Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

9lug/170

Basta con i sogni della metafisica. Quando Kant si congedo’ da Platone

Articolo di Donatella Di Cesare (Corriere 9.7.17)

“”In filosofia non esistono momenti che segnino decisamente un prima e un poi, non ci sono, come, ad esempio, nella scienza, punti di non ritorno. Tutto viene sempre rimesso in discussione. Altrimenti non leggeremmo oggi i testi di Platone. Questo non vuol dire che, nella storia del pensiero, non si siano delineate vere e proprie svolte. Tra queste si staglia, per la sua luminosità e la sua imponenza, la rivoluzione copernicana di Immanuel Kant. Ad essere rovesciata è la prospettiva della conoscenza umana. Ma non solo. È stato lo stesso Kant a richiamarsi esplicitamente a Copernico nella prefazione della sua più celebre opera La critica della ragion pura , pubblicata nel 1781. Non è l’intera volta stellare a ruotare intorno all’osservatore; piuttosto, nella nuova visione di Copernico, è l’osservatore che ruota intorno alle stelle. Così come è la Terra che ruota intorno al Sole. Un analogo mutamento va introdotto, secondo Kant, anche nella filosofia. Non è il mondo a ruotare intorno all’uomo che lo contempla immobile per scoprirne il segreto ordinamento. Al contrario è l’uomo che, con il suo moto ordinatore, forma il mondo. Il soggetto acquista, con la rivoluzione copernicana di Kant, un’importanza che non aveva mai avuto prima.

4lug/170

Dell’obbedienza e della servitu’: sull’attualita’ di don Milani

Articolo di Roberta De Monticelli (libertà e giustizia.it 4.7.17) “I grandi temi dell’obbedienza e disobbedienza attraverso alcuni capisaldi della nostra cultura”

«E poiché sei venuto al mondo, sei stato allevato ed educato, come puoi dire di non essere, prima di tutto, creatura nostra, in tutto obbligato a noi, tu e i tuoi avi?». Questo dicono le leggi a Socrate, secondo un celeberrimo passo del platonico Critone. Più che padre e madre sono per Socrate le leggi, senza le quali non esiste Città dove ragione si oppone a ragione, ma solo la ragione del più forte, la guerra o il dispotismo. Perciò Socrate accetta la morte e non fugge, pur sapendo che la condanna è ingiusta. Antigone, nella più celebre tragedia di Sofocle, disobbedisce invece alla legge di Tebe e di Creonte – “fuorilegge, devota” a una legge non scritta, “misteriosamente eterna”, che a quella positiva si oppone.
Nelle figure di Socrate e di Antigone si incarnano le figure dell’obbedienza e della disobbedienza in quanto – entrambe – modi della libertà. Perché c’è obbedienza e obbedienza. Obbedire a una legge cui si consente – e non a un uomo che si pone al di sopra di essa – è esercizio di libertà come auto-nomia, sovranità su se stessi. E don Milani si rivolge ai ragazzi della sua scuola come ai “sovrani di domani”. Come ai cittadini che saranno, il cui esercizio di libertà è anche esprimere la volontà di leggi più giuste, e dunque anche obiettare, accettando socraticamente le conseguenze penali, a quelle ingiuste. Invece l’obbedienza che “non è più una virtù”, se mai lo è stata, non è un modo della libertà, ma del suo contrario – dell’asservimento, prigionia della mente e servitù del cuore.

22giu/170

“Negati i suoi diritti” La Regione deve risarcire il padre di Eluana Englaro

Da Stampa 22.6.17

“”Forse il «caso Englaro» è finito davvero soltanto ieri, a otto anni dalla morte di Eluana. È infatti arrivata la sentenza del Consiglio di Stato che conferma quella emessa dal Tar della Lombardia l’anno scorso. Allora i giudici condannarono la Regione Lombardia, all’epoca dei fatti presieduta da Roberto Formigoni, per aver impedito la sospensione della nutrizione e dell’idratazione artificiale a Eluana Englaro, da 17 anni in stato vegetativo dopo un incidente d’auto. Eluana dovette andare a morire in un’altra regione, a Udine il 9 febbraio 2009, fra forti polemiche che rilanciarono il dibattito sul fine vita.
Ora il Pirellone dovrà versare poco meno di 133 mila euro al padre di Eluana, Beppino Englaro. Quest’ultima sentenza nasce da un ricorso della Regione contro la decisione del Tar, ricorso cui il Consiglio di Stato ha dato torto.

