Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

19dic/18Off

Pepe Mujica: «Il capitale ha reso il mondo piu’ povero e piu’ diseguale»

Intervista a Pepe Mujica di Luca Celada (manifesto 19.12.18) “America latina. Dialogo con l’ex presidente dell’Uruguay, in buen retiro nella sua fattoria: «La maggioranza incolpa capri espiatori subalterni, i migranti. Ma ignora le vere cause: le economie transnazionali e il modo in cui concentrano la ricchezza»”

“”È un carisma pacato quello di Pepe Mujica, ex combattente per la democrazia, ex presidente dell’Uruguay, ex prigioniero politico. Colpisce immediatamente la forza interiore che emana, placida e tenace, da quest’uomo semplice con la saggezza di un Nelson Mandela. Come il leader africano, Mujica ha passato molti anni in prigione, 12 per l’esattezza ai tempi in cui coi Tupamaros si batteva per la libertà del proprio paese. È l’argomento di un film, La Noche de 12 Años, di Alvaro Brechner, presentato quest’anno a Venezia (Orizzonti) e selezionato come film urugayano concorrente all’Oscar. A 82 anni Mujica, il capo di Stato più umile, vive in austero buen retiro nella sua fattoria alternando la guida del trattore a quella del maggiolino dell’87 per cui è noto. L’affetto di cui è oggetto in patria lo ha seguito a Venezia, dov’era protagonista del documentario El Pepe, una vida suprema, di Emir Kusturiça. Sul Lido le folle in attesa di entrare nei cinema solevano prorompere in applausi spontanei al suo passaggio, anche se lui caratteristicamente insiste, «la fama è solo una frottola, in questo mondo ce ne andiamo come siamo arrivati». Lo abbiamo sentito via Skype.
Cosa pensa dell’ondata reazionaria che investe il mondo?

17dic/18Off

“Bloccata la mobilita’ fra le generazioni. Così non c’e’ eguaglianza”

Articolo di Nicola Lillo (Stampa 17.12.18) “Uno studio della Banca d’Italia: “Istruzione e reddito si ereditano Nel Paese viene meno un principio su cui si fonda la democrazia””

In Italia l’istruzione, il reddito da lavoro e la ricchezza continuano a ereditarsi da genitori a figli. L’ascensore sociale nel nostro Paese è fuori uso da tempo e le condizioni di partenza dei più giovani sono decisive per il loro futuro e il successo professionale. È quanto emerge da uno studio dei ricercatori della Banca d’Italia, secondo cui il nostro è tra i Paesi con «una persistenza intergenerazionale delle condizioni economiche relativamente alta». Un fenomeno che negli ultimi anni è addirittura in aumento e che è la causa principale delle disuguaglianze. L’economista americano Alan Krueger, tra i consiglieri economici di Barack Obama, nel 2012 ha parlato in un importante discorso di «curva del Grande Gatsby». In pratica la sua teoria è che più diminuisce la mobilità sociale tra una generazione e quelle successive, più aumentano le disuguaglianze.

28nov/18Off

Il cambiamento non e’ gialloverde e va in un’altra direzione

Articolo di Roberto Ciccarelli (Manifesto 28.11.18 “Le proposte di Sbilanciamoci: il cambiamento non è gialloverde e va in un’altra direzione. Le 101 proposte per una contro-manovra finanziaria presentate dalla campagna che raccoglie 46 associazioni: «Un’inversione di rotta rispetto alle politiche neoliberiste»

“”Una legge di bilancio vera e propria non c’è ancora perché il sussidio di povertà detto impropriamente «reddito di cittadinanza» e la «Quota 100» sono stati rinviati a misure successive. Su cosa discutono, in realtà, il governo pentaleghista e la Commissione Ue che ha avviato la procedura di infrazione per debito? Di dichiarazioni mediatiche, annunci, informalità contraddittorie su poste di bilancio che vanno e vengono in un caos crescente. E tutto in vista delle elezioni europee di maggio 2019. Questa situazione surreale è «una grave ferita alla trasparenza e al rapporto con i cittadini» sostiene Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci che ieri alla Camera ha presentato la ventesima edizione della sua «contro-manovra». A leggerla, anche sul sito: sbilanciamoci.info, si tratta di una prospettiva ideale ma più concreta del mutevole ircocervo populista che sfuma nella nebbia di una trattativa nervosa.

