Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

23feb/180

Indici di benessere, sull’Italia pesa la condanna alla precarieta’

Articolo di Luigi Pandolfi (manifesto 23.2.18) “Il World Happiness Report per lo sviluppo sostenibile, su 155 paesi mette l’Italia al 48° posto. Un gradino sotto l’Uzbekistan e a pari merito con la Russia”

“”Dopo i dati sul Pil, arrivano quelli sul fatturato dell’industria. Che la produzione industriale fosse cresciuta nell’anno appena chiuso era noto, ora dall’Istat arriva una conferma: +5,1% rispetto al 2016 (+3,3% solo per il manifatturiero), miglior risultato dal 2011. L’altra conferma è che le imprese il business l’hanno fatto con la domanda estera (+6,1%), vero motore, in questa fase, della nostra economia. Nondimeno, a dimostrazione di quanto siano inadeguati questi parametri per valutare lo stato di benessere di una popolazione ci sono non soltanto i numeri sulla povertà e il disagio sociale (il nostro Paese raggiunge livelli scandalosi), ma anche altri fattori, più umani, perfino emozionali, che da un po’ di tempo sono entrati a far parte delle statistiche sociali a livello internazionale. La felicità, per esempio.
COSÌ, SE DA UN LATO il 2017 si è rivelato un anno importante per la crescita quantitativa del nostro Paese, la stessa cosa non si può dire della gratificazione dei suoi cittadini.

10feb/180

Oltre il mito della rivoluzione luterana

Articolo di Marina Montesano (manifesto 10.2.18) “Percorsi. Un sentiero di letture per indagare meglio cosa significò l’atto fondativo della Controriforma, alla luce delle tradizioni precedenti del Medioevo

“”Si è appena chiuso l’anno nel quale convegni e pubblicazioni hanno ricordato l’anniversario dell’affissione delle 95 tesi di Lutero sul portone della chiesa di Ognissanti del castello di Wittenberg, il 31 ottobre 1517. Senonché, come già ricordava Adriano Prosperi (Lutero. Gli anni della fede, Mondadori), in base a un dibattito sulla vicenda già acceso da tempo, è probabile che questo atto fondatore non sia nemmeno mai avvenuto. Le tesi avrebbero avuto una circolazione inizialmente meno spettacolare, all’insegna della ricerca di un accordo, cosa peraltro in linea con la personalità di Martin Lutero. Una nuova, corposa biografia del riformatore tedesco, scritta da Silvana Nitti (Lutero, Salerno, pp. 528, euro 29), ripercorre la vicenda, affermando: «Non è da escludere la possibilità che le tesi siano state effettivamente affisse al portale della chiesa che era, in quanto chiesa della residenza ufficiale dell’Elettore, fondatore e patrono dell’università, normalmente usata per gli avvisi o per il materiale didattico; una specie di bacheca dell’ateneo, insomma. Ma è certo che la critica al mito del 31 ottobre 1517 (…) resta pienamente valida proprio in quanto si tratta di un gesto niente affatto sconvolgente».

8feb/180

Il lavoro del futuro

Articolo di Milena Gabanelli (Corriere 8.1.18)

“”All’inizio degli anni 2000 la figura del social media manager, lo specialista nella gestione delle pagine Facebook o Instagram, non compariva nei cv. Chi dieci anni fa ha investito in un corso di formazione e ha sperimentato il linguaggio dei social network oggi può dirsi un professionista. Secondo il forum di Davos, entro il 2020 si prevede la perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro, la maggior parte nei ruoli amministrativi. Contemporaneamente però ci sarà anche un incremento fino a 2 milioni di posti di lavoro nelle professioni del settore delle tecnologie, della matematica e dell’ingegneria. Tra i posti perduti e quelli guadagnati, resta un «buco» di 5,1 milioni di posti di lavoro.
L’istruzione e la salute Si stima che entro il 2033 i settori in cui la manodopera rischia più di essere sostituita dalle macchine riguardano l’agricoltura e la pesca, la manifattura, e in maniera importante il commercio. In prospettiva ci saranno sempre meno commessi non specializzati e più specialisti dell’e-commerce. I settori in cui invece continuerà a rimanere improbabile la sostituzione uomo-macchina, sono quelli dell’istruzione e della salute.

