Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

20mag/180

Ci rivediamo tra cent’anni

Conversazione di Giulio Giorello con Jim Al-Khalili (Corriere 20.5.18) “I viaggi nel tempo affascinano da secoli l’immaginazione umana suggerendo percorsi circolari attraverso la curvatura dello spazio-tempo”

“”Nel presentare i saggi che compongono il volume, Il futuro che verrà (dal 24 maggio in libreria per Bollati Boringhieri), Jim Al-Khalili, fisico teorico nonché apprezzato comunicatore scientifico, inizia così: «Secondo la teoria della relatività il futuro è sotto i nostri occhi, pronto ad attenderci: tutti i tempi lo sono — passato, presente, futuro — preesistenti e permanenti in uno statico spaziotempo a quattro dimensioni, e tuttavia la nostra coscienza è inchiodata a un oggi in continuo mutamento». Sicché «non riusciamo mai a vedere ciò che sta davanti a noi». Eppure, questa non è una ragione per dichiarare persa la partita e non tener conto delle previsioni formulate da esponenti del mondo scientifico provvisti di notevole competenza. Dice Al-Khalili: «Un libro dedicato al futuro della scienza come potrebbe non parlare dei viaggi nel tempo?».
GIULIO GIORELLO — La questione affascina l’immaginazione umana da secoli, anche se con tutta probabilità concerne, come lei dice, «un futuro enormemente distante da noi». Nel saggio che conclude il volume, lei sottolinea come nel contesto della relatività generale la possibilità dei viaggi nel tempo sia suggerita da quelle che sono chiamate «curve di tipo tempo chiuse»: percorsi circolari attraverso la curvatura dello spaziotempo in cui il tempo si ripiega ad arco su sé stesso. Se viaggiassimo lungo una linea del genere, percepiremmo il tempo scorrere in avanti, come di consueto; però, alla fine, ci ritroveremmo nello stesso punto dello spazio da cui eravamo partiti, prima ancora di muoverci.

17mag/180

La sfida della ricerca scientifica

Due articoli sulla sfida della ricerca scientifica (Repubblica 17.5.18) LEGGI DI SEGUITO

L’astrofisico professore ordinario Fisica all’Università Fudan di Shanghai
“Qui i soldi ci sono e l’offerta di lavoro supera la domanda. Per chi è bravo è facile fare strada” Articolo di Filippo Santelli

PECHINO «Qui in Cina l’offerta di cattedre e di fondi per la ricerca è superiore alla domanda, anche nelle università più importanti. Se uno è bravo non è un problema». Un maglione un po’ sformato, jeans e scarpe da ginnastica: Cosimo Bambi non ha l’abito del professore ordinario. Né l’età, visto che la sua cattedra in Fisica all’Università Fudan di Shanghai, una delle più importanti del Paese, l’ha avuta già cinque anni fa, quando ne aveva solo 33. «Un po’ è merito del programma con cui sono arrivato», racconta l’astrofisico toscano, oltre cento pubblicazioni sui buchi neri e la loro misteriosa energia. Bambi è uno dei “giovani talenti” stranieri che dal 2008 la Cina cerca di attirare con ponti d’oro, cervelli utili alla rincorsa del primato scientifico e tecnologico. «Un po’ è colpa della Rivoluzione culturale».
In che senso?

16mag/180

I ricordi? Si trasferiscono

Articolo di Anna Meldolesi (Corriere 16.5.18) “Il test con una molecola di Rna: memorie trasmesse tra due cavie «La loro sede nelle cellule nervose». Parafrasando Shakespeare, siamo fatti della stessa sostanza dei ricordi. Ma i ricordi di preciso di cosa sono fatti?”

