apr/100
Il diritto di essere felici
Michela Marzano e Stefano Bartezzaghi su come cambia il concetto di felicità.
Gli economisti la usano al posto del pil per misurare il benessere delle nazioni.
I filosofi si interrogano su come raggiungerla in un’epoca senza più grandi utopie.
I politologi la considerano il compito principale delle democrazie contemporanee.
Perchè oggi essere felici non è più solo un’aspirazione individuale, ma un dovere collettivo.
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mar/100
La morale sessuale della Chiesa
Un articolo tratto da Cattolicesimo Reale di Walter Peruzzi dove si approfondisce il tema della morale sessuale repressiva e invasiva cattolica, senza la quale “rischierebbe di venir meno il potere di controllo della Chiesa sulle persone e di franare quella concezione della vita dominata dall’idea del peccato, che spinge i fedeli a chiedere l’intercessione del prete per ottenere la salvezza eterna”
“… la condanna maniacale del piacere sessuale, visto come il peggiore dei peccati, porta a condannare allo stesso modo come “lussuria” sia masturbazione, fornicazione, atti omosessuali (ossia il libero uso del proprio corpo da soli o con altri), sia lo stupro (cioè un atto di brutale violenza contro persona non consenziente) e il “peccato”, solo un po’ più grave, con minori. La “colpa” principale, per questa morale distorta, è nel fatto che si cerchi un piacere peccaminoso, non nel fatto che si commetta violenza contro una persona. Una volta derubricato l’abuso su minori a una forma di “lussuria”, come masturbazione o fornicazione, si comprende che sia stato considerato un problema da confessionale e non da tribunale, non dandovi molto più peso che a un qualsiasi altro “atto impuro”.
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mar/100
Poverta’ e valori “non negoziabili”
Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (2007) richiamato da Umberto Galimberti nel suo ultimo libro ‘I miti del nostro tempo’:
- il 18% della popolazione mondiale (circa 800 milioni di persone) dispone dell’ 83% del reddito mondiale
- mentre l’ 82% della popolazione mondiale (circa 5 miliardi) si ripartisce il restante 17%
- l’estrema povertà potrebbe essere sradicata all’inizio del prossimo secolo con una spesa di 80 miliardi di dollari l’anno, cioè meno del patrimonio netto accumulato dalle sette persone più ricche del mondo
- le dieci persone più ricche del mondo, infatti, possedevano nel 2007 patrimoni per 133 miliardi di dollari che equivalgono a 1 volta e mezzo il reddito nazionale dei 48 paesi meno fortunati.
La domanda potrebbe essere: come mai la povertà, come d’altronde la guerra, non rientrano tra i valori “non negoziabili” della Chiesa? Quelli, per intenderci, che in Italia hanno portato la gerarchia ecclesiastica a far cadere il governo del “cattolico adulto” Prodi che si era permesso di presentare un proposta dei legge come i “Dico” per regolamentare le coppie di fatto?
mar/100
Rivelazioni e monoteismi (citazioni)
(da John Stuart Mill, “La libertà”, Rizzoli 1999)
Citazione tratta da “Un’etica senza Dio”, Eugenio Lecaldano, Editori Laterza 2006
“”E per tutti gli uomini, il mondo significa quella parte con cui ognuno entra in contatto: il suo partito, la sua setta, la sua chiesa, la sua classe sociale; al confronto, si potrà quasi definire liberale e di ampie vedute quell’uomo ai cui occhi il mondo arriva ad abbracciare il suo Paese o la sua epoca. La fede dell’individuo in questa autorità collettiva non vacillerà minimamente, neanche quando si renderà conto che altre epoche, altri Paesi, sette, chiese, classi e partiti hanno pensato esattamente il contrario e magari lo pensano ancora. Egli trasferisce al proprio mondo la responsabilità di avere ragione, di fronte al dissenso dei mondi altrui; e non lo turba mai il pensiero che solo un puro caso ha deciso quale di questi numerosi mondi sia oggetto della sua fiducia, e che le stesse cause che hanno fatto di lui un anglicano a Londra, avrebbero potuto farne un buddista o un confuciano a Pechino. Eppure è cosa di per sé evidente, né la si potrebbe rendere più evidente con una sfilza di ragionamenti, che le epoche non sono più infallibili degli individui; a qualsiasi epoca è capitato di sostenere una quantità di opinioni che le epoche successive hanno ritenuto non solo false, ma assurde; ed è tanto certo che le epoche a venire respingeranno parecchie opinioni oggi generalmente diffuse, quanto è certo che molte opinioni un tempo diffuse sono oggi respinte da questa nostra epoca.”"