17nov/18Off

Le nuove piazze. Studenti e uguaglianza

Articolo di Eraldo Affinati (Repubblica 17.11.18)

“”Chi tocca la scuola si brucia: lo sappiamo. Ma perché tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni proprio su questo nodo cruciale hanno fallito pagando salato anche in termini elettorali? Eppure si tratta del tema dei temi: in quale altro luogo noi adulti dovremmo esercitare la responsabilità del futuro? Come scrisse Dietrich Bonhoeffer, il grande teologo tedesco fatto impiccare da Adolf Hitler pochi giorni prima della fine della Seconda guerra mondiale: «Per chi è responsabile la domanda ultima non è: come me la cavo eroicamente in quest’affare, ma: quale potrà essere la vita della generazione che viene». Gli studenti che stanno manifestando in tutta Italia per chiedere più finanziamenti al comparto dell’istruzione hanno le idee molto chiare: vogliono realizzare la tanto decantata «uguaglianza delle posizioni di partenza » che, prima ancora di essere il fiore all’occhiello del nostro dettato costituzionale, rappresenta a ben pensare la mina vagante della cultura novecentesca: dare a ogni bambino, a qualsiasi ragazzo, le medesime possibilità di affermazione. Fare in modo che tutti possano accedere alle fonti del sapere.

10nov/18Off

Prospettive. Progetti di pace in un mondo senza uguaglianza

Articolo di Laura Montanari (Repubblica 10.11.18)

“”Alla decima conferenza di Fondazione Umberto Veronesi, a Milano il 15 e il 16 novembre, si discute delle disparità che nelle diverse aree del Pianeta sono alla base della povertà e dell’ingiustizia. E che minacciano la democrazia. Non hanno accesso alle stesse risorse e quindi nemmeno alle stesse fortune, sembrano venire da mondi distanti anche se magari vivono nelle medesime città o Paesi, o continenti. Certo la crisi economica ha inflazionato le disuguaglianze, le ha sparse nelle aree geografiche, le ha alimentate in diversi strati della società. Ma le differenze hanno radici anche meno recenti e più profonde: pescano dalla storia e non soltanto da quella economica. Scriveva Zygmunt Bauman che nel pianeta delle disuguaglianze è l’ingiustizia che uccide la democrazia. Siamo sicuramente davanti a un problema complesso e le letture sul come siamo arrivati qui sono molteplici: per questo il tema delle “disuguaglianze globali” è stato scelto da Fondazione Umberto Veronesi per la decima edizione di Science for Peace, il progetto nato nel 2008 da un’idea di Umberto Veronesi, per la due giorni che si terrà il 15 e 16 novembre all’Università Bocconi di Milano.

29ott/18Off

Disuguaglianze e rancore

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 29.10.18)

“”La buona notizia è che le disuguaglianze economiche tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo si sono ridotte, anche se i livelli di vita medi rimangono molto distanti. La cattiva notizia è che in molti Paesi sono aumentate le disuguaglianze interne, in termini sia relativi sia assoluti e si sono contratte le possibilità di mobilità sociale ascendente da una generazione all’altra e nel corso della vita. I due fenomeni sono in parte connessi, nella misura in cui la globalizzazione ha consentito ai mercati, e ai lavoratori, dei Paesi in via di sviluppo di competere con quelli dei Paesi sviluppati. Ma le ragioni dell’aumento della disuguaglianza in questi ultimi è anche dovuto ad altri fattori, di cui si è discusso in un convegno organizzato nei giorni scorsi dalla Scuola Normale Superiore a Firenze. In particolare, accanto alle trasformazioni tecnologiche che hanno reso obsoleti alcuni lavori, ma hanno anche creato nuovi lavoratori “squalificati” e insieme individualizzati ( i lavoratori delle piattaforme tecnologiche), non vanno ignorati la perdita di potere contrattuale dei lavoratori e ciò che qualcuno ha chiamato “capitalismo oligarchico”: la concentrazione della ricchezza, del reddito e del potere tra coloro che sono collocati nel quintile più ricco e in particolare nell’1 per cento più ricco. È avvenuto anche nel Paese un tempo più egualitario, la Svezia, che ora è diventato simile alla media europea per quanto riguarda le disuguaglianze di reddito, ma il più diseguale per quanto riguarda la ricchezza, con l’1% più ricco che detiene il 42% di tutta la ricchezza.

19set/18Off

I giornalisti maschi firmano in media il doppio degli articoli.

Articolo di Shendi Veli (manifesto 18.9.18) “I dati allarmanti dello European Journalisme Observatory su giornali di carta e online in 11 Paesi”

“”Nonostante circa la metà dei giornalisti europei siano donne, gli uomini in media firmano il doppio degli articoli, (il 41% a fronte del 23% scritti da donne) e compaiono nel 43% delle foto, mentre le foto che ritraggono donne sono appena il 15% del totale. La «quasi scomparsa» delle reporter dai quotidiani è emersa da un recente studio condotto dallo European Journalism Observatory (Ejo).
I RICERCATORI dell’Osservatorio hanno preso in considerazione 11 stati europei (Repubblica Ceca, Italia, Germania, Portogallo, Regno Unito, Ucraina, Svizzera, Lettonia, Spagna, Romania, Polonia) selezionando per ciascuno due testate cartacee e due online, tra le più seguite del paese. Hanno poi esaminato le firme degli articoli «principali» (politica, esteri, cronaca, economia, non di spettacoli o culture, per esempio) e perfino la presenza di uomini e donne ritratti nelle foto. Per l’Italia le testate esaminate sono state Repubblica e Corsera per la carta e Linkiesta e HuffPost per l’online.

