Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

18feb/180

Diritti dei cittadini, l’Italia e’ 20esima tra i Paesi occidentali: ha lo stesso punteggio della Romania. Solo in 4 fanno peggio

Articolo di Lorenzo Bagnoli (Fatto 18.2.18) “Nel Rule of Law Index, indice elaborato dalla fondazione non profit americana World Justice Project, il nostro Paese raggiunge appena la sufficienza e si piazza appena sopra la Polonia. Male nel campo della corruzione e dei diritti dei lavoratori, pesano anche i ritardi nei processi civili”

“”L’Italia è ventesima su 24 Paesi dell’Occidente per il rispetto dello stato di diritto. Solo Bulgaria, Ungheria, Grecia e Croazia sono meno in grado dell’Italia di rispettare le proprie leggi. È il risultato del Rule of Law Index 2017-2018, indice elaborato dalla fondazione non profit americana World Justice Project, elaborato per la prima volta nel 2008. Per la fondazione, lo stato di diritto è definito dalla responsabilità di governo di fronte alla legge, dalla chiarezza e alla correttezza delle norme, dal modo in cui vengono messe in atto e sanzionate dal sistema giudiziario. Fondatore e direttore esecutivo del World Justice Project è Bill Neukom, per 25 anni capo dell’ufficio legale di Microsoft. La porzione di mondo in cui è inclusa l’Italia comprende Europa e Nord America, le aree geografiche in cui ovviamente l’indice raggiunge i punteggi migliori. I macrotemi elaborati nel Rule of Law Index sono “vincoli imposti ai governi”, “assenza di corruzione”, “trasparenza del governo”, “diritti fondamentali”, “ordine e sicurezza”, “applicazione delle leggi”, “giustizia civile” e “giustizia penale”.

9feb/180

La Costituzione e’ l’argine contro i razzisti

Articolo di Vladimiro Zagrebelsky (Stampa 9.2.18)

“”Attilio Fontana, candidato governatore della Lombardia per conto della Lega, a proposito delle immigrazioni ha detto che è ora di decidere se vogliamo che la «razza bianca» continui ad esistere. Il richiamo alla difesa della razza ha in Italia un senso particolare; esso riproduce il titolo della rivista che durante il fascismo su applicò a offrire supporto «scientifico» alla politica che ha prodotto le leggi razziali contro gli ebrei. Quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario di quella vergogna nazionale. Accusato di adottare un linguaggio razzista, il Fontana se ne è difeso dicendo che è la Costituzione a menzionare le razze. Poteva sembrare una giustificazione, ma valeva come rivendicazione, sotto la protezione nientemeno che della Costituzione. La difesa della razza come programma politico naturalmente implica il riconoscimento della supremazia della razza in cui ci si riconosce e, per conseguenza, l’umiliazione delle altre. Come tutto ciò possa portare drammaticamente lontano, si è dopo poco incaricato di dimostrare lo sparatore di Macerata, che ha mostrato di aver colto il messaggio colpendo «i neri». I «neri», tutti e in quanto tali, non l’uno o l’altro per qualche sua colpa. Allo stesso modo, la difesa della «razza bianca» privilegia un gruppo, una categoria, indifferentemente dal valore dell’uno o dell’altro individuo.

4feb/180

Una scossa al cervello per essere collaborativi

Articolo di Edoardo Boncinelli (Corriere 4.2.18)

“”Sarà capitato anche a voi di vedere una simpatica vignetta raffigurante due somarelli che tendono ciascuno alla propria greppia per mangiare, ma sono legati con una fune l’uno all’altro. Se ognuno dei due tira per raggiungere il proprio cibo, nessuno dei due riesce a mangiare. Ma se fanno a turno — prima mangia uno, poi mangia l’altro — si rifocillano entrambi senza problemi. Questi sono, secondo l’autore della vignetta-apologo, i vantaggi della cooperazione contrapposta alla competizione . Almeno in teoria, noi uomini pensiamo che la cooperazione sia molto migliore della competizione e tutta la nostra civiltà è stata costruita fondandosi su tale convinzione. La vita degli animali diversi da noi mostra inclinazioni cooperative e inclinazioni competitive mischiate e compresenti. La nostra predilezione per un atteggiamento cooperativo, che osserviamo abbastanza spesso ma non sempre, è quindi frutto di educazione, di autopersuasione e di persuasione. Molto di quello che abbiamo fatto collettivamente negli ultimi secoli e che fanno ogni giorno genitori ed educatori riguarda proprio la necessità e la convenienza di instaurare un modo di comportarci incline alla cooperazione piuttosto che alla competizione.

