Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

11nov/18Off

No al ddl Pillon. Da Bolzano a Lecce la protesta femminista nelle piazze

Articolo di Shendi Veli (manifesto 11.11.18) “Diritti. La piazza romana preceduta dal flash mob di Non Una di Meno in Campidoglio. «Ci volete ancelle ci avrete ribelli» come nella celebre serie tv in cui le donne ridotte a macchine da riproduzione si alleano nella rivolta””

“”È un messaggio chiaro quello emerso ieri da oltre 60 piazze italiane. Da Bolzano a Lecce, passando per Roma, Milano, Napoli, ma anche in tanti piccoli centri, come Imperia, Viareggio, Brindisi, Orvieto. Il ddl Pillon incontra l”opposizione non solo degli spazi femministi, ma di un ampio fronte di soggetti politici e sociali. La giornata, convocata dalla rete dei centri anti-violenza D.i.Re, era stata preceduta da una petizione online che ha già superato le 100.000 firme. L’obiettivo condiviso è il ritiro immediato del disegno di legge 735 che si trova attualmente in commissione Giustizia del Senato. La proposta, tra le altre cose, introduce l’affido condiviso ed elimina l’assegno di mantenimento per come è stato fin ora contemplato.
LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE è iniziata da Roma. Sono le dieci di mattina quando nei pressi del Colosseo una lunga fila di donne, vestite di rosso, cammina silenziosa suscitando la curiosità dei passanti. «Portiamo la tunica rossa e la cuffia bianca simbolo del potere politico, clericale ed economico che tenta di allungare le mani sulle nostre vite, i nostri corpi e le nostre scelte.

29ott/18Off

Desiree: dopo il solito spot di Salvini, destra all’attacco contro il divorzio

Articolo di Fabrizio d’Esposito (Fatto 29.10.18) “Cattolici tradizionalisti scatenati: il delitto della sedicenne è il frutto della “dissoluzione della famiglia”

“”L’immane tragedia di Desirée Mariottini, la ragazza violentata e uccisa a San Lorenzo, quartiere popolare di Roma, non è soltanto un infinito spot per l’estrema destra xenofoba del vicepremier Matteo Salvini. A strumentalizzare l’omicidio della povera adolescente della provincia di Latina c’è anche l’ala dura del fronte tradizionalista e fariseo che si oppone al pontificato di Francesco. Stavolta l’argomento non è securitario, ma riguarda la famiglia. Meglio, il divorzio, storica conquista sociale del Paese dopo il referendum del 1970 voluto dai radicali di Pannella e Bonino. L’equazione, sviluppata in modo tranchant, è questa: sia Desirée sia Pamela – violentata e uccisa a Macerata nella primavera scorsa, sempre da spacciatori africani – sono figlie di famiglie distrutte e disgregate. Colpa della sinistra progressista. Come scrive Francesco Borgonovo sulla Verità: “Se oggi esistono migliaia di ragazzi fragili come Desirée un motivo c’è. Sono i figli, questi, della dissoluzione della famiglia”.

28ott/18Off

Il ddl Pillon allarma l’Onu. “Profonda preoccupazione, grave regressione”

Articolo di Luciana Matarese (HuffPost 26.10.18) “Lettera al Governo, non tutela mogli e figli che subiscono violenza in famiglia. Rilievi anche sul “giro di vite” sugli spazi per le donne a Roma”

“”Il disegno di legge Pillon sulla riforma dell’affido condiviso impensierisce anche l’Onu. In una lettera inviata al Governo le relatrici speciali delle Nazioni Unite, Dubravka Šimonović, sulla violenza contro le donne, e Ivana Radačić, anche presidente del gruppo di lavoro sulla questione della discriminazione verso le donne nelle leggi e nella pratica, esprimono “profonda preoccupazione” sulla proposta presentata su iniziativa del senatore leghista, attualmente al vaglio della Commissione Giustizia del Senato – sono appena iniziate le audizioni, in programma ce ne sono 118 – il 10 novembre al centro di una protesta nazionale e già oggetto di una petizione lanciata per chiederne il ritiro dall’associazione D.i.Re che ha raccolto 95.000 firme.

