Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

21apr/19Off

La app per scoprire i luoghi dei partigiani

Articolo di Manuela (Stampa 21.4.19)

“”Dopo l’8 settembre 1943, la lotta per la Liberazione dell’Italia si fece ragione di vita per la Seconda Divisione Langhe, formazione partigiana tra il Belbo e il Bormida agli ordini del comandante «Nord», Piero Balbo «Poli». Raccontato dallo scrittore Beppe Fenoglio ne Il partigiano Johnny, questo gruppo di ribelli di cui facevano parte, fra gli altri, il padre di Poli, Giovanni «Pinin» Balbo, il cugino Adriano Balbo «Giorgio», Giuseppe Berta «Moretto», Elio Montanaro «Guzzi» e Renato Noè «Muscun», si pose sulla scena della Resistenza passando dalla clandestinità all’azione, fino alle trattative con gli alleati, giungendo a realizzare l’unico aeroporto partigiano dell’Italia del Nord, a Vesime, nell’Astigiano.

19apr/19Off

“I voleri del ministro elevati a legge Cosi’ si mette in crisi lo Stato di diritto”

Intervista al giurista De Siervo di Liana Milella (Repubblica 19.4.19)Parla “De Siervo ex presidente della Corte costituzionale “I voleri del ministro elevati a legge Così si mette in crisi lo Stato di diritto”

“”«Il ministro dell’Interno Matteo Salvini sta continuando a utilizzare alcuni modesti agganci della legislazione vigente per espandere, o addirittura creare, nuove prescrizioni. Alcune volte sicuramente incostituzionali». Non ha dubbi Ugo De Siervo, ex presidente della Corte costituzionale, nel ritenere che Salvini «stia mettendo in crisi lo Stato di diritto».
Non le pare che le ultime mosse di Salvini violino lo Stato di diritto bypassando leggi o decreti?
«Basta la direttiva di due giorni fa sulla Mare Jonio in cui alla fine il ministro “dispone di vigilare affinché il comandante della nave” faccia ciò che lui reputa opportuno e poi affidi alle autorità militari e di polizia l’esecuzione del suo ordine, come se fosse diventata legge una sua semplice valutazione».

6apr/19Off

Un puzzle di idee per leggere il presente

Articolo di Lelio La Porta (manifesto 6.4.19) ”«Gramsci e il populismo», a cura di Guido Liguori. Nel volume Unicopli sono stati raccolti i contributi degli studiosi al simposio di ottobre

“”Secondo Aristotele, tre sono le forme di governo: la monarchia, l’aristocrazia e la politìa. Ognuna di queste forme di governo presenta una patologia degenerativa, ossia la tirannide, la oligarchia e la democrazia, così definita dal filosofo greco, ma che in realtà, oggi, chiamiamo demagogia. PRENDENDO IN PRESTITO dallo Stagirita questo modello, ne conseguirebbe che la patologia degenerativa della democrazia attuale sia il populismo il quale si proporrebbe come una forma di propaganda che, trascinando il popolo (come si evince dall’etimologia del termine greco demagogia che si pone come succedaneo di populismo) attraverso promesse e lusinghe, aspira alla conquista del potere e al suo mantenimento anche di fronte alle promesse non mantenute. Si tratta, fin qui, del populismo sub specie politica, o, se si vuole, del populismo come può essere spiegato nei termini dell’attualità politica nostrana e, forse, non solo nostrana.

31mar/19Off

I conti con il fascismo, oltre le fake news e l’autoassoluzione degli italiani

Articolo di Guido Calderon (manifesto 30.3.19) “In “Mussolini ha fatto anche cose buone” (Bollati Boringhieri), Francesco Filippi, storico della mentalità e presidente dell’Associazione di Promozione Sociale Deina che organizza i viaggi della memoria, smaschera le molte idiozie che continuano a circolare sul «fascismo buono»”

“”Marc Bloch descriveva in questi termini la genesi e il ricorrente successo delle notizie false, ciò che oggi, almeno in parte, potremmo far rientrare entro la categoria delle fake news: «probabilmente nascono spesso da osservazioni individuali inesatte o da testimonianze inesatte, o da testimonianze imprecise, ma questo accidente originario non è tutto; in realtà da solo non spiega niente. L’errore si propaga, si amplia, vive infine a una sola condizione: trovare nella società in cui si diffonde un terreno di coltura favorevole». «In esso – aggiungeva il celebre storico – gli uomini esprimono inconsapevolmente i propri pregiudizi, gli odi, le paure, le proprie forti emozioni. (…) Solo grandi stati d’animo collettivi hanno il potere di trasformare in leggenda una cattiva percezione».

