Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

20gen/180

Inquinamento atmosferico, Italia record negativo. Ultimatum UE

Articolo di Adriana Pollice (manifesto 20.1.18) “Polveri sottili e non solo. Il commisssario per l’ambiente dell’Unione convoca il ministro Galletti e avverte: misure contro i veleni o partono sanzioni”

“”Il commissario Ue all’Ambiente Karmenu Vella ha convocato a Bruxelles per il 30 gennaio i ministri di nove stati, inclusa l’Italia, per affrontare il tema dell’inquinamento atmosferico. Fonti del dicastero che fa capo a Gian Luca Galletti sottolineano che «non è un ultimatum, è un’occasione per mettere a punto nuove strategie». Di sicuro è l’ultima chiamata prima che scatti il trasferimento del caso alla Corte di Giustizia e poi le sanzioni. Procedura del resto già attivata per Polonia e Bulgaria. Gli altri otto paesi coinvolti sono Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito. Si tratta di un tentativo per fare pressione sui governi, tutti sotto procedura di infrazione per non aver rispettato i limiti alle emissioni concordati: «L’incontro offre l’ultima opportunità agli stati di dimostrare che sono state prese le misure necessarie per risolvere la situazione in base alla legge europea».

19gen/180

La preziosa «dote» dei migranti

Articolo di Guido Viale (manifesto 19.1.18) “Idee. L’ospite, lo straniero, può portare più soluzioni che problemi. Serve un grande piano europeo di conversione ecologica utile a tutti, anche ai cittadini”

Accogliere è una parola che viene dal latino: ad-cum-ligare, legare insieme. Ma più che cercare il suo significato nel passato, dobbiamo costruirne uno nuovo, adatto ai tempi in cui viviamo, ai problemi con cui ci confrontiamo, alle persone che oggi sono al centro dello scontro politico e sociale: i profughi. Innanzitutto accogliere non ha niente a che fare con le «rilocalizzazioni» pretese e non realizzate dalla Commissione europea che trattano i profughi come «pezzi» (Stücke, una parola che richiama ricordi atroci) da smistare. E con ciò, a prescindere dalla «selezione» (Selektion, altro termine dai rimandi atroci) con cui l’Unione europea pretende di accettarne alcuni e di scartare gli altri, attacca loro l’etichetta di «ingombri», problemi. Questo produce insofferenza, rancore e razzismo e spinge i Governi a inseguire le parole d’ordine delle destre. Al di là delle false professioni di spirito umanitario, con i migranti la Commissione europea è più feroce di Trump.

5gen/180

Innalzamento dei mari, due metri dal precipizio

Articolo di Giorgio Nebbia (manifesto 4.1.18) “Se non vogliamo credere a chi dice che questo “sviluppo” è perverso e ci conduce al disastro almeno adoperiamo qualche cautela”

“”Due metri”, questo lo strano titolo di un recente articolo che parla del possibile innalzamento, di due metri, appunto, del livello dei mari in seguito al riscaldamento dell’intero pianeta Terra. Molti segni indicano chiaramente che esistono alterazioni dei cicli biogeochimici del pianeta interpretabili soltanto con un aumento della temperatura «media» della Terra con una accelerazione dovuta al rapido sviluppo delle industrie, al crescente consumo di fonti di energia, ai mutamenti delle coltivazioni agricole. Una delle più vistose conseguenze del riscaldamento del pianeta è rappresentato dalla fusione di parte dei ghiacciai, quei giganteschi depositi di acqua solida, 30 milioni di chilometri cubi, immobilizzata nelle zone polari e nelle alte montagne; con la fusione l’acqua passa dallo stato solido allo stato liquido e scorre attraverso le valli e le pianure e arriva al mare il cui volume aumenta e di conseguenza aumenta anche il livello dei mari e degli oceani in ragione, oggi, di due o tre millimetri all’anno, quasi impercettibile, ma continuo. Il fenomeno sta già preoccupando le zone turistiche che vedono lentamente sparire le loro spiagge; le isole costituite da atolli, con una altezza massima sul mare di pochi metri, rischiano di perdere una parte della loro intera superficie.

31dic/170

Lezioni di riscaldamento alla svedese. Il 74% di Goteborg usa il calore recuperato da stabilimenti industriali

Articolo di Beda Romano (Sole 30.12.17)

””I dipinti di Anders Zorn, noto per i suoi straordinari acquarelli, mostravano a fine Ottocento una Svezia dal cielo terso e dalla natura incontaminata. Fino a qualche anno fa, i quadri del pittore svedese apparivano incredibilmente datati, tanto alcune città del suo Paese erano impregnate di smog. Oggi la Svezia è all’avanguardia nella lotta contro l’inquinamento. A sorpresa, l’establishment imprenditoriale svedese è in prima linea nella battaglia ambientale, smentendo il pregiudizio secondo il quale l’ecologia è necessariamente incompatibile con la crescita economica. Göteborg, la seconda città della Svezia dopo Stoccolma, fa figura di modello. Secondo un recente rapporto del Parlamento europeo, la capitale industriale svedese è “capofila nel settore del riscaldamento urbano”. A Göteborg, dove le caldaie non sono individuali ma per quartiere, il riscaldamento della città si fonda al 74% sul calore recuperato da impianti di incenerimento e stabilimenti industriali. Il 18% proviene da fonti rinnovabili, e appena l’8% da combustibili fossili, principalmente gas e petrolio.

