Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

9set/170

La nuova eta’ dei lumi

Da pagina99 del 9.9.17

“”Un continente sempre più secolarizzato L’Europa è un continente sempre più secolarizzato. Un’indagine del centro di ricerche americano Pew Research, pubblicata alla fine di agosto, mostra come in molti Stati del vecchio continente un numero crescente di cittadini dichiari di non avere affiliazione religiosa e si definisca ateo o agnostico: il 43% dei norvegesi, il 41% degli svedesi e il 37% dei belgi. Ma è l’Olanda la patria dei “senza dio”: la maggioranza relativa dei cittadini, infatti, il 48%, dice di non appartenere ad alcuna chiesa e di non seguire nessun credo. Tra i fedeli, invece, il livello di partecipazione alla vita delle loro comunità religiose si è abbassato così come il livello di osservanza dei precetti stabiliti dalla dottrina. I dati sulla secolarizzazione dell’Europa rientrano in un più ampio studio condotto dal centro americano sull’assottigliarsi delle differenze tra cattolici e protestanti nell’anno in cui ricorrono i 500 anni della riforma protestante. Oggi la «la maggioranza o la maggioranza relativa di entrambi i gruppi sostiene che la fede sia necessaria per accedere al paradiso tanto quanto le buone opere, la posizione tradizionale del cattolicesimo», scrivono gli studiosi. «Meno persone ritengono invece che solo la fede (in Latino, sola fide) conduca alla salvezza, la posizione di Martin Lutero».

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7ago/170

Il popolo dei diritti civili negati. “Noi dimenticati dalla politica”

Da Stampa online 7.8.17 “Dalla cittadinanza al fine vita, le storie degli italiani che aspettano le riforme I tempi stretti in Parlamento e le divisioni ritardano l’approvazione. Fino a quando?

“”Ius soli, testamento biologico, cannabis, cognome della madre, norme anti-omofobia. Sono alcune delle riforme che rischiano di non vedere la luce prima della fine della legislatura. Camera e Senato riaprono il 12 settembre, ma l’agenda parlamentare autunnale sarà monopolizzata da legge di stabilità e riforma elettorale. Poi ci saranno le vacanze di Natale e verosimilmente a metà febbraio il Capo dello Stato scioglierà le Camere per le elezioni. I diritti civili avrebbero potuto essere il tratto distintivo di questa legislatura, ma solo alcune leggi sono andate in porto. La riforma più controversa resta quella dello Ius soli. Renzi ha ammesso che sarà difficile approvarlo prima delle elezioni. «Bravo Matteo», gioiscono i centristi di Ap, che a giugno avevano indotto Gentiloni allo stop. Pisapia però insiste: «Bisogna votarlo». E, mentre la politica discute, ai cittadini non resta altro da fare che continuare ad aspettare l’approvazione delle leggi sui diritti civili. Ecco le loro storie.

IUS SOLI Ayoub sogna di essere italiano: “A casa lo sono tutti tranne me” ALB. MAT.
«In casa sono tutti italiani tranne me». Ayoub Moussaid è arrivato in Italia dal Marocco a 16 anni e suo padre ha ottenuto la cittadinanza quando lui era già maggiorenne, quindi il risultato è che i suoi fratelli sono italiani, lui no.

2giu/170

Sei riforme da non tradire

Articolo di Mario Calabresi (repubblica online 31.5.17) “Provvedimenti che attendono di essere varati da anni sono vicinissimi alla meta: riguardano i diritti dei cittadini, approvarli prima di andare alle urne sarebbe un atto di sensibilità oltre che segno di civiltà”

“”Andiamo di corsa verso le elezioni accelerate, senza mostrare troppa preoccupazione di mettere in sicurezza i conti del Paese. Chi vuole portarci alle urne all’inizio dell’autunno ha innanzitutto il dovere di approvare la legge di stabilità prima dello scioglimento delle Camere. Pensare che la presentazione della manovra da parte del governo basti a proteggerci dalla speculazione e dai rischi dell’esercizio provvisorio è perlomeno pittoresco se non irresponsabile.
Ma non basta, per essere decoroso questo finale di legislatura dovrebbe evitare di buttare all’aria i provvedimenti che attendono di essere varati da anni e che sono ormai vicinissimi alla meta. Sono molti, dalle liberalizzazioni all’abolizione dei vitalizi. Ma ci sono soprattutto le leggi che riguardano i diritti dei cittadini, approvarle sarebbe un atto di sensibilità oltre che un segno di civiltà.

