Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

7ago/180

I canti di donna contro i demoni perche’ l’Europa e’ femmina

Articolo di Paolo Rumiz (Repubblica 7.8.18) “Nell’abbazia di Viboldone, dove gli aerei su Linate e il traffico cercano di penetrare il silenzio millenario, vale ancora la regola: “Ascolta l’altro””

“”VIBOLDONE (LOMBARDIA) Il secondo, sorprendente registro sonoro del viaggio è il rombo degli atterraggi su Linate. I jet sorvolano uno dopo l’altro l’abbazia femminile di Viboldone, che una volta era campagna e oggi è periferia di Milano. Sembra lo facciano apposta. Pare che tutta la modernità si coalizzi contro quest’isola di pace, per estirparne il silenzio. Perché non ci sono solo gli aerei. Da un lato hai il fiume di macchine e camion dell’Autostrada del Sole, dall’altro le Frecce rosse dell’alta velocità. E poi la via Emilia, e le rotonde, e i tralicci incombenti dell’alta tensione, e lo sgommare della malavita di periferia che si sveglia di notte, e gli ingorghi attorno a cubo blu dell’Ikea e altre cattedrali del consumo.
Incastrato fra gli ultimi condomini della metropoli e le prime risaie, il campanile del monastero perfora il cielo basso, carico di pioggia, come una torre di guardia. Solo che non hai orde islamiche che assediano l’abbazia. Lo smantellamento dell’invisibile ce lo siamo inflitto da soli. Eppure il sacro, che diresti annichilito dalla macchina del consumo, ti fulmina appena entri nella navata medievale coperta di affreschi di epoca giottesca. Sei salito su una scialuppa di salvataggio, sei stato accolto.

4ago/180

Silvano Agosti: «Sono le immagini a scegliere me»

Recensione di Mariangela Mianiti del nuovo film di Silvano Agosti “«Ora e sempre riprendiamoci la vita»” (manifesto 4.8.18) “Cinema. il film del regista a Locarno 71, dieci anni italiani dal 1968 al 1978. Scene di massa e interviste a testimoni e protagonisti fra cui: Dario Fo, Franco Piperno, Pietro Valpreda”

“”LOCARNO. Non celebrare, ma far rivivere. Non ricordare, ma mostrare l’infinito possibile. Non seminare nostalgia, ma spingere a dirsi si può fare ancora, e ancora, e ancora finché l’umano vincerà sul non umano. Questa è l’essenza di Ora e sempre riprendiamoci la vita, l’ultimo film di Silvano Agosti presentato nella sezione Fuori concorso al Festival di Locarno, prodotto da Edizioni l’Immagine e distribuito dall’Istituto Luce Cinecittà che da fine settembre lo porterà in tutte le sale italiane. Composto da uno straordinario montaggio di immagini girate per la maggior parte dallo stesso autore, Ora e sempre è più di un documentario, è un racconto del desiderio realizzato e di nuovo realizzabile.

3ago/180

Silvano Agosti “Il fondamento del ’68 non si potra’ cancellare”

Articolo di Roberto Nepoti (Repubblica 3.8.18) “Al Festival di Locarno il documentario “Ora e sempre” che il regista ha dedicato al decennio 1968-1978

“”LOCARNO Il titolo Ora e sempre — riprendiamoci la vita non lascia dubbi: quello di Silvano Agosti, presentato fuori concorso a Locarno, è un film militante.
Come poteva non esserlo, del resto, conoscendone l’autore? Classe 1938, Agosti ha partecipato agli eventi in prima persona, filmando i Cinegiornali del movimento studentesco, il documentario Brescia 74 strage di innocenti e tanto altro; compresa una fitta serie d’interviste a personaggi della politica e della cultura che, assieme a rari materiali d’epoca, contribuiscono a dar corpo al nuovo film. Diversamente dai programmi di storia per la tv, Agosti non si limita a elencare i fatti: dà loro una forma significante attraverso il montaggio (che a suo tempo studiò all’Istituto del cinema di Mosca), per sviluppare il discorso che gli sta a cuore.

3ago/180

Tra faggi e castagni monumentali risuona la poesia di Dino Campana

Articolo di Tiziano Fratus (Stampa 3.8.18)

“”Da diverso tempo rifletto sul significato della restituzione. Cosa noi siamo in grado di restituire di tutto quel che ci viene donato istante dopo istante, incontro dopo incontro? Veniamo educati a prendere, ad accumulare. Quel modesto percorso di riconciliazione con la natura che conduco nella mia solitudine, e talora tento di condividere con articoli, poesie, libri – i silvari – e meditazioni accompagnate nei boschi, nei giardini storici, negli orti botanici, è un tentativo di adottare uno stile di vita sobrio, quasi monastico. In questi mesi ho innestato un nuovo rito, invero antico quanto le tavole delle Leggi: visitare un grande albero portando qualcosa – un seme, una foglia – e restare ad ascoltarlo, donando e restituendo, per quanto singolarmente possibile.
I castagneti di Marradi Tornando in Toscana per l’ennesimo anno mi sono chiesto cosa avrei potuto fare e mi sono deciso: riportare la voce della poesia di Dino Campana nelle sue terre, le terre che l’hanno partorito, nutrito, dannato e accompagnato sull’orlo della pazzia. Ero già stato in visita ai castagneti di Marradi. Avevo avuto modo di sbirciare i luoghi rimasti legati alla storia umana del poeta. Oltre alle poesie, resta un diario di viaggio, una passeggiata meditativa che fece fino al santuario della Verna, uno dei luoghi francescani per antonomasia, laddove è conservato un saio del santo, forse l’ultimo indossato. Era l’inizio dell’autunno del 1910, un viaggio che prima o poi cercherò di ripercorrere, attraverso il Mugello.

