Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

12dic/170

Laicita’ e Islam

Intervento rappresentante Giornate della laicità all’incontro del 2.12.17 “La Repubblica delle Nuove Italiane” dove è stato presentato il libro di Ferial Mouhanna:

“”Perché Giornate della laicità hanno aderito a questa iniziativa. Sostanzialmente per due motivi

  • innanzitutto perché “La Repubblica delle nuove italiane” lo interpretiamo come una sollecitazione ad approvare la legge dello Ius soli.
  • E consideriamo assurdo che in Italia non si riesca a varare una legge d’inclusione /accoglienza sui diritti civili e di libertà come questa.
  • Come d’altronde avviene per la legge sul “fine vita”, anch’essa non a caso legata a libertà di scelta e autodeterminazione di cittadine/i, principi previsti nella nostra Carta costituzionale

In secondo luogo – proprio perché si parla di convivenza tra culture diverse – è utile secondo noi richiamare i principi e valori della nostra Costituzione repubblicana.

  • Tra cui il principio fondamentale della laicità.
  • Ma anche la separazione tra Leggi dello Stato (cioè “leggi umane”), frutto di processi democratici, cui tutti i cittadini/e devono attenersi e “leggi divine” che sono una questione personale.
  • esempio lampante il testamento biologico la cui legge non passa perché per i credenti “la vita appartiene a Dio”

Trattandosi di convivenza di culture differenti, la domanda che dovremmo porci anche in occasioni come questa è, secondo noi:

24nov/170

“L’Islam imprigiona i corpi delle donne. Voi le loro anime”

Intervista a Kamel Daoud di Anais Ginori ( Repubblica 24.11.17)

“”PARIGI «Scrivere è l’unico stratagemma efficace contro la morte. Gli uomini hanno provato con la preghiera, i farmaci, la magia o l’immobilità, ma credo di essere l’unico ad aver trovato la soluzione: scrivere». Kamel Daoud ha tenuto per anni una rubrica su Le Quotidien d’Oran, punto di riferimento del dibattito intellettuale in Algeria. La pubblicazione del romanzo Il caso Mersault l’ha proiettato verso un successo internazionale. Daoud è diventato uno degli intellettuali più ascoltati e pubblicati in Occidente, con posizioni talvolta controverse, mai allineate. Lo scrittore algerino non vuole essere portavoce di nessuno, né delle vittime del “Sud” o del “mondo cosiddetto arabo”, né delle ragioni del “Nord” o dell’Occidente. Le mie indipendenze (che esce ora in Italia per La nave di Teseo) è una selezione degli articoli pubblicati tra il 2010 e il 2016, in cui si ritrovano molte delle sue posizioni e idee: sulle donne, la sessualità, l’islamismo, il Dio sottratto al dogma. Lo stile è sempre scorretto, aspro, folgorante.
Nel libro c’è anche l’articolo sulle violenze sessuali del Capodanno 2015 a Colonia che lei scrisse per il nostro giornale e che le è valso molte critiche e l’accusa di islamofobia, e le ha fatto decidere di ritirarsi per un periodo dalla scena pubblica.
Lo riscriverebbe ancora oggi? «Dalla prima all’ultima riga. Smetterò di dire che esiste un problema sul rapporto con il corpo, il desiderio, la sessualità nel mondo arabo-musulmano solo il giorno in cui le donne potranno uscire la sera, disporre del loro corpo, avere diritto al piacere e all’orgasmo».

20nov/170

La battaglia Laica e illuminista degli ex-musulmani

Articolo di Cinzia Sciuto (MicroMega.net 19.11.17) “A Colonia è stato festeggiato il decimo anniversario dalla costituzione della prima associazione di ex-musulmani fondata da Mina Ahadi proprio in Germania: un movimento per la promozione della laicità e dei diritti umani che nel frattempo è cresciuto e che oggi conta decine di associazioni in tutto il mondo. Perché la libertà non è prerogativa occidentale, cosa che la sinistra sembra aver dimenticato.