19mag/170

Le tante versioni della laicita’

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 19.5.17)

“”La decisione della Corte di Cassazione sull’obbligo degli stranieri di conformarsi ai nostri valori non è uno specchio di chiarezza. Non soltanto per l’oggetto della sentenza — che pertiene alla restrizione di un diritto fondamentale — ma per il linguaggio usato nella motivazione; un linguaggio che sovrappone piani diversi invece di adottare l’arte della distinzione: “valori” e “diritti”, “valori” e “diritto” sono termini che designano realtà diverse e vi è da chiedersi per quale motivo i giudici abbiano deciso di fare appello, per esempio, a supposti “valori occidentali”, un’espressione a sua volta etnocentrica e ben poco universalista.
Come sappiamo, la decisione è relativa al caso di un cittadino indiano che è stato fermato perché portava con sé il kirpan, il pugnale sacro dei Sikh, con l’imputazione di portare un’arma senza avere il porto d’armi. La persona fermata si è appellata alla libertà religiosa e all’articolo 19 della nostra Costituzione — il kirpan non è un “oggetto” ma “uno dei simboli della religione monoteista Sikh”. La decisione della Corte sostiene che lo Stato italiano, pur riconoscendo il principio di eguaglianza e della libertá di culto, non riconosce il kirpan come simbolo religioso ma solo e semplicemente come un’arma; pertanto la persona che lo porta con sé deve conformarsi alle norme sulla sicurezza che vigono sul territorio nazionale. La dimensione della lama non lo rende accettabile come un coltellino da boyscout.
Non è la prima volta che la religione Sikh e la legge italiana collidono. Questa religione, fondata nel quindicesimo secolo e soggetta a molte persecuzioni, impone ai fedeli alcuni obblighi nel comportamento e nell’aspetto fisico: per esempio, i maschi non devono tagliarsi i capelli a partire dalla loro maggiore età e devono coprirli con un turbante; devono portare il pettine in segno di pulizia, pantaloni di foggia particolare in segno di castità, e oltre al bracciale d’acciaio anche il pugnale (con una lama fino a ventidue centimentri) alla cintola. Ciascuno di questi “oggetti” è un elemento essenziale per l’identità e la pratica religiosa.

19mag/170

Va rispettata la legge, non i “valori”

Articolo di Massimo Fini (Fatto 18.5.17)

“”La sentenza della Cassazione che obbliga lo straniero che vive in Italia a conformarsi ai nostri valori (e implicitamente a quelli occidentali) è aberrante, inquietante, pericolosa. Lo straniero che vive in Italia ha il solo obbligo, come tutti, di rispettare le leggi dello Stato italiano. Punto. Il sikh che girava con un coltello kirpan, sacro nella sua cultura, doveva essere condannato perché in Italia è vietato andare in giro armati. Se si accettasse il principio enunciato dalla Cassazione un italiano che vive in un Paese islamico dovrebbe, in conformità alla cultura di quel Paese, farsi musulmano. La sentenza della Cassazione è incostituzionale perché viola l’articolo 3 della nostra Carta: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La questione non riguarda semplicemente le differenze religiose, punto su cui si sono soffermati quasi tutti, ma è molto più ampia: riguarda l’identità culturale, religiosa e non religiosa. La Cassazione afferma: “La società multietnica è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali confliggenti a seconda delle etnie che la compongono”. Non so dove la Cassazione sia andata a scovare un principio di questo genere, inaudito nel senso letterale di mai udito fino a oggi.

