Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

8feb/180

“Da noi niente poveri ne’ disabili”. Le pubblicita’ classiste dei licei italiani

Articolo di Corrado Zunino (Repubblica 8.2.18) “E nelle presentazioni sul sito del Miur c’è chi parla di “difficile convivenza” tra ricchi e figli dei portinai”

La prosa con cui alcune scuole del Paese, spesso i licei più prestigiosi e selettivi, si sono offerte alle famiglie per attrarre l’iscrizione dei loro figli è da censura. Nell’ansia di far apparire un istituto privo di problemi, pronto a fornire la migliore didattica senza impacci con gli adolescenti stranieri o i ragazzi bisognosi di sostegno, i dirigenti scolastici hanno licenziato rapporti di autovalutazione classisti. È tutto visibile sul sito del ministero dell’Istruzione, “Scuola in chiaro”. Oltre ai numeri degli studenti presenti e alle informazioni sui percorsi di studio, ogni scuola ha offerto una valutazione di sé. Basata su parametri offerti dal ministero, ma restituita con una propria anima. L’Ennio Quirino Visconti così si è raccontato: « L’essere il liceo classico più antico di Roma conferisce alla scuola fama e prestigio consolidati, molti personaggi illustri sono stati alunni » . L’illustrazione orgogliosa si addentra nei primi dettagli di censo: «Le famiglie che scelgono il liceo sono di estrazione medio-alto borghese, per lo più residenti in centro, ma anche provenienti da quartieri diversi, richiamati dalla fama del liceo». Fin qui, un dato di fatto. « Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile».

5feb/180

L’ascensore sociale e’ bloccato perche’ non abbiamo fiducia

Articolo di Stefano Feltri (Fatto 5.2.18) “La Banca d’Italia ha dimostrato che a Firenze redditi e patrimoni sono ancora distribuiti come nel 1427. Federico Fubini ha indagato le cause dell’immobilismo: nelle zone più arretrate nessuno si fida degli altri

“”Altro che “populismo”. La parola che spiega la politica di questi anni è “elefante”. Nel senso del grafico che prima o poi frutterà il Nobel all’economista Branko Milanovic: una curva che indica quali individui hanno beneficiato della crescita tra il 1988 e il 2008. È andato tutto ai già ricchi, il top 1 per cento, e alla nascente classe media asiatica. Zero alla classe media occidentale, quella che oggi vota Donald Trump, Lega, Cinque Stelle, o si astiene. Si è ridotta la disuguaglianza tra Paesi, è aumentata quella all’interno di ciascun Stato. Molti economisti hanno analizzato questo fenomeno, pochi hanno spiegato quali sono le conseguenze e perché dobbiamo preoccuparci di vivere in quello che l’economista Thomas Piketty definisce un “capitalismo patrimoniale”, dove a fare la differenza sono le ricchezze ereditate più che le competenze. Federico Fubini, vice direttore del Corriere della Sera, ha scritto un singolare libro, La maestra e la camorrista (Mondadori), per indagare la persistenza della disuguaglianza e le sue conseguenze, con esperimenti di economia comportamentale e inchieste sul campo per spiegare “perché in Italia resti quello che nasci”. Le conclusioni a cui arriva offrono una griglia utile a valutare le proposte dei partiti in queste settimane.

4feb/180

Impoveriti e snobbati dalle elite. La rivalsa degli elettori populisti

Articolo di Maurizio Ferrera (Corriere 4.2.18) “Che relazione c’è tra la diffusa percezione di crescita delle disuguaglianze e l’avanzata dei movimenti populisti? Quali sono le differenze rispetto al secolo scorso, quando la sinistra sapeva occupare con grande abilità il campo dei disuguali e legare il riscatto sociale al cielo della politica? Quali differenze ci sono tra i movimenti populisti francesi e italiani? Abbiamo sufficienti elementi per tracciare una sociologia del populismo? A queste e altre domande centrate sul nesso tra disuguaglianza e populismo hanno cercato di rispondere a Milano, su invito della Fondazione Corriere della Sera, Maurizio Ferrera, firma del quotidiano di via Solferino e politologo dell’Università statale di Milano, e il collega francese Marc Lazar, docente a Parigi Sciences Po e all’università Luiss di Roma.”

