Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

30nov/180

Il genere Dreadlock e libertà il reggae va protetto

Articolo di Ernesto Assante (Repubblica 30.11.18)

“”Il ritmo nato nei Caraibi di Bob Marley diventa patrimonio immateriale dell’Unesco. Un culto sempre coltivato anche in Italia, da De Gregori alla Bertè. Il reggae è libertà». Ci dice una cosa semplice e chiara Loredana Bertè, grande appassionata della musica giamaicana, e interprete di uno dei classici italiani del genere, E la luna bussò. «Sono onorata di aver portato in Italia una musica divenuta poi Patrimonio dell’Umanità», aggiunge, celebrando la scelta fatta dall’Unesco, che ha deciso di inserire il reggae nella sua lista di patrimoni mondiali immateriali dell’umanità, quindi non solo meritevole di promozione ma anche di protezione. Ha ragione l’Unesco, il reggae è qualcosa di speciale, di diverso da tutte le altre musiche: ha un ritmo rallentato, tutt’altro che ansiogeno, in contrasto con i ritmi quotidiani della vita occidentale, un ritmo in “levare” che sembra essere fatto apposta per mettere in sintonia il respiro e il battito del cuore, un ritmo “naturale” che vuole essere filo conduttore di energia positiva tra corpo e cervello. Ed è una musica dai contenuti forti che, come dice l’Unesco, ha contribuito alla presa di coscienza internazionale “sui temi dell’ingiustizia, della resistenza, dell’amore e dell’umanità”.

23nov/180

Il culto malato della normalita’ in psicoanalisi

Articolo di Vittorio Lingiardi (Repubblica 23.11.18) “PsicoanalisiA colloquio con Christopher Bollas”

“”Christopher Bollas è una delle voci più originali e carismatiche della psicoanalisi contemporanea. Ha amici e nemici, questi ultimi considerandolo di indole letteraria, disinvolto nel pluralismo teorico, troppo ispirato e immerso nella sua fede psicoanalitica. Per gli amanti del pop, è l’unico psicoanalista menzionato nella prima serie originale (la migliore) di In Treatment. Nato negli Usa, ma di formazione clinica londinese, ha studiato con Francis Tustin e Donald Meltzer, è stato analizzato da Masud Khan, è tra i curatori dell’opera di Winnicott, ha subito il fascino di Lacan. Per anni ha svolto attività di formazione a Roma, presso l’Istituto di Neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli che, dice, «rimane il miglior centro psichiatrico per bambini che abbia mai visto».

20nov/180

L’eros senza maschio di Leda e il cigno

Due articoli sui ritrovamenti a Pompei (LEGGI DI SEGUITO)

Articolo di Silvia Ronchey (Repubblica 20.11.18) “Storia e leggenda. La fortuna di un simbolo”

“”Ed ecco che a Pompei la sempre imponderabile cabala dei crolli e dei controlli fa riemergere una variante ancora più antica, pittorica, di un episodio amoroso da sempre simbolo, nella storia della pittura e della letteratura, dell’autoerotismo femminile: del piacere che la donna può darsi senza la cooperazione del maschio, anzi, di alcun umano. Nella scultura adrianea, copia di un originale ellenistico, il corpo di Leda, completamente nudo, è contratto nell’amplesso, la mano celata nel grembo premuto alle piume, stretto fra le unghie di un onirico cigno dotato di doppio fallo, dove quello proteso nel lungo collo, cui le labbra si accostano in un’appena dissimulata fellatio, prevale sull’altro che si insinua fra le cosce tremanti — per citare i versi di Yeats — della ragazza che è in piedi e barcolla. Nell’altrettanto esplicito erotismo dell’affresco pompeiano, Leda, i drappeggi dell’abito appena scostati, ancora cinta di diadema e calzari, è abbandonata su una sedia ed è al seno scoperto che si protende il becco del bianco fantasma erotico avvinghiato alle sue cosce. Nelle grandi Lede della storia dell’arte successiva c’è sempre qualcosa di ineffabile dipinto sul viso della donna da cui non a caso nascerà Elena, e con lei la guerra di Troia, e dunque Roma, con la fuga di Enea.

