Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

14gen/190

Adultescenti al governo rischi e pericoli

Articolo di Massimo Ammaniti (Repubblica 14.1.19) “Ammaniti, neuropsichiatra infantile e psicoanalista, è professore onorario dell’Università La Sapienza di Roma. Tra i suoi libri più recenti, “Adolescenti senza tempo”, (Editore Cortina, 2018)”

“”Nel mio lavoro psicoanalitico con gli adolescenti, realizzo ogni volta che i particolari e le irrilevanze dei comportamenti giornalieri e anche dei messaggi online sono molto più rivelatori del loro carattere rispetto ai discorsi più costruiti ed elaborati, perché mettono in luce il modo implicito di pensare e di porsi verso gli altri. Mi è capitato di pensare che, ugualmente, il messaggio di Salvini comparso sui social, in cui cita una breve frase della canzone Il Pescatore di Fabrizio De André, sveli il suo atteggiamento e soprattutto l’omissione del significato compassionevole della canzone, per cui la stessa compagna del cantautore è intervenuta invitandolo ad ascoltarla meglio. È diventata ormai un’abitudine diffusa dei politici utilizzare la Rete per trasmettere parole, giudizi e immagini che tradiscono sensazioni ed emozioni immediate, che saltano la corteccia cerebrale secondo l’insegnamento del famoso neurobiologo LeDoux che lavora negli Stati Uniti. E sono proprio queste comunicazioni più viscerali a suscitare il contagio virale nella Rete, provocando risonanze, corti circuiti emotivi, adesioni o rifiuti che si muovono nella sequenza stimolo-risposta che non prevede un vero processing razionale.

9gen/190

Istituzioni a confronto. Democrazia e a Disobbedienza, una sfida su cui riflettere

Articolo di Donatella Di Cesare (Corriere 9.1.19)

“”La disobbedienza civile non vale solo nei regimi dispotici. È, anzi, il sale della democrazia. A provocarla è, come ha scritto Hannah Arendt nel 1970, «l’incapacità del governo di funzionare adeguatamente». I cittadini sono assaliti dal dubbio sulla legittimità di una legge. Non sanno, però, come esprimerlo, perché l’opposizione è affievolita o tace del tutto. Il timore è di restare inascoltati, mentre il governo insiste in quelle iniziative «la cui legalità e costituzionalità suscitano molti interrogativi».Parlare di «ribellismo» è pretestuoso. Sarebbe comodo «ridurre le minoranze dissidenti a un’accozzaglia di ribelli e traditori». Ma chi disobbedisce si muove nel quadro dell’autorità costituita. Non viola la legge — la sfida. E la sfida in nome di una legge più alta, di una Costituzione tradita, di una giustizia mancata. Articola il disaccordo pubblicamente e opera per il bene comune, assumendosi la propria responsabilità. Certo che la legge non può giustificare la violazione della legge! Perciò i disobbedienti si muovono ai margini, dove il diritto è chiamato in causa dalla giustizia.

5gen/190

Quel voto ha «tradito» il ruolo del Parlamento

Lettera di Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale (Corriere 5.1.19) “La protesta Il Pd chiede alla Corte costituzionale di pronunciarsi sullo «strappo». Nessun dibattito Le Camere sono state mortificate, sottraendo le scelte alla logica di un confronto aperto”

“”Caro direttore, cerchiamo di ragionare, non si dice a freddo, ma con pacatezza, sulla vicenda della approvazione parlamentare della legge di bilancio: un’approvazione avvenuta, al Senato, sulla base di un maxi-emendamento «monstre» presentato dal governo, corretto fino all’ultimo minuto, e composto da varie centinaia di commi di uno stesso articolo, dai contenuti più disparati.
Non è la prima volta che la cosiddetta «manovra» di fine anno viene varata faticosamente con la discutibile procedura di un voto unico, su un testo fitto di disposizioni diversissime, sul quale il governo pone la questione di fiducia. Ma è la prima volta che il testo sul quale si è votato è rimasto praticamente sconosciuto e non conoscibile da parte dei parlamentari chiamati ad esprimersi, perché modificato fino a poche ore prima del voto finale, senza alcuna possibilità di esame e discussione, né in Commissione, né in Aula. Quando il governo pone la questione di fiducia su un testo, è vero che il voto assume un significato ulteriore rispetto a quello suo proprio, e cioè l’effetto di conferma o di smentita del rapporto fiduciario dalla cui permanenza dipende la continuità di vita del governo. Ma ciò non toglie che il voto continui a essere anzitutto una espressione di consenso o di dissenso delle due Camere rispetto a un testo preciso, destinato ad assumere forza di legge dopo la promulgazione da parte del Capo dello Stato.

