Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

12giu/180

Un’azione umanitaria che non significa solidarieta’ con l’Italia

Articolo di Vladimiro Zagrebelsky (Stampa 12.6.18)

“”Stupisce la soddisfazione del governo italiano per il gesto del nuovo governo spagnolo che ha dichiarato di aprire il porto di Valencia alla nave Aquarius e al suo carico umano. Il governo spagnolo, nel rifiuto opposto dalle autorità maltesi e italiane, ha dichiarato di essere disposto a un gesto umanitario. Vero è che il ministro Toninelli, responsabile dei porti, accodandosi alle decisioni del ministro dell’Interno Salvini, ha detto che la situazione a bordo è buona, ciò che permetterebbe a lui e a noi di non preoccuparci troppo. Ma l’intervento spagnolo non è stato motivato da solidarietà verso l’Italia, come fanno credere il presidente del Consiglio Conte, il ministro Salvini (e, dalla Francia, Marine Le Pen). Si tratta invece di un’azione umanitaria verso le donne, le donne incinte, i bambini e gli uomini a bordo. È azzardato allora pensare che invece il rifiuto italiano (e maltese) è inumano? Certo secondo il diritto internazionale un Paese può inibire l’attracco a navi straniere.

7giu/180

L’Albiceleste mostra il cartellino rosso a Israele

Articolo di Michele Giorgio (manifesto 7.6.18) “Calcio. Lio Messi e le altre stelle della nazionale argentina rinunciano alla partita a Gerusalemme con Israele. Proteste rabbiose del governo Netanyahu. I palestinesi applaudono: ‎«Israele deve organizzare e giocare a calcio solo ‎all’interno di frontiere riconosciute». Un cartellone a Hebron invita l’Argentina di Messi a boicottare il match con Israele: «Attenzione, stai entrando in un territorio occupato»”

“”Doveva essere la ciliegina sulla torta delle celebrazioni a Gerusalemme dei 70 anni ‎di Israele. E invece si è rivelata un terribile boomerang per il governo Netanyahu ‎la decisione, anzi l’imposizione, della ministra dello sport Miri Regev di spostare ‎da Haifa a Gerusalemme la sede dell’incontro di calcio amichevole tra Argentina e ‎Israele. L’intento di Regev era quello di affermare il controllo israeliano su tutta ‎Gerusalemme, usando come veicolo lo sport e la presenza del calciatore più grande ‎del mondo, Leo Messi, e delle altre stelle argentine del pallone. Un po’ come era ‎accaduto un mese fa con la partenza da Gerusalemme del Giro d’Italia e del ‎fuoriclasse della bici Chris Froome. Ma la federcalcio argentina e l’Albiceleste non ‎sono gli organizzatori italiani del Giro, che pur di intascare un bel po’ di milioni di ‎dollari hanno ignorato le risoluzioni internazionali, le proteste dei palestinesi (e ‎non solo) e hanno celebrato Gerusalemme capitale di Israele sulla scia delle ‎dichiarazioni di Donald Trump, peraltro in anticipo di qualche giorno sul ‎trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv nella città santa. Gli argentini le ‎ragioni dei palestinesi le hanno ascoltate e per Israele è stata una doccia fredda, ‎anzi gelata. Niente più amichevole, la partita è stata annullata per decisione di ‎Buenos Aires.

6giu/180

Homi K. Bhabha “Ibridi e cosmopoliti cosi’ sfideremo l’onda populista”

Intervista a Homi K. Bhabha di Giancarlo Bosetti (Repubblica 6.6.18)

“”Homi Bhabha, 68 anni, tra le figure intellettuali più note al mondo degli studi post-coloniali (quella ispirata a Franz Fanon, Edward Said), indiano di Mumbai, formazione inglese, poi naturalizzato americano, in cattedra a Harvard; identità “ibrida”, direbbe lui — «non appartengo a una nazione, ma a una comunità, a molte comunità sovrapposte» — ; di casa dove c’è poesia, arte, letteratura (tradotto in italiano il suo I luoghi della cultura, Meltemi, 2001). È un campione riconosciuto di quelle “élite cosmopolitiche”, additate dai nemici come colpevoli, perché troppo attente ai diritti delle minoranze e poco, dicono, alle sofferenze delle maggioranze, bianche e occidentali.
Caro professor Bhabha, oggi è cosmopolitiche in America e in Europa non è più un complimento. Il postcolonialismo e con lui la cultura dei campus americani (la differenza, il politically correct) sono tra i “soliti sospetti”, quando si cercano le cause dell’onda populista.

