Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

23giu/17Off

Chi paga il conto del sacco bancario

Articolo di Massimo Giannini (Repubblica 22.6.17) «Di tutto il “marcio” finirà nella bad bank di cui si dovrà occupare l’Erario. Come nella migliore tradizione italiana, ripetiamo uno schema che somiglia alla solita privatizzazione dei profitti e pubblicizzazione delle perdite»”

“”È inutile sdottoreggiare di bail in e di burden sharing. Il grande Sacco Bancario di questi anni, alla fine, lo stiamo pagando noi. Montepaschi, Etruria e le altre tre “banchette”, fino ad arrivare alle due popolari venete: cosa resta del mesto Carnevale inscenato dai Signori del Credito, se non la maschera di Pantalone che apre il portafoglio e copre i buchi con il denaro pubblico? In queste ore politica e mercati brindano al presunto “salvataggio” della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Nel deserto della finanza tricolore incede fiero il tanto agognato Cavaliere Bianco. Banca Intesa, si prende le due venete ed evita la temuta procedura di “risoluzione” che avrebbe scaricato i costi del default non solo sugli azionisti, ma anche sugli obbligazionisti senior e (pro quota) i depositanti oltre i 100 mila euro.

18giu/17Off

Il Vaticano di Francesco scomunica mafiosi e corrotti

Articolo di Carlo Tecce (Fatto 18.6.17)

“”Oggi le mafie – e le chiamo al plurale – sono ovunque e ovunque la Chiesa deve cacciare i mafiosi”, sostiene monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, diocesi di Palermo che comprende Corleone. Anche Pennisi, prete siciliano e antimafia, era al seminario del Vaticano, organizzato giovedì dal dicastero per lo Sviluppo umano integrale con il compito di reperire uno strumento per scomunicare corrotti e mafiosi. Ovunque, come ripete Pennisi. E non soltanto in Sicilia o in Calabria o in Campania. All’incontro c’erano magistrati, poliziotti, i vertici delle Conferenze episcopali italiane, messicane, sudamericane, dell’est Europa, il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone e il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. “Papa Francesco è sempre vigile su questi temi”, ricorda Pennisi. Jorge Mario Bergoglio, due anni fa in visita in Calabria, riprese l’appello di Giovanni Paolo II: “A quanti hanno scelto la via del male e sono affiliati a organizzazioni malavitose rinnovo il pressante invito alla conversione”. Non solo: “Coloro che nella loro vita hanno questa strada di male, i mafiosi, non sono in comunione con dio: sono scomunicati”. E ai parlamentari, accorsi in udienza in Vaticano, dopo il primo anno di pontificato, disse severo: “I peccatori saranno perdonati, i corrotti no”.

31mar/17Off

Evasione da record: pochi controlli, sale a 111 miliardi

Da Fatto Quotidiano 30.3.17

“”Niente di nuovo sul fronte della lotta all’evasione. Come ha certificato in Parlamento il presidente della commissione sull’economia sommersa, Enrico Giovannini, nel 2014 il tax gap, la differenza tra le imposte che si dovrebbero pagare e quelle effettivamente pagate, si è allargato a 111,6 miliardi di euro dai 108 miliardi del 2012. La propensione all’evasione dei contribuenti è salita così dal 23,6% al 24,8%, ma è una media da pollo di Trilussa: la differenza tra le imposte che si dovrebbero pagare e quelle effettivamente pagate è altissima per l’Irpef del lavoro autonomo e d’impresa, si attesta al 59%, mentre per il lavoro dipendente non arriva al 4%. L’Iva si conferma l’imposta preferita dagli evasori che se ne intascano almeno il 30%. Questo aumento, si legge nella relazione aggiornata che Giovannini ha illustrato alla Bicamerale, deriva per 844 milioni dall’evasione fiscale (+0,8% rispetto al 2013) e per un miliardo dall’evasione contributiva (+9,8% rispetto al 2013). Irrisori i controlli effettuati: 200mila (compresi gli automatici) su una platea di 4 milioni d’imprese.”"

