Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

7dic/170

Aboliamo il Concordato

Articolo di Maria Mantello (micromega 5.12.17)

“”Retaggio del fascismo, il Concordato continua a essere la palla di piombo che pesa sullo Stato italiano in un eccellente paradosso di soggezione consenziente. Il Concordato, infatti, legittima il Vaticano a esercitare una sovranità indiretta sugli organi istituzionali della Repubblica e a propagare su essa un illimitato potere di controllo politico-sociale, per giunta ricevendo anche lauti finanziamenti per questi privilegi. In origine nella Chiesa c’era lo scandalo del Discorso della Montagna. Oggi lo scandalo è la montagna di miliardi, che il Vaticano accumula con i finanziamenti prelevati dalle imposte degli italiani, con quelli per l’istruzione cattolica, con le esenzioni dal pagamento di consumi energetici e smaltimento rifiuti, con la dispensa da imposte e tasse sulla miriade delle sue redditizie attività commerciali: miliardi non pagati sull’imprenditoria turistica (si pensi solo all’Opera pellegrinaggi), sugli immobili di proprietà ecclesiastica adibiti a scopi commerciali, come ex-conventi ed ex collegi trasformati in case di cura, centri sportivi, case di riposo, residenze, pensionati… nonché in lussuosissimi alberghi a più stelle. E sono solo alcuni esempi! Eppure il Vaticano non è certo povero come il Vangelo a cui si ispira vorrebbe. Tralasciando lo Ior e i suoi affari internazionali, solo sul territorio della Repubblica italiana possiede un immenso patrimonio immobiliare che costituisce il 20% di quello dell’intera nostra Nazione. Si pensi ad esempio, che solo la Congregazione di Propaganda Fide (ex Sant’uffizio) a Roma possiede ben 725 fabbricati con circa 2000 uffici e appartamenti per un valore commerciale stimato in 9 miliardi di euro. Eppure l’Italia grazie al Concordato continua a essere – la più grande benefattrice del Vaticano, anche nel compiacerlo nei confessionali dictat su famiglia, sessualità, riproduzione, testamento biologico, diritti civili… e tanto altro ancora.

10ott/170

“La violenza e’ il peccato originale della religione”

Intervista al sociologo José Casanova di Giancarlo Bosetti (Repubblica 10.10.17) in margine al ciclo d’incontri a Trento «Le religioni all’uscita della violenza, tra testi e teorie» “”Ecco perché ogni credo alterna ciclicamente pace e ferocia”

“”I testi sacri delle grandi religioni grondano sangue da millenni. È un luogo comune, che è vero. Ma l’ispirazione violenta viene spesso abbandonata, a volte invece tragicamente sfruttata. La domanda interessante è come e perché questo accade. La giriamo a José Casanova, spagnolo di Saragozza, ma insediato a Washington (Georgetown University), uno dei maggiori studiosi nel mondo di sociologia della religione, tradotto ovunque (in italiano è noto il suo “Oltre la secolarizzazione”, Il Mulino, 2000). L’intossicazione originaria non è incurabile, dice, le fasi violente si presentano a cicli. I siti web di ogni parte  catalogano con faziosità contabile la violenza “degli altri”: mani mozzate e uccisioni di infedeli invocate nel Corano o stermini realizzati o propiziati dal Dio della Bibbia e poi le teste tagliate delle scritture induiste, il Tridente di Shiva. Nessuna religione è innocente.
«La violenza è nelle origini della società, con Durkheim possiamo dire nel sacro sociale, più che nella religione in sé. E questo non c’è dubbio si riflette nelle Scritture, ma nel tempo le cose cambiano. Nella Bibbia per esempio è necessario distinguere tra i testi precedenti all’esilio babilonese e quelli successivi. Il Dio di Israele sacralizza la violenza contro gli altri popoli, era un Dio monolatrico, non monoteista, un Dio di Israele non di tutta l’umanità. Dopo l’esilio a Babilonia, in quella che chiamiamo l’età assiale (Casanova usa l’espressione di Jaspers per indicare l’epoca tra Ottavo e Terzo secolo a.C., n. d. r.), i profeti non sacralizzano più la violenza, al contrario, il Dio della storia usa l’Impero romano per punire il suo popolo».
Questo vale per tutte le religioni?

