Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

16set/180

Un insegnante risponde a Salvini

“”Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini ,
ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”. Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle. Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica. La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero?
Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica.

21ago/18Off

Citazioni e aforismi sulla creativita’: “Essere tenaci”

Dal sito nuovoeutile di Annamaria Testa

“Le menti creative devono aver saputo sopravvivere a ogni tipo di cattiva educazione”
Anna Freud (psicoanalista)

“Creare è resistere, e resistere è creare”
Don Andrea Gallo (prete, attivista per i diritti)

“L’unico posto in cui ‘successo’ viene prima di ‘sudore’ è il dizionario
Vidal Sassoon (hair stylist)

”Sono i dilettanti a cercare l’ispirazione. Tutti gli altri si rimboccano le maniche e si mettono al lavoro”
Chuck Close (pittore e fotografo)

“Io so con assoluta certezza di non possedere un talento speciale; la curiosità, l’ossessione e l’ostinata resistenza, unita all’autocritica, mi hanno portato alle mie idee”
Albert Einstein (fisico)

”Niente al mondo può sostituire la tenacia. Il talento non può farlo: non c’è niente di più comune di uomini  pieni di talento ma privi di successo. Il genio non può farlo: il genio incompreso è quasi proverbiale. L’istruzione non può farlo: il mondo è pieno di derelitti istruiti. La tenacia e la determinazione invece sono onnipotenti”
Calvin Coolidge (politico)

8ago/180

Sovranismo di genere. Da Trump a Salvini

Articolo di Michele Serra (Repubblica 8.8.1 “8) “Tutti maschi, solo maschi il nuovo potere si vendica delle donne”

“”Maschi di razza bianca tra i venti e i quaranta – l’età della guerra – quasi tutti con i capelli cortissimi, giubbotti di pelle, felpe nere e occhiali neri, l’atteggiamento muscolare/marziale di chi presidia un territorio per allontanare un pericolo, respingere un nemico. Sono gli attivisti argentini di Pro Vida che manifestano contro la legalizzazione dell’aborto (foto pubblicata ieri su questo giornale), fronteggiando, falange di uomini, un corteo di donne. Ma per capire dove siamo, e di quale gruppo umano si tratta, ci vuole la didascalia. Perché potrebbero benissimo essere, al primo sguardo, manifestanti polacchi o ungheresi o austriaci in supporto ai loro governi nazionalisti, o ultras di una delle tante curve di destra che, con poche eccezioni, governano negli stadi europei. Si tratta di un’antropologia piuttosto uniforme: etnicamente monocolore e maschile quasi in purezza, con sparutissime femmine a fare da supporter – mai, comunque, da leader.

8ago/180

Per L’Europa dei diritti Le liberta’ fondamentali sono universali

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 8.8.18)

“”Nominare i diritti non basta a rendere una politica coerente con i diritti. Ce lo dobbiamo ricordare quando il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, propone di distribuire i diritti secondo la sua concezione di persona e di relazioni interpersonali. Quando vuole, nel nome dei diritti, promuovere la sua visione di “italiani”, di “cittadini” e di “famiglia”. Come se non avessimo una Costituzione. Come se non avessimo sottoscritto convenzioni internazionali ed europee sui diritti, i quali, dalla fine dei totalitarismi, non sono più SOLO dei connazionali o di una parte della popolazione. I diritti non sono proprietà di nessuno, nemmeno ( o soprattutto) della maggioranza. Il rovesciamento proposto dal ministro dell’Interno stravolge i diritti facendone strumenti di discriminazione e di esclusione. Non è questa la loro natura. E soprattutto, non è questa l’Italia (e l’Europa) nella quale la nostra cultura etico- politica è radicata, come Massimo Cacciari e altri intellettuali hanno scritto nell’appello- manifesto che hanno lanciato dalle pagine di questo giornale.

8ago/180

Argentina, in piazza la sfida delle donne “Si all’aborto legale”

Articolo di Emiliano Guanella (Stampa 8.8.18)

“”Las «socorristas» hanno preparato un’installazione artistica da esibire davanti al Congresso nella lunga notte che oggi deciderà se l’Argentina legalizzerà o no l’aborto. Esporranno 4.137 assorbenti intimi macchiati di vernice rossa, con un nome e una breve frase delle donne che hanno aiutato ad abortire l’anno scorso. Il loro «pronto soccorso» non è medico, ma un sostegno psicologico e pratico in un Paese dove l’aborto è permesso in ospedale solo in caso di stupro, rischio di vita per la madre o grave malformazione del feto. A chiamarle sono soprattutto giovani e giovanissime, che non sanno cosa fare di fronte ad una gravidanza non pianificata, non desiderata, spesso con un compagno che non vuole essere padre.
L’escamotage

