Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

19nov/180

Accadde oggi: le scuole private riconosciute come “paritarie”

19 novembre copia

In Italia la stragrande maggioranza delle scuole private è gestita direttamente da ordini o istituti cattolici o si ispira all’educazione cattolica, quindi lo stanziamento di fondi pubblici in favore della scuola privata è uno degli innumerevoli privilegi concessi al Vaticano e la dice lunga su come la casta politica italiana intenda la laicità dell’educazione.

Le scuole non statali ricevono oggi denaro pubblico sotto forma di sussidi diretti, per la gestione di scuole dell’infanzia e primarie; finanziamenti di progetti finalizzati all’elevazione di qualità ed efficacia delle offerte formative di scuole medie e superiori; contributi alle famiglie (i “buoni scuola” per le scuole di ogni ordine e grado).

Cosa dice la nostra Costituzione. L’art. 33 dà il diritto “ad Enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato”. Quindi lo Stato, pur riconoscendo il diritto di istituzione di scuole private, non può e non deve accollarsene alcun tipo di onere. La Corte costituzionale non si è mai pronunciata sulla costituzionalità dei vari provvedimenti che concedono fondi pubblici alle scuole confessionali, non essendo mai stata sollevata (da Stato o Regioni) alcuna questione di legittimità costituzionale  (guarda il filmato satirico in cui Corrado Guzzanti dibatte sui finanziamenti alle scuole private).

15nov/180

Il governo verso l’accordo sull’Ici. Dalla Chiesa un miliardo di euro

Articolo di Michele Di Branco (Stampa 15.11.18)

“”Il governo chiederà alla Chiesa di versare l’Ici non pagata dal 2006-2011. Il ministero dell’Economia conferma quanto anticipato ieri da questo giornale sulla questione sollevata una settimana fa dalla Corte di Giustizia Ue. «A questo punto è un atto dovuto: il problema si trascina da anni e la sentenza ci impone di trovare un accordo con il Vaticano che ancora non stiamo negoziando. Ma va fatto e ci sarà», ha spiegato il sottosegretario Massimo Garavaglia. L’esponente leghista dell’esecutivo Conte non ha dato altri dettagli ma, a quanto si apprende da fonti del dicastero del Tesoro, un dossier è già stato aperto. La questione è delicatissima e riguarda la Commissione alla concorrenza di Bruxelles, alla quale spetta il compito di recepire la sentenza e farla applicare, i Comuni, che sono formalmente titolari dell’imposta e, ovviamente, la Chiesa. Due sono le certezze al momento. La prima: i tempi non saranno brevi. La seconda: lo Stato non ha alcuna intenzione di reclamare per intero i 4,8 miliardi non versati nell’arco di sei anni. L’ipotesi di massima è quella di offrire al la Chiesa una via d’uscita di carattere concordatario. Una sorta di “Pax fiscale” all’interno della quale Roma potrebbe chiedere il versamento di una aliquota forfettaria (fissata intorno al 20-25% sull’ammontare del debito) depurata di interessi e sanzioni di mora e legali.

7nov/180

Gialloverdi al test della laicita’

Articolo di Gian Enrico Rusconi (Stampa 7.11.18)

“”L’operazione si presenta complicata, le contestazioni saranno innumerevoli, strumentali o legittime, ma il principio è stato affermato in modo autorevole dalla Corte di giustizia dell’Unione europea: lo Stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa e dal no profit. La cifra stimata (dall’Anci) è ragguardevole con i tempi che corrono per l’Italia: attorno ai 4-5 miliardi. Che cosa farà adesso «il governo del popolo» giallo-verde? Come reagirà la Chiesa «aperta» di Francesco? Probabilmente né gli uomini di governo né gli uomini di Chiesa si rendono conto che non si tratta soltanto di soldi e benefici materiali, ma dell’idea semplice e concreta della laicità dello Stato. Invece probabilmente, in modi diversi ma speculari, penseranno che siano in gioco sentimenti di ostilità o di benevolenza verso la Chiesa – se non addirittura di fede religiosa . Che cosa succederà? È probabile che gli uomini di Chiesa rimangano zitti, sperando che con quello che sta succedendo, la faccenda finisca nel nulla. Dopotutto tocca al governo italiano prendere l’iniziativa.

