Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

17set/19Off

Stimato cardinal Bassetti sull’eutanasia la sfido a un confronto pubblico

Da MicroMega online 12.9.19 articolo di Paolo Flores d’Arcais

“”Stimato cardinal Bassetti, non appena insediato il nuovo governo, e a poco più di una settimana dalla prossima sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato, Ella ha voluto schierare tutta la potenza spirituale e mondana della Chiesa cattolica gerarchica italiana per ribadire la pretesa che sulla vita di ciascuno (perché il fine vita è parte della vita) il potere di decidere sia della sua Chiesa, anziché del cittadino che quella vita vive. Ha infatti pronunciato, a nome della Conferenza episcopale italiana, dunque di tutti i vescovi, la condanna anticipata di una sentenza della Corte costituzionale che riconoscesse anche solo parzialmente la illegittimità dell’articolo 580 del codice penale (voluto dal regime fascista), e ha addirittura invitato il premier Conte ad abrogare i punti innovativi della legge contro l’accanimento terapeutico approvata appena un paio di anni fa.
Mi permetto perciò, stimata Eminenza, di rivolgerle una domanda semplice e in forma personale. Siamo praticamente coetanei, lei 77 io 75 anni, entrambi nell’età in cui la prospettiva che l’ultima parte della vita possa avere a che fare con malattia (anche inguaribile) e sofferenza diventa statisticamente più alta. È il prezzo che si paga all’inverosimile e positivo allungamento delle aspettative di vita consentite dai progressi della medicina.

14set/19Off

Paolo Flores d’Arcais per il diritto all’eutanasia

Da MicroMega online 2.9.17 “Esce da Einaudi il nuovo libro del direttore di MicroMega dal titolo “Questione di vita e di morte”, una apologia filosofica – logica, etica, esistenziale – del diritto all’eutanasia (i.e. suicidio assistito) come inalienabile diritto umano, contro la tortura di Stato e di Chiesa.”

PRESENTAZIONI
– Carpi, sabato 14 settembre, ore 15, Festival di filosofia
– Trani, sabato 21 settembre, ore 18,15, “I dialoghi di Trani”, con Gustavo Zagrebelsky
– Perugia, sabato 5 ottobre, ore 17, Umbria libri
– Torino, mercoledì 9 ottobre, ore 18, Circolo dei lettori, con Gustavo Zagrebelsky
– Roma, martedì 15 ottobre, Enciclopedia italiana Treccani, Sala Igea, con Giuliano Amato e Dacia Maraini
– Firenze, venerdì 18 ottobre, Leggere per non dimenticare (Biblioteca delle Oblate, via dell’Oriolo 24)
– Messina, sabato 26 ottobre
– Cuneo, tra il 13 e il 18 novembre

INDICE
Prologo
1. A chi appartiene la tua vita
2. Un problema che non dovrebbe esistere
Logicamente
1. Come vorremmo morire

6set/19Off

Per i giallo-rossi il caso “Fine vita”: 20 giorni per decidere

Articolo di Liana Milella (Repubblica 6.9.19)
“”Tra le grane del nuovo governo c’è anche il fine vita. M5S favorevole a depenalizzare, Pd diviso tra laici e cattolici. Con sole due settimane di tempo, per via dei ritardi della Camera che non rispetta le scadenze mentre la Consulta lo fa. Tant’è che i 15 giudici si riuniscono il 24 settembre per affrontare il destino del reato di aiuto al suicidio, se di fronte a te hai un malato cieco e tetraplegico dopo un gravissimo incidente come Fabiano Antoniani, che gli italiani conoscono come Dj Fabo, accompagnato in Svizzera, su sua richiesta, da Marco Cappato. Lui stesso si autodenuncia, gli contestano l’istigazione e l’aiuto al suicidio, finisce sotto processo, il primo reato cade, il secondo resta, la Corte d’assise si rivolge alla Corte per sapere se quella norma – l’articolo 580 del codice penale, da 5 a 12 anni di pena, residuo del Codice Rocco – è costituzionalmente compatibile con le storie di vita, di morte, ma anche di grande progresso della medicina.

