Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

24gen/190

Consiglio d’Europa: in Italia disparita’ per accesso all’aborto

Da Repubblica online 24.1.19

“Nonostante la situazione sembri migliorata, permangono considerevoli disparità d’accesso all’interruzione di gravidanza a livello locale” e “l’Italia non ha dato informazioni sulle misure prese per prevenire atti di molestia morale contro i medici non obiettori di coscienza”. Lo scrive il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa pronunciandosi su quanto fatto dall’Italia per rimediare alle violazioni della Carta sociale europea, riscontrate nel 2016, dopo il ricorso collettivo della Cgil sull’applicazione della legge 194.

23nov/180

Lo scontro sulla 194

Articolo di Paolo Berizzi (Repubblica 23.11.17) “Neofascisti e ultrà cattolici in piazza contro le donne il patto che agita Verona. Domani il convegno di Forza Nuova con gli estremisti europei poi il corteo. Appello di Anpi, “ Non una di meno” e sinistra: “ Non rimaniamo indifferenti” “Non molestarmi” è uno speciale del Visual Lab: testimonianze, storie e una guida pensata per le giovani donne contro le molestie. Online da oggi su Repubblica.it.

“”Verona. Verona contesa sulla 194. Quarant’anni dopo. Da una parte l’associazione femminista “ Non una di meno”, la sinistra e la galassia delle sigle antirazziste. Dall’altra uno schieramento che va dal sindaco Federico Sboarina alla Lega, dai fascisti di Forza Nuova alle associazioni cattoliche e ai farmacisti. Questi ultimi, notizia di ieri, si sono appena schierati: Federfarma è entrata a gamba tesa contro l’iniziativa di “Nudm” che ha distribuito davanti alle scuole e alla stazione alcune bustine contenenti pasticche di zucchero e un foglietto informativo sui contraccettivi e sul casus belli, la legge 194 «che in Italia — è scritto sulla pagina Fb dell’associazione — consente alle donne di non morire di aborto».

23nov/180

L’obiezione di coscienza e’ una piaga che non si estirpa.

Articolo di Elisabetta Canitano (manifesto 23.11.18) “ Domani in piazza si chiederà una sanità laica che abbia al centro la salute delle donne”

“”La giornata di domani contro la violenza sulle donne deve essere motivo per una riflessione sull’obiezione di coscienza. L’obiezione di coscienza nasce nel 1978 nella legge per quei ginecologi che si siano specializzati non prevedendo che l ’aborto sarebbe stato fra i loro compiti. Allora il Vaticano invitò il personale che lavorava nei presidi ospedalieri a obiettare in blocco, elettricisti e cuochi compresi. Questo tentativo di rendere inapplicabile la legge ha camminato nel nostro paese non solo e non tanto sul tentativo di impedire la libera scelta delle donne nel primo trimestre. Si trova sempre una ginecologa che applica la legge.

22nov/180

“Aborto spontaneo, non ti curo” licenziato il medico obiettore

Articolo di Giuseppe Del Bello (Repubblica 22.11.18) “Napoli, rifiutato l’intervento d’urgenza in ospedale. La donna aveva rischiato di morire”

“”Napoli Medico obiettore licenziato dalla Asl. In tronco, per omissione di assistenza. A rischiare la vita è stata una donna incinta, alla 18esima settimana di gravidanza. Il camice bianco è uno specialista ginecologo, così contrario all’interruzione volontaria di gravidanza da spingersi fino al rifiuto di prestare soccorso a una paziente in gravi condizioni. È accaduto a Giugliano in Campania, nel popoloso hinterland partenopeo. Sono le 2,45 della notte tra il 30 giugno e il primo luglio scorsi, quando Maria (nome di fantasia) approda al pronto soccorso dell’ospedale San Giuliano. Di turno di guardia per il reparto di Ostetricia e Ginecologia c’è il dottor G. D. C. La donna sta male, lo capiscono subito l’infermiera e l’ostetrica che la accolgono. Chiamano il medico, lo avvertono della paziente appena arrivata, lui fa spallucce. Ricorda a entrambe di essere obiettore e quindi di non poter intervenire. A nulla valgono le insistenze di chi gli rappresenta urgenza e gravità della situazione. Si gioca tutto sul filo dei minuti.

