Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

17mar/16Off

Che fine fa il nostro otto per mille

Inchiesta di CARLO CIAVONI e ANDREA GUALTIERI (Repubblica online 14.3.16) "Una torta da oltre un miliardo di euro. Nonostante solo la metà dei contribuenti italiani decida a chi destinare la quota Irpef prevista per fini sociali, l'80% della somma viene incassata dalla Chiesa cattolica che utilizza i soldi più per il mantenimento del clero e la propria organizzazione che per le opere di carità. Un patrimonio che vale ogni anno oltre un miliardo di euro gestito con criteri duramente criticati dalla Corte dei Conti. Non solo per quanto riguarda la parte affidata alle confessioni: anche sulla somma destinata allo Stato non mancano dubbi e polemiche"

""C'è una spending review che fa fatica a tagliare bilanci e privilegi dei monsignori e c'è qualche scandalo finanziario che turba più d'una diocesi della Penisola. C'è lo Stato che sembra disinteressarsi di un tesoretto da duecento milioni di euro annui che potrebbero diventare anche di più. E poi ci sono le minoranze religiose che fanno fatica ad allungare le mani su un tavolo al quale formalmente sono invitati. Al centro c'è la torta chiamata otto per mille, che si torna a sfornare insieme al modello 730 per la dichiarazione dei redditi. È contestata, contesa, qualche volta sperperata o dispersa, in molti casi provvidenziale. E vale più di un miliardo di euro. A chi finisce? Alla Chiesa cattolica, in larghissima parte. Ma anche nelle casse pubbliche, appunto, e, per pochissime briciole, ad altre confessioni: dagli avventisti ai pentecostali, dagli ebrei ai luterani, con uno spiraglio che ora si è aperto anche per evangelici battisti, ortodossi, apostolici, buddhisti e induisti.
L'eredità del Concordato. Il meccanismo di ripartizione - sancito nel 1984 dal Concordato che porta la firma di Bettino Craxi e del Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli ma ideato da Attilio Nicora, vescovo e giurista poi diventato cardinale - non ha mai smesso di far discutere. Tanto che una deliberazione dell'ottobre 2015 della Corte dei conti rileva come il sistema "non risulta del tutto rispettoso dei principi di proporzionalità, di volontarietà e di uguaglianza".

10mar/16Off

Sinistra italiana: “I cappellani militari costano allo Stato sei milioni di euro l’anno. Li paghi la Chiesa”

Articolo di Agnese Ananasso (Repubblica online 10.3.16) "I deputati presentano un'interrogazione parlamentare al ministero delle Finanze e della Difesa"

""Se i cappellani militari venissero pagati dalla Chiesa invece che dal ministero della Difesa, lo Stato risparmierebbe 6,3 milioni di euro l'anno. È la stima che i deputati di Sinistra italiana hanno riportato nell'interrogazione parlamentare rivolta al ministro delle Finanze e al ministro della Difesa, che ha come primo firmatario Gianni Melilla, per chiedere a che punto sono arrivati gli accordi tra la Difesa e l’Ordinariato militare. "Dal 1984, anno nel quale è stato siglato il nuovo Concordato tra Stato e Chiesa, manca una revisione dell’intesa sullo status dei cappellani militari" si legge nell'interrogazione. La vecchia intesa, che risale ai Patti Lateranensi del 1929, è stata parzialmente modificata nel 2014, quando è stato raggiunto un accordo tra il ministro della la Difesa e il nuovo ordinario militare, l’arcivescovo monsignor Santo Marcianò, per cui è stato accettato il principio che i cappellani militari rinuncino ai gradi. Infatti nelle forze armate ci sono 173 tra cappellani generali, colonnelli, e capitani. Graduati "armati" solo di tonaca e crocifisso perché il loro ruolo è fornire "assistenza spirituale" ai militari.

