Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

5nov/180

Capolavori. Un viaggio all’inferno con la plebe di Belli

Articolo di Alberto Asor Rosa (Repubblica 5.11.18)

“”Riuniti in quattro volumi gli oltre duemila sonetti del grande poeta romano. La cui opera molti assimilano alla “Commedia” dantesca. Capita talvolta di veder usare dal critico-recensore il termine «monumentale» a proposito di questa o quella impresa libraria. Non credo, però, che questo sia mai stato così adeguato all’oggetto come nel caso che da qui in poi tenterò di descrivere: una «monumentale», appunto, edizione de I sonetti di Giuseppe Gioachino Belli, critica e commentata, a cura di Pietro Gibellini, Lucio Felici, Edoardo Ripari, in quattro giganteschi volumi (nella collana dei «Millenni» Einaudi ). Le dimensioni della pubblicazione sono del resto adeguate a quella dell’opera: si tratta di ben 2.279 sonetti, per complessivi 32.208 versi, più del doppio della Commedia di Dante: opera, del resto, alla quale quella del Belli è stata più volte accostata, assumendo talvolta il titolo, surrettizio, ma non inappropriato, di Commedione.

31ott/180

Un ironico manuale di pratiche

Recensione di Alessandro Giammei (manifesto 31.10.18)  “A proposito di ,Istruzioni per diventare fascisti’, appena pubblicato da Michela Murgia da Einaudi’

“”Se Michela Murgia fosse un uomo, si direbbe che è il più sicuro, il più straordinariamente proficuo erede di Pier Paolo Pasolini. Un autore ircocervo perché al contempo fine letterato e fenomeno mediatico, un localista estremo ed estremista internazionalista, un gramsciano capace di vedere il colonialismo sulla soglia più prossima, cattolico e radicale in eguale eretica misura e galvanizzato dalla perturbante libidine della pedagogia. Invece,per fortuna, questa premiata narratrice d’incanto, mariologa pop, attrice teatrale, impavida stroncatrice virale e amichevole voce di podcast, questa politica militante ed ex-amministratrice di centrali termoelettriche seguìta da oltre duecentomila persone sui social è una donna, ed è pure simpatica. È forse anche per questo che piace a tanta gente che si crede di sinistra, quando al contrario la dovrebbero (la dovremmo) temere.

7ago/180

Fontana, il crociato che “uccide” il voto Cinque stelle

Articolo di Andrea Scanzi (Fatto 7.8.18)

“”Ogni volta che Lorenzo Fontana parla, un elettore del Movimento 5 Stelle muore, o – come minimo – si chiede com’è stato possibile finire al governo con accanto un tizio così. Trentotto anni anche se ne dimostra forse 83, Fontana è nato a Verona. A guardarlo, si capisce subito come l’uomo mangi pane e volpe a colazione: ha sempre lo sguardo di uno che ha letto la biografia di Paperoga, senza però capirne appieno gli snodi. Leghista della prima ora e vicinissimo a Salvini, era già vicesegretario del Movimento Giovani Padani a 22 anni. Consigliere comunale a Verona, eurodeputato nel 2009 e 2014. Nel 2016 è vicesegretario federale della Lega Nord con Giancarlo Giorgetti. L’anno dopo è vicesindaco a Verona. Poi, nel 2018, Salvini lo vuole in Parlamento. Ed è subito leggenda: prima vicepresidente alla Camera e poi Ministro per la famiglia e disabilità, dove ne combina subito più di Bertoldo. L’informazione che detesta il Salvimaio, cioè quasi tutta, lo cerca come nel 2013 inseguiva gli “sciroccati” eletti coi grillini.

29apr/180

Guai ai vincitori

Articolo di Marco Travaglio (Fatto 29.4.18)

“”L’altra sera, a Otto e mezzo, mi è capitata una cosa tanto rara quanto inaspettata: ho imparato qualcosa da un politico. Nella fattispecie, dal presidente del Pd Matteo Orfini. Più lo sentivo parlare e più capivo perché l’unico governo possibile dopo il 4 marzo, quello fra 5Stelle e Pd (l’altro, quello 5Stelle-Lega, è impraticabile per l’indissolubilità del matrimonio fra B. & Salvini), probabilmente non nascerà mai. Almeno finché il Pd resterà quello che è: perché i suoi dirigenti non hanno ancora capito quel che è accaduto il 4 marzo, anzi non si sono neppure posti il problema. Da quattro anni perdono rovinosamente tutte le elezioni – circoscrizionali, comunali, regionali, referendarie e politiche – e non si domandano mai il perché. O, casomai se lo chiedano, si rispondono che non è colpa loro, ma degli elettori che hanno sbagliato a votare. Dunque vanno severamente puniti, nella speranza che capiscano la lezione e la volta successiva imparino a votare meglio.

