Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

10nov/180

Prospettive. Progetti di pace in un mondo senza uguaglianza

Articolo di Laura Montanari (Repubblica 10.11.18)

“”Alla decima conferenza di Fondazione Umberto Veronesi, a Milano il 15 e il 16 novembre, si discute delle disparità che nelle diverse aree del Pianeta sono alla base della povertà e dell’ingiustizia. E che minacciano la democrazia. Non hanno accesso alle stesse risorse e quindi nemmeno alle stesse fortune, sembrano venire da mondi distanti anche se magari vivono nelle medesime città o Paesi, o continenti. Certo la crisi economica ha inflazionato le disuguaglianze, le ha sparse nelle aree geografiche, le ha alimentate in diversi strati della società. Ma le differenze hanno radici anche meno recenti e più profonde: pescano dalla storia e non soltanto da quella economica. Scriveva Zygmunt Bauman che nel pianeta delle disuguaglianze è l’ingiustizia che uccide la democrazia. Siamo sicuramente davanti a un problema complesso e le letture sul come siamo arrivati qui sono molteplici: per questo il tema delle “disuguaglianze globali” è stato scelto da Fondazione Umberto Veronesi per la decima edizione di Science for Peace, il progetto nato nel 2008 da un’idea di Umberto Veronesi, per la due giorni che si terrà il 15 e 16 novembre all’Università Bocconi di Milano.

29ott/180

Disuguaglianze e rancore

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 29.10.18)

“”La buona notizia è che le disuguaglianze economiche tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo si sono ridotte, anche se i livelli di vita medi rimangono molto distanti. La cattiva notizia è che in molti Paesi sono aumentate le disuguaglianze interne, in termini sia relativi sia assoluti e si sono contratte le possibilità di mobilità sociale ascendente da una generazione all’altra e nel corso della vita. I due fenomeni sono in parte connessi, nella misura in cui la globalizzazione ha consentito ai mercati, e ai lavoratori, dei Paesi in via di sviluppo di competere con quelli dei Paesi sviluppati. Ma le ragioni dell’aumento della disuguaglianza in questi ultimi è anche dovuto ad altri fattori, di cui si è discusso in un convegno organizzato nei giorni scorsi dalla Scuola Normale Superiore a Firenze. In particolare, accanto alle trasformazioni tecnologiche che hanno reso obsoleti alcuni lavori, ma hanno anche creato nuovi lavoratori “squalificati” e insieme individualizzati ( i lavoratori delle piattaforme tecnologiche), non vanno ignorati la perdita di potere contrattuale dei lavoratori e ciò che qualcuno ha chiamato “capitalismo oligarchico”: la concentrazione della ricchezza, del reddito e del potere tra coloro che sono collocati nel quintile più ricco e in particolare nell’1 per cento più ricco. È avvenuto anche nel Paese un tempo più egualitario, la Svezia, che ora è diventato simile alla media europea per quanto riguarda le disuguaglianze di reddito, ma il più diseguale per quanto riguarda la ricchezza, con l’1% più ricco che detiene il 42% di tutta la ricchezza.

19set/180

I giornalisti maschi firmano in media il doppio degli articoli.

Articolo di Shendi Veli (manifesto 18.9.18) “I dati allarmanti dello European Journalisme Observatory su giornali di carta e online in 11 Paesi”

“”Nonostante circa la metà dei giornalisti europei siano donne, gli uomini in media firmano il doppio degli articoli, (il 41% a fronte del 23% scritti da donne) e compaiono nel 43% delle foto, mentre le foto che ritraggono donne sono appena il 15% del totale. La «quasi scomparsa» delle reporter dai quotidiani è emersa da un recente studio condotto dallo European Journalism Observatory (Ejo).
I RICERCATORI dell’Osservatorio hanno preso in considerazione 11 stati europei (Repubblica Ceca, Italia, Germania, Portogallo, Regno Unito, Ucraina, Svizzera, Lettonia, Spagna, Romania, Polonia) selezionando per ciascuno due testate cartacee e due online, tra le più seguite del paese. Hanno poi esaminato le firme degli articoli «principali» (politica, esteri, cronaca, economia, non di spettacoli o culture, per esempio) e perfino la presenza di uomini e donne ritratti nelle foto. Per l’Italia le testate esaminate sono state Repubblica e Corsera per la carta e Linkiesta e HuffPost per l’online.

