Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

14lug/19Off

Perche’ il potere ha tolto le parole ai nostri ragazzi

Articolo di GianRico Carofiglio, scrittore, ex magistrato, ex senatore (Repubblica 13.7.19)

“”Un numero enorme di ragazzi non è capace di comprendere un comune testo in lingua italiana. È un’incapacità che certo dipende dalle carenze del sistema scolastico ma che affonda le sue radici in un terreno più vasto. Quello della progressiva perdita di senso del dibattito pubblico, dell’esibito disprezzo che taluni politici e talune forze hanno per la responsabilità connessa con l’uso del linguaggio.
Sembra concretizzarsi nel nostro Paese l’inquietante fenomeno che Humpty Dumpty illustra ad Alice in un passo celebre diAttraverso lo specchio.
«Quando io uso una parola» disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante, «questa significa esattamente quello che decido io… né più né meno».
«Bisogna vedere» disse Alice «se lei può dare tanti significati diversi alle parole».
«Bisogna vedere» disse Humpty Dumpty «chi è che comanda… è tutto qua».
Quando si ha a che fare con le parole — dice l’interlocutore di Alice — una cosa sola importa: chi comanda, chi è il padrone.

9lug/19Off

“M. Il figlio del secolo”

Intervista a Antonio Scurati di Guido Calderon (manifesto 23.4.19) “Parla l’autore di «M. Il figlio del secolo» (Bompiani) – che sarà tra gli ospiti del Salone del libro di Torino -, primo capitolo di una trilogia dedicata alla storia del fascismo. «Era giusto che fascismo e nazismo fossero raccontati dal punto di vista delle vittime. Ma ora è venuto il momento di fare i conti con la nostra discendenza dai carnefici». «Il risentimento oscuro delle masse fu il lievito del fascismo cento anni fa e lo è oggi del populismo sovranista. Altri paragoni sono fuorvianti»

“”«In Italia, come in Europa milioni di cittadini sembrano nuovamente pronti a scambiare le loro prerogative democratiche contro una falsa promessa di protezione e sicurezza illiberale e anti-democratica». È un passato che interroga incessantemente il nostro presente quello che Antonio Scurati ha scelto di indagare attraverso un lungo scavo – una trilogia dedicata alla storia del fascismo di cui ha pubblicato il primo capitolo, M. Il figlio del secolo (Bompiani, pp. 838, euro 24) che prende in esame il periodo che va dalla fondazione dei Fasci di combattimento a Milano nel 1919 all’assassinio di Giacomo Matteotti a Roma nel 1924. Un libro importante, un romanzo che dando voce ai protagonisti di quella stagione, a cominciare da Mussolini, e ricostruendo centinaia di episodi e decine di figure sembra illuminare di una nuova consapevolezza un capitolo decisivo della storia italiana. Ponendo interrogativi che più che i fascisti di allora, riguardano la società italiana. Di ieri come di oggi.
Scurati, cosa significa per un romanziere raccontare Mussolini e la nascita del fascismo? Cosa l’ha spinta in questa direzione?

3lug/19Off

Le mani sulla cultura . Attacco al Festival

Articolo di Emanuele Coen (
L’Espresso 30.6.2019) La vittoria della Lega in molte città contagia eventi estivi e rassegne, aprendo scenari imprevedibili. Da Udine a Torino, da Trento a Ferrara, l’ombra del sovranismo sull’Italia che si incontra in piazza” “”Dopo il trionfo elettorale della Lega, la svolta sovranista stravolge la cartina politica dei territori, rompe equilibri consolidati, apre scenari imprevedibili. Dalle piazze e dai social, dominati dal linguaggio aggressivo di Matteo Salvini, il cambiamento ora si sposta sul terreno della cultura e contagia l’Italia dei festival, i mille Comuni che hanno costruito intorno alle proprie rassegne culturali una ricchezza, anche economica, unica in Europa. Con i suoi ospiti prestigiosi e il respiro internazionale, il mondo dei festival rischia di entrare in collisione con il primo partito del Paese e i suoi amministratori locali, che polemizzano con gli organizzatori con toni e accenti diversi – da Udine a Sarzana, da Cividale del Friuli a Ferrara, da Trento a Torino – intervengono su scelte e programmi oppure danno un’impronta “italianissima” come nel caso del Teatro Olimpico di Vicenza. L’ultima disputa riguarda Vladimir Luxuria, storica attivista per i diritti Lgbtqi. Appena nominata direttrice di Lovers, a Torino, festival dedicato ai film sulle tematiche di genere con quasi 35 anni di storia, Luxuria è stata attaccata da Fabrizio Ricca, leader leghista nella città sabauda, uno dei nuovi “superassessori” regionali. «Continu- iamo a vedere nomine nuove, e anche as- sunzioni in vari settori strategici, in una Regione che ha appena cambiato colore politico», ha detto.