21feb/16Off

La Riforma italiana

Articolo di Sergio Luzzatto (Sole 21.2.16) sul libro di Massimo Firpo "Juan De Valdès e la Riforma nell'Italia del Cinquecento" Laterza, pag 292 euro 28 "Massimo Firpo racconta gli albori del movimento di Valdès, poi consegnato all'Inquisizione, che si proponeva di rinnovare il cristianesimo in profondità"

""Della chiesa di san Paolo, nel centro di Napoli, avevano pensato bene di imbiancare i muri. «Hanno imbianchita la ecclesia dove de primo ce erano depinte molte figure de sancti et sancte». Volevano un luogo nudo e spoglio, dove frate Bernardino – il senese Bernardino Ochino, predicatore fra i più gettonati d’Italia – potesse spandere senza distrazioni la sua parola di pietà. Parola severa, tutta incentrata sulla passione e sul «beneficio» di Cristo: secondo le dritte che Ochino riceveva da Juan de Valdés, il gentiluomo spagnolo arrivato da poco in città. «Faceva professione di pigliare quasi il thema di molte sue prediche da Valdesio, mediante una carticella che lui li mandava la sera inanzi alla matina che doveva predicare».
Nella Napoli del 1536, si diceva che le prediche quaresimali di Ochino avessero toccato fino alle lacrime l’imperatore in persona, Carlo V d’Asburgo, di stanza in città dopo la vittoriosa spedizione di Tunisi. Sicuramente, il cuore di fra Bernardino era stato toccato dall’incontro e dagli scambi con Valdés. Quarantenne in fuga dall’Inquisizione di Spagna, dopo avere lavorato a Roma come agente segreto di Carlo V il carismatico hidalgo si era allontanato dagli intrighi della Curia per vivere a Napoli una vita tutta spirituale. Meritando agli uomini (e alle donne) della sua cerchia proprio quell’appellativo, gli «spirituali», che a lungo li avrebbe accompagnati dopo la prematura morte di Valdés: fino a quando l’Inquisizione di Roma non avrebbe riconosciuto in loro altrettanti eretici, e in quanto tali li avrebbe perseguitati, processati, costretti all’abiura o bruciati sul rogo.

29gen/16Off

Monsignor Spa: tutti gli affari dei vescovi

Inchiesta di Michele Sasso (espresso online 28.1.16) "Ricche società con investimenti in tutti i settori. Compresi quelli banditi dalla Chiesa come i compro-oro. E gestioni spesso opache. Da Padova a Trapani, ecco la mappa del denaro delle diocesi"

""Il presidente dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco, nel benedire il Family day contro la legge per le unioni civili è stato lapidario: «Mi sembra una grande distrazione del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia». Problemi poco etici e molto venali però si riscontrano anche nelle 227 diocesi italiane dove si nasconde un patrimonio di società private, quote azionarie, partecipazioni bancarie e imperi sanitari. Un mosaico di ricchezza così vasto solo parzialmente censito e gestito in maniera totalmente opaca, come racconta l'inchiesta de “l'Espresso” nel numero in edicola da venerdì 29 gennaio e già online per gli abbonati a Espresso+.

20nov/15Off

“Chiedo asilo” e aumento dei fondi per le paritarie. ,

Articoli di Roberto Ciccarelli (manifesto 20.11.15) e Salvo Intravaia (Repubblica 20.11.15) LEGGI DI SEGUITO

Roberto Ciccarelli "900 mila bambini in cerca di asilo nido" "Legge di stabilità. Oggi è la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia, Fp-Cgil lancia la campagna #ChiedoAsilo. «Mille asili in mille giorni» disse un tempo Renzi. Ma oggi nella legge di stabilità non c’è un euro"

""C’era una volta la promessa di Renzi sui «mille asili in mille giorni». Di giorni dal suo insediamento ne sono passati quasi 700, ma di nuovi asili non c’è alcuna traccia. Oggi novecentomila bambini tra i sei mesi e i due anni cercano asilo. E la legge di Stabilità non stanzia un euro per finanziare il disegno di legge Puglisi (Pd), inglobato nella cosiddetta «Buona scuola», che renderà i nidi e le scuole dell’infanzia un diritto universale e non più un servizio a domanda individuale. In compenso, alle scuole paritarie arriveranno altri 25 milioni di euro, portando così quasi a livello dello scorso anno (497 milioni totali rispetto su 500) il fondo riservato.
Lo prevede un emendamento alla legge di Stabilità che sarà approvata oggi in prima lettura dal Senato. Mentre il governo si appresta a sforare il Fiscal Compact sulle spese militari, finanzia le scuole private e quelle cattoliche, ma non gli asili o per il diritto allo studio degli universitari a cui ha destinato risorse irrisorie.

