Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

21lug/18Off

La Spagna verso una legge sul consenso esplicito: se l’altro non dice “si’” è stupro

Da Stampa 21.7.18 “La proposta dopo che i giudici hanno derubricato a semplice “abuso sessuale” una violenza di gruppo nei confronti di una diciottenne, solo perché era rimasta immobile”

“”Il governo spagnolo punta a una stretta sulle violenze sessuali: il consenso dev’essere chiaramente espresso e se l’altro non dice “sì” è stupro. «No significa no», è il principio alla base della decisione di Madrid per la nuova legge, in risposta anche al caso di Pamplona dello stupro di gruppo giudicato come semplice «abuso sessuale», solo perché la donna era rimasta immobile.
Lo ha anticipato - scrive il Guardian - la vice premier spagnola, Carmen Calvo. «Se una donna non dice espressamente sì, tutto il resto è no. È così che la sua autonomia viene preservata, insieme alla sua libertà e al rispetto per la sua persona e la sua sessualità», aveva spiegato Calvo nel suo programma di governo presentato nei giorni scorsi.
La proposta segue il modello tedesco e svedese, recentemente adottato, secondo cui il rapporto sessuale se non è chiaramente espresso, viene considerato violenza.””

2lug/18Off

Consenso sessuale. La nuova severissima legge della Svezia

Articolo di Andrea Tarquini (Repubblica 2.7.18) “Dopo lo scandalo Nobel”

“”Se fate l’amore in Svezia, date da oggi garanzie precise e inconfutabili di reciproco consenso. Ogni atto sessuale compiuto senza prova netta di consenso di entrambi i partner della coppia, anche senza minaccia di stupro o molestie, diventa reato penale. E se cadete in mano alla giustizia o alla polizia svedesi in un caso del genere, non sperate di cavarvela. La legge in merito, approvata a larga maggioranza settimane fa dal Riksdag (il Parlamento reale), adesso è in vigore. È arrivata, come legge forse tra le più radicali del mondo in materia, sul’onda lunga dello scandalo globale #metoo e sulle sue propaggini svedesi. Propaggini le quali hanno scosso il mondo del cinema e del teatro chiamando in causa persino a posteriori il grande maestro Ingmar Bergman con denunce e racconti che continuano. Sia soprattutto l’Accademia del Nobel. La quale a causa degli scandali di molestie e pressioni sessuali è stata recentemente investita da dimissioni a raffica.

22giu/18Off

Perche’ si chiama canapa «leggera» Come si usa e i suoi effetti

Articolo di Margherita De Bac (Corriere 22.6.18)

“”1 Che cos’è la canapa light? È una qualità di canapa, nome tecnico cannabis sativa, coltivata soprattutto per uso industriale per farne combustibile, tele, cosmetici. Contiene una minima quantità di un principio attivo, il tetraidrocannabinolo (THC) una delle tante sostanze che compongono la cannabis, i cannabinoidi. La concentrazione di THC è inferiore allo 0,2 per cento in milligrammi ed è per questo che si dice «light». Con questi limiti ciò che viene ottenuto dalla pianta non viene considerato stupefacente e non compare nell’elenco delle sostanze psicoattive della legge unica sulla droga.
2 Quale parte della pianta è sotto esame? Le infiorescenze, inizialmente scartate dagli agricoltori, hanno trovato una connotazione ludica, vendute liberamente sotto forma di infuso, olio ed estratti non solo in appositi shop e alcune tabaccherie ma soprattutto online.

2giu/18Off

Lorenzo Fontana. Su gay e aborto l’ombra di proclami neofascisti

Articolo di Paolo Berizzi (Repubblica 2.6.18)

“”Dicono che il matrimonio racconti l’uomo. Lorenzo Fontana, “veronese e cattolico”, si è sposato con doppio rito: tridentino, celebrato da don Wilmar Pavesi, sacerdote pre-conciliare vicino ai tradizionalisti cattolici, e civile, celebrato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi con Matteo Salvini testimone. Tutto il resto è curriculum: dal libro “La Culla vuota della civiltà. All’origine della crisi” scritto con l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi dove spara contro le unioni omosessuali, la legge 194, la globalizzazione, i flussi migratori e il “sostituzionismo” (vedi la bufala del piano Kalergi), fino al resto, le tesi antiabortiste, la fascinazione per Putin e Marine Le Pen (“sono stato tra gli artefici dell’alleanza con la Lega”), la difesa della “famiglia naturale”. E poi gli svaghi, il tifo per l’Hellas Verona ovvero la «squadra a forma di svastica», cantano gli ultrà “neri” della curva Sud dello stadio Bentegodi dove il neoministro alla Famiglia e alla Disabilità è presenza fissa. Quali saranno le politiche targate Fontana? Andate per intuizione. «La famiglia naturale è sotto attacco. Vogliono dominarci e cancellare il nostro popolo», verga sul suo sito. Loro, e “noi”.

