Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

17mag/170

Un nuovo muro nella sentenza della Cassazione

Articolo di Luciana Castellina (manifesto 17.5.17) “Immigrati. Le culture non sono come i semi o gli animali che vanno conservati in nome della biodiversità, se non si incrociano perdono la loro funzione antropologica”

“”E così anche la Cassazione ha detto la sua su come debbono comportarsi gli immigrati. Chissà a quale fra i nostri valori si è ispirata. A quelli francesi? a quelli inglesi? Alla «superiore» civiltà? La Francia è generosa: a chi accetta di integrarsi totalmente, e dunque di rispettare principi e leggi del paese, consente il diritto di appartenere alla sua”superiore” civiltà. Ed è in base a tale principio che ha proibito di insegnare a donne che indossano l’innocuo chador ( che non è il burka). Che lederebbe – secondo un parere della Commissione diritti umani del Consiglio d’Europa – «le sensibilità religiose degli allievi». Per di più «il velo – è scritto – è imposto da una prescrizione del Corano, che è difficile conciliare con il principio di tolleranza proprio di una democrazia». E così, un atto di intolleranza – il licenziamento di un’insegnante che indossa il velo – è stato giustificato in nome del principio di tolleranza.

6mag/170

La Cgil scende in piazza: «Subito la Carta dei diritti universali»

Articolo di Antonio Sciotto (manifesto 6.5.17) “Oggi due manifestazioni a Roma. Davanti a Palazzo Vidoni per i contratti pubblici e lo stop al precariato. A San Giovanni Bosco per celebrare la vittoria su voucher e appalti e lanciare le prossime lotte”

“”La Cgil festeggia la recente vittoria su voucher e appalti, oggi in piazza San Giovanni Bosco a Roma, ma l’occasione è tutt’altro che «leggera»: bisogna restare in campo con le proprie proposte, e cioè arrivare all’approvazione della Carta dei diritti universali del lavoro. Il testo, elaborato dal sindacato, è diventato una proposta di legge di iniziativa popolare grazie alla sottoscrizione di 1 milione e 150 mila cittadini. La manifestazione, tenuta per precisa scelta nella periferia romana e lontana dalle vie patinate del centro, inizia alle 14 e sarà conclusa dalla segretaria generale Susanna Camusso. Previste le esibizioni di Med Free Orkestra, Modena City Ramblers e Dj Mondocane; conducono Natascha Lusenti e Dario Vergassola.

6mag/170

Diritti Umani, le buone pratiche Ue

Articolo di Francesco Martone (sbilanciamoci.it 27.4.17) “Alcuni paesi europei prevedono misure e sistemi per la tutela dei difensori dei diritti umani, di recente presi come riferimento per le linee guida adottate dal governo canadese e da Svizzera e Norvegia”

“”Secondo l’ultimo rapporto di FrontLine Defenders nel 2015 sono stati uccisi 282 difensori/e dei diritti umani in 25 paesi, metà di loro erano attivisti per i diritti dei popoli indigeni, per l’ambiente e la difesa della terra. Almeno un migliaio sono stati sottoposti ad intimidazioni di vario genere. Un’escalation che va di pari passo con l’aumento della pressione sulle risorse naturali e sulla terra da parte dei governi e delle imprese transnazionali. I paesi maggiormente colpiti sono l’Honduras e la Colombia. A ricordarlo l’assassinio della leader indigena Berta Caceres e i 27 casi di omicidio di leader in Colombia dall’inizio dell’anno.
Nel 2004 l’Unione Europea ha adottato propri “orientamenti” sui Difensori dei Diritti Umani, dotandosi di strumenti di pressione e tutela degli attivisti, dalle missioni sul campo, alle attività di monitoraggio dei processi, ai contatti e dialogo politico con le autorità locali. L’Unione ha anche predisposto una Piattaforma di Coordinamento per l’Asilo Temporaneo dei Difensori dei Diritti Umani (European Union Human Rights Defenders Relocation Platform). Alcuni Paesi membri dell’Unione Europea hanno dato di seguito adottato procedure di applicazione degli orientamenti UE.

