Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

12mag/170

Donne piu’ altruiste anche sul fine vita: 7 testamenti biologici su 10 sono firmati da loro

Articolo di Caterina Pasolini (Repubblica online 12.5.17) “Già 15mila Dat scaricati dal sito dell’Associazione Coscioni che sabato e domenica organizza notai nelle piazze italiane per ricevere le volontà dei cittadini in attesa che passi la legge al Senato. “Anche in questo caso non vogliono lasciare agli altri il peso di una decisione difficile” spiega la psicoanalista

“”Le donne programmano, organizzano. Vanno al lavoro, curano i figli e i genitori. Pensano al domani, al loro e soprattutto di chi gli sta accanto. Con progetti densi di futuro ma anche con decisioni difficili perché non siano altri a doversene fare carico, con dolore. Questo, tra l’altro, raccontano gli ultimi dati su quanti italiani hanno già fatto il testamento biologico, in attesa della legge ora al Senato: 15mila lo hanno scaricato dal sito dell’associazione Coscioni che oggi in molte città italiane organizza tavoli con notai per accettarne di nuovi, migliaia di altri negli anni lo hanno lasciato nei registri di diverse città italiane.
Di tutti questi testamenti quasi 7 su dieci li hanno fatti le donne. Sono loro, in grande maggioranza tra i 45 e i 55 anni tra Lombardia e Lazio, a lasciare detto cosa dovranno fare i medici o i parenti se e quando non avranno parole e modo di comunicare le volontà.

20apr/170

Biotestamento, obiezione di coscienza sulla via della legge 194

Articolo di Eleonora Martini (manifesto 20.4.17) “Disposizioni anticipate di trattamento. Due emendamenti tolgono al paziente l’ultima parola sulle Dat. Si rompe l’asse Pd-M5S. Oggi il voto finale alla Camera, poi la parola passa al Senato”

“”Un passo avanti e uno indietro. Con due emendamenti alla legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento – che oggi dovrebbe arrivare al voto finale della Camera per poi proseguire l’iter al Senato – ieri la plenaria dei deputati ha corretto il testo introducendo due significativi principi: da un lato è stato stabilito il divieto di accanimento terapeutico e di conseguenza si è riconosciuto il diritto del paziente di abbandonare totalmente ogni terapia, ma dall’altro ai sanitari spetterà l’ultima parola sulla somministrazione della sedazione continua profonda per chi la richiede, ed è stata istituzionalizzata l’obiezione di coscienza da parte del medico, sul modello della legge 194. Una modifica, quest’ultima, sulla quale si è infranta la fragile alleanza tra Pd e M5S: i dem hanno votato «sì» insieme a Ap, Lega, Udc, Ds-Cd e FI, mentre i 5 Stelle si sono opposti insieme a SI e Mdp. Un’asse che ha permesso finora di superare gli scogli sui quali il «Testamento biologico» si era impantanato nelle scorse legislature, primo tra tutti la possibilità di rifiutare idratazione e nutrizione artificiali che per i pro-life di tutti i colori politici era la madre dei divieti, quello attorno al quale nel 2009 era stato imbastito il ddl Calabrò che avrebbe dovuto impedire al padre di Eluana Englaro di liberare sua figlia dallo stato vegetativo in cui versava da 17 anni. Con l’emendamento approvato, presentato dalla commissione Affari sociali, il comma 7 dell’articolo 1 («Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico assistenziali») è stato completato con la frase: «A fronte di tali richieste il medico non ha obblighi professionali».