31ago/18Off

Affido condiviso, l’idea leghista non funziona

Articolo di Elisabetta Ambrosi (Fatto 31.8.18)

“”Non c’è pace per i milioni di genitori italiani separati, già provati dalla doppia sentenza della Cassazione a partire dal caso Grilli-Lowenstein (abolizione dell’assegno divorzile, poi parzialmente reintrodotto). Quella contenuta nel disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon – avvocato cattolico, anti-abortista, anti-utero in affitto, anti-gender, organizzatore di vari Family Day e già noto per la sua accusa di stregoneria alla responsabile di un progetto multiculturale di fiabe nelle scuole di Brescia – è infatti un’autentica rivoluzione. Innescata in nome dei diritti dei padri separati e del loro appellarsi sempre più frequente a quella “sindrome da alienazione parentale” a volte applicata dai tribunali ma priva di fondamento scientifico. E molto criticata dalle donne che si occupano di violenza. Ma cosa sostiene, in sintesi, la proposta Pillon? Si parte da un fatto reale, ossia il sostanziale fallimento della legge sull’affido condiviso, che in Italia riguarderebbe solo il 3/4% dei minori, tutto il contrario di altri paesi europei. Al fine di “garantire l’effettiva eguaglianza tra padre e madre nei confronti dei propri figli”, si introduce il principio della doppia residenza per i minori: questi ultimi dovranno risiedere in ciascuna per un minimo di 12 giorni al mese. Altro istituto previsto è quello del mantenimento diretto dei due coniugi, contro “l’idea antiquata dell’assegno”, che dunque cade in toto, mentre l’assegnazione della casa al genitore prevalente viene definita una “mostruosità probabilmente incostituzionale”, tanto che si prevede che chi resta debba pagare l’affitto all’altro. Quanto al tema dell’alienazione, sotto la dicitura di “diritti relazionali” si sancisce l’allontanamento immediato del coniuge che ostacoli un rapporto equilibrato e continuativo se il figlio manifesta, appunto, rifiuto o alienazione.

10apr/18Off

Il divorzio e la tutela delle donne

Articolo di Linda Laura Sabbadini (Stampa 10.4.189

“”A maggio del 2017 la I sezione civile della Corte di Cassazione deliberò che il riferimento di partenza per stabilire il diritto all’assegno di divorzio non dovesse essere il tenore di vita goduto dai coniugi, ma la disponibilità o meno di un reddito che permette l’autosufficienza. Quella sentenza ha già provocato danni. Una successiva del tribunale di Milano affermava che l’assegno può essere chiesto dall’ex coniuge che versa in condizione di povertà. O sei povera o nulla, sentenziano a Milano, anche se hai contribuito e molto al tenore di vita della famiglia con il lavoro retribuito e non, magari per 30 anni. Pur essendo la sentenza di maggio piena di parole moderne rappresenta un arretramento storico, perché penalizza il coniuge più vulnerabile economicamente.

15ago/17Off

Il deserto sociale e culturale dove trionfa l’inumano

Articolo di Guido Viale (manifesto 15.8.17)

Codice Minniti. Bisognerebbe chiedersi perché il Governo della Libia o quello che viene spacciato per tale è così pronto a riprendersi, anche con azioni di forza, quei profughi che tutti i Governi degli altri Stati, sia in Europa che in Africa, cercano di allontanare in ogni modo dai propri confini. La verità è che a volerli riprendere non è quel Governo, ma sono le due o tre Guardie costiere libiche che fanno finta di obbedirgli, ma che in realtà lo controllano; e a cui l’Italia sta dando appoggio con dovizia di mezzi militari. Ormai si sa che quelle Guardie costiere sono in mano a clan e tribù coinvolte nella tratta dei profughi e nel business degli scafisti. E che una volta a terra profughe e profughi riportati in Libia saranno imprigionati e violate di nuovo e torturati per estorcere un riscatto alle loro famiglie; oppure venduti ad altri scafisti che faranno loro le stesse cose; fino a che non li imbarcheranno di nuovo, non prima di aver fatto pagar loro, per la seconda volta, il passaggio. Per farlo meglio hanno riattivato una zona Sar fantasma, proibendo alle Ong di entrarvi. Quello che Minniti cercava e non era riuscito a fare con il suo codice di condotta. Un business così, legittimato da un Governo straniero, dall’Unione europea e dall’Onu, nessun criminale al mondo se l’era finora sognato…

23apr/15Off

Adesso il divorzio e’ finalmente breve

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 23.4.15)