3gen/190

Il cortocircuito tra i sovranisti e il popolo

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 3.1.19)

“”Il nuovo anno politico porta in dote due tendenze speculari: leader che si dichiarano “popolo” e moltitudini che rifiutano di essere rappresentate come popolo dai leader. Leader e masse in isolamento reciproco. L’Italia è un libro di testo del primo fenomeno. La Francia del secondo. L’Europa che dovrà rinnovare il suo Parlamento è come stretta in una tenaglia: tra leader nazional-populisti e un “orizzontalismo moltitudinario”. Dei due, il secondo è più transnazionale, segno di un malessere sociale accumulato in dieci anni di crisi economica che, per una larga parte della popolazione, ha significato declino e povertà senza speranza di un miglioramento. Entrambi sono segni di perdita di potere della sovranità democratica, un’energia dormiente che nessuna forza politica sa come rappresentare. Nemmeno i populisti onnivori di popolo. Leader e moltitudini viaggiano su binari paralleli in un orizzonte segnato dall’intolleranza per le intermediazioni. Per obiettivi diversi: i leader, per avere mano libera nell’azione politica; le moltitudini, perché non si fidano di chi non è dei loro. La rappresentanza si liquefa in entrambi i casi.

20dic/180

Illuminismo ultra’

Articolo di Massimiliano Panarari (Stampa 20.12.18) “America (1775-1848) La rivoluzione diventa globale. Johnathan Israel riscrive la storia della nascita degli Usa”

“”La Rivoluzione americana, svoltasi prima di quella francese, tra il 1774 e l’83, ha rappresentato non soltanto la «nascita di una nazione», ma un evento di portata autenticamente globale. E un «innesco» fondamentale nell’ambito della diffusione della modernità democratica. C’è un ritorno di interesse sul tema, testimoniato da volumi come Rivoluzioni americane (Einaudi, pp. 640, € 34) in cui Alan Taylor, «Thomas Jefferson Professor» di Storia all’Università della Virginia, legge la fondazione degli Stati Uniti in modo innovativo sotto il profilo dell’assetto geopolitico e delle relazioni internazionali dell’epoca. Uno dei maggiori storici di questi nostri anni, Jonathan Israel (professore di Storia Moderna all’Institute for Advanced Study dell’Università di Princeton), nel suo ultimo, monumentale, libro Il grande incendio. Come la Rivoluzione americana conquistò il mondo, 1775-1848 (Einaudi, pp. 880, € 38; trad. di Dario Ferrari e Sarah Malfatti), si propone di mostrare come l’universo politico-culturale atlantico sia stato definito in maniera fondativa dall’insurrezione repubblicana delle Tredici colonie contro l’impero di Sua maestà britannica. Leggendola come una pagina fondamentale, culturalmente influenzata in modo molto significativo dal minoritario ma dirompente «Illuminismo radicale», la categoria più nota elaborata nei suoi lavori da Israel, ovvero il filone intellettuale che dallo spinozismo, passando per il libertinismo e i free thinkers, trovò il suo approdo nella componente non moderata (quella panteista, atea, repubblicana e, spesso, appartenente alla massoneria) della cultura illuministica.

18dic/180

La protesta contro i tagli all’editoria: «Una ritorsione del governo»

Da manifesto 18.12.18 “Legge di bilancio. Oggi alle 10 la protesta del sindacato dei giornalisti (Fnsi) a piazza Montecitorio. L’emendamento Patuanelli (M5S) mette a rischio mille posti di lavoro diretti, 10 mila negli indotti. Una rappresaglia contro la stampa che conduce battaglie politiche a cominciare dall’antirazzismo

“”Oggi alle 10 a piazza Montecitorio il consiglio nazionale della Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) ha convocato un «presidio simbolico» di protesta contro i tagli al fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione che colpirà le cooperative, i quotidiani di idee e le testate locali. A POCHE ORE dalla definizione di una legge di bilancio che formalmente si vuole «del popolo», mentre in realtà è scritta insieme ai custodi dell’austerità a Bruxelles, l’emendamento Patuanelli (capogruppo al Senato dei Cinque Stelle) sarà contestato a poca distanza dal palazzo dove lavora il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi (M5S). Da due mesi è forte il dissenso per quella che il sindacato e l’ordine dei giornalisti hanno definito «un avvertimento a chi crede di poter portare avanti battaglie ideali e culturali, anche in contrapposizione al governo, d’ora in avanti avrà vita dura. È un colpo mortale al pluralismo dell’informazione, alla funzione critica della stampa, al ruolo dei corpi intermedi».

16dic/180

Liberta’ di stampa e pluralismo il governo torna all’attacco

Articolo di Roberto Ciccarelli (manifesto 16.12.18) “Editoria. Una rappresaglia senza precedenti che premia gli oligopoli editoriali. A rischio 10 mila posti di lavoro”

“”I Cinque Stelle hanno ripresentato l’emendamento assassino della libertà di stampa e del pluralismo nell’editoria. Quello che porta in calce la firma del capogruppo Stefano Patuanelli è stato segnalato in commissione Bilancio al Senato e contiene un testo rimodulato, come già annunciato dal sottosegretario all’editoria Vito Crimi (M5S), rispetto a quello prima presentato, e poi ritirato alla Camera che prevedeva l’abolizione dei contributi pubblici all’editoria dal primo gennaio 2020. Ora il testo prevede nel 2019 un taglio dei contributi diretti ai quotidiani e periodici pari al 20% del fondo calcolato sulla base della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro. Nel 2020 il taglio salirà al 50%, nel 2021 sarà del 75%. L’azzeramento è previsto dal 2022. A partire dal 2020, è prevista inoltre l’abrogazione della legge 230 del 1990 sui contributi alle imprese radiofoniche private che svolgono attività di informazione di interesse generale. Questa norma penalizzerà gravemente Radio Radicale. TRA I QUOTIDIANI nazionali coinvolti ci sono Libero, Avvenire, Italia Oggi, il manifesto, il Foglio.