29mag/18Off

Liberta’

La formula del respiro colloquio con Adam Michnik di Wlodek Goldkorn (espresso 27.5.18) “La responsabilità individuale. La sfida dei nazionalismi. Il ruolo della sinistra. Un grande intellettuale spiega perché sarà sempre il valore più grande”

“”Quando in Polonia erano al potere i comunisti, Adam Michnik, fin da ragazzo attivista e leader dell’opposizione democratica, periodicamente finiva in galera: il dieci per cento dei suoi 71 anni li ha trascorsi dietro le sbarre. In quell’epoca amava però ripetere: «Io in quanto cittadino libero di un Paese libero...». Era un modo ironico per dire che lui aveva deciso di comportarsi e di vivere come se la dittatura non ci fosse; salvo che era privo dei più elementari diritti civili. Oggi, direttore di Gazeta Wyborcza, è di nuovo nel mirino dei governanti, questa volta perché considerato nemico di ogni nazionalismo. Con Michnik, che si considera un uomo di sinistra, abbiamo parlato di una parola che la sinistra appunto qualche volta usa, altre volte dimentica perché troppo scomoda o abusata dalla destra, e che in ogni caso accende l’immaginazione di chiunque; di destra e di sinistra, ad eccezione dei tiranni. La parola è: libertà.
Quando né la Polonia né lei eravate liberi, lei si definiva un “libero cittadino” e lo diceva perfino quando stava in carcere. Ma allora cosa è la libertà?

24mag/18Off

Gli italiani non si informano

Articolo di Annamaria Testa (nuovoeutile 21.5.17)

""Gli italiani non si informano. Non lo fanno nemmeno su internet: sono infatti gli ultimi in Europa per la lettura di notizie online. La quale continua a decrescere di anno in anno, con ogni probabilità anche a causa dell’introduzione dei paywall (i sistemi che obbligano a pagare qualcosina per accedere a contenuti di qualità in rete).
INFORMAZIONE IN RETE, A dire che gli italiani non si informano è l’Ansa, citando l’ultimo rapporto della Commissione UE sullo sviluppo digitale. Il rapporto prende in esame diverse aree, ma quello che qui ci interessa è il capitolo 3 (pagina 8) che riguarda l’uso dei servizi internet. Dunque: usiamo la rete più o meno in media con gli altri cittadini europei per cercare musica, video e giochi, per fare videochiamate e per frequentare i social network.
La usiamo meno degli altri per accedere ai servizi bancari o per comprare cose. La usiamo molto meno degli altri per leggere notizie. Del resto, per rendersi conto di tutto ciò basta fare un giro in metropolitana e sbirciare quanto appare sugli schermi degli onnipresenti telefonini.
QUOTIDIANI E LIBRI. Ma, ormai è noto, non leggiamo notizie nemmeno sui quotidiani di carta, che negli ultimi dieci anni hanno, secondo il Censis, perso un quarto dei loro utenti. Soltanto una minima frazione dei quali è passata alla lettura online.

4apr/18Off

Processo Cappato / Dj Fabo: Il governo parte civile sulla costituzionalita’ dell’articolo 580

Tre articoli sulla decisione del governo a favore della costituzionalità dell'articolo 580 rinviato alla Consulta dalla Corte d'Assise di Milano (processo Cappato / Dj Fabo)   LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 4.4.18) Il governo e la legge. Sul suicidio nessuna confusione

“”Istigare” al suicidio e “aiutare” chi, gravemente malato, vuole fortemente porre fine alle proprie sofferenze considerando la propria vita ormai intollerabile, non sono la stessa cosa. Il primo è un comportamento odioso, violento, da prevenire e punire, tanto più quando è esplicito, intenzionale, e non l’esito di atti di bullismo stupidi e cattivi, ma che non miravano a far suicidare la vittima. Il secondo è un atto di amicizia e amore, una forma di accompagnamento all’atto ultimo di libertà di una persona che si rispetta, di cui si accettano le decisioni anche quando non le si condividono, prendendosi pure la responsabilità di fare in modo che si compiano secondo le intenzioni di chi, appunto, vuole porre fine alla propria vita ma non può farlo da solo a motivo proprio delle condizioni che gli hanno reso intollerabile vivere. Riguarda chi fornisce le informazioni necessarie, accompagna nei luoghi in cui si aiuta a morire, aiuta nelle diverse fasi la persona non più in grado di fare da sé, standole vicino fino all’ultimo, non lasciandola sola.