17lug/180

Il vero Freud e la psicoanalisi parola per parola

Articolo di Vittorio Lingiardi (Repubblica 17.7.18)

“”Cosa disse effettivamente dell’omosessualità? E della cultura americana? E qual è il significato reale di alcuni termini-chiave? Sarà presto disponibile in lingua inglese la nuova edizione integrale della sua Opera omnia. Le bozze sono corrette, i nuovi indici analitici sono redatti. Dopo qualche falso allarme (doveva uscire nel 2014) la nuova edizione inglese dell’opera freudiana presto sarà nelle nostre biblioteche. Il nome ufficiale dei 24 volumi è Revised Standard Edition of the Complete Psychological Works of Sigmund Freud. Si abbrevia in RSE e sarà affiancata dai 4 volumi dei Neuroscientific Works. Chi si è preso la briga di revisionare la Standard Edition ( SE) curata più di mezzo secolo fa da James Strachey per la Hogarth Press e tanto lodata da Anna Freud? Chi si è fatto carico di questa fatica immensa? Mark Solms, psicoanalista sudafricano e professore di neuropsicologia all’Università di Città del Capo. Lo conosciamo perché ha scritto, con Oliver Turnbull, un libro affascinante, Il cervello e il mondo interno, e perché ha fondato una nuova disciplina, la neuropsicoanalisi. Proprio per questo alcuni clinici, poco inclini alle neuroscienze psicoanalitiche, lo considerano un collega un po’strano con la passione per la fisiologia e l’anatomia cerebrale. Argomenti che invece non dispiacevano a Freud, il quale nasce neurologo e, con il Progetto di una psicologia del 1895, tentò di immergere la nascente psicoanalisi nelle neuroscienze dell’epoca.

29giu/180

“Subito una legge sul libro: ministro, partiamo da qui”

Intervista a Giuseppe Laterza di Silvia D’Onghia (Fatto 29.6.18) “L’editore: “Siamo stati snob e frammentari Bonisoli ha ragione: cerchiamo i giovani puntando alla qualità””

“”“Le dico subito una cosa: è finito il tempo in cui gli attori dell’industria culturale potevano permettersi di essere frammentati. Così facendo abbiamo perso tante occasioni. Ora credo che sia arrivato il momento di preservare l’intera filiera con una legge sul libro”. Giuseppe Laterza raccoglie la sfida del neo-ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, che mercoledì dalle pagine di questo giornale ha lanciato l’idea di una maggiore collaborazione tra pubblico e privato per incrementare la lettura, soprattutto tra i ragazzi giovani: “È giusto dare agevolazioni ai ragazzi per abituarli a consumare cultura – aveva detto, riferendosi in particolare alla App 18, cioè il bonus di 500 euro per i 18enni –, ma mi piacerebbe chiamare a raccolta la stessa industria culturale con investimenti generosi”.
Laterza, è un appello che si sente di raccogliere?
Se la sua idea è chiamare a una responsabilità pubblica gli attori della filiera, trovo che sia giusta. Gli editori in parte già lo fanno: pensi ai Saloni, non ci guadagniamo ma promuoviamo la lettura.

24giu/180

Le biblioteche sono un tesoro

Internazionale 22.6.18 (Da The Guardian, Regno Unito)

C’è qualcosa di unico e prezioso in una biblioteca pubblica. Le biblioteche sono una delle basi della civiltà. Permettono ai vivi di dialogare con i morti, e questo tiene in vita una cultura. Ascoltiamo la voce degli autori del passato, e nei loro testi ritroviamo le nostre preoccupazioni. Quando saremo morti, altri parleranno dei libri che sono nati da questo rapporto. Ma per gran parte della storia umana le biblioteche sono state un bene privato. La cultura era inaccessibile alle famiglie che non possedevano libri. La biblioteca pubblica, una delle grandi innovazioni dell’epoca vittoriana, ha cambiato le cose. La povertà o l’ignoranza dei genitori non potevano più imprigionare la curiosità di un bambino. Tutti potevano leggere tutto, o quasi. Era un loro diritto. Questa idea è ancora viva in alcuni paesi, ma nel Regno Unito sta soffocando. Con i tagli ai fondi pubblici le biblioteche sono state colpite senza pietà. Hanno perso libri, personale e ore di apertura. Più di quattrocento biblioteche e 140 biblioteche mobili sono state chiuse.

