Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

16gen/190

Brutte persone: cio’ che diventiamo se non ci stiamo un po’ attenti

Da nuoeutile.it (dic. 2018)

“”Il neuroscienziato Christian Jarrett pubblica su Aeon un articolo brillante, la cui tesi di fondo è che la natura umana non è granché e che, per dirla tutta, tendenzialmente siamo (ehi, noi tutti!) proprio delle brutte persone.
UN PICCOLO SFORZO. Ho scritto tendenzialmente, e vorrei sottolinearlo. Vuol dire che non siamo brutte persone necessariamente, o ineluttabilmente. Vuol dire invece che per dare il meglio, o almeno il meno peggio, dobbiamo fare un piccolo sforzo.
BRUTTE PERSONE PER ISTINTO. Del resto, non c’è gusto né merito a comportarsi bene se si ignora quanto è facile e istintivo comportarsi male. E non c’è ammirazione verso chi si comporta da brava persona se non si è consapevoli di quanto siano forti le tendenze a essere egoisti, fatui, superficiali o insensibili.
BRUTTE PERSONE IN 10 PUNTI. La tesi di Jarrett si articola in dieci punti, ciascuno dei quali è sostenuto e confermato da consistenti evidenze di ricerca. Eccovi una sintesi. I link rimandano alle più rilevanti fra le fonti citate da Jarrett.

6gen/190

Nei conflitti adolescenziali, i fantasmi della collettivita’

Recensione di Franco Lolli del saggio di Massimo Ammaniti «Adolescenti senza tempo» da Cortina (manifesto 6.1.19) “Prima ancora di entrare in contrasto con il mondo adulto, i ragazzi ne denunciano le intenzioni sommerse”

“”Il termine adolescenza deriva, com’è noto, dal verbo adolescere, il cui significato è duplice: crescere, maturare, sviluppare, da un lato, ma anche ardere, fumare. L’adolescente è, dunque, colui che cresce e «brucia», colui che – si «infuoca» diventando adulto. Non a caso, il processo di crescita postpuberale viene definito di infiammazione e di incandescenza: a prescindere dall’epoca storica e dal luogo in cui il destino del singolo essere umano si compie. Ma è pur vero – come giustamente fa notare Massimo Ammaniti nel suo ultimo libro, Adolescenti senza tempo (Raffaello Cortina,pp. 218, euro14,00) – che sul dato strutturale di tipo organico intervengono fattori contingenti che possono alterarne le specifiche qualità. La riflessione di Ammaniti sul fenomeno adolescenziale diventa così una opportunità per riconsiderare il delicato rapporto tra i fattori biologici e quella che Lacan definiva l’azione del Linguaggio sul vivente, alludendo ai modo in cui l’Altro (inteso come l’insieme dei valori, delle aspettative, degli ideali, dei modi di imbastire legame) disturba la predeterminazione del programma genetico.
Pubertà anticipata

4gen/190

Oltre la scomparsa del sacro, quando il culto non e’ che narrazione

Articolo di Gennaro Serio (manifesto 4.1.19) “Il «Catalogo delle religioni nuovissime» di Graziano Graziani per Quodlibet. Un’indagine su decine di pseudo fedi condotta tra giornalismo e letteratura”

