Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

3mar/19Off

Anticipazioni Giornate della laicita’

10^ edizione delle Giornate della laicità 3, 4 e 5 maggio 2019. Anticipazioni del Programma (possibili modifiche)

- Parola-chiave: Creatività
- Concept: La parola-chiave è stata scelta in quanto la creatività, intesa come atteggiamento mentale, ha molteplici legami con il pensiero laico, libero e critico, scientifico. Ed è sempre stata, ancor più lo sarà nel prossimo futuro, motore fondamentale dello sviluppo e del progresso umano. Ciò grazie alla preziosa e peculiare attitudine degli individui a scovare soluzioni nuove, a scoprire elementi e connessioni sconosciute, a sperimentare, inventare, innovare.
- Tema proposto ai protagonisti: “creatività, innovazione, cambiamento sbocciano dove prevale il pensiero libero e critico, scientifico, laico. Mentre trovano grandi ostacoli e difficoltà in contesti dominati da pregiudizi, conformismo, obbedienza, luoghi comuni, ipocrisia”.

Seminari di formazione per giornalisti

24feb/19Off

Il mio Kant libero, la filosofia e’ per tutti

Intervista con Maurizio Ferraris di Marco Bracconi (Repubblica 24.2.19)

“”Perché un ragazzo del liceo dovrebbe studiare filosofia? «Perché la mente non funziona come i sensi: un formaggio dal gusto forte anestetizza le papille e cancella quello più delicato. L’intelletto invece fa l’opposto: quando prova un pensiero forte, diventa più abile in tutto, anche nell’affrontare questioni accidentali, transitorie. Vuole un esempio? Leggere la Metafisica di Aristotele aiuta a fare un cruciverba, il contrario no». La filosofia serve. E serve ancora di più in tempi frenetici e cangianti. Per questo Maurizio Ferraris, il filosofo del nuovo realismo e della documedialità, è tornato al liceo. Non da studente, ma da autore di un pacchetto di manuali fortemente innovativi. Si chiamano Pensiero in movimento (Paravia, gruppo Pearson Italia): salti temporali e interdisciplinari, articoli di giornale, esercitazioni, simulazioni, app digitali e interviste allo stesso Ferraris. « La filosofia apre strade oltre sé stessa. Comprenderla vuol dire formare le competenze del futuro. Qualsiasi esse siano. Pensi a Sergio Marchionne o a Franco Tatò, manager globali, entrambi laureati in filosofia».

15feb/19Off

La lezione di Piero Gobetti su amore e antifascismo

Articolo di Sara Strippoli (Repubblica online 14.2.19) “Giornalista, filosofo, editore e antifascista, moriva il 15 febbraio 1926 lasciando Ada, l'amore della sua vita, e una eredità splendida di pensieri e scritti”

“”Al numero 60 di via XX Settembre, a Torino, a pochi passi da piazza San Carlo, non ci sono targhe. Nelle vetrine sotto il palazzo dove i genitori di Piero Gobetti avevano una drogheria, sono esposti i gioielli di un noto marchio che in questi giorni addobba le vetrine con grandi cuori rossi per San Valentino. Qui viveva anche Ada Prospero. Piero e Ada, 17 e 16 anni quando cominciano a frequentarsi. Lui "alto, magro, con una gran testa di capelli scaruffati biondo castani, un paio di occhiali di metallo sul naso aguzzo e occhi vivacissimi e penetranti dietro le lenti", come lo descrive Carlo Levi. Il ritratto di lei è dell'antifascista Barbara Allason: "Una bimba deliziosa con le trecce sulle spalle, i grandi occhi pieni di fuoco, e tutto fuoco la parola, tutto ardore per i libri che le piacevano". Nell'alloggio dove viveva con i genitori il 14 settembre lui scrive a lei, le chiede aiuto per trovare abbonati per il lancio del suo periodico studentesco Energie nuove, il primo. Un appello timido, autoironico ma già foriero del corteggiamento. Scopo del quindicennale, le scrive "destare movimenti d'idee in questa stanca Torino, promuovere la cultura, incoraggiare studi fra i giovani...

20gen/19Off

Edgar Morin: la bellezza e’ conoscenza

Articolo di Nuccio Ordine (Corriere 20.1.19) sul nuovo libro di Edgar Morin sulla “bellezza”

“”«Il gusto è la facoltà di giudicare un oggetto o un tipo di rappresentazione mediante un piacere, o un dispiacere, senza alcun interesse. L’oggetto di un piacere simile si dice bello»: Immanuel Kant, nelle prime pagine della Critica del giudizio (1790), spiega con chiarezza che solo «il gusto del bello è un piacere disinteressato e libero». E questa riflessione del filosofo tedesco è illuminante in una società come la nostra dove ogni azione, ogni gesto, ogni parola deve rispondere a un profitto. La bellezza, al contrario, ci insegna che esistono piaceri (o dispiaceri) che afferiscono esclusivamente alla sfera del «gratuito» e del «disinteressato». Due parole ormai desuete, in un lessico quotidiano sempre più dominato dall’ossessione del guadagno e dall’angoscia di non «sprecare» il tempo. Letteratura, musica, filosofia, arte ci aiutano a capire che esistono cose fondamentali — senza le quali non potremmo vivere — che sfuggono alla logica utilitaristica e che servono esclusivamente ad arricchire lo spirito.

