Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

2giu/180

Lorenzo Fontana. Su gay e aborto l’ombra di proclami neofascisti

Articolo di Paolo Berizzi (Repubblica 2.6.18)

“”Dicono che il matrimonio racconti l’uomo. Lorenzo Fontana, “veronese e cattolico”, si è sposato con doppio rito: tridentino, celebrato da don Wilmar Pavesi, sacerdote pre-conciliare vicino ai tradizionalisti cattolici, e civile, celebrato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi con Matteo Salvini testimone. Tutto il resto è curriculum: dal libro “La Culla vuota della civiltà. All’origine della crisi” scritto con l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi dove spara contro le unioni omosessuali, la legge 194, la globalizzazione, i flussi migratori e il “sostituzionismo” (vedi la bufala del piano Kalergi), fino al resto, le tesi antiabortiste, la fascinazione per Putin e Marine Le Pen (“sono stato tra gli artefici dell’alleanza con la Lega”), la difesa della “famiglia naturale”. E poi gli svaghi, il tifo per l’Hellas Verona ovvero la «squadra a forma di svastica», cantano gli ultrà “neri” della curva Sud dello stadio Bentegodi dove il neoministro alla Famiglia e alla Disabilità è presenza fissa. Quali saranno le politiche targate Fontana? Andate per intuizione. «La famiglia naturale è sotto attacco. Vogliono dominarci e cancellare il nostro popolo», verga sul suo sito. Loro, e “noi”.

31mar/180

Per una biopolitica illuminista

Articolo di Roberto Esposito (Repubblica 31.3.18) sull’ultima lezione di Stefano Rodotà, ora pubblicata da Laterza

“”Per vivere occorre un’identità, ossia una dignità. Senza dignità l’identità è povera, diventa ambigua, può essere manipolata». Il nuovo libro, postumo, di Stefano Rodotà, Vivere la democrazia, appena pubblicato da Laterza, può essere letto come un ampio e appassionato commento a questa frase di Primo Levi. Tutti e tre i termini evocati da Levi — identità, dignità e vita — s’incrociano in una riflessione aperta ma anche problematica, che ha fatto di Rodotà uno dei maggiori analisti del nostro tempo. Composto da saggi non tutti rivisti dall’autore, scomparso lo scorso giugno nel pieno del suo lavoro, il libro ci restituisce il nucleo profondo di una ricerca che definire giuridica è allo stesso tempo esatto e riduttivo. Esatto perché il diritto costituisce l’orizzonte all’interno del quale Rodotà ha collocato il proprio lavoro. Riduttivo perché ha sempre riempito la propria elaborazione giuridica di contenuti storici, filosofici, antropologici che ne eccedono il linguaggio.

19mar/180

Rodota’, l’eterna giovinezza trovata nella Costituzione

Articolo di Salvatore Settis (Fatto 18.3.18) “Un ricordo del maestro di diritto e di politica che con la sua dottrina ricordò che la Costituzione non è un monumento, e con la sua azione lavorò per implementarla. «1933-2017 A Torino si ricorda il grande giurista: per lui la Carta non era una dichiarazione di principi, ma un’agenda da applicare»”

“”Stefano Rodotà era così popolare perché sapeva parlare con una palpabile, contagiosa passione civile. Fra tanti, un esempio. Commentando l’art. 3 della Costituzione, egli poneva a contrasto il primo e il secondo comma, ravvisandovi due componenti concettualmente e storicamente distinte. Nel primo comma (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”), riconosceva la costruzione di una soggettività astratta, che assevera ma non garantisce l’uguaglianza fra i cittadini. Nel secondo comma (dove si assegna alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”) egli rintracciava, attraverso la nozione di persona, l’irruzione sulla scena di una prepotente corporeità, coi suoi desideri e i suoi bisogni, che trascina con sé una forte tensione verso l’uguaglianza, che la Costituzione indica come imprescindibile obiettivo dell’azione pubblica. Insomma, il primo comma dell’art. 3 configura una sorta di uguaglianza formale dei cittadini, mentre il secondo comma prende atto della loro diseguaglianza materiale e prescrive di rimuoverne le cause, ostacoli a una vera uguaglianza. Perché questa linea interpretativa non apparisse troppo teorica a un pubblico digiuno di diritto, Rodotà adottava un’argomentazione narrativa, proiettando l’art. 3 all’indietro, su un dato di immediata esperienza comune, l’estensione del diritto di voto. Riservato all’inizio a una porzione ristretta della popolazione maschile, sulla base dell’istruzione e del censo, esso raggiunse tutti i cittadini (in particolare le donne) solo nel 1946. Nel 1861 votò il 2 per cento della popolazione italiana, nel 1946 l’89 per cento: un dato statistico che ci tocca da vicino.