“”Il grande scrittore cattolico G. K. Chesterton non avrebbe apprezzato la visione di Kurt Vonnegut secondo la quale una religione è una finzione letteraria. Tuttavia, tra i due, quello che compare come fondatore di una chiesa è lo scrittore americano: trattasi del Bokononismo, di cui l’autore parla nel suo romanzo Ghiaccio-nove.
NEL FLORILEGIO di pseudo-religioni che Graziano Graziani ha raccolto (Catalogo delle religioni nuovissime, Quodlibet, pp. 396, euro 17,00), sparito il sacro, del culto non resta che la narrazione, o alla peggio il management corredato dalle sue policy.
Così da chiese votate a uno spirito apertamente goliardico affiorano istanze politiche e sociali, dall’ecologismo tragicomico del Movimento per l’estinzione volontaria, che chiede ai fedeli di non riprodursi per liberare le altre specie viventi dall’oppressione dell’uomo, all’ordine queer delle Sorelle della perpetua indulgenza che venerano tra gli altri Padre Fellatio e Suor GladAss, passando per il pacifismo paradossale del Prodigioso Spaghetto Volante adorato dai pastafariani, che invece di chiedere sacrifici umani in suo nome, «condisce» il suo Verbo con la memorabile massima: «Se qualcuno non crede in Me, pace, nessun problema». Al capitolo «religioni pop» compaiono il Jedismo (da Star Wars), e la chiesa Maradoniana (60 mila seguaci), per poi passare agli adoratori di John Coltrane e di Groucho Marx.

3gen/190

Le troppe illusioni del neoliberismo

Articolo di Filippomaria Pontani (Fatto 3.1.19) “La nuova rabbia – Oggi c’è grande allarme in Europa per l’ascesa delle destre, ma Luciano Gallino aveva già colto le spinte di fondo che alimentavano il rancore: dall’apologia della disuguaglianza dei redditi alla riduzione del lavoro a merce”

“”Nel leggere il recente rapporto dell’Università di Amsterdam sulla crescita elettorale di forze definite come “populiste” e “anti-sistema” in Europa, può venire in mente il cupo pannello dedicato ai flussi elettorali degli anni 1920-30 nel Museo della Villa della Conferenza di Wannsee fuori Berlino (dove il Nazismo varò nel 1942 la soluzione finale, ora centro di documentazione sui totalitarismi).
Ma chi abbia memoria più fresca, potrà ricordare le pagine finali di un libro di Luciano Gallino (Finanzcapitalismo, Einaudi 2011), nel quale il sociologo torinese constatava come le politiche di austerità, combinate con la mancanza di regolazione dell’economia a dominante finanziaria, con l’abbattimento diffuso del welfare, con la debolezza (corrività) delle istituzioni, stessero portando a un’affermazione crescente di formazioni di destra e di tendenze più o meno autoritarie. Sull’attualità del pensiero di Gallino, scomparso nel 2015, e i suoi potenziali sviluppi torna ora il volume Le grandi questioni sociali del nostro tempo curato da Pietro Basso e Giuliana Chiaretti (scaricabile dal sito delle Edizioni Ca’ Foscari), volto a demistificare alcuni mantra del pensiero unico. Ne citeremo qui tre.

28dic/180

Ovidio, il poeta che cantava l’amore contro il potere

Articolo di Raffaella De Sanctis (Repubblica 28.12.18)

“”Da domani con “Repubblica” il libro di Nicola Gardini sul grande autore delle “Metamorfosi” e dell’”Ars amatoria”. Che, esaltando l’erotismo e il piacere, pagò con l’esilio la propria spregiudicatezza inventiva. Provate a immaginare Ovidio come un cineasta, un filmaker che mette in scena i nostri desideri e le nostre paure. Libero e gioioso. «Aveva il coraggio di costruire veri e propri teatri dell’inconscio», dice Nicola Gardini. Parlava alle donne di erotismo, esaltava l’adulterio come fonte di piacere, lo divertivano gli spergiuri amorosi, le eterne metamorfosi dell’esistenza, i sentimenti contrastanti. Il mondo letterario di Ovidio è un pozzo di sorprese meravigliose. Dopo il grande successo di Viva il latino e in occasione del bimillenario della morte del grande poeta nato a Sulmona nel 43 a.C. e morto in esilio in Romania, a Tomis (odierna Costanza) nel 17 d.C., domani arriva in edicola con Repubblica il libro di Nicola Gardini Con Ovidio.

