Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

11feb/180

La cultura senza piu’ difese

Articolo di Tomaso Montanari (Fatto 11.2.18) “La Costituzione “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” ma prima i governi di Berlusconi e poi il centrosinistra hanno cancellato il principio a favore di logiche liberiste – Addio all’articolo 9

“”Se proviamo a tracciare una storia dell’attuazione dell’articolo 9 della Costituzione dobbiamo riconoscere che il primo momento – quello della difficilissima sfida della ricostruzione postbellica del patrimonio culturale – rappresenta il punto più alto di una curva poi sempre in discesa. Una curva che non tornò a riprendersi nemmeno con l’infelice nascita del ministero per i Beni culturali (1975), che poi iniziò a precipitare con le privatizzazioni neoliberiste dei primi anni Novanta, di e che si è quindi definitivamente inabissata con le ‘riforme’ del ministro Dario Franceschini (2014-16). In questa lunga storia di non-attuazione si possono distinguere due diverse fasi.

26gen/180

Pensare alla pedagogia come lotta egemonica

Articolo di Donatello Santarone (manifesto 26.1.17) “Un volume di Massimo Baldacci edito da Carrocci, “Oltre la subalternità. Praxis e educazione in Gramsci”

“”Il libro di Massimo Baldacci, Oltre la subalternità. Praxis e educazione in Gramsci (Carocci, pp. 276, euro 27), riempie un vuoto di conoscenza sul pensiero pedagogico di Antonio Gramsci che durava, in Italia, dagli anni Sessanta-Settanta, da quando cioè su tale questione apparvero i primi fondamentali studi di Urbani, Manacorda e Broccoli (seguiti poi da quelli di Ragazzini). Massimo Baldacci, docente di Pedagogia generale all’università di Urbino, parte da questa importante tradizione di studi per riproporne l’eredità più feconda ma anche per introdurre con maggior vigore un nesso fondamentale tra tutto il pensiero di Gramsci interamente innervato dalla filosofia della praxis, cioè da una originale e creativa forma di marxismo, e la dimensione pedagogica, che è politica e culturale, del suo pensiero. Il tutto per rispondere a una cruciale domanda educativa del presente: come fare per liberare la mente dalle scorie nocive del pensiero neoliberale che penetra nella forma di un suadente senso comune che rende passivi e docili i soggetti.

26gen/180

Chiamami col tuo nome

Due articoli sul nuovo film dinLuca Guadagnino. LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Giulia D’Agnolo Vallan (manifesto 25.1.18) “La libertà e la leggerezza del desiderio” Al cinema. Dopo le quattro nomination agli Oscar arriva nelle sale italiane, «Chiamami col tuo nome» di Luca Guadagnino. Racconto di formazione raffinato e palpitante, l’attrazione tra un giovane e uno più grande

“”Calda, colta, sensuale, palpitante discoperta – la splendida texture della lunga estate lombarda di Luca Guadagnino aveva conquistato il Sundance Film Festival esattamente un anno fa. In questi dodici mesi, dopo una tappa a Berlino e forte di una distribuzione americana formidabile al gioco spietato e massacrante degli Awards, come la Sony Classics, ancor prima di arrivare in Italia, Chiamami col tuo nome (Call Me By Your Name), ha conquistato quattro nomination agli Oscar, il pubblico e la critica internazionali (il film miglior del 2017, secondo il Guardian), al punto che si sta persino parlando di sequel in cui ritornano gli stessi personaggi, nella vena degli Up, diretti da Michael Apted, e del ciclo truffautiano dedicato ad Antoine Doinel. Con questo adattamento del romanzo di Andrè Aciman, cosceneggiato insieme a James Ivory, Guadagnino adatta i tempi del suo cinema all’agiato, raffinato, rituale estivo della famiglia Perlman, fatta di un papà archeologo (Michael Stuhlbarg), una mamma francese (Amira Casar) che ama la poesia tedesca e del loro figlio diciassettenne Elio (Timothee Chalamet).
Parte di quel rituale, condito di Heidegger, Montaigne, Bach, succo d’albicocca fresco e interminabili gite in bicicletta, è la presenza – nella grande casa di campagna del cremasco, piena di libri, di porte, di luoghi segreti, letti disfatti e di conversazioni intelligenti – di un ricercatore che, ogni estate, per sei settimane, aiuta il professore nei suoi studi. Elio, costretto a cedergli la sua stanza da letto, lo chiama l’usurpatore.

