Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

4dic/180

Cambiamenti climatici. Lo spazio vitale e la conversione ecologica

Articolo di Guido Viale (Manifesto 4.12.18) “La difesa dei territori è una rivoluzione, l’unica in grado di garantire vita e benessere alle comunità che li abitano, ma anche di segnalare le tante cose da fare per cambiare il mondo

“”Nel giorno di apertura della Cop 24 di Katowice il clima è il grande assente dalle politiche dei governi di tutto il mondo. Non se ne parla, se non per registrare l’abbandono dell’accordo di Parigi da parte di qualche Stato. Neppure la verde Germania riesce a staccarsi dal suo carbone. Non è mancata la mobilitazione popolare che, anche di recente, ha visto a Londra e in varie città della Germania una forte partecipazione per imporre un cambio di rotta; una partecipazione scarsa, però, nei paesi dell’Europa mediterranea. E questo nonostante in Italia siano in corso tante vertenze ambientali e sociali tutte indirettamente legate al tema del clima: NoTav, NoTap, NoTriv, NoTerzovalico, Noautostrade, NoGrandinavi, NoMuos, ecc. Ciò che è invece presente in tutte le politiche governative e, ovviamente, nelle prossime elezioni europee, sull’onda di uno sciovinismo e di una xenofobia che stanno travolgendo il mondo, sono le migrazioni.
CI SONO MOLTI LEGAMI tra quella assenza e questa presenza: nessi che politica, economia e cultura non sanno o non vogliono cogliere.

19ago/18Off

Dal Tav alla Gronda, le inutili Grandi opere

Articolo di Guido Viale (manifesto 19.8.18) “Territorio. L’unica vera modernità possibile è la cura e la manutenzione, che è anche difesa di tutto il paese e dell’intero pianeta”

“”Ai sostenitori senza se e senza ma delle Grandi opere, che nel crollo del ponte Morandi vedono solo l’occasione per recriminare la mancata realizzazione della Gronda, passaggio complementare e non alternativo al ponte crollato, va ricordato che anche quel ponte è (era) una «Grande opera»: dannosa per l’ambiente e per le comunità tra cui sorge e pericolosa per la vita e la salute di tutti. L’idea di piantare dei pilastri di 90 metri in mezzo a edifici abitati da centinaia di persone e di farvi passare sopra milioni di veicoli era e resta demenziale; come lo era e resta la sopraelevata che ha cancellato e devastato uno dei fronte-mare più belli e pregiati (forse il più bello e pregiato) del mondo: non a vantaggio di Genova, ma per fluidificare il traffico del turismo automobilistico delle Riviera di Levante, così come il ponte Morandi serviva a quello della Riviera di Ponente, negli anni “gloriosi” (?) della moltiplicazione delle automobili. Con la conseguenza che quei nastri di asfalto sono stati presi in ostaggio dal trasporto merci su gomma, per il quale non erano stati pensati, lasciando languire la ferrovia, tanto che la linea Genova-Ventimiglia (principale collegamento tra Italia e Francia e, se vogliamo, con Spagna e Portogallo; altro che Torino-Lione!) è ancor oggi a binario unico. Un’invasione di campo, quella dei Tir, moltiplicata dalla successiva produzione just-in-time che li ha trasformati in magazzini semoventi, cosa impossibile se le autostrade non fossero state messe a loro completa disposizione e la ferrovia avesse mantenuto il primato che le spetta.

17ago/180

Genova, dopo il crollo quale modello di sviluppo?

Articolo di Marco Doria (manifesto 17.8.18) “Genova. Anche oggi come nel 1967, quando il ponte venne inaugurato, la domanda cruciale riguarda «il modello di sviluppo» che si vuole garantire al paese con le infrastrutture”

“”Il crollo del ponte Morandi è davvero una tragedia. Per le persone, tante, che hanno perso la vita, per i loro familiari, per una città e la comunità che la abita. A questa dimensione tragica del fatto non può sottrarsi chi ha dedicato parte della sua vita alla città, alle cui vicende continua a partecipare. E ciò induce a due sentimenti: il primo di immediata e profonda solidarietà per chi ha sofferto e soffre e anche per chi è impegnato ad affrontare l’emergenza, a reagire; il secondo di riflessione attenta (unita a un fastidio forte per le parole gridate e non soppesate) su quanto il crollo di un grande viadotto autostradale rappresenti e sulle prospettive che ci stanno di fronte. Su questi ultimi punti intendo soffermarmi, sapendo bene che al riguardo la discussione dovrà essere ampia e articolata. Bisogna certo interrogarsi e capire quali sono state le cause del crollo, indagare sulla adeguatezza delle manutenzioni, riflettere sulla sicurezza delle nostre infrastrutture. Ma partendo dal ponte Morandi è anche necessario pensare alle infrastrutture al servizio del paese, del paese che vogliamo provare a “costruire”. Il ponte Morandi era fondamentale per Genova: per la sua viabilità urbana ordinaria e come tassello di un sistema di collegamenti della città con il resto dell’Italia. È stato progettato e costruito in anni di boom economico, quando Genova era un polo del triangolo industriale italiano e un grande porto del Mediterraneo. Nel 2018 non resta molto del tessuto industriale della città, ormai caratterizzata da un’economia del terziario; ha invece ancora un ruolo importante il porto e lo potrebbe e dovrebbe avere ancora di più in prospettiva, in un mondo che, evitando le pulsioni alla Trump, dovrebbe essere sempre più integrato.