17apr/180

Il caso Proactiva Open Arms

Articolo di Roberto Saviano (Repubblica 17.4.18) “Migranti, vince la nave della vita”

“”Dal 5 marzo 2018 — e a dire il vero anche da prima — molti si chiedono perché la “sinistra” sia morta e perché nessuno abbia il coraggio dell’autocritica sugli esiti del voto: ma cosa c’è da spiegare, quando per tornaconto elettorale non si è esitato a stringere accordi con i trafficanti. Altro che autocritica, qui siamo nel campo della damnatio memoriae. La storia che vi racconto ha a che fare con quella che è stata fino ad oggi la politica sull’immigrazione della sinistra, il cui testimone rischia di essere raccolto dalla destra xenofoba, che ha dinanzi a sé il terreno spianato da una costante violazione dei diritti umani. La notizia è questa: l’imbarcazione della Ong Proactiva Open Arms, sequestrata e in stato di fermo da quasi un mese, è finalmente stata dissequestrata. Il 17 marzo scorso, l’Open Arms salva dal mare (e soprattutto dai lager libici) 218 migranti, nonostante la guardia costiera libica, pur trovandosi in acque internazionali e compiendo di fatto un atto di pirateria, minacciasse di aprire il fuoco se non le fossero stati consegnati i migranti.

30ago/170

Ma i dimenticati sono ancora troppi

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 30.8.17)

Con il completamento dell’ultimo passaggio, anche l’Italia avrà finalmente un embrione di reddito minimo per i poveri a livello nazionale. Per chi si batte da decenni — fin dalla prima Commissione povertà presieduta da Gorrieri nel 1986 — perché questo avvenisse, è sicuramente una buona notizia. L’esistenza di una rete di protezione di ultima istanza è un pezzo importante del sistema di welfare, che ne qualifica il carattere solidaristico e non solo di assicurazione contro i rischi. È anche importante che accanto al sostegno al reddito siano previste attività diversificate di integrazione sociale, che vedano coinvolti più attori locali: dalla formazione all’accompagnamento al lavoro, ai servizi di riabilitazione, al sostegno alla partecipazione sociale.

13ago/170

Santita’ laica (Luigi Pintor)

“”Non c’è in una intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi”"

Citazione Luigi Pintor (Servabo, Bollati Boringhieri 1991)

Dal sito della FondazioneLuigiPintor riportiamo uno scritto sul libro, un breve capitolo e una testimonianza di Stefano Benni

“”«Scritta sotto il ritratto di un antenato mi colpì, quand’ero piccolissimo, una misteriosa parola latina: servabo. Può voler dire conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o anche servirò, sarò utile». Queste parole, che spiegano il titolo del libro, riassumono anche il significato di cinquant’anni di vita, raccontata «per riordinare nella fantasia dei conti che non tornano nella realtà».
Omaggio a mezzo secolo di storia che volge al tramonto, quest’autobiografia rivela un volto dell’autore che ai più risulterà inedito: perché è quello di un uomo per il quale la politica è innanzitutto un’esperienza etica profonda e il riflesso di un’intensità intellettuale e umana che poteva esprimersi (come qui si esprime) anche col linguaggio di una scrittura letteraria di rara qualità.

9ago/170

L’inversione morale

Articolo di Ezio Mauro (Repubblica 9.8.17

“”Che cosa resterà dell’estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c’è, della crescita che arranca, del precariato permanente di un’intera generazione? Non certo un cambiamento nel flusso di disperazione che porta i senza terra a cercare libertà e futuro lungo il Mediterraneo, o nel riflusso di gelosia nazionale dei Paesi che ci circondano, dove si sta frantumando ogni giorno l’idea comune di Europa. Ciò che resta — e che peserà in futuro — è una svolta nel senso comune dominante, dove per la prima volta il sentimento umanitario è finito in minoranza, affondato dal realismo politico, dal sovranismo militante, da una declinazione egoista dell’interesse nazionale. Naturalmente il senso comune è qualcosa di diverso dall’opinione pubblica, soggetto attivo di qualsiasi democrazia funzionante, autonomo e distinto dal potere, dunque capace di giudicarlo. Si tratta di una deformazione del buon senso, costruita su sentimenti e risentimenti, nutrita di pregiudizi più che di giudizi, che opera come ha scritto Roberto Saviano con la logica della folla indagata da Le Bon, pronta a gonfiarsi e sgonfiarsi come le foglie al vento, e spesso il vento è quello del potere: capace, soprattutto in un’età segnata dal cortocircuito emotivo del populismo, di interpretare il senso comune, ma anche e soprattutto di crearlo e nutrirlo traendone profitto politico ed elettorale.

27ago/160

Un’etica che e’ gia’ estetica

Articolo di Raul Pantaleo (manifesto 27.8.16) “«Emergency è un luogo in cui cura e attenzione alle persone si legano alla «bellitudine», anche in zone di guerra».”