16giu/170

Promuovere libri e lettura

Articolo (senza video) tratto da “nuovoeutile.it – teorie e pratiche della creatività” il sito di Annamaria Testa (per l’articolo originale e i video vai sul sito nuovoeutile.it)

Promuovere libri e lettura è importante per mille motivi, e qui su NeU ne abbiamo discusso molte volte.
Leggere migliora le singole persone. Leggere – ce lo dicono molte ricerche – stimola il cervello e alimenta il sistema cognitivo. E ancora: leggere narrativa accresce la tolleranza e l’empatia migliorando la metacognizione, cioè la capacità di interpretare e capire quel che pensano, sentono e credono gli altri.
Leggere migliora la comprensione della parole e la capacità di usarle, e quindi la capacità di comunicare e di farsi capire: una delle competenze trasversali più importanti, strategica anche in termini di occupazione in questi tempi ipertecnologici.
E leggere è una forma di apprendimento permanente.
Migliorando le competenze delle persone, la lettura aiuta a ridurre le disuguaglianze. Accrescendo la comprensione, la lettura accresce la tolleranza. E, quindi, migliora l’intera società.

10giu/170

L’onda del Pride per i diritti di tutti

Articolo di Stella Levantesi (manifesto 10.6.17) “Roma, Udine, Pavia. La manifestazione del movimento Lgbtqi è itinerante: è partita lo scorso 27 maggio da Arezzo e proseguirà fino al 19 agosto, toccando 24 città italiane”

“”Il Gay Pride torna a sfilare oggi a Roma, Pavia e Udine. Nella Capitale, il corteo si snoderà da piazza della Repubblica (ore 15) fino a piazza Madonna di Loreto. A Udine, invece, (la partenza è alle 15 in via Leopardi) è una prima assoluta di tutta la regione Friuli Venezia Giulia. La manifestazione del movimento Lgbtqi è itinerante: è partita lo scorso 27 maggio da Arezzo e proseguirà fino al 19 agosto, toccando 24 città italiane. «Corpi senza confini», è lo slogan scelto per l’edizione di quest’anno alla quale aderiranno anche la Cgil e la Uil. Al Roma Pride parteciperà anche la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, come ha annunciato lei stessa un paio di giorni fa dal palco montato sulla Gay Street romana, lo “stradone” davanti al Colosseo trasformato nell’epicentro della cultura Lgbtqi della Capitale. «È un fatto importante per noi, avere il più grande sindacato al nostro fianco, – spiega Sebastiano Secci, portavoce del Pride Roma – ora chiediamo di impegnarci tutti insieme nella battaglia per i matrimoni e le adozioni».

2giu/170

La vera societa’ libera e’ quella che rifiuta la tirannia dei padri

Recensione di Giulio Azzolini del libro di Marco Marzano e Nadia Urbinati “La società orizzontale: Liberi senza padri” Feltrinelli Collana: Campi del sapere. 2017 P. 112Repubblica 2.6.17) “«Nel loro saggio Marco Marzano e Nadia Urbinati riflettono sulle trasformazioni della nostra organizzazione di vita proponendo un “patto” tra pari che elimini ogni leaderismo»”

