Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

21set/160

Evoluzionismo e creazionismo

EVOLUZIONISMO E CREAZIONISMO

L’età della Terra è stimata in circa 4,6 miliardi di anni. Un miliardo di anni dopo la sua nascita si realizzava, nell’ecosistema terrestre di quell’era lontana, la più complessa transizione nell’organizzazione della materia che l’universo abbia mai conosciuto: quella dal non vivente al vivente. Com’è nata la vita sulla Terra? Non lo sappiamo. È in questo senso che la sua apparizione costituisce, in gergo scientifico, una singolarità: un evento, attestato dall’esperienza, del quale la scienza non è in grado di dare spiegazione, in quanto esso trascende la comprensione della razionalità umana.

La nascita della vita, “singolarità biochimica”, è la concretizzazione del supremo anelito dell’universo in espansione. La materia si è organizzata in vita; la vita si è evoluta in forme sempre più complesse guidate da saggi comportamenti istintivi; gli istinti si sono affinati in intelligenza fino alla comparsa del cervello umano, il prodotto tecnologicamente più avanzato del cosmo conosciuto, “specchio dell’essere” elevato a strumento per la sua autoconoscenza: forse l’unica frattura evolutiva, per la sua predisposizione a formulare giudizi, tra capacità umane e animali. La materia è diventata “mente”, coscienza di vita, consapevolezza dell’essere, consapevolezza di esserne consapevole; è divenuta urgenza di amare, ansia esistenziale, anelito di giustizia, tensione morale; la materia è diventata “spirito”. E’ come se l’universo stesso, divenuto capace di “pensare se stesso” e di autoconoscersi attraverso la scoperta delle leggi che regolano i processi del suo divenire, fosse stato coinvolto in un processo di “divinizzazione”.

21set/160

Chi di sesso ferisce …

CHI DI SESSO FERISCE …

 

Dall’opera letteraria di Pascal, permeata di genuino slancio mistico, emerge una religiosità spontanea e ispirata; ma in taluni suoi “Pensieri”, è sconcertante doverlo constatare, l’esaltazione della fede al di là di ogni giustificazione razionalistica rivela un senso del peccato che sconfina nel patologico.

«Tutti i divertimenti sono pericolosi per la vita cristiana; ma, fra tutti, non ve ne è alcuno che sia da temere più della commedia. E’ una rappresentazione delle passioni così naturale e delicata, che essa le fa nascere nel nostro cuore; e soprattutto quelle d’amore, in particolar modo quando vengono presentate come molto caste e molto oneste. Perché, più l’amore sembrerà innocente, più è facile che le anime innocenti ne siano tocche. »          (11)

Ancora Pascal:

«Bisogna amare Dio e non le creature passeggere. Tutto quello che ci invita ad affezionarci alle creature è male, perché ci impedisce: o di servire Dio se lo conosciamo o di cercarlo se non lo conosciamo. Ora, noi tutti siamo pieni di concupiscenza, siamo dunque ripieni di male; dobbiamo quindi odiare noi stessi e tutto quel che ci spinge ad altri affetti e non a Dio solo. »             (479)   

Non ho parole.

6giu/160

Antisemitismo e Razzismo

Articolo del nostro iscritto Gianni Benevelli (iniziativa laica.it 06.06.16)

ANTISEMITISMO E RAZZISMO

 Nelle pagine finali del già citato volume di Messori Ipotesi su Gesù, l’autore affronta, pur non affondando la penna nella piaga, uno degli argomenti più imbarazzanti per l’istituzione cattolico – romana: il tema dell’antisemitismo e del razzismo, la degenerazione più infame prodotta dal letargo dell’umana ragione. La diagnosi fatta dal giornalista scrittore sulle loro cause (individuate principalmente nell’illuminismo!!) è, a parer mio, semplicemente aberrante. Così come non è condivisibile la netta separazione che egli propone fra antisemitismo e razzismo, come se non fossero le due facce perverse di una stessa medaglia. Trovo infatti difficoltà a capire che differenza passi tra un individuo “ariano” convinto di appartenere ad un’etnia “superiore” e un secondo individuo “antisemita” che vede nell’Ebreo il tipico rappresentante di una “razza inferiore”: sono entrambi vittime di una propaganda nefasta e imbecille con il cranio ripieno di squallidi pregiudizi e basta.