7nov/180

Niente tagli alla cultura? Parole, parole…

Articolo di Vincenzo Vita (manifesto 7.11.18) “Ri-Mediamo. Forse l’attuale compagine «gialloverde» non ha interesse per un incremento della consapevolezza di massa, figlia di istruzione e di diffusione dei saperi. Trionfa l’era della soggezione alla dittatura degli algoritmi su cui si reggono i social. È il momento di rilanciare gli obiettivi della giornata di mobilitazione del 6 ottobre. Contro la macelleria attuata dai governi presieduti da Berlusconi l’iniziativa si fece sentire. E ora?”

“”Non ci si crede. Ma la maledizione dei tagli alle attività culturali non finisce mai. Da quelli ruvidi dell’allora ministro Tremonti in poi, con l’eccezione di Franceschini ma pure lui senza una reale strategia alternativa, la linea recessiva è diventata la normalità. La legge di bilancio, ora in discussione in parlamento, conferma la solita storiaccia. Eppure il ministro Bonisoli aveva esternato tutt’altro, al punto che si era alzata nel settore qualche voce di plauso e si diffondeva un certo ottimismo. Insomma, i patetici discorsetti sui «giacimenti» culturali, il Belpaese, il patrimonio artistico «unico al mondo» sono meno delle chiacchiere da bar. Parole, parole.
Al dunque riemerge la filosofia profonda maturata negli anni dell’egemonia liberista: il mercato è tutto e la cultura è una noiosa spesa e non già un prezioso investimento. Indirettamente produttivo e anti-ciclico. In epoca di crisi economica e finanziaria il rilancio dello stato come «impresario culturale» sarebbe essenziale.

5nov/180

Se il governo ha paura della cultura

Articolo di Dario Olivero (Repubblica 5.11.18)

“”«Quando sento parlare di cultura, metto mano alla pistola». Che lo abbia detto Goebbels come si tramanda o il suo altrettanto devoto collega di partito Von Schirach, la sentenza rende in modo diretto la considerazione che il nazismo aveva della cultura. Altri tempi, altre condizioni, come si affrettano a dire professionisti del distinguo, esegeti delle circostanze, chiosatori di filosofia della storia. Che nel merito del dettaglio trovano sicuramente le loro ragioni e poco importa che dall’America, Brasile compreso, alla Russia alla fu laica Turchia fino alla falda balcanica la forma di governo che si sta affermando assomigli sempre più a una autocrazia sancita dalla sacralità del voto che il termine populismo quasi nobilita. Il governo italiano, molto più che semplice spettatore in questa sfilata dello spirito del tempo, ha tagliato le risorse per la cultura. Senza mettere mano alla pistola ma alle forbici, e non avendo ancora la forza per rivendicarlo, lo ha quasi nascosto sotto un articolo della manovra dal titolo “ulteriori tagli di spesa”. Come raccontato da Repubblica, i tagli riguardano, in questo piuttosto democraticamente, crediti di imposta per librerie, case editrici, cinema, agevolazioni per i musei privati, una drastica riduzione delle assunzioni previste per far fronte alla cronica carenza di personale nei beni culturali e un deciso assottigliamento dei fondi per il bonus cultura degli under 18.

4nov/180

Le fonti «primitive» di Klee

Articolo di Ada Masoero (Sole 4.11.18) “Paul Klee. Alle origini dell’arte. Milano, Mudec Museo delle Culture, fino al 3 marzo. Rassegna di lavori del grande maestro che evidenziano i suoi interessi per l’etnografia e per le civiltà preclassiche e anticlassiche

“”Figlio di due musicisti, Paul Klee (1879-1940) era a sua volta un ottimo violinista, ma anche un poeta e un eccellente disegnatore e incisore, a lungo incerto sulla strada da prendere. Fu solo durante il viaggio in Tunisia del 1914, che fece la sua scelta. Sul diario scrisse che lì, immerso in quella luce, si sentì dominato dal colore: «Non ho bisogno di tentare d’afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Questo è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno. Sono pittore». Se la folgorazione del colore fu per lui inattesa, quel viaggio era invece stato programmato per conoscere da vicino una cultura visiva diversa da quella, forbita, lustra e antiquata, diffusa allora in Europa dalle Accademie. Gli artisti più radicali (quelli che avrebbero dato vita alle avanguardie del primo ’900, ma già qualche pioniere della generazione precedente) andavano in cerca di uno sguardo fresco, non inquinato dalla nostra tradizione.