8set/18Off

La crisi globale, dieci anni dopo

Articolo di Marco Bersani (Manifesto 8.9.18) “Nel 2008 siano giunti al pettine i nodi di una crisi che ha le proprie radici negli anni Settanta, quando si affermano la dottrina liberista e i processi di finanziarizzazione dell’economia”

“”Qualche scricchiolio si era già sentito a fine 2007, ma fu nel marzo 2008 che Bear Stearns, una delle «big five», le cinque banche più grandi degli Usa, dichiarò fallimento, in seguito all’esplosione della bolla immobiliare legata ai mutui subprime. Nei mesi successivi, toccò a Fannie Mae e Freddie Mac, e mentre in Europa il governo inglese era costretto a nazionalizzare Northern Rock, a settembre crollò anche Lehman Brothers, dando il fischio ufficiale d’inizio alla grande crisi, che dagli Usa è subito rimbalzata in tutto il pianeta, investendo in particolar modo il continente europeo. Naturalmente, è difficile astrarre un periodo dal contesto processuale che lo determina ma senz’altro possiamo affermare come nel 2008 siano giunti al pettine i nodi di una crisi che ha le proprie radici addirittura negli anni Settanta del secolo scorso, quando si afferma la dottrina liberista e i processi di finanziarizzazione dell’economia divengono progressivamente la cifra della società capitalistica contemporanea.

3set/18Off

Due film dedicati all’ex presidente dell’Uruguay

Intervista a P. Mujica di Stefania Ulivi (Corriere 3.9.18) “Pepe Mujica star al Lido: sono qui per Kusturica”

“”Venezia Non se l’aspettava neanche lui di trovarsi a 83 anni al Lido protagonista di due film, uno di finzione, La noche de 12 años, di Álvaro Brechner in Orizzonti e un documentario, El Pepe, una vida suprema, dell’amico Emir Kusturica, fuori concorso. Ma nulla nella vita di José Alberto Mujica Cordano, El Pepe, ha seguito percorsi ordinari. Infanzia povera dopo la morte del padre, il ciclismo, quindi la politica, sulle orme della madre, di origini liguri. Prima con i nazionalisti, poi sempre più a sinistra, fino a diventare uno dei leader del Movimiento de Libéracion Nacional, i Tupamaros. E, dopo il colpo di Stato del 1973, dodici anni di carcere duro, in isolamento. Quindi senatore, nel 1999, e infine presidente del suo Uruguay, dal 2010 al 2015. È arrivato a Venezia dopo un tour per l’Italia — Ravenna, Mantova, Milano — per presentare il suo libro Una pecora nera al potere, ha incontrato quasi tutti, da Grillo a Martina, ognuno ha cercato di affiliarselo anche se ormai con la politica praticata ha chiuso.

27giu/180

La crisi e la poverta’. Sono i giovani a pagare il conto

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 27.6.18)

“”I minorenni e i giovani fino ai 34 anni costituiscono quasi la metà — 2.320.000 — di tutti coloro che si trovano in povertà assoluta in Italia. È un dato ormai strutturale. L’aumento della povertà assoluta avvenuto dal 2005, e in particolare dalla crisi del 2008, è fortemente concentrato tra i più giovani. In un Paese in cui ci si lamenta che non nascono abbastanza bambini, una percentuale altissima delle giovani generazioni non ha abbastanza da vivere. E se qualche giovane si azzarda a formare una famiglia prima dei 35 anni, corre seri rischi di povertà per sé e per i suoi famigliari. Sarà anche vero che c’è la ripresa. Ma non ha ancora toccato le aree e i gruppi più svantaggiati, facendo anzi aumentare i divari tra Centro-Nord e Mezzogiorno, tra giovani e anziani, tra famiglie senza figli o con un solo figlio e famiglie con più figli, oltre che tra famiglie giovani e famiglie di anziani. È un fenomeno che non riguarda gli stranieri, che pure presentano tassi di povertà quasi cinque volte più elevati rispetto agli italiani e corrispondono a un quinto di tutti i poveri assoluti. Se a questi dati si accostano quelli sui Neet — oltre due milioni di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano né fanno tirocini, anch’essi fortemente concentrati nel Mezzogiorno — emerge lo spaccato di un paese che sta lasciando andare alla deriva, insieme ad una parte sostanziosa delle giovani generazioni, anche le proprie stesse risorse per il presente e il futuro.

27giu/180

L’istat. Quei 5 milioni di italiani poveri

Articolo di Dario Di Vico (Repubblica 27.6.18)

“”Nonostante dal 2015 l’economia sia ripartita a un discreto ritmo, in Italia nel 2017 la povertà assoluta è aumentata rispetto all’anno precedente. A dirlo sono i dati Istat. Dunque, la ripresa non sta dando frutti tangibili a favore delle fasce più deboli: sono ben cinque milioni gli italiani che vivono in povertà assoluta. E il dato, il più alto dal 2005, è peggiorato in soli sei mesi. La notizia è sintetizzabile così: nonostante dal 2015 l’economia sia ripartita a un ritmo discreto la povertà assoluta in Italia nel 2017 è aumentata rispetto all’anno precedente. Lo dicono i dati dell’Istat che servono a fare chiarezza su un tema che, dopo anni di grave dimenticanza, gode ora di un’assoluta centralità nel dibattito politico. La prima riflessione da fare, dunque, è che i vantaggi della ripresa — come si dice in gergo — “non si scaricano a terra” ovvero non danno frutti tangibili a favore della fascia bassa della società. Infatti vivono in una condizione di povertà assoluta circa 1,8 milioni di famiglie che corrispondono a più di 5 milioni di persone. Nel giro di soli dodici mesi il peggioramento è stato sensibile: era indigente il 6,3% delle famiglie e oggi siamo saliti al 6,9%, gli individui poveri assoluti erano il 7,9% della popolazione e a fine ‘17 siamo arrivati all’8,4%.