28mag/160

L’abiura di Galileo: una storia inedita

Articolo del nostro iscritto Gianni Benevelli (iniziativa laica.it 28.05.16)

L’ABIURA DI GALILEO: UNA STORIA INEDITA

In occasione del giubileo del II millennio destò non poco scalpore la richiesta di perdono, avanzata con umiltà e determinazione da papa Wojtila in disaccordo con molti suoi collaboratori, per le efferatezze perpetrate in passato dai vertici dell’istituzione ecclesiale: il loro silenzio sul genocidio degli indiani delle Americhe, il loro tacito consenso (durato tre secoli!!) sulla tratta verso il nuovo mondo dei neri africani ridotti in schiavitù, i tribunali dell’inquisizione e i suoi roghi.

Un articolo di Messori ci può chiarire la netta frattura (taluni parlano di scisma strisciante) che all’epoca serpeggiava nella chiesa gerarchica fra i sostenitori di una restaurazione post-conciliare e di un ritorno al dogmatismo dei chierici e coloro che invece contestavano tale involuzione, vedendo in essa il tradimento delle aperture del Concilio Vaticano II al mondo.

22mag/160

La leggenda del grande inquisitore

Articolo del nostro iscritto Gianni Benevelli (iniziativa laica.it 22.05.16)

La leggenda del grande inquisitore

 Dalle pagine più intense dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij (1821-81): Gesù riappare sulla Terra dopo 15 secoli, manifestandosi al popolo di Siviglia; proprio sulla piazza dove il cardinale grande inquisitore, il giorno prima, aveva fatto bruciare in una volta sola un centinaio di eretici “ad maiorem Dei gloriam”.

Il grande inquisitore è un “ vecchio quasi novantenne, alto e diritto, dal viso scarno e gli occhi infossati, nei quali riluce ancora un bagliore di fuoco”.

12mag/160

Da Benedetto XVI a Papa Francesco

Articolo del nostro iscritto Gianni Benevelli (iniziativa laica.it 12.05.16)

DA BENEDETTO XVI A PAPA FRANCESCO

 « Dopo avere esaminato a più riprese la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le  mie forze, per l’età avanzata, non sono più sufficienti per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. (…) Pertanto, ben consapevole della gravità di questo mio gesto, dichiaro in piena libertà di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, successore di S. Pietro, a me affidato.»

L’improvvisa abdicazione di papa Benedetto XVI (“un fulmine a ciel sereno” per il cardinale Sodano, Segretario di Stato emerito; “una vicenda paradossale sentita come un pugno nello stomaco” per il cardinale Scola) pare scolpita nel granito da parole che risuonano come l’esplicita ammissione di un fallimento. Rivendicando il diritto all’esercizio della “piena libertà di coscienza davanti a Dio”, papa Ratzinger ha inferto un  colpo durissimo alla sacralità del supremo vertice della gerarchia. La sua inaudita rinuncia, per non continuare ad essere ostaggio di un apparato gerarchico – affaristico irriformabile, costituisce un gesto eclatante che infrange una tradizione plurisecolare gravida di dogmatismo: per la prima volta nella storia moderna della chiesa un papa, smitizzando il carisma della sua stessa figura davanti al mondo, restituisce al Cielo il diritto di considerarsi il depositario, sulla Terra, del potere di Dio.

9apr/160

A chi appartiene la nostra vita?

Articolo del nostro iscritto Gianni Benevelli (iniziativa laica.it 09.04.16)

A chi appartiene la nostra vita?

E’ una bellissima domanda alla quale, almeno per me, non è facile dare risposta. Non è facile a causa del mio inquieto agnosticismo irrisolto, che tuttavia non volge all’ateismo né tanto meno al nichilismo, sulla fede nell’esistenza del Dio gesuano delle Beatitudini. Esiste o non esiste il Dio testimoniato da Gesù di Nazareth, uomo e profeta? Onestamente, non ho risposte certe da dare; posso tutt’al più dire: parliamone. Ecco quindi che non sono in  grado di sapere a chi appartenga la mia vita: se a Lui o solo a me stesso.