22gen/180

Bruno Zevi architettura, giustizia e liberta’

Articolo di Francesco Erbani (Repubblica 22.1.18)

Cento anni fa nasceva il grande intellettuale che seppe unire l’impegno politico e l’estetica. Mettendo l’arte alla base dell’antifascismo e condannando sull’Espresso il degrado urbanistico e morale del Paese Odio l’accademia, il classicismo, la simmetria, i rapporti proporzionali», scrive Bruno Zevi in quel singolarissimo diario intellettuale che è Zevi su Zevi, pubblicato nel 1993 e che aveva come sottotitolo. Architettura come profezia. Lo storico e critico dell’architettura, di cui ricorre oggi il centenario della nascita (che sarà celebrato con una mostra al Maxxi di Roma, con diversi convegni, compreso uno ad Harvard, e con la riedizione di molti suoi libri), così proseguiva elencando fra gli oggetti della sua avversione «le cadenze armoniche, gli effetti scenografici e monumentali, la retorica e lo spreco degli “ordini”, i vincoli prospettici». E concludeva con un «Per loro». “Loro” sono «i morti di Giustizia e Libertà, del Partito d’Azione, della Resistenza che si fondono con i sei milioni dei campi di sterminio».

27nov/170

Stefano Rodota’ il teatro e’ la polis

Articolo di Fabrizio Gifuni (Repubblica 27.11.17) “Credeva necessario battersi ogni giorno per difendere l’idea che tutte le forme di espressione artistica fanno parte del tempo unico della vita. Sapeva che la nostra esistenza ha bisogno tanto dello slancio indispensabile dell’utopia quanto della sua traduzione in ciò che è possibile fare. Fabrizio Gifuni racconta la passione del giurista per l’arte scenica considerata cruciale per un’esperienza comunitaria, luogo di conoscenza e di democrazia””

“”Attraversava con l’innocenza di un fanciullo i rischi della convivenza e della modernità, senza mai averne paura. La vita prima delle regole, appunto.
Quando tutto sembrava nebbia e palude, il suo sguardo acutissimo e sorridente sapeva sempre illuminare una rotta, un compito. La sobrietà era uno dei suoi tratti identitari più riconoscibili. Vinceva il tempo, gli anni, attraversava le generazioni, sorprendeva per il suo essere spesso il più giovane di tutti, anche quando stava in mezzo ai ragazzi. Il più bello dei frammenti di Eraclito dice: «La vita è un fanciullo che gioca, che sposta i pezzi sulla scacchiera. Il Regno di un fanciullo». Non si potrebbe dir meglio. Stefano sapeva giocare con il diritto con la massima serietà con cui giocano i fanciulli.

12nov/170

Ripudiata, maga, assassina, Medea nel prisma del mito

Articolo di Maria Jennifer Falcone (manifesto 12.11.17) “Mitologia classica. Giuseppe Pucci, in un volume monografico Einaudi uscito nella collana diretta da Bettini, ha selezionato le tappe-chiave, da Euripide a oggi, di un personaggio antropologicamente complesso”

“”Quando, nel terzo secolo a.C., il poeta Ennio portò per la prima volta sulle scene romane la storia di Medea, su quel palcoscenico provvisorio (il primo teatro in pietra, quello di Pompeo, fu costruito solo molto dopo) la maga della Colchide, rivolgendosi al coro di donne di Corinto come nel modello euripideo, le chiamava matronae e optumates, e parlava loro usando concetti tipici della mentalità romana (la patria, il vincolo del matrimonio, il ruolo della donna, i temi del destino e della libertà individuale). Quel racconto lontano rinasceva a Roma, ne assorbiva la cultura per trarne nuova linfa. È quello che succede ogni volta che un artista decide di dare voce al mito: esso prende vita, e parlando di sé ci racconta molto della civiltà che lo ha accolto e rielaborato. Nel nuovo titolo della serie «Mythologica» Einaudi: Maurizio Bettini e Giuseppe Pucci, Il mito di Medea Immagini e racconti dalla Grecia a oggi («Saggi», pp. XI-321, € 30,00), sono descritte alcune delle numerose rinascite di questo mito (più di quattrocento) che ha affascinato gli antichi e continua a turbare i moderni. Come accade in tutti gli altri volumi della collana (dedicati di volta in volta a Elena, Narciso, Edipo, le Sirene, Circe, Enea, Arianna), il libro inizia con un racconto scritto da Bettini.