28ott/180

Apollinaire tra versi e scherzi

Articolo di Giuseppe Scaraffia (Sole 28.10.18) “Anniversari. Il 9 novembre 1918 si spegnevaa Parigi l’estroso poeta, amico di Picasso. Poco prima di morire urlò al medico: «Mi salvi! Ho ancora molte cose da dire!»

“”Era quasi buio quando, il 7 settembre 1911, due poliziotti bussarono alla porta di Guillaume Apollinaire, per fare una perquisizione. Non doveva essere una visita inattesa: il poeta se l’aspettava fin dal 21 agosto, quando qualcuno aveva rubato la Gioconda di Leonardo da Vinci dal museo del Louvre. Benché il quadro non avesse ancora la celebrità che avrebbe ottenuta grazie al furto, la facilità dell’impresa aveva scatenato la stampa contro le forze dell’ordine. Come se non bastasse, un giornalista aveva rivelato l’imbarazzante numero delle opere d’arte sottratte dal museo: 323.
Mentre la polizia setacciava invano tutti gli ambienti, dagli irregolari ai muratori italiani che avevano segnalato per primi la scomparsa, un belga, tale Géry Piéret, era andato al «Paris Journal» per mostrare una statuina iberica da lui sottratta al Louvre. Nessuno ancora lo sapeva, ma Piéret aveva fatto sporadicamente da segretario ad Apollinaire, nascondendo a casa sua altre due statuine prese dal museo prima di rivenderle al grande amico di Guillaume, Pablo Picasso, che se ne era ispirato per le orecchie delle Demoiselles d’Avignon.

24ott/180

Festival della robotica

Comunicato dal sito del festival

“”PISA, ottobre 2018. Quindicimila presenze in città per il secondo Festival internazionale della robotica di Pisa promosso e organizzato da Fondazione Arpa con il sostegno di Regione Toscana, Comune di Pisa, Provincia di Pisa, Università di Pisa, Scuola Normale Superiore di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, Centro di Ricerca “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa, Centro di Eccellenza Endocas dell’Università di Pisa, Irccs Fondazione Stella Maris, Camera di Commercio e Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.
Grande successo, con oltre 5mila presenze in più rispetto alla prima edizione, per quello che è stato il secondo grande meeting internazionale della robotica, della tecnologia, delle macchine e della scienza. 93 eventi, 18 sedi espostivi ed oltre 30 discipline si sono date appuntamento a Pisa che, con la sua area, vanta una delle più alte concentrazioni al mondo di addetti e di attività di ricerca, sviluppo e applicazione di sistemi robotici. La robotica al servizio delle persone nella loro quotidianità, nella medicina, chirurgia e riabilitazione ma anche al fianco del restauro dei beni culturali, dell’arte, della cooperazione umanitaria senza dimenticare gli interessanti convegni in tema di etica, regolamentazione giuridica, filosofia, economia e agricoltura ecosostenibile.
Non poteva che essere Pisa la sede naturale del Festival che “non è più immaginabile riunire in un unico evento di sette giorni – ha detto il direttore organizzativo, il professor Franco Mosca -. Stiamo pensando di spalmare la kermesse in quattro appuntamenti, uno per ogni stagione, per poter conciliare la vastità di discipline, materie e professionisti coinvolti. Il Festival, di elevato livello scientifico, non è una fiera e intende far conoscere a tutti la robotica quale strumento quotidiano al servizio dell’uomo. Forse potevamo immaginare una così elevate partecipazione di persone ma non un così grande straordinario successo, frutto di un grandissimo lavoro di squadra”.
Un bilancio più che positivo per gli organizzatori e i co-organizzatori che, forti di numeri importanti, guardano dunque già all’immediato futuro: 15mila presenze giunte a Pisa appositamente per i 7 giorni di Festival, professionisti, chirurghi, docenti e ricercatori arrivati in città dall’estero, congressi, lezioni, iniziative, spettacoli (solo per Andrea Bocelli e per la serata di beneficenza della Fondazione Arpa tutto esaurito al Teatro Verdi).
Sold out anche per la caccia al tesoro dei robot, droni in voliera e per le iniziative per bambini alla Stazione Leopolda nonché, ovviamente, per “Giacomo Puccini & Andrea Bocelli. Virtuosi e Virtuali”, la serata di beneficenza, condotta dal direttore artistico del Festival, Renato Raimo, che ha visto sul palco il meglio dell’alta tecnologia sublimata in un dialogo tra il tenore pisano e il Maestro Giacomo Puccini grazie agli ologrammi.
“Il Maestro Puccini dall’aldilà mi ha proposto un’opera dedicata alla robotica – ha detto sorridendo Andrea Bocelli al fianco di Franco Mosca -. Non mi sarei mai potuto tirare indietro. Non c’è stato bisogno di convincermi, sono sempre stato al fianco del professor Mosca che è un’eminenza italiana. E’ un onore essere qui, rendermi utile mi rende orgoglioso e poi mi sono divertito moltissimo”.
Successo anche per il Robot Film Festival, la RobotOpera nell’auditorium Enrico Caruso del Gran Teatro Puccini di Torre del Lago, il restauro delle Antiche Navi Romane, la giornata di fotografia con la straordinaria partecipazione di Olivero Toscani, il convegno sulla cooperazione umanitaria col divulgatore scientifico Alessandro Cecchi Paone, e per i dibattiti con Jay Elliot, mentore di Steve Jobs ed ex vicepresidente Applee, svolto in collaborazione con Officine Garibaldi.
Oltre 50 giornalisti e testate nazionali accreditate sono giunte a Pisa per parlare del Festival che è arrivato su tutti i canali di informazione nazionale ed internazionale.
18 le location occupate, 93 eventi, tantissimi gli espositori presenti arrivati da tutta Italia per un Festival che si conferma un’eccellenza scientifica nazionale ed internazionale.””

