Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

22lug/180

Il lavoro nel XXI secolo (Domenico De Masi)

Quarta di copertina del libro:

“”Cosa è stato il lavoro? e cosa sarà? Dopo avere ricostruito le diverse interpretazioni teoriche di questo fenomeno – dalla Genesi alla visione cattolica, buddista, islamica, protestante, liberista e socialista – Domenico De Masi ne passa in rassegna le trasformazioni concrete: dalle forme schiavistiche alle grandi fabbriche della rivoluzione industriale, fino al XXI secolo segnato dall’ingegneria genetica con cui vinceremo molte malattie, dall’intelligenza artificiale con cui sostituiremo molto lavoro intellettuale, dalle nanotecnologie con cui gli oggetti si relazioneranno tra loro e con noi, alle stampanti 3D con cui costruiremo in casa molti oggetti. Se finora i trattati e le storie del lavoro hanno riservato gran parte del loro interesse all’operaio e alla fabbrica, De Masi dedica pari attenzione alla fatica fisica, al lavoro intellettuale e alle attività creative, rompendo la separazione netta tra lavoro e non lavoro per analizzare anche le situazioni sempre più frequenti in cui gli uomini e le donne ibridano il loro lavoro con altre forme di vita. Come è noto De Masi ha contribuito a elaborare e diffondere il paradigma postindustriale, fondato sull’idea che, a partire dalla seconda metà del Novecento, l’azione congiunta del progresso tecnologico, dello sviluppo organizzativo, della globalizzazione, dei mass-media e della scolarizzazione diffusa abbia prodotto un tipo nuovo di società centrata sulla produzione di informazioni, servizi, simboli, valori, estetica. Approdando al concetto di “ozio creativo”, sintesi di lavoro, gioco e studio, De Masi apre una via inedita per comprendere come cambierà il lavoro nel nostro futuro.””

22lug/180

Da Spinoza a Diderot, il lungo processo dei Lumi

Articolo di Mario Mancini (manifesto 22.7.18) “Illuminismo. Furono Margaret Jacob e Jonathan Israel a dare una ampia cornice storiografica alla categoria dell’illuminismo radicale: ora Carlo Borghero, per Le Lettere, ne verifica genesi e statuto”

“”«Illuminismo radicale» è tra le categorie più potenti e fortunate che si sono imposte per la narrazione della storia del pensiero moderno, e questo grazie alle opere di Margaret Candee Jacob, The Radical Enlightenment (1981, trad. it. L’illuminismo radicale, il Mulino, 1983) e di Jonathan I. Israel, Radical Enlightenment. Philosophy and the Making of Modernity 1650-1750 (2001), seguito da A Revolution of the Mind. Radical Enlightenment and the Intellectual Origins of Modern Democracy (2009, trad. it. Una rivoluzione della mente, Einaudi, 2011). Con le sue ambizioni e le sue narrazioni questo disegno interpretativo, relegando ormai al passato l’idea della presunta «astrattezza» dell’Illuminismo e della sua povertà filosofica, ha riscoperto le tendenze più inquiete e «radicali», le correnti scettiche, libertine, materialistiche. In questo vivacissimo quadro delle interpretazioni dell’Illuminismo ci introduce, mettendo opportunamente al centro il dibattito storiografico, il corposo e ben argomentato volume di Carlo Borghero Interpretazioni, categorie, finzioni Narrare la storia della filosofia (Le Lettere, pp. 534, € 38,00).

21lug/180

Il Manifesto degli scienziati razzisti, l’alibi della scienza per le leggi razziali

Articolo di Maria Mantello (MicroMega online 18.7.18)

Il 15 luglio 1938, il Manifesto degli scienziati razzisti o Manifesto della razza, faceva il suo pubblico esordio su Il Giornale d’Italia, che lo pubblicava anonimo in prima pagina sotto il titolo: Il fascismo e i problemi della razza, con questa introduzione: «Un gruppo di studiosi fascisti, docenti delle Università italiane e sotto l’egida del Ministero della cultura popolare ha fissato nei seguenti termini quella che è la posizione del fascismo nei confronti dei problemi della razza».
A seguire il testo, che dopo avere inanellato una sequela di corbellerie anche storiche sull’incontaminata stirpe italica, arrivava a proclamare l’esistenza di «una pura razza italiana». Pertanto continuava: «è tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti», ed è necessario «additare agli italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca da tutte le razze extra europee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità».