15dic/180

Intervista a Zerocalcare, tra Maxxi e il Forte

Articolo di Giansandro Merli (manifesto 15.12.18)

“”«Scavare fossati-nutrire coccodrilli» ripercorre la ricca produzione del fumettista, combinando locandine, poster, tavole, disegni, animazioni, copertine di dischi e video-interviste. Ne abbiamo parlato con il protagonista.
La mostra è aperta da una tua biografia divisa per anni. Dentro, però, le vicende individuali sono poche. Hanno più spazio Sole e Baleno, Öcalan, il G8 di Genova, indymedia, Aldrovandi, Kobane, la Valsusa. Perché?
I miei lavori un po’ più individuali, tipo il blog o i libri, hanno un pubblico vastissimo e sono facilmente reperibili. Quando mi hanno proposto di fare una mostra più ampia mi è sembrato interessante riprendere dall’armadio materiali meno conosciuti. Sono quelli più collettivi e raccontano una storia che non è solo mia, ma di una comunità e di un pezzo di paese. Quasi tutte le cose fatte fino al 2011 si può dire siano collettive. Quando ho potuto l’ho segnalato, anche se non sempre è stato possibile. Per alcuni manifesti, ad esempio, non si può risalire a tutte le persone che ci hanno messo qualcosa. Magari sono usciti da assemblee intere in cui ognuno diceva la sua. Rimane solo il nome mio, ma voglio si capisca che appartengono a tanti.

13dic/180

Dentro la rivoluzione del mercato mondo

Articolo di Sandro Mezzadra (manifesto 13.12.18) “Marxismo. «200 Marx. Il futuro di Karl». Si apre oggi al Macro di Roma un convegno internazionale che celebra, con lo sguardo al futuro, il bicentenario del Moro. Anticipiamo un ampio stralcio di un testo che sarà presentato nella sessione «Per la critica del capitalismo globale» in programma domani”

“”Intervenire a un convegno su Marx (o meglio sul suo «futuro») in una sessione intitolata Per la critica del capitalismo globale comporta qualche esitazione. Di che cosa siamo chiamati a parlare? Della critica del nostro presente facendo tesoro della lezione di Karl? O piuttosto della critica che quest’ultimo ha articolato nel corso della sua vita, in un tempo ormai lontano, di un modo di produzione capitalistico fin dalla sua origine «globale»? Non è per me una domanda retorica. Trascorsa l’epoca della damnatio memoriae, quando la semplice menzione di Marx (in particolare in Italia) determinava commiserazione o alzate di ciglia, è bene resistere alla tentazione di applicare linearmente all’analisi del presente le categorie da lui elaborate. Profondamente «intempestivo», secondo l’azzeccata definizione di Daniel Bensaïd, Marx ha intrattenuto un rapporto complesso – di adesione e di scarto, di appropriazione e di sottrazione – con il proprio tempo. Il suo pensiero ne è fortemente segnato: leggere (o rileggere) oggi le sue opere significa esporsi a questa intempestività.
LA NOSTRA RICERCA «deve mettere Marx a confronto non con il suo tempo, ma con il nostro tempo.Il Capitale deve essere giudicato sulla base del capitalismo di oggi.

10dic/180

«La mia Europa senza piu’ padri»

Intervista alla filosofa Julia Kristeva di Stefano Montefiori (Corriere 10.12.18) ”«la grande sconfitta, nella cacofonia mondiale delle nazioni oggi, è l’Europa»: la filosofa Julia Kristeva, in un’intervista al Corriere, riflette sulla crisi politico-ideale del continente.”