30giu/19Off

Gli attacchi al Mibac e l’interesse Lega-Pd

Articolo di Tomaso Montanari e Salvatore (Fatto 29.6.19)

“”In un articolo dal titolo particolarmente spiacevole (Beni culturali, è guerra per bande) apparso ieri su Repubblica, Sergio Rizzo ha ritenuto di dare amplissimo spazio alle feroci censure del soprintendente di Roma, Francesco Prosperetti, contro il suo superiore gerarchico diretto, il direttore generale per le Belle Arti, Archeologia e Paesaggio, Gino Famiglietti, e contro il Segretario generale Panebianco e il ministro Bonisoli. L’oggetto del contendere è la riforma del Mibac, appena approvata dal Consiglio dei ministri e che entra ora in fase di attuazione. Prosperetti attacca la norma che riporta nelle competenze del direttore generale l’apposizione dei vincoli: “Neanche il ministro fascista Bottai aveva osato tanto… la posta in gioco della nuova riforma è lo Stato di diritto, niente di più, niente di meno”. E, aggiunge Rizzo in una frase particolarmente misteriosa, “c’è perfino chi si spinge ad argomentare come questo passaggio possa generare un conflitto costituzionale, aprendo una contraddizione tra l’articolo 9, che tutela il paesaggio, e l’articolo 42 che garantisce la proprietà privata”. I cosacchi, insomma, starebbero per far abbeverare i loro cavalli nei ruscelli della Val di Susa o nei, salmastri, canali di Venezia.

26giu/19Off

Citazioni, I libri

Da “la biblioteca di MicroMega (2)“ del 13.6.19

””Ho degli amici (i libri), la cui società è per me
deliziosissima; sono uomini di tutti i paesi;
e di tutti i secoli, distinti in guerra, in pace
e nelle lettere, facili a mantenersi,
pronti sempre ai miei cenni, li chiamo
e li congedo quanto più mi aggrada;
essi non van mai soggetti ad alcun capriccio,
ma rispondono a tutte le mie domande.””