“”Finalente ci siamo. Anche in Italia, per divorziare, i tempi si accorciano: in caso di separazione consensuale, l’attesa tra la separazione e il divorzio sarà di sei mesi; in caso di separazione giudiziale, invece, di mesi ce ne vorranno dodici. E anche se ci sono voluti più di dieci anni per arrivare all’approvazione di queste norme, ieri, alla Camera dei deputati, la riforma della celebre legge 898 del 1970 è stata approvata quasi all’unanimità. Certo, le cose si sarebbero potute fare ancora meglio, adeguando ad esempio la legislazione italiana a quella di tanti altri Paesi europei in cui, per chiedere il divorzio, non è necessario passare per la fase della separazione. Difficile, però, fare molto di più nel contesto ideologico e culturale che, purtroppo, caratterizza ancora il nostro Paese. E che spinge molti a barricarsi dietro a numerosi pregiudizi e tanta arretratezza.

22apr/15Off

Via al divorzio breve, 6 mesi per lasciarsi

Articolo di Maria Novella De Luca (Repubblica 22.4.15) Una rivoluzione: i tempi sono più che dimezzati. Ma per attuarla ci sono voluti oltre dieci anni

“”Il divorzio breve, ma forse bisognerebbe chiamarlo il nuovo divorzio italiano, è legge. A 41 anni dal referendum del 1974, a 28 anni dalla prima riforma del 1987, e dopo oltre 10 anni di discussioni in Parlamento, cancellare il proprio matrimonio diventerà, da oggi, un percorso “umano” anche nel nostro paese. Se non ci saranno sorprese (e il sì appare blindato), la Camera approverà stamattina la legge che istituisce il “divorzio breve”. Il cui cardine è un drastico accorciamento dei tempi. Tra la separazione e il divorzio non si dovranno più aspettare 3 anni, ma 6 mesi se l’addio è consensuale, e un anno se il percorso è giudiziale. E nulla cambia se nella ormai ex coppia ci sono figli minori: i tempi restano identici. Non solo. Cambiano anche le norme sul fronte patrimoniale: la comunione dei beni potrà essere sciolta nello stesso momento in cui si sottoscrive la separazione.

10apr/15Off

Divorzio breve alla Camera pronto per il voto finale

Articolo di Patrizia Maciocchi (Sole 10.4.15)

“”Sì in Commissione. Il testo taglia i tempi e il 21 aprile approderà in Aula per diventare legge? Sei mesi dalla consensuale – Comunione dei beni sciolta subito
Con il via libera di ieri da parte della Commissione giustizia della Camera al divorzio breve ,senza modifiche rispetto al testo approvato dal Senato , la riforma, è pronta per approdare in aula il 21 aprile e per il voto definitivo che dovrebbe arrivare, dopo una breve discussione, il 22 aprile.
La proposta di legge, con tre articoli, taglia i tempi del divorzio fermi dal 1970, anticipando il momento per proporre la domanda e accelera il momento utile per lo scioglimento della comunione dei beni.

18mar/15Off

Divorzio breve, ancor a un passo indietro

Da Fatto Quotidiano online 18.3.15 LEGGI ANCHE “Quel che manca al nuovo divorzio breve”" di Carlo Rimini ordinario di Diritto privato nell’Università di Milano (Stampa 17.3.15)

“”Eliminate dal testo le clausole che avrebbero permesso in assenza di figli minorenni o non di dipendenti, lo scioglimento immediato del matrimonio. “Breve sì ma non “lampo”. L’Aula del Senato, con votazione per alzata di mano, stralcia la norma sul divorzio diretto contenuta nella legge sul divorzio breve. La proposta era stata avanzata dalla stessa relatrice Rosanna Filippin (Pd) con la motivazione che è più importante accorciare i tempi per l’approvazione del ddl. Per l’introduzione del divorzio immediato, si provvederà con un’altra legge: Maurizio Gasparri in Senato, in veste di presidente di turno, ha annunciato che “diventerà oggetto di un autonomo disegno di legge” e sarà “subito” assegnato alle commissioni parlamentari. Zanda, capogruppo Pd al Senato, ha assicurato l’impegno politico e parlamentare al nuovo ddl. “Sosterremo – ha affermato – tempi rapidi per l’esame in commissione e in Aula”.