Penso che occorra partire dalle caratteristiche differenti della disuguaglianza nel periodo attuale. La novità è che non si sono allargate solo le distanze tra le fasce di reddito, quelle che vengono misurate con l’indice di Gini, ma si è verificato questa volta anche un arretramento individuale.

29gen/180

Italia 2018 : l’ascensore e’ congelato. Viaggio di Federico Fubini in un Paese senza mobilita’ sociale, dove resti quel che nasci

Articoloo di Aldo Cazzulla (Corriere 29.1.18)

“”Nel 1427 un capofamiglia fiorentino, Manno Mannucci figlio di Benincasa, discendente di un soldato di ventura tedesco sbandato in Toscana durante le incursioni di Federico Barbarossa, si dichiarò al catasto come artigiano del legno. Sei secoli dopo, nel «laboratorio di un quartiere di Firenze che sta dolcemente invecchiando», il suo discendente Fabio Mannucci fa più o meno lo stesso lavoro: il restauratore. Forse tra gli arredi medievali che sono passati dalle sue mani ce n’è qualcuno intagliato dal suo avo. Nel 1427 il patrimonio finanziario e immobiliare dei Mannucci – 4 nuclei familiari, 21 persone – arrivava a 437 fiorini, pari a circa tredici anni di lavoro di un manovale, circa di un terzo superiore alla mediana delle famiglie fiorentine. «Nell’anno di imposta 2012, fra i contribuenti di Firenze compaiono 149 Mannucci e il loro reddito dichiarato in media è di 31.775 euro: un quarto sopra la media cittadina, ovvero più o meno esattamente dov’era il patrimonio dei Mannucci rispetto al patrimonio mediano dei fiorentini sei secoli fa. Erano e restano solidamente ceto medio». Il caso dei Mannucci non è isolato. Incrociando redditi e patrimoni degli 807 cognomi che compaiono sia nel catasto della Firenze del 1427, sia nelle dichiarazioni dei redditi della Firenze del 2012, si nota che quasi nulla è cambiato. I ricchissimi sono rimasti ricchissimi; i ricchi, ricchi; il ceto medio, medio; i poveri, poveri; i poverissimi, poverissimi.

24gen/180

La crescita della poverta’ globale e il dumping salariale

Articolo Luigi Pandolfi (manifesto 24.1.18) “Disuguaglianze. Così lavora la fabbrica dei miliardari. Un sistema che comprime i diritti dei lavoratori, che “spinge sugli utili d’impresa a vantaggio di incentivi ai top manager”

“”L’ultimo rapporto di Oxfam, «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza», è un atto d’accusa verso i governi e le élite economico-finanziarie del mondo, responsabili della gigantesca opera di redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto. «We are the 99%», era lo slogan di Occupy Wall Street, ricordate? Oggi la nota ong inglese suggella questo dato con numeri inconfutabili, aggiungendo, peraltro, che la tendenza alla polarizzazione del reddito ha subito nell’ultimo anno una pesante accelerazione.
I numeri in sintesi.Tra il 2016 e il 2017, l’82% dell’incremento della ricchezza mondiale ha reso ancora più ricco l’1% più ricco della popolazione. Del restante 18%, non ha visto nemmeno una briciola il 50% più povero. Scandaloso: attualmente 42 super-ricchi possiedono più di 4 miliardi di persone messe insieme.
Le donne più penalizzate degli uomini: «Negli ultimi gradini della piramide sociale troviamo spesso le lavoratrici: in tutto il mondo guadagnano meno degli uomini», si legge nel rapporto.
E l’Italia? Con il primato del più alto numero di poveri in Europa, il nostro Paese non fa, ovviamente, eccezione.

23gen/180

«Una ricetta contro la disuguaglianza? Un fisco davvero progressivo e salari piu’ equi»

Intervista al direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri, di Antonio Sciotto (Manifesto 23.1.18) “Il direttore di Oxfam Italia Barbieri. Un tetto agli stipendi dei manager e una retribuzione minima imposta dalla legge. No alla «flat tax». Combattere evasione ed elusione e investire su sanità e istruzione”

“”Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, visti i dati del vostro ultimo rapporto sulla disuguaglianza cosa chiedete ai grandi riuniti a Davos?