17mar/180

Politica, diritti e musica per ricordare Stefano Rodota’

Articolo di Francesca Bolino (Repubblica 17.3.18) “Il convegno a Torino fino a domani”

“”Uno degli appuntamenti clou è in programma oggi alle 12.30, quando Gustavo Zagrebelsky – giurista, ma anche musicista d’eccezione – si siede al pianoforte al Circolo dei lettori di Torino per ricordare, tra note ed emozioni, l’amico Stefano Rodotà, accompagnato dal violoncellista Relja Lucik. Ma la celebrazione torinese del grande intellettuale scomparso lo scorso anno è cominciata l’altro ieri, con testimonianze di colleghi o compagni di battaglia. Come Ugo Mattei, che racconta di quando, in una mattinata romana nel cuore di piazza Farnese, fu redatto il manifesto che poi portò al referendum sull’acqua pubblica. O come Salvatore Settis, che rievoca la comune origine calabrese: «Abbiamo parlato molte volte di quanto il Sud sia stato emarginato dalla politica degli ultimi trent’anni».

15mar/180

Convegno dedicato a Rodota’

Da Stampa 15.3.18

“”Da oggi a domenica si svolge a Torino “Legacy. Giornate in memoria di Stefano Rodotà”. Decine dei più autorevoli giuristi italiani chiamati a raccolta dallo Iuc (International University College of Turin), Collegio Carlo Alberto e università di Torino per interrogarsi su come ripensare i capisaldi del diritto civile alla luce della trasformazione tecnologica del capitalismo e sull’esigenza di una rilettura evoluta, anche in chiave sociale ed ecologica, dei rapporti tra privati e dello sviluppo urbano. Domani relazione introduttiva di Ugo Mattei, docente a Torino e Berkeley, che di Rodotà fu stretto collaboratore. Nel weekend le riflessioni di intellettuali, alte cariche dello Stato e docenti di diverse discipline sul futuro delle città. Conclusione domenica con una lectio magistralis di Paolo Grossi, storico del diritto e fino a un mese fa presidente della Corte costituzionale. In mezzo seminari e tavole rotonde e un fuori-programma, sabato al circolo dei lettori: un “concerto per Stefano” con il presidente emerito della Consulta Gustavo Zagrebelsky al pianoforte e il primo violoncellista del teatro Regio Relja Lukic.”"

3mar/180

Cosa pensano all’estero. L’estremismo che fa paura

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 3.3.18)

“”L’opinione estera occidentale guarda al nostro Paese con straordinaria attenzione. Poco informato delle beghe tra e nei partiti e delle questioni sociali che affaticano gli italiani, dal lavoro alla sanità fino alla scuola, chi ci osserva da fuori vede essenzialmente due cose: la sperimentazione pentastellata e il fascismo di ritorno. Il Movimento 5 Stelle incuriosisce come un esperimento in laboratorio; e contribuisce a dare al nostro Paese lo scettro dell’innovazione politica nel caotico panorama della democrazia del dopo partiti di massa, ormai confinante con il populismo che conquista i governi. E quindi, la galassia della destra nuova che si radica su quella vecchia è l’oggetto di un interesse che preoccupa.

18feb/180

Una legge di iniziativa popolare per ribaltare il classismo della scuola italiana

Articolo di Marina Boscaino (manifesto 18.2.18)

“”Ha ragione Piero Bevilacqua a sottolineare la «distrazione» nell’attuale campagna elettorale rispetto a un tema strategico come quello dell’istruzione. Esiste però un testo che affronta la decostituzionalizzazione intenzionale cui la scuola è soggetta da 20 anni. Si tratta della Lip (legge di iniziativa popolare) Per la scuola della Costituzione. L’8 settembre è stata depositata in Cassazione e da qualche giorno è iniziata la raccolta delle firme per proporne la discussione parlamentare. 37 articoli, che abrogano gran parte della normativa degli ultimi 15 anni, dalla riforma Moratti, alla Gelmini, alla «Buona Scuola», tentando di riportare la scuola al modello dettato dagli artt. 3, 9, 33 e 34 della Carta. Non solo abrogare, dunque, ma anche ri-costruire e ri-portare la scuola all’altissimo rango di organo costituzionale, quale fu pensata – non a caso – nell’Italia che risorgeva sui principi dell’antifascismo. La Lip non si propone di intervenire su tutti gli aspetti della normativa scolastica, ma di disegnare un’idea di scuola. Vi si parla di gratuità e di inclusione, perché la scuola è lo strumento che la Repubblica ha in mano per «rimuovere gli ostacoli»; di laicità (sono vietate le cerimonie di culto negli edifici scolastici; l’IRC è in orario extracurricolare; viene abolito l’inserimento delle scuole paritarie private dal sistema nazionale di istruzione); si prevede un rapporto alunni-docente che scongiuri per sempre le classi pollaio;