24set/180

Uaar: “Liberiamo la scuola dai simboli religiosi”

Intervista a Roberto Grendene di Giacomo Russo Spena (MicroMega online 20.9.18

“” “Se nella maggioranza di governo si fanno largo proposte e politiche clericali, ben poca laicità si intravede nelle contro proposte delle minoranze”. Il quadro – da cui si evince un’intera classe politica ostile alla laicità – è delineato da Roberto Grendene, attivista dell’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti, nonché responsabile della campagna La fede non è uguale per tutti. Non esponiamola nelle scuole, iniziativa contro l’affissione del crocifisso nei luoghi pubblici lanciata dall’Uaar in occasione dell’inizio dell’anno scolastico. “Il successo è andato oltre le nostre aspettative – spiega – 330mila persone raggiunte, 23mila interazioni e tanti suggerimenti inoltrati nei commenti”.
Perché questa nuova iniziativa contro il crocifisso?
Non abbiamo voluto porre la questione della presenza del crocifisso in aula nei soliti termini, che vedono la semplicistica contrapposizione tra favorevoli e contrari. Abbiamo invece cercato di far riflettere sul tema più ampio dell’esposizione a scuola dei simboli di fede. Di qualsiasi fede, sia essa religiosa, sportiva, politica. Ci scandalizzeremmo tutti se nelle aule venisse esposto il gagliardetto della Juventus, per non parlare del caso in cui venissero esposti simboli di partiti politici. Eppure i termini della questione rimangono invariati: il crocifisso è un simbolo di parte e affiggerlo in un luogo istituzionale, e nel luogo deputato all’istruzione pubblica in particolare, diventa un’azione istituzionale di esclusione.

12apr/180

“L’Italia recuperi l’Ici che non ha fatto pagare alla Chiesa”

Articolo di Carlo Di Foggia (Fatto 12.4.18) “Il caso – Per l’avvocato generale della Corte Ue l’esenzione è un aiuto di Stato illegale che va restituito. Figuraccia per Roma e Bruxelles”

“”Immaginate la scena: il governo italiano che ordina alla Chiesa di versare l’Ici – la vecchia imposta sugli immobili – che per anni gli ha concesso di non pagare su buona parte del suo sterminato patrimonio immobiliare, un conto che sfiora i 4 miliardi di euro. È l’incredibile scenario che si aprirebbe se la Corte di Giustizia europea sposasse, come spesso avviene, la linea illustrata ieri dal suo avvocato generale, il belga Melchior Wathelet. La sentenza è attesa a maggio. Secondo Wathelet, l’Ici non pagata dalla chiesa, ritenuta un aiuto di Stato illegale nel 2012, va recuperata perché non vale l’eccezione riconosciuta dalla Commissione e dal Tribunale Ue allo Stato italiano che riavere quei soldi è “impossibile” perché non ha raccolto i dati di chi non ha pagato. È l’ultimo capitolo di una storia surreale che imbarazza tanto lo Stato italiano che Bruxelles, intenti a proteggere i conti della Chiesa perdendo tempo. Inizia nel 2006, quando la scuola elementare Montessori di Roma e il titolare di un Bed&Breakfast di San Cesareo pongono per primi la questione a Bruxelles.

11feb/180

Tutto come prima: i cappellani militari li paga lo Stato

Da manifesto 11.2.18 “L’intesa. Accordo con la Santa sede: nessuna riforma e dieci milioni l’anno per i preti-soldato. Unica novità la riduzione del numero, da 204 a 162. Ma lo stipendio resta lo stesso

Cappellani militari abili, arruolati e ben pagati. Ovviamente dallo Stato. Il Consiglio dei ministri, nella riunione dell’8 febbraio, ha infatti approvato lo «schema di Intesa tra la Repubblica italiana e la Santa sede sull’assistenza spirituale alle Forze armate». È il risultato dei lavori, iniziati nel 2015, della Commissione bilaterale Italia-Santa sede che avrebbe dovuto presentare una proposta di riforma dell’intero sistema dei preti-soldato. Si era addirittura ventilata l’ipotesi, dopo alcune dichiarazioni a mezzo stampa dei vertici dell’Ordinariato militare (l’arcivescovo castrense, mons. Marcianò, e il suo vicario, mons. Frigerio), di una possibile smilitarizzazione dei cappellani militari che, essendo inquadrati nella gerarchia delle Forze armate, hanno i gradi e un lauto stipendio statale, soprattutto gli ufficiali. Come invece ampiamente prevedibile – le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre affermato di non voler rinunciare né alle stellette né al denaro pubblico – tutto resta come prima. Quelle dei più alti in grado della gerarchia clerical-militare erano parole al vento, o fumo negli occhi. E il premier Gentiloni ha preferito genuflettersi – come del resto i suoi predecessori – di fronte all’ordinario militare-generale di corpo d’armata. Risultato: non cambia nulla, o quasi.

