Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

16mag/18Off

“Con Trump e Bibi non c’e’ alcun futuro. Giocano col fuoco”

Intervista a Nathan Englander di Antonello Guerrera (Repubblica 16.5.18)

“”Come di recente altri scrittori ebreo-americani (Jonathan Safran Foer e Nicole Krauss), anche Nathan Englander ha ambientato il suo ultimo romanzo Una cena al centro della terra (ed. Einaudi) nel cuore del conflitto israelo-palestinese. E cioè l’occhio di una spirale impazzita e oramai a tratti inspiegabile che, come nel libro, somiglia sempre più a un girone infernale, le cui atrocità hanno un impatto devastante anche sulla psicologia degli individui. Al telefono la voce di Englander è confusa, le parole ammassate dalle emozioni. «Non ce la faccio più a leggere il bilancio dei morti al confine con Gaza che aumentano, a decine e decine, non ce la faccio». Englander, 48 anni, è residente a Brooklyn, ma in passato ha vissuto a lungo (dal 1996 al 2001) a Gerusalemme e le cicatrici di quell’illusione di pace lo hanno reso estremamente sensibile a ciò che accade in Terra Santa: «Quel periodo mi ha spezzato il cuore. Allora, dopo gli accordi di Oslo, la pace sembrava incredibilmente vicina, inarrestabile, fulminea, era lì, tanto che temevo di perdermela, che divenisse realtà prima che arrivassi a Gerusalemme. Poi è stato ucciso Rabin, è esplosa la Seconda Intifada, tutte le speranze si sono infrante e io sono andato via». Oggi, dopo il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, la pace sembra incredibilmente lontana.

15mag/18Off

Crimini di guerra

Due articoli sulla strage di palestinesi a Gaza mentre gli Stati Unuti inauguravano la loro ambasciata a Gerusalemme (manifesto 15.5.18) LEGGI DI SEGUITO

Amnesty: «A Gaza commessi crimini di guerra» “Le reazioni. Il sindacato tunisino Ugtt pensa al boicottaggio delle navi statunitensi. Marines dispiegati nelle sedi diplomatiche Usa in Turchia e Giordania per timore di proteste

“”Se i governi del Medio Orriente tacciono, la gente si muove. Ieri erano centinaia i turchi scesi in piazza a Istanbul per protestare contro il massacro nella Striscia di Gaza. Gli Stati uniti hanno deciso ieri di dispiegare i marines a protezione delle proprie ambasciate in Turchia e Giordania, in previsione delle proteste. In Nord Africa il primo a reagire è il sindacato tunisino Ugtt, nel 2015 vincitore del premio Nobel per la Pace insieme ad altre tre associazioni di categoria tunisine: ha annunciato ieri di voler lanciare un boicottaggio contro le navi statunitensi che attraccheranno nei porti della Tunisia. «Il sindacato – ha detto Mohammed Abbas, vice segretario di Ugtt – sta considerando la proposta di impedire lo scarico e il carico sulle navi americane che arriveranno nei porti tunisini».

13mag/18Off

“Il mondo ha voglia di fanatici. Ma sono i coraggiosi a evitare le guerre”

Intervista a Amos Oz di Juan Carlos Sanz (Repubblica 13.5.18)

“”TEL AVIV Sembra lo stesso di tre anni fa, ma la sua voce si perde spesso nel registratore tra le fusa del suo gatto Freddie. «Le mie condizioni di salute mi permettono di viaggiare solo con la mia immaginazione», si scusa il più noto scrittore in lingua ebraica. Amos Oz parla nella sua casa di Tel Aviv sugli zeloti, gli estremisti e i settari che preferiscono affrontare un mondo complesso nel modo più semplice, ma finisce col riconoscere che il suo ultimo libro, “Cari fanatici”, è in realtà un lascito: «L’ho dedicato ai miei nipoti. Ho concentrato ciò che ho imparato nella vita, come una storia. La cosa più pericolosa del XXI secolo è il fanatismo. In tutti i suoi aspetti: religioso, ideologico, economico... perfino femminista. È importante capire perché ritorna ora. Nell’islam, in certe forme di cristianesimo, nell’ebraismo... »

18gen/18Off

In nome di Allah” La fine del mondo e’ gia’ arrivata

Articolo di Domenico Quirico (Stampa 18.1.18) “Il nuovo libro di Boualem Sansal è una radiografia del totalitarismo islamista. E fa più paura della realtà immaginata nel suo romanzo distopico2084