21mar/17Off

Rodota’: “La spintarella, un vizio antico in questo Paese dei diritti negati”

Intervista a Stefano Rodotà di Matteo Pucciarelli (Repubblica online 21.3.17) “Il costituzionalista: “Pur nelle degenerazioni, un tempo i partiti avevano a cuore le sorti della gente. In alcune situazioni, in alcuni luoghi, quella tra Dc e Pci era una benefica concorrenza. La presenza sul territorio dava un rapporto continuativo tra eletti ed elettori, il consenso veniva raccolto attraverso una relazione stabile”

“”Era 34 anni fa quando Stefano Rodotà, parlamentare della Sinistra indipendente, organizzò con il Pci il convegno “La raccomandazione, uno scandalo da eliminare”. Ieri Repubblica ha rivelato il catalogo della spintarella, conservato all’Archivio di Stato.
Professore, ma dal punto di vista “tecnico”, la raccomandazione che cos’è?
“È una forma di relazione sociale e ha un radicamento lontano. In un mio saggio, anni fa, citavo Ruggiero Bonghi, che nel 1868 scriveva, con grande consapevolezza politica e culturale del suo tempo: “Non un impiego conferito senza raccomandazione di deputati, non una promozione accordata senza visto dell’interesse politico, non un contratto stipulato dal governo senza che la stipula non venga presentata da un deputato”".
La raccomandazione è un male per antonomasia?
“Non la dobbiamo necessariamente leggere in una maniera del tutto critica. In molti casi è o era semplicemente la richiesta di poter godere di un diritto negato. Adesso le cose sono cambiate, spesso sono fenomeni marginali ma di tipo più corruttivo “.
Anche a sinistra si facevano le raccomandazioni?

4mar/17Off

I 300 mila euro di parcelle Consip al patron della fondazione Open

Articolo di Emiliano Fittipaldi (Repubblica 4.3.17)

“”«Se il Giglio Magico appassisce, Matteo rischia di crollare. Ha spadroneggiato affidandosi ai suoi fedelissimi per tre anni, e fuori dal cerchio dei compari ha coltivato solo nemici. Ora rischia di pagare le conseguenze di scelte scellerate». A Palazzo Chigi i renziani sono preoccupati perché hanno capito che l’affaire della Consip, al di là delle accuse penali tutte ancora da dimostrare, è innanzitutto uno scandalo politico. E che può travolgere l’intero sistema di potere “made in Toscana” che l’ex boy scout ha esportato nell’avventura di governo, piazzando nell’esecutivo e nei posti chiave della pubblica amministrazione amici di famiglia, consiglieri di vecchia data, collaboratori storici e leopoldini, a discapito troppo spesso del merito, dell’esperienza e delle capacità. L’inchiesta Consip, soprattutto, mette in evidenza – e non per la prima volta – un groviglio armonioso tra interessi pubblici e vicende privatissime, una gestione del potere a volte opaca e un’eccesso di spregiudicatezza che ha caratterizzato il modus operandi di alcuni pezzi da novanta del Giglio Magico.

31ott/16Off

Le relazioni intricate tra mafia, politica e economia

Articolo di Attilio Bolzoni (Repubblica 31.10.16) sul libro “Padrini e padroni” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Mondadori, pagine 216, euro 18 “Le collusioni di ieri uguali a quelle di oggi nel nuovo saggio del magistrato Nicola Gratteri. L’Italia della corruzione: quel lungo filo nero fra boss e colletti bianchi