5nov/170

Reggio Emilia. Kandinsky-Cage, sonata a colori

Articolo di Martina Mazzotta (Sole 5.11.17) “Nel XX anniversario della Fondazione Palazzo Magnani, una mostra indaga il rapporto tra musica, arte e spirito”

“”La musica si vede? Cosa succede quando un pittore, uno scultore, vogliono superare i limiti dello spazio, della simultaneità e estendere la propria opera nel tempo, facendola vibrare magicamente nel nostro spirito, così come solo la musica sa fare?
Per scoprirlo occorre visitare la mostra Kandinsky?Cage. Musica e Spirituale nell’arte. La freccia nel titolo indica la direzione per compiere un viaggio polisensoriale attraverso un capitolo importante della storia dell’arte. Arte-musica-spirito si allineano in un percorso che, oltre ai maggiori nuclei dedicati ai due artisti nel titolo, presenta le opere e le vite di protagonisti dell’arte e della musica che con loro si sono venute a intrecciare.

11set/170

Tra estasi e follia i 100 anni dell’avventura novarese del poeta Dino Campana

Articolo di Marcello Giordani (Stampa, 11.9.17)

“”Uno che dedica una poesia a una montagna e a una cupola non può che essere matto, e come tale va incarcerato. Pensato, detto e fatto esattamente cento anni fa a Novara, vittima Dino Campana, il «poeta maledetto», misconosciuto in vita e riscoperto con mezzo secolo abbondante di ritardo come uno dei grandi autori della letteratura italiana del Novecento. È il 1917, la Prima guerra mondiale è agli sgoccioli. Campana, toscano dell’Appennino di Marradi, è un genio incompreso, un caratteraccio che non accetta le mezze misure, scottato dagli intellettuali raffinati fiorentini del Caffè delle Giubbe Rosse che gli hanno perso il manoscritto su cui aveva raccolto le poesie che confluiranno nei «Canti orfici»; ustionato dall’amore perché la passione per la scrittrice Sibilla Aleramo, una relazione «appassionata e delirante», è finita, ma il poeta non sa rassegnarsi. Senza soldi, col cuore a pezzi, va alla ricerca della donna amata. Il 10 settembre ha ricevuto a Marradi una lettera spedita dalla Aleramo dalla «Pensione Alpi, Ca’ di Ianzo, Novara». Prende il primo treno per il Piemonte ma il viaggio va a vuoto. La scrittrice ha già lasciato l’albergo.

11set/170

Il creatore di mostri. Intervista a Guillermo del Toro

Il creatore di mostri. Intervista a Guillermo del Toro di Valerio Cappelli (Corriere 11.9.17)

“”Il Leone d’oro Guillermo del Toro è appena uscito dal labirinto della sua creatività dark affollata da strane creature. La bonomia apparente, gli occhialini tondi da professore celano montagne russe di fantasie gotiche. Nel suo «c’era una volta» c’è sempre un fantasma che bussa alla porta: si apre e si entra in un mondo oscuro, affascinante. A Venezia per una volta è stato rispettato il pronostico: ha vinto The Shape of Water (dal 15 febbraio nelle sale col titolo La forma dell’acqua ). Del Toro era alla sua prima volta alla Mostra. Il grande pubblico ha visto quest’omone commuoversi e ha cominciato a conoscerlo, ma è un regista molto apprezzato: nel 2007 con il fantasy Il labirinto del Fauno vinse tre Oscar e tre nomination. Continua l’onda lunga del Messico che ha conquistato Hollywood, Cuarón, Iñárritu, del Toro. I tre sono amici, si influenzano a vicenda.
Lei è il più visionario: effetti speciali e una poetica umanissima.
«Ho cominciato dal make-up designer perché nessuno riusciva a realizzare ciò che avevo in mente. La favola è il modo migliore di raccontare le cose».

10set/170

Grazie a un accordo con la Crusca il dizionario Battaglia sbarca sul web

Da La Stampa 10.9.17

“”Martedì alle 12, presso l’Accademia della Crusca, a Firenze, sarà firmato uno storico accordo che consentirà la consultazione gratuita via web del Grande Dizionario della Lingua Italiana Utet. L’opera lessicografica monumentale, contenente 21 volumi da 22 mila 700 pagine, e di fondamentale importanza per lo studio e la conoscenza della lingua italiana, è nota agli studiosi di tutto il mondo come dizionario Battaglia, dal nome del suo fondatore. Frutto di 40 anni di lavoro, dal 1961 al 2002, sotto la direzione prima del filologo Salvatore Battaglia e poi del critico letterario Giorgio Bàrberi Squarotti, grazie all’accordo tra Utet e Accademia della Crusca, il Battaglia è il più grande vocabolario della lingua italiana mai portato a compimento nel nostro Paese e di eccezionale importanza in particolare per la storia della lingua letteraria. Si tratta infatti di una raccolta imponente delle parole usate dagli scrittori italiani dalle origini della lingua fino al Novecento. Il Battaglia documenta i lemmi con milioni di citazioni tratte da 14 mila opere di oltre 6 mila autori.”"

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