9ott/170

L’esorcismo di massa contro i migranti islamici

Articolo di Andrea Tarquini (Repubblica 9.10.17) “Polonia, un milione di fedeli ai confini con il rosario in mano Quattromila aree di preghiera: “Così combattiamo il Male”

“”Oltre un milione di fedeli, anziani e giovani, gente di campagna e abitanti delle grandi città, si sono riuniti in preghiera questo sabato col rosario lungo tutti i tremilacinquecento chilometri dei confini della Polonia. «Preghiamo per la pace, e per salvare la Patria e il resto d’Europa dalla secolarizzazione e soprattutto dall’islamizzazione », hanno detto. E questo nel giorno della vergine del Rosario, ma soprattutto nella ricorrenza dell’anniversario della battaglia navale di Lepanto, dove nel 1571 «la flotta cattolica sconfisse la ben più potente flotta musulmana ». Il più grande e importante Paese del centroest, membro di Ue e Nato, è stato teatro della più massiccia mobilitazione contro l’immigrazione in Europa di Paesi non cristiani, sebbene la Polonia sia fuori dalle rotte della grande migrazione, non ospiti migranti musulmani e rifiuti ogni ricollocamento Ue. Oltre trecentoventi chiese sabato erano stracolme di partecipanti all’iniziativa, svoltasi in almeno quattromila “zone di preghiera” lungo la frontiera. Persino allo “Chopin international”, il maggior aeroporto di Varsavia, la folla era tanta che la cappella dell’aerostazione non è bastata ad accoglierla. Al largo di Danzica pescherecci e piccoli yacht hanno formato corone unendosi all’azione. «Il rosario è un’arma potente contro il Male», ha detto padre Pawel Rytel-Andrianik, portavoce della Conferenza episcopale polacca, che ha organizzato l’enorme raduno nazionale, il maggiore evento cattolico in Polonia dalle Giornate mondiali della gioventù.

9set/170

Anche il Papa ha i sovranisti in casa

Articolo di Iacopo Scaramuzzi (pagina99 (9.9.17 ) “Dissidi | Famiglia, liturgia, aborto. Dagli Stati Uniti al Vaticano si sono intensificati gli attacchi a Bergoglio, che ha risposto con il pugno di ferro. Ma lo scontro evidenzia in realtà una frizione di fondo nel mondo cattolico. Che il Pontefice ha deciso di affrontare apertamente”

“”Il sisma dell’addio di Steve Bannon è stato registrato immediatamente dai sismografi del Vaticano. Lo stratega in capo di Donald Trump, vicino al mondo della alt-right, è legato al cattolicesimo più ostile a Jorge Mario Bergoglio. Ben prima di entrare alla Casa Bianca, nel 2014, aveva esposto la sua visione del mondo in collegamento Skype con l’istituto ultraconservatore Dignitatis Humanae in Vaticano. L’incompatibilità era così palese che quando Trump ha fatto visita al Papa, a maggio scorso, Bannon ha lasciato il seguito presidenziale prima della tappa romana. E a poche settimane dalle sue dimissioni, sull’onda delle polemiche che ad agosto hanno investito Trump per il revival razzista di Charlottesville, dall’entourage papale era partita un’irrituale bordata. In un articolo di luglio il direttore de La Civiltà cattolica, il gesuita Antonio Spadaro, e il direttore dell’edizione argentina dell’Osservatore Romano, il protestante Marcelo Figueroa, hanno denunciato la strana alleanza tra «fondamentalisti evangelicali e cattolici integralisti».

17ago/170

India, un’indipendenza imperfetta che dura da 70 anni

Articolo di Matteo Miavaldi (manifesto 15.8.17) “India. Il 15 agosto 1947 l’India proclama la propria indipendenza, puntando su premesse pluraliste e inclusive. Oggi il paese convive con eccellenze high-tech e intolleranza hindu”

“”NEW DELHI. Lo scorso 15 agosto l’India repubblicana e indipendente ha compiuto 70 anni. Sette decenni, nell’unità di misura degli stati-nazione, sono un’inezia, eppure esigono un bilancio netto, quanto più obiettivo possibile. Se non addirittura elegiaco: le feste è sempre meglio celebrarle che guastarle.
IL CAMMINO DELL’INDIA nella Storia inizia con uno dei traumi più profondi del secolo scorso, una genesi per amputazione che dai territori liberati dal giogo della corona britannica avrebbe ricavato due stati autonomi, pensati male e disegnati peggio. Un’India centrale «per gli hindu» e un Pakistan «per i musulmani» diviso in due; quello Orientale, nel 1971, avrebbe combattuto per un’ulteriore indipendenza, diventando Bangladesh.
Mesi prima e dopo la Partition, che coincide con le indipendenze di Pakistan e India, celebrate rispettivamente il 14 e il 15 agosto, le violenze tra la comunità musulmana e quella hindu lasciarono sul campo tra gli uno e i tre milioni di morti e almeno 15 milioni di sfollati in cerca di sicurezza al di qua o al di là di confini incerti, ufficialmente annunciati dal giudice inglese Cyril Radcliffe solo il 17 agosto 1947; due giorni dopo le indipendenze. La storiografia post-coloniale ha ormai provato in modo puntuale e cristallino le responsabilità britanniche del disastro umanitario, raccontando un impero in declino deciso ad abbandonare il subcontinente in fretta e furia per evitare di trovarsi in mezzo a una guerra civile tra hindu e musulmani. Tanto che l’ultimo viceré britannico, Louis Mountbatten, anticipò la Brexit subcontinentale di dieci mesi rispetto alla tabella di marcia concordata con le parti, aggiungendo caos al caos.