19apr/170

Biotestamento, ok della Camera: “Il paziente puo’ abbandonare le terapie”. No a esonero delle cliniche cattoliche

Da Fatto Q. online 19.4.17 “Cancellato a larghissima maggioranza il passaggio che prescriveva il “non abbandono” terapeutico. Votazione finale forse domani, c’è da votare ancora un centinaio di emendamenti. Bocciato quello che prevedeva la possibilità per le cliniche private cattoliche di chiedere l’esonero dall’applicazione delle norme”

“”Il paziente avrà il diritto di abbandonare le terapie. Lo stabilisce l’emendamento della commissione al ddl Biotestamento che sopprime il sesto comma del primo articolo del testo. Il comma eliminato prescriveva che “il rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l’erogazione delle cure palliative”. L’emendamento della commissione, firmato dal presidente Mario Marazziti, è passato a larghissima maggioranza: i voti a favore sono stati 360, 21 i contrari e due astenuti. L’Aula della Camera ha ripreso l’esame del disegno di legge per il quale mancano da votare circa cento emendamenti. Anche oggi, in fase di emissione dei pareri, il Governo si è “rimesso all’Aula”, dichiarandosi così neutrale rispetto all’esame del provvedimento da parte dell’Assemblea. Il testo potrebbe essere licenziato a Montecitorio domani per poi passare al Senato.

12apr/170

Suicidio assistito, Cappato: “Mina Welby in Svizzera con Davide, malato di Sla”

Da Fatto Quotidiano online 12.4.17 “Dopo Fabiano Antoniani, l’associazione Luca Coscioni accompagna un’altra persona a morire fuori dai confini nazionali. Si tratta di una persona affetta da sclerosi multipla dal 1993. “La sua vita è solo sofferenza, da mesi non riesce neanche a mangiare e dormire. Per lui l’eutanasia è una liberazione, un sogno, una vacanza” “

“”A febbraio era stato Marco Cappato a fare quel tragitto insieme a Fabiano Antoniani, alias Dj Fabo. Oggi, invece, è Mina Welby ad accompagnare in una clinica svizzera Davide, 53 anni, malato di sclerosi multipla dal 1993. Stessa destinazione, stesso obiettivo: il suicidio assistito. A diffondere la notizia è l’esponente dei radicali, che sulla sua pagina Facebook posta l’immagine della co-presidente dell’associazione Luca Coscioni (di cui lui è tesoriere).
Chi è Davide – L’associazione spiega che ha deciso di morire perché non vuole più vivere “con il dolore addosso” e perché ritiene che la sua non sia più una vita da vivere ma una condanna da scontare. Nel 1993 aveva 27 anni e faceva il barista, quando ha iniziato a non sentire più un lato del corpo. Erano i primi sintomi della sclerosi multipla. “Amava il calcio e la musica, aveva tante idee e la forza di realizzarle. Col passare degli anni la malattia è diventata sempre più insopportabile e crudele. Da mesi non riesce più a far nulla, compreso mangiare e dormire“, si legge in una nota dell’associazione. “Passa le giornate a letto o in sedia a rotelle, con uno stimolo costante di andare in bagno. Assume farmaci molto forti contro il dolore, più di quindici al giorno, compreso il metadone che ha importanti effetti collaterali – anche se ormai non sono più efficaci. Solo la cannabis terapeutica, fornita dalla regione Toscana, gli dà sollievo”.

7apr/170

Libera Uscita: «Morire bene significa amare la vita e concluderla in pace»

Intervista a Maria Laura Cattinari di Marìca Spagnesi (Sito Libera Uscita 6.3.17)

