Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

17lug/170

Prendersi cura degli altri e’ la rivoluzione secondo Naomi Klein

Articolo di Laurie Penny (Internazionale online 16.7.17)”«Trump potrebbe essere l’onda d’urto che spingerà la sinistra globale a rimettersi in sesto»”

“”«Prendersi cura, delle persone e delle cose, è un concetto assolutamente radicale», osserva Naomi Klein. «È interessante il fatto che ci metta in difficoltà. Penso che dobbiamo farlo nostro». Klein è quanto di più simile a una rock star si possa trovare nella sinistra radicale. È un personaggio pubblico fin da quando la sua opera prima, No logo, è diventato un libro di culto del movimento no global nei primi anni duemila, ma lei rifugge la celebrità.
La incontro all’inizio di giugno al People’s summit, una grande riunione dei progressisti statunitensi organizzata a Chicago, un paio di giorni prima della pubblicazione del suo ultimo libro, No is not enough. Ma Klein non è qui per promuovere il suo lavoro. Come tutti gli altri, è qui perché le importa.
«Trump sta creando e alimentando il desiderio di un cambiamento sistemico. Incarna un fallimento di sistema, che, sì, a quanto pare è un motore più potente dei cambiamenti climatici. Questo potenziale di trasformazione mi emoziona».

9lug/170

Basta con i sogni della metafisica. Quando Kant si congedo’ da Platone

Articolo di Donatella Di Cesare (Corriere 9.7.17)

“”In filosofia non esistono momenti che segnino decisamente un prima e un poi, non ci sono, come, ad esempio, nella scienza, punti di non ritorno. Tutto viene sempre rimesso in discussione. Altrimenti non leggeremmo oggi i testi di Platone. Questo non vuol dire che, nella storia del pensiero, non si siano delineate vere e proprie svolte. Tra queste si staglia, per la sua luminosità e la sua imponenza, la rivoluzione copernicana di Immanuel Kant. Ad essere rovesciata è la prospettiva della conoscenza umana. Ma non solo. È stato lo stesso Kant a richiamarsi esplicitamente a Copernico nella prefazione della sua più celebre opera La critica della ragion pura , pubblicata nel 1781. Non è l’intera volta stellare a ruotare intorno all’osservatore; piuttosto, nella nuova visione di Copernico, è l’osservatore che ruota intorno alle stelle. Così come è la Terra che ruota intorno al Sole. Un analogo mutamento va introdotto, secondo Kant, anche nella filosofia. Non è il mondo a ruotare intorno all’uomo che lo contempla immobile per scoprirne il segreto ordinamento. Al contrario è l’uomo che, con il suo moto ordinatore, forma il mondo. Il soggetto acquista, con la rivoluzione copernicana di Kant, un’importanza che non aveva mai avuto prima.

9lug/170

Turchia e partito di opposizione laica

Articolo e trafiletto da Stampa 9.7.17 Dopo 24 giorni la «Grande Marcia» arriva sul Bosforo” LEGGI DI SEGUITO

“”Ultime 24 ore per la «Marcia per la giustizia» da Ankara a Istanbul, avviata il 15 giugno dal partito di opposizione laica Chp, prima forza di opposizione al presidente Erdogan, all’indomani dell’arresto del suo deputato Enis Berberoglu. Guidati dal leader Kemal Kilicdaroglu, al 24° giorno di cammino, i manifestanti sono arrivati ieri sul Bosforo, dopo aver percorso circa 400 dei 430 km totali previsti dal percorso. In 300 mila ieri facevano parte del corteo. Domani arriverà nel quartiere di Maltepe, periferia di Istanbul, dove si trova la prigione in cui è detenuto Berberoglu. Alle 18 (le 17 in Italia) è prevista una manifestazione conclusiva, in cui gli organizzatori si aspettano un milione di persone. Ieri anche il partito filo curdo dell’Hpd ha detto che parteciperà al meeting.”"

La Turchia cambia la scuola per avere musulmani devoti” di Marta Ottaviani
“Potenziamento degli istituti religiosi e ridimensionamento di Atatürk”

“”La Yeni Turkiye, la Nuova Turchia, di Recep Tayyip Erdogan riparte dalla scuola. Ed esattamente come aveva promesso il presidente della repubblica qualche anno fa, sarà piena di nuove e sempre più numerose generazioni di musulmani devoti.