mar/100
Familismo: perche’ l’Italia non ha un’etica pubblica
Una intervista allo storico Paul Ginsborg sul suo nuovo libro “Famiglie del Novecento”: “Nel nostro Paese, segnato dagli scandali, i rapporti parentali sono un ostacolo alla crescita democratica … questa del ‘tengo famiglia’ è una filosofia antica e tipicamente italiana, ‘un tratto che scaturisce dalla mancata creazione di un’etica pubblica’ … l’Italia è stata caratterizzata storicamenteda da un accentuato individualismo, da una società civile debole soprattutto nel Sud e da uno Stato democratico di tarda formazione.”
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feb/100
Dio e’ morto, viva la morale!
Da “Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima” di ARMANDO MASSARENTI, ed Il Sole 24 Ore, riportiamo la seguente “lettura di filosofia” (pagg. 91/92):
“”Solo una cosa, diceva Gaetano Salvemini, è peggiore dell’anticlericalismo: il clericalismo.
Vale a dire la religione e il clero che si presentano nelle vesti di un potere fine a se stesso, debordante e pervasivo, senza rispetto per la laicità dello Stato, per le istituzioni liberali e per la moderna separazione tra religione e politica.
C’è ancora di peggio? Si, C’è quel modo subdolo di trattare gli ‘altri’ – cioè gli atei, gli agnostici e gli appartenenti ad altre fedi religiose – come se fossero privi di ’senso morale’. Chi non crede in Dio, si sottintende, non può che essere una persona disonesta, inaffidabile, priva di scrupoli. Ma siamo sicuri che le cose stiano così? Ecco alcune facili controprove.
Tra le persone che ci circondano ce ne sono di variamente sensibili all’onestà e alla correttezza. Ma le categorie degli onesti e dei corrotti non corrispondono per nulla a quelle dei credenti e dei non credenti.
Ma c’è anche una controprova più profonda.. Ricordate la famosa frase di Dostoevskij: “Se Dio è morto tutto è permesso”? Niente di più falso e fuorviante. La religione, infatti, non è il fondamento dell’etica. Semmai è il contrario. Noi – diceva Platone – amiamo gli dèi perché essi mostrano di essere virtuosi, buoni a santi, e non li consideriamo buoni perché essi sono dèi. L’etica viene prima della religione. La quale può comunque assumersi l’importante compito di dare una veste e una autorità mitiche alla moralità. Anche se talvolta, svolgendo questo compito, esagera minando le fondamenta stesse della moralità. Come fa appunto, ad esempio, il clericalismo, trasformando tutto in una mera forma di dominio delle anime.
Dunque, se togliamo di mezzo Dio, l’etica non solo non è affatto minacciata, ma puà svolgere meglio i suoi servigi a chiunque, indipendentemente dal credo religioso di ciascuno.
“Non solo Dio è morto, ma provate a cercare un idraulico di domenica.” E’ una famosa battuta di Woody Allen. Scritta probabilmente senza rendersi conto che la domenica è il ‘giorno del Signore’. Giorno ’sacro’, in cui non si lavora. Almeno in questo senso ci piacerebbe conservarlo tale per tutti, e non solo per gli idraulici.”"
feb/100
Etica del dubbio
“Contro l’etica della verità significa a favore di un’etica del dubbio. Al di là delle apparrenze, il dubbio non è affatto il contrario della verità. Ne è la riaffermazione, è un omaggio alla verità, ma una verità che ha sempre e di nuovo da essere esaminata e ri-scoperta.”