30lug/180

Cannabis terapeutica. “Solo un miraggio per ri nostri malati”

Due articoli sulla cannabis terapeutica (manifesto 29.7.18) LEGGI DI SEGUITO


Cannabis terapeutica. «Solo un miraggio per i nostri malati» di Giovanni Stinco “L’erba voglio. La denuncia del Comitato dei pazienti. La ministra Grillo (5Stelle) annuncia acquisti dall’Olanda. Ma per la Lega è «l’erba della morte». La legge prevede che sia fornita dal sistema sanitario, ma in molte regioni manca del tutto”

“”«La cannabis medica tornerà in tutte le farmacie? Bene, i malati di tutta Italia saranno felici certo, ma tanto io i soldi per comprarla non ce li ho». Ugo, 40 anni, è uno dei tanti pazienti che non possono accedere alle cure a base di cannabis terapeutica.
IL MOTIVO È MOLTO SEMPLICE: non tutte le Regioni garantiscono a chi ne ha bisogno le cure gratuite. E così, dopo la soddisfazione dovuta ai recenti annunci della ministra della sanità Giulia Grillo («compreremo altri 250 kg di prodotto dai Paesi Bassi»), tutti sono ritornati con i piedi per terra. Perché se è vero che con gli sforzi del Ministero le farmacie dovrebbero evitare nel futuro di non poter rifornire i malati armati di regolare ricetta – come successo a gennaio e nel 2017 -, è anche vero che sono centinaia in Italia le persone che, anche con la prescrizione del medico in mano, alla tanto agognata cannabis terapeutica non potrebbero comunque mai arrivarci. Perché, molto semplicemente, non possono permettersela.
Capita al signor Ugo, con una grave patologia circolatoria, e così a tanti altri. C’è chi si espone, e sono pochi, tanti altri per pudore e dignità non vogliono esporsi. Chi ci mette la faccia racconta sempre la stessa storia, dal Trentino alla Sicilia.
«Ho una fibromilagia che mi impedisce di lavorare e per tenere sotto controllo i sintomi tra cui il dolore acuto avrei bisogno della cannabis, ma per avere la cannabis dovrei lavorare. E’ un cane che si morde la coda», spiega la signora Debora Minutella, 49 anni della provincia di Trento.

29lug/180

Gli italiani non si informano

Articolo di Annamaria Testa dal suo sito nuovoeutile 21.5.18

“”Gli italiani non si informano. Non lo fanno nemmeno su internet: sono infatti gli ultimi in Europa per la lettura di notizie online. La quale continua a decrescere di anno in anno, con ogni probabilità anche a causa dell’introduzione dei paywall (i sistemi che obbligano a pagare qualcosina per accedere a contenuti di qualità in rete).
INFORMAZIONE IN RETE, A dire che gli italiani non si informano è l’Ansa, citando l’ultimo rapporto della Commissione UE sullo sviluppo digitale. Il rapporto prende in esame diverse aree, ma quello che qui ci interessa è il capitolo 3 (pagina 8) che riguarda l’uso dei servizi internet. Dunque: usiamo la rete più o meno in media con gli altri cittadini europei per cercare musica, video e giochi, per fare videochiamate e per frequentare i social network.
La usiamo meno degli altri per accedere ai servizi bancari o per comprare cose. La usiamo molto meno degli altri per leggere notizie. Del resto, per rendersi conto di tutto ciò basta fare un giro in metropolitana e sbirciare quanto appare sugli schermi degli onnipresenti telefonini.

25lug/180

Il battito d’ali del Sessantotto

Artcolo di Fulvio Cammarano (Corriere 25.7.18) “Svolte. Cinquant’anni dopo, Marcello Flores e Giovanni Gozzini ridiscutono la (il Mulino). Eventi limitati generarono mutamenti globali. E trionfò l’individualismo”

