Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

23apr/170

Lo scippo che affossa il sogno di Cederna

Articolo di Tomaso Montanari (Repubblica 23.4.17)

La post-verità di Dario Franceschini è che l’autonomia del Colosseo non avrebbe ricadute sul governo del patrimonio culturale della Capitale. Ma basta ricordare che giustificò proprio con la sottrazione di quegli introiti l’introduzione del biglietto al Pantheon per capire che non è vero. Come dimostra anche l’aggressiva operazione con la quale il ministro ha sfilato al Comune le Scuderie del Quirinale, siamo di fronte ad una precisa strategia: fare del Collegio Romano il vero centro decisionale della politica culturale romana. Se si aggiunge il fatto che la moglie di Franceschini guida l’opposizione pd in Campidoglio ce n’è abbastanza per innescare uno scontro frontale.
La disarticolazione del patrimonio culturale romano in più centri decisionali e la sostanziale demolizione della soprintendenza sono destinati a incidere in negativo su ogni progetto di fruizione integrata. Lo “scippo” del Colosseo è la pietra tombale sul progetto di Antonio Cederna: un unico parco civico e archeologico che unisse l’Appia ai Fori senza soluzione di continuità.

20apr/170

L’esportazione del patrimonio artistico della nazione e le post verita’ del ministro Franceschini.

Blog di Tomaso Montanari (Repubblica articolo9 19.4.17) “Una risposta per punti ad una lettera del ministro Franceschini in merito al provvedimento sulle esportazioni delle opere d’arte dall’Italia che è prossimo ad essere discusso dal Senato”

“”Qualche giorno fa il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini ha risposto con una lettera al direttore ad un mio articolo su Repubblica.
Non ho avuto la possibilità di replicargli sul giornale. Lo faccio dunque ora: perché il provvedimento sulle esportazioni delle opere d’arte dall’Italia, che era l’oggetto del nostro scambio di vedute, è prossimo ad essere discusso dal Senato. E lo faccio con una certa larghezza: eccezionale per un post di un blog. Ma l’unico modo di replicare efficacemente al cumulo di post-verità (ora è di moda chiamarle così) su cui si basa la narrazione del ministro è smontarne gli ‘argomenti’ pezzo a pezzo.

1. Quali associazioni?
Franceschini afferma testualmente che il testo della norma in questione è “frutto del lavoro di Parlamento, Governo e associazioni”.
L’uso, furbescamente generico, della parola «associazioni» per indicare i soggetti portatori di interessi con i quali il Governo (cioè il ministro stesso) ed il Parlamento (cioè il senatore Andrea Marcucci, primo firmatario del testo dell’articolo in questione) hanno lavorato per mettere a punto il testo dell’articolo 68 del disegno di legge sulla concorrenza, potrebbe lasciar intendere, al lettore distratto, non informato o semplicemente in buona fede, che si tratti delle associazioni che si occupano della tutela del patrimonio storico ed artistico nazionale (come sarebbe naturale attendersi dal ministero che di tale tutela è tenuto ad occuparsi per mandato istituzionale).
E invece no: le associazioni di cui parla il ministro sono quelle professionali dei mercanti d’arte, delle case d’asta, dei trasportatori professionali di opere d’arte, dei legali che li affiancano: è questa la compagnia (riunita in una sorta di cartello, l’Apollo 2) con la quale il ministro ha discusso della modifica delle norme sull’esportazione di opere d’arte dall’Italia. E tutto ciò proprio nello stesso momento in cui gli uffici del ministero da lui diretto denunciavano l’ennesimo caso di esportazione irregolare e di vendita truffaldina, presso la sede di una grande casa d’aste, addirittura di un bene artistico di proprietà dello Stato.