17gen/19Off

Effetto Matera l’eterno ritorno della citta’ magica

Articolo di Marino Niola (Repubblica 17.1.19)

Da Pascoli a Carlo Levi. Da Visconti al "Cristo" secondo Pasolini Così la terra dei Sassi, che sabato diventa ufficialmente capitale europea della cultura 2019, ha nutrito il nostro immaginario e le nostre utopie sociali. Un imbuto di case e grotte simile all’inferno di Dante. Così appare Matera allo sguardo spaesato e spaesante di Carlo Levi. Che di fatto consegna la città dei Sassi all’emblematica politica italiana. Topografia di una società abitata da poveri diavoli. Ma al tempo stesso riepilogo simbolico del mondo contadino, visto in tutta la sua lontananza dalle idee di sviluppo che dopo la guerra vanno per la maggiore nel Paese. È in questo clima che la nuova capitale europea della cultura 2019 - inaugurazione ufficiale sabato prossimo con l’arrivo di Mattarella e Conte diventa, nel male ma anche nel bene, un luogo topico dell’immaginario nazionale. La perfetta sintesi metaforica di un Mezzogiorno geografico e antropologico, economico e poetico, antico e primitivo, visionario e selvaggio. Così per esempio lo definisce Pier Paolo Pasolini, che fa dello scenario lunare dei Sassi la location ideale del suo Calvario all’italiana. Non a caso disdegna la Palestina reale, a suo avviso devastata dalla nuova edilizia, e ambienta Il Vangelo secondo Matteo in quella Terrasanta ancora immune dalla modernizzazione.

30nov/18Off

Il genere Dreadlock e libertà il reggae va protetto

Articolo di Ernesto Assante (Repubblica 30.11.18)

“”Il ritmo nato nei Caraibi di Bob Marley diventa patrimonio immateriale dell’Unesco. Un culto sempre coltivato anche in Italia, da De Gregori alla Bertè. Il reggae è libertà». Ci dice una cosa semplice e chiara Loredana Bertè, grande appassionata della musica giamaicana, e interprete di uno dei classici italiani del genere, E la luna bussò. «Sono onorata di aver portato in Italia una musica divenuta poi Patrimonio dell’Umanità», aggiunge, celebrando la scelta fatta dall’Unesco, che ha deciso di inserire il reggae nella sua lista di patrimoni mondiali immateriali dell’umanità, quindi non solo meritevole di promozione ma anche di protezione. Ha ragione l’Unesco, il reggae è qualcosa di speciale, di diverso da tutte le altre musiche: ha un ritmo rallentato, tutt’altro che ansiogeno, in contrasto con i ritmi quotidiani della vita occidentale, un ritmo in “levare” che sembra essere fatto apposta per mettere in sintonia il respiro e il battito del cuore, un ritmo “naturale” che vuole essere filo conduttore di energia positiva tra corpo e cervello. Ed è una musica dai contenuti forti che, come dice l’Unesco, ha contribuito alla presa di coscienza internazionale “sui temi dell’ingiustizia, della resistenza, dell’amore e dell’umanità”.

23nov/18Off

Il culto malato della normalita’ in psicoanalisi

Articolo di Vittorio Lingiardi (Repubblica 23.11.18) “PsicoanalisiA colloquio con Christopher Bollas”

“”Christopher Bollas è una delle voci più originali e carismatiche della psicoanalisi contemporanea. Ha amici e nemici, questi ultimi considerandolo di indole letteraria, disinvolto nel pluralismo teorico, troppo ispirato e immerso nella sua fede psicoanalitica. Per gli amanti del pop, è l’unico psicoanalista menzionato nella prima serie originale (la migliore) di In Treatment. Nato negli Usa, ma di formazione clinica londinese, ha studiato con Francis Tustin e Donald Meltzer, è stato analizzato da Masud Khan, è tra i curatori dell’opera di Winnicott, ha subito il fascino di Lacan. Per anni ha svolto attività di formazione a Roma, presso l’Istituto di Neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli che, dice, «rimane il miglior centro psichiatrico per bambini che abbia mai visto».

