Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

19apr/180

Non c’e’ democrazia senza eguaglianza

Articolol di Salvatore Settis (Fatto 19.4.18) “Idee assenti – La Costituzione non indica vaghi principi, ma obiettivi precisi e spiega come raggiungerli. Il dibattito politico però ha rimosso il tema nelle sue declinazioni cruciali, l’accesso alle cure e alla cultura

“”Vita dura per chi, negli estenuanti negoziati all’inseguimento di ipotetiche alleanze di governo, cerca col lanternino non solo qualche rada dichiarazione programmatica, ma un’idea di Italia, una visione del futuro, un orizzonte verso cui camminare, un traguardo.
Al cittadino comune non resta che gettare un messaggio in bottiglia, pur temendo che naufraghi in un oceano di chiacchiere. La persistente assenza di un governo è un problema, certo. Ma molto più allarmanti sono altre assenze, sintomo che alcuni problemi capitali sono stati tacitamente relegati a impolverarsi in soffitta. Per esempio, l’eguaglianza. Di eguaglianza parla l’articolo 3 della Costituzione, e lo fa in termini tutt’altro che generici. Non è uno slogan, un’etichetta, una predica a vuoto destinata a restare lettera morta. È l’articolo più rivoluzionario e radicale della nostra Costituzione, anzi vi rappresenta il cardine dei diritti sociali e della stessa democrazia. E non perché annunci l’avvento di un’eguaglianza già attuata, ma perché la addita come imprescindibile obiettivo dell’azione di governo. L’articolo 3 dichiara che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ma non si ferma qui, anzi quel che aggiunge è ancor più importante, e non ha precedenti in altre Costituzioni. “La Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

16apr/180

Sinistra in prestito

Articolo di Salvatore Borghese, Valeria Fabbrini e Lorenzo Newman, tre giovani ricercatori, rispettivamente caporedattore  Youtrend; specializzata in monitoraggio /valutazione investimenti e spesa pubblica; principal consultant Learn More  (espresso 15.4.18) “Dalle battaglie sociali alla partecipazione. Così il M5S si è impadronito di un’eredità. Per adesso o per sempre?”

“”Essere di sinistra può assumere tante connotazioni: estetiche, industriali, clientelari, campanilistiche, e di policy. Di base, però, essere di sinistra rimanda a un ideale di giustizia sociale in favore dei meno abbienti. Nel solco di questa tradizione, secondo Norberto Bobbio, chi è di sinistra vede l’eguaglianza come il valore più importante. L’essere di sinistra significa senz’altro avere a cuore le condizioni di vita di chi sta peggio. È un’attitudine, prima ancora di essere una posizione politica. Con la fine della cortina di ferro, nasce il Washington Consensus. La convinzione, nel seno della sinistra istituzionale americana, che le soluzioni economiche tipicamente liberali – globalizzazione, competizione – rappresentino l’unica ricetta credibile per la crescita macroeconomica. La sempre minor attenzione all’egualitarismo che vediamo oggi nella sinistra italiana nasce qui, traducendosi per la prima volta in politiche pubbliche con la Terza via di Bill Clinton. Il primo ad adottare la Terza via in Europa è Tony Blair, seguito via via da altri colleghi europei, il principale punto di riferimento di Matteo Renzi. In Italia l’establishment di sinistra, dai partiti ai sistemi di potere privato e pubblico che li circondano, è rimasto sostanzialmente immutato nell’ultimo quarto di secolo. I dati elettorali dal 2008 in poi dimostrano che il bacino elettorale di riferimento della sinistra ha visto cambiare radicalmente le proprie condizioni e prospettive socioeconomiche. La classe operaia che aveva sempre votato a sinistra si è progressivamente impoverita, invecchiata o precarizzata. La classe media ha visto ridursi drasticamente il proprio reddito procapite, in maniera talvolta vertiginosa.

9apr/180

Ripensare il lavoro del futuro

Da Internazionale 8.4.18 e The Guardian, Regno Unito

Qualche anno fa Marc Andreessen, un programmatore che ha fatto fortuna con uno dei primi browser, aveva predetto che il mondo si sarebbe presto diviso tra quelli che dicono ai computer cosa fare e quelli a cui i computer dicono cosa fare. Un recente studio dell’Ocse secondo cui nei paesi industrializzati solo un posto di lavoro su sei sarà cancellato dall’automazione è stato considerato una buona notizia rispetto alle previsioni che parlavano di un posto su due. Ma si tratta comunque di un’enorme trasformazione sociale. Molti dei nuovi lavori sono peggiori e meno gratificanti di quelli che scompaiono, in parte perché le persone finiscono alla base di una gerarchia dominata dai programmatori e dai software, come aveva previsto Andreessen. Ma questi impieghi hanno anche altri svantaggi: sono meno stabili e meno pagati, e questo non dipende dalla tecnologia ma dalle scelte politiche.

