Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

28nov/180

Il cambiamento non e’ gialloverde e va in un’altra direzione

Articolo di Roberto Ciccarelli (Manifesto 28.11.18 “Le proposte di Sbilanciamoci: il cambiamento non è gialloverde e va in un’altra direzione. Le 101 proposte per una contro-manovra finanziaria presentate dalla campagna che raccoglie 46 associazioni: «Un’inversione di rotta rispetto alle politiche neoliberiste»

“”Una legge di bilancio vera e propria non c’è ancora perché il sussidio di povertà detto impropriamente «reddito di cittadinanza» e la «Quota 100» sono stati rinviati a misure successive. Su cosa discutono, in realtà, il governo pentaleghista e la Commissione Ue che ha avviato la procedura di infrazione per debito? Di dichiarazioni mediatiche, annunci, informalità contraddittorie su poste di bilancio che vanno e vengono in un caos crescente. E tutto in vista delle elezioni europee di maggio 2019. Questa situazione surreale è «una grave ferita alla trasparenza e al rapporto con i cittadini» sostiene Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci che ieri alla Camera ha presentato la ventesima edizione della sua «contro-manovra». A leggerla, anche sul sito: sbilanciamoci.info, si tratta di una prospettiva ideale ma più concreta del mutevole ircocervo populista che sfuma nella nebbia di una trattativa nervosa.

26nov/180

La battaglia dei diritti

Due articoli su “La battaglia dei diritti” (Espresso 25.11.18) LEGGI DI SEGUITO

Resistenza a porte aperte di Cristina Da Rold “Collettivi, reti, librerie. Da Nord a Sud il femminismo è vivo. Conquista le più giovani. E tiene alta la voce contro il patriarcato

“”Patriarcato. È un arcipelago tutt’altro che omogeneo quello dei femminismi italiani. Ma se c’è una parola che li accomuna è questa. Vanno in cerca della libertà, le donne. E se “libertà da” è terreno comune, riguardo alla “libertà di” gli orientamenti sono diversi, diversi gli approcci alla lotta. Unanime è però l’impressione che il femminismo stia rivivendo una stagione di forte propulsione, da Nord a Sud, anche fra le più giovani. «O è un po’ visionario, un’utopia concreta, o non è femminismo», dice Sara Fichera del Collettivo RIVOLTApagina catanese. Case delle Donne, collettivi, reti, librerie. L’elenco è lungo, e il progetto Rete delle Reti ha creato una prima mappa di questi luoghi. Ci sono reti che aggregano realtà diverse e danno vigore alla lotta femminista, come Non Una Di Meno, attiva dal 2016, e D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, che comprende ottanta centri antiviolenza italiani. Al centro le donne, anche con approcci diversi.

25nov/180

Sulla crisi della sinistra

Due articoli sulla crisi della sinistra LEGGI DI SEGUITO

“A questa sinistra serve una mossa” articolo di Donald Sassoon (Repubblica 25.11.18)
“”Alla fine degli anni Novanta la sinistra non appariva in crisi. Al contrario, per la prima volta gli stati più importanti dell’Europa occidentale — Germania, Regno Unito, Francia e Italia — avevano tutti partiti di sinistra al governo: Romano Prodi era primo ministro nella coalizione di partiti che includeva gli ex-comunisti; Tony Blair, dopo diciotto anni di potere conservatore, riportò i laburisti al potere con una vasta maggioranza; in Francia Lionel Jospin divenne primo ministro e in Germania Gerhard Schröder, del partito socialdemocratico, fu eletto cancelliere. La sinistra era in carica (da sola o in coalizioni) anche nella maggior parte degli altri paesi dell’Unione europea: Svezia, Olanda, Finlandia, Austria, Belgio, Danimarca, Portogallo e Grecia.

25nov/180

“Per far ripartire la crescita serve un nuovo Iri”

Intervista a Mariana Mazzucato di Stefano Feltri (Fatto 25.11.18) “Nel nuovo libro l’economista contesta l’idea che lo Stato debba solo agevolare i privati”

“” “Le femministe ci avevano già spiegato tutto sul Pil: non diamo un valore alle cose che non paghiamo, come la cura agli anziani o ai bambini e se sposi la colf, il Pil scende perché prima c’era uno scambio economico che stava creando valore, con un prezzo, mentre dopo no”. Mariana Mazzucato, romana di nascita ma britannica per carriera, insegna a Ucl (University college of London) ed è consulente del governo scozzese oltre che della Commissione europea, ha appena pubblicato un nuovo libro: Il valore di tutto (Laterza). Che ha uno scopo ambizioso: riaprire un dibattito che era cruciale agli albori della teoria economica, con Adam Smith, David Ricardo, Karl Marx: chi genera valore e chi lo sottrae? Quali sono i soggetti che si limitano a vivere di rendite parassitarie, e quindi vanno combattuti anche con politiche pubbliche, e quali quelli che invece vanno incentivati perché producono innovazione, crescita e benessere?