30mar/170

Antiche biblioteche sotto sfratto

Articolo di Tommaso Montanari (Repubblica, 30.3.17)

«Confrontare l’opere con le scritture»: questa fulminante definizione del compito della storia dell’arte si deve a Raffaello. Ed è tuttora verissima: non comprendiamo le immagini senza la conoscenza della loro storia. Nell’Italia di oggi, tuttavia, sembriamo pensarla al contrario. I nostri politici scrivono che quando la bellezza muore «al massimo può essere storia dell’arte, ma non suscita emozione». Così nella scuola l’”arte” e la “creatività” prendono il posto della storia dell’arte. E le biblioteche vengono “mangiate” dalle immagini, mostre, eventi.
Il caso simbolo è quello della biblioteca di un grandissimo storico dell’arte Giuliano Briganti. Diciottomila volumi e 50 mila fotografie che furono saggiamente acquistati dal Comune di Siena e destinati al grande complesso medioevale del Santa Maria della Scala. Era il primo stadio di un progetto ambizioso: qui dovevano arrivare anche i libri di altri storici dell’arte (Giovanni Previtali, Luciano Bellosi, magari anche quelli di Enzo Carli), qui doveva trasferirsi la Pinacoteca della città, qua anche il dipartimento di storia dell’arte: avremmo così avuto un centro di ricerca formidabile. Senza eguali in Italia.

5mar/170

I tormenti di Schiele

Articolo di Leonetta Bentivoglio (Repubblica 5.3.17)

Fu così generosa di capolavori la sua fulminea vita (1890-1918) che Egon Schiele ha conquistato un ruolo di figura-chiave, estrema e avveniristica, nelle arti d’inizio Novecento. Il suo vigore espressionista s’estende molto al di là degli anni che lo videro attivo. E ha un’urgenza perennemente attuale il suo intento di riflettere le brutture e le violenze subìte e inferte dalla natura umana, come ci racconta la mostra dell’Albertina di Vienna, prologo alle celebrazioni del centenario della morte. Ci sono opere che “parlano” soprattutto agli specialisti e a chi conosce le coordinate di un creatore. Quelle di Schiele no, perché coinvolgono l’osservatore in un dialogo profondo che tocca con potenza un immaginario condiviso. I corpi torbidi e le donne nude ed esterrefatte, col sesso esposto e pulsante; le teste fragili e reclinate, con occhi colmi d’interrogativi esistenziali; i ritratti scheletrici e ritorti, come estratti da un martirio; gli amanti avvinti in una spaventosa estraneità reciproca: tutto in Schiele ha il dono di una comunicatività immediata. La sua anti-estetica respira di per sé, sospinta da un senso maledetto della vita, da un rapporto senza filtri con l’inconscio e dal rifiuto di canonici ideali di bellezza. Ciò che gli preme è indagare le lacerazioni di un mondo consunto dalla propria ipocrisia squarciando i veli calati sulle pulsioni sessuali, sulla miseria e la depravazione, e sugli aspetti esausti dell’impero austro-ungarico, che slitta verso un inesorabile “cupio dissolvi”. La parabola dell’artista austriaco copre meno di un decennio, dal 1909 al ’18, come testimonia questa mostra straordinaria, col suo ricco itinerario di disegni, acquerelli, gouache, fotografie. Il viaggio parte dagli esordi di Egon, entrato sedicenne all’Accademia di Vienna, il cui conservatorismo lo disgusta. L’influsso del florilegio curvilineo di Klimt emerge nei primi disegni sinuosi. Ma presto si dirige in un altrove scandito da autoritratti folli e allucinati e da adolescenti secche e perturbanti, scarlatte nella chioma e col cespuglio scandaloso del pube in primo piano. La sterzata espressionista è evidente. Dominano gli ocra, i neri, i rossi e i pallori verdognoli, come nel diabolico ritratto del pittore Max Oppenheimer. Si moltiplicano le assenze: vedi l’acquerello del Violoncellista cui manca lo strumento, indicato solo dalla postura e dalle mani; o il vuoto de L’abbraccio, dove la donna implora un partner che non c’è. Nella Ragazza nuda seduta è la posizione a evocare la sedia, come l’eco di un oggetto perso ma sentito nell’invisibilità.