“”Evitare di parlare della morte equivale, in un certo senso, a rimuoverla. Viviamo come se fossimo eterni, come se non ci riguardasse profondamente tutti e in ogni momento della nostra vita. Nella nostra cultura la morte è un tabù potentissimo e non la percepiamo come qualcosa di possibile fino a quando non ci tocca da vicino. A quel punto, poi, la combattiamo con ogni mezzo, sempre e comunque, la detestiamo fortemente e la consideriamo ingiusta e cattiva. La morte non può essere buona. Mai. Sembra un ossimoro, un’assurda contraddizione. In queste settimane l’attenzione dei media si è concentrata su alcuni casi delicatissimi che hanno riportato alla discussione sull’eutanasia. La “buona morte” appunto. Di eutanasia, quindi, si parla. Anche perché non è difficile e la questione è sempre se si è a favore oppure no. Io sono per, io sono contro. Punto. E’ più raro, però, riuscire a intavolare un confronto serio su questo tema. Le resistenze culturali sono moltissime e le informazioni sono spesso incomplete, parziali, ideologiche o trasudano paura, scarsa conoscenza e superficialità. In realtà se ne sa ancora molto poco. “Fine vita” non significa affatto solo eutanasia e una legge che viene continuamente rimandata sarebbe necessaria per fare finalmente chiarezza e per dare una risposta concreta a un problema che non può più essere posticipato o ignorato. Ne parliamo con Maria Laura Cattinari, presidente dell’associazione nazionale Libera Uscita, che da anni si batte per il riconoscimento e la regolamentazione del testamento biologico in Italia.

Che cosa si intende con le parole “scelta” e “autodeterminazione del singolo”?

5apr/170

Biotestamento, in Aula la maggioranza Pd-M5S-Sinistra regge ai primi voti. L’esame ddl riprenderà il 19 aprile

Da Repubblica online 5.4.17 “L’Assemblea non ha ancora votato il primo articolo del provvedimento perché alcuni emendamenti ad esso riferiti risultano ancora accantonati. Boldrini: “Ho già raddoppiato i tempi della discussione”

“”La proposta di legge sul testamento biologico, all’esame dell’Aula della Camera, supera il banco di prova delle prime votazioni, grazie a una “strana” maggioranza composta da Partito democratico, Movimento cinque stelle, Mdp e Sinistra italiana. Ma l’esame del provvedimento slitta alla settimana prossima. La presidente Laura Boldrini ha ricordato che, come da accordi intercorsi tra i capigruppo, riprenderà da mercoledì 19, con priorità sugli altri argomenti in calendario. “Mi complimento con l’Aula per la qualità del dibattito che è costruttivo, ma ho già fatto il massimo raddoppiando i tempi. Anche io mi devo attenere a delle regole, comunque cercherò di interpretarle nel modo più estensivo possibile”, ha detto Boldrini replicando a chi le chiedeva ulteriori tempi per il dibattito sul provvedimento. Parte dei centristi e la Lega hanno chiesto di avere più tempo per discutere la legge. Il contingentamento iniziale deciso dalla conferenza dei capigruppo per l’esame era stato fissato in diciotto ore, ma la presidenza ha via via concesso tempi aggiuntivi. Finora sono stati esaminati quasi tutti gli emendamenti all’articolo 1, relativo al ‘consenso informato’, ma non si è potuti procedere con il voto finale perché restano degli emendamenti accantonati sui quali è necessario sciogliere ancora alcuni nodi.

25mar/170

Fine vita, l’impegno delle comunita’ cristiane minori per il diritto a morire con dignita’

Articolo di Valentina Erasmo (MicroMega online 23.3.17)

1. Introduzione
Alcune comunità cristiane minori, ucome quella valdese e quella protestante francese, sono impegnate da anni nella promozione della cultura laica. In particolare, sono le questioni bioetiche di fine vita ad aver destato grande interesse tra queste comunità che hanno assunto posizioni spesso contrastanti con quelle della Chiesa cattolica in difesa della cultura laica.
Il gruppo di lavoro per le questioni poste dalla scienza della Tavola Valdese si è pronunciato già nel 1998 sulle questioni di fine vita per sostenere il diritto del paziente a poter morire con dignità. Come i cattolici, i valdesi ritengono che la vita umana sia sacra, in quanto conferita da Dio ma, al contempo, il paziente ha il diritto di poter morire liberamente qualora ritenga che le sue sofferenze abbiano compromesso la sua dignità.
A differenza delle piante e degli animali, l’esistenza umana non ha una dimensione esclusivamente biologica: questa si caratterizza anche come biografica, data da quella trama di relazioni sociali che un individuo può stabilire e dai progetti che può pianificare. E’ l’esistenza biografica, non quella biologica, a conferire dignità ad una vita ed è quella che rischia di venir meno in malati terminali o pazienti affetti da morbo di Alzheimer o che potrebbe non appartenere più a pazienti in stato comatoso. Come tra i valdesi, la dignità è centrale nella difesa del diritto a poter morire liberamente nella riflessione dell’ÉPUdF (Église Protestante Unite de France) nella sua duplice accezione universale e particolare. Si vedranno meglio questi aspetti connessi alla dignità dell’esistenza umana di seguito.
L’obiettivo di questo articolo è quello di mostrare le principali argomentazioni con le quali alcune comunità cristiane minori difendono il diritto del paziente a poter morire dignitosamente, in nome di quel valore superiore alle argomentazioni pastorali che si può definire come ‘umana laicità’.