21lug/170

8 per mille: la Chiesa in lieve calo, i buddisti spopolano

Articolo di Ingrid Colanicchia (Micromega online 18.7.17)

“”Sono passati un po’ inosservati, eppure tra i dati 8 per mille recentemente diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – e relativi alla dichiarazione dei redditi del 2014 – si celano diversi elementi interessanti . In primo luogo, la Chiesa cattolica incamera 45mila firme in meno rispetto all’anno precedente. Se nel 2013 erano stati 15.226.291 i contribuenti a scegliere di destinarle l’8 per mille, nel 2014 sono infatti 15.180.978. Niente di cui (almeno per ora) ci si debba allarmare. È infatti il totale dei contribuenti ad aver subìto un netto calo: dai 41 milioni 414mila del 2013 si è passati infatti ai 40 milioni 989mila del 2014; ed è dunque piuttosto logico che sia sceso anche il numero delle firme a favore della Chiesa. D’altronde è quanto accaduto a (quasi) tutti i soggetti destinatari: lo Stato ha perso 100mila firme, la Chiesa valdese 48mila, Chiesa luterana e Unione Comunità ebraiche 10mila a testa e così via… (solo la Chiesa apostolica registra un aumento di circa 700 firme a suo favore). E infatti la Chiesa cattolica mantiene più o meno la medesima percentuale sul totale delle scelte dei contribuenti, pari al 37%. Il che, in virtù del meccanismo (contestato dalla Corte dei Conti) per cui le quote non espresse — quelle che non vengono destinate, perché il contribuente non firma né per lo Stato né per una delle confessioni religiose che ha accesso ai fondi — sono comunque ripartite in proporzione alle firme ottenute, fa sì che continui a incamerare l’80% dei fondi.

13giu/170

Studenti “senza religione”. Un altro anno di solitudine

Articolo di Marzia Minore (Fatto 12.6.17) “Scuola, chi non vuole fare “l’ora di religione” non ha alternativa. Presidi: “Non ci sono soldi”. Uaar: “Ma è un diritto”
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“”Alunni smistati in altre classi, obbligati a uscire prima o, nei casi più estremi, lasciati nei corridoi. Anche nell’anno scolastico appena concluso, è successo ancora in molte scuole italiane, da Nord a Sud e dalle materne alle superiori, per chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica (Irc). Spesso la “materia alternativa” (una delle opzioni possibili , all’iscrizione, accanto allo studio assistito e all’eventuale Uscita) non viene offerta discriminando chi non vuole avere un’educazione religiosa e chi appartiene ad altre religioni: ancora una minoranza (il 12% del totale secondo dati CEI) che comprende però circa 900.000 alunni, tra cui molti stranieri. Una circolare ministeriale del 1986 parla già di “servizio obbligatorio” e il problema è delicato alle superiori, quando la frequenza dell’Irc può determinare un punteggio più lato del credito scolastico, discriminando così chi non la segue senza mai aver avuto un’alternativa. Una situazione comune nelle scuole dell’infanzia e primarie quando la scelta è ancora del genitore e può essere vista male dal bambino. “Per chi non fa religione la nostra scuola dell’infanzia non offre attività specifiche, quindi mia figlia si sentiva esclusa”, dice una madre della provincia di Monza e Brianza. “Mi hanno detto – aggiunge – che organizzare l’ora alternativa era complicato. In una riunione una maestra ha spronato i genitori di ragazzi che on frequentano l’ora di religione a cambiare idea bollandoli come egoisti”. Storie simili a Roma, quartiere Africano: “Nostro figlio era l’unico in classe a non fare religione, siano atei ma le insegnanti hanno fatto pressioni e abbiamo ceduto”.

29apr/170

L’8 per mille laico della Chiesa valdese

Articolo di Ingrid Colanicchia Micromega online 28.4.17) “È tempo di dichiarazione dei redditi e partono dunque le campagne pubblicitarie delle confessioni religiose che hanno accesso alla ripartizione dei fondi (più di un miliardo di euro ogni anno). Il lancio di quella della Chiesa valdese – che punta sulla laicità con la quale ha sempre gestito le risorse – è occasione per rimettere a tema alcuni nodi e criticità dell’istituto.”