20nov/180

E gli italiani si ripresero la sovranita’

Articolo di Giovanni De Luna (Stampa 20.11.18) “La Costituzione figlia delle bande partigiane. La tesi dello storico Giuseppe Filippetta:la Costituzione «dei fucili» anticipò quella dei partiti”

“”Alla base della nostra Costituzione ci sono i lavori dell’Assemblea Costituente che recepirono le indicazioni dei partiti politici, ricostituitosi dopo venti anni dittatura; prima della verifica elettorale del 2 giugno 1946, i partiti trovarono la loro legittimazione nella Resistenza e nella lotta armata contro i nazisti e i fascisti; la ottennero grazie all’efficacia del rapporto che furono in grado di instaurare con le bande partigiane e con le istanze di sovranità dal basso che furono da esse avanzate; queste istanze furono il frutto della scelta di impugnare le armi che – nello sfacelo dello Stato seguito all’8 settembre 1943 e nell’assenza di una sovranità statuale accettata e riconosciuta – portò decine di migliaia di italiani a riappropriarsi della propria sovranità individuale, così da attribuire alla loro esperienza armata un immediato e spontaneo «potere costituente».
Tutto cominciò l’8 settembre

18nov/180

E’ Trump-Xi la sfida globale

Articolo di Maurizio Molinari (Stampa 18.11.18)

“”A due anni dall’insediamento alla Casa Bianca la priorità per il presidente Donald Trump è il duello strategico con la Cina: emerge dalla preparazione del G20 di fine mese, condiziona i rapporti con gli alleati e ha conseguenze anche per l’Italia. A muovere Washington sono tre ordini di considerazioni presenti nei dossier preparati per il presidente in vista del summit di Buenos Aires. Primo: la Cina ha sfruttato l’adesione al Wto – l’Organizzazione mondiale del Commercio – per penetrare ed insediarsi sui mercati senza rispettare le regole della concorrenza e della proprietà intellettuale, trasformando così la globalizzazione in un gigantesco trasferimento di ricchezza a proprio vantaggio. Secondo: la parte più avanzata e pericolosa di questo processo di penetrazione cinese sono le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale al 5G, ovvero la capacità di impossessarsi dello scambio dei dati nei Paesi occidentali.

15nov/180

Nel Sessantotto anno ribelle la protesta e’ (anche) di carta

Articolo di Ida Bozzi (Corriere 15.11.18) “Ritorni Dal 13 febbraio a Milano «68 Un grande numero» a cura della Fondazione Isec con il sostegno di Comieco

“”Del Sessantotto, celebrato nell’anno del cinquantenario con innumerevoli pubblicazioni, sono stati messi in rilievo soprattutto gli aspetti politici — l’anno delle rivoluzioni, l’anno delle utopie, l’anno della primavera praghese e del maggio francese — e quelli di costume — i ribelli nella musica e nelle arti — lasciando più in ombra altri aspetti, come il passaggio fondamentale del Paese, come amava dire Pier Paolo Pasolini, «da società preindustriale a società di massa». Una mutazione che negli anni dopo il boom tocca tutti gli aspetti della vita italiana, l’industria, il lavoro, i costumi, gli stili di vita, la comunicazione, la politica e la cultura. Un aspetto di questa trasformazione riguarda proprio il Sessantotto della protesta. Dalle università, dai licei sale una voce che si fa (anche) scritta, e si diffonde con manifesti, ciclostili, volantini: non è un caso se molta di questa scrittura — opinione, protesta, critica — confluirà, a partire dagli anni immediatamente successivi, in una serie di testate giornalistiche, riviste di critica culturale, fogli politici e di movimento. Il primo numero di «Contropiano» di Asor Rosa e Cacciari esce nel ’68, il primo de «il manifesto» esce nel ’69, la rivista cinematografica e critica «Ombre Rosse» di Fofi e Bellocchio vive a cavallo tra il ’67 e il ’69, altri giornali come «Re Nudo» iniziano le pubblicazioni nel 1970. A tutta questa materia scritta, che è carta, è stata dedicata un’interessante mostra da poco chiusa al Base Milano, di cui però è annunciato il ritorno per quest’inverno: sarà di nuovo a Milano il 13 febbraio, alla Casa dell’Energia, la mostra 68 Un grande numero. Segni, immagini, parole del 1968 a Milano, realizzata dalla Fondazione Isec con il sostegno di Comieco. Una rassegna di documenti originali dell’epoca che raccontano quel tempo a Milano: i fogli in ciclostile originali, i volantini, i giornali scolastici come «La Zanzara» del liceo Parini, i cartelli e i cartelloni, e ovviamente le riviste e i giornali. Il ritorno della mostra in febbraio preparerà inoltre le iniziative che partiranno in marzo per il Mese del riciclo.