“”Progettare in zone di crisi secondo l’esperienza che ho maturato con l’organizzazione umanitaria Emergency significa saper coniugare, anche in contesti difficili, etica ed estetica; dare risposte pratiche all’emergenza ma anche porre la questione di cosa l’edificio rappresenti in quei luoghi, quindi si deve parlare di bellezza o meglio di quello che preferiamo definire: «bellitudine» (una parola nata per caso da un errore diventato poi per noi un programma). La «bellitudine» è qualcosa di diverso dalla bellezza, è una parola «sporca», imperfetta, che accoglie le asperità della vita, non ha l’eterea distanza della bellezza. La «bellitudine» sintetizza quello che per noi significa coniugare etica ed estetica. Ci si stupisce sempre quando si parla di bellezza in progetti d’emergenza come quelli realizzati da Emergency, in realtà ci si dovrebbe stupire del contrario, del perché un ospedale in Africa, in un luogo di guerra, o in una tendopoli post terremoto non dovrebbe essere bello? Non vi è alcun motivo razionale alcuna giustificazione pratica. È semplicemente una questione di cultura e attenzione. Per questo ci piace parlare di «bellitudine» perché la parola bellezza è troppo «scivolosa», chi decide cos’è bello o meno, in base a quale criterio?

25ago/160

Che cosa succede all’Appennino? e La lunga marcia dei volontari

Articoli di Silvia Boncinelli e di Roberto Saviano “La lunga marcia dei volontari” (Repubblica 24 e 25.8.16) LEGGI DI SEGUITO “Dalle falde che cedono alla diversa intensità di energia liberata ecco una fenomenologia del sisma “Nei prossimi giorni aspettiamoci altre scosse”.Si allarga 5 millimetri all’anno così si scatenano i terremoti. Che cosa sta succedendo, che cosa succederà, e perché tante coincidenze con terremoti precedenti? Lo abbiamo chiesto al geologo e sismologo Alessandro Amato, dirigente di ricerca dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ed ex direttore del Centro nazionale terremoti.”

CHE COSA SUCCEDE ALL’APPENNINO? PERCHE’ TANTI TERREMOTI IN QUELLE REGIONI? “”«L’Appennino si sta, in un certo senso, allargando — spiega Amato — E lo sta facendo a un ritmo di 3-5 millimetri all’anno. Significa che più o meno ogni due secoli c’è un metro di “trazione” da compensare, lungo tutta la penisola». Per un po’, la situazione rimane stabile, e a noi sembra di poter stare tranquilli. «Questo avviene perché lungo l’Appennino abbiamo faglie attive che per decenni, secoli, resistono a questa trazione. Però a un certo punto cedono, d’un tratto. Ed è così che arriva il terremoto o una serie di terremoti», prosegue Amato. Queste faglie insistono su segmenti di 20-30 chilometri, di conseguenza i terremoti avvengono non su tutta la penisola, ma in zone sempre abbastanza limitate.
STANNO AUMENTANDO I TERREMOTI IN ITALIA? No, è solo un’impressione. «Anzi sono 36 anni che non avviene un grandissimo terremoto, di magnitudo intorno ai 7, come quelli che nel passato hanno colpito Messina o l’Irpinia, o Avezzano, ma è comunque difficile da dire. Ci sono oscillazioni normali della sismicità e i terremoti non avvengono mai in maniera regolare e periodica». In genere si nota che terremoti importanti in Italia avvengono ogni quattro o cinque anni, e anche stavolta quindi ci siamo.
QUESTO TERREMOTO HA AVUTO MAGNITUDO 6: È STATO PERCIÒ FORTE COME QUELLO DELL’AQUILA, CHE ERA DI MAGNITUDO 6.2?  

24ago/160

L’accoglienza è la nuova frontiera

Articolo di Guido Viale (manifesto 24.8.16) “«L’Europa ha bisogno di braccia e personale qualificato, ma soprattutto ha bisogno di persone portatrici di culture differenti, meno impregnate di individualismo, di diffidenza e di rivalità, più attente ai legami di solidarietà».”

“”La globalizzazione non è solo circolazione di capitali, merci e informazioni. Oltre al suo risvolto esterno, internazionale, la globalizzazione ne ha uno interno, locale e personale. È il primato incondizionato della competitività, il totem di governi, finanza, manager, economisti. Ma non è concorrenza tra operatori su un piede di parità, bensì sopraffazione del più debole, colpevolizzazione del soccombente, emarginazione di chi “non ce la fa”. Prove? La Libia, una volta liberata, se mai lo sarà, venderà il suo petrolio al miglior offerente o a chi sta accaparrandosi il controllo dei suoi pozzi? E un lavoratore senza tutele né contratto può negoziare con il suo datore di lavoro su un piede di parità, quando uno può assumerlo e licenziarlo quando vuole e l’altro non può fare né una cosa né l’altra? Questo predominio dei rapporti di forza viene mascherato dall’ideologia neoliberista del mercato e dall’esaltazione del merito. Ma chi giudica del merito altrui? Questa situazione viene percepita come un regime di generale insicurezza che spinge le persone a ripiegarsi su se stesse; a rifugiarsi in un’identità, nazionale, culturale o comunitaria fittizia; come le “radici celtiche” ai tempi di Bossi, quelle “giudaico-cristiane” di Giuliano Ferrara (ma, ovviamente, non solo sue), quelle “british” riemerse nel Regno unito, o il primatismo bianco dei sostenitori di Trump. Di fatto, spinge sulla strada di un crescente razzismo, dapprima inconsapevole, poi sempre più esplicito, da cui è difficile tornare indietro.