“”Per quest’anno ha scelto uno slogan che restituisce davvero tutto il senso del suo impegno: “L’altro 8 per mille”. Perché quello gestito dalla Chiesa valdese è un 8 per mille diverso: diverso perché da sempre trasparente (sul sito ottopermillevaldese.org è disponibile il rendiconto dettagliato degli interventi finanziati), diverso perché da sempre utilizzato in maniera laica, essendo finalizzato esclusivamente a interventi sociali, educativi e culturali, in Italia e all’estero. La campagna pubblicitaria al via in questi giorni anche quest’anno mette al centro il messaggio dell’accoglienza ed è composta di immagini di persone fiduciose e sorridenti che allargano le braccia verso gli altri. “È un’immagine che riassume gran parte dei progetti che sosteniamo con i proventi dell’8 per mille”, spiega il moderatore della Tavola valdese, il pastore Eugenio Bernardini. “Accogliamo persone in difficoltà, diversamente abili, anziani, svantaggiati, migranti. Ma anche uomini e donne che subiscono l’esclusione sociale, il pregiudizio e la discriminazione. Lo facciamo con le nostre strutture di servizio così come con centinaia di associazioni laiche, cattoliche, ecumeniche e interreligiose. Insomma ‘con gli altri’. E lo facciamo con la speranza che viene dalla nostra fede cristiana, convinti che anche un piccolo seme gettato nel terreno un giorno potrà dare frutti importanti”.

28apr/170

Ecco i fondi per i migranti, un miliardo va alla Chiesa

Articolo di Claudio Marincola (Messaggero 28.4.17)

“Quanto ci costa l’accoglienza agli immigrati? Tra voci che si accavallano, missioni che si incrociano e si sovrappongono, il calcolo è complesso. Una stima aggiornata prevede nel 2017 costi per 4 miliardi e 304 milioni, che in uno scenario di crescita potrebbero salire a fine anno a 4 miliardi e 700 milioni. Per fare un confronto basterebbe andare a ritroso fino al 2011 quando accogliere chi sbarcava sulle nostre coste ci costava appena 840 milioni. Poi è arrivata l’emergenza Nord Africa e gli scenari sono totalmente cambiati. E ora? Nel grande calderone dei fondi stanziati per le varie missioni orientarsi è sempre più difficile. Il documento di economia e finanza 2017 si limita a definire le macro aree senza scorporare i dati. Dati che non si limitano al salvataggio e all’accoglienza, tanto che nelle spese elencate negli sterminati fogli excel della Ragioneria dello Stato si trovano cifre che con l’immigrazione non hanno nulla a che fare, ma che – chiarisce il Mef – vengono sommate ai costi complessivi delle missioni, in attesa di essere scorporati.

ISTRUZIONE E SANITÀ
Per ricostruire le spese effettive bisogna spacchettare le voci dei dati aggregati: 2 miliardi e 759 per la prima accoglienza; 854,7 milioni per trasporti e operazioni di soccorso; 250 milioni per l’assistenza sanitaria; 31,2 milioni di costi amministrativi; 98,9 contributi alla Turchia e 310 milioni per i costi delle spese di istruzione. A esempio, tra questi c’è il fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, per le richieste estorsive e dei reati internazionali violenti, ci sono i vitalizi e le speciali elargizioni concessi ai cittadini, italiani, apolidi e stranieri vittime di azioni violente, e anche il sostegno ai militari feriti in operazioni di salvataggio o contrasto al crimine, insieme con le spese per i buoni pasto ai dipendenti del ministero dell’interno (451 mila euro) coinvolti nelle operazioni di contrasto alla criminalità.
C’è poi un miliardo e 88 milioni di euro che il ministero dell’Economia versa alle confessioni religiose e per lo più alla Chiesa cattolica. La voce non figura direttamente sotto spese per i migranti ma nel Bilancio dello Stato, inserita nella Missione 27, e viene comunque utilizzata dalla Cei per il sostentamento del clero e per il finanziamento delle opere cosiddette caritatevoli. Ma in un documento fornito dall’Ufficio bilancio del Senato la somma è citata come prima voce tra gli stanziamenti destinati all’accoglienza.