4nov/170

«Ironie sulla sinistra nel nostro film»

Articolo di Stefania Ulivi (Corriere 4.11.17) “Il Terzo Segreto di Satira, dal web al grande schermo con «Si muore tutti democristiani»”

“”Solo uno dei loro, Andrea Fadenti, è nato nello stesso anno del titolo del quotidiano Il manifesto che hanno preso in prestito per il loro lungometraggio d’esordio, passato ieri a Alice nella città per Panorama Italia. «Non moriremo democristiani» recitava a caratteri cubitali la prima pagina del giornale del 28 giugno 1983. E Si muore tutti democristiani risponde più di tre decenni dopo Il terzo segreto di Satira. Ovvero il collettivo milanese di videomaker — Davide Rossi (1988), Andrea Mazzarella (1986), Pietro Belfiore (1986), Davide Bonacina (1985) e appunto Andrea Fadenti —, insieme registi, sceneggiatori, montatori. «Meglio fare le cose pulite con i soldi sporchi, o cose sporche con i soldi puliti?», è il dubbio che guida i tre protagonisti, gli amici Stefano (Marco Ripoldi), Fabrizio (Massimiliano Liozzi) e Enrico (Walter Leonardi), creativi ricchi di sogni e ideali ma a corto di guadagni.

29set/170

La “Propaganda” di Zoro su La7

Articolo di Andrea Carugati (Stampa 29.9.17) “Faremo satira militante”

“”C’era una volta Gazebo, su Raitre. Da stasera in prima serata alle 21 la banda di Diego Bianchi alias Zoro debutta su La7, in uno studio che sembra un vascello corsaro («Per la prima volta ne abbiamo uno tutto nostro»), ma senza cambiare la formula di successo. Il nuovo nome del programma, partorito dopo un sofferto abbandono di quello originale, è Propaganda Live, la produzione resta Fandango, il primo ospite sarà Roberto Saviano, e la mission quella di una satira militante, non a favore di questo o quel partito, ma come via d’uscita da un «clima generalizzato», da una propaganda che, sul tema degli immigrati, «è diventata a senso unico».
«Quattro anni fa Gazebo era una delle parole chiave della politica, oggi la protagonista indiscussa è la propaganda», spiega Zoro. «Questa estate abbiamo assistito ad una caccia alle streghe contro le Ong, tutti e tre i grandi blocchi politici sono parsi sulla stessa linea», attacca il conduttore. Che risponde con la satira, e con la complicità del direttore di rete Andrea Salerno si inventa una scuola per diventare «bianchi», o meglio italiani. Loro sono i prof, e, insegnando a un gruppo di immigrati, si fanno beffa dei tic italici. Stasera sarà trasmesso anche un reportage di Zoro su una nave di una Ong, realizzato questa estate nel pieno delle polemiche sulla circolare Minniti.

27giu/170

Ma i comunisti non mangiavano i bambini?

Articolo di Stefano Massini sul libro “Dio denaro” (Repubblica 27.6.17) Gallucci, euro 18. Un Marx illustrato per i più piccoli. Traduzione di Norberto Bobbio, introduzione di Luciano Canfora . I disegni sembrano il cortometraggio di un bestiario medievale