11nov/180

No al ddl Pillon. Da Bolzano a Lecce la protesta femminista nelle piazze

Articolo di Shendi Veli (manifesto 11.11.18) “Diritti. La piazza romana preceduta dal flash mob di Non Una di Meno in Campidoglio. «Ci volete ancelle ci avrete ribelli» come nella celebre serie tv in cui le donne ridotte a macchine da riproduzione si alleano nella rivolta””

“”È un messaggio chiaro quello emerso ieri da oltre 60 piazze italiane. Da Bolzano a Lecce, passando per Roma, Milano, Napoli, ma anche in tanti piccoli centri, come Imperia, Viareggio, Brindisi, Orvieto. Il ddl Pillon incontra l”opposizione non solo degli spazi femministi, ma di un ampio fronte di soggetti politici e sociali. La giornata, convocata dalla rete dei centri anti-violenza D.i.Re, era stata preceduta da una petizione online che ha già superato le 100.000 firme. L’obiettivo condiviso è il ritiro immediato del disegno di legge 735 che si trova attualmente in commissione Giustizia del Senato. La proposta, tra le altre cose, introduce l’affido condiviso ed elimina l’assegno di mantenimento per come è stato fin ora contemplato.
LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE è iniziata da Roma. Sono le dieci di mattina quando nei pressi del Colosseo una lunga fila di donne, vestite di rosso, cammina silenziosa suscitando la curiosità dei passanti. «Portiamo la tunica rossa e la cuffia bianca simbolo del potere politico, clericale ed economico che tenta di allungare le mani sulle nostre vite, i nostri corpi e le nostre scelte.

15ott/180

Una vergogna chiamata Pillon

Articolo di Stefania Pellegrini, Professoressa Associata in Sociologia del diritto, Università di Bologna (espresso 10.10.18) “Il disegno di legge sull’affido dei figli si accanisce sui più deboli: i bambini e le donne. Riservando privilegi ai benestanti”

Una vergogna chiamata Pillon Risulta piuttosto bizzarro trovare citata nella relazione illustrativa del disegno di legge Pillon una frase di Arturo Carlo Jemolo in cui la famiglia viene definitiva come «un’isola che il diritto può solo lambire», quando tutto il disegno di legge è improntato su di una regolamentazione rigida e standardizzata di uno dei momenti più delicati della vita familiare come quella della fine del rapporto coniugale. I 24 articoli del testo sono un crescendo di imposizioni indirizzate a limitare la libertà decisionale degli ex coniugi rispetto a quanto riguarda la gestione dei propri figli, relegati a una posizione passiva e declassati nella tutela dei loro diritti che il legislatore del 1975 aveva posto al centro della normativa della famiglia definita per appunto puerocentrica. Benché il testo sia stato presentato come un intervento finalizzato a esaltare il concetto della co-genitorialità in una prospettiva paritaria nei tempi e nelle modalità di accudimento dei figli, all’atto pratico si rivela uno strumento eversivo dei principi che hanno guidato il legislatore e in netta contraddizione rispetto a quanto affermato dagli studi più accreditati sul trattamento del conflitto familiare. La gestione della separazione coniugale viene delegata a soggetti terzi senza alcuna valutazione rispetto alla peculiarità che ogni vicenda mostra. Non si riconosce dignità a una delle esperienze più dolorose e traumatiche, in cui ciascuno scopre nell’altro un altro uomo e un’altra donna. Tutto questo provoca un dolore radicale. La separazione è accompagnata da una molteplicità di emozioni che vengono raramente compresi dall’ambiente familiare, dove rischiano di sfociare in rabbia, cattiveria e altri atteggiamenti distruttivi a discapito in primo luogo dei figli.

12ott/180

Il boicottaggio dei medici all’aborto con la pillola

Articolo di Michele Bocci (Repubblica 12.10.18) “Ru486 mai usata in decine di ospedali. “I ginecologi scelgono la chirurgia perché più semplice””

“”Dallo zero al 40, 60, 80 per cento nell’arco di poche decine di chilometri. Da una ginecologia in cui la pillola abortiva non viene nemmeno presa in considerazione a un’altra dove l’interruzione di gravidanza farmacologica supera di gran lunga quella chirurgica. La schizofrenia sanitaria del nostro Paese raggiunge livelli altissimi quando si tratta della Ru486, il farmaco più osteggiato d’Italia nel primo decennio del 2000. Oggi è entrato nella pratica clinica quotidiana di una parte degli ospedali, mentre in un’altra resta del tutto inutilizzato, soprattutto per volontà dei ginecologi.
A leggere i dati emerge chiaramente che non possono essere motivi clinici a spingere così tanti reparti a non prescrivere, o prescrivere, pochissimo la Ru486. La sua sicurezza ed efficacia, infatti, sono attestate proprio da quello che succede nelle molte unità operative che somministrano il medicinale senza problemi a centinaia di donne da quasi dieci anni.

12ott/180

Figli per la patria, gli antiabortisti e il governo amico

Articolo di Lea Melandri (manifesto 12.10.18) “Aborto. Madre-patria, o meglio, Matria: quanto può giocare ancora questa esaltazione immaginativa nel coprire, agli occhi stessi delle donne, la violenza del patriarcato?”


Il 12 maggio 2013 ci fu la la terza “marcia per la vita”, benedetta dal papa come «un’occasione di difesa della vita e di lotta contro l’ingiustizia della Legge 194». Ritornava l’ossessione della cultura maschile più conservatrice, fatta propria purtroppo anche dalle donne. Non si osava toccare la legge, ma si raccoglievano firme per provvedimenti a livello europeo. Non si diceva che le donne sono delle assassine, ma lo si lasciava intendere.Ci voleva la svolta operata dal nuovo governo perché tornassero in campo, arroganti, vigorose e soprattutto più esplicite che in passato, le voci degli antiabortisti, dei difensori della famiglia “naturale” e della funzione materna della donna. A legittimarle, come se non bastassero i ruoli istituzionali di alcuni protagonisti di questa ondata di fustigatori della libertà femminile e delle nuove forme che ha preso la vita intima, è intervenuto ancora una volta il Papa nel discorso ai fedeli il 10 ottobre in piazza San Pietro: «Interrompere una gravidanza è come fare fuori uno (…) è come affittare un sicario per risolvere un problema». Le dichiarazioni del ministro della Famiglia, Fontana, come quelle del senatore della Lega, Pillon, promotore del Ddl sull’”affido condiviso”, attualmente in esame al senato, sono note, così come la mozione approvata dal consiglio di amministrazione di Verona «per la prevenzione dell’aborto», con cui si decide di finanziare «le associazioni cattoliche che hanno l’obiettivo di promuovere iniziative contro l’aborto». Se la sequenza, pressoché quotidiana, dei femminicidi ha potuto ancora una volta passare in cronaca ed eclissare il rilievo culturale e politico che ha la violenza maschile contro le donne, rispetto ad altri fenomeni visti come “emergenze” – il respingimento dei migranti, l’odio per lo straniero, le aggressioni di matrice fascista – la rapidità con cui si sta allargando in Italia, come in altri Stati, la campagna contro l’aborto non può far passare in secondo piano i legami che ci sono sempre stati tra il sessismo, il razzismo, le ideologie di patria e nazione.

8ott/180

Tentazioni illiberali sull’aborto

Articolo di Vladimiro Zagrebelsky (Stampa 8.10.18)

“”La mozione approvata dal Consiglio comunale di Verona su una proposta leghista e con il voto favorevole della capogruppo Pd in tema di aborto ha dato spazio all’abituale, insopportabile schieramento di opposte tifoserie, pronte ad alterare i fatti pur di sostenere i propri slogan radicali e semplicistici. Sempre più raramente ormai, anche su temi complessi e delicati come è certo quello dell’interruzione di gravidanza, si sente argomentare riconoscendo che esistono ragioni contrapposte, che occorre trovare un accomodamento ragionevole, che i concreti fatti della vita sono vari e richiedono risposte adatte e diverse. Da una parte si è sentito dire che la legge n.194 del 1978 avrebbe finalmente riconosciuto la libertà della donna di abortire e dall’altra si è detto che ogni aborto è un crimine, un omicidio. Ma né il documento veronese, né, soprattutto, la legge e la Costituzione danno sostegno all’una o all’altra affermazione. La legge non riconosce un diritto all’aborto nel senso che si tratti di una libertà della donna. La legge nega che l’aborto possa essere mezzo per il controllo delle nascite e impegna lo Stato, le Regioni e gli enti locali a sviluppare i servizi socio-sanitari e ad assumere iniziative per evitare che l’aborto sia usato al fine di limitare le nascite. Con questa premessa, la legge poi prevede condizioni e procedure per consentire entro i primi novanta giorni l’interruzione di una gravidanza che comporti un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna, in relazione al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o alla previsione di anomalie o malformazioni del concepito. L’accesso all’intervento abortivo è dalla legge garantito in quelle circostanze, cosicché parlare di libertà di aborto è una forzatura che la legge non consente.

6ott/180

Se Verona diventa citta’ anti aborto

Tre articoli sull’aborto (Repubblica 6.5.1) LEGGI DI SEGUITO

“Se Verona diventa città anti aborto” di Michela Marzano (Repubblica 6.5.18)

“”Verona è una “città a favore della vita”, recita la mozione della Lega votata ieri notte in consiglio comunale anche dalla capogruppo del Pd, e sostiene le attività delle associazioni Pro-Life. Un attacco frontale alla legge 194 del 1978 che legalizzò l’aborto. Come se tutti coloro che per anni si sono battuti affinché anche in Italia fosse riconosciuta alla donna la possibilità di interrompere una gravidanza nelle strutture pubbliche e gratuitamente fossero dei ferventi sostenitori di una “cultura della morte”. E fosse meglio tornare alla clandestinità, quando erano numerose le donne che morivano sotto i ferri delle “mammane”. Viene da chiedersi se dietro questa decisione ci sia ignoranza o malafede, oppure entrambe le cose. Visto che ormai sappiamo da tempo che in molte regioni italiane, dato l’alto numero di medici obiettori, è complicato, talvolta impossibile, accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, e che dietro le iniziative portate avanti dai movimenti Pro-Life si nasconde spesso, dietro la difesa del “valore della vita”, un’intolleranza profonda nei confronti della fragilità della condizione umana. Tutti vorremmo un mondo in cui, quando si desidera un figlio, ci si ritrova poi immediatamente incinta o, quando non si è pronti ad accoglierlo, la gravidanza non arriva. La realtà, però, è molto più complessa e drammatica: c’è chi aspetta per anni quel bambino che non arriverà mai e chi, invece, vive la gravidanza come una condanna, e quindi non può, non vuole o non ce la fa a diventare madre – ma chi siamo noi per giudicare un’altra persona? Che ne sappiamo di quello che ha potuto vivere, o vive, una donna che decide di abortire? Il problema di alcune associazioni cattoliche è voler imporre a tutti la propria visione del mondo, come fosse sempre evidente sapere cosa è “bene” e cosa è “male”, quello che si deve fare e quello che si deve evitare.