Gustavo Zagrebelsky
(tratto da “Contro l’etica della verità”, Gustavo Zagrebelsky, Editori Laterza)
feb/100
Veleni ecclesiastici e mortre del sacro
Un articolo di Enzo Mazzi sul Manifesto del 6.2.10: “”…Ha ragione il sociologo Franco Ferrarotti nel sostenere che la fame di sacro e il bisogno di religione vanno sottratti all’abbraccio mortifero della religione-di-chiesa, burocratica e gerarchicamente autoritaria, ma aggiunge che ciò va fatto con una lotta su più fronti, «dentro ma anche fuori della chiesa». Insomma i laici non possono più continuare a chiamarsi fuori dai problemi religiosi, ecclesiali e perfino teologici. Le frontiere della laicità non si possono più disegnare in base al muffito metro del credere/non credere. C’è bisogno di consapevolezze nuove e di percorsi inediti. Val la pena di tentare?”"
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ott/090
Etica laica
In materia di bioetica “chi si muove in una prospettiva laica, intende promuovere le nuove libertà, proponendo ovunque possibile regole tali da permettere la coesistenza di persone che seguono orientamenti diversi, senza danni o sopraffazioni reciproche”.
In questo spirito vari scienziati e intellettuali laici – tra cui Giovanni Boniolo, Gilberto Corbellini, Eugenio Lecaldano, Gianni Vattimo, Carlo Augusto Viano, … – hanno promosso alla fine del 2007 il “NUOVO MANIFESTO DI BIOETICA LAICA”, che riportiamo nell’allegato tratto dal sito di POLITEIA:
set/090
Istruzione e etica laica
A proposito di istruzione e etica laica riportiamo parte di un intervento del filosofo e scrittore FERNANDO SAVATER, uno dei più noti intellettuali spagnoli di oggi:
“”(…) su questioni di fatto – scientifiche, per intenderci – le spiegazioni religiose sono inappellabilmente inaccettabili: vale a dire che sono false, perché nessun fatto verificabile potrebbe mai smentirle (secondo i parametri fissati da Popper) o confermarle. E nemmeno si riesce a concepire quale genere di evidenza probatoria potrebbe servire a dimostrarle. E se sono inaccettabili come spiegazioni, lo saranno anche come via di apprendimento per i neofiti, che nemmeno dispongono delle risorse intellettuali per premunirsene. è dunque tollerabile la tolleranza di un insegnamento religioso? Non mi riferisco ovviamente alla pubblica istruzione, da cui la religione dev’ essere esclusa per elementare logica democratica, ma anche ai licei privati. Possiamo, noi persone laiche, attente all’ istruzione (che dev’ essere sempre uno sforzo verso la veracità o almeno verso la possibilità razionalmente più fondata, pur restando obbligatoriamente aperta e rivedibile) approvare in nome della libertà che vengano insegnate falsità o spiegazioni inverificabili a chi meno è in grado di difendersi da esse? E non solo su questioni scientifiche obbiettive, ma anche nel campo della morale e dei valori che dobbiamo condividere: è ammissibile che su queste materie venga impartita una formazione che lascia intendere che non esistono doveri e precetti etici se non quelli emanati da un’ autorità soprannaturale o quelli che concordano supinamente con essi? Se la libertà di insegnamento prevale su qualsiasi altra considerazione, perché la negromanzia o lo spiritismo, così come la dottrina dell’ esistenza di razze superiori, sono formalmente e universalmente esclusi dai programmi di studio? (…) Vale a dire che in tutti i campi – e in particolare nella scuola – deve rimanere aperta la possibilità di denunciare la falsità o la nocività delle credenze religiose quando esse abbandonano il loro ruolo poetico-simbolico pretendendo di competere con la scienza o con il discorso politico. So che è difficile arrivare a qualcosa di simile per vie istituzionali senza apparire intransigenti, ma conviene ricordare che su certe questioni una dose di intransigenza rappresenta un elemento insostituibile della salute mentale e morale.””