29ago/19Off

La vita e’ mia, e vorrei decidere io fin quando viverla

Articolo di Raffaele Carcano (dal sito Uaar)

“”Come la pensiamo, noi, dovrebbe essere noto. La vita è nostra, ci appartiene. Anche se sappiamo che non è infinita, e anche se sappiamo che può purtroppo essere fin troppo breve. Siamo liberi di prolungarla fin quando è possibile oppure di interromperla, se pensiamo che la sua qualità si è irrimediabilmente degradata. Qualunque decisione prendiamo, le nostre sono le scelte responsabili di adulti autonomi, consapevoli e laici, perché l’esercizio della libertà di rinunciare alla nostra vita non lede alcuna altra libertà.
Come è ancora più noto, c’è chi la pensa diversamente. C’è chi, aspirando all’eternità, pensa che la vita non ci appartiene, perché “è un dono di Dio”. Pensa che non siamo nemmeno liberi di restituirglielo, quel dono, per cui tutti i ragionamenti fatti in precedenza non conterebbero nulla. È una convinzione legittima, almeno finché resta una convinzione personale. Il confronto potrebbe dunque terminare qui: la diversità di opinioni è chiaramente inconciliabile.

18ago/19Off

La paura della fine e il biotestamento (La storia insegna)

Articolo di Adriano Prosperi di una decina di anni fa (Repubblica 11.3.2009)

“”La battaglia sul testamento biologico è una prova imposta da una destra politica che ha scelto di governare col parente povero del terrore: la paura. Al terrore è necessaria la forza; e oggi la forza può essere usata vigliaccamente solo contro minoranze disgregate e indifese, come immigrati e rom. La paura è invece lo strumento adatto: è un sentimento che filtra e circola impalpabile nella società liquida dove sono venute meno le tradizionali forme associative e le solidarietà di classe si sfaldano. La paura della morte è il sentimento primario, dominante sull’ intera famiglia dei timori che dettano comportamenti e regole sociali. Alcune di queste regole sono così radicate da apparire naturali mentre naturali non sono. Tali sono le norme sanitarie che nel mondo occidentale – a differenza di quelle vigenti nelle culture musulmane – impongono la distanza di almeno ventiquattro ore tra l’accertamento del decesso e la sepoltura e richiedono l’ esposizione e la veglia del defunto nella camera mortuaria. Queste norme furono dettate nel ‘ 700 dal diffondersi di una paura nuova, quella della morte apparente che si sostituì allo spauracchio religioso della morte improvvisa senza confessione e sacramenti, senza il tempo di prepararsi all’ ingresso nel mondo dell’ aldilà.

15ago/19Off

(La storia insegna) Di fronte all’ultima scadenza il coraggio di uno sguardo sereno

Articolo non recente di Adriano Prosperi (manifesto 22.4.08)

“ Il libro di  Iona Heath “Modi di morire” (traduzione italiana a cura di Maria Nadotti, postfazione di John Berger. Bollati Boringhieri, Torino 2008) porta nell’Italia delle polemiche su eutanasia  e aborto i pensieri di una diversa cultura. Porta soprattutto una voce pacata che parla serenamente della morte e del rapporto che un medico dovrebbe avere coi morenti. Ora in quest’Italia dei nostri tempi non solo è sempre più difficile vivere ma è anche e soprattutto difficile morire. Come tutti sanno, da noi stenta e entrare nel costume civile la liceità dei mezzi per diminuire la sofferenza dei malati terminali; ed è emerso in casi clamorosi quanto sia arduo disporre  della propria vita con l’aiuto dei medici anche quando la malattia non ha nessuno sbocco salvo la morte. Le autorità della Chiesa influenzano in tanti modi i comportamenti dei medici e il funzionamento delle istituzioni por imporre a tutti un’idea della vita e del dolore che appartiene ai soli cattolici, ma che intanto invade il terreno della sanità pubblica e influenza il comportamento degli operatori sanitari e delle autorità civili.

7ago/19Off

La storia insegna. Il diritto di morire nel nostro Medioevo

Articolo non recente di Adriano Prosperi sul caso di Eluana Englaro (Repubblica 21.7.2008)

“”Una antica rissa cristiana sembra essersi riaccesa in Italia intorno al più cupo dei diritti, quello di morire: suore uscite per un attimo dall’ombra di una vita di carità, prelati e dotti teologi offrono gli argomenti della religione a un movimento assai composito di gente comune e di affannati politicanti. Ed è un dolce nome di donna quello a cui tocca ancora una volta il compito di portare il simbolo dell’offesa e della violenza patita. Ma la schiuma della cronaca talvolta nasconde piuttosto che rivelare le correnti profonde. Per questo non faremo quel nome. Per una volta almeno non sarà pronunziato il nome di donna a cui tocca oggi – in attesa di altri candidati che non mancheranno – il compito di rappresentare nella piazza mediatica il dramma della nostra impotenza davanti alle crudeltà della natura e di offrire il suo volto indifeso alle bandiere di un “partito” contro un altro – un sedicente partito della vita in lotta contro un improbabile partito della morte. Tacerlo è la sola cosa che resta da fare, non solo per pudore e per pietà, ma anche perché tutto il necessario è stato detto e tutte le risorse e i saperi delle istituzioni sono stati messi a frutto.