15ago/18Off

Renzo Piano “Genova e’ fragile ma nessuno la cura”

Intervista a Renzo Piano di Francesco Merlo (Repubblica 15.8.18)

“”Renzo Piano era a Ginevra, a lavorare a un progetto per il Cern, quando hanno interrotto la riunione e gli hanno detto che a Genova era crollato il ponte Morandi: «Al di là del legame sentimentale con Genova ho provato una grande sofferenza, di quelle che arrivano all’improvviso e ti sconvolgono. A me prendono allo stomaco. Ho pensato subito alle vittime, e solo dopo alla mia città ferita, a Genova e alle sue catastrofi. Ho immaginato quella gente che passava di là a metà agosto, i camion e i furgoncini per lavoro, gli altri per vacanza, le famiglie allegre e innocenti, ho pensato agli occhi che, quando si passa su un ponte, sono ancora più aperti, perché c’è l’alto e c’è il basso, c’è la sospensione nel mezzo cielo». E invece proprio il ponte, che accorcia le distanze, dà ordine e bellezza al paesaggio e mette allegria, è crollato di botto.

3ago/180

Clima, toccato il “limite invalicabile”

Due articoli di Luca Martinelli sul clima (Manifesto 3.4.19)    LEGGI DI SEGUITO

Legambiente: «In undici anni 24 mila morti a causa del caldo in 23 città» 

“”La Terra è un organismo debilitato, è questo il messaggio del rapporto «State of the Climate». Come accade per gli esseri umani, questa fragilità risulta acuita quando ci sono degli eventi estremi, come il calore di questi giorni, l’emergenza caldo denunciata da Legambiente, con 18 città in «bollino rosso»: «Le ondate di calore possono avere effetti nocivi per la salute, soprattutto per gli anziani e gli ammalati, quando le temperature diurne superano i 35° C e quelle notturne non scendono sotto i 25°C – spiega l’associazione ambientalista -. Nelle aree urbane il caldo oltretutto aumenta per l’effetto di asfalto, auto e sistemi di condizionamento, anche di 4-5 gradi». Riportando i dati del Dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, che coordina il programma nazionale di prevenzione, Legambiente ricorda che tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, le ondate di calore hanno causato 23.880 morti, di cui 7.700 a Roma.

23mar/180

Nel 2050 143 milioni di persone saranno “migranti climatici”

Articolo di Francesca Santorini (Stampa online 23.3.18)

“”“Groundswell: Preparing for Internal Climate Migration”. Il titolo del rapporto della Banca mondiale sulle migrazioni climatiche, pubblicato lunedì 19 marzo, ha il merito della chiarezza. Perché tratta di un fenomeno di dimensioni enormi e dalle conseguenze potenzialmente devastanti, con le quali dovranno confrontarsi i Paesi nell’epoca del climate change. Il rapporto concentra l’attenzione su tre regioni, l’Africa subsahariana, l’Asia del Sud e l’America latina, che rappresentano il 55% della popolazione dei Paesi in via di sviluppo. Gli esperti interpellati dall’istituto internazionale, stimano infatti che questa area geografica potrebbe subire degli spostamenti interni, al di là dei conflitti armati, di un’ampiezza pari a 143 milioni di persone entro il 2050. L’istituto di Washington, tuttavia, non si accontenta di interpretare il ruolo della Cassandra, ma fornisce anche alcuni spunti di riflessione.

20gen/180

Inquinamento atmosferico, Italia record negativo. Ultimatum UE

Articolo di Adriana Pollice (manifesto 20.1.18) “Polveri sottili e non solo. Il commisssario per l’ambiente dell’Unione convoca il ministro Galletti e avverte: misure contro i veleni o partono sanzioni”

“”Il commissario Ue all’Ambiente Karmenu Vella ha convocato a Bruxelles per il 30 gennaio i ministri di nove stati, inclusa l’Italia, per affrontare il tema dell’inquinamento atmosferico. Fonti del dicastero che fa capo a Gian Luca Galletti sottolineano che «non è un ultimatum, è un’occasione per mettere a punto nuove strategie». Di sicuro è l’ultima chiamata prima che scatti il trasferimento del caso alla Corte di Giustizia e poi le sanzioni. Procedura del resto già attivata per Polonia e Bulgaria. Gli altri otto paesi coinvolti sono Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito. Si tratta di un tentativo per fare pressione sui governi, tutti sotto procedura di infrazione per non aver rispettato i limiti alle emissioni concordati: «L’incontro offre l’ultima opportunità agli stati di dimostrare che sono state prese le misure necessarie per risolvere la situazione in base alla legge europea».