“”Boualem Sansal è algerino. I jihadisti, gli invasati della guerra santa li conosce, eccome. Addirittura dagli Anni 60. Dovremmo prestare più attenzione ai testimoni diretti della brulicante e sanguinaria mormorazione islamista, a chi li ha ascoltati dal vivo predicare, li ha visti uccidere, ne ha provato sulla pelle l’incomposto furore. Ci affidiamo invece alle fiabe di menti teoriche, sviate e imperterrite, intelletti leggeri che al più li conoscono, male, sui libri: l’islamismo, assicurano, è solo un rifugio per marginali delinquenti o per ignoranti di religione e di storia che si appigliano alla più orribile delle controculture a disposizione, li fermeremo con le promesse eterne dei centri commerciali… A quell’epoca, dopo otto terribili anni di guerra contro i francesi tinti di massacro, Algeri era un luogo in rigogliosa e ideologica espansione, matrice vulcanicamente feconda di rivolte, trame, congiure, insurrezioni. All’aeroporto incontravi Che Guevara e i barbudos in bulimica ricerca di altre rivoluzioni da innescare, il generale Giap che aveva schiantato il colonialismo, Nasser, le americane Pantere nere e Malcolm X che lì chiamavano Malek el Shabbaz. Un tipo che si proponeva di polverizzare - niente meno! - l’imperialismo americano.

3gen/18Off

Le proteste in Iran

Due articoli sulle proteste in Iran LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Gianantonio Stella (Corriere 3.1.18) "Le ragazze libere di Teheran"

""«Roussari ya Toussari». Cioè «velo in testa o botte in testa». Non sappiamo il nome di quella coraggiosa ragazza dai capelli neri che in piedi su un cassone sventolava come una bandiera il suo «roussari» bianco nella foto-simbolo delle proteste in Iran. Possiamo immaginare, però, cosa le stiano urlando contro quelli che l’hanno fermata e fatta sparire. È lo slogan che i miliziani islamici di Hezbollah, il «Partito di Dio», barrivano dando la caccia alle donne che, dopo la rivoluzione khomeinista del ‘79, ancora osavano trasgredire alla «raccomandazione» di coprirsi il capo. Contrariamente alle memorie collettive di allora, infatti, il velo islamico non fu imposto con immediata brutalità alle donne iraniane. Abolito nel ’36 da Reza Shah Pahlavi in nome d’una laicizzazione forzata della società («col risultato paradossale che molte non erano più uscite di casa», spiega Alberto Zanconato, per venti anni corrispondente dell’Ansa da Teheran e autore de l’Iran oltre l’Iran ), era per molte ormai da tempo un relitto del passato.
Lo dicono le foto in bianco/nero, negli anni Venti, delle femministe della Association of Patriotic Women, tutte a capo scoperto a partire da una delle leader, Fakhr-e Afagh Parsa. Lo dicono le immagini di Farrokhroo Parsa, la figlia, che nel ’68, con otto anni di anticipo su Tina Anselmi in Italia, diventò la prima donna ministro (all’Istruzione!) e di cui esiste una sola foto col velo: quella scattata dagli aguzzini khomeinisti al processo che l’avrebbe condannata a morte come «corruttrice sulla Terra». Lo dicono le copertine delle riviste non diverse negli anni Settanta da quelle di Oggi, Gente o La domenica del Corriere : camicie strette in vita, scollature, minigonne… Niente di eccessivo o peccaminoso, ovvio. Ma istantanee di belle ragazze libere. Libere accanto a ragazzi dai capelli lunghi, stivaletti col tacco alto, pantaloni a zampa d’elefante.

12dic/17Off

Laicita’ e Islam

Intervento rappresentante Giornate della laicità all'incontro del 2.12.17 "La Repubblica delle Nuove Italiane" dove è stato presentato il libro di Ferial Mouhanna:

""Perché Giornate della laicità hanno aderito a questa iniziativa. Sostanzialmente per due motivi

  • innanzitutto perché “La Repubblica delle nuove italiane” lo interpretiamo come una sollecitazione ad approvare la legge dello Ius soli.
  • E consideriamo assurdo che in Italia non si riesca a varare una legge d’inclusione /accoglienza sui diritti civili e di libertà come questa.
  • Come d’altronde avviene per la legge sul “fine vita”, anch’essa non a caso legata a libertà di scelta e autodeterminazione di cittadine/i, principi previsti nella nostra Carta costituzionale

In secondo luogo - proprio perché si parla di convivenza tra culture diverse - è utile secondo noi richiamare i principi e valori della nostra Costituzione repubblicana.

