Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

15mag/180

I fili spezzati dell’uguaglianza

Articolo di Gaetano Azzariti (manifesto 15.5.18) “Il pensiero di Stefano Rodotà, a partire dall’ultimo libro «Vivere la democrazia» e la sua lezione del 2017 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che ora costituisce un capitolo del volume «I beni comuni. L’inaspettata rinascita degli usi collettivi»”

“”Non viviamo tempi facili. L’improvvisazione sembra dominare la scena, nel campo delle politiche dei diritti si succedono le più diverse proposte. Un eclettismo che sta lacerando in particolare il campo del pensiero critico. Un punto di vista alternativo a quello dominante è ancora possibile, ma a condizione che sia espressione di una visione d’insieme coerente, che si regga su un’analisi critica del presente, che prospetti soluzioni di rottura basate su principi di fondo e non su esigenze del momento o tatticismi politici. Insomma, è necessario uscire dall’improvvisazione e ritrovare una bussola. Spegnano allora i televisori e torniamo a leggere i libri. Alla ricerca di «pensieri forti», in grado di indicarci nuove vie da percorrere per non arrenderci al mesto presente. Non narrazioni fantastiche, pure illusioni, ma possibili modi per tornare a far «vivere la democrazia» e in essa riscoprire il valore dei «beni comuni». E proprio ai temi indicati sono dedicate le ultime riflessioni di Stefano Rodotà, ora pubblicate in due libri postumi.

12mag/180

Con i migranti attraverso le Alpi dove muore l’Europa dei diritti

Articolo di Domenico Quirico (Stampa 12.5.18)

“”Volete vedere morire l’Europa, quella che ci ha magnificamente illuso con i diritti, i bei discorsi pieni di vento, le cui frontiere invisibili sconfinavano infinitamente oltre quelle della Unione visibile? Vi faccio da guida. Il viaggio è breve: stazione di Torino Porta Nuova, binario venti, dove partono i treni locali per la val di Susa, sì proprio quella dei No Tav, poi da Oulx in autobus salite a Claviere e, a piedi, al Monginevro per poi scendere a Briançon. Scoprirete un’Europa che non conoscete: nel terzo millennio lo scandalo di bambini e donne incinte che strisciano, di notte, tra la neve, verso frontiere inesorabili; e città dove poliziotti danno la caccia nelle strade ai neri; monti dove milizie di razzisti strafottenti, ramazzate in mezzo continente, si danno, sotto le telecamere, alle «ratonnades», le cacce ai topi dell’età di Vichy. E poi consegnano le loro prede a uno Stato, la Francia, connivente e grato.
Preparatevi. È un posto, questo, dove accettiamo, in modo ipocrita, l’orrenda divisione degli uomini che fomenta il dolore e lo rende senza pietà. Abbiamo chiesto al mondo dei fuggiaschi dai fanatismi, dalle povertà bibliche, di essere amati. Abbiamo gridato: qualsiasi cosa noi abbiamo commesso in passato, resterà tuttavia quello che abbiamo dato al mondo che perorerà sempre in nostro favore. Ma non serve a nulla essere amati: perché non siamo noi a esserlo. Si tratta sempre di qualcuno che non siamo.

4apr/180

Processo Cappato / Dj Fabo: Il governo parte civile sulla costituzionalita’ dell’articolo 580

Tre articoli sulla decisione del governo a favore della costituzionalità dell’articolo 580 rinviato alla Consulta dalla Corte d’Assise di Milano (processo Cappato / Dj Fabo)   LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 4.4.18) Il governo e la legge. Sul suicidio nessuna confusione

“”Istigare” al suicidio e “aiutare” chi, gravemente malato, vuole fortemente porre fine alle proprie sofferenze considerando la propria vita ormai intollerabile, non sono la stessa cosa. Il primo è un comportamento odioso, violento, da prevenire e punire, tanto più quando è esplicito, intenzionale, e non l’esito di atti di bullismo stupidi e cattivi, ma che non miravano a far suicidare la vittima. Il secondo è un atto di amicizia e amore, una forma di accompagnamento all’atto ultimo di libertà di una persona che si rispetta, di cui si accettano le decisioni anche quando non le si condividono, prendendosi pure la responsabilità di fare in modo che si compiano secondo le intenzioni di chi, appunto, vuole porre fine alla propria vita ma non può farlo da solo a motivo proprio delle condizioni che gli hanno reso intollerabile vivere. Riguarda chi fornisce le informazioni necessarie, accompagna nei luoghi in cui si aiuta a morire, aiuta nelle diverse fasi la persona non più in grado di fare da sé, standole vicino fino all’ultimo, non lasciandola sola.