6lug/170

Utopie

Devi Sacchetto intervista Erik Olin Wright (Manifesto 6.7.17) “Intervista al presidente dell’Associazione statunitense di sociologia. Docente all’università del Wisconsin è diventato l’animatore di un progetto globale di alternativa al capitalismo, sostenendo che Uguaglianza, libertà, partecipazione devono diventare i principî guida di cooperative, economia solidale, istituzioni e esperienze di mutuo soccorso”

“”«È sempre una sfida !dire qualcosa di ragionevole in merito alle alternative al mondo esistente, specie quando si tratta di questioni complesse come un sistema sociale. Progetti esaurienti per modi alternativi di organizzare la società sembrano sempre innaturali, e sicuramente frutto di congetture. Questo è uno dei motivi per cui Marx è sempre stato scettico verso questi sforzi. Tuttavia, se non riusciamo a pensare ad alternative, il mondo così com’è si presenta sempre come naturalizzato». Gli interessi di ricerca di Erik Olin Wright – docente presso l’Università del Wisconsin e già presidente dell’Associazione statunitense di sociologia – si sono a lungo soffermarti sul concetto di classe e sulle forme di oppressione prodotte dal sistema capitalistico. Negli anni più recenti ha sviluppato un progetto, Real Utopias che è diventato anche un libro (Verso 2010). Il progetto mira all’analisi delle forme economiche alternative al capitalismo. Abbiamo incontrato Wright durante il suo soggiorno in Italia, dove ha partecipato ad alcuni seminari e a un Convegno «Cooperative Pathways Meeting» tenutosi all’Università di Padova. Si tratta del quarto incontro nell’ambito del progetto Real Utopias, dopo quelli di Barcellona (2015), Buenos Aires (2015), e Johannesburg (2016).

27giu/170

Sulle elezioni

Due articoli di Guido Crainz e Stefano Folli (Repubblica 27.6.17) LEGGI DI SEGUITO

“Chi ha sottovalutato il no al referendum” di Guido Crainz

“”C’è qualcosa di radicale nel voto di domenica e va persino oltre il crollo del Pd e dell’intera sinistra, battuta sia quando si è presentata unita sia quando si è divisa. Va oltre la sua sconfitta in roccaforti storiche, oltre la sua scomparsa ormai quasi generale al Nord, oltre la sua incapacità di attrarre al secondo turno elettori di altri schieramenti. Eccezioni certo vi sono state ma non autorizzano nessuna minimizzazione, e il carattere “locale” del voto rende semmai ancor più grave la sconfitta. Radica nelle diverse zone del Paese il “responso generale” del referendum costituzionale del 4 dicembre, ed è stato irresponsabile non aver avviato una riflessione seria su di esso: sulla sconfitta del Sì e sulle differenti e talora disomogenee ragioni confluite nel trionfo del No. Eppure — è difficile negarlo — la bocciatura della proposta di riforma non ha riguardato solo il merito di essa: ha reso evidente anche una drastica presa di distanza dalla ottimistica e astratta “narrazione” renziana, incapace di misurarsi con gli scenari reali che gli italiani hanno vissuto e vivono. Con gli effetti strutturali e i lunghi strascichi di una crisi economica internazionale che ha mutato l’idea di “sviluppo possibile”: la sua qualità, il suo profilo, il suo spessore. Ha influito, in altri termini, sull’idea stessa di futuro. È confluita inoltre in quel voto anche la dilagante sfiducia nel ceto politico attuale, con una diffidenza verso le sue proposte di cambiamento che diventa naturalmente massima quando esse riguardano l’ordinamento istituzionale. E che non è sempre intrisa di limpidi valori costituzionali e di sinistra ma può tingersi anche di umori molto differenti, come lo stesso voto di domenica indirettamente conferma. Viene anche da qui la realtà di oggi: con un centrodestra vero vincitore — dopo molti anni —, un Movimento 5 Stelle sconfitto sì ma non defunto e un centrosinistra da rifondare radicalmente, in uno scenario reso ancor più grave dall’ulteriore calo della partecipazione al voto. Questo è il secondo nodo su cui riflettere, in un Paese che ancora negli anni di Tangentopoli, pur nel crollo della Prima Repubblica, registrava più dell’85% dei votanti (con percentuali di poco inferiori nelle elezioni amministrative).