15nov/180

«Combattere la disoccupazione? Basta iniziare a lavorare meno»

Articolo di E.L.T. (Gazzetta di Reggio 15.11.18) “A Reggio Emilia, un incontro promosso da Giornate della laicità con il sociologo del lavoro Domenico De Masi presenta per presentare il suo libro “Il lavoro nel XXI secolo”

«Ogni giorno le prime pagine dei giornali parlano di lavoro: perché manca, perché stanca, perché stressa, perché muta, perché costa, perché non rende. Chi non ce l’ha lo desidera; chi ce l’ha vorrebbe smetterlo, ridurlo o cambiarlo (…) E tragica è la condizione di chi oggi odia il suo lavoro o lo perde o non riesce a trovarlo in una società fondata proprio sul lavoro».
Anche per Domenico De Masi vale l’adagio «lavorare meno per lavorare tutti», ridistribuendo però la ricchezza su scala più ampia. La chiave della felicità, in un mondo lavorativo a manodopera e mente in opera decrescenti, sarà quindi l’equità unità alla creatività, da applicare anche nel tempo libero.
De Masi – sociologo e già preside di Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma – crea un’acuta riflessione sul lavoro nel suo nuovo libro “Il lavoro nel XXI secolo” (Einaudi, 820 pp., 24 euro), volume che sarà presentato al pubblico oggi alle 17.30 alla biblioteca Panizzi, protagonista del secondo appuntamento di “Letture della laicità”, la rassegn organizzata da Iniziativa laica in collaborazione con la Panizzi. A moderare l’incontro di oggi sarà il giornalista della Gazzetta Enrico Lorenzo Tidona.
Per De Masi il lavoro non deve essere una condanna ma una “gioia creativa”, per la combinazione di progresso tecnologico, globalizzazione, mass media e istruzione, che esplodendo comportano una riorganizzazione della vita anche nella sfera privata.

Professor De Masi, in un mondo in cui molti temono di perdere il lavoro lei parla del benefico effetto dell’“ozio creativo”. E’ una provocazione?

7nov/180

Alexandria, la deputata piu’ giovane, guida l’onda di volti nuovi

Articolo di Massimo Gaggi (Corriere 7.11.18) “A ventinove anni Ocasio-Cortez conquista New York e si propone come portabandiera della sinistra liberal”

“”NEW YORK Pochi mesi fa, a febbraio, lavorava ancora al banco del bar di un ristorante messicano di Union Square. Oggi è la rockstar della politica democratica: battendo il repubblicano Anthony Pappas in un distretto che copre due quartieri di New York, Bronx e Queens, a 29 anni Alexandria Ocasio-Cortez diventa la più giovane deputata della storia americana. Ma non è la sua elezione a renderla il personaggio-simbolo del voto Usa di midterm, visto che, tra l’altro, «correva» in un collegio nel quale i democratici sono storicamente sei volte più numerosi dei repubblicani e che Pappas non solo non ha fatto campagna elettorale ma, accusato di aver commesso in passato violenze domestiche, ha pure perso il sostegno del suo partito. Alexandria, figlia di una modesta famiglia portoricana, è un simbolo perché incarna i tre fenomeni sociali sui quali il partito democratico ha cercato di costruire la sua riscossa dopo l’umiliante sconfitta infertagli due anni fa da Donald Trump: il nuovo attivismo delle donne nei posti di lavoro e nella società dopo il caso Weinstein e la nascita del movimento #MeToo; la reazione delle minoranze etniche a una presidenza che, criminalizzando i lavoratori stranieri senza documenti, finisce per creare un clima ostile nei confronti di tutti gli immigrati; il risveglio dei giovani progressisti che, disertate le urne quando c’era da votare per Hillary Clinton, potrebbero risvegliarsi oggi per personaggi più vicini alle loro sensibilità. Come, appunto, la Ocasio-Cortez.

4nov/180

Il futuro debole

Articolo di Remo Bodei (Corriere 4.11.18) “Così siamo diventati prigionieri di un presente senza prospettive”

“”Quando il cammino della storia era più lento e la ruota della fortuna girava meno velocemente, eravamo abituati a considerare il futuro quasi come un prolungamento del presente per linee tratteggiate. Oggi il nostro presente appare tuttavia sguarnito, perché il peso del passato, che fungeva da zavorra stabilizzatrice nelle società tradizionali, è diventato leggero, mentre lo slancio verso il futuro, che aveva animato e orientato le società moderne a partire dal Settecento sotto il segno del progresso, è diventato debole. A causa dell’incertezza diffusamente avvertita (per la mancanza di lavoro, le crisi finanziarie, il riscaldamento globale o il terrorismo), diventa sempre più difficile proiettarsi verso il futuro e pensare alle prossime generazioni. Acquistano un senso più pregnante le parole di John Maynard Keynes («l’inevitabile non accade mai, l’inatteso sempre»). Anche per l’intensificarsi dei processi di modernizzazione e d’innovazione di cui non si riesce ancora a valutare la portata e che seminano, insieme, paure e speranze, diminuisce drasticamente la capacità di pensare a un futuro collettivo, di immaginarlo al di fuori delle proprie aspettative private.