23lug/170

Bisogna rompere il silenzio dei governi europei sulla Turchia

Articolo di John Dalhuisen, direttore Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale (manifesto 23.7.17)  “Erdogan: «Prima mozzeremo le teste di questi traditori, poi li faremo comparire al processo vestiti con le tute arancioni di Guantánamo», ha dichiarato in una minacciosa invettiva”

“”In Turchia la verità e la giustizia sono diventate sconosciute. Sulla base dell’accusa palesemente assurda di sostenere un’organizzazione terroristica, sono stati imprigionati sei difensori dei diritti umani. Sono in attesa di un processo che potrebbe prolungare la loro detenzione per mesi. Altri quattro sono stati rilasciati ma l’indagine nei loro confronti continua. Sono sottoposti a limitazioni di movimento e devono presentarsi alla polizia tre volte alla settimana. Tra le persone impregionate c’è Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia. «Non ho commesso alcun reato», mi ha scritto la scorsa settimana dal carcere. Così come gli altri, del resto. Nell’ultimo anno il governo turco ha colto ogni minimo segno di dissenso come una scusa per intensificare la repressione. Ormai, anche difendere i diritti umani è diventato un reato.
Esattamente un anno fa, la gente in Turchia assisteva con orrore all’arresto di giornalisti in diretta televisiva. I bambini venivano svegliati di notte dal rumore degli aerei e dai colpi d’arma da fuoco. In un bagno di sangue durato 12 ore, morirono oltre 250 persone e più di 2.000 rimasero ferite. In molti tirarono un sospiro di sollievo, il giorno dopo, quando si sparse la notizia che il tentativo di colpo di stato era fallito. Fu un momento fugace. Cinque giorni dopo, il governo impose lo stato d’emergenza. Da allora, lo stato d’emergenza è stato esteso di tre mesi in tre mesi, ogni volta con risultati peggiori. Sono state avviate indagini nei confronti di 150.000 persone accusate di far parte della «Organizzazione terroristica Fethullahista», ossia di avere rapporti col predicatore e presunto ideatore del colpo di stato Fethullah Gülen. E il numero cresce di giorno in giorno.

12lug/170

Il presente che nutre il fascismo

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 12.7.17) «Il pericolo numero uno della società orizzontale è rappresentato dall’isolamento di soggetti che ritengono di poter dare, per citare Ulrick Beck, “soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche”»”

“”Il fascismo non è mai morto. Rappresenta il bisogno di certezza comunitaria e gerarchica in una società individualistica. E nonostante i simboli sbandierati, non è un ritorno al passato. L’ombra del fascismo si stende sulla democrazia, anche quando, come la nostra, è nata nella lotta antifascista. La ragione della sua persistenza non può essere spiegata, semplicisticamente, con il fatto che non ci sia sufficiente radicamento della cultura dei diritti. Si potrebbe anzi sostenere il contrario. Ovvero, che sia proprio la vittoria della cultura dei diritti liberali (e senza una base sociale che renda la solitudine dell’individuo sopportabile) ad alimentare il bisogno di identità comunitaria. Un bisogno che il fascismo in parte rappresenta, tenendo conto che non è solo violenza e intolleranza per i diversi (anche se questi sono gli aspetti più visibili e preoccupanti). Il fascismo rinasce un po’ dovunque nell’occidente democratico e capitalistico – le fiammate xenofobiche e nazionalistiche che gli opinionisti si ostinano a chiamare blandamente “populismo” sono il segno di una risposta, sbagliata, alla recrudescenza di un sistema sociale che funziona bene fino a quando e se esistono reti associative, capaci di attutire i colpi di un individualismo che è apprezzato solo da chi non ha soltanto le proprie braccia come mezzo di sussistenza. Senza diritti sociali i diritti individuali possono fare il gioco contrario.