30mar/19Off

Congresso della famiglia, il giorno del corteo fucsia. E’ l’altra Verona: “Una lotta di tutti gli oppressi”

Articolo di Martina Castigliani (Fatto 30.3.19) “Dall’Argentina all’Italia – Passando per Verona: alcuni scatti di mobilitazioni femministe di tutto il mondo”

“”Laura, Giulia e le altre hanno gli occhi esausti di chi non dorme da giorni, e l’emozione di chi è partito da lontano. C’erano quando non c’era nessuno. In tribuna, vestite da ancelle, quando a ottobre scorso la Lega ha fatto passare la mozione contro l’aborto in Consiglio comunale: con la loro foto pubblicata su Facebook hanno fatto un pezzo di storia. E c’erano il sabato successivo, in piazza, per il primo grande corteo femminista a Verona. C’erano e ci sono oggi, cinque mesi dopo, sempre a Verona, per la prima reazione di massa – con attiviste che arrivano da ogni parte d’Italia e dall’estero, dalla Polonia all’Argentina – al World Congress of Families, l’evento che per la prima volta nella sua storia viene ospitato in Italia. Hanno aperto i lavori della mobilitazione transfemminista di “Non una di meno”: una tre giorni di incontri e dibattiti che culminerà nel corteo di oggi, dove sono attese migliaia di persone.
Loro, le “femministe”, Laura e Giulia tra tante, protestano da prima che se ne accorgesse la politica, da prima che arrivassero media e televisioni da tutto il mondo. Con banchetti e assemblee, quando la città sembrava un’enclave dell’estrema destra e niente più. “La nostra è soprattutto una sfida politica”, racconta Laura. “Abbiamo scelto di usare la parola transfemminismo per indicare la volontà di andare oltre i confini geografici e la definizione di donna biologica. Per noi si parla di femminismi al plurale: ci rivolgiamo a tutti coloro che sono oppressi”.

29mar/19Off

Moni Ovadia: “Non abbiamo mai fatto i conti col fascismo. Per questo ci ritroviamo Salvini”

Intervista a Moni Ovadia di Giacomo Russo Spena (MicroMega online 28.3.19) “Per l’attore in Italia esiste una diffusa subcultura reazionaria che la Lega ha risvegliato ed intercettato: “Dopo anni di crisi economica, buona parte degli italiani soffre di individualismo, provincialismo, opportunismo, servilismo e paura”. Le responsabilità? “Di una sinistra che ha rotto con la storia del movimento operaio”. Il Pd? “Irriformabile”. E per il futuro auspica una rivoluzione Costituzionale: “La nostra Carta va studiata fin dalle scuole materne”.”

“” “Mi sento tendenzialmente un rivoluzionario, vorrei nel Paese una rivoluzione costituzionale: l’applicazione rigorosa della nostra Carta repubblicana, eccolo il mio programma politico”. Già attore, cantante, scrittore e uomo di sinistra, Moni Ovadia si autodefinisce giacobino ritenendo oggi, più che mai, sia l’ora delle scelte forti: “È necessario schierarsi per contrastare il peggior populismo”.
Riferendosi al tema dell’accoglienza, Matteo Salvini parla di “propaganda immigrazionista” della sinistra, per poi rivendicare la chiusura dei porti e il cattivismo nei confronti di chi fugge da guerre e carestie. Oltre, come di consueto, a tuonare contro rom, centri sociali e chiunque osi criticare i valori della famiglia tradizionale. Eppure nei sondaggi il suo consenso aumenta dimostrando che questa politica paga in termini elettorali. Moni Ovadia, cosa siamo diventati?
Dopo anni di crisi economica e strutturale nel Paese, una buona parte degli italiani soffre di una patologia che ha come effetti l’individualismo, il provincialismo, l’opportunismo, il servilismo e la paura. Sono gli stessi ingredienti che hanno caratterizzato il periodo fascista. Il Paese, d’altronde, non si è mai liberato dall’eredità mussoliniana.

26mar/19Off

Leadership. Quando ce n’e’ bisogno? E com’e’ un leader?

Articolo di Annamaria Testa (nuovoeutile.it 25.3.19)

“”Più le persone vogliono contare come individui, più sentono il bisogno di fare riferimenti a un leader e a una leadership per contare ancora di più. Questo fatto non è così paradossale come potrebbe sembrare.
UN CATALIZZATORE. Le persone cercano una guida in grado di ispirare, orientare e organizzare. Un catalizzatore che consolidi e metta a sistema i bisogni e i desideri. Cercano una voce e una presenza fisica (un corpo) tale da rappresentare e promuovere le istanze e dargli continuità e progettualità. Cercano, nell’identità del leader, uno specchio e un amplificatore della propria identità. E perfino un oggetto di stima, rispetto e venerazione.
LEADER, CIOÈ?