13mar/170

Fine Vita

Due articoli su micromega online 11.3.17 LEGGI DI SEGUITO

Intervista a Marco Cappato di Giacomo Russo Spena. Fine vita, Cappato: “I cittadini vogliono la legge. La politica non perda altro tempo”. L’attivista radicale rischia fino a 12 anni di carcere per la morte di dj Fabo e a breve accompagnerà altre due persone in Svizzera: “Reitero un comportamento giusto, aiuto cittadini abbandonati dallo Stato italiano”. Sul testamento biologico dice: “Negli ultimi 10 anni le cose sono cambiate, malgrado l’inerzia del Parlamento, grazie alle sentenze dei tribunali”. E sulla Chiesa disposta a cerimoniare Dj Fabo, a differenza di Welby: “È un segnale positivo, ma la sua posizione sul fine vita non è cambiata”.

““Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille”, era stato l’ultimo messaggio arrivato via twitter di Fabiano Antoniani, prima di mordere un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale, in una clinica elvetica.
Marco Cappato, il suo nome è ormai legato, in maniera indissolubile, al diritto al suicidio assistito. In queste ore si sta prodigando per organizzare l’ultimo saluto a Dj Fabo, che si terrà venerdì 10 marzo in una chiesa milanese. Sorte che non toccò dieci anni fa a Piergiorgio Welby. “Un segnale positivo, le cose stanno cambiando anche all’interno delle gerarchie ecclesiastiche” chiosa al telefono. L’attivista radicale, ed ex parlamentare europeo, è indagato dalla procura per aiuto al suicidio e rischia fino a 12 anni di carcere: “Sono pronto a difendere le mie ragioni”. E ha già annunciato che a breve accompagnerà altre due persone in Svizzera che hanno ottenuto la cosiddetta luce verde: “Reitero semplicemente un comportamento che reputo giusto”, afferma con convinzione il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni.
Cappato, non ha paura di finire in galera con questi continui gesti di disobbedienza?
Innanzitutto non sta a me decidere se ho commesso un reato, vedremo cosa stabilirà la procura di Milano. Al momento non ho ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria né ho notizie sull’interrogatorio davanti ai giudici. Credo di stare dalla parte del giusto, e non temo le conseguenze: aiuto semplicemente persone, in condizioni critiche, abbandonate dallo Stato italiano.
Nella libera deposizione dai carabinieri, dove si è autodenunciato, ha specificato che non c’è stata nessuna istigazione al suicidio di Fabiano Antoniani. Anzi avrebbe cercato di dissuaderlo. Conferma?
Ho aiutato Dj Fabo a morire in una clinica in Svizzera, come lui aveva richiesto e desiderava. Da parte mia, anzi – se vogliamo specificare – c’è stata dissuasione nel senso che avendo reso la sua battaglia pubblica, gli ho consigliato di continuare a battersi per l’introduzione dell’eutanasia. Qui siamo all’esilio della morte di persone malate e con sofferenze atroci. Perché negargli questo diritto in Italia costringendole a partire?
Tra l’altro viaggi che costano molti soldi…
Non tutti possono permetterselo! Per andare in Svizzera a praticare il suicidio assistito parliamo di 10mila euro: siamo al diritto sul censo. Questo perché in Italia ci rifiutiamo di legiferare in materia.