“”Tra i volumi sul Sessantotto usciti recentemente, uno dei più stimolanti è senza dubbio quello di Giovanni Gozzini e Marcello Flores intitolato 1968 (il Mulino) che, richiamandosi «all’approccio della World History», vede nel Sessantotto una «data spartiacque dell’intera seconda parte del Novecento». Il Sessantotto infatti è, sì, la celebrata/denigrata esplosione di movimenti studenteschi, destinata nel breve periodo a una sconfitta politica, ma è anche il motore di lente e spesso carsiche trasformazioni che nel lungo periodo hanno modificato il rapporto tra potere e società civile. Rifacendosi alla teoria dell’«effetto farfalla», gli autori vedono negli studenti in piazza un battito d’ali lì per lì ignorato, in grado però di cambiare le condizioni iniziali: «I processi storici si alterano in modo inizialmente impercettibile, ma alla lunga decisivo». Nonostante la sua dimensione elitaria (gli studenti attivi erano appena il 4 per cento di una coorte generazionale «“viziata” dalle aspettative su di essa riversate dalla generazione precedente»), «il Sessantotto rappresenta il primo evento della storia umana ad accadere simultaneamente ai quattro punti cardinali del mondo, di qua e di là della cortina di ferro (…) nel Sud del sottosviluppo e nel Nord dell’opulenza».

25lug/180

“Rompiamo il silenzio contro la menzogna servono voci libere”

Articolo di Roberto Saviano (Repubblica 25.7.18) “Saviano e il dovere di prendere posizione. Lo scrittore si rivolge a chiunque possa farsi ascoltare da una comunità: vi sembra che questo governo rispetti i valori della Costituzione? Per i sondaggi oltre il 60% sostiene i partiti al governo. Una situazione mai vista

“”Dove siete? Amici scrittori, giornalisti, cantanti, blogger, intellettuali, filosofi, drammaturghi, attori, sceneggiatori, produttori, ballerini, medici, cuochi, stilisti, youtuber, oggi non possiamo permetterci più di essere solo questo. Oggi chiunque abbia la possibilità di parlare a una comunità deve sentire il dovere di prendere posizione. Ogni parola ha una conseguenza, certo, ma anche il silenzio ha conseguenze, diceva Sartre. E il silenzio, oggi, è un lusso che non possiamo permetterci. Chi in questi mesi non si è ancora espresso — a fronte di chi invece lo sta facendo con coraggio — tace perché sa che a chi fa il nostro lavoro parlare non conviene. Spesso sento dire: «Chi esprime il proprio pensiero lo fa per avere visibilità», ma è una visibilità che ti fa guadagnare insulti sui social e la diffidenza di chi dovrebbe sostenere il tuo lavoro, perché si sente chiamato a dar conto delle tue affermazioni. Quello che nessuno ha il coraggio di dire è che spesso si tace per non essere divisivi, perché si teme che arrivino meno proposte, meno progetti. Ma se la pensiamo così, abbiamo già perso, perché ci siamo rassegnati a non stimolare riflessioni e ad assecondare chi crede che la realtà sia riducibile a parole d’ordine come “buonista”, “radical chic”, “taxi del mare”, “chiudiamo i porti”, “un bacione”, “una carezza” ed emoticon da adolescente.

25lug/180

Ribellarsi e’ giusto

Due prese di posizione sull’appello di Saviano (Repubblica 24.7.18) LEGGI DI SEGUITO

“Noi ci battiamo ma la politica tace” Repubblica 25.7.18 “Intervista a Michela Murgia di Caterina Pasolini”

“”«Davanti a quello che accade oggi, alle parole xenofobe e razziste di Salvini sui migranti, per me che sono militante è naturale schierarmi, espormi, pubblicamente come invita a fare Saviano nel suo appello, ma non è l’unica via», dice Michela Murgia, scrittrice, che travolge con la sua passione civile e politica.
Meglio denunciare o agire? «Ognuno trova la sua risposta, la sua strada per opporsi. Non c’è una via più giusta dell’altra, la battaglia va fatta in mille modi diversi. I gesti eclatanti servono come esempio a chi cerca fiducia e indicazioni, ma è nelle piccole cose quotidiane che cresce la resistenza».
È stata attaccata per questo? «Non è mai stato così difficile parlare, scrivere. Ti arriva una quantità di reazioni negative difficili da maneggiare e non solo dalla rete. Una cosa è certa: qualcosa è stato profondamente sottovalutato in questi anni, in cui la sinistra ha dimenticato gli svantaggiati».
Intellettuali latitanti? «Assolutamente no, ognuno si organizza: chi fa volontariato, chi viene alle presentazioni per discutere, chi organizza scuole d’italiano per stranieri, chi va in carcere. Tanti scrittori sono tornati a scrivere di politica. Gli intellettuali si cercano tra loro come non accadeva da quando Berlusconi tentò di far passare la legge bavaglio. Ecco, chi è veramente assente è la politica».
Partiti silenti? «Il Pd è troppo occupato a dare la colpa ai cattivi elettori che non hanno votato Pd per fare autocritica. La politica ora sembra occuparsi di se stessa invece che dei problemi del Paese».