15lug/19Off

IL PARLAMENTO DECIDA SUBITO SUL SUICIDIO ASSISTITO NEL RISPETTO DEL DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE E DEL DOVERE DI ALLEVIARE LE SOFFERENZE

Comunicato rivolto al Parlamento da varie associazioni tra cui la nostra partner LIBERA USCITA

“”In questi giorni il dibattito sul fine-vita sta ricevendo rinnovata attenzione, perché il Parlamento ha ancora l’opportunità di intervenire per approvare in un suo ramo una buona legge che permetta il suicidio assistito a condizioni ben precise, e tutelare così la dignità cui tutti noi abbiamo diritto nel congedo dalla vita. Noi auspichiamo che lo faccia al più presto e con decisione, perché la tutela della dignità e la diminuzione delle sofferenze è valore costituzionalmente garantito e fortemente richiesto dai cittadini. Sarebbe ritardo colpevole non dare una risposta concreta alle pressanti richieste che si moltiplicano ogni giorno.

11lug/19Off

Tremila persone come Vincent Lambert in Italia

Intervista a Marialaura Cattinari di Jacopo Storni (Corriere 8.7.19) “Nel nostro Paese tanti sono i ricoverati in stato vegetativo. L’appello delle associazioni: «Andate all’anagrafe per dichiarare le vostre disposizioni anticipate di trattamento»

“”Tremila persone in stato vegetativo. Sono i pazienti che, in Italia, si trovano ad affrontare la stessa situazione di Vincent Lambert, l’uomo tetraplegico in stato vegetativo da oltre dieci anni diventato simbolo del dibattito sul fine vita in Francia. In Italia sono tantissime le persone in queste condizioni, spesso da anni. Vivono (o sopravvivono) negli ospedali, nelle Rsa, talvolta nelle loro case, assistiti dai familiari che soffrono questa condizione di incoscienza e inconsapevolezza dei propri cari (ma che sperano che un giorno possano risvegliarsi). La condizione è un’incoscienza dovuta a una grave menomazione degli emisferi celebrali. Il paziente può avere riflessi come movimenti degli occhi, ma senza alcuna consapevolezza di ciò che sta attorno a lui. «In Italia – ha spiegato Marialaura Cattinari, presidente dell’associazione Libera Uscita, associazione che ha come scopo la promozione del diritto al fine vita – sono così tanti i casi di pazienti in stato vegetativo perché la nostra medicina e i nostri medici finora non hanno mai preso in considerazione di procedere al distacco delle cure».

6lug/19Off

Eutanasia: avviso di garanzia a Torino per ‘Exit Italia’ dopo morte in Svizzera di una donna siciliana

Articolo di Federica Cravero e Carlotta Rocci (Repubblica online 6.7.19) “L’indagato è Coveri, responsabile dell’associazione che promuove al diritto all’eutanasia”

“”Un avviso di garanzia è stato notificato a Torino ad Emilio Coveri, responsabile di Exit Italia, associazione che promuove il diritto all’eutanasia. Il provvedimento è stato spiccato dalla procura di Catania e riguarda il caso di una donna di Paternò (Ct), di professione insegnante, deceduta lo scorso aprile in una clinica svizzera che pratica il suicidio assistito. La donna, secondo quanto è stato ricostruito, aveva 46 anni e pativa una depressione e una nevralgia cronica, la sindrome di Eagle. E’ deceduta il 27 marzo in una struttura nei pressi di Zurigo riconducibile alla clinica Dignitas, che risulta in contatto con l’associazione Exit Italia. Il reato ipotizzato dagli inquirenti è “l’omicidio del consenziente” in base all’articolo 580 del codice penale.
Alessandra Giordano, 47 anni, lo scorso 27 marzo è morta in una clinica nel paesino di Forch dopo essersi sottoposta alla pratica del suicidio assistito. Una decisione presa all’oscuro dei suoi familiari, che erano contrari e che avevano denunciato la scomparsa della donna alla trasmissione “Chi l’ha visto?”. Grazie alla segnalazione di un amico che l’aveva incontrata all’aeroporto in partenza per Zurigo, era stato chiaro il suo piano. Ma quando la famiglia aveva provato a contattare la clinica svizzera per convincerla a tornare a casa lei era già morta.