13mar/170

Legge sul fine vita, se ci fosse come sarebbe?

Articolo di Susanna Turco (espresso online 9.3.17) “Dopo che il viaggio per morire di Dj Fabo in Svizzera ha riacceso il dibattito sul fine vita, abbiamo provato a capire, anche con l’aiuto della relatrice del Pd Donata Lenzi, come cambierebbero in concreto le cose, se fosse legge la proposta ora in discussione alla Camera.”

“”Se la proposta di legge sul fine vita che andrà in Aula alla Camera il 13 marzo fosse stata già legge, Dj Fabo sarebbe potuto morire in Italia come ha fatto in Svizzera?
No, quel che avrebbe potuto fare qui sarebbe stato sospendere le cure, compresa alimentazione e idratazione. In Svizzera, Fabiano Antoniani si è sottoposto invece a un procedimento di suicidio assistito, assumendo di sua volontà un cockail letale di farmaci. La legge sul fine vita non riguarda questo genere di procedure, e nemmeno l’eutanasia, contenuta in altre proposte di legge che in pratica il Parlamento non ha neanche preso in esame.
Cosa disciplina, allora la legge sul fine vita?
Rende esplicito e vincolante il principio: mi curi se sono d’accordo. È, di fatto, la legge applicativa della libertà di cura contenuta nell’articolo 32 della Costituzione. Stabilisce che se non c’è il consenso del paziente a una certa terapia, il medico non può procedere, è tenuto a rispettare quel no. All’interno di questa logica, che cambia il rapporto medico-paziente, le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) sono lo strumento che viene previsto per dare spazio alla volontà del paziente in previsione di un futuro nel quale non sia più capace di comunicarle.

6mar/170

«Morire bene significa amare la vita e concluderla in pace»

Intervista a Maria Laura Cattinari di di Marìca Spagnesi (6.3.17) “Evitare di parlare della morte equivale, in un certo senso, a rimuoverla. Viviamo come se fossimo eterni, come se non ci riguardasse profondamente tutti e in ogni momento della nostra vita. Nella nostra cultura la morte è un tabù potentissimo e non la percepiamo come qualcosa di possibile fino a quando non ci tocca da vicino. A quel punto, poi, la combattiamo con ogni mezzo, sempre e comunque, la detestiamo fortemente e la consideriamo ingiusta e cattiva. La morte non può essere buona. Mai. Sembra un ossimoro, un’assurda contraddizione.”

“”In queste settimane l’attenzione dei media si è concentrata su alcuni casi delicatissimi che hanno riportato alla discussione sull’eutanasia. La “buona morte” appunto. Di eutanasia, quindi, si parla. Anche perché non è difficile e la questione è sempre se si è a favore oppure no. Io sono per, io sono contro. Punto. E’ più raro, però, riuscire a intavolare un confronto serio su questo tema. Le resistenze culturali sono moltissime e le informazioni sono spesso incomplete, parziali, ideologiche o trasudano paura, scarsa conoscenza e superficialità. In realtà se ne sa ancora molto poco. “Fine vita” non significa affatto solo eutanasia e una legge che viene continuamente rimandata sarebbe necessaria per fare finalmente chiarezza e per dare una risposta concreta a un problema che non può più essere posticipato o ignorato. Ne parliamo con Maria Laura Cattinari, presidente dell’associazione nazionale Libera Uscita, che da anni si batte per il riconoscimento e la regolamentazione del testamento biologico in Italia.

Che cosa si intende con le parole “scelta” e “autodeterminazione del singolo”?
“Scelta” e “autodeterminazione della singola persona (faccio la guerra al maschile plurale che oblitera il femminile)”, in ambito terapeutico, rappresentano la legittimazione di ogni atto medico.