Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

25mag/170

Si scrive bellezza e si legge responsabilita’

Articolo di Andrea Ranieri (manifesto 25.5.17) “«Architettura e democrazia», di Salvatore Settis per Einaudi. Volgere lo sguardo su saperi diversi, è essenziale in una visione interdisciplinare

“”Salvatore Settis, nell’iniziare le sue lezioni all’Accademia di Architettura dell’ Università della Svizzera Italiana di Mendrisio, ora raccolte nel volume einaudiano Architettura e democrazia (pp. 166, euro 12), sente il dovere di giustificare di fronte ai giovani architetti il fatto che uno specialista, un grande specialista di archeologia e di storia dell’arte, tenga un corso che si propone di affrontare temi che vanno molto oltre la propria competenza disciplinare, e che riguardano la storia, la filosofia, l’architettura l’urbanistica, il diritto. Di solito nell’Università l’interdisciplinarietà si fa mettendo uno accanto all’altro in seminari improbabili i diversi specialismi, dando luogo il più delle volta a un defatigante «dialogo fra sordi». Settis decide di lanciare il cuore oltre l’ostacolo accostando lo sguardo su saperi diversi, cercando di fornire ai giovani architetti, e a chi legge, una visione complessiva dei dilemmi e dei problemi che si presentano quando si tratta di progettare un edificio, di pensare uno spazio, di dare forma alla città. Ciò che rende possibile l’attraversamento di saperi diversi è per Settis la politica, nel suo senso più alto, come discussione libera e aperta sulla forma e il senso della polis, e dentro la politica la scelta valoriale di mettere al primo posto il punto di vista di chi soffre della divisioni, dei ghetti, delle separatezze, che segnano la città contemporanea. L’architetto per far questo deve pensarsi prima di tutto come cittadino, e dare il suo contributo per costruire, assieme a tutti quelli la cui vita è impoverita dalla crescita deregolata e dalla crisi delle città, lo spazio pubblico da cui opporsi alle derive del presente, e innestare le «azioni popolari» che oggi sembrano le uniche in grado di prospettare uno sviluppo diverso.

22mag/170

In Svizzera passa il referendum, mai piu’ nuove centrali nucleari

Articolo di Claudio Del Frate (Corriere 22.5.17)

“”Non è semplicemente l’abbandono dell’energia nucleare ciò che gli elettori svizzeri hanno deciso con il referendum approvato ieri. Con il 58,2% dei consensi i cittadini hanno detto sì a un articolato piano del governo che li impegna entro il 2050 ad aumentare l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili ma anche — e qui sta la novità principale — a ridurre sensibilmente i consumi individuali con l’obiettivo di proteggere l’ambiente. Tutti i maggiori partiti elvetici si erano espressi per il sì, ad eccezione dell’Udc, il partito di destra, che nel Paese ha la maggioranza relativa e che era stato il promotore della consultazione. Giunge così a una svolta storica il cammino avviato da Berna l’indomani dell’incidente di Fukushima e che aveva convinto le istituzioni a dire addio all’atomo. Il piano validato dal voto popolare di ieri si articola in tre punti principali: lo spegnimento progressivo (per ciascuno si attenderà il termine del suo ciclo di vita)dei 5 reattori oggi attivi e che coprono un terzo del fabbisogno nazionale di elettricità; l’incentivo ad aumentare il ricorso a fonti «pulite» (si vuole evitare che il gap venga colmato facendo ricorso a un aumento dei consumi di petrolio e gas); l’impegno a tagliare i consumi individuali del 35% sulla base di quelli registrati nel 2000 anche attraverso forme di efficientamento degli impianti.

16mag/170

Piccolo tour del disastro nella pianura padana

Articolo di Wu Ming 2 (Internazionale online, 15.5.17) “«Da Milano a Roncadelle, un viaggio sulle tracce del disastro urbanistico che affligge la Piana»”