9apr/180

Rivoluzione o estinzione

Colloquio con Fabrizio Barca di Alessandro Gilioli (espresso 8.4.18)

Fabrizio Barca, 64 anni, oggi fa politica occupandosi del Forum sulle disuguaglianze, fondato per fornire proposte concrete alle nuove e urgenti esigenze dei ceti alla base della piramide sociale. Quegli stessi ceti che hanno abbandonato il Pd e in generale la sinistra, di cui Barca è stato un autorevole esponente. Con lui proviamo a capire allora il percorso di questo abbandono e le eventuali prospettive.
Barca, i numeri degli ultimi dieci anni sono chiari: 12 milioni di voti al Pd nel 2008, 6 milioni nel 2018. Mentre anche la sinistra radicale è finita nell’irrilevanza. Che cos’è successo? «Andrei ancora più indietro nel tempo. È da almeno 25 anni che vediamo un’incapacità progressiva della sinistra di rappresentare le classi subalterne della società, quelle che il nostro Forum chiama gli ultimi, i penultimi e i vulnerabili. Quando non rappresenti più quegli interessi il tuo elettorato cerca qualcosa altrove. E a un certo punto le cose precipitano».
Perché 25 anni?

5apr/180

Rossana Rossanda “Non semplifichiamo il nuovo caso italiano”

Intervista a Rossana Rossanda di Tommaso Di Francesco (manifesto 5.4.18)  “«Il dramma del risultato elettorale di marzo non è tanto nella separazione non nuova tra nord e sud. La cosa più grave è che l’Italia non è mai stata così totalmente a destra». Dove ci sono sfruttamento e sofferenza dovrebbe esserci «rivolta» oppure costruzione di un’alternativa. Non ne vedo tracce consistenti in Italia. La caduta del Muro di Berlino più che un comunismo inesistente in Europa occidentale, ha aggredito una interpretazione di Keynes. Quanto a LeU e Potere al Popolo, mi sembra assai ingeneroso valutarne il risultato dopo una breve campagna elettorale e sotto il diluvio di populismi o estrema destra della Lega: per iniziare una ricostruzione, occorrerebbe un atteggiamento molto più seriamente analitico e unitario“”

“”«A dir la verità, gli interrogativi e le domande che proponi meriterebbero un libro. Del resto la mia idea del manifesto era già negli anni ‘80 del secolo scorso che dovesse essere un laboratorio nel quale coinvolgere alcune persone appunto attorno ai temi principali». Così inizia la nostra intervista a Rossana Rossanda.

3apr/180

Se l’uomo si fa Dio. Le frontiere della tecnoscienza

Articolo di Marco Pacini (l’espresso 1.4.18) “Intelligenza artificiale, bioingegneria, robot sono la nuova frontiera. E tornano a dividere i filosofi tra apocalittici e visionari. Che ne sarà della specie umana?”

“”Una delle fotografie più nitide di questo primo tratto di strada che abbiamo imboccato verso il “salto antropologico” l’ha scattata il sociologo e filosofo Edgar Morin all’alba del millennio: «L’umanità è ancora in rodaggio e siamo già nelle vicinanze della post-umanità. L’avventura è più che mai ignota». Come spettatori un po’ attoniti, sospesi tra l’ammirazione e l’inquietudine, assistiamo alla grande partita della tecnoscienza, dove la posta in palio è il futuro di una specie, la nostra. Lo chiamano post-human, senza nemmeno un accordo su un significato univoco. Ma la partita è iniziata da tempo e non può attardarsi in sottigliezze semantiche. Nella squadra A giocano i tecno-umanisti (o transumanisti), evangelisti di una religione che potremmo chiamare datismo: non siamo altro che sistemi di elaborazione dati e in quanto tali possiamo migliorare, cambiare la nostra natura senza porre limiti alle acquisizioni e applicazioni delle due discipline madri, informatica e biologia (intelligenza artificiale e ingegneria genetica). La squadra B schiera i postumanisti che anche quando salutano con favore la fine del dualismo natura-cultura, mettono in guardia sugli sviluppi “fuori controllo” della tecnoscienza e sul nuovo capitalismo cognitivo e genetico che potrebbe generare scenari distopici.

31mar/180

Le trappole attive del socialismo

Intervista al filosofo e politologo tedesco Axel Honneth di Giorgio Fazio (manifesto 31.3.18) “«La sinistra dovrebbe avere il coraggio di rendere nuovamente plausibile l’idea di una forte regolazione politica dell’economia e della finanza»”

“”«Nel socialismo vi è ancora una scintilla viva. Per scorgerla bisogna separare nettamente l’idea guida del socialismo dal suo guscio concettuale, radicato nel terreno del primo industrialismo». Da quando Axel Honneth – il direttore del celebre Istituto di ricerche sociali di Francoforte, l’autore di Lotta per il riconoscimento e uno dei più acuti filosofi contemporanei – ha invitato a rimettere al centro dell’agenda culturale e politica «l’idea di socialismo» con il suo libro del 2015 (tradotto in italiano nel 2016), la sinistra politica europea, specie quella di estrazione socialdemocratica, ha inanellato una sconfitta dietro l’altra. Ma per l’allievo di Habermas, in Italia per una serie di conferenze proprio nei giorni seguiti al terremoto politico del 4 marzo, gli ultimi risultati elettorali non hanno fatto altro che confermare l’urgenza di ritornare alle origini: di riaprire gli archivi dimenticati della storia del movimento socialista.