24mag/180

Gli italiani non si informano

Articolo di Annamaria Testa (nuovoeutile 21.5.17)

“”Gli italiani non si informano. Non lo fanno nemmeno su internet: sono infatti gli ultimi in Europa per la lettura di notizie online. La quale continua a decrescere di anno in anno, con ogni probabilità anche a causa dell’introduzione dei paywall (i sistemi che obbligano a pagare qualcosina per accedere a contenuti di qualità in rete).
INFORMAZIONE IN RETE, A dire che gli italiani non si informano è l’Ansa, citando l’ultimo rapporto della Commissione UE sullo sviluppo digitale. Il rapporto prende in esame diverse aree, ma quello che qui ci interessa è il capitolo 3 (pagina 8) che riguarda l’uso dei servizi internet. Dunque: usiamo la rete più o meno in media con gli altri cittadini europei per cercare musica, video e giochi, per fare videochiamate e per frequentare i social network.
La usiamo meno degli altri per accedere ai servizi bancari o per comprare cose. La usiamo molto meno degli altri per leggere notizie. Del resto, per rendersi conto di tutto ciò basta fare un giro in metropolitana e sbirciare quanto appare sugli schermi degli onnipresenti telefonini.
QUOTIDIANI E LIBRI. Ma, ormai è noto, non leggiamo notizie nemmeno sui quotidiani di carta, che negli ultimi dieci anni hanno, secondo il Censis, perso un quarto dei loro utenti. Soltanto una minima frazione dei quali è passata alla lettura online.

13mag/180

Suprematismo, scuola di provincia

Articolo di Davide Racca (manifesto 13.5.18) “A Parigi, Centre Pompidou, “Chagall, Lissitzky, Malévitch… L’avant-garde russe a Vitebsk, 1918-1922″. In mostra il cruciale incontro-scontro, nella cittadina della periferia russa, tra Chagall da una parte, Malévitch e Lissitsky dall’altra, tutti impegnati come insegnanti

“”PARIGI Nel novembre 1919 Kasimir Malévitch si lascia alle spalle Mosca, esacerbata dalla guerra civile, per raggiungere la più tranquilla città di provincia di Vitebsk, all’epoca periferia della Federezione Russa, oggi in area bielorussa. Ad attenderlo c’è un atelier e le iscrizioni aperte al suo nuovo corso di pittura presso la Scuola Popolare d’Arte da un anno inaugurata e diretta da Marc Chagall. Il trait d’union tra Malévitch e Chagall è l’artista, architetto di formazione, Lazar Lissitzky (detto El Lissitzky), che è impegnato a insegnare architettura, disegno e stampa nella stessa scuola. Benché influenzato della poetica chagalliana, Lissitzky è da tempo interessato al lavoro di Malévitch, con cui intrattiene una fitta corrispondenza già da diversi mesi. Lo incontra a Mosca, in missione per recuperare dei materiali didattici. Malévitch versa in condizioni difficili, vive in una dacia non riscaldata fuori della capitale che può raggiungere solo a piedi. La moglie è incinta ma anche l’astrazione pura suprematista è gravida di futuro. Lissitzky lo invita a raggiungere la più tranquilla e meglio vettovagliata città di provincia, dove la neonata Scuola di Chagall, aperta a tutti i fronti dell’arte, è pronta ad accoglierlo. Malévitch si lascia convincere e con la moglie segue Lissitzky che si offre di aiutarli nel penoso ma necessario trasbordo.

6mar/180

Fare i conti con i festival

Articolo di Stefano Bartezzaghi (Repubblica 12.11.17)

“”Di queste città non rimarrà che l’evento che le attraversa”. Basta una minima deformazione, la metamorfosi del “ vento” originale in un non meno incorporeo “ evento”, per guastare la poesia del celebre verso di Bertolt Brecht e, in prosa, dire qualcosa su noi stessi e il nostro tempo. Sì, perché l’associazione ormai quasi automatica fra nomi di luoghi e materie ( Mantova: letteratura; Sarzana: mente; Trento: economia; Modena: filosofia; Genova: scienza; etc.) è il prodotto di un lavorio ormai ventennale, che ha conferito nuove qualificazioni culturali alla geografia nazionale. A studiarne l’impatto sui territori ha cominciato dieci anni fa l’economista Guido Guerzoni, con un’opera pionieristica per l’Italia. Strumenti di valutazione già elaborati per festival soprattutto americani e anglosassoni possono essere adattati alla situazione italiana ed è quanto ha fatto Guerzoni, collaborando con Giulia Cogoli (ideatrice e a lungo direttrice del “Festival della Mente”, a Sarzana e, attualmente, dei “Dialoghi sull’uomo”, a Pistoia): innanzitutto per definire con rigore il fenomeno, quindi per studiarne le ricadute. La prima ricerca di Guerzoni, Effettofestival, è del 2008. Altre ne sono seguite e viene pubblicato in questi giorni un nuovo studio focalizzato sull’“ impatto di comunicazione dei festival di approfondimento culturale”, in particolare sul caso Pistoia — “Dialoghi sull’uomo 2017” ( Effettofestival 3, edito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia).