Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

15feb/180

Nell’oceano degli algoritmi senza reti umane

Recensione di Luciana Castellina (manifesto 15.2.18) “A proposito di «Cento anni dopo, 1917-2017. Da Lenin a Zuckerberg», di Rita Di Leo edito da Ediesse

“”Il libro già dal titolo – Cento anni dopo, 1917-2017. Da Lenin a Zuckerberg (Ediesse, pp. 144, euro 12) – è spiazzante, non crediate dunque di poterlo leggere in autobus. La tesi finale di Rita Di Leo è tuttavia chiarissima, perciò vale la pena di fare la fatica per vedere come l’autrice ci è arrivata. In sostanza questa: quanto segna il passaggio del secolo è il ritorno dell’essere umano da animale politico ad animale asociale, e così si compie il percorso inverso che era stato imboccato nel tentativo di far maturare la capacità di convivere con i propri simili.
GLI SCONFITTI sono i Lenin, i Di Vitutorio, i ministri laburisti laureati a Cambridge, i socialdemocratici tedeschi e svedesi, chi nel bene e nel male – ognuno a proprio modo – ha cercato di creare l’uomo politico, consapevole delle proprie responsabilità collettive. Tutti ormai fantasmi che ora assistono impotenti dalle loro tombe alla vittoria della teologia della tecnica che è riuscita a reclutare i loro stessi successori, abbacinati dagli algoritmi.

29gen/180

Italia 2018 : l’ascensore e’ congelato. Viaggio di Federico Fubini in un Paese senza mobilita’ sociale, dove resti quel che nasci

Articoloo di Aldo Cazzulla (Corriere 29.1.18)

“”Nel 1427 un capofamiglia fiorentino, Manno Mannucci figlio di Benincasa, discendente di un soldato di ventura tedesco sbandato in Toscana durante le incursioni di Federico Barbarossa, si dichiarò al catasto come artigiano del legno. Sei secoli dopo, nel «laboratorio di un quartiere di Firenze che sta dolcemente invecchiando», il suo discendente Fabio Mannucci fa più o meno lo stesso lavoro: il restauratore. Forse tra gli arredi medievali che sono passati dalle sue mani ce n’è qualcuno intagliato dal suo avo. Nel 1427 il patrimonio finanziario e immobiliare dei Mannucci – 4 nuclei familiari, 21 persone – arrivava a 437 fiorini, pari a circa tredici anni di lavoro di un manovale, circa di un terzo superiore alla mediana delle famiglie fiorentine. «Nell’anno di imposta 2012, fra i contribuenti di Firenze compaiono 149 Mannucci e il loro reddito dichiarato in media è di 31.775 euro: un quarto sopra la media cittadina, ovvero più o meno esattamente dov’era il patrimonio dei Mannucci rispetto al patrimonio mediano dei fiorentini sei secoli fa. Erano e restano solidamente ceto medio». Il caso dei Mannucci non è isolato. Incrociando redditi e patrimoni degli 807 cognomi che compaiono sia nel catasto della Firenze del 1427, sia nelle dichiarazioni dei redditi della Firenze del 2012, si nota che quasi nulla è cambiato. I ricchissimi sono rimasti ricchissimi; i ricchi, ricchi; il ceto medio, medio; i poveri, poveri; i poverissimi, poverissimi.

28gen/180

Schiacciati dall’informazione

Articolo di Giorgio Dell’Atri (Sole 28.1.18) “Notizie tratte da: Mario Capanna, Noi Tutti , Garzanti, Milano, pagg. 88, € 13,60″

“”Capitalismo. «Il capitalismo offre il meglio di sé non nel risolvere i problemi, ma nel crearli» (Zygmunt Bauman).
Reddito. La differenza di reddito fra il quinto degli individui più ricchi della Terra e il quinto di quelli più poveri era, nel 1820, di 3 a 1. Nel 1913: 11 a 1. Nel 1960: 30 a 1. Nel 1990: di 60 a 1. Nel 2001: 80 a 1.
Popolazione. L’1% della popolazione mondiale possiede più del restante 99% nel suo insieme (fonte: Oxfam, 2017).
Voce. «La voce del 99% della popolazione rimane inascoltata, perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1% più ricco: le grandi corporation e le élite più prospere» (ibidem).
Crisi. L’economista Andrea Di Stefano, studiando dati del Fondo monetario internazionale, ha contato le crisi sistemiche dal 1970 al 2007: 142 sono state di natura bancaria, 208 di natura valutaria, 63 legate ai debiti sovrani. In tutto 413 crisi in 37 anni, quasi una ogni mese.
Elettori. Secondo un sondaggio Demos pubblicato nel gennaio 2017, in Italia nel 2010 il 60% degli elettori auspicava l’idea dell’uomo forte al comando. Nel 2017: l’80%.

27gen/18Off

Viene prima la forza lavoro

Articolo di Toni Negri (manifesto 27.1.18)sul nuovo libro di Roberto Ciccarelli Forza Lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale (DeriveApprodi)

“”Nel settembre 1969, il primo numero di «Potere Operaio» incitava i lavoratori a lot tare contro «automazione e negromazione» (con questo neologismo si indicavano coloro che sarebbero stati dall’automazione esclusi dal lavoro e destinati alla miseria sociale). Dinnanzi a quel primo apparire di congegni automatici, gli operai rispondevano: più salario, meno orario. L’automazione sembrava un alleato nel definire la forza lavoro in lotta come una «variabile indipendente» dello sviluppo.
Qualche settimana fa, in un seminario parigino, riders di «Deliveroo» ricordavano che le loro rivendicazioni erano, certo, «più salario», ma anche «controllo dell’algoritmo» per conquistare più decenti condizioni di vita. A cinquant’anni di distanza, mentre il padrone, senza vergogna, lesina sempre sul salario, i lavoratori puntano dunque la loro attenzione sulla governance automatica, considerandola un elemento fondamentale nella determinazione del comando sulle loro condizioni di vita. Se osservassimo solo le rivendicazioni, ieri orario, oggi flessibilità della giornata lavorativoa, poco sembrerebbe essere cambiato – quando invece guardiamo alle riflessioni sui congegni automatici, scopriamo che è mutata una cosa essenziale: la maggiore interiorità che oggi il lavoratore ha rispetto all’organizzazione del lavoro, all’algoritmo.

22gen/180

Rapporto Demos. Gli italiani e lo Stato

Articolo di Ilvo Diamanti (Repubblica 22.1.18) “Italia, un paese senza più fiducia ma che scommette sull’impegno. Metà dei cittadini pensa che non servano i partiti e due su tre si schierano per l’uomo forte alla guida. Recuperano a sorpresa i sindacati e cresce la partecipazione sociale in particolare tra i più giovani

“”Il Paese che si avvia alle prossime elezioni si presenta, come in passato, scettico. Nei confronti delle istituzioni e della politica. Ma non rassegnato. Gli italiani: appaiono diffidenti. Verso gli altri e, in fondo, anche verso se stessi. Ma non rinunciano a credere nella possibilità di cambiare. Nel futuro. Anche se mostrano delusione nei confronti del passato. O, forse, proprio per questo. Perché sperano che il domani sarà migliore. E cercano di muoversi in questa direzione. Mi pare il segno tracciato dal Rapporto: Gli Italiani e lo Stato. Curato da Demos (per Repubblica) ormai da vent’anni.

19gen/180

Filosofia L’universo, l’infinito e la conoscenza del pensatore nel saggio di Nuccio Ordine (La nave di Teseo)

Articolo di Giulio Giorello (Corriere 19.1.18) “Umano, troppo umano era l’asino di Giordano Bruno”

«Chi desidera filosofare, dubitando all’inizio di tutte le cose, non assuma alcuna posizione prima di aver ascoltato le parti in dibattito… e decida non per sentito dire, secondo l’opinione dei più, ma sulla base della persuasività di una dottrina organica e aderente alla realtà, nonché di una verità che si comprenda alla luce della ragione». Così Giordano Bruno da Nola in uno dei suoi dialoghi latini, Il triplice minimo e la misura (1590). L’atteggiamento scettico — questo dubitare senza dogmi e pregiudizi — è per così dire il chiarore che illumina la luce della ragione: all’inizio può sembrare puramente distruttiva, ma l’opera di progressivo rischiaramento riesce a portarci più vicini a una migliore comprensione delle cose del mondo.È questa duplicità di tutto l’approccio bruniano che Nuccio Ordine mette a fuoco nel suo La cabala dell’asino (La nave di Teseo), frutto di un decennale lavoro di ripensamento di una tesi che gli è stata a lungo cara.

18gen/180

Nell’era della postverita’

Articolo di Benedetto Vecchi (manifesto 18.1.18 “Codici aperti. Il teorico del diritto statunitense Cass R. Sunstein e il filosofo italiano Maurizio Ferraris, nei loro rispettivi libri, si interrogano su fake news, produzione di informazione e opinione pubblica. E soprattutto, sull’esercizio della democrazia al tempo dei social media”

“”Le fake news non sono solo falsità, bensì il simbolo di trasformazioni ben più rilevanti nella formazione dell’opinione pubblica e nel modo di produzione dell’informazione. A sostenere questo invito a studiare con attenzione la diffusione seriale e virale delle «bufale» sono due filosofi che operano in contesti economici, politici e culturali diversi, ma con molti punti in comune. Sono il teorico del diritto statunitense Cass R. Sunstein e il filosofo italiano Maurizio Ferraris.
Cass R. Sunstein è un liberal che ha collaborato a lungo con Barack Obama; negli ultimi dieci anni, ha concentrato la sua attenzione sugli effetti non sempre positivi della comunicazione on line e dei social media nell’esercizio della democrazia politica.