“”Parafrasando Shakespeare, siamo fatti della stessa sostanza dei ricordi. Ma i ricordi di preciso di cosa sono fatti? La rivista della Society for Neuroscience (eNeuro) ha provato a rispondere, scommettendo sull’Rna. Insomma su quelle piccole molecole che parlano lo stesso linguaggio del Dna, senza possederne la tipica struttura a doppia elica. L’ipotesi sta già agitando le acque della scienza e se venisse confermata da gruppi indipendenti scatenerebbe una tempesta. Se la memoria si affida a molecole trasportabili, anziché alle connessioni tra i neuroni del cervello, diventerà più semplice risvegliare nei malati i ricordi perduti o cancellare quelli traumatici? Scioccante, sconvolgente, incredibile. Questi sono gli aggettivi usati dalla comunità dei neuroscienziati per i primi commenti a caldo. L’autore del lavoro è David Glanzman, un ex allievo del padre degli studi sulla memoria, il grande Eric Kandel. Protagonista è ancora una volta l’Aplysia, la lumaca di mare che, nonostante l’aspetto poco seducente, è una stella delle neuroscienze. Si può dire che il Nobel vinto da Kandel spetti in parte a lei. Una creatura grossa quanto il palmo di una mano, violacea e suscettibile. Se viene disturbata si difende spruzzando un liquido purpureo, che tinge l’acqua tutto intorno.

16mag/180

Genomica sociale. Come la vita quotidiana puo’ modificare il nostro DNA

Da letture.org, recensione del libro di Carlo Alberto Redi e Manuela Monti “Genomica sociale”

””Professor Redi, Lei è autore con Manuela Monti del libro Genomica sociale. Come la vita quotidiana può modificare il nostro DNA edito da Carocci: quale legame esiste tra il contesto sociale in cui viviamo e le funzioni del genoma delle cellule somatiche e germinali?
“Le cellule del nostro corpo svolgono le regolari funzioni fisiologiche che ci tengono in vita in base ad una fine regolazione dell’espressione dei geni che in ogni cellula ne controllano l’attività. Esiste una raffinata precisione nelle relazioni che le tante cellule che compongono il nostro organismo (milioni di miliardi) contraggono tra di loro ed il buon funzionamento di un tipo cellulare influenza e regola quello di altri tipi cellulari. Si pensi ad esempio al buon andamento della produzione di gameti (spermatozoi e cellule uovo) in base all’azione delle cellule delle ghiandole endocrine che producono gli ormoni capaci di regolare l’attività complessiva del testicolo e delle ovaie. Le cellule di qualsivoglia organo sono costantemente esposte all’azione di fattori di natura fisica (calore, raggi UV, etc) e chimica (proteine, carboidrati, etc.) direttamente provenienti dall’ambiente esterno oppure dall’ambiente interno al nostro corpo (tutte le molecole che circolano nel nostro corpo).

16mag/180

“L’universo? Mai avuto un inizio”

Articolo di Elena Dusi (Repubblica 16.5.18) “Gabriele Veneziano 50 anni fa ideò la teoria delle stringhe. Ora vuole capire cosa c’era prima del Big Bang”

“”Quando Gabriele Veneziano guarda il cielo, nei suoi occhi azzurri si riflette molto più di un tappeto di stelle. Fiorentino, 75 anni, capelli candidi, il “ babbo” della teoria delle stringhe che quest’anno compie 50 anni spiega che « in quel che vediamo è scritto anche ciò che è accaduto prima del Big Bang. Che non è un punto di inizio. Perché l’universo, probabilmente, un inizio non lo ha mai avuto » . Lo spazio è popolato da minuscoli filamenti che, vibrando, generano le particelle mattoni della materia. « Quel che sembra un cosmo liscio e omogeneo potrebbe avere una struttura a frattale, con ciascun apice corrispondente all’inizio di un universo diverso, con le proprie leggi, il proprio spettro di particelle e un numero peculiare di dimensioni», racconta, come se con la mano stesse tracciando il disegno del cosmo. A Firenze oggi Gabriele Veneziano è tornato. L’università in cui nel 1965 si è laureato ha organizzato il compleanno delle stringhe insieme al Galileo Galilei Institute, nuovo centro di fisica teorica dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Qui vicino, a Pisa, nel 1855 fu fondato Il Nuovo Cimento su cui Veneziano pubblicò l’articolo che segnava la nascita della teoria delle stringhe.