“” “Finché nel mondo ci saranno persone che rischiano la vita per aver abbandonato l’islam, sarà necessario dichiarare apertamente e orgogliosamente, loud and proud, che noi lo abbiamo fatto”. Così risponde l’attivista inglese di origini iraniane Maryam Namazie ogni volta che le viene fatta la domanda: “Ma perché vi chiamate proprio ‘ex-musulmani’?”. Un’espressione che a Mina Ahadi – che esattamente dieci anni fa ha fondato a Colonia, in Germania, il primo Consiglio centrale degli ex-musulmani tedeschi (Zentralrat der Ex-Muslime, ZdE) – all’inizio non piaceva: “Siamo atei e agnostici, alcuni di noi erano credenti e poi hanno abbandonato l’islam, altri non sono mai stati musulmani. Quello che ci accomuna sono i valori universali dei diritti umani e della libertà di espressione: siamo umanisti”. Ma alla fine ha dovuto ricredersi: in un momento in cui dichiarare pubblicamente di aver abbandonato l’islam, o di non averlo mai praticato, era un tabù, non solo nei paesi retti da regimi islamisti, ma persino in Europa, era appunto necessario manifestarsi apertamente. Sopratutto per dare ad altri il coraggio di manifestare il proprio ateismo e di affrancarsi dalla comunità di origine.
“Non tutti coloro che provengono dai paesi cosiddetti musulmani sono musulmani. Sembra una banalità, e invece è necessario sottolinearlo perché ci viene automaticamente messa addosso questa etichetta”, spiega Ahadi nel corso della cerimonia per i dieci anni del movimento degli ex-musulmani che si è svolta ieri sera a Colonia.

18nov/170

Violenza e Islam

Brano tratto da: “Adonis, Violenza e Islam” Conversazioni con Houria Abdelouahed, trad. it. di Sergio Levi, Guanda 2015  pp. 192, € 14,00, pp. 109-124. “Adonis (Alī Aḥmad Saʿīd Eṣbar) è uno dei più importanti poeti e intellettuali del mondo aravo. Nato in un villaggio siriano nel 1930 da una famiglia di origine contadina, ha compiuto gli studi universitari a Damasco, laureandosi in filosofia. Successivamente si è trasferito a Beirut dove ha lavorato come insegnante e giornalista. Vive a Parigi. La sua opera è stata insignita di numerosi premi letterari. Tra i suoi libri: Memoria del vento, Cento poesie d’amore, Oceano nero. Houria Abdelouahed insegna all’Università Paris Diderot. È psicoanalista, traduttrice e autrice, fra l’altro, di Figures du féminim en islam (PUF, 2012)”


“”Hbdelouahed Si parla sempre più spesso di radicalizzazione. / Adonis: Non si può comprendere questo fenomeno se non si fa lo sforzo di ripensare la nascita dell’islam. Come abbiamo detto, la violenza è intrinsecamente legata alla nascita dell’islam, che sorge appunto come potere. Questa violenza ha accompagnato la fondazione del primo califfato e attinge a certi versetti coranici e ai primi commenti al Testo.

 H: L’Isis ci riporta a un’epoca in cui la gente o si convertiva all’islam o moriva. / A: Abbiamo citato alcuni versetti, ma il Corano ne contiene molti altri, non meno violenti. Questa violenza è stata istituzionalizzata, ormai fa parte della forma statuale. Si aggiunga che i musulmani hanno agito fin dall’inizio da conquistatori. Il secolo che seguì alla morte di Maometto fu molto sanguinoso e la guerra arabo-araba, o la guerra musulmano-musulmana, non è mai finita. Basta leggere le opere sulla storia degli arabi.

H: Ma perché l’islam ha resistito al cambiamento? / A: Non abbiamo tenuto conto, o non abbastanza, della natura umana: il potere, il denaro e la violenza. L’islam ha risvegliato nell’essere umano l’istinto del possesso.

 H: Vale a dire: aggiungere ai tentativi di risposta la dimensione psicologica e parlare del pulsionale. Il testo fondatore e i primi testi dei commentatori hanno permesso al maschio di soddisfare pienamente le proprie pulsioni, in particolare quella di possesso e quella sessuale. L’idea del paradiso come luogo di soddisfazione assoluta dove la nozione di mancanza non esiste è indice di una fantasia o di un rifiuto della castrazione. La fondazione ha colto l’essenziale nella natura della pulsione e della fantasia. Si può parlare di una malattia dell’islam, come ha fatto Abdelwahab Meddeb? /A: In La malattia dell’islam, Meddeb parla anche di un islam bello e vero.

