Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

2dic/170

Le disuguaglianze esplodono. Le risposte nella Costituzione

Articolo di Francesco Pallante (manifesto 2.12.17) “Sistema fiscale e spesa pubblica. Nel complesso, più di un italiano su cinque è povero o rischia di diventarlo. Tra i bambini il rapporto sale a uno su tre. Come invertire la rotta? È questione di rapporto tra risorse e diritti. La Costituzione indica due vie

“”La soddisfazione per la vittoria referendaria dello scorso anno non può far dimenticare il problema della mancata attuazione di parti importanti della Costituzione. A destare allarme è, in particolare, la crescita della diseguaglianza: le politiche legislative degli ultimi decenni sono servite a incoraggiarla invece che a contrastarla. Il 20 per cento delle famiglie italiane più ricche è oramai cinque volte più benestante del 20 per cento di quelle più povere, certifica l’Istat, mentre per Oxfam i sette italiani più facoltosi possiedono la stessa ricchezza dei 18 milioni più indigenti. Negli ultimi cinque anni, nonostante la crisi, le risorse affidate ai gestori di fondi privati sono sempre aumentate, sino a toccare la cifra record di 1.937 miliardi di euro nel 2016: mille miliardi in più che nel 2011. Nel contempo, 4,7 milioni di italiani versano in condizioni di miseria, in dieci anni sono più che raddoppiati, e siamo al terzo posto in Europa per numero di poveri (sono ancora dati Istat). Altri 9,3 milioni di persone sono sulla soglia dell’indigenza, non di rado nonostante abbiano un lavoro. Nel complesso, più di un italiano su cinque è povero o rischia di diventarlo. Tra i bambini il rapporto sale a uno su tre. Come invertire la rotta? È questione di rapporto tra risorse e diritti. La Costituzione indica due vie.

2dic/170

Il blocco della mobilita’ e le radici del rancore

Articolo di Dario Di Vico (Corriere 2.12.17)

“”Rancore e blocco della mobilità sociale. Nel giorno in cui l’Istat ha rivisto al ribasso di un decimale le stime del Pil per il terzo trimestre (+0,4% sul secondo e +1,7% su base annua) arriva dal Rapporto annuale del Censis, presentato per la prima volta da Giorgio De Rita, un potente segnale d’allarme. C’ è uno stretto nesso causale tra l’ascensore sociale che ha smesso di andare verso l’alto e il profondo sentimento di deprivazione che anima la nostra società, dice il Censis. E aggiunge: «Il blocco non è solo un dato oggettivo ma è anche un’atmosfera percepita, crea rabbia repressa che non riesce più a sfogare nemmeno lungo le linee del conflitto sociale tradizionale». L’ascensore fermo è anche una componente costitutiva «della psicologia dei millennials», permeata dalla convinzione che le opportunità di crescere socialmente sono poche. Sia sui padri che sui figli incombe il rischio della retromarcia sociale e così il rancore ha potuto/saputo mettere radici nella composizione sociale del Paese e nella sua psicologia collettiva tanto da diventare «un sottofondo emotivo continuamente sollecitato da imprenditorie politiche dedicate». Stando così le cose «non bastano gli appelli a parole per sciogliere i grumi rancorosi», deve entrare in gioco il fluidificante sociale per eccellenza. Ovvero la possibilità di migliorare effettivamente la propria condizione socio-economica, di realizzare i propri progetti di vita.

28nov/170

Diritti globali: Camusso, in Italia 20% ha 70% ricchezza

Da ANSA 27.11.17 “Basta bonus e misure spot. Riportare i diritti nel lavoro”