31mar/180

Per una biopolitica illuminista

Articolo di Roberto Esposito (Repubblica 31.3.18) sull’ultima lezione di Stefano Rodotà, ora pubblicata da Laterza

“”Per vivere occorre un’identità, ossia una dignità. Senza dignità l’identità è povera, diventa ambigua, può essere manipolata». Il nuovo libro, postumo, di Stefano Rodotà, Vivere la democrazia, appena pubblicato da Laterza, può essere letto come un ampio e appassionato commento a questa frase di Primo Levi. Tutti e tre i termini evocati da Levi — identità, dignità e vita — s’incrociano in una riflessione aperta ma anche problematica, che ha fatto di Rodotà uno dei maggiori analisti del nostro tempo. Composto da saggi non tutti rivisti dall’autore, scomparso lo scorso giugno nel pieno del suo lavoro, il libro ci restituisce il nucleo profondo di una ricerca che definire giuridica è allo stesso tempo esatto e riduttivo. Esatto perché il diritto costituisce l’orizzonte all’interno del quale Rodotà ha collocato il proprio lavoro. Riduttivo perché ha sempre riempito la propria elaborazione giuridica di contenuti storici, filosofici, antropologici che ne eccedono il linguaggio.

22mar/180

Cinquant’anni dal ’68 Guido Viale: dignita’ umana, la lezione attuale del ’68

Intervista a Guido Viale di Claudio Gallo (Stampa 22.3.18) “Il leader torinese di Lotta continua: “Una stagione in cui poveri e esclusi si sentirono meno emarginati. Per noi la politica era vivere in modo diverso. Oggi l’impegno è l’anti-razzismo””

“”È stato uno dei leader del ’68 e tra i fondatori di Lotta Continua. Guido Viale, 75 anni, sociologo, scrive saggi, si occupa di economia, modelli di sviluppo e ambiente. Gli chiediamo, cinquant’anni dopo, di spiegarci quella stagione che sembra ormai assorbita nella società dello spettacolo: è possibile darne una definizione minima che ricollochi il periodo nella storia?
«La domanda non corrisponde né alla mia esperienza personale né a quella di gruppo. Il ’68, con la sua dilatazione all’autunno caldo del ’69, è stato un movimento molto chiuso su se stesso, concentrato sulle cose che faceva e non sulla loro rappresentazione pubblica. L’idea che la società dello spettacolo si sia sviluppata da quella stagione è una sciocchezza che ha molti autorevoli sostenitori, come il filosofo Mario Perniola, morto da poco, che ha messo in un rapporto di continuità il ’68, cioè l’idea della fantasia al potere, con la cultura spettacolare del berlusconismo».
Il ’68, in particolare a Torino, è nato prima del ‘68. Come si è passati dalla protesta generalizzata all’azione politica?

1mar/180

“Ancora non possono dirsi “italiani”

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 1.3.18) “I grandi assenti in un Paese che non sa sognare”

Diritti. Sarebbe bello che qualcuno ne parlasse, anche solo per ricordare come nel nostro Paese ancora non ci siamo. E che sono veramente tante le persone che aspettano che le proprie libertà fondamentali siano prese sul serio e riconosciute. Ci sono centinaia di giovani nati in Italia, che parlano la nostra lingua, hanno la nostra cultura e condividono i nostri valori, che ancora non possono dirsi “italiani”. Ci sono centinaia di bambini e di bambine che, solo perché vivono in famiglie composte da due uomini o due donne, non hanno ancora il diritto di godere degli stessi diritti di tutti gli altri bambini. Ci sono centinaia di uomini e di donne che, pur avendo moralmente il diritto di autodeterminarsi, non vedono la propria autonomia riconosciuta a livello giuridico quando si tratta di affrontare i delicati momenti dell’inizio o del fine vita. È come se, una volta chiuso il capitolo delle unioni civili e del testamento biologico nel corso della scorsa legislatura, i responsabili politici del nostro Paese avessero deciso che non ci fosse più bisogno di perdere tempo (o energie) con i diritti, e che fosse giunto il momento di occuparsi di altro.