17lug/180

Il vero Freud e la psicoanalisi parola per parola

Articolo di Vittorio Lingiardi (Repubblica 17.7.18)

“”Cosa disse effettivamente dell’omosessualità? E della cultura americana? E qual è il significato reale di alcuni termini-chiave? Sarà presto disponibile in lingua inglese la nuova edizione integrale della sua Opera omnia. Le bozze sono corrette, i nuovi indici analitici sono redatti. Dopo qualche falso allarme (doveva uscire nel 2014) la nuova edizione inglese dell’opera freudiana presto sarà nelle nostre biblioteche. Il nome ufficiale dei 24 volumi è Revised Standard Edition of the Complete Psychological Works of Sigmund Freud. Si abbrevia in RSE e sarà affiancata dai 4 volumi dei Neuroscientific Works. Chi si è preso la briga di revisionare la Standard Edition ( SE) curata più di mezzo secolo fa da James Strachey per la Hogarth Press e tanto lodata da Anna Freud? Chi si è fatto carico di questa fatica immensa? Mark Solms, psicoanalista sudafricano e professore di neuropsicologia all’Università di Città del Capo. Lo conosciamo perché ha scritto, con Oliver Turnbull, un libro affascinante, Il cervello e il mondo interno, e perché ha fondato una nuova disciplina, la neuropsicoanalisi. Proprio per questo alcuni clinici, poco inclini alle neuroscienze psicoanalitiche, lo considerano un collega un po’strano con la passione per la fisiologia e l’anatomia cerebrale. Argomenti che invece non dispiacevano a Freud, il quale nasce neurologo e, con il Progetto di una psicologia del 1895, tentò di immergere la nascente psicoanalisi nelle neuroscienze dell’epoca.

16lug/180

Ulisse, l’ultimo degli eroi contro gli dei capricciosi

Articolo di David Perluigi (Fatto 16.7.18)   ” ““Rapporti di potere” – Il teatro civile di Marco Paolini dall’Odissea al Piccolo Strehler di Milano, dove ritornerà la prossima primavera

“”Marco Paolini è stato capace, ancora una volta, di ipnotizzare il pubblico con il suo Il Calzolaio di Ulisse – Oratorio in una tre giorni, appena conclusa, da tutto esaurito nella splendida cornice di uno dei monumenti più suggestivi e importanti di Verona, il Teatro romano. L’attore e drammaturgo veneto, grazie alle sue indiscusse doti affabulatorie, ha messo in scena uno spettacolo della durata di oltre due ore, capace ogni volta di sfuggire a formule o generi di comodo. Il testo, scritto in modo magistrale con il sodale Francesco Niccolini, offre momenti intensi e a volte divertenti, capaci di suscitare emozioni. Il tutto sorretto da una regia solida, quella di un altro grande compagno di viaggio, Gabriele Vacis. Uno dei registi più innovatori e importanti del nostro teatro. Senza dimenticare l’allestimento di Roberto Tarasco, capace di giocare su una scenografia minima, ma potente allo stesso tempo. Dove i suoni (perfettamente mescolati e alternati alle musiche ricercate) e le luci, tra le cifre stilistiche di questo consolidato gruppo di lavoro, riescono a inchiodare gli spettatori.

16lug/180

Liceo classico, liquidare o riformare? La confusione e’ grande

Articolo di Carlo Franco (manifesto 15.7.18) sul libro di Federico Condello, «La Scuola Giusta. In difesa del Liceo Classico», Mondadori

“”Le discussioni sul problema del liceo classico si son fatte numerose. Molte le terapie proposte, e non tutte indirizzate alla guarigione del «paziente», sballottato tra liquidazioni frettolose e apologie commosse. Su tutto fa chiarezza Federico Condello, filologo dell’Università di Bologna, con La scuola giusta In difesa del liceo classico (Mondadori, pp. 272, € 18,00): un libro serio, denso, documentato, quindi utile, perché non contiene grandi frasi sui classici, ma dati e riflessioni. Questo il punto di partenza: «chi intende liquidare il liceo classico deve sapere (…) che cosa rischiamo di perdere; chi intende riformarlo deve avere alternative credibili; chi ne diffida a priori, come chi a priori lo idolatra, deve chiedersi perché».
Questa nettezza è importante. Sul classico pesano pregiudizi: con scrupolo, ma senza pedanteria, Condello li esamina e ne svela la fallacia. Per esempio, che la scuola del greco e del latino nacque con Gentile: non è così, perché deriva semmai da interventi attuati già dopo l’unità. Sicché identificare il classico con una fase storica è operazione ideologica e mal fondata, tanto più che Gentile voleva ridurre il numero di studenti nei licei classici (ma le cose non andarono come egli voleva). Su simili errori s’appoggiano molti critici del classico (chiamato così per distinguerlo da altri tipi di liceo).

15lug/180

Il Quinto Stato

Articolo di Maurizio Ferrera (Corriere 15.7.18) “Il proletariato del ‘900 condivideva la fabbrica, il partito, il sindacato, il precariato oggi è eterogeneo, socialmente disperso, culturalmente frammentato, connesso online ma non compatto”

“”Nel noto quadro di Pellizza da Volpedo (di cui il 28 luglio ricorre il 150º della nascita) il Quarto Stato è rappresentato da un gruppo di contadini della pianura alessandrina, uno degli epicentri delle lotte agrarie dei primi del Novecento. Ma, come la storia del dipinto rivela, quella «fiumana» (titolo di un quadro precedente) era composta da «ambasciatori della fame» (titolo di un primo bozzetto), che parlavano per quella larga parte di società che «soffriva assai». La figura femminile in primo piano, con un bimbo in braccio, allarga l’universo sociale del quadro all’intera schiera degli oppressi, a una «umanità assetata di giustizia» che Pellizza descrisse in una poesia coeva. Insomma, il «Quarto Stato» era una classe «per sé», portatrice di interessi universali di emancipazione.
Quella classe è stata la protagonista principale del secolo scorso. Nel suo nome si sono fatte rivoluzioni in varie parti del mondo. In Europa occidentale, i suoi rappresentanti hanno riempito i parlamenti e spesso tenuto le redini dei governi, addomesticando il capitalismo e creando il welfare state. Una volta conseguito il potere, il proletariato novecentesco si è tuttavia fermato.