“” “Oggi in Italia il 20% più ricco della popolazione detiene quasi il 70% della ricchezza nazionale, mentre l’indice di Gini, che misura espressamente le diseguaglianze, dal 1990 a oggi registra un costante aumento, grazie a politiche, basate soprattutto su bonus e provvedimenti spot di cui hanno beneficiato indistintamente fasce alte e basse della popolazione, che hanno premiato le rendite e penalizzato il lavoro”. Lo scrive Susanna Camusso, nel rapporto sui Diritti Globali, realizzato ogni anno da Società INformazione di Sergio Segio, edito dalla Cgil, insieme ad Actionaid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Bassso, Gruppo Abele e Legambiente.
“Sono ormai 12 milioni gli italiani che rinunciano a curarsi per motivi economici – afferma Camusso, riprendendo alcuni dati riportati nel dossier -. La disoccupazione continua a registrare dati allarmanti, soprattutto nelle fasce più giovani e tra le donne, mentre le politiche di contenimento della spesa hanno impoverito i servizi, il welfare, la sanità, la cura e la manutenzione dei territori, la logistica, il settore dei trasporti pubblici”.

19nov/170

Rapporto Caritas. Piu’ sei giovane, piu’ sei povero

Articolo di Roberto Ciccarelli (manifesto 18.11.17) ““Futuro anteriore”: è il rapporto Caritas sulla povertà giovanile e l’esclusione sociale. Aumentano le famiglie e single under 34 che fanno ricorso ai «Centri di ascolto». La crisi non è finita mentre ai piani alti si parla di «crescita» che aumenta le diseguaglianze”

“”I figli stanno peggio dei genitori e i nipoti peggio dei nonni. Ad ogni passaggio di testimone tra le generazioni la disuguaglianza aumenta, mentre la povertà cresce al diminuire dell’età. Più sei giovane, più sei precario. Negli anni corrispondenti alle politiche dell’austerità – gli ultimi cinque – questo dato strutturale prodotto dalla crisi finanziaria è esploso, colpendo più i giovani tra i 15 e i 34 anni rispetto agli over 65. Lo sostiene il rapporto su povertà giovanile ed esclusione sociale 2017 «Futuro anteriore», presentato ieri al circolo della Stampa Estera di Roma dalla Caritas italiana.
UN GIOVANE su dieci vive in uno stato di povertà assoluta in Italia. Nel 2007 la proporzione era completamente diversa: era solo uno su cinquanta. Nei dieci anni successivi sono diminuiti i poveri tra gli over 65 (da 4,8% a 3,9%). Tornando indietro nel tempo, rispetto al 1995 il divario di ricchezza tra giovani e anziani si è ampliato: la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia di 18-34 anni oggi è meno della metà, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60%. Si presuppone allora che il capofamiglia ultra-sessantenne sia il padre, o comunque un parente, di quello con meno di 34 anni. Questo significa che il primo sostiene il secondo, condividendo risorse e rendite necessarie per proteggere il nucleo ostaggio dei ricatti della precarietà: dall’affitto alla rata dell’asilo, dal sostegno economico in caso di lavori intermittenti o di spese per la nascita di un figlio. È il «welfare parentale» che sostituisce quello «sociale» esploso a causa delle riforme, dei tagli e della negazione dei diritti universali. L’Italia del 2017, in poche parole.

15nov/170

Mezza ricchezza globale nelle mani dell’1% del mondo. In Italia, 1,3 milioni di milionari

Da repubblica.it 14.11.17 (ANSA) “Il rapporto di Credit Suisse: crescono i patrimoni, ma anche le disparità. Al 70 per cento più povero della popolazione restano le briciole, con il 2,7% della ricchezza. I Millennials sono la “generazione sfortunata”: faranno più fatica ad accumulare patrimonio e vivranno in un mondo con maggiori disparità”

“”La ricchezza mondiale è esplosa del 27% dallo scoppio della grande crisi finanziaria ad oggi, un decennio nel quale si è via via polarizzata nelle mani di pochi. Oggi, dice il Credit Suisse, una volta sottratti i debiti “basta” un patrimonio di 3.582 dollari per essere nella metà più ricca del mondo. Non certo una cifra da Paperon de Paperoni. Con quasi 77mila dollari si entra nel top 10% dei detentori della ricchezza globale e si sale a 770mila dollari per il ristretto club dell’1%. Significa che tanto è in mano a pochissimi. Ordinando la popolazione mondiale per richezza si vede che la metà inferiore possiede meno dell’1 per cento della ricchezza totale, il 10% in cima ne detiene l’88% e l’1% di super-ricchi arriva a concentrare la metà di tutta la ricchezza. Numeri contenuti nell’ottava edizione del Global Wealth Report prodotto dalla banca svizzera, che mostrano come le risorse siano andate a concentrarsi in sempre meno mani. L’1 per cento più ricco aveva il 42,5% del patrimonio globale nel 2008, ed è ora salito al 50,1% con 140mila miliardi di dollari.