17feb/180

Nel nome di Giordano Bruno: costituzionalmente laici

Articolo di Maria Mantello (MicroMega online 16.2.18

“”Sono trascorsi 418 anni da quel 17 febbraio del 1600 quando il filosofo Giordano Bruno fu arso vivo in Campo de’ Fiori a Roma, per ordine del tribunale della Santa Inquisizione presieduto dal pontefice romano. «Eretico, pertinace, impenitente …» recitava la sentenza nella sua tracotanza di potere. E voleva essere espressione di massimo spregio, per chi come Bruno rivendicava il diritto umano di pensare e scegliere autonomamente. L’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” come ogni 17 febbraio in Campo de’ Fiori a Roma (dalle ore 17.00) rende onore a Giordano Bruno, perché la memoria di quel rogo sia per ciascuno la fiamma della ragione contro l’oscurantismo.
«Nel nome di Giordano Bruno. Costituzionalmente laici», è il titolo scelto quest’anno. Dopo la deposizione delle corone di alloro, con accompagnamento della Banda Musicale del Corpo di Polizia Municipale di Roma Capitale, e i saluti istituzionali del Comune di Roma e di quello di Nola, la manifestazione proseguirà con le relazioni di Giuliano Montaldo – Giordano Bruno, la libertà per amica; Maria Mantello – Giordano Bruno, maestro di laicità; Gianni Ferrara – 70 anni di sana e robusta Costituzione; Fabio Cavalli – La parola a Giordano Bruno. Presenta Antonella Cristofaro.

16feb/180

Lettera aperta al direttore del Museo Egizio di Torino

Lettera aperta di Cinzia Sciuto al direttore del Museo Egizio di Torino (blog Animabella del 14.2.18 “Il Museo Egizio di Torino ha promosso una encomiabile iniziativa rivolta ai cittadini di lingua araba. Ma se – come il direttore ha correttamente spiegato a Giorgia Meloni, che davanti al museo aveva inscenato una sconclusionata protesta – la lingua araba non coincide con la religione musulmana, perché nella campagna fatta per la promozione di questa iniziativa è stata scelta una donna con l’hijab?”

“”Gentile dott. Greco, forse suo malgrado, lei è stato, in quanto direttore del Museo Egizio di Torino, al centro delle cronache in questi ultimi giorni a causa di una protesta inscenata proprio davanti il museo dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che contestava la vostra campagna “Fortunato Chi Parla Arabo”, grazie alla quale, si legge sul vostro sito, “dal 6 dicembre 2017 al 31 marzo 2018 i cittadini di lingua araba potranno entrare in 2 al costo di un biglietto intero”.

19dic/170

Ius soli. Digiuno contro la rinuncia e l’indifferenza

Articolo di Luigi Manconi (manifesto 19.12.17)

Chi mi vuol bene mi segua. Ma anche chi non mi vuole bene, e persino chi mi detesta. Tutti coloro, insomma, che ritengono lo ius soli e culturae una legge saggia e ragionevole sono invitati a partecipare allo sciopero della fame che intraprendo da oggi. Digiuno che inizio oggi, martedì 19 dicembre, e proseguirò fino a quando ci sarà un’ora o un minuto di tempo per la discussione parlamentare. Non è affatto vero, infatti, che il tempo non ci sia. Quando c’è la volontà politica, il tempo si trova sempre. Si ha a disposizione un’intera settimana di lavoro parlamentare, prima del giorno di Natale, e si può ricorrere, come tante volte è accaduto, alle sedute notturne. Dunque, si può fare: e c’è una conferma limpida e recentissima. La legge sul biotestamento sembrava destinata, appena due mesi fa, a un’archiviazione definiti a, in attesa di tempi migliori. Si è manifestata, invece, una volontà politica, che è stata perseguita con determinazione, e che ha portato a un ottimo e insperato risultato.