Francesco Petrarca

24giu/19Off

La parola: maestro

Da L’Espresso 23.6.19, rubrica La parola, scrive Maurizio De Giovanni

””Suo malgrado, perché l’appellativo non gli piace. La prima volta che me lo trovai davanti, col senso di vaga ansia che viene dalla consapevolezza rara di un momento unico, disse: ma quale Maestro,  io Andrea mi chiamo. E invece Maestro, sì, e nessuno come lui, perché le parole sono importanti, le parole sono pietre, come diceva Carlo Levi e come noi, che con le parole ci arrabattiamo, sappiamo bene. Maestro come da dizionario, in tutte le definizioni.
Maestro è chi insegna perché conosce i fondamenti, e lo sanno tutti quelli che a bocca aperta hanno seguito quella voce roca e antica per i vicoli dell’arte drammatica, capendo che il regista è a servizio del testo, l’interprete del sentimento.
Maestro è chi è abile in qualcosa e diventa un modello; lo sanno tutti quelli che sono rimasti folgorati da quella lingua strana e calda, presa dalla strada eppure inventata, magicamente comprensibile a ogni latitudine perché fatta di suoni e di sogni.
Maestro è chi dirige un’orchestra. Lo sanno tutti quelli che restano sospesi tra una storia e l’altra, seduti in un’immaginaria platea a vederlo muovere i fili di Salvo e Mimì, di Fazio e Catarella, di Adelina e Ingrid come fossero oboe e violino, fagotto e arpa, frammenti di un unico quadro frutto di colori e luci.
Maestro è chi dirige un’organizzazione.
La società segreta degli innamorati di quel pianeta, degli ospiti di un mondo intero, completo in ogni sua parte, frutto della mente di uno solo. L’incontro immortale di una serie di finestre aperte su un panorama unico, e la benedizione di poterne fare parte semplicemente tenendo in mano Un librerie.
Maestro è chi coordina il lavoro di molte persone. Chiudete gli occhi e guardate con la mente tutte le facce e le parole, i luoghi e il mare, le epoche e le emozioni che hanno seguito il pifferaio che li ha creati di cuore in cuore, in ogni tempo.
Maestro è chi è capo di una scuola. Il faro nella nebbia, l’oracolo di ognuno di noi, che proviamo goffamente a inventare Monsummano artigiani al cospetto di un Artista immenso. Lui, che ha reso la letteratura di nuovo popolare, riuscendo in un’impresa che sembrava impossibile: portare in libreria centinaia di migliaia di lettori che non sapevano di esserlo.
Maestro, sì. Anche se non gli piace.
Maestro per sempre.

23giu/19Off

In edicola ‘La biblioteca di MicroMega, volume 2’

Da MicroMega online  Giugno‘19 “I classici imprescindibili per il cittadino egualitario e libertario un volume speciale a soli 10 euro. In edicola, libreria, ebook e iPad dal 13 giugno”

“”Quali sono i testi che non possono mancare nella biblioteca ideale di chi sta dalla parte dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia, della laicità? È questa la domanda che MicroMega ha rivolto a una serie di personalità italiane e straniere, nell’ambizioso tentativo di fornire ai lettori delle vere e proprie ‘recensioni d’Autore’ di grandi classici (talvolta sciaguratamente dimenticati) del pensiero libertario, laico e di sinistra. Testi di filosofia, naturalmente, ma anche di letteratura, storia, sociologia, scienze, teatro.
Dopo il grande successo della prima puntata di questa ‘Biblioteca ideale’ di MicroMega – pubblicata in dicembre – la rivista diretta da Paolo Flores d’Arcais offre ai propri lettori un secondo volume in cui troverete:
Edoardo Boncinelli che presenta le “Operette morali” di Giacomo Leopardi; Alessandro Barbero il Rasoio di Occam; Alice Schwarzer “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir; Liliana Segre ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi; Angelo d’Orsi i ‘Quaderni del carcere’ di Antonio Gramsci; Simone Pieranni ‘Gli abiti nuovi del presidente Mao’ di Simon Leys; Maria Mantello lo ‘Spaccio de la bestia trionfante’ di Giordano Bruno; Tomaso Montanari ‘Apologia della storia, o mestiere di storico’ di Marc Bloch; Francesco ‘Pancho’ Pardi il ‘De rerum natura’ di Lucrezio; Alessandro Portelli ‘Storia del popolo americano’ di Howard Zinn; Ginevra Bompiani la ‘Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina’ di Olympe de Gouges; Lucio Baccaro ‘Exit, Voice and Loyalty’ di Albert O. Hirschman; Adriano Prosperi ‘Sopra l’officio della Inquisizione’ di Paolo Sarpi; Włodek Goldkorn ‘La rivoluzione russa. Le cause di una sconfitta’ di Emma Goldman; Telmo Pievani il ‘Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo’ di Galileo Galilei.””