Una cosa, però, so con certezza: la mia vita non appartiene al dio delle religioni. Certamente non appartiene all’ambiguo “dio degli eserciti” (Jahwèh o Elohim) dell’Antico Testamento, che, Santo nella giustizia, è implacabile nelle sue vendette; né appartiene ad Allah, la versione islamica del dio biblico; né tantomeno appartiene al dio dell’istituzione cattolico-romana, che nel suo nome ha esercitato per secoli un potere temporale spietato.

1apr/160

Chi sei veramente tu, frate Francesco?

Articolo del nostro iscritto Gianni Benevelli (iniziativa laica.it 01.04.16)

(MISSIVA A MESSORI)

Le differenti forme di vita presenti sulla Terra, che si sono evolute nel tempo profondo, sono state e sono tuttora così numerose da sfidare ogni immaginazione. Tale variabilità è però caratterizzata da una specifica peculiarità: all’interno di ciascuna specie biologica ogni individuo è “diverso” da ciascun altro individuo appartenente alla medesima specie. Tale singolare “unicità” caratterizza anche la specie dell’homo sapiens: il sottoscritto, come si colloca nel variegato, palpitante mondo dei personaggi che costellano l’umanità vivente?

Sono forse un deplorevole laicista e un pervicace anticlericale che non disdegna, per partito preso, di essere tale? Non credo proprio: posso essere scomodo e irriverente, non ho difficoltà ad ammetterlo; questo mio difetto è però compensato da una specifica tipologia del mio carattere: dire (e scrivere) sempre, con la massima onestà intellettuale possibile, esattamente come la penso. Il fatto è che mi considero un libero pensatore; e, come tale, coerentemente e presuntuosamente mi compiaccio di comportarmi.

Non sono un filosofo, né tantomeno un teologo; i documenti che vado scrivendo sono unicamente il risultato di un bisogno di verità riguardo a quelle problematiche che costituiscono, da sempre, il problema di fondo dell’uomo. Sto scrivendo principalmente per me stesso, vincendo la tentazione di rimuovere il problema di Dio, dopo una ricerca storica ed esegetica alla quale mi sono dedicato per più di un decennio.

E così, parlando di fede, di teismo e di ateismo cercando di accantonare ogni idea preconcetta, mi sono paradossalmente trovato, come laico, a disquisire di Dio, il cui enigma è inestricabilmente intrecciato al mistero dell’esistenza. Quel dio del quale i supremi teologi del magistero ecclesiale ci hanno dogmaticamente indottrinato sulla sua natura; quello stesso dio che i suoi “Rappresentanti in Terra”, nei sedici secoli di storia da loro governata, hanno monopolizzato e strumentalizzato politicamente per l’esercizio del loro inebriante potere.

9dic/150

L’albero della laicita’ e le sue radici

Articolo del nostro iscritto Gianni Benevelli (iniziativa laica.it 9.12.15)

Chiunque si stupisca per la vita cosciente scaturita da un cosmo evolutivo e s’interroghi sul senso dell’esistenza, alla luce della fatalità del vivere per morire, non può non prendere posizione di fronte a tale enigmatica realtà e domandarsi, laicamente, come si possa dare un significato alla vita prescindendo da ogni “verità dottrinale”. La risposta è: fare proprio il principio che la Vita stessa e la dignità del Vivente costituiscano il bene supremo.
Il viandante del terzo millennio è pellegrino in un mondo secolarizzato che ha smarrito certezze antiche: quelle che in passato erano radicate nelle norme di una religiosità intangibile. Quale cammino additargli per edificare nella giustizia un modello di società, non alienante ma umanizzante, che sappia elevare l’uomo a Persona? Quale messaggio proporgli perché nel cuore di tutti gli uomini di buona volontà e minimo buon senso mai venga ammainata la bandiera della Vita?
Il suggerimento lo troviamo in un Pensiero, pienamente condivisibile, di Pascal: “l’uomo è visibilmente nato per pensare; e nel pensare rettamente sta tutta la sua dignità” (146).