“”Comunicazione agli asili: non lasciatevi illudere dal formato delle pagine e dalle immagini coloratissime, perché questo — sebbene travestito da libro per bambini — era e rimane un pericoloso libello dell’infantivoro Karl Marx. Altro che favole della buonanotte. Qui si dà forma scritta all’idea malsana che da oltre un secolo e mezzo turba il sonno ai piani alti del capitale, e cioè che il denaro — creato dagli uomini — ha finito per umiliare gli uomini stessi, facendone un’infinita distesa di schiavi disposti a tutto in nome del codice Iban. Il denaro insomma sarebbe la radice del male, come d’altronde avevano già detto certi marxisti della prima ora come san Paolo nella Lettera a Timoteo. Ma siccome ogni teoria nasce da un nucleo essenziale, varrebbe la pena di leggersi il curioso libro edito da Gallucci, dov’è espresso in fondo il cuore inalterato e potente di quella proliferazione di tomi e di trattati che ha fatto da struttura dottrinaria al socialismo. Scordatevi tutto quello che è seguito, dai bolscevichi alla Bolognina: qui c’è solo un signore di nome Karl che riflette sul denaro. E lo fa in modo folgorante, inducendoci a un paio di intuizioni sul perché abbia ancora senso nel 2017 proporre all’attenzione dei lettori il barbuto orco di Treviri.
Intanto lode sia a chi si è inventato di stampare in questo spiazzante formato le più caustiche parole del vecchio Karl, tratte dai celebri Manoscritti del 1844, e qui inserite a piè di pagina sotto un tripudio di grafica neoespressionista, efficacissima, a firma dell’artista iberico Maguma. E qualcosa già si potrebbe dire sulla fruizione che la trovata ingenera: le parole di Marx (qui tradotte da Norberto Bobbio) scorrono come un commento in voice-over sui fotogrammi di una pellicola. Ed è un cortometraggio visionario, da bestiario duecentesco, in cui un osceno caravanserraglio di ominidi deformi — ora con fattezze da suini, ora trasformati in salvadanaio — sembra ritratto nel VII canto dell’Inferno a spingere macigni o fra pozzanghere d’inchiostro dorato che come metastasi si spartiscono la carta.

11giu/170

Compra il Corbyn che preferisci nei migliori negozi di politica

Articolo di Marco Palombi (Fatto 11.6.17)

“”Fino a giovedì la bambolina “Jeremy Corbyn” nel negozio della politica esisteva in una sola versione: quella di un signore di 68 anni, laburista britannico talmente vecchia maniera da apparire vintage, che proponeva a un Paese – che ha la sua moneta e non accetta vincoli esterni in materia di politica fiscale – antiche politiche di redistribuzione keynesiane. La bambolina non veniva comprata granché visto che Corbyn era pure un sostenitore della Brexit e aveva fatto una tiepida campagna pro-Ue solo costretto dal suo partito (ne seguì un vano tentativo di omicidio di Blair e l’esecrazione dei commentatori nostrani tutti). Da venerdì, però, la “Jeremy Corbyn action figure” esiste in mille versioni. Ogni consumatore può avere la sua:

9giu/170

O semplicemente di destra

Dal blog “Piovono Rane” di Alessandro Gilioli (espresso online 9.6.17)

“”Il dogma secondo cui la sinistra ottiene più consensi spostandosi al centro ha iniziato a scricchiolare molto tempo fa ma non lo avevano capito, o forse non lo volevano capire. Ha inziato a scricchiolare nel 2008, quando Obama ha sconfitto Clinton alle primarie americane e poi è entrato alla Casa Biamca: e nessuno ricorda quanto fosse considerato “un improbabile estremista” Obama quando si candidò alle primarie dieci anni fa. Di nuovo, il dogma ha mostrato di non funzionare più nel 2012, quando Hollande vinse in Francia con un programma molto di sinistra – poi tradito, certo, ma con quello aveva convinto i francesi. E poi alle amministrative italiane tra il 2011 e il 2013 – Pisapia, Doria, Zedda, De Magistris, Accorinti – e mi ricordo ancora Cacciari in tivù a dire sicuro “Pisapia non vincerà mai, viene dagli extraparlamentari e da Rifondazione”.

26gen/170

A otto italiani su dieci serve l’uomo forte (e pure un medico bravo)

Articolo di Alessandro Robecchi (Fatto 25.1.17)

“”I sondaggi parlano chiaro: otto italiani su dieci vogliono l’uomo forte, il leader carismatico, il Capo. Uno che decide, uno così forte che se non sei d’accordo solleva una lavatrice e te la tira in testa, un mix tra Obelix, Zorro e Kim Jong-un, ma pettinato meglio. È un mito divertente, questo dell’uomo forte che comanda da solo, ogni tanto torna su come la peperonata, ma i risultati degli uomini forti sono lì da vedere: non proprio da vantarsi, ecco. L’ultimo uomo forte che ci è toccato andava in giro con quelle facezie degli otto milioni di baionette e dell’Italia inarrestabile potenza, e poi – dopo qualche milioncino di morti – s’è visto, l’hanno beccato che scappava in Svizzera, tragico fantozzismo prima di Fantozzi.