7nov/15Off

Cosi’ e’ nato il libro su Valicano

Articolo di Emiliano Fittipaldi (Espresso online 7.11.15) con stralci del suo nuovo libro "Avarizia", Feltrinelli, 214 pag. 14 euro "Tutto parte dalle inchieste pubblicate su 'l’Espresso'. Poi gli incontri con le fonti. Le carte segrete. Le verifiche incrociate. Un materiale esplosivo. Il risultato è il volume che fa tremare la Santa Sede"

""La leggo spesso su “l’Espresso”, caro Fittipaldi. Leggo le sue inchieste sui politici e sui corrotti. Leggo che scrive anche di Vaticano, ogni tanto. Bello il pezzo sugli scontri nello Ior. Ma un po’ impreciso, secondo me. Ora io vorrei aiutarla, voglio raccontarle segreti inconfessabili. Se la sente di scrivere della Santa Sede di cose che nessuno ha mai scritto prima?». Ecco. La storia del mio libro, “Avarizia”, comincia così. Nel giugno del 2014, quando un giovane sacerdote che avevo conosciuto qualche anno prima e che aveva fatto carriera sotto il Cupolone disse che qualcuno «molto in alto» voleva conoscermi.
L’incontro si fa, dopo una settimana. Non sotto un ponte della Tangenziale Est, come nei film. Né dietro una pompa di benzina in qualche viuzza della periferia romana, a notte fonda. Ma in un ristorante dei Parioli. Il monsignore è alto e magro, vestito in abiti borghesi, e comincia a parlare subito dopo che il cameriere ha servito carpaccio di tonno e battuto di gamberi rossi, innaffiati con un Sacrisassi delle Due Terre. «Francesco vuole cambiare tutto, vuole rovesciare la Chiesa come un calzino. La vuole povera e per i poveri. Tu non sai quanti sono i cardinali che sono terrorizzati dall’idea di perdere tutto quello che hanno sempre avuto. Privilegi, potere, ricchezze. Per bloccare Bergoglio faranno di tutto. Ora, tu sai bene che la Chiesa da duemila anni è abituata a lavare i panni sporchi dietro le mura d’Oltretevere. È arrivato il momento di raccontare davvero che c’è dentro il Vaticano, i suoi possedimenti immobiliari e finanziari, i suoi investimenti all’estero, gli sprechi della curia, gli affari e i business. Ora o mai più».

6nov/15Off

L’aiuto di Stato alla Chiesa costa 6,4 miliardi all’Italia

Articolo di Marco Maroni (Fatto 6.11.15)

""Ci sono gli stipendi per i 200 cappellani militari, oltre 10 milioni di euro l’anno, e le relative pensioni commisurate al grado: a fine servizio i generali di corpo d’armata, come il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, maturano quasi 4 mila euro mensili, per un totale di 7 milioni l’anno di spesa. In totale la previdenza pagata dallo Stato italiano ai dipendenti del Vaticano, ai loro familiari e al clero (tramite il Fondo Inps apposito, che non è stato toccato dalla riforma Monti-Fornero e ha un passivo da 2,2 miliardi) ammonta a 85 milioni l’anno.

C’È L’ESENZIONE da qualsiasi tributo verso lo Stato di dignitari e salariati del Vaticano attivi nel territorio italiano, e l’esenzione fiscale e doganale, di sapore medievale, di cui beneficia l’organizzazione cavalleresca, dipendente dalla Santa Sede, Sovrano militare Ordine di Malta: in tutto fanno mancati introiti per il fisco italiano di 45 milioni l’anno. Ci sono 15 milioni di contributi all’editoria e alla stampa cattoliche, compreso il credito d’imposta del 10% sull’acquisto della carta, contributi straordinari come i 5 milioni spesi per la beatificazione di Karol Wojtyla a Roma e i 25 milioni per l’elicottero messo a disposizione di papa Benedetto XVI.

5nov/15Off

Dove va l’8 per mille

Lettere al giornale: Corrado Augias risponde a Paolo Izzo (Repubblica 5.11.15)

""Caro  Augias, non lo dicono soltanto i Radicali, che sul tema proposero anche un referendum, ora è intervenuta la Corte dei conti: la distribuzione dell’8xmille è distorta e la sua maggiore fruitrice (+400% dal 1990) è la Conferenza dei vescovi italiani che, su un miliardo e 300 milioni annui, si accaparra un miliardo netto. Questa cospicua voce delle entrate della Chiesa, con sede amministrativa in Vaticano, non dipende solo (si badi bene) dalle scelte espresse da quattro italiani su dieci, ma soprattutto da chi la scelta di destinazione dell’8xmille non la fa. La somma derivante dalla non-scelta, infatti, non va allo Stato come sarebbe ovvio, è ridistribuita proporzionalmente tra le confessioni più “votate”. Così, la Chiesa del papa con il nome del “poverello” diventa di anno in anno più ricca, non solo di ogni altra confessione che possa partecipare alla “gara”, ma anche dello stesso Stato — il nostro — che mette in palio, senza concorrenza, il succulento premio. Ora che, già da due anni, la magistratura contabile italiana segnala questo “vizio” molto terreno, rimarrà di nuovo inascoltata? Paolo Izzo

IL sistema di distribuzione dell’8 per mille è scandaloso e ingiusto come molti hanno fatto osservare negli anni — compresa questa rubrica. Tanto più diventa scandaloso in una Chiesa che fa spesso un uso distorto di quel denaro.