1mar/18Off

“Ancora non possono dirsi “italiani”

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 1.3.18) "I grandi assenti in un Paese che non sa sognare"

Diritti. Sarebbe bello che qualcuno ne parlasse, anche solo per ricordare come nel nostro Paese ancora non ci siamo. E che sono veramente tante le persone che aspettano che le proprie libertà fondamentali siano prese sul serio e riconosciute. Ci sono centinaia di giovani nati in Italia, che parlano la nostra lingua, hanno la nostra cultura e condividono i nostri valori, che ancora non possono dirsi “italiani”. Ci sono centinaia di bambini e di bambine che, solo perché vivono in famiglie composte da due uomini o due donne, non hanno ancora il diritto di godere degli stessi diritti di tutti gli altri bambini. Ci sono centinaia di uomini e di donne che, pur avendo moralmente il diritto di autodeterminarsi, non vedono la propria autonomia riconosciuta a livello giuridico quando si tratta di affrontare i delicati momenti dell’inizio o del fine vita. È come se, una volta chiuso il capitolo delle unioni civili e del testamento biologico nel corso della scorsa legislatura, i responsabili politici del nostro Paese avessero deciso che non ci fosse più bisogno di perdere tempo (o energie) con i diritti, e che fosse giunto il momento di occuparsi di altro.

18dic/17Off

Testamento biologico: una grande battaglia vinta

Articolo di Carlo Troilo (MicroMega online 14.12.17)

“”Ora che la legge sul testamento biologico è stata definitivamente approvata, vale la pena di ripercorrere rapidamente la storia dei diritti civili negli ultimi decenni. Gli anni Settanta furono la grande stagione dei diritti civili e sociali. L’elenco delle leggi approvate in quel decennio è impressionante: divorzio, aborto, statuto dei diritti dei lavoratori, scuola media unica, sistema sanitario nazionale, riforma del diritto di famiglia ed altri ancora. Un elenco stupefacente soprattutto se si pensa che in quel decennio tutti i Presidenti del Consiglio furono democristiani e che il premier che firmò la legge sull’aborto era il cattolicissimo Andreotti (che poi disse a Santa Teresa di Calcutta di essersi pentito. Ma intanto aveva firmato). E non solo furono approvate tutte queste leggi, ma furono cancellati dal codice penale (tema su cui tornerò più avanti) decine di norme ritenute incostituzionali o comunque non più consone al comune sentire (fa le altre, il matrimonio riparatore, il delitto d’onore, l’adulterio e il concubinato).

4ott/17Off

1946-48, cosi’ l’Italia ritorno’ al futuro

Articolo di Giovanni De Luna (Stampa 4.10.17) "La Repubblica inquieta: nel nuovo libro di Giovanni De Luna gli slanci e i conflitti da cui nacque la Costituzione"

""Con la Costituzione, i partiti della Resistenza, oggi possiamo dirlo, avevano vinto e il loro processo di legittimazione, iniziato con le armi nel biennio 1943-45, poteva dirsi definitivamente concluso. Non era certo la Costituzione dei Cln e tuttavia i Cln ne avevano segnato in modo marcato l’impronta «partitocratica». È vero, il prezzo pagato alla «continuità dello Stato» fu molto alto, ma a pagarlo furono soprattutto «gli uomini della Resistenza», non tanto nelle loro carriere professionali o nei loro destini individuali, quanto nell’improvviso e drastico smarrimento di quel potere costituente che per un momento era sembrato appartenere a essi e solo a essi.
Il momento della scelta Era un percorso probabilmente inevitabile, che quando era cominciato aveva guardato agli uomini in armi come ai depositari di una sovranità popolare che, sulle macerie dello Stato totalitario, si affermava direttamente nelle coscienze dei singoli. Le bande partigiane furono, lo disse Guido Quazza, «un microcosmo di democrazia diretta»; lo furono non tanto perché applicarono il principio della collegialità nei processi decisionali (le esperienze in questo senso furono davvero molto ridotte), quanto perché permisero a un’intera generazione di affacciarsi alla politica scavando nella propria coscienza, attingendo alle proprie motivazioni individuali, proponendo la propria scelta partigiana come il fondamento di una rigenerazione collettiva che avrebbe potuto realizzarsi soprattutto in un apparato istituzionale rifondato dal basso. In questo senso, ancora prima della «banda», ancora prima del suo definirsi intorno a un’opzione partitica, ci furono gli uomini che scelsero dopo l’8 settembre di impugnare le armi: venuta meno la sovranità statale ognuno di loro si trovò in una condizione di «naturale assolutezza», ognuno, nel momento di andare in banda, divenne «sovrano». E in quella scelta del singolo come atto sovrano c’erano le potenzialità per produrre, attraverso la lotta armata, un nuovo ordine giuridico e politico. Fu l’emergere di un concetto nuovo di sovranità il cui titolare non era più il popolo come entità unica (questo si era detto e scritto prima), ma tutti i singoli cittadini che lo compongono e ciascun cittadino esercita la sovranità attraverso le sue libertà e i suoi diritti politici.