30mar/180

Anniversario. Il Sudafrica ricorda: i primi cent’anni dell’era Mandela

Articolo di Umberto Torelli (Corriere 30.3.18) “Celebrazioni ed eventi in tutto il Paese per festeggiare il secolo dalla nascita del grande leader. Da Città del Capo a Soweto, 27 percorsi a lui dedicati, uno per ogni anno che passò dietro le sbarre come prigioniero”

“”Aria di festa in Sudafrica. Il prossimo 18 luglio in tutto il Paese si festeggia una data importante. Sono trascorsi cent’anni dalla nascita di Nelson Mandela. Madiba come lo chiamano qui. Il suo nomignolo all’interno del clan Xhosa, il gruppo etnico di origine bantù in cui era nato. Lui è l’uomo che ha lottato tutta la vita per liberare i neri dalla schiavitù dell’apartheid. La segregazione razziale di fatto presente in Sudafrica dagli inizi del ‘900, poi resa legale dal governo nel 1948. Nelson Mandela venne eletto nel 1994 primo presidente nero del Sudafrica e rimase in carica fino al 1999. Un impegno politico che gli è valso il Premio Nobel per la Pace. La «Nazione Arcobaleno», così si chiama per la varietà di etnie che la compongono, nel corso dei prossimi mesi prevede in suo onore un ricco calendario di eventi. Secondo i dati ufficiali lo scorso anno 61 mila italiani l’hanno visitata, un numero destinato a crescere nel 2018. Quest’anno l’occasione può essere abbinare un viaggio tra mare, natura e safari, con la visita dei luoghi sulle orme di Mandela. Partiamo dalla punta estrema di Città del Capo, capitale legislativa del Paese, nonché primo insediamento degli olandesi nel 1652 scelto come approdo naturale delle navi dirette alle Indie. Proprio di fronte troviamo Robben Island, «l’isola delle foche» dove Mandela trascorse 18 anni di dura prigionia (dei 27 totali). Già tristemente famosa perché nel secolo precedente era adibita a lebbrosario e manicomio. Oggi si visita in mezza giornata, partendo col traghetto dal Waterfront. Condizioni atmosferiche permettendo occorrono 45 minuti per la traversata.

29mar/180

Gesu’ e Maria? Perfetti per vendere

Articolo di Marino Niola ( Repubblica 30.3.18)

“”Gesù e Maria testimonial del dio mercato? È cosa buona e giusta. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha legittimato l’uso dei simboli religiosi in pubblicità e condannato la Lituania per aver multato un’azienda che nel 2012 aveva usato le immagini di Cristo e della Vergine per una campagna promozionale. Lui in jeans attillatissimi, tatuaggi al punto giusto, un po’ hippie un po’ hipster. Lei, coronata di fiori, con un candido vestitino bon ton, un rosario fra le mani mentre fissa l’obiettivo con incanto virginale. Gli slogan, in verità, suonano più scemi che blasfemi. “Gesù, che pantaloni!”, “Cara Maria, che vestito!”. Per finire con “Gesù e Maria, cosa indossate!”. Una giaculatoria commerciale per far desiderare un jeans da dio e un abito della Madonna. La pubblicità aveva suscitato proteste, coinvolgendo anche la Conferenza episcopale lituana e l’Agenzia nazionale per la difesa dei diritti dei consumatori. Che aveva condannato l’azienda a 580 euro di multa per violazione della morale pubblica e offesa alla religione. Ma il verdetto della Repubblica baltica ieri è stato ribaltato dalla Corte europea.

25mar/180

Rivalutata la volonta’ popolare a partire dalla Carta

Articolo di Carlo Freccero (manifesto 25.3.18)

“”Fico ha fatto alla Camera un discorso bellissimo e insieme di grande restaurazione. Ha esordito con l’omaggio al presidente della Repubblica, ha proseguito con la centralità del parlamento come luogo in cui trova espressione la volontà popolare.
Ma proprio per il suo voler rivalutare la Costituzione, il suo discorso è stato contemporaneamente innovativo e rivoluzionario. Il primo riferimento che è stato fatto è alla Resistenza come premessa per la creazione della Carta Costituzionale. Ma c’era un secondo fronte a cui faceva tacitamente riferimento: il fronte per il No al referendum renziano. Questo fronte rappresenta la nuova linea di resistenza che ha saputo opporsi all’abrogazione dello spirito di una costituzione che J.P. Morgan ha definito “socialista”. Come può un partito sedicente di sinistra chiedere l’abrogazione proprio di quanto la nostra Costituzione conserva di solidale, a favore di efficienza e globalizzazione?
Il discorso di Fico prende le distanze da gli ultimi governi che hanno pensato di poter ignorare la volontà dei cittadini per esprimere riforme fortemente volute dalle élites internazionali. Lo spirito della Costituzione è stato alterato, conferendo di fatto all’esecutivo, poteri che sono dei cittadini e quindi delle Camere.