19gen/180

La preziosa «dote» dei migranti

Articolo di Guido Viale (manifesto 19.1.18) “Idee. L’ospite, lo straniero, può portare più soluzioni che problemi. Serve un grande piano europeo di conversione ecologica utile a tutti, anche ai cittadini”

Accogliere è una parola che viene dal latino: ad-cum-ligare, legare insieme. Ma più che cercare il suo significato nel passato, dobbiamo costruirne uno nuovo, adatto ai tempi in cui viviamo, ai problemi con cui ci confrontiamo, alle persone che oggi sono al centro dello scontro politico e sociale: i profughi. Innanzitutto accogliere non ha niente a che fare con le «rilocalizzazioni» pretese e non realizzate dalla Commissione europea che trattano i profughi come «pezzi» (Stücke, una parola che richiama ricordi atroci) da smistare. E con ciò, a prescindere dalla «selezione» (Selektion, altro termine dai rimandi atroci) con cui l’Unione europea pretende di accettarne alcuni e di scartare gli altri, attacca loro l’etichetta di «ingombri», problemi. Questo produce insofferenza, rancore e razzismo e spinge i Governi a inseguire le parole d’ordine delle destre. Al di là delle false professioni di spirito umanitario, con i migranti la Commissione europea è più feroce di Trump.

5gen/180

Innalzamento dei mari, due metri dal precipizio

Articolo di Giorgio Nebbia (manifesto 4.1.18) “Se non vogliamo credere a chi dice che questo “sviluppo” è perverso e ci conduce al disastro almeno adoperiamo qualche cautela”

“”Due metri”, questo lo strano titolo di un recente articolo che parla del possibile innalzamento, di due metri, appunto, del livello dei mari in seguito al riscaldamento dell’intero pianeta Terra. Molti segni indicano chiaramente che esistono alterazioni dei cicli biogeochimici del pianeta interpretabili soltanto con un aumento della temperatura «media» della Terra con una accelerazione dovuta al rapido sviluppo delle industrie, al crescente consumo di fonti di energia, ai mutamenti delle coltivazioni agricole. Una delle più vistose conseguenze del riscaldamento del pianeta è rappresentato dalla fusione di parte dei ghiacciai, quei giganteschi depositi di acqua solida, 30 milioni di chilometri cubi, immobilizzata nelle zone polari e nelle alte montagne; con la fusione l’acqua passa dallo stato solido allo stato liquido e scorre attraverso le valli e le pianure e arriva al mare il cui volume aumenta e di conseguenza aumenta anche il livello dei mari e degli oceani in ragione, oggi, di due o tre millimetri all’anno, quasi impercettibile, ma continuo. Il fenomeno sta già preoccupando le zone turistiche che vedono lentamente sparire le loro spiagge; le isole costituite da atolli, con una altezza massima sul mare di pochi metri, rischiano di perdere una parte della loro intera superficie.

31dic/170

Lezioni di riscaldamento alla svedese. Il 74% di Goteborg usa il calore recuperato da stabilimenti industriali

Articolo di Beda Romano (Sole 30.12.17)

””I dipinti di Anders Zorn, noto per i suoi straordinari acquarelli, mostravano a fine Ottocento una Svezia dal cielo terso e dalla natura incontaminata. Fino a qualche anno fa, i quadri del pittore svedese apparivano incredibilmente datati, tanto alcune città del suo Paese erano impregnate di smog. Oggi la Svezia è all’avanguardia nella lotta contro l’inquinamento. A sorpresa, l’establishment imprenditoriale svedese è in prima linea nella battaglia ambientale, smentendo il pregiudizio secondo il quale l’ecologia è necessariamente incompatibile con la crescita economica. Göteborg, la seconda città della Svezia dopo Stoccolma, fa figura di modello. Secondo un recente rapporto del Parlamento europeo, la capitale industriale svedese è “capofila nel settore del riscaldamento urbano”. A Göteborg, dove le caldaie non sono individuali ma per quartiere, il riscaldamento della città si fonda al 74% sul calore recuperato da impianti di incenerimento e stabilimenti industriali. Il 18% proviene da fonti rinnovabili, e appena l’8% da combustibili fossili, principalmente gas e petrolio.