Poniamo innanzitutto il tema del salario dignitoso: bisogna recuperare il trend negativo degli ultimi 30 anni che ha visto premiare maggiormente la produttività e i redditi da capitale a scapito del lavoro. Si dovrebbe introdurre un salario minimo legale nei Paesi dove non c’è, consentire l’azione del sindacato, contrattare collettivamente per chi non ha tutele, porre un tetto agli stipendi dei manager: non oltre 20 a 1 rispetto al lavoratore.

Il fisco può aiutare?

23gen/180

La poverta’ globale. La grande diseguaglianza della societa’ servile

Articolo di Marco Revelli (manifesto 23.1.18) “Povertà globale. Il Rapporto Oxfam fotografa non solo le vette, straordinarie nel 2017, della ricchezza ma guarda il mondo anche dalle profondità globali degli abissi sociali”

“”L’ultimo rapporto Oxfam sullo stato sociale del pianeta è piombato come un pugno sul tavolo dei signori di Davos. Dice che l’1% della popolazione mondiale controlla una ricchezza pari a quella del restante 99%. E questo lo riportano tutti i media. Ma dice anche di più. Dice, per esempio, che tra il marzo del 2016 e il marzo 2017 quell’infinitesimo gruppo di super-privilegiati (un paio di migliaia di maschi alfa, meno di 1 su 10 sono donne) si è accaparrato l’86% della nuova ricchezza prodotta, mentre ai 3 miliardi e 700 milioni di donne, uomini e bambini che costituiscono il 50% degli abitanti della terra non è andato nemmeno un penny (alla faccia della famigerata teoria del trickle down, cioè dello “sgocciolamento” dei soldi dall’alto verso il basso). Dice anche che lo scorso anno ha visto la più grande crescita del numero dei miliardari nel mondo (all’incirca uno in più ogni due giorni). E dell’ammontare della loro ricchezza: 762 miliardi, una cifra che da sola, se redistribuita, permetterebbe di porre fine alla povertà estrema globale non una ma sette volte! E poi dice, soprattutto, che quella mostruosa accumulazione di ricchezza poggia sul lavoro povero, svalorizzato, umiliato di miliardi di uomini e soprattutto di donne, e anche bambini. E’, biblicamente, sterco del diavolo.

22gen/180

Davos e la disuguaglianza Quell’un per cento che prende tutto

Articolo di Barbara Ardù (Repubblica 22.1.18) “L’82% della ricchezza prodotta nel 2017 è andata a una minoranza della popolazione e anche in Italia si allarga la forbice delle disparità”

“”C’è chi ha fatto grandi numeri, chi meno, ma a livello globale il 2017 ha portato un incremento della ricchezza. Siamo cresciuti, il Pil mondiale è salito. Dovremmo stare tutti un po’ meglio. Non è così perché l’82% di questo aumento è andato a finire solo nelle mani dell’1% della popolazione. I Paperoni mondiali, che la rivista Forbes mette in fila ogni anno. Sono 2.043, ma come mai si era visto nella storia il loro numero aumenta a ritmo esponenziale. La denuncia arriva da Oxfam, capofila di tutta una serie di organizzazioni non governative, che presenterà il nuovo Rapporto 2018 a Davos, di fronte ai Grandi della terra e ai loro governanti, perché è la loro attenzione che vuole. Tra marzo 2016 e marzo 2017, scrive Oxfam, ogni due giorni è “nato” un miliardario. E la sua nascita è frutto dello sfruttamento intensivo del lavoro su scala globale. Come dire che il lavoro non paga più, paga solo la ricchezza ed è questa che viene ricompensata. Da qui nascono le diseguaglianze che sono in aumento. Alla metà della popolazione mondiale più povera, della nuova ricchezza non è andato nulla. Ma attenzione perché i poveri secondo la Banca mondiale sono coloro che vivono con meno di due dollari al giorno. Un limite che sale se si vive in una grande città dell’Occidente. In Italia si è poveri, ci dice l’Istat, se non si superano i 600 euro in una città del Nord e 400 in una del Sud. Eppure anche da noi le diseguaglianze sono in crescita.