11dic/170

Consumo di suolo: l’Italia ancora senza tutele

Articolo di Corrado Zunino (Repubblica 11.12.17) “Dopo 1824 giorni di discussioni non c’è ancora la legge che dovrebbe salvare 8mila chilometri quadrati di territorio da qui al 2023″

“”La legge sul consumo del suolo, dopo 1.824 giorni di discussione, è affidata al miracolo di gennaio. Per entrare in Gazzetta ufficiale e far respirare uno dei territori più antropizzati del mondo — l’Italia — il disegno dovrebbe essere approvato in seconda battuta al Senato subito dopo l’Epifania, quindi cercare il rush nuovamente alla Camera ai confini di una legislatura che finirà a marzo. I numeri, nei due emicicli, ci sono: il Pd ora è compatto, i fuoriusciti alla sua sinistra deporranno le armi sul “consumo”, Sel e il Gruppo Misto sono d’accordo, i Cinque Stelle consenzienti. Manca il tempo, però. Tre giorni fa la relatrice al Senato, Laura Puppato, ha provato a chiedere in commissione Ambiente l’autorizzazione a votare subito, senza passare dall’Aula. Il senatore leghista Paolo Arrigoni, ingegnere, ha risposto: smantellate l’impianto. La Lega, partito produttivista, non vuole contare in saldo negativo il “terreno consumato” per esigenze industriali e sostiene che non è necessario cercare aree disponibili a una riconversione prima di aggiungere nuove solette. La norma, invece, ambisce a fermare il consumo di suolo entro il 2050. Lo chiede l’Unione europea e così è stata votata alla Camera, il 12 maggio 2016. Il vero dramma di una legge che trova i primi riferimenti nei testi (2005) di Maurizio Lupi è che, quando si è iniziato a discutere sul serio, il Parlamento ha visto quattro governi diversi ogni volta impegnati sull’ultimo allarme. Un continuo rimpallo che ha fatto male al Salvasuolo. E dire che quando il premier era Enrico Letta, la direttiva era stata chiara: «Il consumo del suolo sarà un collegato alla Legge di stabilità, vogliamo un iter rapido».

28nov/170

Presto, o sara’ troppo tardi

Articolo di Valentina Corvino (salvagente.it 14.11.17) “L’accorato appello della comunità degli scienziati consapevoli per tentar di scongiurare la morte del nostro pianeta. Le 13 cose da fare subito”

“”La scienza unanime continua predicare, inascoltata, che il tempo rimasto per salvare il pianeta su cui abitiamo è poco. Secondo le informazioni e testimonianza raccolte da il sito “il salvagente”«se continuiamo così, finiremo per uccidere il nostro sistema». Già nel 1992, del resto, la Union of Concerned Scientists (una (Ong che raccoglie più di 1700 scienziati) sosteneva che l’impatto delle attività umane sulla natura avrebbe presto distrutto il pianeta irrimediabilmente. Un quarto di secolo dopo, purtroppo, le cose non sono cambiate. Anzi sono peggiorate. Disponibilità di acqua potabile, deforestazione, diminuzione dei mammiferi, emissioni di gas serra: questi indicatori sono in rosso dal 1992 e le risposte sono ad oggi deludenti.Da qui la necessità di un secondo avvertimento lanciato dai 15mila scienziati. Essi non si limitano a denunciare il rischio, ormai immanente. indicano 13 azioni virtuose che potrebbero, se non annullare la tendenza, almeno rallentarla dicono e nel manifesto indicano 13 azioni da mettere in atto subito. Eccole come le riporta il quotidiano Le Monde:

11nov/170

Climate change. Indonesia, a rischio scomparsa 2mila isole e 42 milioni di case

Articolo di Emanuele Giordana (manifesto 11.11.17) “Cambiamenti climatici. Allarme a causa dell’innalzamento degli oceani. «La terra d’acque», come gli indonesiani chiamano il loro paese, non ha le risorse sufficienti ad affrontare l’emergenza”

“”Oceani a rischio per la plastica e vite umane minacciate dall’innalzamento degli oceani. In Indonesia entro il 2050 potrebbero sparire 2mila isole e 42 milioni di case. Proprio mentre a Delhi scoppiava l’emergenza per l’inquinamento dell’aria, Greenpeace pubblicava 16 immagini di un disastro del mare cui sta dedicando attenzione da mesi: l’invasione della plastica causata dallo sversamento negli oceani – sotto diverse forme – di 12,7 milioni di tonnellate ogni anno. Dalla marea di rifiuti che invade le coste delle Filippine agli uccelli nel cui intestino vengono trovati sacchetti e tappi che li hanno soffocati sino a tartarughe deformate da involucri di plastica che ne hanno accerchiato l’addome appena nate, i fotogrammi di Greenpeace documentano l’impatto micidiale dell’attività umana. Ma c’è di peggio e sempre in mare.