3nov/15Off

Regalo di stato alla Chiesa

Articolo di Luca Kocci (manifesto 3.11.15) "Favori e abusi, la Corte dei conti boccia ancora il sistema dell’otto per mille. Da quando è entrato in vigore il clero ha incassato oltre 20 miliardi. Nel 2015 solo il 27% destinato a interventi caritativi. I giudici contabili fanno luce su una situazione opaca: tanti spot, errori e irregolarità nei Caf. Verso la Cei l’80% dei fondi pubblici"

""Seve­ris­simo atto d’accusa della Corte dei conti con­tro l’otto per mille. Il prin­ci­pale impu­tato è la Chiesa cat­to­lica, il sog­getto che per­ce­pi­sce oltre l’80% delle somme rac­colte. Ma il dito viene pun­tato anche con­tro lo stato, accu­sato di poca tra­spa­renza, assenza di con­trolli e sostan­ziale disin­te­resse, quasi che il mec­ca­ni­smo dell’otto per mille fosse una sorta di «foglia di fico» per nascon­dere il mec­ca­ni­smo di finan­zia­mento diretto alle con­fes­sioni religiose. Non è la prima volta che i magi­strati con­ta­bili cri­ti­cano il sistema dell’otto per mille — lo scorso anno ad essere giu­di­cato ini­quo era stato il mec­ca­ni­smo della ripar­ti­zione pro­por­zio­nale delle quote non espresse che favo­riva net­ta­mente la Chiesa cat­to­lica -, ma que­sta volta i rilevi sono piut­to­sto pesanti e molto circostanziati.
Il sistema, spiega la rela­zione della Corte dei conti, ha «con­tri­buito ad un raf­for­za­mento eco­no­mico senza pre­ce­denti della Chiesa ita­liana». Da quando è entrato in vigore, la Chiesa cat­to­lica ha incas­sato oltre 20 miliardi di euro, e dal 2002 l’importo si è sta­bi­liz­zato intorno ad 1 miliardo l’anno. Nel 2015, per esem­pio, le sono stati asse­gnati 995 milioni di euro. Buona parte di que­sti fondi (73%) è stata uti­liz­zata per «esi­genze di culto e pasto­rale» (403 milioni, il 40% del totale) e «sosten­ta­mento del clero» (327 milioni, il 33%); una per­cen­tuale minore per gli «inter­venti cari­ta­tivi» (265 milioni, il 27%).

3nov/15Off

Avarizia: “I soldi della carita’ spesi dai monsignori e quelli dei bambini per l’attico di Bertone”

Brani tratti dal nuovo libro "Avarizia" di Emiliano Fittipaldi (Repubblica 3.11.15) "Nel libro del giornalista de L’Espresso, i documenti che raccontano gli ultimi scandali finanziari vaticani."

""Ricchezze sterminate, proprietà immobiliari per quattro miliardi di euro, offerte per la beneficenza che non vengono spese per i più poveri ma ammucchiate in conti e investimenti, o per esigenze dei monsignori di curia. E ancora: fondazioni vaticane dedicate ai bambini malati che investono centinaia di migliaia di euro per ristrutturare la casa di cardinali importanti, imprenditori indagati in Italia che — nonostante l’annunciata pulizia della banca vaticana — ancora nascondono i loro soldi allo Ior, investimenti milionari (da parte del Bambin Gesù, ospedale finanziato dallo Stato italiano e che ha in cassaforte un fondo segreto da 427 milioni di euro) su aziende petrolifere e chimiche Usa come la Exxon e la Dow Chemical. Nel libro “Avarizia” del giornalista de “L’Espresso” Emiliano Fittipaldi, in uscita per Feltrinelli giovedì 5 novembre, si raccontano decine di scandali finanziari vaticani, grazie allo studio di una documentazione riservatissima e a un lungo lavoro di inchiesta giornalistica. Ecco alcuni stralci.