31gen/180

Perche’ cresce l’anti-partito

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 3.1.18) “Dal People’s Party al M5S”

“”Benché il partito politico abbia costituito l’ossatura delle democrazie moderne, la democrazia dei partiti non ha mai goduto di un’egemonia incontrastata. Scrivere la storia dell’anti-partito, come ideologia e forma partecipata, significa scrivere quella della democrazia dei partiti. La storia americana è esemplare: insieme ai partiti ricostituiti dopo la Guerra civile, nella seconda metà dell’ 800, si sviluppò la resistenza contro il loro dominio di istituzioni e società. Il People’s Party — il primo partito populista della storia — si coagulò intorno a questioni che sarebbero poi ritornate in altri momenti e in altri Paesi: il dualismo tra “onesti cittadini” e “casta corrotta”, tra “la gente che lavora” e “chi vive del sudore di chi lavora occupando posizioni di privilegio”.

17gen/180

La Costituzione tradita

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 17.1.18) “I sofismi razzisti”

“”Apprendiamo dal candidato di Forza Italia e Lega alla presidenza “”della Regione Lombardia che la Costituzione della Repubblica italiana giustifica il razzismo. La Costituzione sembrerebbe rivendicare, secondo la farneticante dichiarazione di Attilio Fontana, una politica razzista proprio perché contiene la parola “razza”! Potenza della ragione illogica che fa dire alla nostra Carta l’opposto di quel che dice. L’articolo 3 primo comma recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Molto chiaramente, dice l’opposto di quel che il sofista Fontana le vorrebbe far dire. Afferma infatti che tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di razza. Quindi presume che più razze possano vivere insieme e presume che l’essere per caso nato con un certo colore della pelle ( o di una certa razza) non ha rilevanza alcuna dal punto di vista della dignità sociale e della posizione di fronte alla legge, che è perfettamente uguale a chi per caso è nato con altro colore e in un’altra razza. La Costituzione non dichiara di voler proteggere una razza come fosse una specie in via d’estinzione. Non avalla o giustifica ideologie o progetti di pulizia etnica, o di espulsione o di discriminazione per proteggere una razza (quella bianca per esempio, che tra l’altro ha un biancore diverso non appena ci si sposti a nord delle Alpi).

15gen/180

L’evasione reale. Nascosti al Fisco 132 miliardi record da autonomi e affitti

Articolo di Claudio Tito (Repubblica 15.1.18) “Studio del Senato: le dichiarazioni Irpef fanno perdere ogni anno 38 miliardi allo Stato”

“”Oltre 132 miliardi di redditi Irpef nascosti con una perdita di gettito superiore a 38 miliardi l’anno. Sono questi gli ultimi dati choc dell’evasione fiscale in Italia contenuti in un rapporto elaborato dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato. Una ricerca appena conclusa dagli esperti di Palazzo Madama. In cui si confermano alcuni sospetti: a evadere di più le tasse sono i lavoratori autonomi e chi può contare su rendite immobiliari, ossia sugli affitti.
Lo studio, terminato nei primi giorni di quest’anno insieme all’Università Ca’ Foscari di Venezia, alza dunque di un bel pò le stime sulle tasse sul reddito non pagate nel nostro Paese. Il tutto si basa su un principio che viene sintetizzato con una formula inglese: under reporting. Ossia gli italiani mentono sui propri redditi anche nelle rilevazioni demoscopiche, «sottostimandoli nel timore che si possano stabilire collegamenti con quanto hanno dichiarato al fisco » . E secondo questo studio, esiste una « relazione sostanziale tra l’evasione fiscale e l’under reporting». Basti pensare che sugli introiti da lavoro autonomo e impresa almeno il 23 per cento degli intervistati non dice la verità e il 44% lo fa sugli affitti. Mentre i dipendenti sono sostanzialmente veritieri nelle loro relazioni con l’erario.

4gen/180

La Costituzione della Repubblica e’ sempre giovane

Da micromega online 2.1.18: Pubblichiamo gli interventi di Domenico Gallo, Raniero La Valle, Alessandro Pace e Felice Besostri al convegno “La Costituzione della Repubblica è sempre giovane” organizzato a Roma per il settantesimo anniversario della firma della Costituzione italiana su iniziativa del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale. LEGGI DI SEGUITO

LA COSTITUZIONE E LA SPERANZA di Domenico Gallo
“”La Costituzione della Repubblica italiana venne promulgata il 27 dicembre del 1947 con la firma di Enrico De Nicola (Capo provvisorio dello Stato), Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea costituente e Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Sono passati settant’anni. E’ un tempo storico sufficientemente lungo per fare un primo bilancio della vitalità della nostra Carta Costituzionale, chiederci se i suoi principi ed i suoi valori sono ancora indispensabili per il nostro futuro, se la sua architettura delle istituzioni è ancora valida, oppure se genera inefficienza o altri mali, come ci annunciano quasi quotidianamente da trent’anni i suoi detrattori. E’ tempo di chiederci se il patrimonio di beni pubblici che i padri costituenti hanno lasciato in eredità al popolo italiano è stato ben speso o sperperato e se questo patrimonio debba essere conservato e tramandato alla generazioni future. L’incontro che abbiamo tenuto oggi nella sala del Senato che il Presidente Grasso ci ha messo a disposizione si è posto proprio l’obiettivo di rispondere a questa domande.