16giu/19Off

Fausto Amodei “In Italia nessuno dice piu’ pane al pane, vino al vino”

Articolo di Marinella (Stampa 15.6.19)

“”Un bel gruzzolo di scrittori e architetti, avvocati e poeti, etnomusicologi, giornalisti e letterati. Un combo torinese. Vivevano del loro lavoro ma coltivavano con tenacia la passione per la canzone sociale, che volteggiava per metafore o faceva le pulci in musica ad Andreotti e Fanfani cantandone le malefatte. Cantacronache nacque come contraltare ostinato alla canzone stupidina che si era andata affermando soprattutto a Sanremo, dove le mamme del mondo erano tutte belle. Qui, invece, si badava ai contenuti più che alla musica. Attivo fra il 1957 e il 1963, il gruppo si era riempito di personaggi eterogenei come Italo Calvino, Franco Fortini, Sergio Liberovici, Emilio Jona, Michele Straniero, Margot, Fausto Amodei; tutti scrutati dall’occhio affettuoso e complice di Umberto Eco. Da loro finirono per discendere anni dopo i cantautori, e se De André si ispirò apertamente alla pacifista Dove vola l’avvoltoio di Calvino per la Guerra di Piero, Francesco Guccini confessò poi non a caso di esser stato influenzato da Fausto Amodei, che fra tutti appare ancora il più moderno, il più vicino alla canzone d’autore che noi conosciamo.

2giu/19Off

Cos’e’ l’acqua? Un aneddoto di Foster Wallace

Dal libro “L’utilità dell’inutile”di Nuccio  Ordine (Bompiani, 2013), riportiamo:

””Ecco perché all’inizio di ogni anno accademico mi piace leggere ai miei studenti un passaggio di un discorso tenuto da David Foster Wallace ai laureandi  di Kenyon College, negli Stati Uniti. Lo scrittore – morto tragicamente nel 2008, a quarantasei anni – il 21 maggio 2005 si rivolge ai suoi studenti raccontando una breve storiella in cui sono egregiamente illustrati il ruolo e la funzione della cultura:

”Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: – Salve , ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Che cavolo è l’acqua?”

Lo stesso autore ci fornisce la chiave di lettura del suo racconto: “Il succo della storiella dei pesci è semplicemente che le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso le più difficili da capire e da discutere”. Come i due pesci più giovani, noi non ci rendiamo conto. di cosa sia veramente l’acqua nella quale viviamo ogni minuto della nostra esistenza. Non abbiamo coscienza, infatti, che la letteratura e i saperi umanistici, che la cultura e l’istruzione costituiscono il liquido amniotico ideale in cui le idee di democrazia, di libertà, di giustizia, di laicità, di uguaglianza, di diritto alla critica, di tolleranza, di solidarietà, di bene comune, possono trovare un vigoroso sviluppo.””

20mag/19Off

Il senso perduto della comunita’

Dialoghi sull’uomo. “Comunità” la lezione di Marco Aime (Sole 19.5.19) “A Pistoia il Festival di antropologia del contemporaneo affronta il difficile tema della convivenza in un’epoca di condivisioni virtuali, di muri e razzismo” 

“”C’era un bambino, che amava sedersi sulla sponda del fiume, dopo un temporale e guardare, con occhi sognanti l’arcobaleno. Un gioco di acque riflesse nel sole, un nastro di pioggia e colori, una seta lunga e sottile dalla vita breve. Il bambino chiudeva gli occhi perché non svanisse nel cielo morbido con il primo sole. Lo guardava specchiarsi nell’acqua senza patria del fiume, un riflesso diviso tra due mondi a metà. Quel bambino divenne uomo e studiò architettura. Si chiamava Mimar Hayruddin e fu lui a pensare che quell’arco doveva diventare realtà, non svanire a ogni sole. Così progettò un arcobaleno di pietra, che unisse le due parti della città: quella musulmana e quella cristiana. Era il 1566 e per ordine del sultano Solimano Mimar costruì quel ponte sulla Neretva, che ancora oggi dà il nome alla città di Mostar, nel sud della Bosnia-Erzegovina. Non so se sia andata davvero così, ma mi piace pensarlo e quel ponte divenne un simbolo: per secoli quel sottile ed elegante arco di pietra che univa due mondi, due modi di pregare dio, due storie diverse fu la testimonianza di come sia possibile convivere nella diversità. Cosí nasce una comunità, dalla volontà di non pensarsi diversi, di volere condividerle spazi e tempi, di pensare insieme a un domani comune.