19giu/170

Cinque ragioni per tornare a don Milani

Articolo di Franco Lorenzoni (Interazionale online, 19.6.17)  “«Ho insegnato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica»”

“”«Io ero nella stanza accanto a fare scuola. Arrivò un ragazzino con una paginetta che diceva ‘Cara professoressa, lei è una poco di buono’ o cose simili. Io mi alzai e andai da don Lorenzo e gli dissi: ‘È una porcheria! È il foglio di un ragazzo arrabbiato!’. Il priore mi domandò: ‘La vuoi più bella? E noi la faremo più bella!’. Parlava sorridendo come uno a cui è venuta un’idea geniale; l’idea lo divertiva». Così Adele Corradi racconta la scintilla che diede vita alla lettera più famosa della storia della pedagogia, scaturita dalla rabbia di un ragazzo che il suo maestro colse al volo, trasformandola nel cuore pulsante del suo laboratorio educativo per nove mesi, nel suo ultimo anno di vita. Verso la fine di Lettera a una professoressa troviamo scritto: «Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte. È voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perché cambi”. Per Pier Paolo Pasolini è “una delle più straordinarie definizioni di quello che deve essere la poesia».
Non si può certo dire che il cinquantesimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani e dell’uscita di Lettera a una professoressa sia passato sotto silenzio. La meritoria pubblicazione delle opere complete – insieme a celebrazioni, articoli, polemiche talvolta pretestuose e perfino un pellegrinaggio riparatore di papa Francesco – ci ricorda che la figura del priore di Barbiana ancora brucia, nonostante i numerosi tentativi di neutralizzare gli spigoli più aspri e contundenti della sua testimonianza.

11giu/170

I ‘Diari’ di Bruno Trentin

Due articoli sull’uscita dei  ’Diari’ di Bruno Trentin. LEGGI DI SEGUITO

Giorgio Meletti (Fatto 11.6.17) “Nei diari di Trentin una lezione di etica per tutta la sinistra”

“”Intervistato dall’Espresso, Pier Luigi Bersani ha così commentato la sua uscita dal partito di cui è stato leader: “Ora mi sento me stesso, libero di dire quello che penso”. Un’antica tradizione culturale della sinistra considera il dire ciò che si pensa un lusso anziché un dovere. Sarebbe ora di calcolare quale prezzo assurdo sia stato pagato finora al pur nobile dovere di umile discrezione e disciplina.
L’Ediesse, editrice della Cgil, pubblica in questi giorni i diari di Bruno Trentin degli anni 1988-1994, quelli in cui guidò il primo sindacato italiano. Scelta di grande coraggio perché rende noto a tutti che cosa pensasse Trentin dell’organizzazione per la quale ha speso l’intera vita.

10giu/170

Here comes the sun

Due articoli sulle elezioni inglesi (Repubblica e Stampa 10.6.17) LEGGI DI SEGUITO

Francesco Merlo “Tra i ragazzi di Jeremy il capitano che fa rinascere l’utopia del socialismo” (Repubblica 19.6.17) “Fino all’alba a Londra con i giovani che in massa hanno scelto il laburista, tra birra e canzoni dei Beatles”

“”LONDRA Sino a mezzanotte abbiamo brindato «all’Inghilterra socialista» nei pub, che sono le vere piazze di Londra, i suoi mondi più aperti e più simbolici. E qualcuno, magari per conformismo, ma sempre con l’imprinting dell’avventura e della fantasia, si è spinto a dire che «il peggio di Corbyn è sempre meglio del meglio della May». Non c’è infatti nessuna pietà per la vincitrice bastonata: «Theresa May ha perso le elezioni che ha vinto. E Corbyn ha vinto le elezioni che ha perso ». La vittoria dello sconfitto e la sconfitta del vincitore sembrano un’idea troppo contorta per l’empirismo inglese. Ma neppure qui i giovani sono empiristi.
Dunque ho passato la notte di giovedì con un gruppo di studenti universitari, una decina che, via via, sono diventati venti, tutti laburisti. E alle 4 del mattino il brindisi di birra è stato un «cheers alla repubblica popolare d’Inghilterra». C’è stato pure qualche capogiro collettivo, un piccolo e gioioso pandemonio di sudori e di contatti, di festa di strada, di folla ma non di adunata, e non solo perché «è vero, una rimonta non è una vittoria e due sconfitti non fanno un leader», ma perché l’Inghilterra, ferita e impaurita dal terrorismo, è cool, calm and collected (fresca, calma, composta) come la terra saggia e buona del Kent, e al tempo stesso rough, stormy, unruly (agitata, tempestosa, e indomabile) come il mare sconfinato della Land’s End, la punta Ovest della Cornovaglia.