  • Tra cui il principio fondamentale della laicità.
  • Ma anche la separazione tra Leggi dello Stato (cioè “leggi umane”), frutto di processi democratici, cui tutti i cittadini/e devono attenersi e “leggi divine” che sono una questione personale.
  • esempio lampante il testamento biologico la cui legge non passa perché per i credenti “la vita appartiene a Dio”

Trattandosi di convivenza di culture differenti, la domanda che dovremmo porci anche in occasioni come questa è, secondo noi:

24nov/17Off

“L’Islam imprigiona i corpi delle donne. Voi le loro anime”

Intervista a Kamel Daoud di Anais Ginori ( Repubblica 24.11.17)

""PARIGI «Scrivere è l’unico stratagemma efficace contro la morte. Gli uomini hanno provato con la preghiera, i farmaci, la magia o l’immobilità, ma credo di essere l’unico ad aver trovato la soluzione: scrivere». Kamel Daoud ha tenuto per anni una rubrica su Le Quotidien d’Oran, punto di riferimento del dibattito intellettuale in Algeria. La pubblicazione del romanzo Il caso Mersault l’ha proiettato verso un successo internazionale. Daoud è diventato uno degli intellettuali più ascoltati e pubblicati in Occidente, con posizioni talvolta controverse, mai allineate. Lo scrittore algerino non vuole essere portavoce di nessuno, né delle vittime del “Sud” o del “mondo cosiddetto arabo”, né delle ragioni del “Nord” o dell’Occidente. Le mie indipendenze (che esce ora in Italia per La nave di Teseo) è una selezione degli articoli pubblicati tra il 2010 e il 2016, in cui si ritrovano molte delle sue posizioni e idee: sulle donne, la sessualità, l’islamismo, il Dio sottratto al dogma. Lo stile è sempre scorretto, aspro, folgorante.
Nel libro c’è anche l’articolo sulle violenze sessuali del Capodanno 2015 a Colonia che lei scrisse per il nostro giornale e che le è valso molte critiche e l’accusa di islamofobia, e le ha fatto decidere di ritirarsi per un periodo dalla scena pubblica.
Lo riscriverebbe ancora oggi? «Dalla prima all’ultima riga. Smetterò di dire che esiste un problema sul rapporto con il corpo, il desiderio, la sessualità nel mondo arabo-musulmano solo il giorno in cui le donne potranno uscire la sera, disporre del loro corpo, avere diritto al piacere e all’orgasmo».

20nov/17Off

La battaglia Laica e illuminista degli ex-musulmani

Articolo di Cinzia Sciuto (MicroMega.net 19.11.17) “A Colonia è stato festeggiato il decimo anniversario dalla costituzione della prima associazione di ex-musulmani fondata da Mina Ahadi proprio in Germania: un movimento per la promozione della laicità e dei diritti umani che nel frattempo è cresciuto e che oggi conta decine di associazioni in tutto il mondo. Perché la libertà non è prerogativa occidentale, cosa che la sinistra sembra aver dimenticato.

“” “Finché nel mondo ci saranno persone che rischiano la vita per aver abbandonato l’islam, sarà necessario dichiarare apertamente e orgogliosamente, loud and proud, che noi lo abbiamo fatto”. Così risponde l’attivista inglese di origini iraniane Maryam Namazie ogni volta che le viene fatta la domanda: “Ma perché vi chiamate proprio ‘ex-musulmani’?”. Un’espressione che a Mina Ahadi – che esattamente dieci anni fa ha fondato a Colonia, in Germania, il primo Consiglio centrale degli ex-musulmani tedeschi (Zentralrat der Ex-Muslime, ZdE) – all’inizio non piaceva: “Siamo atei e agnostici, alcuni di noi erano credenti e poi hanno abbandonato l’islam, altri non sono mai stati musulmani. Quello che ci accomuna sono i valori universali dei diritti umani e della libertà di espressione: siamo umanisti”. Ma alla fine ha dovuto ricredersi: in un momento in cui dichiarare pubblicamente di aver abbandonato l’islam, o di non averlo mai praticato, era un tabù, non solo nei paesi retti da regimi islamisti, ma persino in Europa, era appunto necessario manifestarsi apertamente. Sopratutto per dare ad altri il coraggio di manifestare il proprio ateismo e di affrancarsi dalla comunità di origine.
“Non tutti coloro che provengono dai paesi cosiddetti musulmani sono musulmani. Sembra una banalità, e invece è necessario sottolinearlo perché ci viene automaticamente messa addosso questa etichetta”, spiega Ahadi nel corso della cerimonia per i dieci anni del movimento degli ex-musulmani che si è svolta ieri sera a Colonia.