I turisti calano dal torpedone armati di teleobiettivi e macchine fotografiche. Sciamano entusiasti nell’unica navata del centro commerciale Mega di Vimercate, si radunano sotto la cupola di metacrilato, studiano le iscrizioni alle pareti: il supermercato si definisce “controcorrente”, la parrucchiera è “ParrucChiara”. Mentre ammirano l’erba sintetica del presbiterio, una cliente li interpella, lo sguardo complice di chi ha colto un segreto.
“Siete qui per qualcuno di famoso?”.
“No, signora. Siamo in gita aziendale”.
La donna rimane interdetta, gli invasori non somigliano a impiegati in vacanza, anche se adesso si concedono un caffè, come nella classica pausa da viaggio organizzato.In realtà, vero motivo della sosta è proprio la visita a questo scatolone grigio di negozi brianzoli, definito “mega” in un tempo remoto, il 1984, quando il gigantismo padano era ancora bambino. Oggi una struttura del genere, circa 2.500 metri quadrati, impallidisce di fronte al maxiprogetto del nuovo supermercato Esselunga di Vimercate sud, con 3mila metri quadrati solo per il settore alimentare e 1.800 per gli altri prodotti.In compenso il Mega potrebbe rivendicare un primato, quello di essere il più antico centro commerciale della Lombardia, anello di congiunzione tra i mercati coperti di quartiere e le cattedrali dello shopping da svincolo autostradale. Purtroppo non esiste una cronologia ufficiale e le notizie sulla nascita di questi fabbricati si ricavano a fatica da feste d’anniversario e procedure fallimentari. Sono architetture prive di una storia pubblica, dove “il passare del tempo si svela soltanto attraverso la novità dei prodotti”. L’Atlante dei classici padani ne censisce 1.141 tra Piemonte, Lombardia e Veneto. Gli asili nido si fermano a 1.007. Proprio dalla capitale di questa macroregione, Milano, è partita la gita aziendale di Padania classics per visitare alcuni epicentri del disastro psicourbanistico che affligge la “Piana”. Una cinquantina di fotografi e videomaker, giornalisti e architetti, critici d’arte e appassionati ha raccolto l’invito di Filippo Minelli ed Emanuele Galesi, che da sette anni catalogano e analizzano gli elementi costitutivi del paesaggio padano. Sul pullman è stato distribuito un kit aziendale, completo di penna, taccuino e macchina fotografica usa e getta. “Questo non è un viaggio passivo”, ci hanno spronato gli organizzatori, “qua bisogna produrre!”.

15mag/170

Al via il primo festival dello sviluppo sostenibile: 200 eventi per conoscere l’Agenda Onu 2030

Da greenreport.it 15.5.17 “Più di 7 italiani su 10 non conoscono gli obiettivi. Asvis: «Mobilitare l’Italia per centrare gli obiettivi dello sviluppo sostenibile». Per centrare i 17 Sustainable development goals (Sdg) dell’Agenda 2030, approvata nel settembre 2015 dall’Assemblea generale dell’Onu e sottoscritta anche dall’Italia, abbiamo a disposizione 13 anni. l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile (Asvis) spiega che «Sono obiettivi che muovono da un sentire comune: l’attuale sistema in cui viviamo non è più sostenibile, urge ripensarlo a 360°, non solo in chiave economica, ma anche ambientale, sociale e culturale» e, proprio per sensibilizzare su questi argomenti, ha organizzato Il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2017 che durerà 17 giorni, tanti quanti gli obiettivi.”

“”All’Asvis sottolineano che dal dal 22 Maggio al 7 Giugno «Oltre 200 eventi sono in programma su tutto il territorio nazionale promossi dalle oltre 160 organizzazioni che aderiscono all’Alleanza, dalla Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus) e da altri soggetti. Un’unica grande manifestazione, diffusa e inclusiva, con oltre mille speaker, decine di università e 200 scuole coinvolte, attività culturali e format inediti». Presentando l’iniziativa, il presidente dell’Asvis, Pierluigi Stefanini ha evidenziato che «Una tale mobilitazione è il segnale di una straordinaria vitalità del nostro Paese e dell’interesse per tematiche da cui non dipende solo il nostro futuro, ma anche il presente, così pieno di incertezze, ma anche di opportunità. Il Festival sarà una grande occasione di confronto e di condivisione di pratiche virtuose che possono cambiare il nostro modello di sviluppo e, quindi, le politiche, le strategie aziendali e i comportamenti individuali. Alla fine di questa manifestazione, ci sarà bisogno dell’impegno di tutti per mettere in pratica le buone idee utili per portare l’Italia, e non solo, su un sentiero di sviluppo sostenibile».

13mag/170

L’arroganza della catastrofe

Articolo di Alessandra Pigliaru (manifesto 12.5.17) “«Intervista con Deborah Danowski ed Eduardo Viveiros de Castro. Filosofa lei e antropologo lui, si interrogano sul futuro e sui popoli a venire, umani e non. L’idea di fine e di vivibilità».”