7feb/180

La sfida del tempo

Due articoli sui cambiamenti dell’orario di lavoro in Germania (Repubblica 7.2.18) LEGGI DI SEGUITO

“La nuova frontiera tra fabbrica e famiglia” Articolo di Tonia Mastrobuoni

“”La possibilità di lavorare 28 ore a settimana al posto delle canoniche 35 è una conquista che si inserisce perfettamente nella tendenza generale a concedere più tempo libero, persino a proteggerlo, che si osserva in Germania da anni. E’ una battaglia del sindacato, ma è un diritto riconosciuto anche da parte di molte aziende: si pensi alle regole introdotte anni fa da colossi come Daimler o Deutsche Telekom perché i dipendenti non fossero disturbati nelle ore libere. Inoltre, concedere una maggiore flessibilità nella scelta delle ore lavorative è, per milioni di persone, fotografare la realtà. In un mondo perennemente connesso, è utopico pensare che si smetta di controllare le mail una volta spento il computer in ufficio. O che il mondo si fermi alle cinque di pomeriggio.

5feb/180

Meno nozze tra i giovani per gli under 35. Un calo record del 24%

Articolo di Alessandra Camilletti (Messaggero 5.2.18)

“”Si sposano di meno, giovani e giovanissimi. E non a guardare le statistiche di un passato lontano, ma gli ultimi cinque anni. Dal 2012 al 2017 gli under 35 sposati in Italia sono calati del 24 per cento. Erano 2,6 milioni un lustro fa e 2 milioni lo scorso anno. Così come risulta dai dati dell’Istat. Il bacino di riferimento è la fascia di popolazione fino ai 34 anni (a partire dai 14) residenti nel Paese al primo gennaio. Al 2012, una platea di 13,6 milioni di persone: a guardare i dati, emerge che un giovane su cinque risultava sposato, pari al 19,1 per cento e che il dato si è abbassato al 15 per cento nel 2017.
IL DATO Una fotografia che si rispecchia in un’altra statistica Istat, che riguarda l’età media degli italiani al matrimonio.

4feb/180

Lea Melandri e il femminismo. Dal ’68 a #metoo la rivolta e’ donna

Intervista a Lea Melandri di Gregorio Botta (Repubblica 4.2.18)

“”Non è una pentita del ’ 68. E non è neanche una reduce: non ne ha nostalgia perché, dice, «metto ancora in pratica le intuizioni nate in quegli anni straordinari » . Per Lea Melandri il movimento fu una rivelazione e una liberazione. «Ero arrivata a Milano, scappavo dalla provincia di Ravenna, da una famiglia poverissima. Ed ero appena diventata insegnante in una scuola media. Partecipai alle prime assemblee con i miei colleghi, fui colpita dall’idea di abolire voti, bocciature, di una scuola non autoritaria. Non mi parve vero poter abbandonare un ruolo nel momento in cui dovevo assumerlo. Abbandonarlo voleva dire ripensare a tutto il mio percorso scolastico, di figlia di contadini che aveva potuto fare un buon liceo, ma al prezzo di lasciare fuori dalle aule la mia vita reale, le esperienze, le mie condizioni sociali. Ricordo che in un tema di quinta ginnasio descrissi come vivevo. La professoressa disse: è scritto benissimo, ma sei fuori tema. Mi venne un esaurimento… Ecco con il ’ 68 finalmente il “ fuori tema” diventava il tema di cui parlare in classe: l’individuo nella sua interezza, storia, complessità».

31gen/180

La catastrofe dello status quo

Articolo di Salvatore Settis (Fatto 31.1.18) “Non abbiamo capito il messaggio dei giovani che nel 2016 al referendum hanno votato in massa No: non erano contro Renzi ma a difesa dei diritti garantiti ormai solo dalla Costituzione – Incubo larghe intese”

“”“La vera catastrofe è lasciare che tutto continui come ora”. Questa profezia di Walter Benjamin par fatta su misura per l’Italia di oggi. Ma anche di ieri. Lo capirono bene gli elettori del 2013, regalando al M5S 8.691.406 voti e facendone il primo partito d’Italia, e non perché avesse programmi di governo credibili, bensì per una vaga ma forte speranza di novità. E fu solo grazie al Porcellum che non i singoli partiti, ma le coalizioni raccolte intorno al Pd e a Berlusconi raccattarono più seggi. All’indomani di quelle elezioni, Barbara Spinelli lanciò su Repubblica (9 marzo) un appello a Beppe Grillo, Un patto per cambiare: se non ora, quando?; un simile appello fu lanciato il giorno dopo sullo stesso giornale da Michele Serra (Spinelli e io li firmammo entrambi). Chiedevamo che “la speranza di cambiamento non venga travolta da interessi di partito, calcoli di vertice, chiusure settarie, diffidenze, personalismi”.