3gen/180

Le proteste in Iran

Due articoli sulle proteste in Iran LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Gianantonio Stella (Corriere 3.1.18) “Le ragazze libere di Teheran”

“”«Roussari ya Toussari». Cioè «velo in testa o botte in testa». Non sappiamo il nome di quella coraggiosa ragazza dai capelli neri che in piedi su un cassone sventolava come una bandiera il suo «roussari» bianco nella foto-simbolo delle proteste in Iran. Possiamo immaginare, però, cosa le stiano urlando contro quelli che l’hanno fermata e fatta sparire. È lo slogan che i miliziani islamici di Hezbollah, il «Partito di Dio», barrivano dando la caccia alle donne che, dopo la rivoluzione khomeinista del ‘79, ancora osavano trasgredire alla «raccomandazione» di coprirsi il capo. Contrariamente alle memorie collettive di allora, infatti, il velo islamico non fu imposto con immediata brutalità alle donne iraniane. Abolito nel ’36 da Reza Shah Pahlavi in nome d’una laicizzazione forzata della società («col risultato paradossale che molte non erano più uscite di casa», spiega Alberto Zanconato, per venti anni corrispondente dell’Ansa da Teheran e autore de l’Iran oltre l’Iran ), era per molte ormai da tempo un relitto del passato.
Lo dicono le foto in bianco/nero, negli anni Venti, delle femministe della Association of Patriotic Women, tutte a capo scoperto a partire da una delle leader, Fakhr-e Afagh Parsa. Lo dicono le immagini di Farrokhroo Parsa, la figlia, che nel ’68, con otto anni di anticipo su Tina Anselmi in Italia, diventò la prima donna ministro (all’Istruzione!) e di cui esiste una sola foto col velo: quella scattata dagli aguzzini khomeinisti al processo che l’avrebbe condannata a morte come «corruttrice sulla Terra». Lo dicono le copertine delle riviste non diverse negli anni Settanta da quelle di Oggi, Gente o La domenica del Corriere : camicie strette in vita, scollature, minigonne… Niente di eccessivo o peccaminoso, ovvio. Ma istantanee di belle ragazze libere. Libere accanto a ragazzi dai capelli lunghi, stivaletti col tacco alto, pantaloni a zampa d’elefante.

12dic/170

Il populismo in cerca di un vocabolario

Articolo di Michele Ainis (Repubblica 12.12.17)

Il populismo è fin troppo popolare. La parola – se non anche la cosa – rimbalza nei discorsi dei politici, tracima sui media e nel web, ci casca addosso. Già, ma che diavolo significa? Le parole, a usarle troppo spesso, subiscono una sorta d’azzeramento semantico, come dicono i linguisti: diventano suoni, non concetti. È successo alla parola «democrazia» (Sartori ne contò decine di definizioni). Sta succedendo al populismo, tanto che ormai viene squadernato come un calendario: populismi di destra o di sinistra, di lotta o di governo, nuovi o stagionati. Ecco, i vecchi populismi. Quelli, almeno, già li conosciamo: narodniki russi, People’s Party negli Usa, peronismo sudamericano. Ma è una conoscenza teorica, libresca, non avendoli mai sperimentati di persona. E d’altronde pure i libri mentono, talvolta. Così, Mény e Surel ( Populismo e democrazia, 2000) scrivono che un elemento d’identità del populismo è l’avversione verso tutti i poteri neutri, dalla magistratura alle autorità di garanzia; ma allora dovremmo definire populista anche Togliatti, che in Assemblea costituente s’oppose strenuamente all’istituzione della Corte costituzionale.

5dic/170

I drappi dell’estremismo tedesco

Articolo di Gian Enrico Rusconi (Stampa 5.12.17)

“”Bene ha fatto Giovanni Sabbatucci a parlare di «naziskin ingannati dalla bandiera del Secondo Reich». Anche perché credo che molti lettori condividano questo equivoco.
Ma – attenzione – non è così in Germania dove da tempo questo «equivoco» è intenzionale. Ed è uno dei motivi di forza culturale o identitaria (come si dice ora) di Alternative für Deutschland. Esponenti di primo piano della AfD insistono nel respingere e condannare il nazionalsocialismo e i suoi crimini, e non lo fanno per ipocrisia. Ma nel contempo rifiutano la «cultura della colpa tedesca», che a loro avviso oggi persisterebbe, diventando impropriamente motivo di sottile intimidazione dei tedeschi. Soprattutto interferisce e altera i rapporti politici, economici, finanziari. La Germania si sentirebbe così in qualche modo ricattata da Paesi europei altrimenti politicamente ed economicamente inaffidabili e inadempienti nei loro obblighi. Questo vale anche e soprattutto per le politiche di accoglienza messe in atto verso migranti e profughi, percepiti come grave minaccia alla integrità culturale e identitaria nazionale tedesca.