“”L’Italia della corruzione e delle sue mafie, prima e dopo. L’Italia dei patti e delle trame, sempre. L’Italia dove il «camorrista ripulito» diventa capo elettore a Napoli nel 1874 e dove i boss calabresi allungano le mani sui fondi del terremoto del 1908, come lo faranno cent’anni dopo all’Aquila nel 2009. Ogni volta sembra tutto nuovo ma purtroppo tutto è già accaduto. Mafiosi, corrotti e corruttori, sciacalli, ladri. E i famigerati “colletti bianchi” che sono e sono sempre stati la faccia pulita dei poteri criminali. C’erano ieri e ci sono ancora oggi. Come gli ‘ndranghetisti, che da quando esistono — lo ricorda Corrado Alvaro parlando del suo paese, San Luca, sull’Aspromonte — «formavano uno degli aspetti della classe dirigente». Il titolo è Padrini e Padroni (Mondadori, pagg. 218, euro 18), libro firmato dal procuratore capo della repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri e da Antonio Nicaso, coppia di saggisti che in queste pagine si addentra per la prima volta nelle relazioni con la politica e l’economia e nei labirinti delle logge segrete. È la fotografia di una democrazia permanentemente condizionata dall’uso della forza. Si parte da lontano, dall’inizio. E da una Calabria che ha una ‘Ndrangheta che ancora prima del 1900 «comincia a dotarsi di una struttura molto simile a quella attuale, basata su due livelli», la Società Maggiore e la Società Minore. Si passa dal Fascismo e dalla repressione poliziesca che schiaccia solo i boss che non hanno saputo mimetizzarsi (il Duce non fece mai un riferimento alla pericolosità della mafia calabrese nel suo celebre discorso dell’Ascensione del 26 maggio 1927) e si sfiora il golpe di Junio Valerio Borghese dove la ‘Ndrangheta non si fece coinvolgere, per arrivare ai giorni nostri. Ai De Stefano e ai Piromalli, ai Nirta, ai “boia chi molla” della rivolta di Reggio del 1970, ai Tripodo e ai Macrì.

30ott/16Off

Nei caveau di Lugano l’ultimo Fort Knox degli evasori italiani

Articolo di Ettore Livini (Repubblica 30.10.16) “Il reportage. Continua a crescere il numero delle cassette di sicurezza anonime per custodire il “nero”.”

“”LUGANO – Ciao ciao Agenzia delle entrate. Cari saluti alla voluntary disclosure. Gli evasori tricolori hanno scoperto il nuovo Fort Knox: decine di migliaia di cassette di sicurezza anonime a prove d’erario spuntate dal nulla negli ultimi anni in caveau blindatissimi a Lugano e dintorni. Un Far West dove né forze dell’ordine né fisco possono mettere il naso e «di cui non abbiamo una mappa precisa» ammette Fabio Tasso, Commissario capo della polizia ticinese. E dove da qualche giorno, complice la caccia ai contanti minacciata dal governo, sono tornati a bussare i nostri concittadini in cerca di un tetto sicuro per il loro “nero”. Come funziona l’ultima trincea dei furbetti delle tasse? Repubblica, per capirlo, è andata in Svizzera e ha provato ad affittare una di queste cassette. Ecco come è andata.
«Pronto? Buongiorno. Sì, riceviamo solo su appuntamento… Domani alle 12.30? Ok». Il Bengodi degli evasori tricolori è più accessibile di quanto si immagini. Dista una telefonata e 76 km da Milano. I nomi degli specialisti – legalissime società private con pochissimo capitale – sono un libro aperto (basta digitare su Google “cassette di sicurezza Lugano”). Noi abbiamo scelto la Helvetic Securgest che affitta 900 cassette in piena «affidabilità e riservatezza». Quello di cui abbiamo bisogno.