“”Chi ha paura della “morte del padre”? Chi teme la crisi di quell’autorità che la tradizione ha visto incarnata nella figura maschile e paterna? Non certo Marco Marzano e Nadia Urbinati, che anzi nel loro saggio La società orizzontale (Feltrinelli) si scagliano apertamente contro quello che chiamano «il modello di Telemaco»: il figlio che, nell’attesa del padre Ulisse, non scatena il conflitto generazionale di Edipo né mira all’autoaffermazione di Narciso. Invece, secondo il sociologo e la teorica della politica, l’attesa del padre tradisce piuttosto l’invocazione del leader, dunque una qualche nostalgia per le vecchie gerarchie. Alla «logica neo-patriarcale» andrebbe contrapposta, a parer loro, la rivendicazione di una «società orizzontale», ovvero autenticamente democratica. E il saggio, che pone in modo polemico e sempre lucido questioni radicali, àncora tale rivendicazione a una duplice argomentazione, volta a mostrare che una società senza padri è desiderabile e, d’altro canto, che il processo di “orizzontalizzazione” è comunque un destino, malgrado la nostra economia sia stata segnata da quella scandalosa «mutazione antiegualitaria» denunciata proprio da Nadia Urbinati nel 2013 (Laterza). La società orizzontale, in sintesi, sarebbe non solo augurabile, ma anche possibile, a patto tuttavia di vincere una precisa battaglia culturale: quella che ha per avversario la cosiddetta «controrivoluzione dei padri ». Secondo i due autori, infatti, l’Italia ha bisogno di riaffermare il valore etico della democrazia a partire da tre ambiti cruciali: religioso, famigliare e politico.

2giu/170

Sei riforme da non tradire

Articolo di Mario Calabresi (repubblica online 31.5.17) “Provvedimenti che attendono di essere varati da anni sono vicinissimi alla meta: riguardano i diritti dei cittadini, approvarli prima di andare alle urne sarebbe un atto di sensibilità oltre che segno di civiltà”

“”Andiamo di corsa verso le elezioni accelerate, senza mostrare troppa preoccupazione di mettere in sicurezza i conti del Paese. Chi vuole portarci alle urne all’inizio dell’autunno ha innanzitutto il dovere di approvare la legge di stabilità prima dello scioglimento delle Camere. Pensare che la presentazione della manovra da parte del governo basti a proteggerci dalla speculazione e dai rischi dell’esercizio provvisorio è perlomeno pittoresco se non irresponsabile.
Ma non basta, per essere decoroso questo finale di legislatura dovrebbe evitare di buttare all’aria i provvedimenti che attendono di essere varati da anni e che sono ormai vicinissimi alla meta. Sono molti, dalle liberalizzazioni all’abolizione dei vitalizi. Ma ci sono soprattutto le leggi che riguardano i diritti dei cittadini, approvarle sarebbe un atto di sensibilità oltre che un segno di civiltà.

2giu/170

Liberi senza padri

Recensione (Repubblica 2.6.17) di Giulio Azzolini del libro di Marco Marzano e Nadia Urbinati La società orizzontale: Liberi senza padri. Feltrinelli Collana: Campi del sapere. 2017 P. 112 “«Nel loro saggio Marco Marzano e Nadia Urbinati riflettono sulle trasformazioni della nostra organizzazione di vita proponendo un “patto” tra pari che elimini ogni leaderismo».”

“”Chi ha paura della “morte del padre”? Chi teme la crisi di quell’autorità che la tradizione ha visto incarnata nella figura maschile e paterna? Non certo Marco Marzano e Nadia Urbinati, che anzi nel loro saggio La società orizzontale (Feltrinelli) si scagliano apertamente contro quello che chiamano «il modello di Telemaco»: il figlio che, nell’attesa del padre Ulisse, non scatena il conflitto generazionale di Edipo né mira all’autoaffermazione di Narciso. Invece, secondo il sociologo e la teorica della politica, l’attesa del padre tradisce piuttosto l’invocazione del leader, dunque una qualche nostalgia per le vecchie gerarchie. Alla «logica neo-patriarcale» andrebbe contrapposta, a parer loro, la rivendicazione di una «società orizzontale», ovvero autenticamente democratica. E il saggio, che pone in modo polemico e sempre lucido questioni radicali, àncora tale rivendicazione a una duplice argomentazione, volta a mostrare che una società senza padri è desiderabile e, d’altro canto, che il processo di “orizzontalizzazione” è comunque un destino, malgrado la nostra economia sia stata segnata da quella scandalosa «mutazione antiegualitaria» denunciata proprio da Nadia Urbinati nel 2013 (Laterza).

