Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

13ago/170

Santita’ laica (Luigi Pintor)

“”Non c’è in una intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi”"

Citazione Luigi Pintor (Servabo, Bollati Boringhieri 1991)

Dal sito della FondazioneLuigiPintor riportiamo uno scritto sul libro, un breve capitolo e una testimonianza di Stefano Benni

“”«Scritta sotto il ritratto di un antenato mi colpì, quand’ero piccolissimo, una misteriosa parola latina: servabo. Può voler dire conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o anche servirò, sarò utile». Queste parole, che spiegano il titolo del libro, riassumono anche il significato di cinquant’anni di vita, raccontata «per riordinare nella fantasia dei conti che non tornano nella realtà».
Omaggio a mezzo secolo di storia che volge al tramonto, quest’autobiografia rivela un volto dell’autore che ai più risulterà inedito: perché è quello di un uomo per il quale la politica è innanzitutto un’esperienza etica profonda e il riflesso di un’intensità intellettuale e umana che poteva esprimersi (come qui si esprime) anche col linguaggio di una scrittura letteraria di rara qualità.

11ago/170

Perche’ le persone di potere badano solo a se stesse

Post del 24.7.17 (Idee 176) di Anna Maria Testa sul suo sito “nuovo&utile, teorie e pratiche della creatività”

“”Che cosa frulla nella mente delle persone di potere? Ce lo domandiamo – e capita non di rado – quando i loro comportamenti ci appaiono contraddittori, o poco comprensibili, o così arroganti da essere difficili da sopportare. Un recentissimo articolo uscito sull’Atlantic ci invita a porci la domanda in termini più radicali: che cosa accade al cervello delle persone di potere?

MENO CONSAPEVOLI DEI RISCHI. L’Atlantic cita un paio di pareri autorevoli. Secondo Dacher Keltner, docente di psicologia all’università di Berkeley, due decenni di ricerca e di esperimenti sul campo convergono su un’evidenza: i soggetti in posizione di potere agiscono come se avessero subito un trauma cerebrale. Diventano più impulsivi, meno consapevoli dei rischi e, soprattutto, meno capaci di considerare i fatti assumendo il punto di vista delle altre persone. A proposito di traumi cerebrali e cambiamenti della personalità, vi viene in mente il caso di Phineas Gage (ne abbiamo parlato qui)? Beh, forse non avete tutti i torti.

IL PARADOSSO DEL POTERE. Sukhinver Obhi è un neuroscienziato dell’università dell’Ontario.

6ago/170

La Grecia e l’austerity, il piano «x» di Yanis Varoufakis

Articolo di Matteo Bortolon (manifesto 5.8.17) “Dalle anticipazioni del prossimo libro dell’ex ministro, che uscirà a settembre, il piano di uscita dall’euro elaborato nel 2015.

“”Due anni. Tale è il lasso di tempo che vede una coabitazione bizzarra: il governo di Syriza e le politiche di austerità dirette dal terzo memorandum in Grecia. Chi lo avrebbe mai detto? Il 5 luglio del 2015 in Grecia si votava in un referendum per accettare o respingere le richieste della Troika. Alla opposizione popolare contro il proposito delle istituzioni comunitarie di spremere lo Stato e la società ellenica a morte, espressa da quel voto, non è seguita una politica capace di darvi uno sbocco. Nel mese successivo il premier Tsipras, fra lo sconcerto di molti che lo avevano sostenuto, ha ceduto alle politiche di austerità ed ha indetto nuove elezioni (20 agosto 2015)
Yanis Varoufakis ha diffuso alcune anticipazioni del suo prossimo libro che uscirà a settembre. Forse un minimo di dibattito si riattiverà in merito a tale congiuntura. Sicuramente ad Atene, dove già adesso un terremoto politico si sta profilando in margine alle «rivelazioni» dell’ex ministro delle Finanze.

3ago/170

Etica dell’ateismo

Saggio di Paolo Flores d’Arcais (MicroMega online 31.7.17)

“”Che Dio esista o non esista, tutto è permesso. All’incombere del nichilismo non possiamo sottrarci: questa è la condizione umana, perché l’uomo è il Dio della norma. Ma l’ateismo (metodologico, ovviamente) è la condizione di possibilità della morale e della politica, perché solo escludendo Dio dalla argomentazione e dalla decisione pubblica (etsi Deus non daretur), la creazione della norma comune può avvenire in forma democratica.

1) Se Dio esiste, tutto è permesso. E il nichilismo è sempre in agguato.
Perché se Dio esiste, la sua voce è sovrana, la sua volontà è legge, il Logos è il Nomos della terra e del cielo. Ma questo Dio parla poi sempre e solo attraverso la voce di un uomo. Di un essere mortale e finito, come te e come me.
Se Dio esiste, perciò, la volontà di Dio sarà quella di ogni uomo che abbia successo nel presentarsi come voce di Dio. Di ogni uomo che – come voce e volontà di Dio – trovi ascolto presso altri uomini. Da Gesù di Nazaret, profeta ebreo itinerante che predica di porgere l’altra guancia e annuncia che ai ricchi sarà chiusa la porta dei cieli, a papa Innocenzo III, al secolo Lotario dei conti di Segni, che scatena la crociata contro gli albigesi, nemici di Dio in quanto predicano la povertà, tutto ciò che si presenta come voce di Dio può provare a imporsi come sua volontà. Purché trovi chi la ascolti, chi la riconosca, chi la obbedisca.

29lug/170

Quell’utopia che serve a camminare

Articolo di Angelo Mastrandrea (manifesto 29.7.17) sul libro di Riccardo Petrella “La forza dell’utopia”, Multiumage, pp 184 euro 10 “Nel suo ultimo libro, Riccardo Petrella ripensa “La forza dell’utopia” in un’opera collettiva”

“”Rispondendo alla domanda «a cosa serve l’utopia?», lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano un giorno rispose: «Lei è all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare». Colpisce che, dopo essere stato teorizzato da Tommaso Moro e, in tempi più recenti, dal filosofo tedesco Ernst Bloch, nonché vagheggiato da milioni di sognatori del «sol dell’avvenire», il concetto sia stato colonizzato dai padroni del mondo: l’utopia della fine della storia, del cosmopolitismo pacifico, di una società senza conflitti sociali né lotta di classe, funzionali all’affermazione di un pensiero unico, neoliberale, che avvantaggia pochi a danno dei più.
Bene ha fatto Riccardo Petrella a provare a ripensare il termine in un’opera collettiva (La forza dell’utopia, Multimage, pp. 184, euro 10) che si compone di tre parti distinte.

28lug/170

«Planta divina« e arte diabolica, quel paradosso chiamato coca

Articolo di Marco Belpoliti (Repubblica 28.7,0.17)

“”La prima menzione è nel rapporto che un prete spagnolo, Thomas Ortiz, invia nel 1499 ai suoi superiori. Gli indigeni della costa settentrionale dell’America Meridionale si servono di una pianta che chiamano “hayo”. Amerigo Vespucci fornisce indicazioni sull’uso della medesima pianta da parte degli indigeni delle foci del Rio Pará. Man mano che la conquista procede aumentano le segnalazioni. Francisco Pizarro e i suoi compagni ne vengono a conoscenza nel 1533. Sarà Pedro Cieza de Léon a dettagliarne l’uso: la coca, questo il nome della pianta, infonde vigore e allontana i morsi della fame. Ci vorrà del tempo affinché i botanici identifichino due specie distinte. Un botanico francese porta in Europa i semi nel 1750. Viene descritta da Jean-Baptiste Lamarck: Erythroxylon coca. Si tratta di un arbusto di forma piramidale che può arrivare sino a quattro o cinque metri di altezza. Somiglia a un prugnolo e ha una corteccia di colore rosso-bruno, fiori giallastri, che si tramutano in frutti rossi senza nocciolo. La foglia è ovoidale o lanceolata, verde scuro, dimensioni variabili da 9,5 cm di lunghezza a 4,5 cm di larghezza. Classificata dal farmacologo Louis Lewin nel suo Phantastika nel 1924 tra le sostanze euforizzanti, è il più antico e forse più tipico dei narcotici dell’America Meridionale.

23lug/170

Diritto, religione e politica nell’arena internazionale

Articolo di Milena Durante (Micromega online 20.7.17) “Negli ultimi anni si è assistito ad una sempre più rilevante presenza della religione all’interno dello spazio pubblico, che ha provocato, nella maggior parte dei casi, uno sbilanciamento della tutela dei diritti a favore delle istanze maggioritarie, o per meglio dire “tradizionali”, e a discapito di quelle “marginali”. Come uscire da questa difficoltà?”

“”Il volume Diritto, religione e politica nell’arena internazionale (a cura di G. Macrì, P. Annicchino, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2017, pp. 323) prende le mosse dagli atti di un ciclo di seminari, tenutosi nella primavera 2016 presso l’Università degli Studi di Salerno. I temi trattati riguardano problematiche diverse: i rapporti fra religione islamica e costituzionalismo, le organizzazioni religiose e la rappresentanza degli interessi particolari, le c.d. “Primavere arabe”, il rapporto fra diritto e letteratura, la questione dei diritti umani, le vecchie e nuove forme di obiezione di coscienza nel panorama giuridico italiano, etc. Si tratta di temi “caldi”, su cui la società occidentale si interroga da prospettive differenti (giuridiche, politologiche, storiche) con l’obiettivo di elaborare strategie e proposte di risoluzione massimamente condivise. Il volume si divide in due parti: la prima raccoglie tutti i contributi di coloro che hanno partecipato al ciclo di seminari in qualità di relatori ma anche quelli degli studiosi che pure non avendo partecipato attivamente ai seminari hanno comunque voluto “contribuire alla causa” con un loro elaborato. Nella seconda, invece, si è voluto riservare uno spazio alle riflessioni di giovani laureati componenti la redazione del blog “Law&Politics for Unisa” – un esperimento culturale inserito nel contesto accademico dell’Università degli Studi di Salerno