15set/16Off

Se l’odore dei soldi puo’ cambiare la Ue

Articolo Roberto Saviano (Repubblica 15.9.16)

“”Vi siete mai chiesti da dove venga la locuzione latina “pecunia non olet”? Svetonio in “De vita Caesarum” per primo racconta questo aneddoto: Tito, figlio di Vespasiano, rimprovera al padre di aver messo una tassa sull’urina raccolta nelle latrine, che da quel momento sono dette vespasiani. Tito si vergogna perché il popolo usa il nome di suo padre per indicare i bagni. E in segno di sfida, dopo aver urinato, al cospetto di suo padre getta sprezzante a terra due monete, come fossero elemosina. Si narra che Vespasiano, raccolte le monete, le abbia avvicinate prima al suo naso e poi a quello del figlio e gli abbia chiesto quale fosse il loro odore. Quello che Vespasiano voleva dimostrare a Tito era che il denaro non ha odore, da qualunque parte arrivi, in qualunque modo venga guadagnato e per qualunque scopo. E invece no, il denaro ha odore. Bisogna saperlo riconoscere. Spesso puzza di sangue e di riciclaggio. Di droga, armi e petrolio e l’Europa, questa valanga di denaro, il cui odore dovremmo imparare a riconoscere, la accoglie di continuo tramite quelli che comunemente definiamo paradisi fiscali. Ogni Stato ha il suo buco nero: la Francia ha il Lussemburgo, la Germania ha il Liechtenstein, la Spagna ha Andorra, l’Italia ha San Marino. Tutto il mondo ha la Svizzera e Londra. Una Europa che sappia riconoscere l’odore del denaro potrebbe ripartire anche dalla Germania, da un Paese che sa cosa significhi deficit di diritti umani. Un Paese dove oggi mancano leggi antiriciclaggio efficaci e il reato di associazione mafiosa, ma che saprebbe affrontare questi delicatissimi temi tenendo presente dignità umana e diritti, tanto alto è stato il prezzo che ha pagato, nel Novecento, per la loro mancanza.

20ago/16Off

Deutsche Bank. Rifiutare il premio di 8,5 mln di dolllari

Articolo di Vincenzo Comito (manifesto 20.8.16)

“”Un ex-funzionario della Deutsche Bank, Eric Ben-Artzi, ha rifiutato la sua parte del compenso offerto dalla Sec, l’organismo che dovrebbe vigilare sulla Borsa statunitense, come premio per aver rivelato alle autorità, insieme ad altri, le irregolarità cui egli stava assistendo negli uffici dell’istituto tedesco. L’impiegato aveva una formazione matematica di alto livello ed era addetto al controllo del rischio di mercato della banca, un mestiere che vede l’utilizzo di molti scienziati per il calcolo di complessi modelli econometrici; può essere curioso ricordare che eccellono in questa specialità i matematici ed informatici russi e, nello stesso tempo, sottolineare come tali competenze potrebbero essere meglio utilizzate in compiti più utili per il genere umano. Bisogna anche ricordare che dal 2011 la Security and Exchange Commission (Sec) fornisce un compenso oscillante tra il 10% e il 30% delle multe comminate alle imprese a chi la aiuta nello scoprire i comportamenti irregolari praticati dalle stesse.

19ago/16Off

Raffaele Cantone spiega perche’ e’ favorevole alla legalizzazione della cannabis

Intervista a Raffaele Cantone di Alessandra Arachi (Corriere 19.8.16)

“”Raffaele Cantone, quindi ha cambiato idea: adesso dice sì alla proposta di legalizzazione della cannabis? «Ho cambiato idea sì, ma stiamo attenti: io non offro certezze sul tema».
Che vuol dire? Lei è un magistrato. Di più: oggi è il capo dell’Anticorruzione e ci dice che non ha certezze? Pensa che la legalizzazione della cannabis possa togliere profitti alla criminalità organizzata? «Questo è il punto meno importante: con la cannabis la criminalità organizzata non guadagna molto. Il suo core business sono gli stupefacenti pesanti, non la cannabis».
E allora? «Allora ci sono due considerazioni molto importanti che mi hanno portato a cambiare idea su questo punto. Anche se…».
Anche se? «La vera considerazione che mi ha portato a cambiare idea sono stati i miei figli: da quando sono diventati più grandi ho cominciato a guardare questo fenomeno della cannabis da una finestra molto diversa».