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17ott/180

Duecentesimo anniversario marxiano

Due articoli (manifesto 17.10.18) LEGGI GI SEGUITO

Karl Marx. Un umanesimo integrale di Donatello Santarone “Pubblichiamo un’anticipazione dall’intervento per la giornata di studi del 18 ottobre, dedicata da RomaTre al filosofo di Treviri”
“”La tensione classica verso il pieno sviluppo della persona umana, presente in Goethe e Schiller, si scontra con la società classista del capitale. Per questo Marx si applica allo studio dell’economia borghese e alla critica della sua presunta naturalità ed eternità. «Tutta questa merda», scriverà ad Engels a proposito dell’economia politica. Comprende lucidamente che solo il superamento del regime della proprietà privata borghese, che determina la miseria materiale e spirituale dei lavoratori, potrà consentire a questi ultimi di riappropriarsi della grande tradizione classica. La lotta per la riduzione dell’orario di lavoro doveva servire proprio a questo, a restituire ai produttori associati tempo e mente per fruire dei più alti prodotti dello spirito.

L’ALTA CONSIDERAZIONE che Marx aveva nei confronti della letteratura traspare in tanti luoghi della sua produzione. Le opere degli scrittori prediletti si depositano nelle sue pagine e gli offrono tipi, rappresentazioni, analogie, metafore, luoghi, linguaggi che entrano in maniera organica nelle sue analisi economiche, storiche, politiche, filosofiche.

8ott/180

Cultura 2030, a Montecitorio presentazione dello studio sul sapere nel prossimo decennio

Da Fatto online 8.10.18 “All’interno di quattro panel, ciascuno dedicato a un preciso ambito culturale (umanistico, sociale, scientifico e virtuale) interverranno anche il direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez, il drammaturgo Moni Ovadia, l’ex magistrato Gherardo Colombo e tanti altri relatori. “Sarà un dialogo ricchissimo, da cui verrà fuori con chiarezza uno scenario sul futuro della cultura che senza la ricerca oggi non avremmo a disposizione”, ha detto il sociologo Domenico De Masi, che ha condotto i lavori”

“”Uno studio sull’evoluzione della cultura nel prossimo decennio. I risultati di Cultura 2030, la ricerca previsionale affidata a un team di 11 esperti guidato dal sociologo Domenico De Masi, saranno presentati martedì 9 e mercoledì 10 ottobre a Montecitorio, nella Nuova auletta dei gruppi parlamentari. All’interno di quattro panel, ciascuno dedicato a un preciso ambito culturale (umanistico, sociale, scientifico e virtuale) interverranno il direttore del fattoquotidiano.it Peter Gomez, il drammaturgo Moni Ovadia, l’ex magistrato Gherardo Colombo e tanti altri relatori. “Sarà un dialogo ricchissimo, da cui verrà fuori con chiarezza uno scenario sul futuro della cultura che senza la ricerca oggi non avremmo a disposizione”, ha detto De Masi.