“”«O ci liberiamo dall’idea occidentale di umano o non sopravviveremo a lungo». Sono piuttosto netti Deborah Danowski ed Eduardo Viveiros De Castro, entrambi ricercatori presso il Conselho Nacional de Desenvolvimento Cientifico e Tecnologico, in Brasile. L’intenzione non è quella di fare dell’allarmismo o di alimentare un orizzonte squisitamente teorico postumano, già tanto frequentato. Hanno un’aria pacifica e la voce di entrambi si fonde in un’articolazione filosofico-antropologica che precisano da diversi anni. Hanno scritto Esiste un mondo a venire? Saggio sulle paure della fine (Nottetempo, pp. 320, euro 17, traduzione di Alessandro Lucera e Alessandro Palmieri). Le formazioni sono diverse (Danowski insegna filosofia alla Pontificia Universidade Catolica di Rio de Janeiro, mentre Eduardo Viveiros De Castro antropologia sociale presso il Museo Nacional dell’Universidad Federale) eppure, nella strana alchimia della relazione, in questi anni si sono esercitati a pensare insieme in un confronto serrato proprio con quella domanda che dà il titolo al libro, pubblicato in Brasile tre anni fa e che, nell’edizione italiana, ha una introduzione aggiornata.

30apr/170

Ecologisti in rivolta “Cancellate il decreto che asfalta il paesaggio”

Articolo di Francesco Erbani (Repubblica 29.4.17) “«A maggio cambia la valutazione d’impatto ambientale Da Italia Nostra al Fai: un aiuto alla lobby del cemento.In ballo strade e ferrovie per 21 miliardi di euro Il ministero: sono regole chieste dall’Europa»”

“”Cambieranno le norme che regolano la valutazione d’impatto ambientale delle Grandi opere, ma non solo di quelle grandi: linee ferroviarie, autostrade, ponti e anche gasdotti come il Tap. In meglio? In peggio? In meglio, secondo il ministero dell’Ambiente, che ha preparato un decreto legislativo sostenendo di dover recepire una direttiva europea e preoccupato soprattutto di semplificare le procedure. In peggio, secondo il fronte ambientalista, che denuncia un ritorno alle opacità e alle pratiche fallimentari della Legge Obiettivo (2001, uno dei trofei del governo Berlusconi). In gioco ci sono opere infrastrutturali, da una parte, territori, paesaggi e comunità di cittadini, dall’altra.

28apr/170

Consumo di luogo. Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna

Articolo di Ilaria Agostini (EddyBurg online 28.4.17) “È uscito Consumo di luogo. Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna, a cura di Ilaria Agostini, prefazione di Tomaso Montanari (Pendragon, 2017, 112 pagine, 8 euro).”

“”Il libro collettivo nasce a seguito della presentazione del progetto di legge Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio (4223) della Regione Emilia-Romagna. Per i suoi contenuti di stampo neoliberista e per il ruolo nazionale che la regione ricopre nella pianificazione, il disegno di legge urbanistica ha suscitato un immediato allarme tra intellettuali e urbanisti critici e, nelle forze politiche di opposizione, L’Altra Emilia Romagna e Movimento 5 Stelle.
Gli autori del libro, le moderne “cassandre” di cui scrive in prefazione Tomaso Montanari, denunciano pubblicamente i rischi di una legge che favorirà un inedito consumo di luoghi – urbani e rurali – e un restringimento degli spazi di democrazia e di autodeterminazione, in nome dell’interesse privato e speculativo.

22apr/170

Carlo Petrini, un Piano Marshall per la terra

Intervista a Carlo Petrini di Angelo Mastrandrea (manifesto 22.4.17)

Guardiamo alla salute del pianeta, ma pure a quella di chi lo abita, sembra dire Carlo Petrini, un una singolare sintonia con papa Francesco. Solo se si guarda al problema da questa prospettiva si potrà avere uno sguardo più ampio che consenta di connettere questioni che nell’agenda politica sono rigorosamente separate: i cambiamenti climatici, la produzione alimentare e le migrazioni, ad esempio. L’ideatore di Slow Food è convinto che non si può affrontare la febbre che rischia di portare la Terra al capolinea pensando solo di alleviarne i sintomi. A suo parere è necessario affrontare il malessere alla radice, combattendo «il folle sistema economico» che lo produce e proponendo un «cambio di paradigma» radicale. Socialista e umanitario, verrebbe da dire.