27gen/180

2018, l’anno dell’Europa

Articolo di Thomas Piketty (Repubblica 27.1.18, traduzione di Fabio Galimberti)

“”Dieci anni dopo la crisi finanziaria, il 2018 sarà l’anno del balzo in avanti dell’Europa? Diversi elementi inducono a ritenere che andrà così, ma l’esito è tutt’altro che scontato. La crisi del 2008, che ha portato alla recessione mondiale più pesante dopo quella del 1929, nasceva dalle debolezze sempre più eclatanti del sistema americano: eccesso di deregolamentazione, esplosione delle disuguaglianze, indebitamento dei più poveri. L’Europa, con il suo modello di sviluppo più egualitario e inclusivo, avrebbe potuto cogliere quell’occasione per promuovere un sistema di regole migliore per il capitalismo globale. E invece è successo un disastro: senza un’adeguata fiducia fra gli Stati membri, e prigioniera di regole rigide applicate a sproposito, l’Unione Europea nel 2011-13 provocò una nuova recessione, da cui solo ora, a fatica, si sta riprendendo. L’arrivo al potere di Trump, nel 2017, ha messo a nudo una nuova, evidente falla del modello americano, e questo rilancia la domanda d’Europa, tanto più se si considera che l’evoluzione dei modelli alternativi (Cina, Russia) è tutt’altro che rassicurante.

19gen/180

La preziosa «dote» dei migranti

Articolo di Guido Viale (manifesto 19.1.18) “Idee. L’ospite, lo straniero, può portare più soluzioni che problemi. Serve un grande piano europeo di conversione ecologica utile a tutti, anche ai cittadini”

Accogliere è una parola che viene dal latino: ad-cum-ligare, legare insieme. Ma più che cercare il suo significato nel passato, dobbiamo costruirne uno nuovo, adatto ai tempi in cui viviamo, ai problemi con cui ci confrontiamo, alle persone che oggi sono al centro dello scontro politico e sociale: i profughi. Innanzitutto accogliere non ha niente a che fare con le «rilocalizzazioni» pretese e non realizzate dalla Commissione europea che trattano i profughi come «pezzi» (Stücke, una parola che richiama ricordi atroci) da smistare. E con ciò, a prescindere dalla «selezione» (Selektion, altro termine dai rimandi atroci) con cui l’Unione europea pretende di accettarne alcuni e di scartare gli altri, attacca loro l’etichetta di «ingombri», problemi. Questo produce insofferenza, rancore e razzismo e spinge i Governi a inseguire le parole d’ordine delle destre. Al di là delle false professioni di spirito umanitario, con i migranti la Commissione europea è più feroce di Trump.

13gen/180

Tunisia, sette anni dopo la protesta e’ sempre per la giustizia sociale

Articolo di Giuliana Sgrena (manifesto 12.1.18)Le proteste di Fech Nestanew? (Che cosa aspettiamo?), un movimento spontaneo che ha manifestato anche ieri nel centro di Tunisi, sono pacifiche, nonostante le accuse del governo

«La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». Alcuni intellettuali tunisini fanno ricorso alle parole di Antonio Gramsci per spiegare la fase che sta attraversando la Tunisia. A sette anni dalla Rivoluzione dei Gelsomini con la destituzione del dittatore Ben Ali, i nodi della transizione alla democrazia sono duri da sciogliere. Ma la rivoluzione continua, lo si vede nelle piazze e lo si rivedrà il 14 gennaio con le manifestazioni indette da partiti, associazioni e dall’Unione generale dei lavoratori tunisini. La rivolta di questi giorni in varie città della Tunisa, contro la Legge finanziaria 2018 – che impone l’aumento della Tva (Iva) e dei prezzi dei beni di prima necessità – è l’espressione del forte malessere sociale e di una crisi economica profonda alle quali un governo debole e incompetente non ha saputo porre rimedio.