10dic/180

L’educazione civica all’odio

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 10.12.18)

“”Giusto preoccuparsi che si imparino fin da bambini le regole della convivenza civile, quindi innanzitutto del rispetto per gli altri, dell’impegno per il bene comune, e che si arrivi all’età adulta avendo una conoscenza degli istituti che regolano la nostra democrazia e dei princìpi fondamentali della Costituzione. È un tema che viene periodicamente sollevato, specie da quando è stata accantonata per manifesta inutilità l’ora di educazione civica a scuola. È anche stato ed è oggetto di molte iniziative, norme, proposte di legge. Sarebbe, anzi, opportuno effettuare una ricognizione sistematica per verificare sia i contenuti di queste iniziative sia la loro efficacia. Come spesso succede, invece, è più facile, dà più visibilità, formulare un nuovo progetto, una nuova proposta di legge. Tocca ora, dopo l’Anci, alla Lega di governo, con la proposta di legge intesa a introdurre un’ora obbligatoria di educazione civica dal primo anno di scuola dell’infanzia fino al termine della scuola media superiore. Sarebbe normale routine parlamentare, se non fosse che tra i firmatari, accanto al ministro dell’Istruzione, ci sono il ministro dell’Interno e quello della Famiglia. Il ministro che più abusa del linguaggio dell’odio e sottopone i propri oppositori alla gogna pubblica, che dileggia i migranti sui barconi, incoraggia la discriminazione nei confronti degli stranieri non comunitari, anche se legalmente residenti, in nome della famiglia naturale nega ai figli di coppie dello stesso sesso il diritto ad avere due genitori.

29nov/180

La legittima difesa e i suoi limiti

Articolo di Vladimiro Zagrebelsky (Stampa 29.11.18)

“”La legge stabilisce che non è punibile chi ha commesso un fatto che costituisce reato, «per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa». Si tratta normalmente della reazione difensiva dell’aggredito contro l’aggressore, con l’uccisione o il ferimento di quest’ultimo.
Ogni vicenda di questo tipo è specifica e diversa da un’altra, non solo perché diversa può essere la natura e l’attualità del pericolo. Legato alle particolarità della vicenda concreta è soprattutto l’elemento della proporzione tra la difesa e l’offesa. La legge prevede che sia esente da pena chi commette un reato quando vi è costretto e, in proposito usa termini stringenti come necessità e proporzione. Quando poi chi agisce eccede nella difesa e per colpa va oltre ciò che è necessario e proporzionato nella considerazione dei valori in gioco, la legge prevede la punibilità del fatto a causa dell’eccesso colposo. Ma nell’eccesso deve esservi colpa. Lo stato psicologico di chi ha agito deve essere ricostruito.

26nov/180

E’ l’eta’ dei neo-cinici

Colloquio con Peter Sloterdijk di Stefano Vastano (l’espresso 25.11.18) “Trump, Putin, Orbán. Sulla scia di Diogene, Socrate, Dostoevskij. Lo sguardo del filosofo tedesco sui sovranisti di oggi”

Se provassimo a prenderli sul serio, a quale scuola filosofica apparterebbero Trump e Salvini, Putin o Marine Le Pen? «Tutti i sovranisti si rifanno ad una antropologia cinica e depressa», risponde Peter Sloterdijk. Non è un caso se uno dei più prestigiosi filosofi tedeschi torni alle antiche tradizioni del cinismo per inquadrare «l’incoerenza performativa» in cui si cacciano oggi i sovranisti con le loro spietate balle quotidiane.Già nel 1983 infatti, nel suo famoso saggio “Critica della ragion cinica”, Sloterdijk ricostruiva, da Diogene di Sinope alle crisi della Repubblica di Weimar, le varie derive del cinismo nella cultura e politica occidentale. E in questa intervista esclusiva per “L’Espresso”, Sloterdijk ridisegna, in tutte le sue aporie, la fenomenologia del sovranista trionfante, «che altro non è se non il cinismo, ma nella sua forma più inconsistente giunto al potere», sintetizza il filosofo. Il cui ultimo saggio, appena pubblicato da Cortina Editore, si intitola non a caso: “Dopo Dio”. Ripartiamo da Diogene di Sinope, il filosofo più sfrontato della storia.
Qual era il messaggio del padre di tutti i cinici?