12nov/170

Il mondo mantenuto dai poveri

Articolo di Furio Colombo (Fatto 12.11.17)

“”Le cifre immense di ricchezze immense poste al sicuro nei “paradisi fiscali” con una vasta collaborazione tecnica, politica, economica, da coloro che consideriamo leader o classe dirigente, sono la prova che il mondo è sostenuto dai poveri. Apparentemente i sistemi di tassazione sono in vari tipi di proporzione al reddito, più pesanti per alcuni e più lievi per altri. Ma la realtà è rovesciata. Sui medi, i piccoli e i modesti compensi di lavoro la tassa è un peso sociale, un buco nella lotta per sopravvivere, che diventa più insopportabile per i lavoratori più poveri. Ma un sistema inesorabile di controllo non lascia scampo all’intero universo del lavoro subordinato. Le Forze armate. Le scuole, gli ospedali, le autostrade, sono finanziate dalla parte povera del mondo, ciascuno con i pochi soldi che sarebbero indispensabili per finire il mese, o con la metà di un salario che consentirebbe una modesta agiatezza.

11nov/170

“Ricchi e poveri” su RAI3

Articolo di R. Fra. (Corriere 11.11.17) “Lerner: «Racconto le disuguaglianze della nostra società»”

“”«Jeff Bezos (l’inventore di Amazon), Bill Gates (il fondatore di Microsoft) e il finanziere Warren Buffett possiedono in tre tanto quanto 160 milioni di americani, la metà della popolazione degli Stati Uniti. Solo ai tempi del Re Sole succedeva». L’analisi politica stemperata dall’ironia che anziché annacquare il concetto lo rafforza. Un viaggio nelle disuguaglianze sociali, tra lusso e miseria, tra disagio e abbondanza, nella forbice sempre più aperta che separa chi ha tantissimo da chi ha pochissimo. Gad Lerner torna da domani su Rai3 in seconda serata con Ricchi e poveri («come da immaginario sanremese»),i la nuova serie di reportage dedicata all’inasprirsi delle disuguaglianze che spaccano la nostra società.

8nov/170

Io premio Nobel vi dico: le diseguaglianze sono troppe

L‘analisi dell’economista Joseph Stiglitz (Espresso.it 1.11.17 “L’aumento del divario tra ricchi e poveri non è un fenomeno inevitabile, ma la conseguenza 
di scelte politiche il cui scopo era proprio quello”

“”Il mondo è sempre più diseguale ed è ormai evidente che non solo esistono elevati livelli di disuguaglianza nella maggior parte dei paesi, ma che queste disparità sono in aumento. Oggi, esse sono molto più pronunciate di quanto non lo fossero 30 o 40 anni fa. È anche chiaro che non esistono eguali opportunità per tutti: le prospettive di vita dei figli di genitori ricchi e istruiti sono molto migliori di quelle di chi ha genitori poveri e meno istruiti. Negli Stati Uniti, ad esempio, le prospettive di un giovane, pur figlio di una famiglia svantaggiata, che va bene a scuola sono molto meno promettenti di quelle di un figlio di famiglia benestante che, però, trascura lo studio. Fino a qualche tempo fa, gli economisti e gli altri studiosi delle scienze sociali cercavano di giustificare queste disuguaglianze con la teoria della «produttività marginale», secondo cui i redditi degli individui corrispondono al loro contributo dato alla società. Tuttavia, se guardiamo anche solo superficialmente all’evidenza dei fatti, vediamo che nessuno degli individui che hanno dato i maggiori contributi alla nostra società – per esempio, attraverso le invenzioni del laser o del transistor o della scoperta del Dna – sono tra i più ricchi. Viceversa, vediamo che tra i più ricchi vi sono molti che hanno ottenuto il loro denaro grazie allo sfruttamento del loro potere di mercato e delle loro connessioni politiche.