“”Parigi «La cultura europea esiste, la sua lingua è il multilinguismo, e il comune denominatore è la cultura dell’individuo, della nazione, della politica. Sono creazioni giudaico-cristiane, che si sono sviluppate nel tempo e che non sono culti ma aperture fragili. Il grande problema oggi è come armonizzare queste culture nazionali. Tutto il mio lavoro di intellettuale, ovvero psicoanalista, romanziera, filosofa, semiologa, affronta questo argomento». Incontriamo Julia Kristeva nella sua casa di Parigi, due giorni prima della visita a Milano e della laurea honoris causa alla Iulm, per anticipare i temi del suo intervento. Inevitabile che la cultura e l’Europa si intreccino con gli avvenimenti appena vissuti da Parigi e della Francia: la rivolta dei gilet gialli e la crisi della politica.
Come giudica lo stato attuale della cultura europea?
«Intanto, è già un punto di partenza affermare, come io mi sento di fare, che una cultura europea esiste. Quando ho accettato la proposta di venirne a parlare a Milano, tutti sapevamo che la grande sconfitta, nella cacofonia mondiale delle nazioni oggi, è l’Europa. Ma non eravamo ancora in questa situazione di crisi violenta. Quel che è appena accaduto a Parigi a mio avviso è un avviso di tempesta per tutta l’Europa, non solo per la Francia».

10dic/180

L’appello promosso da Thomas Piketty. Una Ue sovrana e piu’ giusta

Appello di Thomas Piketty, economista francese (Repubblica 10.12.18). L’elenco completo è su www.tdem.eu

“”Noi, cittadini europei, provenienti da contesti e Paesi diversi, lanciamo oggi questo appello per una profonda trasformazione delle istituzioni e delle politiche europee. Questo Manifesto contiene proposte concrete, in particolare un progetto per un ” trattato di democratizzazione” e un “progetto di budget” che può essere adottato e applicato nella sua forma attuale dai Paesi che lo desiderino, senza che nessun altro Paese possa bloccare quanti aspirino al progresso. Può essere firmato online ( www. tdem. eu) da tutti i cittadini europei che in esso si riconoscono. Può essere modificato e migliorato da qualunque movimento politico. Dopo la Brexit e l’elezione di governi antieuropeisti a capo di diversi Paesi membri, non è più pensabile continuare come prima. Non possiamo limitarci ad aspettare le prossime uscite o un ulteriore smantellamento senza apportare cambiamenti radicali all’Europa di oggi. Oggi, da un lato il nostro continente è intrappolato tra movimenti politici il cui programma si limita alla caccia a stranieri e rifugiati, programma che ora hanno iniziato ad attuare; dall’altro, vi sono partiti che si dichiarano europei, ma che in realtà sono ancora convinti che il liberalismo di base e la diffusione della concorrenza a tutti (Stati, imprese, territori e individui) siano sufficienti a definire un progetto politico.

5dic/180

Einstein, scienza e religione

Articolo di Giuseppe Sarcina (Corriere 5.12.18) “La sua «Lettera su Dio» all’asta per quasi 3 milioni. La «debolezza umana» nel documento venduto a New York”


WASHINGTON «Per me la parola “Dio” non è altro che l’espressione e il risultato della debolezza umana». Firmato Albert Einstein, 3 gennaio 1954, Princeton, New Jersey. È il passaggio chiave di una delle lettere più famose del grande scienziato. E oggi anche la più preziosa, visto che Christie’s ieri l’ha venduta per 2 milioni e 892.500 dollari, compresi i diritti d’asta, a New York. La quotazione iniziale era di 1-1,5 milioni di dollari. È un testo in tedesco di due pagine, con qualche correzione, indirizzato a Eric Gutkind, autore del libro «Choose Life: The Biblical Call to Revolt». L’appello è agli ebrei, partendo dalla «incorruttibilità» di Israele. A quell’epoca Einstein aveva già 74 anni. Aveva ottenuto il Nobel nel 1922, rivoluzionato la fisica, e non solo, con la teoria della relatività. Da almeno vent’anni era uno dei pensatori più importanti e più popolari del pianeta. Merito anche del suo stile diretto, della sua libertà di pensiero che imponevano il confronto, se non la polemica. Non cambio idea: la Bibbia è una raccolta di leggende venerabili ma comunque piuttosto primitive. La «Lettera su Dio» ne è un esempio.