4mag/170

Se la violenza si ammanta di religiosita’

Corrado Augias risponde alla lettera di Paolo Izzo sul rapporto violenza e religione
 (Repubblica 3.5.17)

Il lettore “”CARO Augias, avrebbe meritato maggiore spazio sui media un caso di bullismo, forse il primo a sfondo “religioso”, di cui è stato vittima un diciassettenne a Catania. Un suo post critico di inizio anno sulla processione di sant’Agata, patrona della città, ha scatenato prima insulti e minacce gravi, che lo hanno costretto in casa per settimane, poi addirittura un pestaggio in piena regola, non appena il giovane si è concesso una passeggiata in centro. L’Uaar del capoluogo etneo ha annunciato l’apertura di uno “Sportello laico per i giovani e la scuola”: un chiaro segnale che quell’atto violento di “bullismo religioso” ha radici profonde, addirittura nell’istruzione pubblica dove, per dirne una, l’offerta alternativa all’ora di religione si deve cercare con il lumicino. A me personalmente, l’intera vicenda ricorda gli inchini sotto le case dei boss durante le processioni: quell’odioso connubio tra mafia e religione, che le mostra così affini nella loro ingerenza nella vita quotidiana, purtroppo spesso sotto gli occhi ciechi e l’omertà delle istituzioni civili e laiche. Da baciare le pile a baciare le mani, il passo è pericolosamente breve.”" Paolo Izzo — Roma

Corrado Auguas “”Il rapporto con la religione e le figure connesse al culto cattolico nel Mezzogiorno d’Italia assume spesso una connotazione negativa che non è solo quella dei mafiosi che tengono i vangeli sul comodino accanto al mitra o delle processioni che si fermano per rendere omaggio alla casa di un malvivente. Ci sono anche altri casi meno evidenti ma non meno significativi.

3mag/170

Diritti e liberta’

Due articoli da Articolo 99 del 28.4.17  LEGGI DI SEGUITO

Intervista a Emma Bonino di Samuele Cafasso “Polemiche – Europa, immigrazione, populismi, battaglie civili” “Diatribe – La crisi economica ha riportato in auge la contrapposizione, cara al Pci, tra i diritti collettivi e quelli del singolo. L’ex ministro Visco l’ha usata per criticare l’operato di Renzi. Ma anche il M5s l’ha fatta propria

«I diritti civili sono una questione sociale. Io non ho mai capito, e non lo capisco da più di trent’anni, perché dovrebbe esserci una contrapposizione. Eppure questo discorso, a sinistra, lo sento da sempre, non cambia mai». Applaudita al Lingotto dal popolo del Partito democratico, celebrata sui giornali, Emma Bonino è oggi tanto popolare quanto forse lo è stata solo alla fine degli anni Novanta, quando una geniale campagna tra politica e comunicazione la volle candidata al Quirinale a furor di popolo: Emma for President. Curioso che a questa popolarità personale si abbini un totale disinteresse, quando non ostilità, per le bandiere che la leader radicale innalza da anni: Europa, immigrazione, diritti civili. Se c’è un momento storico in cui gran parte della politica, e sopratutto la sinistra assediata dal populismo, ha deciso di mettere da parte tutto ciò, questo momento storico è oggi. L’ex ministro Vincenzo Visco in una recente intervista ha dichiarato che «un governo che ha più attenzione per i diritti civili che per quelli sociali non è un governo che rispecchia i valori e le politiche di sinistra». Quante volte l’ho sentita. Non capiscono che i diritti negati, in Italia oggi, sono tasse nascoste. E sono tasse nascoste che colpiscono tutti. Se oggi uno ha bisogno di ricorrere alla fecondazione assistita e non può farlo in Italia, andrà in Spagna. Se deve ricorrere all’eutanasia, lo farà in Svizzera e questo, ovviamente, ha un impatto proprio sui più poveri. Ma poi perché la lotta alla povertà diffusa dovrebbe essere un problema in contrapposizione con il testamento biologico, perché permettere la procreazione assistita è in contrasto con la lotta per il lavoro? I diritti civili riguardano sì l’individuo, ma sono un problema sociale. La sinistra oggi su questi temi ripiega perché spaventata dal populismo.

28feb/170

Anarchica, futurista, musulmana la vita di Leda diventa un fumetto

Articolo di Paola Naldi (Repubblica 2.11.16) Un articolo dello scorso anno che parla della graphic novel “LEDA” che sarà presentato dagli autori  giovedì alle ore 18 presso il Centro Catomes Tot in via Panciroli 12 a Reggio Emilia nell’ambito degli incontri collaterali all’ottava edizione delle Giornate della laicità.
“Scritta dai bolognesi Sara Colaone e Francesco Satta, la graphic novel ripercorre le mille anime di una donna che portò una ventata di modernità nell’Italia del primo Novecento”