9mag/180

L’arte del buon governo. Sapere e Potere nemici fraterni

Articolo di Massimo Cacciari (Repubblica 9.5.18)

“”Per quanto in molti idiomi i termini che indicano il potere e il sapere sembrino indicare una comune radice, nessuna relazione si presenta in realtà meno facilmente districabile, più complessa. Ma come? Non accade proprio nell’età contemporanea che il sapere, in quanto scienza, raggiunge il massimo del proprio potere, determinando non solo la forma dei rapporti di produzione, ma quella della vita stessa? Una universale Intelligenza, un Intelletto Agente dispiegato sull’intero pianeta, va producendo da qualche secolo un’ininterrotta rivoluzione, che informa di sé ogni aspetto della nostra esistenza. E tuttavia questa formidabile Scienza è co- sciente, e proprio nei suoi esponenti più rappresentativi, che ciò che essa produce continua a non essere in suo potere, continua a trasformarsi in proprietà altrui. Quella libertà, senza di cui la Scienza mai avrebbe potuto o saputo conseguire i suoi formidabili successi, non sa di per sé diventare energia liberante per tutto il nostro genere. I suoi prodotti, di cui non dispone, tendono all’opposto a trasformarsi in fattori di asservimento e omologazione. Il problema diviene allora quello del rapporto tra il sapere e il potere politico. E ne nascono le seguenti domande: sta nell’essenza del sapere rivolgersi al potere politico per informarlo di sé?

27mar/180

La misteriosa potenza della matematica. Un esercizio di liberta’ per capire l’universo

Articolo di Giulio Giorello (Corriere 27.3.18) “Una guida completa all’affascinante percorso di incremento della conoscenza che ha visto protagonisti personaggi della statura di Pitagora, Apollonio, Keplero, Newton, Cantor. Una grande avventura dell’intelletto umano”

“”La matematica «è la chiave e insieme la porta di tutte le scienze». Così dichiara a metà del Duecento il francescano di Oxford Ruggero Bacone. Ecco, invece, una provocatoria descrizione di come lavorano i cultori di tale straordinaria disciplina: «Visitai la scuola di matematica, dove il maestro impartiva il suo insegnamento con un metodo che in Europa si stenterebbe perfino a immaginare. Teorema e dimostrazione venivano nitidamente scritti sopra un’ostia sottile (…). Lo studente era tenuto a ingoiarla a stomaco vuoto e, per tre giorni successivi, a mangiare soltanto pane e acqua. Via via che l’ostia era digerita, l’essenza (dell’inchiostro) saliva al cervello, portando seco il teorema». Siamo all’Accademia di Lagado, di cui riferiva Lemuel Gulliver nei suoi Viaggi (1726), la cui cronaca, «assai sconnessa e scorretta», si deve alla penna di Jonathan Swift. E pensare che, circa mezzo secolo prima, le dimostrazioni matematiche erano state considerate come «l’occhio della mente» nell’ Ethica di Baruch Spinoza!

23mar/180

Hawking

Due articoli su Stephen Hawking   (Repubblica 23.3.18 )    LEGGI DI SEGUITO

Intervista a Guido Tonelli di Luca Fraioli “Ci insegna che è possibile spiegare l’universo con una sola formula”

“”«Nel 1988 lavoravo al Fermilab di Chicago, ma il successo di Dal big bang ai buchi neri contagiò anche gli Stati Uniti. E un po’ sorprese noi fisici delle particelle». Guido Tonelli, coautore della scoperta del bosone di Higgs al Cern di Ginevra nel 2012, oggi insegna fisica all’Università di Pisa e scrive libri di divulgazione: La nascita imperfetta delle cose (2016) e Cercare mondi (2017), entrambi per Rizzoli.

Professor Tonelli, Hawking era già allora una celebrità tra i fisici?
«Era molto conosciuto come cosmologo. Le sue teorie erano prese sul serio e con molto rispetto ma, in mancanza di prove sperimentali, non venivano considerare così eclatanti. Paradossalmente, l’importanza del suo contributo alla scienza è diventata palese nei venti anni successivi».
Come si può riassumere?

21mar/180

L’ultima scoperta di Hawking: in principio era il multiverso

Articolo di Vittorio Sabadin (Stampa 20.3.18) “Poco prima di morire il fisico aveva messo a punto la teoria dell’esistenza di infiniti universi: “Un’astronave attrezzata potrebbe scovare le prove”