H: Ma all’interno dell’universo musulmano ci sono la mistica, la filosofia, la letteratura… / A: Questi movimenti intellettuali non appartengono all’islam in quanto stato o istituzione. I mistici e i filosofi hanno usato l’islam come un velo o come un mezzo per sfuggire ai processi e alle condanne. Dal testo coranico non emerge alcuna filosofia.

13nov/170

Stupri, violenze e rapimenti nel deserto la caccia ai rifugiati dei terribili Asma Boys

Articolo di Francesco Viviano (Repubblica 13.11.17) Le indagini su bande di giovani criminali libici che sequestrano e derubano chi tenta di arrivare in Europa

“”Sono il terrore delle migliaia di migranti che attraversano il deserto per raggiungere la Libia nella speranza di partire per l’Italia. Attendono le loro prede subito dopo i confini che da Gambia, Niger, Ciad e altri paesi portano in Libia. Gli Asma Boys, giovani criminali libici protetti dalle varie milizie, hanno allestito campi di prigionia in mezzo al deserto nelle quali tengono in prigionia migliaia di migranti in attesa del migliore offerente. «Non hanno una struttura piramidale — racconta un investigatore italiano — non fanno riferimento ad un solo capo, ma sono collegati alle milizie alle quali pagano una sorta di “tangente” sui loro guadagni. Oltre un migliaio di giovani che si sono spartiti le zone nelle quali operare compiendo sequestri di massa. Gli Asma Boys intercettano le carovane di disperati che oltrepassano i confini con la Libia e li portano nelle loro prigioni, dei veri e propri campi di concentramento». Fonti d’intelligence che operano nel territorio ma anche testimonianze di superstiti che sono riusciti a fuggire e sopravvivere a quell’inferno, confermano che sarebbero oltre 25 mila i migranti rinchiusi nelle prigioni libiche, decine e decine (oltre le trenta censite dalle ong e dai governi di Tobruk e Tripoli) che sfuggono all’osservazione delle organizzazioni internazionali umanitarie. Ed all’interno di quelle prigioni gli Asma Boys compiono orrori indescrivibili sui loro “prigionieri” prima di venderli ad altre bande e trafficanti di esseri umani, ad imprenditori agricoli libici che li sfruttano anche per uno o due anni, senza pagarli.

9nov/170

I rischi dell’Islamismo in Europa e nel Mediterraneo

Articolo di Ileana Montini (criticaliberale.it 05.11.17

“”Il presidente di ”Convergenze” è un giovane ingegnere di origine marocchina. Si chiama Zouhair El Youbi: l’ho conosciuto alla presentazione di un libro alla Nuova Libreria Rinascita di Brescia perché avevo fatto un intervento sul concordato e la laicità dello stato, dietro l’intervento dell’imam di Trieste Nader Akkad; una squisita persona che era tra i presentatori del libro. Mi si era presentato dicendo che era d’accordo. Il seminario, a Brescia, su “i rischi del radicalismo islamista in Europa e nel Mediterraneo”, è stato fortemente voluto dal giovane ingegnere. Si è svolto il 3 novembre in una bella sala dell’ex palazzo di giustizia in centro storico a Brescia. L’evento ha avuto la collaborazione dell’Università di Brescia. Era presente anche l’ambasciatore del Marocco Hassan Abouayaoub. I relatori – docenti di varie università- hanno presentato ricerche e riflessionui, in specifico sulla situazione delle carceri dove avviene, spesso, la formazione e il reclutamento per forme di radicalismo islamico. Il prof. Roberto Mazzola dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale, ha svolto il tema: “L’Europa multiculturale: quali sono le difficoltà?”.
C’è un rapporto – si è chiesto il docente- tra mancata integrazione socio culturale e il radicalismo? Sembra di sì a giudicare che soltanto il 5 per cento dei rifugiati si trova tra i terroristi musulmani che hanno agito nel teatro europeo. Comunque, i fattori reali sono di natura psicologica, di critica “ai costumi degenerati” dell’Occidente, al bisogno di trovare un’identità, al desiderio di avventura, alla reazione all’odio percepito contro i musulmani. Ma anche per una rivolta contro le umiliazioni subite dai genitori immigrati. I terroristi hanno in comune che si ritengono i detentori della verità.