“”Le tavole sono tutte in bianco e nero, come le luci e le ombre che hanno attraversato la storia dell’Italia nel primo Novecento. Ma anche per delineare meglio il carattere – originale, forte, ammaliante – di una donna che è stata moglie e madre, anarchica individualista e devota al sufismo, fedele compagna e fervida sostenitrice del libero amore, futurista e antifascista, scrittrice e chiromante. Così era Leda Rafanelli, nata a Pistoia nel 1880 e morta a Genova nel 1971, la cui vita è stata tradotta nella graphic novel «Leda », disegnata e scritta dalla coppia di bolognesi Sara Colaone e Francesco Satta, con il contributo per la stesura dei testi di Luca de Santis. In questi giorni il libro, edito da Coconino Press – Fandango, è presentato al festival Lucca Comics.
«Abbiamo conosciuto questo personaggio molti anni fa nel corso di una ricerca presso il fondo Berneri della biblioteca Panizzi, a Reggio Emilia, e ne siamo rimasti ammaliati – spiegano gli autori -. Il fondo conteneva molte foto di questa donna che amava vestirsi in maniera originale, con mise esotiche, ma che era soprattutto una scrittrice e intellettuale anticonformista».

28feb/170

Autodeterminazione e responsabilita’

Articolo di Stefano Rodotà (Repubblica 28.2.17) «Le cronache ci mostrano quasi ogni giorno come vi sia una intensa richiesta di autodeterminazione, che davvero investe l’intero arco della vita».

“”Casi come quello di Fabiano Antonini, il dj Fabo, individuano il punto più intenso della libertà esistenziale, perché pongono non solo la questione di chi abbia il potere di scrivere il “palinsesto della vita”, di individuarne il perimetro, ma soprattutto fanno divenire ineludibile il problema di chi possa avere il potere di determinarne la durata, di stabilire se debba continuare o no l’essere nel mondo di una persona. Ma l’area da governare non riguarda soltanto il fine vita, il morire, anche se qui il potere di scelta si fa più drammatico, perché estremo, irreversibile. È ben più vasta, comprende l’insieme delle decisioni riguardanti ogni momento dell’esistenza — dal suo inizio alla sua fine — e la determinazione dei casi e delle modalità che riguardano la possibilità di dare voce e potere anche a persone diverse dal diretto interessato.
La discussione di questi giorni, dominata, com’è inevitabile e pure giusto, da una forte emotività, potrebbe indurre a ritenere che si viva in una situazione caratterizzata dal disinteresse istituzionale, dall’assenza di significativi principi di riferimento. Non è così, e lo dimostra anche il linguaggio comune quando adopera espressioni come “morire con dignità”, dove il fatto naturale della morte è distinto dal processo del morire, che appartiene ancora alla vita, sì che è ben evidente la consapevolezza di persone e istituzioni della possibilità di intervenire in questo processo per associare il morire ad un principio ormai così fortemente collocato nella dimensione istituzionale, qual è appunto quello di dignità.

28feb/170

Liberi di nascere, liberi di morire

Articolo di Concita De Gregorio (invececoncita.blogautore.repubblica.it 28.2.17) “Grazie alle mail di Sara, Carla Romano e Monica Montenegro”. LEGGI ANCHE, DI SEGUITO articolo di Maria Novella De Luca (Repubblica 28.2.17) “Il dizionario del fine vita”

“”Un Paese dove non si può nascere e neppure morire ditemi voi che Paese è. Che ti toglie il lavoro se sei incinta, perché mettere al mondo un figlio non conta – per la legge di mercato è un costo – e che una volta nato ti costringe a restare anche quando implori che ti lascino andare. Che ti obbliga a espatriare per adottare o fare un figlio – se sei una persona sola, se hai un compagno del tuo sesso – per trovare lavoro, infine per morire. Ditemi voi se non “dobbiamo scappare dall’Italia incivile”, mi scrive Carla Romano, medico.
In morte di Dj Fabo, che per andarsene con dignità ha dovuto farlo oltre i confini della patria, ho ricevuto moltissime lettere: soprattutto di ragazzi. Sotto i trent’anni, quasi tutti. I ragazzi che spesso non vanno a votare, perché in questo sistema politico non trovano rappresentanza, ma che poi quando lo fanno – perché riconoscono una ragione per farlo, e lo fanno – ribaltano i pronostici sempre, colgono di sorpresa i sondaggisti e i leader. Converrebbe a tutti mettere un orecchio a terra. Starli a sentire di più, i giovani uomini e donne che non da oggi, davvero da molti anni lasciano l’Italia perché in Italia non potevano progettare un futuro. E’ del 2010 il documentario (anche un libro) di Claudia Cucchiarato “Vivo Altrove”, sette anni fa, e quasi altrettanti aveva lavorato a raccogliere storie e prepararlo. Sono quindici anni almeno che la politica si arena e si inabissa nelle questioni che toccano, nella carne, la vita di tutti: il dibattito sulla legge 40, la fecondazione, quello sulle unioni civili, sulle adozioni, sul fine vita. Ma certo, siamo il Paese che ha dentro il corpo il Vaticano e che non riesce a muovere un passo di governo senza il benestare della Curia, la chiesa essendo il partito di riferimento di tanti fra gli eletti, ad ogni latitudine politica. La laicità perduta dello Stato, perduta con insensatezza: perché i cattolici, fra la gente, sono oltre quel perimetro da molto tempo. Anni che hanno cambiato le coscienze di tutti. E’ del 2004 “Mare dentro”, forse uno dei più bei film sull’eutanasia, una storia vera.

