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20mag/180

Ci rivediamo tra cent’anni

Conversazione di Giulio Giorello con Jim Al-Khalili (Corriere 20.5.18) “I viaggi nel tempo affascinano da secoli l’immaginazione umana suggerendo percorsi circolari attraverso la curvatura dello spazio-tempo”

“”Nel presentare i saggi che compongono il volume, Il futuro che verrà (dal 24 maggio in libreria per Bollati Boringhieri), Jim Al-Khalili, fisico teorico nonché apprezzato comunicatore scientifico, inizia così: «Secondo la teoria della relatività il futuro è sotto i nostri occhi, pronto ad attenderci: tutti i tempi lo sono — passato, presente, futuro — preesistenti e permanenti in uno statico spaziotempo a quattro dimensioni, e tuttavia la nostra coscienza è inchiodata a un oggi in continuo mutamento». Sicché «non riusciamo mai a vedere ciò che sta davanti a noi». Eppure, questa non è una ragione per dichiarare persa la partita e non tener conto delle previsioni formulate da esponenti del mondo scientifico provvisti di notevole competenza. Dice Al-Khalili: «Un libro dedicato al futuro della scienza come potrebbe non parlare dei viaggi nel tempo?».
GIULIO GIORELLO — La questione affascina l’immaginazione umana da secoli, anche se con tutta probabilità concerne, come lei dice, «un futuro enormemente distante da noi». Nel saggio che conclude il volume, lei sottolinea come nel contesto della relatività generale la possibilità dei viaggi nel tempo sia suggerita da quelle che sono chiamate «curve di tipo tempo chiuse»: percorsi circolari attraverso la curvatura dello spaziotempo in cui il tempo si ripiega ad arco su sé stesso. Se viaggiassimo lungo una linea del genere, percepiremmo il tempo scorrere in avanti, come di consueto; però, alla fine, ci ritroveremmo nello stesso punto dello spazio da cui eravamo partiti, prima ancora di muoverci.

16mag/180

Genomica sociale. Come la vita quotidiana puo’ modificare il nostro DNA

Da letture.org, recensione del libro di Carlo Alberto Redi e Manuela Monti “Genomica sociale”

””Professor Redi, Lei è autore con Manuela Monti del libro Genomica sociale. Come la vita quotidiana può modificare il nostro DNA edito da Carocci: quale legame esiste tra il contesto sociale in cui viviamo e le funzioni del genoma delle cellule somatiche e germinali?
“Le cellule del nostro corpo svolgono le regolari funzioni fisiologiche che ci tengono in vita in base ad una fine regolazione dell’espressione dei geni che in ogni cellula ne controllano l’attività. Esiste una raffinata precisione nelle relazioni che le tante cellule che compongono il nostro organismo (milioni di miliardi) contraggono tra di loro ed il buon funzionamento di un tipo cellulare influenza e regola quello di altri tipi cellulari. Si pensi ad esempio al buon andamento della produzione di gameti (spermatozoi e cellule uovo) in base all’azione delle cellule delle ghiandole endocrine che producono gli ormoni capaci di regolare l’attività complessiva del testicolo e delle ovaie. Le cellule di qualsivoglia organo sono costantemente esposte all’azione di fattori di natura fisica (calore, raggi UV, etc) e chimica (proteine, carboidrati, etc.) direttamente provenienti dall’ambiente esterno oppure dall’ambiente interno al nostro corpo (tutte le molecole che circolano nel nostro corpo).

15mag/180

I fili spezzati dell’uguaglianza

Articolo di Gaetano Azzariti (manifesto 15.5.18) “Il pensiero di Stefano Rodotà, a partire dall’ultimo libro «Vivere la democrazia» e la sua lezione del 2017 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che ora costituisce un capitolo del volume «I beni comuni. L’inaspettata rinascita degli usi collettivi»”