18nov/17Off

Violenza e Islam

Brano tratto da: "Adonis, Violenza e Islam" Conversazioni con Houria Abdelouahed, trad. it. di Sergio Levi, Guanda 2015  pp. 192, € 14,00, pp. 109-124. "Adonis (Alī Aḥmad Saʿīd Eṣbar) è uno dei più importanti poeti e intellettuali del mondo aravo. Nato in un villaggio siriano nel 1930 da una famiglia di origine contadina, ha compiuto gli studi universitari a Damasco, laureandosi in filosofia. Successivamente si è trasferito a Beirut dove ha lavorato come insegnante e giornalista. Vive a Parigi. La sua opera è stata insignita di numerosi premi letterari. Tra i suoi libri: Memoria del vento, Cento poesie d'amore, Oceano nero. Houria Abdelouahed insegna all'Università Paris Diderot. È psicoanalista, traduttrice e autrice, fra l'altro, di Figures du féminim en islam (PUF, 2012)"


""Hbdelouahed Si parla sempre più spesso di radicalizzazione. / Adonis: Non si può comprendere questo fenomeno se non si fa lo sforzo di ripensare la nascita dell’islam. Come abbiamo detto, la violenza è intrinsecamente legata alla nascita dell’islam, che sorge appunto come potere. Questa violenza ha accompagnato la fondazione del primo califfato e attinge a certi versetti coranici e ai primi commenti al Testo.

 H: L’Isis ci riporta a un’epoca in cui la gente o si convertiva all’islam o moriva. / A: Abbiamo citato alcuni versetti, ma il Corano ne contiene molti altri, non meno violenti. Questa violenza è stata istituzionalizzata, ormai fa parte della forma statuale. Si aggiunga che i musulmani hanno agito fin dall’inizio da conquistatori. Il secolo che seguì alla morte di Maometto fu molto sanguinoso e la guerra arabo-araba, o la guerra musulmano-musulmana, non è mai finita. Basta leggere le opere sulla storia degli arabi.

H: Ma perché l’islam ha resistito al cambiamento? / A: Non abbiamo tenuto conto, o non abbastanza, della natura umana: il potere, il denaro e la violenza. L’islam ha risvegliato nell’essere umano l’istinto del possesso.

 H: Vale a dire: aggiungere ai tentativi di risposta la dimensione psicologica e parlare del pulsionale. Il testo fondatore e i primi testi dei commentatori hanno permesso al maschio di soddisfare pienamente le proprie pulsioni, in particolare quella di possesso e quella sessuale. L’idea del paradiso come luogo di soddisfazione assoluta dove la nozione di mancanza non esiste è indice di una fantasia o di un rifiuto della castrazione. La fondazione ha colto l’essenziale nella natura della pulsione e della fantasia. Si può parlare di una malattia dell’islam, come ha fatto Abdelwahab Meddeb? /A: In La malattia dell’islam, Meddeb parla anche di un islam bello e vero.

H: Ma all’interno dell’universo musulmano ci sono la mistica, la filosofia, la letteratura... / A: Questi movimenti intellettuali non appartengono all’islam in quanto stato o istituzione. I mistici e i filosofi hanno usato l’islam come un velo o come un mezzo per sfuggire ai processi e alle condanne. Dal testo coranico non emerge alcuna filosofia.

13nov/17Off

Stupri, violenze e rapimenti nel deserto la caccia ai rifugiati dei terribili Asma Boys

Articolo di Francesco Viviano (Repubblica 13.11.17) Le indagini su bande di giovani criminali libici che sequestrano e derubano chi tenta di arrivare in Europa

""Sono il terrore delle migliaia di migranti che attraversano il deserto per raggiungere la Libia nella speranza di partire per l’Italia. Attendono le loro prede subito dopo i confini che da Gambia, Niger, Ciad e altri paesi portano in Libia. Gli Asma Boys, giovani criminali libici protetti dalle varie milizie, hanno allestito campi di prigionia in mezzo al deserto nelle quali tengono in prigionia migliaia di migranti in attesa del migliore offerente. «Non hanno una struttura piramidale — racconta un investigatore italiano — non fanno riferimento ad un solo capo, ma sono collegati alle milizie alle quali pagano una sorta di “tangente” sui loro guadagni. Oltre un migliaio di giovani che si sono spartiti le zone nelle quali operare compiendo sequestri di massa. Gli Asma Boys intercettano le carovane di disperati che oltrepassano i confini con la Libia e li portano nelle loro prigioni, dei veri e propri campi di concentramento». Fonti d’intelligence che operano nel territorio ma anche testimonianze di superstiti che sono riusciti a fuggire e sopravvivere a quell’inferno, confermano che sarebbero oltre 25 mila i migranti rinchiusi nelle prigioni libiche, decine e decine (oltre le trenta censite dalle ong e dai governi di Tobruk e Tripoli) che sfuggono all’osservazione delle organizzazioni internazionali umanitarie. Ed all’interno di quelle prigioni gli Asma Boys compiono orrori indescrivibili sui loro “prigionieri” prima di venderli ad altre bande e trafficanti di esseri umani, ad imprenditori agricoli libici che li sfruttano anche per uno o due anni, senza pagarli.