30giu/180

“Artisti, tornate a pensare in grande al Mondo serve un nuovo Rinascimento”

Intervista a Gai Xingjian di Leonardo Martinelli (Stampa 30.6.18) “Dall’amore per la letteratura alle ideologie moderne, gli scritti del premio Nobel sul potere della bellezza “Le mode, i soldi e il politicamente corretto sono trappole: per creare davvero bisogna essere in fuga””

“”Gao Xingjian è nato in Cina nel 1940; vive a Parigi dal 1988, con cittadinanza francese. Nel 2000 è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura. Artista poliedrico, è scrittore, pittore, drammaturgo e critico letterario, oltre che traduttore e regista teatrale e cinematografico. Tra i suoi libri editi in Italia, ricordiamo «Una canna da pesca per mio nonno», «Per un’altra estetica», «La montagna dell’anima», «Il libro di un uomo solo» (tutti editi da Rizzoli), «Teatro» (Ets) e «Letteratura e ideologia» (con Claudio Magris, Bompiani). Gira e rigira fra le mani l’edizione italiana di Per un nuovo Rinascimento. Gao Xingjian, nel suo appartamento a Parigi, osserva il libro, pubblicato dalla Nave di Teseo, con un bel sorriso: «Sono così contento di lanciare un appello così in quella che fu la patria del Rinascimento».

27giu/180

Lavoro e crisi economica. L’ozio creativo ci salvera’

Articolo di Carlo Bordoni sul libro “Il lavoro nel XXI secolo (Einaudi, pagine 820, euro 24)“ Domenico De Masi traccia ne «Il lavoro nel XXI secolo» (Einaudi) la storia dell’occupazione dalla Genesi a oggi, attraverso le diverse definizioni nelle varie epoche”

“”Non si è mai parlato tanto di lavoro se non da quando ha cominciato a mancare. Colpa della tecnologia, si dirà: eppure, secondo Michel de Certeau, l’innovazione tecnologica non precede, ma segue sempre il mutamento sociale. Non è che la conseguenza di nuove esigenze economiche. Proprio partendo dalle dinamiche sociali, torna a parlare delle problematiche del lavoro Domenico De Masi, che a questo tema si dedica da una vita. Al primo sguardo Il lavoro nel XXI secolo (Einaudi) può apparire come la risposta al Capitale nel XXI secolo di Thomas Piketty (Bompiani, 2013), per mole e completezza, ma più che emulare lo sforzo dell’economista francese, De Masi compie un’operazione di sintesi storica che corona tutta la sua lunga attività di sociologo del lavoro. Muovendo dalla Genesi biblica, arriva agli esiti più recenti della pratica postindustriale, passando per le diverse definizioni di lavoro nelle varie epoche e soffermandosi soprattutto sul passaggio dalla società industriale al lavoro immateriale. Un testo fondamentale e illuminante, destinato a segnare un punto fermo negli studi sociologici.

26giu/180

Jamileh Kadivar, la forza politica delle iraniane

Articolo di Farian Sabahi (manifesto 26.6.18) “Festival Taobuk . Esponente del movimento d’opposizione Onda verde, oggi alle 17 sarà ospite (in dialogo con Farian Sabahi) a Taormina, Palazzo Ciompoli, per discutere della rivoluzione del 1979”

“”«Quando è scoppiata la rivoluzione avevo quattordici anni, partecipai alle proteste ma non votai nel referendum che sancì l’istituzione della Repubblica islamica. Non misi la scheda nell’urna, ma partecipai come osservatrice in un seggio elettorale». Esordisce con questo ricordo Jamileh Kadivar, ospite del Taobuk di Taormina per discutere della Rivoluzione del 1979 e del potere politico delle donne. Esponente del movimento d’opposizione Onda verde che nel 2009 dovette soccombere ai brogli e alla repressione, aveva militato a fianco di Mehdi Karrubi, ancora agli arresti domiciliari come Mir Hossein Musavi e Zahra Rahnavard. Jamileh è stata consulente per le questioni mediatiche di Khatami, membro nella giunta municipale di Teheran e deputata. Suo fratello è l’hojatolleslam Mohsen Kadivar (allievo del Grande Ayatollah Montazeri) e il marito è Ataollah Mohajerani (già ministro della Cultura con il presidente Khatami eletto nel 1997): una famiglia impegnata sul fronte riformatore.
Quanto sono importanti le questioni di genere in Iran?