29mag/170

Psicologia. Se credete di conoscervi, pensateci bene

Articolo di Oliver Burkeman, The Guardian, Regno Unito (Internazionale 30.5.17, traduzione di Bruna Tortorella))

La psicologa Tasha Eurich scrive che il 95 per cento delle persone sostiene di essere consapevole di sé, cioè di essere cosciente dei motivi per cui si comporta in un certo modo e di essere cosciente di come appare agli altri. Tuttavia questo è vero solo per il 15 per cento di noi. Questa discrepanza non dovrebbe sorprenderci, perché una delle cose che di sicuro manca a chi non ha consapevolezza di sé è la consapevolezza di non averla. Senza dubbio questo fenomeno vi è familiare: probabilmente il vostro mondo è pieno di persone – amici, colleghi, superiori – che palesemente non hanno idea di come le vedono gli altri. Ma la questione importante è se questo vale anche per voi. O per me. Forse per quanto riguarda la coscienza di sé non siamo meglio dei detenuti di cui parla uno studio del 2013, quasi tutti responsabili di reati violenti, che si giudicavano più gentili e affidabili della maggior parte delle altre persone e, cosa ancora più sconcertante, non meno rispettosi della legge della media dei non detenuti.
Stati emotivi temporanei
Il nuovo libro di Eurich, Insight, cerca quasi affannosamente di dimostrare che la coscienza di sé è la “meta-abilità del ventunesimo secolo, fondamentale per avere successo nel mondo di oggi” (non posso resistere alla tentazione di chiederle se è consapevole di quanto suoni eccessiva). Nonostante la leggera esagerazione è comunque una lettura affascinante, soprattutto per la conclusione a cui arriva: “L’idea che l’introspezione sia sufficiente per arrivare alla coscienza di sé è un mito”. In altre parole, studiare a fondo noi stessi non è un modo affidabile per capire chi siamo. Per conoscerci veramente dobbiamo guardarci come se fossimo un estraneo. Tanto per cominciare, è molto probabile che giudichiamo la nostra vita nel suo complesso in base a stati emotivi temporanei (nell’ambito di un esperimento, un’équipe di ricercatori tedeschi aveva chiesto ad alcuni dei partecipanti di cercare una moneta per terra nel tragitto verso il laboratorio e quelli che l’avevano trovata si erano detti più soddisfatti degli altri della loro vita in generale). In secondo luogo, ci impantaniamo nelle nostre storie, vere o false che siano.

17mag/170

Un nuovo muro nella sentenza della Cassazione

Articolo di Luciana Castellina (manifesto 17.5.17) “Immigrati. Le culture non sono come i semi o gli animali che vanno conservati in nome della biodiversità, se non si incrociano perdono la loro funzione antropologica”

“”E così anche la Cassazione ha detto la sua su come debbono comportarsi gli immigrati. Chissà a quale fra i nostri valori si è ispirata. A quelli francesi? a quelli inglesi? Alla «superiore» civiltà? La Francia è generosa: a chi accetta di integrarsi totalmente, e dunque di rispettare principi e leggi del paese, consente il diritto di appartenere alla sua”superiore” civiltà. Ed è in base a tale principio che ha proibito di insegnare a donne che indossano l’innocuo chador ( che non è il burka). Che lederebbe – secondo un parere della Commissione diritti umani del Consiglio d’Europa – «le sensibilità religiose degli allievi». Per di più «il velo – è scritto – è imposto da una prescrizione del Corano, che è difficile conciliare con il principio di tolleranza proprio di una democrazia». E così, un atto di intolleranza – il licenziamento di un’insegnante che indossa il velo – è stato giustificato in nome del principio di tolleranza.