5feb/170

La grande fuga dai libri. Il 60% degli italiani non legge

Articolo di Linda Laura Sabbadini (Stampa 5.2.17)

“”Meno di metà della popolazione nel nostro Paese legge libri. E per di più la lettura di libri nel tempo libero è in forte calo. Abbiamo perso 3 milioni e 300 mila lettori dal 2010 ad oggi. È un problema serio che va affrontato. Se ci guardiamo indietro nel tempo ci accorgiamo che una certa evoluzione c’è stata, ma che non abbiamo mai brillato nella lettura di libri. All’inizio degli Anni 60 solo il 16,3% leggeva libri. Non possiamo meravigliarci visto che tre quarti della popolazione aveva al massimo la licenza elementare, e l’8% era ancora analfabeta. Il balzo si ha nella seconda metà degli Anni 80, quando la percentuale di lettori più che raddoppia rispetto al 1965. La lettura si tinge di rosa e le donne diventano maggioranza fra i lettori, ed ancor oggi mantengono il primato. Nel 2016, infatti, solo un terzo degli uomini legge libri contro quasi la metà delle donne. E gli uomini stanno ancora sotto di molti punti del livello di lettura delle donne di 20 anni fa. Nel ventennio dopo il 1988, rallenta il ritmo di crescita dei lettori di libri.
È crisi tra i giovanissimi

4feb/170

Un’alleanza contro i predoni della storia

Articolo di Tomaso Montanari (Republica 4.2.17) «Il nostro Paese è tanto ricco di arte non solo grazie alla capacità di crearla, ma anche alla lucidità con cui, lungo i secoli, si è dato leggi che l’hanno sottratta agli interessi privati e al mercato. L’obiettivo del negoziato è reprimere i reati che riguardano opere d’arte libri e reperti».

“”Non sono molti gli ambiti internazionali in cui l’Italia sappia esercitare una leadership: nonostante tutto, è ancora il caso della tutela del patrimonio culturale, e torna a dimostrarlo, in questi giorni, un seminario del Consiglio d’Europa alla Scuola Imt di Alti Studi di Lucca. Al centro della discussione è il negoziato, in corso presso lo stesso Consiglio d’Europa, sui reati penali contro il patrimonio. Un negoziato che già ad aprile sfocerà in una Convenzione internazionale che — una volta ratificata dagli Stati nazionali — renderà più sicuro ciò che abbiamo di più prezioso: musei, scavi archeologici, biblioteche, archivi e molto altro. L’obiettivo — facile da comprendere, ma finora arduo da raggiungere — è definire con gli stessi termini, reprimere con i mezzi più avanzati e possibilmente punire con decisione i tanti modi che esistono prima per rubare, e poi per far muovere da uno Stato all’altro questa specialissima refurtiva: quadri, statue, libri, reperti di ogni tipo. Oggi un’estrema sperequazione di mezzi caratterizza, per così dire, le guardie e i ladri d’arte ( da non immaginare come romantici Lupin: tra loro contano anche i terroristi dell’Isis). L’internazionale del crimine contro il patrimonio usa mezzi sofisticati e ignora ogni confine nazionale, mentre le forze di polizia ( pensiamo ai nostri eroici carabinieri del Nucleo di tutela) e le magistrature che devono combatterla sono frenate da strumenti giuridici antiquati ( pressoché impossibile, per esempio, usare le intercettazioni per reati di questo tipo), rogatorie internazionali interminabilmente lunghe, resistenze sciovinistiche.

4feb/170

De Masi: «Roma? Rimandiamo i 23 mila dipendenti a scuola»

Intervista al sociologo Domenico De Masi di Antonio Sciotto (manifesto 4.2.17) “La città non ha una visione culturale3. Virginia Raggi ha mai fatto uno stage di aziende? La sindaca non ha carisma: perchè non pesca nelle università o tra gli organizzatori dei grandi festival? C’è bisogno di nuove idee: come le pietre del mosaico di Copacabana”

“”«I Cinquestelle hanno ereditato un vero e proprio Sarchiapone: Roma è la città della grande bellezza, ma è caricata di un debito di 15 miliardi. Quindi è complicatissima da governare. Però devi lavorare con quel che hai, e la sindaca Raggi non ha il carisma per farlo, per trainare i cittadini. Io come prima cosa riunirei un trust dei 20-30 intellettuali migliori della città per farmi dare delle idee. E poi metterei su una scuola di formazione per i 23 mila dipendenti del Comune, per aggiornarli e motivarli». Il professor Domenico De Masi, sociologo dell’Organizzazione e del Lavoro, traccia per il manifesto l’analisi dei principali problemi della Capitale.