4apr/170

Monica Cirinna’: “Matteo Renzi? E’ stato un pessimo segretario, da lasciare alle spalle”

Intervista a Monica Cirinnà di Simone Alliva (espresso online 3.4.17) «Il Pd? Un partito immobile e isolato». «La candidatura di Orlando? Una svolta a sinistra». Delusioni e speranze della senatrice, prima firmataria della legge sulle unioni civili

“”«Renzi è stato un pessimo segretario che va lasciato alle spalle». Monica Cirinnà, il cui nome è legato alla legge sul riconoscimento delle unioni civili, si è sentita ignorata dai vertici dopo la stagione dei diritti arcobaleno. Oggi parla all’Espresso del PD come di un partito isolato e immobile: «Siamo fermi sullo ius soli, sul contrasto all’omofobia, su tutta la parte della questione delle pari opportunità». Senatrice qual è lo stato dei diritti lgbt in Italia? Dopo le unioni civili siamo a un punto fermo?
Oltre 1600 coppie hanno celebrato la loro unione civile. Un numero importante che ci racconta qualcosa: c’era molto bisogno di dare, non solo sicurezza giuridica, anche visibilità a questi amori: l’omofobia si combatte con la normalità quotidiana. A proposito di omofobia: che fine ha fatto la legge nazionale (ddl Scalafarotto ndr), per il contrasto all’omo-transfobia? La legge nazionale è ferma. Il lavoro fatto alla Camera non è stato un buon lavoro. L’accettazione di un emendamento all’ultimo momento ha svuotato di senso quella legge che così com’è non serve a combattere l’omofobia. Una legge del genere non la vuole la parte più avanzata e progressista del PD a cui mi ascrivo, e non la vuole il movimento LGBT. Lei fa riferimento all’emendamento Gitti che esclude dall’applicazione del reato di omofobia le “opinioni espresse all’interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa”. Ma Senatrice l’emendamento è stato presentato da un deputato ex Scelta Civica che oggi fa parte del Partito Democratico
Il nostro è l’unico partito in Italia nel quale nessuno mette il silenziatore a nulla. Da noi non funziona come il M5s dove le linee dissonanti vengono censurate. Essendo un partito veramente democratico, abbiamo all’interno tante diversità che vanno valorizzate ma anche ricondotte ad un’unità. È evidente che una legge contro l’omofobia, se la si vuole fare, deve avere un senso e deve essere efficace. Non serve svilirla con emendamenti del genere.

8feb/170

Giovani musulmane laiche

Due lettere di studentesse musulmane laiche (Stampa 7.2.17)

“Sono laica, i media mi nascondono” – “”Sono Sara Jbaria, studentessa universitaria 22 enne e cittadina italiana di origini marocchine. In quanto individuo avente doppia nazionalità sono conscia del fatto che come italiani arabi e laici siamo persistentemente emarginati non solo dalla politica ma anche dai media, che dipingono la religione in modo univoco. Il nostro Paese ha una presenza islamica importante con idee talvolta divergenti e diametralmente opposte e questo dovrebbe essere simbolo di ricchezza ed eterogeneità. Volutamente ignorata. Io sono una dei tanti musulmani che credono in una società democratica e laica per eccellenza, dove la religione non dovrebbe divenire «affare di Stato» o la prerogativa principale, ma dovrebbe rappresentare un nucleo portante di ciascun individuo coscienzioso della propria individualità, senza pubblicizzazione eccessiva e talvolta controproducente. Perché vogliono velare la mia esistenza?”"

“La difficile scelta di non credere” – “Mi chiamo Sodfa, ho 23 anni, nata e cresciuta qui in Italia. La mia fortuna più grande è stata quella di essere cresciuta influenzata da diversi credi e culture, frequentando la scuola cattolica e vivendo l’Islam tra quello che mi mostravano i miei genitori e quello dei miei familiari in Tunisia, apprezzando e criticando tutto ciò che mi capitava davanti. Con il tempo ho iniziato ad analizzare quella che era la mia religione e, pur sentendo tanta fede dentro di me, mi sentivo comunque stretta, non «a casa mia» fino ad arrivare alla scelta di lasciare l’Islam. Le reazioni alla mia decisione, al mio percorso, non sono state positive tra i miei familiari tunisini ma l’amore di mia madre, una donna musulmana, credente e praticante, mi hanno aiutata ad affrontare con sicurezza questo percorso, intraprendendo anche quello del dialogo inter-religioso.