5nov/170

Joseph Stiglitz: «Non usciremo dalla crisi senza una vera politica redistributiva»

Articolo di Bruno Perini (manifesto 5.11.17) “Disuguaglianze. All’Istituto Cattaneo a Bologna, dopo la laurea honoris causa al Politecnico delle Marche. E’ intervenuto anche Romano Prodi: «Non vedo in giro progetti credibili per invertire questa tendenza»”

“”Una diagnosi spietata e assai colta sulle cause della diseguaglianza nel mondo ma anche una constatazione di impotenza verso lo strapotere delle multinazionali, verso la globalizzazione e verso l’avanzare della tecnologia, fonte della prima delle diseguaglianze: la disoccupazione. Dunque una sorta di funerale, se mai ce ne fosse bisogno, delle politiche del welfare, unica cura possibile per frenare la diseguaglianza, divenuta d’altronde un arma che i governi preferiscono non usare malgrado, sono in molti a ricordarlo, sia stata la cura che sanato il capitalismo mondiale dopo la crisi del ‘29. Il tema oggetto della conferenza organizzata dall’Istituto Cattaneo di Bologna è tra i più drammatici della nostra epoca perché si presenta in modo violento sia tra Nord e Sud del mondo, sia all’interno dei paesi dell’occidente. E viene ben sintetizzato da un’ormai nota analisi di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia e professore alla Columbia University: «L’1 per cento della popolazione controlla il 90 per cento della ricchezza mondiale».

21ott/170

L’Italia longeva che cerca lavoro e fa meno figli

Articolo di Milena Gabanelli (Corriere 21.10.17)

L’Istat ha fatto un lavorone: ha analizzato l’Italia e l’Europa durante i 60 anni di matrimonio. Il confronto è esteso anche all’Ue a 28, ma qui ci guardiamo allo specchio fra i sei Paesi fondatori, quelli che nel ’57 diedero vita alla Cee firmando il Trattato di Roma. All’epoca Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo erano più o meno nella stessa barca. Da allora la struttura produttiva è cambiata profondamente, ma almeno fino al 2008, le economie di questi Paesi sono andate convergendo, il potere d’acquisto procapite ha avuto una crescita impetuosa, e noi abbiamo anche beneficiato delle solidità delle economie più forti, specie quelle tedesche.
L’export – Poi la crisi ci ha trascinato al crollo della domanda interna, al blocco degli stipendi e all’arresto de consumi, a cui si aggiunge, nel 2011, il «rischio Paese». Le imprese più dinamiche, dalla manifatturiera alla meccatronica, si sono orientate verso i mercati esteri, e dal 2012 l’export ci sta salvando. Una ripresa faticosa e ancora lontana dai «soci» europei, che nel rapporto debito-pil stanno a quota 90, mentre noi siamo a 132,6.
La ricerca – Eravamo in coda negli investimenti in ricerca e sviluppo negli anni 60, e lo siamo ancora oggi: 1,3% del pil contro il 2,3%. Gli altri Paesi fondatori hanno da sempre, più o meno, investito il doppio di noi. Il dato curioso è che abbiamo un numero di dipendenti occupati nella ricerca non lontano dalla media europea: 1,12% rispetto all’1,42%.
Il tasso di disoccupazione a 2 cifre ce lo trasciniamo dalla metà degli anni 80. C’è stato un bel recupero con il passaggio all’euro, ma dal 2012 siamo tornati a numeri preoccupanti: 11,9% contro una media del 7,5%. L’Italia è in ritardo in generale sul lavoro: il numero di persone in attività è sempre stato più basso, nel 1960 lo scarto era del 5% , oggi supera il 12%. In Italia lavora il 57% della popolazione contro il 69% della media europea. Una differenza dovuta al fatto che le donne lavorano meno. Negli anni 60 erano più occupate in agricoltura, negli anni 80 si è recuperato terreno, (forse un riflesso del femminismo), per poi precipitare, ed allontanarsi sempre di più dalla media europea.