7nov/170

Quando i fanatici eravamo noi

Articolo di Alessandro Barbero (Stampa 7.11.17) “Nella sanguinosa storia delle crociate, le vicende di quattro sfortunatissimi marchesi del Monferrato nel XII secolo tra Gerusalemme e Costantinopoli”

“”Quando cerchiamo di capire quelli che partivano per le crociate, dobbiamo accettare la contraddizione tra le motivazioni ideali che li animavano e la violenza e l’avidità del loro comportamento. Per molto tempo i nostri antenati hanno creduto che fosse giusto uccidere e morire per strappare ai nemici di Dio i luoghi della Passione; e che non ci fosse niente di male se chi rischiava il martirio combattendo gli infedeli trovava la sua ricompensa già su questa terra. I crociati che nel 1099 conquistano Gerusalemme sono partiti per offrire a Dio le loro sofferenze. Sono arrivati fin laggiù, e ci sono arrivati a piedi. Hanno cavalcato nelle strade della città e nell’atrio della moschea con il sangue che arrivava alle ginocchia dei cavalli, e guardandosi indietro scoprono di avere occupato un vasto paese, che si estende dalla Turchia fino all’Egitto. Nemmeno per un attimo pensano di tornare a casa: hanno conquistato un nuovo regno per la fede di Cristo e rimarranno lì a governarlo. Ma scoprono subito che non sarà facile. Nel mondo musulmano l’invasione degli infedeli provoca un’ondata di indignazione: a Baghdad come a Damasco la folla scende in piazza invocando il jihad.

5nov/170

La lunga mano dell’Arabia Saudita sull’Indipendent

Intervista a Lucia Annunziata di Cinzia Sciuto (dal suo blog cinziasciuto@animabella.it nov ‘17 e pubblicata su MicroMega)
“Propaganda islamista e interessi geopolitici vanno a braccetto: lo scorso 15 ottobre, a commento della vicenda Weinstein, l’Independent ha pubblicato un articolo a firma di Qasim Rashid dal titolo “Come l’insegnamento dell’Islam può aiutarci a prevenire gli scandali sessuali”. Poco tempo prima una quota consistente del giornale, che era sull’orlo del fallimento, era finita in mano a un magnate dell’Arabia saudita. Ne ho parlato su MicroMega con Lucia Annunziata. Ecco l’intervista”

“”Lo scorso 15 ottobre, a commento della vicenda Weinstein, l’Independent ha pubblicato un articolo a firma di Qasim Rashid dal titolo “Come l’insegnamento dell’Islam può aiutarci a prevenire gli scandali sessuali”. Nel testo si sostiene che “il Corano stabilisce che uomini e donne sono uguali e proibisce agli uomini di costringere una donna a fare qualcosa cointro la propria volontà, garantendo così alle donne autonomie e autodeterminazione”. Per l’autore del pezzo, dunque, l’insegnamento del Corano e della vita di Maometto costituirebbe un baluardo contro la cultura dello stupro e renderebbe gli uomini più responsabili nei confronti delle donne. La pubblicazione dell’articolo su un giornale con una lunga tradizione liberal come l’Independent ha suscitato molto dibattito e sollevato molte preoccupazioni. Ne parliamo con la direttrice di Huffington Post Italia, Lucia Annunziata.

Direttrice, è rimasta sorpresa leggendo l’articolo di Rashid su una testata come l’Independent?

L’articolo, scritto dal portavoce della comunità Ahmmadiyya muslim negli Usa, riproduce uno schema classico di difesa dell’islam, suggerendo che il “vero” islam non solo non giustifichi nessuna violenza sulle donne, ma addirittura ne sancisca la perfetta uguaglianza con l’uomo (al contrario di quanto farebbe il cristianesimo) e prescriverebbe un rispetto assoluto nei loro confronti.