8set/18Off

La crisi globale, dieci anni dopo

Articolo di Marco Bersani (Manifesto 8.9.18) “Nel 2008 siano giunti al pettine i nodi di una crisi che ha le proprie radici negli anni Settanta, quando si affermano la dottrina liberista e i processi di finanziarizzazione dell’economia”

“”Qualche scricchiolio si era già sentito a fine 2007, ma fu nel marzo 2008 che Bear Stearns, una delle «big five», le cinque banche più grandi degli Usa, dichiarò fallimento, in seguito all’esplosione della bolla immobiliare legata ai mutui subprime. Nei mesi successivi, toccò a Fannie Mae e Freddie Mac, e mentre in Europa il governo inglese era costretto a nazionalizzare Northern Rock, a settembre crollò anche Lehman Brothers, dando il fischio ufficiale d’inizio alla grande crisi, che dagli Usa è subito rimbalzata in tutto il pianeta, investendo in particolar modo il continente europeo. Naturalmente, è difficile astrarre un periodo dal contesto processuale che lo determina ma senz’altro possiamo affermare come nel 2008 siano giunti al pettine i nodi di una crisi che ha le proprie radici addirittura negli anni Settanta del secolo scorso, quando si afferma la dottrina liberista e i processi di finanziarizzazione dell’economia divengono progressivamente la cifra della società capitalistica contemporanea.

3set/18Off

Due film dedicati all’ex presidente dell’Uruguay

Intervista a P. Mujica di Stefania Ulivi (Corriere 3.9.18) “Pepe Mujica star al Lido: sono qui per Kusturica”

“”Venezia Non se l’aspettava neanche lui di trovarsi a 83 anni al Lido protagonista di due film, uno di finzione, La noche de 12 años, di Álvaro Brechner in Orizzonti e un documentario, El Pepe, una vida suprema, dell’amico Emir Kusturica, fuori concorso. Ma nulla nella vita di José Alberto Mujica Cordano, El Pepe, ha seguito percorsi ordinari. Infanzia povera dopo la morte del padre, il ciclismo, quindi la politica, sulle orme della madre, di origini liguri. Prima con i nazionalisti, poi sempre più a sinistra, fino a diventare uno dei leader del Movimiento de Libéracion Nacional, i Tupamaros. E, dopo il colpo di Stato del 1973, dodici anni di carcere duro, in isolamento. Quindi senatore, nel 1999, e infine presidente del suo Uruguay, dal 2010 al 2015. È arrivato a Venezia dopo un tour per l’Italia — Ravenna, Mantova, Milano — per presentare il suo libro Una pecora nera al potere, ha incontrato quasi tutti, da Grillo a Martina, ognuno ha cercato di affiliarselo anche se ormai con la politica praticata ha chiuso.

27giu/18Off

La crisi e la poverta’. Sono i giovani a pagare il conto

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 27.6.18)

“”I minorenni e i giovani fino ai 34 anni costituiscono quasi la metà — 2.320.000 — di tutti coloro che si trovano in povertà assoluta in Italia. È un dato ormai strutturale. L’aumento della povertà assoluta avvenuto dal 2005, e in particolare dalla crisi del 2008, è fortemente concentrato tra i più giovani. In un Paese in cui ci si lamenta che non nascono abbastanza bambini, una percentuale altissima delle giovani generazioni non ha abbastanza da vivere. E se qualche giovane si azzarda a formare una famiglia prima dei 35 anni, corre seri rischi di povertà per sé e per i suoi famigliari. Sarà anche vero che c’è la ripresa. Ma non ha ancora toccato le aree e i gruppi più svantaggiati, facendo anzi aumentare i divari tra Centro-Nord e Mezzogiorno, tra giovani e anziani, tra famiglie senza figli o con un solo figlio e famiglie con più figli, oltre che tra famiglie giovani e famiglie di anziani. È un fenomeno che non riguarda gli stranieri, che pure presentano tassi di povertà quasi cinque volte più elevati rispetto agli italiani e corrispondono a un quinto di tutti i poveri assoluti. Se a questi dati si accostano quelli sui Neet — oltre due milioni di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano né fanno tirocini, anch’essi fortemente concentrati nel Mezzogiorno — emerge lo spaccato di un paese che sta lasciando andare alla deriva, insieme ad una parte sostanziosa delle giovani generazioni, anche le proprie stesse risorse per il presente e il futuro.