Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

30nov/16Off

Il duro, il colto, il populista la metamorfosi di Pietro

Articolo di Paolo Bottazzini e Giordano Zambelli  (che ha raccolto i dati)  Pagina 99 del 26.11.2016  Cosa ci dicono le parole dei papi, sempre più pop. Vaticano | Il potere dell’Istituzione in Wojtyla. L’Europa cristiana e il logos difesi da Ratzinger. La richiesta di cambiamento e il continuo ricorso al popolo di Bergoglio.I discorsi dei tre Pontefici rivelano come è cambiata la Chiesa. E la società a cui si rivolge”

“”Vediamo la verità come in uno specchio: ovvero un’immagine confusa, deformata. È dai tempi di Paolo di Tarso che la tradizione cristiana invita tutti gli uomini a scoprire nella metafora dello specchio il riflesso della fede. Certo, ma come possiamo interpretare la verità? Con la parola. Perché la verità deve esser rivelata. «In principio era la parola» scriveva Giovanni all’inizio del suo Vangelo. E la parola per eccellenza che parla agli esseri umani è quella dell’autorità suprema della Chiesa: il papa. Ecco perché smontare il linguaggio di un papa serve a conoscere gli oggetti delle sue enunciazioni, le intenzioni, i destinatari. Abbiamo provato a farlo, per cogliere il ritmo della trasformazione degli ultimi decenni, mettendo sul tavolo anatomico del linguista cinque discorsi pronunciati dagli ultimi tre pontefici, Karol Józef Wojtyla, Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio, in circostanze simili. Il discorso di insediamento; un discorso particolarmente significativo rivolto alla Curia romana; un famoso discorso-denuncia molto acceso e discusso; un discorso pronunciato di fronte ai fedeli del proprio Paese o comunque relativo alla propria patria; infine un discorso importante tenuto fuori Roma. Nella stesura di queste orazioni si inscrivono sia la traccia della società cui sono indirizzate sia la personalità dell’autore. D’altra parte, la voce del pontefice pronuncia le parole dell’ultima autorità universale rimasta sul pianeta.

• Ratzinger: la Chiesa al primo posto Nel momento in cui un papa si rivolge alla Curia romana l’evangelizzazione passa in secondo piano. Quando parla ai cardinali il pontefice fa emergere le sue intenzioni politiche. E qui è interessante, perché se il soggetto del discorso è la Chiesa intesa come istituzione, il modo di tematizzarlo è un indice della tempra del papa.

18lug/16Off

Santa anarchia

Articolo di Emiliano Fittipaldi (espresso online 18.7.16) “I danni enormi causati dal processo Vatileaks, gli scontri continui tra i vertici della curia romana, le strategie per la sostituzione del presidente dello Ior, i litigi dei cardinali sulla trasparenza dei bilanci della Santa Sede.”

“L’Espresso” in edicola domani dedica la copertina alla “Santa Anarchia” che sta caratterizzando gli ultimi mesi del pontificato di Francesco, che sembra aver scelto per la guida politica della curia uno stile di governo molto diverso sia da quello di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II.
Se il primo aveva delegato ogni potere nelle mani di Bertone e il secondo, grazie anche a un regno durato 27 anni, aveva creato un blocco granitico di fedelissimi, oggi i “generali” del papa, dal segretario di Stato Pietro Parolin al prefetto della Segreteria dell’Economia George Pell, non compongono uno schieramento omogeneo, ma sembrano andare – sul piano gestionale e a volte dottrinario – ognuno per conto proprio.

6lug/16Off

I due libri di Fittipaldi e Nuzzi ancora in attesa della sacra sentenza.

Articolo di Ezio Mauro (Repubblica 6.7.16) “Solo perché in Vaticano soffia lo Spirito santo, ma non esiste la Costituzione, né l’articolo sulla libertà di espressione. Intanto per la Chaouqui sono stati chiesti 3 anni e nove mesi, per Balda tre anni e un mese e per Maio un anno e nove mesi