18gen/180

In nome di Allah” La fine del mondo e’ gia’ arrivata

Articolo di Domenico Quirico (Stampa 18.1.18) “Il nuovo libro di Boualem Sansal è una radiografia del totalitarismo islamista. E fa più paura della realtà immaginata nel suo romanzo distopico2084

“”Boualem Sansal è algerino. I jihadisti, gli invasati della guerra santa li conosce, eccome. Addirittura dagli Anni 60. Dovremmo prestare più attenzione ai testimoni diretti della brulicante e sanguinaria mormorazione islamista, a chi li ha ascoltati dal vivo predicare, li ha visti uccidere, ne ha provato sulla pelle l’incomposto furore. Ci affidiamo invece alle fiabe di menti teoriche, sviate e imperterrite, intelletti leggeri che al più li conoscono, male, sui libri: l’islamismo, assicurano, è solo un rifugio per marginali delinquenti o per ignoranti di religione e di storia che si appigliano alla più orribile delle controculture a disposizione, li fermeremo con le promesse eterne dei centri commerciali… A quell’epoca, dopo otto terribili anni di guerra contro i francesi tinti di massacro, Algeri era un luogo in rigogliosa e ideologica espansione, matrice vulcanicamente feconda di rivolte, trame, congiure, insurrezioni. All’aeroporto incontravi Che Guevara e i barbudos in bulimica ricerca di altre rivoluzioni da innescare, il generale Giap che aveva schiantato il colonialismo, Nasser, le americane Pantere nere e Malcolm X che lì chiamavano Malek el Shabbaz. Un tipo che si proponeva di polverizzare – niente meno! – l’imperialismo americano.

16gen/180

Il volume di Roberto Mussapi sull’«esaltazione dello spirito»

Articolo di Franco Manzoni (Corriere 16.1.18) “Dioniso indecifrabile e impetuoso Il mito più moderno della Grecia. È il dio ibrido che assegna alle donne un ruolo dominante nei suoi riti. Ha ispirato Nietzsche, Dino Campana, Ungaretti, Mario Luzi e Pasolini”

“”Affascinante, contraddittorio, ibrido, indecifrabile, ubiquo. Una sensuale divinità maschile ma di femminile indole, istintivo, misterico, ludico, irrazionale, con la doppia natura di demone crudele, spietato, selvaggio, e di dominatore salvifico, benevolo, dolcissimo come il miele. È l’eterno adolescente, l’androgino Dioniso, chiamato anche Bacco (l’epiteto Bàkchos significa «colui che lancia l’urlo»), a sovrintendere il rito collettivo del simposio, l’offerta del vino, la perdita della ragione, l’ebbrezza che libera da ogni senso etico, le orge sessuali promiscue.
Le rappresentazioni iniziatiche prevedevano che i suoi fedeli cacciassero a mani nude un animale, sbranandolo e ingoiandolo a brandelli sanguinante e caldo. Un dio che penetra nel corpo umano con il sangue dell’uva e tutto lo pervade, agitandolo attraverso il ritmo della danza, scandito dai tamburi e costellato dai gemiti di piacere senza limiti dei seguaci. Un corteo, soprattutto di donne, il tiaso delle menadi, raggiunge così l’esaltazione sacra collettiva con il rapimento della mente.

12gen/180

Perche’ oggi viviamo tutti nel regno del dio Pan

Articolo di Maurizio Bettini (Repubblica 12.1.18)

“”Il diverso come minaccia, il furore religioso, l’accecamento della ragione: la nostra era sembra dominata dalla figura mitologica che evoca il terrore.
Spiaggia di Sisco, Corsica, 13 Agosto 2016. La presenza di bagnanti musulmane che indossano il burkini provoca la reazione di alcuni corsi («siamo a casa nostra!») con relativa controreazione di alcuni nordafricani: auto incendiate, feriti, paura in spiaggia. I media danno ampio risalto all’evento, i politici di destra ne approfittano per denunciare l’invasione islamica, il sindaco di Sisco emana un’ordinanza che vieta l’uso del burkini in quanto viola il principio di laicità. Passa qualche giorno ed emerge però che il burkini non c’entrava nulla: si è trattato di un banale scontro fra bande rivali per il controllo della spiaggia. Il Consiglio di Stato sospende l’ordinanza anti-burkini, la faccenda scompare dai media. Ecco un perfetto esempio di “panico identitario”: ossia lo spargersi di un’agitazione immotivata — o comunque sproporzionata — di fronte a un certo evento, solo perché si ritiene che in esso sia coinvolto un gruppo sentito come culturalmente minaccioso.