“”Non viviamo tempi facili. L’improvvisazione sembra dominare la scena, nel campo delle politiche dei diritti si succedono le più diverse proposte. Un eclettismo che sta lacerando in particolare il campo del pensiero critico. Un punto di vista alternativo a quello dominante è ancora possibile, ma a condizione che sia espressione di una visione d’insieme coerente, che si regga su un’analisi critica del presente, che prospetti soluzioni di rottura basate su principi di fondo e non su esigenze del momento o tatticismi politici. Insomma, è necessario uscire dall’improvvisazione e ritrovare una bussola. Spegnano allora i televisori e torniamo a leggere i libri. Alla ricerca di «pensieri forti», in grado di indicarci nuove vie da percorrere per non arrenderci al mesto presente. Non narrazioni fantastiche, pure illusioni, ma possibili modi per tornare a far «vivere la democrazia» e in essa riscoprire il valore dei «beni comuni». E proprio ai temi indicati sono dedicate le ultime riflessioni di Stefano Rodotà, ora pubblicate in due libri postumi.

11mag/180

Lavoro e politica. Un’inchiesta sulle classi popolari

Articolo di Lorenzo Cini e Nicolò Bertuzzi (Sbilanciamoci.info 11.5.18) “«Chi è il popolo, cosa vuole, come si rappresenta. Inchiesta di un gruppo di ricercatori nelle periferie di quattro grandi città, battute tra novembre e marzo attraverso focus group e interviste in profondità. Risultati a tratti sorprendenti con una richiesta forte di intervento allo Stato ma non alla politica».”

“”Nell’Italia degli anni post-crisi, le questioni del lavoro (mancanza o peggioramento delle condizioni), della sanità (assenza di servizi o sempre più costosi) e della casa (degrado infrastrutturale o affitti non più sostenibili) sembrano ancora rappresentare i problemi centrali vissuti quotidianamente dai settori popolari della società. Questo è ciò che emerge da una ricerca realizzata da una rete di ricercatori e attivisti (“Il Cantiere delle Idee”), che tra novembre e marzo hanno letteralmente girato l’Italia e visitato le periferie di quattro città (Milano, Firenze, Roma e Cosenza) incontrando e intervistando circa 50 persone (tramite focus group e interviste in profondità) per approfondire le condizioni sociali e il rapporto con la politica di un ampio settore, quello con maggiori difficoltà economiche, della popolazione italiana. Sabato 19 maggio dalle 10 alle 17 a Firenze (Palazzo Bastogi – Regione Toscana, Sala delle Feste, Via Cavour 18), i/le ricercatori/ricercatrici e gli/le attivisti/e del Cantiere presenteranno pubblicamente i risultati della ricerca in un evento significativamente titolato Popolo? Chi? Al lavoro per nuove idee, partendo da un’indagine sulle classi popolari. Il quadro che emerge dalle interviste è per molti aspetti inedito e sorprendente, e merita una seria e approfondita riflessione da parte della classe politica, in particolare di quelle forze politiche che hanno storicamente avuto nella funzione di rappresentanza del popolo e dei settori socialmente più svantaggiati, la loro ragione di esistere.

11mag/180

L’ira antisistema ostile alla liberta’

Intervista con Yascha Mounk – autore del volume «Popolo vs Democrazia» – di Benedetto Vecchi (manifesto 11.5.18) “Salone internazionale del Libro di Torino. Una radiografia della crisi dei sistemi politici liberali e della crescente disaffezione alla politica. Lo studioso di origine tedesca presenterà oggi il suo saggio alla kermesse editoriale di Torino

“”Tagliente nei giudizi, chiaro nell’esporre il suo punto di vista e capace di offrire una visione semplice di un mondo tuttavia complesso. Yascha Mounk ha dalla sua anche la giovine età che lo porta a disattendere convenzioni e modi d’essere dell’Accademia universitaria. Nel suo primo libro (Stranger in My Own Country. A Jewish Family in Modern Germany, Farrar Straus and Giroux) rende, ad esempio, pubblico il malessere di un giovane di origine ebraica che si sente straniero nel paese, la Germania, dove è nato. Un memoir dove il tema dell’identità è affrontato con disincanto, rifiutando tuttavia la facile strada della rivendicazione di una appartenenza senza tempo consapevole del fatto che nel paese di nascita non c’è stata mai una rielaborazione sul nazismo, ma solo una consolatoria e autoassolutoria condanna del Terzo Reich. Oppure hanno destato sospetto e discussione le tesi contenute nel suo libro The Age of Responsibility. Luck, Choice and the Welfare State (Harvard University Press) dove sostiene che la responsabilità, termine frequentemente usato da esponenti politici conservatori, deve diventare un concetto chiave nel lessico politico della sinistra dato che la responsabilità verso gli altri è stata la leva fondamentale nella costruzione del welfare state.