26giu/180

Oltre 5 milioni di persone in poverta’ assoluta in Italia: record dal 2005

Articoli sui dati della povertà in Italia LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Valentina Conte (Repubblica.it 26.6.18) “Soffre soprattutto il Mezzogiorno, ma anche le metropoli del Nord. Più di 1,2 milioni di minori si trovano in questa condizione. L’incidenza della povertà assoluta sugli stranieri supera il 32%, 1,61 milioni di persone coinvolte”

“”Nonostante la timida ripresa economica che ha caratterizzato gli ultimi anni, le persone che vivono in povertà assoluta in Italia hanno sfondato quota 5 milioni nel 2017. E’ il valore più alto registrato dall’Istat dall’inizio delle serie storiche, nel 2005, e in qualche senso un antipasto l’avevamo assaggiato con le cifre sul boom di domande per il Reddito di inclusione, delle quali l’Inps ne ha accolte solo la metà e in due terzi dei casi ha destinato gli assegni per combattere la povertà al Sud. Oggi l’Istituto di statistica definisce ancor meglio i contorni del fenomeno e stima che le famiglie in povertà assoluta siano 1 milione e 778mila; al loro interno, vivono 5 milioni e 58 mila individui. L’incidenza della povertà assoluta è del 6,9% per le famiglie (era 6,3% nel 2016) e dell’8,4% per gli individui (da 7,9%). Gli statistici attribuiscono all’inflazione due decimi di punto della crescita annua di entrambi i valori, che sono i più alti della serie storica e il vicepremier Luigi Di Maio rilancia subito su Facebook la partita: “Record di poveri in Italia! Il reddito di cittadinanza è un diritto da riconoscere subito!”, dice il leader M5s.

24giu/180

Le biblioteche sono un tesoro

Internazionale 22.6.18 (Da The Guardian, Regno Unito)

C’è qualcosa di unico e prezioso in una biblioteca pubblica. Le biblioteche sono una delle basi della civiltà. Permettono ai vivi di dialogare con i morti, e questo tiene in vita una cultura. Ascoltiamo la voce degli autori del passato, e nei loro testi ritroviamo le nostre preoccupazioni. Quando saremo morti, altri parleranno dei libri che sono nati da questo rapporto. Ma per gran parte della storia umana le biblioteche sono state un bene privato. La cultura era inaccessibile alle famiglie che non possedevano libri. La biblioteca pubblica, una delle grandi innovazioni dell’epoca vittoriana, ha cambiato le cose. La povertà o l’ignoranza dei genitori non potevano più imprigionare la curiosità di un bambino. Tutti potevano leggere tutto, o quasi. Era un loro diritto. Questa idea è ancora viva in alcuni paesi, ma nel Regno Unito sta soffocando. Con i tagli ai fondi pubblici le biblioteche sono state colpite senza pietà. Hanno perso libri, personale e ore di apertura. Più di quattrocento biblioteche e 140 biblioteche mobili sono state chiuse.

7giu/180

Sanita’ privata in crescita e pubblico sempre piu’ fragile

Articolo di Mirco Viola (manifesto 7.6.18) “Rapporto Censis. Quaranta miliardi di spesa annuale, i più colpiti sono i redditi bassi. Per gli operai va via un’intera tredicesima: 1100 euro di cure familiari. Cittadini arrabbiati per le lunghe lista di attesa e le raccomandazioni

“”Dai farmaci alle ecografie, dagli occhiali da vista alle sedute dal dentista, fino alla visita dallo specialista: quest’anno, per curarsi, gli italiani spenderanno complessivamente 40 miliardi di euro di tasca propria. Una voce, quella relativa alla sanità privata, in crescita rispetto ai 37,3 miliardi dell’anno scorso. I dati emergono dal rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentato ieri a Roma in occasione del Welfare Day: il sistema sanitario nazionale, il grado di soddisfazione e insoddisfazione, le aspettative, spiega il Censis, hanno pesato parecchio sulle ultime elezioni politiche, tanto che l’81% dei cittadini ha dichiarato che si tratta di una questione decisiva nella scelta del partito per cui votare.
IL TREND DI AUMENTO È costante negli ultimi anni: la spesa sanitaria privata è aumentata di ben il 9,6% nel periodo 2013-2017, praticamente il doppio rispetto a quella dei consumi (5,3%). L’aumento colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione: tra il 2014 e il 2016 i consumi delle famiglie operaie sono rimasti quasi fermi (+0,1%), ma le loro spese sanitarie sono aumentate del 6,4%; nell’ultimo anno, l’aumento è stato di 86 euro in più a famiglia.