“L’astrofisico Stephen Hawking, scomparso il 14 marzo a Cambridge, aveva terminato dieci giorni prima di morire il suo lavoro più importante, quello che forse gli avrebbe procurato il Nobel che non ha mai ricevuto. Lavorando alla teoria del multiverso, in base alla quale non esiste solo l’Universo che possiamo vedere ma ce ne sono molti altri, Hawking ha indicato la strada per poterla finalmente dimostrare. Come sempre è avvenuto, anche l’ultima scoperta è stata accolta con scetticismo da una parte dei suoi colleghi e con entusiasmo da altri: secondo alcuni scienziati, potrebbe rappresentare la svolta che la cosmologia attendeva.Hawking ha lavorato alla teoria insieme con il professor Thomas Hertog della Katholieke Universiteit di Lovanio, nei pressi di Bruxelles e sotto al testo pubblicato sul sito arXiv.org della Cornell University compare la firma di entrambi. Già nel 1983, in una ricerca compiuta con il fisico americano James Hartle, Hawking aveva affermato che il Big Bang era all’origine dell’Universo, ma aveva anche suggerito che potesse avere generato altri infiniti universi, la cui esistenza non poteva però essere testata. Da più di 30 anni gli scienziati discutono questa possibilità, un’ipotesi che ci costringerebbe a cambiare idea sul nostro spazio nel cosmo. Ma il multiverso è stato sempre impossibile da afferrare, era un paradosso matematico: non si potevano infatti misurare cose che si trovano al di fuori del nostro universo.
Carlos Frenk, cosmologo dell’Università di Durham e membro, come fu Hawking, della Royal Society, ha spiegato in poche parole la nuova scoperta: «L’idea intrigante è che il multiverso abbia lasciato un’impronta sulla radiazione di fondo permeando il nostro Universo, e che possiamo dunque misurarla con un detector su una nave spaziale». Lo spazio fra le stelle e le galassie ci appare come vuoto e nero, ma in realtà è permeato da una radiazione di fondo, una radiazione elettromagnetica che non è determinata dai corpi che la circondano e che è considerata la prova del Big Bang. In questa radiazione, dice Hawking, esistono particolarità che confermano l’esistenza di infiniti altri universi, e che potrebbero essere individuate se lanciassimo nello spazio un’astronave dotata di speciali sensori.
Intitolato nello stile di Hawking «A Smooth Exit from Eternal Inflation» (Un’agevole uscita dall’Inflazione eterna), lo studio parte dalle teorie che sostengono che l’espansione dell’Universo continua per sempre (Inflazione eterna) in mod sempre più accelerato e può generare alla fine altri universi. Il cosmo sarebbe dunque pieno di infinite «bolle» che contengono ciascuna un universo. Se fosse dimostrato, i non credenti troverebbero finalmente una spiegazione alla ragione della nostra esistenza: esistiamo semplicemente perché ci sono infinite possibilità che esistiamo.
Nella sua ultima teoria, Hawking afferma anche di sapere come finirà il nostro mondo: l’energia delle stelle si esaurirà, in un lungo periodo di tempo si spegneranno una a una, l’Universo diventerà buio e poi forse tutto ricomincerà. Hawking era un fisico teorico, che si esprimeva con complicatissime formule matematiche, la sua specialità: bisognerà lavorarci su, ci vorrà molto tempo.
Ma intanto, come ha detto il suo compagno di avventura Thomas Hertog, «ha voluto audacemente andare dove neppure Star Trek osava avventurarsi». Un complimento che gli sarebbe piaciuto: non è poco, per un uomo paralizzato da 55 anni su una carrozzina.”"

18mar/180

Buchi neri, cosa sono

Dal sito AdnKronos 14.3.18

“”Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare: guardate le stelle invece dei vostri piedi”. E’ una delle tante citazioni che, in queste ore, da tutto il mondo stanno arrivando sui social network per ricordare, ringraziare o semplicemente salutare il matematico, cosmologo e astrofisico Stephen Hawking , morto a 76 anni. Nominato a soli 32 anni alla Royal Society, l’istituzione accademica più prestigiosa del Regno Unito, tra il 1965 e il 1970 elabora alcune delle più conosciute teorie che spiegano l’evoluzione dell’universo, dedicandosi poi allo studio dei buchi neri e occuparsi di divulgazione con quello che diventerà il suo best seller, ‘Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo’.
COS’È UN BUCO NERO – Ma cosa sono, questi buchi neri? “Se una stella è molto massiccia, più di 6-7 volte il Sole, quando esplode come supernova dà luogo all’oggetto più strano e affascinante del cosmo: un buco nero” spiega il sito dell’osservatorio astronomico INAF di Padova.