15dic/170

La lotta di classe vinta dall’1%

Articolo di Anna Maria Merlo (manifesto 15.12.17) “Rapporto World Wealth and Income Database. Primo studio mondiale sull’aumento dell’ingiustizia negli ultimi 35-40 anni. La colpa non è della mondializzazione, ma del modo in cui (non) è stata regolata. L’Europa la zona meno crudele, il peggio è in Medioriente, dove l’1% più ricco ha captato il 61% della ricchezza (37% in Europa, 47% negli Usa, 41% in Cina)”

“”PARIGI Una lotta di classe planetaria ha avuto luogo negli ultimi 35-40 anni, con l’esplosione della mondializzazione. L’ha vinta l’1% della popolazione, come già hanno individuato i movimenti nati con l’ultima grande crisi, adottando lo slogan semplice e efficace “siamo il 99%”. Dall’inizio degli anni ’80 a oggi, l’1% ha messo le mani sul 27% della crescita, cioè più del doppio (12%) di quanto abbia fatto, complessivamente, il 50% più povero. La “colpa” non è della mondializzazione in sé, che anzi ha permesso a milioni di persone di uscire dalla povertà. Ma dal modo in cui è avvenuta la redistribuzione: in modo assolutamente ineguale e ingiusto, a causa dell’impotenza, voluta o subita, dei poteri pubblici (stati e unioni di più paesi). Per di più, questa ineguaglianza non è utile alla crescita, i paesi meno egualitari non sono quelli dove l’economia corre di più. E’ quanto risulta dal lavoro da Titani realizzato da un centinaio di economisti di tutto il mondo, coordinati nel World Wealth and Income Database (WID, world) da Facundo Alvaredo, Lucas Chancel, Thomas Piketty, Emmanuel Saez e Gabriel Zucman, che ieri hanno pubblicato il primo Rapporto mondiale sulle ineguaglianze mondiali dal 1980 al 2016 in una settantina di paesi di tutti i continenti. L’interesse di questo lavoro è che, oltre alla raccolta e all’analisi di dati dei paesi ricchi, sono stati studiati anche quelli (spesso difficilmente disponibili o parziali) dei paesi emergenti. Sono stati analizzati dati sul reddito, ma anche sul patrimonio accumulato.

2dic/170

Le disuguaglianze esplodono. Le risposte nella Costituzione

Articolo di Francesco Pallante (manifesto 2.12.17) “Sistema fiscale e spesa pubblica. Nel complesso, più di un italiano su cinque è povero o rischia di diventarlo. Tra i bambini il rapporto sale a uno su tre. Come invertire la rotta? È questione di rapporto tra risorse e diritti. La Costituzione indica due vie

“”La soddisfazione per la vittoria referendaria dello scorso anno non può far dimenticare il problema della mancata attuazione di parti importanti della Costituzione. A destare allarme è, in particolare, la crescita della diseguaglianza: le politiche legislative degli ultimi decenni sono servite a incoraggiarla invece che a contrastarla. Il 20 per cento delle famiglie italiane più ricche è oramai cinque volte più benestante del 20 per cento di quelle più povere, certifica l’Istat, mentre per Oxfam i sette italiani più facoltosi possiedono la stessa ricchezza dei 18 milioni più indigenti. Negli ultimi cinque anni, nonostante la crisi, le risorse affidate ai gestori di fondi privati sono sempre aumentate, sino a toccare la cifra record di 1.937 miliardi di euro nel 2016: mille miliardi in più che nel 2011. Nel contempo, 4,7 milioni di italiani versano in condizioni di miseria, in dieci anni sono più che raddoppiati, e siamo al terzo posto in Europa per numero di poveri (sono ancora dati Istat). Altri 9,3 milioni di persone sono sulla soglia dell’indigenza, non di rado nonostante abbiano un lavoro. Nel complesso, più di un italiano su cinque è povero o rischia di diventarlo. Tra i bambini il rapporto sale a uno su tre. Come invertire la rotta? È questione di rapporto tra risorse e diritti. La Costituzione indica due vie.