Cosa manca prima di tutto a Roma? Perché non riesce a essere una grande capitale come tante altre nel mondo?

28gen/170

Promuovere libri e lettura: impareremo a farlo, prima o poi?

Dal sito nuovoeutile.it – teorie e pratiche della creatività (sito online che consigliamo di guardare)

“”Promuovere libri e lettura è importante per mille motivi, e qui su NeU ne abbiamo discusso molte volte. Leggere migliora le singole persone. Leggere – ce lo dicono molte ricerche – stimola il cervello e alimenta il sistema cognitivo. E ancora: leggere narrativa accresce la tolleranza e l’empatia migliorando la metacognizione, cioè la capacità di interpretare e capire quel che pensano, sentono e credono gli altri. Leggere migliora la comprensione della parole e la capacità di usarle, e quindi la capacità di comunicare e di farsi capire: una delle competenze trasversali più importanti, strategica anche in termini di occupazione in questi tempi ipertecnologici. E leggere è una forma di apprendimento permanente.

Migliorando le competenze delle persone, la lettura aiuta a ridurre le disuguaglianze. Accrescendo la comprensione, la lettura accresce la tolleranza. E, quindi, migliora l’intera società.

NON SIAMO PROGETTATI PER LEGGERE. Ma leggere non è per niente facile.

24gen/170

«Nonostante tutto ho fiducia nell’uomo. Intervista a Desmond Morris

Intervista a Desmond Morris di Antonello Guerrera (Repubblica 24.1.17)

“”Desmond Morris non sa che il suo ultimo libro, “Un cervo in metropolitana”, in Italia esce oggi, nel giorno del suo 89esimo compleanno. «Ma davvero?», replica eccitato il grande etologo, artista e studioso inglese dalla sua casa di Oxford. «Che meraviglia. Sa, non avrei mai creduto di poter vivere così a lungo. E mi spiace molto esser arrivato già al capolinea della vita. Me la son goduta, però: non ho mai avuto soldi in banca, ho sempre speso tutto e subito. Ma non potrò resistere per molto, lo so. Quante cose vorrei ancora vedere, quanti paesi e culture non riuscirò mai a conoscere, il Perù, le Galapagos… Che dispiacere non poter più osservare l’umanità, immaginare il suo futuro». E già, chissà che fine faranno le “scimmie nude”, come Morris definì l’umanità nel suo capolavoro del 1967, The Naked Ape, dove descrisse l’evoluzione e «gli esseri umani come se fossi un alieno sbarcato da un altro pianeta». Un approccio rivoluzionario, quale è sempre stato quello di Desmond Morris, proficuo autore di molti altri testi come Lo Zoo umano e La Tribù del calcio. Un maestro irrequieto e irriducibile, che ha studiato e teorizzato la zoologia, l’etologia, la sociobiologia e poi l’arte, il surrealismo.

23gen/170

Se questa e’ cultura umanistica

Articolo di Tomaso  Montanari (Repubblica 23.1.17)

“”Insieme agli altri decreti attuativi della cosiddetta Buona scuola, è appena arrivato alla Camera anche quello «sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività». Per la redazione di questo testo, la ministra senza laurea né maturità Valeria Fedeli si è avvalsa della collaborazione dell’ex ministro, ex rettore, professore emerito e plurilaureato ad honorem Luigi Berlinguer: e il risultato dimostra che il punto critico non è il possesso di un titolo di studio. Sul piano pratico, la principale obiezione al decreto (che tra 60 giorni sarà legge) è che si tratta di un provvedimento a costo zero (art. 17, comma 1): e dunque anche a probabile efficacia zero. Ma, una volta che se ne considerino i contenuti, c’è da rallegrarsene. L’articolo 1 chiarisce i principi e le finalità del provvedimento: «il sapere artistico è garantito agli alunni e agli studenti come espressione della cultura umanistica… Per assicurare l’acquisizione delle competenze relative alla conoscenza del patrimonio culturale e del valore del Made in Italy, le istituzioni scolastiche sostengono lo sviluppo della creatività». Cultura umanistica, creatività e Made in Italy (in inglese) sarebbero dunque sinonimi: per conoscere il patrimonio culturale, la Ferrari e il parmigiano (tutto sullo stesso piano) bisogna essere creativi.