e la campagna guadagna spazio sulla città, in una sorta di imprevisto ritorno alla natura. Anche nello stato di New York (per esempio a Buffalo) sono numerosissime le zombie homes, abitazioni abbandonate da chi, dopo la “bolla immobiliare”, non riusciva a pagarne il mutuo e ha preferito sparire nel nulla. Ma «nelle rovine si nasconde la ricostruzione», come ha scritto Béla Tarr (Le armonie di Werckmeister), e nelle città più colte (e più prospere) il recupero delle rovine urbane genera progetti ed esperienze del più grande interesse. L’esempio migliore è lo High Line Park a West Manhattan. Corre lungo la West Side Line, una linea ferroviaria che per cinquant’anni servì una zona di New York a forte densità industriale, poi cessò di operare verso il 1980, e parve destinata alla demolizione. Ma dopo oltre vent’anni di abbandono se ne è fatto un bellissimo, funzionale parco urbano, poco più largo dello spazio occupato dai binari ma lungo oltre due chilometri; una delle destinazioni più popolari di New York, che contribuisce anche alla conoscenza della città, osservata dall’alto.
I binari sono stati lasciati in vista lungo quasi tutto il percorso, e questa preesistenza “archeologica”, insieme con le vedute sulla città e sul fiume, dà alla passeggiata lungo la High Line il gusto e il tono di un’esplorazione della memoria, ma anche di una promessa per il futuro. Non v’è città al mondo che abbia rovine urbane più di Roma; e non penso qui alle baraccopoli e ai suburbi, che pure vi sono, ma proprio alle rovine della Roma antica. Monumenti che sono lì non da vent’anni, ma da venti secoli, ma stiamo rischiando di non vederli più (un antico sottosegretario ai Beni Culturali ha chiamato il Colosseo «un inutile dente cariato »).

22mar/170

I Parchi nazionali alla merce’ della politica locale

Articolo di Carlo Alberto Graziani (manifesto 22.3.17)

“”Frutto del generale decadimento culturale, stiamo assistendo a una progressiva “”del ruolo delle aree protette, considerate a volte semplici agenzie di sviluppo locale, a volte nuovi enti intermedi da amministrare secondo le logiche della politica locale.
Si rischia così di annullare il loro autentico ruolo che è quello di esprimere e di tradurre in concreto una visione alta dei problemi che riguardano il territorio e la conservazione della natura. Il rischio è ormai prossimo. È in corso in un Parlamento distratto, e con un’opinione pubblica ignara, un processo diretto a modificare l’attuale ottima legge-quadro (la 394 del 1991) che rappresenta una vera e propria controriforma. Siamo alle battute finali: in questi giorni la Commissione ambiente della Camera ha votato gli emendamenti a un pessimo disegno di legge approvato a novembre dal Senato e certo non lo ha migliorato; la discussione in Aula è già stata calendarizzata per il 27 marzo; dopo di che la proposta tornerà al Senato per il probabile voto finale.Fortissima è l’opposizione del movimento ambientalista che in questi mesi proprio su tale questione ha ritrovato l’unità: grazie al “Gruppo dei Trenta”, che è riuscito a interrompere una posizione troppo attendista, e alla determinazione di due donne, le presidenti del WWF e di Legambiente, ben 16 associazioni ambientaliste stanno lottando contro questa controriforma.

20mar/170

I diritti negati alle terra e a chi verra’ dopo di noi

Articolo di Gustavo Zagrebelsky (Repubblica 20.3.17) “Dissipando le risorse rompiamo un patto tra i genitori e i figli”

“”Le generazioni future hanno fatto il loro ingresso nel dibattito pubblico. Ciò, perché la condizione dei viventi è oggi inedita. La Terra (intesa come ambiente fisico e sociale), per millenni, si è pacificamente considerata la base di perpetua riproducibilità nel tempo della vita degli esseri umani, quali che fossero le offese che i suoi figli potevano infliggerle. Oggi non è più così. Le odierne capacità distruttive, di gran lunga superiori alle capacità rigenerative delle risorse della natura fisica e dei legami sociali, fanno dubitare circa la sensatezza della formula di Thomas Jefferson al tempo della Rivoluzione americana: «La terra appartiene ai viventi». Era, in origine, una formula polemica verso un passato opprimente, che esprimeva l’ansia di liberazione da un peso, per permettere l’espansione della creatività della generazione attuale. Inquinamenti, risorse dissipate. Distruggendo la Terra, rompiamo un patto fra generazioni.
Oggi, quella formula significherebbe cecità di fronte alle esigenze di futuro. Un tempo ci si poteva concedere il lusso d’essere ciechi; non più oggi. Le capacità di consumo e di distruzione delle risorse vitali, associate all’egoismo dei viventi protetto dall’ideologia dei diritti appropriativi e distruttivi di risorse comuni, sono tali da minacciare la riproduzione della vita.

11mar/170

De profundis per la 394. Le mani di partiti e lobbies sui parchi italiani

Articolo di Luigi Piccioni (Eddyburg 11.3.17)

“”Con il voto della Commissione Ambiente della Camera dei deputati del 9 marzo 2017 deve considerarsi virtualmente conclusa – salvo improbabili miracoli – un’aspra battaglia durata otto anni tra un fronte che ha tenacemente inteso introdurre alcune modifiche di fondo alla legge quadro 394 del 1991 sulle Aree Protette e non ha mai flettuto da questa intenzione e un fronte che a tali modifiche si è opposto in modo generoso e motivato spiegando come esse stravolgessero la legge invece di migliorarla e mettessero a rischio il futuro stesso delle aree protette come istituzioni qualificate di tutela ambientale.Nonostante ci fosse un’ampia discussione in corso da almeno un anno con la quasi totalità dell’ambientalismo italiano schierato contro le modifiche, nonostante ci fossero state delle mediazioni interessanti e decisamente migliorative, il 7 marzo il presidente della Commissione Ermete Realacci (si: Ermete Realacci) con quello che può essere definito un colpo di mano ha imposto la votazione immediata del testo nella sua versione peggiore in modo tale che entro fine marzo la Camera possa approvare il provvedimento mettendolo al riparo da qualsiasi rischio di calendario.