8nov/170

Cop23. Climate change, 2017 uno dei tre anni piu’ caldi della storia

Articolo Luca Fazio (manifesto 8.11.17)

“”Ambiente. Secondo un rapporto della World meteorological organization (Wmo) presentato alla Cop23 in corso a Bonn, nei mesi appena trascorsi milioni di persone hanno già subìto gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. In Italia, secondo il Wwf, la politica non fa abbastanza: “Speriamo che la Strategia Energetica Nazionale che verrà presentata a giorni contenga almeno lo stop al carbone entro il 2025”. Per l’associazione A Sud si tratta di un impegno largamente insufficiente, “riserva ancora troppo spazio alle energie fossili”. L’anno in corso, il 2017, verrà registrato dai climatologi come uno dei tre anni più caldi di sempre. Questa è la premessa malaugurante che l’altro ieri a Bonn (Germania) ha aperto la 23esima conferenza mondiale dell’Onu sul clima, un appuntamento che dovrebbe servire a rilanciare l’accordo di Parigi e gli impegni presi da tutti i paesi, piaccia o non piaccia a Donald Trump.

22set/170

Vandana Shiva: solo il carbonio vivo salvera’ la terra

Vandana Shiva (manifesto 22.9.17) “Ambiente. Per riparare il ciclo del carbonio che abbiamo spezzato dobbiamo smettere di estrarre carbonfossile, che va lasciato sotto terra, e rigenerare piante e suoli”

“”Disastri climatici, resilienza climatica. Fra l’estinzione e la fuga su altri pianeti abbiamo una terza via: sopravvivere prendendoci cura di Madre Terra.
Negli Stati indiani di Assam, Bihar e Uttar Pradesh le inondazioni hanno provocato 41 milioni di sfollati e ucciso circa 500 persone; a Houston e Mumbai hanno paralizzato ogni attività. È sempre più evidente che non stiamo vivendo all’interno dei limiti ecologici del nostro pianeta, e che per le nostre continue violazioni delle leggi della Terra, essere vivente, subiamo pesanti conseguenze. Quest’anno si susseguono immagini di inondazioni estreme; l’anno scorso è stata la siccità a essere estrema ed estesa. Quando distruggiamo i sistemi climatici della Terra, che si autoregolano, arriviamo al caos, all’incertezza climatica, a cambiamenti imprevedibili ai quali pensiamo di sfuggire con la geo-ingegneria e l’ingegneria genetica. I sistemi viventi evolvono, si adattano, si rigenerano. Non sono ingegnerizzati. Il dominio del paradigma ingegneristico inizia con l’era dei combustibili fossili, l’era dell’industrialismo e del meccanicismo. E la dottrina secondo la quale ogni fenomeno naturale, compresi la vita e il pensiero, possono essere spiegati sulla base di processi meccanici e chimici. Negli ultimi 200 anni una piccola parte dell’umanità ha inquinato il pianeta, a causa di un’economia alimentata da carbone, petrolio e gas, e di un sistema di conoscenza fondato su un paradigma meccanicistico, riduzionista e materialistico. L’inquinamento dell’atmosfera ha sconvolto i sistemi e l’equilibrio climatico. La distruzione degli habitat e la diffusione delle monocolture hanno contribuito a quello che gli scienziati chiamano la Sesta estinzione, la sparizione della biodiversità a un ritmo che è mille volte quello naturale.

12set/170

Con il cambiamento del clima, devono cambiare anche le politiche

Articolo di Rossella Muroni, Presidente nazionale Legambiente (manifesto 12.9.17)

“”Aumentano i fenomeni metereologici estremi e a soffrirne di più sono soprattutto le città, come dimostra, purtroppo, il bilancio drammatico dei morti del temporale che ha colpito Livorno due notti fa. Anche questa volta sull’annosa questione della gestione urbanistica del territorio, i problemi sono venuti da fossi e rii a regime torrentizio (Riomaggiore, Ardenza, Chioma) per lo più costretti in alvei artificiali se non addirittura parzialmente tombati: non è una situazione insolita per il nostro Paese, ma è chiaro che questo significa convivere col rischio idrogeologico. L’adattamento al mutamento climatico è la vera grande sfida del tempo in cui viviamo. Non è più rinviabile l’approvazione del Piano nazionale di adattamento al clima: un punto di riferimento essenziale per gli interventi di messa in sicurezza del territorio e per lo stanziamento dei finanziamenti nei prossimi anni, in modo da riuscire in ogni città a intensificare le attività di prevenzione, individuando le zone a maggior rischio, e a realizzare gli interventi di adattamento al clima e di protezione civile. L’esatta conoscenza delle zone urbane a maggior rischio rispetto alle piogge è fondamentale per salvare vite umane e limitare i danni.