7giu/170

L’eta’ dell’indifferenza

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 7.6.17)

“”L’età dell’indifferenza: questo il titolo che possiamo dare alle ricerche demoscopiche più recenti sullo stato della coscienza politica dei cittadini italiani. Indifferenza, soprattutto nel caso dei giovani tra i 18 e i 34 anni, per le tradizionali divisioni tra destra e sinistra. Lo conferma il Rapporto Giovani 2017 dell’Istituto Toniolo, realizzato in collaborazione con Fim Cisl. I giovani non sono indifferenti alle questioni di giustizia (e di ingiustizia) sociale — alla crescita della diseguaglianza, al declino delle eguali opportunità, al valore tradito del merito personale: insomma agli ideali che dal Settecento in poi sono stati rubricati sotto le bandiere delle varie sinistre. E dunque, in questo senso, non vi è indifferenza per quella divisione antica. L’indifferenza (comprensibile) è verso i partiti che si sono fin qui incaricati di rappresentare quelle idee di giustizia, e che oggi sono giudicati (giustamente) come misere macchine elettorali, finalizzati a favorire coloro (i pochi) che più sono attratti dall’esercizio del potere e dai privilegi ad esso associati. Sono le élite politiche, il cosiddetto establishment, a generare la “politica politicata” e, insieme, ad affossare i valori della politica, le ragioni delle politiche di giustizia. Questo è il senso dell’analisi dell’Istituto Toniolo e delle impressioni che ciascuno di noi si fa navigando online o praticando la quotidiana comunicazione casuale e non premeditata. Osserva Alessandro Rosina, a commento del Rapporto Giovani, come quello dei ragazzi sia «l’elettorato più difficile da intercettare » perché critico della retorica politica e, aggiungiamo, del monopolio del potere della voce che chi è dentro le istituzioni ha e difende.

7giu/170

Jeremy Corbyn

Due articoli su Jeremy Corbyn (Repubblica e Corriere 7.6.17) LEGGI DI SEGUITO

Il leader laburista “svela” cosa farà il primo giorno al governo in caso di vittoria: “Permesso di residenza agli europei” di  Enrico Franceschini (Repubblica 7.6.17 ) L’ottimismo di Jeremy Corbyn “Se vinco, asse con Merkel e Macron”

LONDRA. «Telefonerò a Trump per rimproverarlo dei suoi tweet. Inviterò Angela Merkel allo stadio. Chiamerò Macron per stabilire un rapporto costruttivo sulla Brexit. E darò unilateralmente il permesso di residenza ai 3 milioni di europei che vivono in questo paese». E questo è solo il programma per la prima giornata da primo ministro di Jeremy Corbyn. Immaginarla non è uno scherzo. Tra 24 ore la Gran Bretagna va alle urne e tra 48 ore il leader laburista potrebbe entrare a Downing Street al posto di Theresa May. Un’ipotesi che sembrava inimmaginabile due anni or sono, quando il deputato più di sinistra del Labour diventò capo del partito vincendo a sorpresa le primarie, ed è sembrata folle fino a due mesi fa, quando la leader conservatrice aveva 20 punti di vantaggio. Ma poi è cominciata la campagna elettorale, Corbyn ha fatto comizi come una trottola, dilaga su Twitter, ottiene parità di spazi in tv, e le distanze si sono ridotte, anche per il confronto con una premier impacciata, fredda, a disagio tra il pubblico. Neanche due attentati terroristici sono serviti a fermare la rimonta, anzi finora l’hanno facilitata: May appare in difficoltà davanti all’accusa di avere messo a repentaglio la sicurezza nazionale, riducendo di 20 mila agenti le forze di polizia quando era ministro degli Interni. Il video di un agente che due anni fa la ammoniva a non farlo, ritrovato dal Labour, è un potente capo d’accusa.