11lug/170

Iraq. Nella Mosul liberata dall’Isis e’ catastrofe umanitaria

Articolo di Chiara Cruciati (manifesto 11.7.17) “Iraq. 920mila sfollati e una città interamente da ricostruire. Onu: serve un miliardo di dollari. Intanto Daesh si trasferisce a Tal Afar e i paesi vicini puntano a dettare il futuro politico del paese

“”Mosul è stata liberata. Ad un prezzo altissimo: il 40% delle forze governative è stato ucciso, un numero imprecisato di civili è cadavere sotto le macerie, 920mila persone sono fuggite dal 17 ottobre quando la battaglia è cominciata. La seconda città irachena è distrutta: non c’è palazzo che non abbia subito danni ingenti. La vittoria ha il sapore amarissimo della devastazione, fisica e psicologica: le organizzazioni umanitarie parlano di catastrofe umanitaria, di una popolazione ridotta alla fame e senza alcuna speranza negli occhi. Tanti sono ancora bloccati in città vecchia con pochissima acqua a disposizione. Con lentezza vengono portati via dall’esercito che controlla tutti, anche donne e anziani, per timore che tra loro si nascondano miliziani dell’Isis.
«La maggior parte dei civili ha perso tutto – spiega Lise Grande, coordinatrice umanitaria dell’Onu in Iraq – Hanno bisogno di un tetto, di cibo, assistenza sanitaria. Il livello del trauma a cui assistiamo è tra i più alti mai visti. Queste persone hanno vissuto un’esperienza inimmaginabile».

11lug/170

Erdogan risponde alla marcia: 47 accademici arrestati

Articolo di Dimitri Bettoni (manifesto 11.7.17) “Turchia. Domenica un milione e 600mila persone alla giornata conclusiva della camminata di 480 km per la giustizia. Il Chp, promotore dell’iniziativa, presenta i 10 punti del programma di opposizione”

“”ISTANBUL Si è chiusa domenica la marcia della giustizia, con una grande folla ad attenderla al termine degli ultimi chilometri di un percorso che l’hanno condotta da Ankara fino al distretto di Maltepe ad Istanbul, reclamando giustizia per il paese.
Le opposizioni festeggiano un’iniziativa considerata di grande successo attraverso un manifesto di dieci punti programmatici elencati da Kilicdaroglu nel suo discorso finale: condanna del tentato golpe e richiesta di un’indagine sui reali mandanti politici, rimozione immediata dello stato di emergenza e ritorno allo stato di diritto, fine delle violazioni dei diritti umani, abolizione di tutti gli impedimenti agli appelli contro i provvedimenti dello stato di emergenza, reintegro degli accademici licenziamenti nziati e rilascio di tutti i parlamentari arrestati, abolizione delle modifiche costituzionali introdotte con il referendum di aprile, rimozione dei meccanismi di controllo dell’esecutivo sul parlamento e stop all’erosione del principio costituzionale del secolarismo, lotta alla discriminazione della donna, fine della politica estera aggressiva intrapresa dal governo.

9lug/170

Turchia e partito di opposizione laica

Articolo e trafiletto da Stampa 9.7.17 Dopo 24 giorni la «Grande Marcia» arriva sul Bosforo” LEGGI DI SEGUITO

“”Ultime 24 ore per la «Marcia per la giustizia» da Ankara a Istanbul, avviata il 15 giugno dal partito di opposizione laica Chp, prima forza di opposizione al presidente Erdogan, all’indomani dell’arresto del suo deputato Enis Berberoglu. Guidati dal leader Kemal Kilicdaroglu, al 24° giorno di cammino, i manifestanti sono arrivati ieri sul Bosforo, dopo aver percorso circa 400 dei 430 km totali previsti dal percorso. In 300 mila ieri facevano parte del corteo. Domani arriverà nel quartiere di Maltepe, periferia di Istanbul, dove si trova la prigione in cui è detenuto Berberoglu. Alle 18 (le 17 in Italia) è prevista una manifestazione conclusiva, in cui gli organizzatori si aspettano un milione di persone. Ieri anche il partito filo curdo dell’Hpd ha detto che parteciperà al meeting.”"

La Turchia cambia la scuola per avere musulmani devoti” di Marta Ottaviani
“Potenziamento degli istituti religiosi e ridimensionamento di Atatürk”

“”La Yeni Turkiye, la Nuova Turchia, di Recep Tayyip Erdogan riparte dalla scuola. Ed esattamente come aveva promesso il presidente della repubblica qualche anno fa, sarà piena di nuove e sempre più numerose generazioni di musulmani devoti.