24feb/180

Il decreto congelato sulla riforma delle carceri

Articolo di Susanna Marietti (coordinatrice nazionale Antigone, manifesto 24.2.18) “Uno dei contenuti di maggior rilievo del decreto non approvato definitivamente dal governo riguarda l’allargamento dell’accesso alle misure alternative”

“”Colpo di scena nella storia della tentata riforma carceraria. Al Consiglio dei ministri dello scorso giovedì ci si aspettava che si discutesse dell’unico decreto che aveva già ricevuto i pareri delle Commissioni competenti di Camera e Senato, per il quale i tempi di approvazione potevano essere vicinissimi anche nel caso – auspicabile – che il Governo non avesse voluto recepire del tutto tali pareri. Invece quel decreto non si è visto. Ne sono comparsi però altri tre, relativi a un numero inferiore di punti di delega, che a pochi giorni dal voto hanno appena cominciato il loro iter. Cosa ci perderemo se il primo decreto non vedrà una coraggiosa accelerazione?

21feb/180

Una veglia civile per la riforma del carcere

Articolo di Stefano Anastasia, Franco Corleone (manifesto 21.2.18) “Fuoriluogo. Siamo di fronte a un’occasione che non va perduta per rispondere alle condanne europee per trattamenti inumani e degradanti. Domani la parola al Consiglio dei ministri”

“”Il 20 dicembre scorso, proprio in questa rubrica, eravamo stati facili profeti nell’immaginare che il torbido periodo della campagna elettorale avrebbe alimentato un fuoco di fila contro la riforma dell’ordinamento penitenziario. Si erano già levate le proteste di alcuni sindacati di polizia contro la possibilità di garantire anche in Italia il diritto alla sessualità dei detenuti. Si sono aggiunte le trite litanie dei soliti imprenditori della paura sul rischio di una nuova legge salvadelinquenti. Grazie a improvvide audizioni, le Commissioni Giustizia hanno offerto alle forze della conservazione una tribuna per gettare veleno sulle minime ipotesi di revisione delle preclusioni in tema di benefici penitenziari e alternative al carcere. La proposta del Governo ridà ai magistrati qualche margine di maggiore responsabilità nella valutazione sui singoli casi, ma questa considerazione del ruolo della magistratura di sorveglianza fa paura ai Torquemada contemporanei, secondo i quali permessi e alternative andrebbero concessi solo a chi in carcere non dovrebbe proprio starci, mentre gli altri possono pure morirci.

21gen/180

Eurostat. Otto italiani su dieci cercano un impiego tra amici e parenti

Articolo di Roberto Ciccarelli (Manifesto 21.1.18) “Uno su quattro si rivolge al collocamento pubblico, ancora meno al privato”

“”Il ministro del lavoro Poletti è intervenuto, a suo modo: «Il rapporto di lavoro è anche di fiducia. La conoscenza è uno degli elementi». C’è mancato poco che parlasse della famosa «partita di calcetto». Il problema è strutturale è riguarda tutta l’Ue a 28. La crisi è ovunque, solo che l’Italia fa peggio di tutti. Otto italiani su dieci (l’81,9%) cercano un impiego tra amici e parenti. Grande è la sfiducia nel collocamento pubblico e privato. Solo uno su quattro si rivolge al primo. Ancora peggiore è il risultato delle agenzie per il lavoro private (interinali). Solo il 14,4% di chi cerca lavoro dichiara di rivolgersi ad esse, a fronte del 32,9% della Francia e del 21% del Regno Unito. In Germania la percentuale è al 12,7.
SECONDO L’EUROSTAT la situazione, già nota e strutturale, è nettamente peggiorata negli ultimi dieci anni.

18gen/180

Cappato e dj Fabo. La dignita’ fino alla fine

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 18.1.18)

“”Se il valore cardine della nostra Costituzione è la dignità umana, allora Marco Cappato non ha fatto altro che incarnare alla lettera lo spirito del nostro Paese. Che difende la vita e la dignità del vivere, certo — è il cuore stesso della Costituzione. Ma che, proprio per questo, non chiede a nessuno di giudicare cosa possa essere o meno degno per un’altra persona. Al contrario. Pretende che nessuno si permetta di farlo, privando così la persona in questione dei suoi diritti individuali. Cosa sarebbe d’altronde la dignità umana se non ci fosse poi anche la libertà di esercitarla, e quindi senza la possibilità, per ciascuno di noi, di autodeterminarsi e di decidere sempre e comunque, dall’inizio della propria esistenza fino alla fine, come vivere e come morire?