6mag/180

L’omicidio di Aldo Moro. Cosi’ si chiuse un’era politica

Articolo di Michele Ciliberto (Sole 6.5.18) sul libro di Marco Damilano “Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia” Feltrinelli pagg. 270, € 18

Singolare libro, questo di Marco da Milano: intende confrontarsi con uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana – il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro – ma lo fa intrecciando tre registri stilistici differenti: l’interpretazione storica; l’autobiografia di una generazione (è nato nel 1968); la memoria familiare. Forse, è proprio quest’ultima la chiave, e il trait d’union, del libro nel quale si staglia, come centro sentimentale ed etico-politico la figura del padre: legato a Moro, giornalista, è lui che scandisce i momenti principali della vita del figlio. Lo stile al quale si affida l’autore, è quello della scrittura del sé; ma, e questo è il suo tratto più originale, si snoda attraverso un processo di continua oggettivazione, con riferimenti a personaggi, paesaggi, situazioni, che costituiscono le stazioni di una seria, e a volte dolorosa, ricerca auto-biografica.

5mag/180

Antifascismo Il presidente emerito dell’Anpi conversa con Francesco Campobello Smuraglia partigiano del diritto La Costituzione come stella polare

Articolo di Corrado Stajano (Corriere 5.5.18)

«Erano momenti grandiosi, di immensa, comune felicità». Si lascia andare, nel ricordo di quel lontano aprile, Carlo Smuraglia, illustre giurista, senatore per più legislature, avvocato in processi che hanno lasciato il segno, in difesa delle vittime, dei poveri, degli offesi, uomo della Repubblica democratica e antifascista. Partigiano e poi soldato nel Corpo italiano di liberazione, racconta la festa indimenticata, la commozione di quando, con il suo plotone, entrava nei paesi e nelle città riconquistate ai nazisti lungo l’Adriatico, fino a Venezia, dove furono proprio i soldati della divisione Cremona, di cui faceva parte, a piantare il tricolore sul campanile di San Marco: «Venivamo accolti con fiori e con doni di cibo. Io ero tra quelli che entravano per primi perché, essendo diventato marconista, la radio sulle spalle con cui trasmettevo gli ordini del nostro sottotenente, stavo sempre al suo fianco alla guida del plotone. Eravamo i primi due e si scherzava sul fatto che entrando per primo il tenente, era lui a ricevere gli abbracci e i baci delle ragazze e a me, che venivo subito dopo, venivano riservati quelli delle donne più anziane».

4mag/180

Articolo di Alberto Burgio (manifesto 4.5.18) “Tra passato e presente. Un’anticipazione dal libro «Il sogno di una cosa. Per Marx», che esce con DeriveApprodi e viene presentato sabato al festival di Bologna, organizzato dalla casa editrice

“”Nello schema che Marx consegna alla «Prefazione» a Per la critica dell’economia politica riflettendo sulla vicenda delle rivoluzioni borghesi, un processo di transizione da una «formazione economico-sociale» a un’altra si verifica in quanto nel quadro dei processi riproduttivi di una data «formazione sociale» hanno luogo dinamiche conflittuali dirompenti: tali da provocarne – in capo a uno svolgimento di lungo periodo – lo scardinamento e la sostituzione da parte di una «formazione economico-sociale» basata su un diverso «modo di produzione». (…) Questa pagina della «Prefazione» del ’59, oggettivamente centrale nell’architettura complessiva della teoria marxiana, ha sempre attratto attenzione e suscitato riserve.
UNA POLEMICA RICORRENTE, e a prima vista consistente, concerne la (apparente) «centralità del terreno economico», che Marx sembrerebbe considerare in ogni epoca determinante. Come se l’assunto-base della filosofia storico-materialistica (la «costante» funzione fondativa attribuita all’«attività produttiva» nei confronti dell’«organizzazione sociale» e della sfera politico-istituzionale) disperdesse la consapevolezza storica dell’essenziale diversità delle logiche riproduttive proprie delle singole «formazioni sociali». (…)

1mag/180

Il Sessantotto incompiuto di Alain Badiou

Articolo di Marco Assennato (manifesto 1.5.18) sul saggio di Alain Badiou «Ribellarsi è giusto! L’attualità del Maggio 68» per le Edizioni Orthotes

“”«In occasione del cinquantenario del Maggio 68», Alain Badiou prende la parola per rompere la doppia morsa della celebrazione ebete e della condanna all’oblio. In questione sono tanto «l’idea vaga che troneggia in testa agli articoli-anniversari» – il 68 come ribellione di costume, «ultima utopia», «danza della storia a suono di rock» – quanto l’immagine del 68 come premessa dell’individualismo neoliberale contemporaneo. «L’attualità del Maggio 68» si disegna invece come «riserva di coraggio» da scagliare contro due dispositivi di accecamento contemporanei: la morale del capitale umano, del merito e del successo atomizzante, da una parte; e dall’altra le prediche apocalittiche e reazionarie secondo cui «è più semplice ormai immaginare la fine del mondo che quella del capitalismo». La pubblicazione di questo piccolo pamphlet – Ribellarsi è giusto! L’attualità del Maggio 68 (pp. 112, euro 14) per le Edizioni Orthotes è quindi opportuna e coraggiosa: è una bella immagine questa del filosofo che rivendica una carica di speranza contro tanti corvacci stanchi.

29apr/180

La ribellione educata: ci salvera’ la fratellanza

Intervista al filosofo catalano Josep Maria Esquirol di Elisabetta Rosaspina (Corriere 29.4.18)

“”La sua è una ribellione educata, silente, caparbia. Una rivolta che arriva da Barcellona, ma non s’indirizza contro Madrid. Può essere confusa con l’individualismo, eppure è l’esatto contrario. Si fonda sulla fratellanza, però non si riconosce in una fede religiosa. Semmai s’ispira a Theodor Adorno, Blaise Pascal, Walter Benjamin, soprattutto Emmanuel Lévinas e Jan Patocka. È l’opposizione garbata ed erudita a un immenso e sfuggente oppressore che il filosofo catalano Josep Maria Esquirol riassume nel termine actualidad. Ha a che vedere con l’egemonia di un mondo dove la tecnologia, portata all’eccesso, diventa alienante. Dove tutto invecchia in fretta. Dove la società, schiava della bulimica ansia di esibirsi e competere, ha perso il senso della vita e incassa massicce dosi di frustrazione. Nel saggio La resistenza intima (Vita e Pensiero), Esquirol avverte: «Non esiste resistenza senza modestia o generosità. Per questo, la presunzione e l’egoismo sono sintomi della sua assenza. Narciso non è un resistente». Esquirol, personalmente, sfugge da tempo ai salotti e ai dibattiti televisivi, le ambitissime tertulias spagnole, e segue le indicazioni di Novalis: «Filosofia è la nostalgia di stare a casa». Anche evitando talk show e cenacoli, il filosofo catalano è ormai un punto di riferimento: il suo libro (a cui presto si aggiungerà un seguito) è uscito in Spagna per i tipi di Acantilado nel 2015, si è diffuso con il passaparola anche tra il pubblico non specializzato e gli ha portato il prestigioso Premio nazionale di saggistica, conferito dal ministero della Cultura. Fra poco Esquirol verrà in Italia: prima dell’incontro al Bergamo Festival Fare la Pace (vedi la scheda qui accanto), sarà a Milano il 10 maggio presso la Libreria Vita e Pensiero (Largo Agostino Gemelli 1, ore 17.30) per presentare il suo saggio.
Professor Esquirol, si può dire che questo libro parla delle debolezze umane: l’ansia di successo, il protagonismo…