24feb/170

Aborto. Il dramma e’ delle donne, i diritti sono dei medici

Articolo di Bia Sarasini (manifesto 24.2.17)

“”Sono tutti contro. Cei, Ordine dei medici, la stessa ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Tutti contro il bando di concorso indetto dalla Regione Lazio nel 2015 per assumere a tempo indeterminato due dirigenti medici della «disciplina Ostetricia e Ginecologia». Medici «da destinare al settore Day Hospital e day Surgey per l’applicazione della Legge 194/1978». Tutti difendono il diritto dei medici di scegliere l’obiezione di coscienza, nessuno si preoccupa delle condizioni necessarie a garantire la libertà delle donne di praticare l’interruzione di gravidanza nelle strutture pubbliche. È una specie di riflesso primordiale. Si parla di aborto e i diritti da garantire sono quelli dei medici. Non quelli delle donne. A testimonianza di una lotta che non si ferma mai, di una libertà conquistata che va difesa e rinnovata sempre. Perché la libertà d’aborto rimane un punto controverso, fonte costante di tensione, basta vedere i provvedimenti del presidente Usa Donald Trump, che tagliano i fondi alle organizzazioni pro choice. E qui è il conflitto. Contro quella scelta che spetta solo alla donna.

17feb/170

Giordano Bruno. Il rogo in cui inizio’ il tramonto dell’Europa

Articolo di Massimo Cacciari (Repubblica 17.2.17)

“”Quando Giordano Bruno è condotto al rogo e getta in faccia ai suoi carnefici le parole: «forse avete più paura voi nell’infliggermi questa condanna, che io nel subirla», e Tommaso Campanella, torturato crudelmente a Castel Nuovo, simula la pazzia per salvarsi la vita, l’Europa è nel vortice di quelle guerre civili e tra Stati, guerre “totali”, politiche e religiose, economiche e ideali, che solo dopo mezzo secolo troveranno una “pace”, gravida di tutti i futuri e ancor più tremendi conflitti. Queste lotte segnavano per Bruno la decadenza d’Europa, il suo declino politico e morale. In lui e in Campanella soffia lo spirito dei grandi riformatori. Per entrambi è vuota qualsiasi filosofia che non liberi l’uomo alla ricerca della propria felicità. Qualsiasi atto è lecito per perseguirla, poiché la nostra natura la esige come proprio fine. Ma per conquistarla è necessario sconfiggere, e in noi stessi anzitutto, i dèmoni della superstizione, della paura, dell’invidia, dell’egoismo, dell’ingiustizia. Occorre dar loro lo spaccio, preparando l’attesa di nuovi eroi fondatori, novelli Perseo, liberatori di Andromeda- Europa prigioniera dei mostri. Vengono Bruno e Campanella dall’esperienza diretta delle sciagurate condizioni dei popoli del Mezzogiorno, scorre nelle loro vene l’antico sangue dei nomoteti pitagorici di Magna Grecia, e anche quello della profezia medievale dell’abate di San Giovanni in Fiore.
Tale era anche il significato autentico della tradizione civile, repubblicana del nostro Umanesimo. Non resuscitare l’Antico, ma suscitare i moderni ad esserne all’altezza, a emularne la virtù, cioè la potenza della mente e delle arti, la loro potenza costruttiva. E come attingere a questa altezza senza furore? Nulla di vagamente “estatico” nel termine, nulla di immaginosamente “romantico” o irrazionale.