20apr/170

Una norma micidiale: via la VIA

Articolo di Paolo Baldeschi (Eddyburg 20.4.17)

Il decreto legislativo 401, in corso di esame presso la 13ª Commissione “Territorio, ambiente e beni ambientali”, è non solo un colpo micidiale a territorio, ambiente, beni ambientali (e paesaggio), ma una prova generale dell’Italia che potrebbe venire dopo le elezioni politiche. Neanche Berlusconi aveva mai osato tanto, dal momento che limitava la procedura speciale della Valutazione di impatto ambientale alle sole opere dichiarate di interesse nazionale. Ora il Pd, asse portante del partito delle grandi opere, vuole estendere la procedura speciale di Via, quella della legge Obiettivo – condotta non sul progetto definitivo ma su quello preliminare (qui chiamato “progetto di fattibilità” con riferimento al Decreto legislativo 50/2016) – a tutti i progetti che “possono avere impatti ambientali negativi”, cioè a tutte le opere soggette a Via: la specialità diventa normalità. E se non bastasse, se anche il progetto di fattibilità si mostrasse troppo oneroso, il decreto offre la possibilità a proponenti e autorità competente di mettersi d’accordo sul grado di dettaglio da osservare nel progetto. L’audizione informale della 13ª Commissione ai rappresentanti di Confindustria, dell’Ispra e dell’Ordine degli ingegneri, che può essere ascoltata al link http://webtv.senato.it/4621?video_evento=3541, elimina ogni dubbio in proposito. Gli ingegneri si congratulano per lo schema di decreto e si limitano a difendere gli interessi professionali degli iscritti all’albo, questi come i soli titolati a entrare negli organi tecnici della Via. I rappresentanti dell’Ispra assumono una posizione più sfumata e trapela nel loro parere la considerazione che le procedure di Via degli ultimi venti anni, approvate mediamente con 40-50 prescrizioni, forse rivelano delle carenze nei progetti; ma comunque si dichiarano (contraddittoriamente) favorevoli al decreto. Le posizioni più rivelatrici sono, tuttavia, quelle dei rappresentanti di Confindustria.

13apr/170

Gasdotto Tap, Montanari: “L’Italia del NO e’ l’Italia migliore”

Intervista a Tommaso Montanari di Giacomo Russo Spena (MicroMega online 13.4.17 “In Puglia si sta calpestando l’articolo 9 della nostra Costituzione”»

“”Deluso dal M5S, acerrimo nemico del Pd. Tomaso Montanari – storico dell’arte, paesaggista e professore universitario – dopo aver avuto un ruolo centrale nella campagna per il NO alla riforma costituzionale, è diventato recentemente presidente dell’associazione Libertà e Giustizia. Volto emergente, interpellato anche sul futuro della sinistra nell’ultimo numero di MicroMega, si dice poco interessato alle primarie Pd del prossimo 30 aprile né crede in un ritorno in scena di Matteo Renzi: «È politicamente finito, il suo carburante è esaurito, bruciato, volatilizzato. Nessuno può più credergli, dopo tante balle, false promesse, fanfaronate risibili». Per ultimo, Montanari sta studiando le carte sulla costruzione del gasdotto Tap, dove ha deciso di schierarsi con i comitati locali del NO: «In Puglia si sta calpestando l’articolo 9 della nostra Costituzione».

Montanari, partiamo da qui. Il Tap (Trans Adriatic Pipeline) è la parte finale di un gasdotto di quasi quattromila chilometri che va dall’Azerbaijan all’Italia. Chi è favorevole al tunnel parla di grandi vantaggi per il Paese perché porterebbe 9 miliardi di metri cubi di gas con un impatto ambientale minimo (le proteste sono per 200 ulivi secolari che poi verrebbero ripiantati). Intanto, però, da un’inchiesta dell’Espresso, si evince che dietro l’opera spuntano manager in affari con le cosche, oligarchi russi e casseforti offshore. E’ favorevole nel dire che il problema del Tap non è dato certamente dagli ulivi, ma da chi ci sta mangiando sopra?
Lo sbocco salentino del Tap viene realizzato lì contro il parere del Ministero per i Beni culturali, che mise nero su bianco che «la metodologia sulla base della quale si è pervenuti alla scelta localizzativa … non appare convincente». Grazie allo Sblocca Italia Renzi-Lupi quel parere si è potuto calpestare, e con esso si è calpestato l’articolo 9 della Costituzione. Questo è il vero problema.