11ott/170

Amos Oz. Nipoti miei, vi insegno a diventare uomini liberi

Intervista a Amos Oz di Wlodek Goldkorn (Repubblica 11.10.17) “Partendo dal suo ultimo saggio -”Cari fanatici”, Feltrinelli, pagg. 112 euro 10, traduzione di Elena Loewenthal – Oz spiega come buona scrittura, buona politica e humour diventano antidoti al fanatismo”

“”Ha sempre avuto due vite Amos Oz: una da scrittore; l’altra da intellettuale pubblico, in prima linea nella lotta contro l’occupazione e per il riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Lui ha sempre voluto convincere qualsiasi (incredulo) interlocutore che si trattava di due vite parallele: dei sentimenti mi occupo nei romanzi, se voglio criticare il mio governo scrivo un articolo, ripeteva. Ora con Cari fanatici, un saggio composto da tre brevi testi in uscita da Feltrinelli, i più fedeli, ma anche gli occasionali lettori di Oz possono finalmente trovare il punto in cui le sue due vite si congiungono: quel punto è la convinzione che tutti gli esseri umani sono i padroni delle proprie scelte, ma anche e prima ancora, che la chiave per una vita decente è saper ascoltare l’altro ed essere capace di vedere il mondo e se stessi con gli occhi altrui. Il miracolo della buona letteratura e della buona politica ha la stessa origine: la capacità dell’osservazione e la distanza da se stessi. E per quanto riguarda il fanatismo: per Oz è un male che affligge tutta l’umanità; ebrei come musulmani, cristiani, come laici.
Crede che un fanatico sia interessato a di leggere le tre lettere che gli ha indirizzato?
«Le lettere non sono indirizzate ai fanatici, ma a tutti noi.

8ott/170

Le parole possono fermare i fanatici

Articolo di Amos Oz (Fatto 8.10.17) “Una riflessione dello scrittore israeliano sui fanatismi che corrodono il mondo in tutti i suoi continenti e in tutte le stagione della storia. Come combatterlo?”

“”Quando qualcuno urla “morte agli arabi” cosa intende? Chi deve ucciderli esattamente? Se tocca a lui, che fa, suona i campanelli del suo condominio e se chi apre è un arabo lo sgozza? Insomma, come si cura un fanatico? Partire dall’inseguimento di un gruppo di esaltati armati sulle montagne dell’Afghanistan, nel deserto dell’Iraq o nelle città della Siria è una cosa. Combattere contro il fanatismo in sé è tutt’altra. L’attacco alle Torri gemelle di New York, l’11 settembre 2001, così come altre decine di attentati in centri urbani e luoghi affollati in diverse parti del mondo, non è il frutto della rabbia che i poveri nutrono contro i ricchi. Questa guerra si gioca tra i fanatici, convinti che il loro fine giustifichi qualunque mezzo, e tutti gli altri, per i quali la vita è un fine, non un mezzo. È una battaglia fra chi ritiene che, a prescindere da quello che intenda per “giusto”, il giusto sia più importante della vita stessa, e gli altri, secondo i quali la vita viene prima di quasi tutti gli altri valori. Molti dimenticano che l’islam estremista non ha affatto il monopolio del fanatismo violento. Il fanatismo è molto più antico dell’islam. Più antico del cristianesimo e dell’ebraismo. Chi tira bombe contro gli studi medici in cui si praticano aborti, chi uccide immigrati in Europa, chi assassina donne e bambini ebrei in Israele, chi brucia una casa con dentro un’intera famiglia palestinese nei Territori occupati da Israele, chi profana sinagoghe, chiese, moschee e cimiteri, tutti costoro sono diversi da al Qaeda e dall’Isis per quello che fanno e per la misura del loro operato, ma non nella natura dei loro misfatti. Oggi si parla di “crimini d’odio”, ma forse sarebbe meglio dire “crimini di fanatismo”. Un importante scrittore israeliano, Sami Michael, raccontò un giorno di un lungo viaggio in macchina insieme a un autista. A un certo punto questi cominciò a spiegargli quanto importante, e pure urgente, fosse per noi ebrei “uccidere tutti gli arabi!”. Sami Michael ascoltò educatamente finché l’autista non ebbe finito la sua concione e, invece di scandalizzarsi, gli fece una domanda ingenua: “E chi, secondo lei, dovrebbe uccidere tutti gli arabi?”. “Noi! Gli ebrei! Bisogna farlo! O noi o loro! Non vede cosa ci fanno continuamente?” “Ma chi di preciso dovrebbe uccidere tutti gli arabi? L’esercito? La polizia? O i pompieri? O i medici in camice bianco, con delle iniezioni?”. L’autista si grattò il capo, tacque, rifletté sulla domanda e alla fine rispose: “Bisogna dividerci il compito fra noi. Ogni maschio ebreo dovrà uccidere alcuni arabi”.