17gen/170

I tre campioni della laicita’

Articolo di Paolo Mieli (Corriere 17.1.17)

“”Per comprendere che cosa è stato il nostro Paese nel secondo dopoguerra si deve tener presente che «il ventennio fascista aveva costituito la versione italiana di processi globali, tanto che la nascente democrazia non poté non prenderne atto, salvaguardando e anzi potenziando le misure strutturali che la dittatura aveva assunto». Da questa considerazione tratta dalla Storia economica d’Italia (il Mulino) di Rolf Petri prende le mosse un innovativo saggio di Paolo Soddu, La via italiana alla democrazia. Storia della Repubblica 1946-2013, appena pubblicato per i tipi della casa editrice Laterza. Dopo la Prima guerra mondiale, scrive Soddu, «l’Italia aveva fornito un’alternativa credibile e seducente alla democratizzazione pluralista, con l’ingresso autoritario delle masse guidate da un leader carismatico nella vita pubblica». Il fascismo «fu anche modernità e non mera opera di conservazione», e questa modernità lasciò «tracce profonde» nella stagione politica successiva alla caduta e all’uccisione di Benito Mussolini.

14gen/170

Elogio del pensiero laico libero critico e analitico

Articolo di Giorgio Salsi “Pace, miracolo della laicità” (Gazzetta di Reggio 13.1.17)

“”E’ uscito recentemente per Raffaello Cortina Editore – autore l’antropologo francese Marc Augé (ospite assiduo al festival della Filosofia di Modena) – un pamphlet provocatorio e irriverente “Le tre parole che cambiarono il mondo”. A fronte della grave recrudescenza delle varie identità e dei fondamentalismi religiosi, e constatando che gran parte della violenza nel mondo deriva da proselitismo religioso, l’autore si chiede scherzosamente cosa accadrebbe se con un colpo di bacchetta magica sparisse la fede in Dio. Le tre parole immaginate da Augè “Dio non esiste” sono pronunciate da Papa Francesco prima della benedizione urbi et orbi. Parole che scatenano inizialmente sconcerto e caos nel mondo, ma con un lieto fine: la pace tra i popoli.
Si tratta ovviamente di un divertissement di piacevole lettura, anche se serio. Ma perché ho citato questo libro?

16nov/160

La laicita’ francese alla prova della Storia

Articolo di Alessandro Santagata (manifesto 16.11.16) “Un lavoro magistrale di Philippe Portier, uscito per Presses Universitaires de Rennes e ancora non tradotto in Italia, che ricostruisce le relazioni tra Stato e fede, dalla Rivoluzione ai tempi presenti”

“”Patria della laicità moderna durante la Terza Repubblica, la Francia è ancora oggi un terreno d’osservazione fondamentale per investigare le dinamiche politico-religiose europee. Ha compiuto dunque un lavoro magistrale Philippe Portier con questa ricostruzione dettagliata della storia delle relazioni tra lo Stato e le religioni dalla Rivoluzione al tempo presente (L’État et le religions en France. Une sociologie historique de la laïcité, Presses Universitaires de Rennes). Professore all’«École pratique des hautes études» di Parigi, Portier è uno dei più stimati sociologi delle religioni in Francia. Da anni impegnato nel Groupe société, religion, laïcité a sondare lo stato di salute della laicità, l’autore ha scelto di sottoporre al vaglio della storia le posizioni correnti circa la natura del sistema francese. Del resto, come emerge chiaramente dalla lettura, solo in una prospettiva di lungo periodo è possibile comprendere che la laicità non è mai stata, neppure in Francia, una categoria rigida e che l’impostazione data dalla legge 1905 sulla separazione necessita di essere storicizzata e analizzata nel suo percorso evolutivo.
Portier illustra efficacemente come la laicità francese abbia vissuto fasi alterne, passando dal modello giurisdizionalista a quello separatista di inizio Novecento all’attuale stagione della laicità ricognitiva, ovverossia che riconosce alle organizzazioni religiose uno spazio d’espressione in quello dello Stato.