“”Da una parte la croce, incastonata nel legno che regge gli scranni della Corte. Dall’altra il busto severo di Pio XI, “professore di sacra eloquenza”, che sorveglia l’aula. Sul soffitto, il simbolo sacro delle chiavi di Pietro che normalmente aprono il regno dei cieli, ma oggi possono rinserrare anche la porta del carcere vaticano, perché qui, nel Tribunale della Santa Sede, si stanno celebrando gli ultimi atti del processo Vatileaks per la fuga di notizie riservate dai sacri palazzi. Sulla panca degli imputati che ha sullo schienale un cordolo in rilievo, in modo che nessuno possa appoggiarsi ma tutti rimangano protesi verso la Corte, siedono due funzionari vaticani (monsignor Lucio Vallejo Balda, segretario della commissione nominata da Papa Francesco per l’indagine sulle finanze vaticane, il suo collaboratore Nicola Maio) e una donna, Francesca Immacolata Chaouqui, membro anche lei della commissione.
Sono accusati del reato di «associazione criminale» per la rivelazione di notizie e documenti che riguardano interessi fondamentali dello Stato. Con loro, imputati di «concorso» nella divulgazione di documenti, due giornalisti, Emiliano Fittipaldi dell’Espresso e Gianluigi Nuzzi, conduttore televisivo. Ma sarebbe più giusto dire che sul banco degli imputati, nella grande sala al pianterreno del Tribunale, ci sono due libri, portati alla sbarra in mezzo all’Europa malandata e all’Occidente distratto del 2016, anno terzo dell’era Bergoglio.

21mag/16Off

Unioni civili, Bagnasco dice quel che il Papa pensa

Articolo di Marco Marzano (Fatto 20.5.16)

“”Il duro intervento del cardinal Bagnasco contro la legge Cirinnà consente di chiarire alcuni equivoci ancora purtroppo presenti nel dibattito pubblico. Il primo equivoco suona così: la Chiesa si è ormai rassegnata a che vengano riconosciuti alcuni diritti delle coppie omosessuali; le gerarchie possono considerarsi soddisfatte di aver ottenuto dal Parlamento lo stralcio della stepchild adoption. Ora abbiamo la conferma che questa lettura della situazione è errata: le gerarchie cattoliche sono e rimangono i campioni della resistenza alla modernità e alla democrazia, i nemici di qualsiasi ampliamento egualitario dei diritti civili. Nella giornata dedicata alla lotta contro l’omofobia, il presidente della Cei ha ribadito che, per la sua organizzazione, l’amore tra due persone dello stesso sesso vale di meno, che le coppie omosessuali non dovrebbero essere equiparate alle altre e meritano la condanna a vivere in clandestinità e senza alcuna tutela. Lo stralcio delle adozioni non ha diminuito la sua rabbia feroce contro la legge.

16apr/16Off

I camaleonti del Cielo

Articolo di Pietro Citati (Corriere 16.4.16) “Coltissimi, educati all’obbedienza, avversati dagli altri cattolici, volevano convertire il mondo trasformando se stessi e il messaggio di Cristo: «La vocazione» di Adriano Prosperi (Einaudi) racconta i Gesuiti tra XVI e XVII secolo

“”Sotto il titolo La vocazione. Storie di gesuiti tra Cinquecento e Seicento (Einaudi), Adriano Prosperi pubblica un ricco e intelligente studio sulla Compagnia di Gesù tra la fine del XVI e la prima parte del XVII secolo. Siamo nel cuore del Rinascimento. Fondata da Sant’Ignazio, la Compagnia di Gesù suscitava straordinari entusiasmi e avversioni. Per gli uni, essa era prossima a Dio e al cielo come nessun ordine religioso; per gli altri, era una iniqua contraffazione, che imitava le parole dei Vangeli soltanto per volgerle al male.
I gesuiti entravano nella Compagnia molto giovani: a 14 o 15 anni, prima di conoscere il mondo e quelli che avrebbero giudicato i suoi inganni. La maggior parte di essi avevano studiato nei Collegi gesuitici, che erano numerosissimi: nel 1750 settecentocinquanta nel mondo, cinquecento in Europa. Questi Collegi avevano una grande fama: tutta l’Europa esaltava la loro cultura e qualità intellettuale.

2apr/16Off

Non solo Bertone. Ecco le mega case di altri cardinali

Articolo di Fabrizio Caccia (Corriere 2.4.16)

“”«Ci sarà una trentina di cardinali che vive in appartamenti anche più grandi del mio…», ha detto, sfogandosi ieri col Corriere della Sera, l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone. Sarà vero?
All’immenso patrimonio immobiliare della Santa Sede, il giornalista Gianluigi Nuzzi, sotto processo per Vatileaks, ha dedicato un capitolo del libro «Via Crucis», con un elenco di inquilini eccellenti, perlopiù cardinali, che a canone zero godrebbero di appartamenti-monstre. Uno di questi è il cardinale Ennio Antonelli, 79 anni: secondo «Via Crucis» vivrebbe in una casa – nel Palazzo di San Callisto a Trastevere – la cui superficie lorda è pari a 440, 70 metri quadri.