20nov/18Off

L’eros senza maschio di Leda e il cigno

Due articoli sui ritrovamenti a Pompei (LEGGI DI SEGUITO)

Articolo di Silvia Ronchey (Repubblica 20.11.18) “Storia e leggenda. La fortuna di un simbolo”

“”Ed ecco che a Pompei la sempre imponderabile cabala dei crolli e dei controlli fa riemergere una variante ancora più antica, pittorica, di un episodio amoroso da sempre simbolo, nella storia della pittura e della letteratura, dell’autoerotismo femminile: del piacere che la donna può darsi senza la cooperazione del maschio, anzi, di alcun umano. Nella scultura adrianea, copia di un originale ellenistico, il corpo di Leda, completamente nudo, è contratto nell’amplesso, la mano celata nel grembo premuto alle piume, stretto fra le unghie di un onirico cigno dotato di doppio fallo, dove quello proteso nel lungo collo, cui le labbra si accostano in un’appena dissimulata fellatio, prevale sull’altro che si insinua fra le cosce tremanti — per citare i versi di Yeats — della ragazza che è in piedi e barcolla. Nell’altrettanto esplicito erotismo dell’affresco pompeiano, Leda, i drappeggi dell’abito appena scostati, ancora cinta di diadema e calzari, è abbandonata su una sedia ed è al seno scoperto che si protende il becco del bianco fantasma erotico avvinghiato alle sue cosce. Nelle grandi Lede della storia dell’arte successiva c’è sempre qualcosa di ineffabile dipinto sul viso della donna da cui non a caso nascerà Elena, e con lei la guerra di Troia, e dunque Roma, con la fuga di Enea.

7nov/18Off

Niente tagli alla cultura? Parole, parole…

Articolo di Vincenzo Vita (manifesto 7.11.18) "Ri-Mediamo. Forse l’attuale compagine «gialloverde» non ha interesse per un incremento della consapevolezza di massa, figlia di istruzione e di diffusione dei saperi. Trionfa l’era della soggezione alla dittatura degli algoritmi su cui si reggono i social. È il momento di rilanciare gli obiettivi della giornata di mobilitazione del 6 ottobre. Contro la macelleria attuata dai governi presieduti da Berlusconi l’iniziativa si fece sentire. E ora?"

""Non ci si crede. Ma la maledizione dei tagli alle attività culturali non finisce mai. Da quelli ruvidi dell’allora ministro Tremonti in poi, con l’eccezione di Franceschini ma pure lui senza una reale strategia alternativa, la linea recessiva è diventata la normalità. La legge di bilancio, ora in discussione in parlamento, conferma la solita storiaccia. Eppure il ministro Bonisoli aveva esternato tutt’altro, al punto che si era alzata nel settore qualche voce di plauso e si diffondeva un certo ottimismo. Insomma, i patetici discorsetti sui «giacimenti» culturali, il Belpaese, il patrimonio artistico «unico al mondo» sono meno delle chiacchiere da bar. Parole, parole.
Al dunque riemerge la filosofia profonda maturata negli anni dell’egemonia liberista: il mercato è tutto e la cultura è una noiosa spesa e non già un prezioso investimento. Indirettamente produttivo e anti-ciclico. In epoca di crisi economica e finanziaria il rilancio dello stato come «impresario culturale» sarebbe essenziale.

5nov/18Off

Se il governo ha paura della cultura

Articolo di Dario Olivero (Repubblica 5.11.18)

“”«Quando sento parlare di cultura, metto mano alla pistola». Che lo abbia detto Goebbels come si tramanda o il suo altrettanto devoto collega di partito Von Schirach, la sentenza rende in modo diretto la considerazione che il nazismo aveva della cultura. Altri tempi, altre condizioni, come si affrettano a dire professionisti del distinguo, esegeti delle circostanze, chiosatori di filosofia della storia. Che nel merito del dettaglio trovano sicuramente le loro ragioni e poco importa che dall’America, Brasile compreso, alla Russia alla fu laica Turchia fino alla falda balcanica la forma di governo che si sta affermando assomigli sempre più a una autocrazia sancita dalla sacralità del voto che il termine populismo quasi nobilita. Il governo italiano, molto più che semplice spettatore in questa sfilata dello spirito del tempo, ha tagliato le risorse per la cultura. Senza mettere mano alla pistola ma alle forbici, e non avendo ancora la forza per rivendicarlo, lo ha quasi nascosto sotto un articolo della manovra dal titolo "ulteriori tagli di spesa". Come raccontato da Repubblica, i tagli riguardano, in questo piuttosto democraticamente, crediti di imposta per librerie, case editrici, cinema, agevolazioni per i musei privati, una drastica riduzione delle assunzioni previste per far fronte alla cronica carenza di personale nei beni culturali e un deciso assottigliamento dei fondi per il bonus cultura degli under 18.