18lug/170

Riassumere e sintetizzare: una bella sfida

Post di Annamaria Testa (Dal suo sito nuovo&utile 21.5.17))

“”Questo articolo vi parla dell’arte di riassumere e di sintetizzare. Molti pensano che si tratti soprattutto di tagliare. Io sono convinta che si tratti di spolpare. Cioè di arrivare all’osso. Alla struttura formale e concettuale che regge i testi. Non è per niente facile. Se si entra in questa logica, riassumere (e, ancor più, sintetizzare) smette di essere un fatto noioso e poco creativo e si trasforma in una bella sfida con i testi e con se stessi e le proprie capacità di comprensione e di visione.

TRUMP, TRUMP, TRUMP. Donald Trump fatica a concentrarsi e pretende che gli si presentino solo sintesi di una pagina, integrate da schemi e mappe. Uno dei trucchi per catturare la sua attenzione è scrivere “Trump” nel testo, cosa che ormai viene fatta ogni volta che si può.
Ora, immaginate di dover dar conto dello stato del commercio internazionale, o della situazione mediorientale, sintetizzando un’infinità di complessi documenti in un singolo foglio, e scrivendo Trump, Trump, Trump… massima solidarietà ai funzionari addetti, sul serio.

16lug/170

Attenti a non svilire il Parlamento. Il monito profetico di Calamandrei

Articolo di Corrado Stajano (Corriere 16.7.17)

“”Piero Calamandrei era uomo dalla vista lunga e acuta. Il tormento della sua esistenza fu il futuro della Repubblica che usciva da vent’anni di fascismo e da una guerra rovinosa. Si ha quest’impressione anche leggendo i testi appena usciti in un piccolo libro, Patologia della corruzione parlamentare (Edizioni di Storia e Letteratura), che riunisce un saggio pubblicato sulla rivista «Il Ponte», il 10 ottobre 1947, e una lunga lettera a Ugo Guido Mondolfo, il politico socialista, apparsa su «Critica Sociale» il 5 ottobre 1956. Correda i testi calamandreiani un corposo scritto introduttivo di Gianfranco Pasquino, illustre professore di Scienza politica, coautore, con Norberto Bobbio e Nicola Matteucci, del fondamentale Dizionario di politica della Utet e di opere di rilievo, tra le altre, Cittadini senza scettro (Università Bocconi Editore), L’Europa in trenta lezioni (Utet). Calamandrei fu deputato del Partito d’Azione alla Costituente e tra i socialdemocratici nella prima legislatura repubblicana, Pasquino è stato per tre legislature senatore indipendente nelle liste della sinistra e queste loro esperienze, anche se distanti decenni, sono utili a confrontare la politica e i suoi modi nel tempo.

7lug/170

Quel dono stupefacente degli dei agli uomini

Articolo di Marco Belpoliti (Repubblica 7.7.17)

“”Le prime droghe risalgono al Paleolitico. Ne parlano testi arcaici indiani. In Europa arrivano con Colombo. Inizia così un viaggio nella storia delle sostanze psicotrope. Che cosa è una droga? «Una sostanza che invece di essere vinta dal corpo (o assimilata come semplice alimento) è capace di vincerlo, provocando, seppur in dosi insignificanti se paragonate a quelle di altri alimenti, grandi cambiamenti organici, psichici o di entrambi i tipi». Così scrive Antonio Escohotado autore di una monumentale Historia general de las drogas (1999). Non la vedevano certamente così gli sciamani dell’antichità, o gli estensori di trattati farmacologici, greci romani e arabi. Per loro era ancora qualcosa d’altro. Cosa? Per capirlo bisogna partire dalle erbe. Quando Colombo e i suoi successori sbarcano nel Nuovo Mondo sono colpiti dal fatto che gli indigeni usino vegetali a loro sconosciuti per ottenere energia, oltre che celebrare i loro riti. I nomi sono: cohaba, coca, peyote, stramonio, ololiuqui, caapi, tabacco, e altri ancora. In Europa la maggior parte di queste piante sono ancora sconosciute. L’unica che fornisce risorse simili, ed effetti quasi analoghi, è la vite, oppure i cerali fermentati, da cui si ottiene la birra. I navigatori probabilmente non sanno che in Europa da migliaia di anni si fa uso di piante ed erbe per ottenere risultati simili a quelli che Pizarro e i suoi compagni vanno osservando.