2apr/16Off

La difesa del crocifisso non aiuta l’inclusione

Articolo di Tomaso Montanari (31.3.16)

“”Da cristiano, prima ancora che da cittadino, sono stato profondamente colpito da un passaggio dell’incalzante meditazione con cui papa Francesco ha chiuso la Via Crucis del Venerdì Santo. Con una scelta davvero molto forte, il pontefice ha incluso tra i peccati devastanti di un’umanità che torna a crocifiggere Cristo (stragi, terrorismo, vendita di armi, pedofilia, corruzione, distruzione dell’ambiente…) anche un’opinione: «O Croce di Cristo – ha detto Francesco – ti vediamo ancora oggi in coloro che vogliono toglierti dai luoghi pubblici ed escluderti dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista, o addirittura in nome dell’uguaglianza che tu stesso ci hai insegnato ».

1apr/16Off

Condono tombale sui tributi per alcuni immobili della chiesa. “Possibile” chiede al governo di fare chiarezza

Articolo Civati – Maestri (Critica Libeale 31.3.16)

“”“La Camera sta discutendo la ratifica della Convenzione fiscale tra Italia e Vaticano, raccontata dalla maggioranza alfa-renziana come una tardiva applicazione dei Patti lateranensi e come un passo in avanti nella trasparenza e nella collaborazione per la lotta ad evasione e riciclaggio. Peccato che la norma contenuta nell’art. 6 della legge vada in tutt’altra direzione: il testo prevede infatti che gli immobili di proprietà della Santa Sede, elencati altrove, siano esentati da tutti i tributi, ordinari e straordinari, presenti e futuri e questa benevola esenzione si applica anche agli immobili oggetto di contenzioso tuttora pendente e non definito con sentenza passata in giudicato. Un vero e proprio condono tombale, che chiude persino le cause tuttora in corso.

11mar/16Off

Mancuso: “Francesco, un grande profeta. Ma ha poco coraggio nel governo della Chiesa”

Intervista al teologo Vito Mancuso di Tiziana Testa (repubblica online 11.3.16)

“”La semplice tunica bianca con cui si affaccia alla loggia di San Pietro. Quel saluto – “buonasera” – rivolto alla folla in piazza. La scelta del nome. La rinuncia all’appartamento nel Palazzo apostolico. In poche ore, tre anni fa, Francesco “travolge” il mondo con gesti che appaiono rivoluzionari. In tanti salutano il nuovo corso come un felice incontro tra la Chiesa e la modernità, nella scia del Concilio. Ma cosa è stato di quelle aspettative, tre anni dopo? Vito Mancuso – teologo vicino alle posizioni espresse nel cattolicesimo dal cardinale Carlo Maria Martini – fa un pausa prima di rispondere a questa domanda. “Non credo sia la modernità la chiave per interpretare il pontificato”, dice scuotendo la testa. “Forse era più moderno Paolo VI, con la sua propensione a sentire l’inquietudine, la capacità di distinzione, i dubbi tipici della modernità. Francesco invece è molto più attento alla dimensione cristiana, nel senso profetico e radicale del termine”.
I gesti di papa Bergoglio sono rivoluzionari?
“Forse sì, ma nella misura in cui è rivoluzionario il Vangelo. Quei gesti ci hanno colpito per la loro genuinità, l’energia interiore, perché hanno il sapore del pane di casa. Ma il problema di questo pontificato è che alla radicalità dei gesti non corrisponde quella del governo. Il Papa non è chiamato necessariamente a essere un profeta ma è colui che deve governare la Chiesa cattolica, il suo primo legislatore. E la fortissima popolarità di Francesco, in particolare nel primo periodo, poteva consentirgli scelte di maggiore coraggio”.
“”Partiamo da due Sinodi sulla famiglia: li considera un fallimento?

9mar/16Off

Aboliamo l’infallibilita’ del Papa

Articolo di Hans Küng (Repubblica 9.3.16 – Traduzione di Carlo Sandrelli) “Un appello del teologo Hans Küng a Francesco per annullare il dogma. Il testo è un’anteprima del quinto volume dell’opera omnia di Küng Unfehlbarkeit in uscita in Germania

“”È difficile immaginare che papa Francesco avrebbe fortemente voluto una proclamazione della infallibilità papale come quella che nel diciannovesimo secolo venne sollecitata da Pio IX con ogni mezzo. Si può invece ritenere che Francesco (come fece a suo tempo Giovanni XXIII davanti agli studenti del collegio greco) dichiarerebbe sorridendo: «Io non sono infallibile». Di fronte allo stupore degli studenti, Giovanni aveva aggiunto: «Sono infallibile solo quando parlo ex cathedra, ma non parlerò mai ex cathedra». Questo tema mi è familiare da tempo. Ecco qualche importante dato storico, che ho acquisito di persona e ho meticolosamente documentato nel quinto volume delle mie opere complete.
1950: Il 1° novembre Pio XII proclama come dogma di fronte a una folla gigantesca: «L’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Allora, studente ventiduenne di teologia, accolsi con entusiasmo questo evento.