19mar/19Off

Sentenza 203/1989 Corte costituzionale sul principio di laicita’

Citazione di Stefano Rodotà dal suo libro “Perchè laico, Laterza”  sul principio costituzionale e sulla sentenza della Coste costituzionale, mai attuati in Italia: … “l’analisi della realtà, la nuda forza delle cronaca mostrano quanto sia ancora arduo riconoscere nella discussione italiana l’accettazione piena di quel che scrisse, nella sentenza n. 203 del 1989, la Corte costituzionale sottolineando che “”il principio supremo della laicità dello Stato è uno dei profili della forma di Stato delineata dalla Carta costituzionale della Repubblica””. Incompiutezza dovuta in gran parte ad una logica di subordinazione a valori definiti fuori da ogni procedura democratica…”"

23feb/19Off

Viesti: “L’autonomia differenziata rompe l’unita’ nazionale. La riforma va fermata”

Intervista a Gianfranco Viesti di Giacomo Russo Spena (MicroMega online 22.2.19) “Stanno cambiando il volto dell’Italia e lo stanno facendo nel silenzio generale”. L’autore del libro “Verso la secessione dei ricchi?” spiega perché la riforma del governo è sbagliata sotto il profilo finanziario, di merito e di metodo: “È in pericolo l’universalità dei diritti. E più risorse a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna significano meno finanziamenti alle altre regioni, a ulteriore vantaggio del Nord”.”

“”“Stanno cambiando il volto dell’Italia e lo stanno facendo nel silenzio generale”. Gianfranco Viesti, docente di Economia all’Università di Bari ed autore del libro “Verso la secessione dei ricchi?” (Edizioni Laterza), è tra i più combattivi nel denunciare le nefaste conseguenze, se fosse varata, della riforma sull’autonomia regionale differenziata, provvedimento che il governo gialloverde ha annunciato e messo in cantiere. Doveva andare in Consiglio dei Ministri lo scorso 15 febbraio ma alcune frizioni tra il M5S, dubbioso sulla riforma, e la Lega hanno fatto slittare la data. Al momento sono tre le regioni richiedenti: Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. “Stiamo discutendo di norme che possono stravolgere il Paese; finora disponiamo delle richieste delle Regioni, disponiamo dei primi articoli di questa intesa governo/Regioni, disponiamo di alcune bozze che circolano informalmente, ma non esiste ancora la parte sostanziale che specifica il provvedimento” spiega Viesti.
Professore, ci può spiegare le ragioni per cui questo provvedimento metterebbe in pericolo l’unità nazionale?
Sono tre i motivi.

10feb/19Off

Il 170esimo anniversario dell’“immortale fantasma” della Repubblica romana

Articolo di Massimo Novelli (Fatto 10.2.19)

“”Il 9 febbraio del 1849, “a un’ora del mattino, si proclamavano il decadimento del potere temporale del Papa, e, conseguenza logica, la Repubblica. Da chi? Dall’Assemblea Costituente degli Stati romani. D’onde esciva la Costituente? Dal voto universale”. Così Giuseppe Mazzini, nel settembre del 1849, scriveva ai ministri di Francia, ricordando la nascita della Repubblica Romana che, agli inizi di luglio, era stata annientata dalle truppe mandate da Luigi Napoleone Bonaparte, futuro Napoleone III. Il 3 di luglio, dalla loggia del Campidoglio, era stata promulgata la Costituzione, la più avanzata d’Europa, che, come sarebbe stato scritto, dette “al popolo leggi giuste ispirate alla più pura democrazia”.
Durò poco l’avventura della Repubblica, con cui l’Italia, osservò Leone Ginzburg in pieno fascismo, “cominciò a scoprire la propria vocazione unitaria attraverso i giovani accorsi a Roma da ogni parte d’Italia a sacrificarsi con tranquilla consapevole serenità per la patria comune”. Dopo la fuga a Gaeta di Pio IX, spaventato dal programma liberale e nazionale propostogli, la giunta provvisoria di governo convocò l’assemblea costituente. Il 9 febbraio venne proclamata la repubblica e nominato un comitato esecutivo costituto da Carlo Armellini, Mattia Montecchi e Aurelio Saliceti, che a marzo cambiò con l’ingresso di Mazzini e di Aurelio Saffi. Alla fine d’aprile, a Civitavecchia, sbarcò il contingente francese inviato da Luigi Napoleone, presidente della Repubblica di Francia. L’assemblea della capitale decise di respingere i francesi e il corpo di spedizione borbonico, inseguito da Garibaldi. S’iniziò la gloriosa e drammatica difesa di Roma, che sarebbe crollata il 4 luglio. “La Repubblica romana è caduta”, scrisse Mazzini, “ma il suo diritto vive, immortale fantasma che sorgerà sovente a turbarvi i sogni. E sarà nostra cura evocarlo”.””