Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

26nov/180

E’ l’eta’ dei neo-cinici

Colloquio con Peter Sloterdijk di Stefano Vastano (l’espresso 25.11.18) “Trump, Putin, Orbán. Sulla scia di Diogene, Socrate, Dostoevskij. Lo sguardo del filosofo tedesco sui sovranisti di oggi”

Se provassimo a prenderli sul serio, a quale scuola filosofica apparterebbero Trump e Salvini, Putin o Marine Le Pen? «Tutti i sovranisti si rifanno ad una antropologia cinica e depressa», risponde Peter Sloterdijk. Non è un caso se uno dei più prestigiosi filosofi tedeschi torni alle antiche tradizioni del cinismo per inquadrare «l’incoerenza performativa» in cui si cacciano oggi i sovranisti con le loro spietate balle quotidiane.Già nel 1983 infatti, nel suo famoso saggio “Critica della ragion cinica”, Sloterdijk ricostruiva, da Diogene di Sinope alle crisi della Repubblica di Weimar, le varie derive del cinismo nella cultura e politica occidentale. E in questa intervista esclusiva per “L’Espresso”, Sloterdijk ridisegna, in tutte le sue aporie, la fenomenologia del sovranista trionfante, «che altro non è se non il cinismo, ma nella sua forma più inconsistente giunto al potere», sintetizza il filosofo. Il cui ultimo saggio, appena pubblicato da Cortina Editore, si intitola non a caso: “Dopo Dio”. Ripartiamo da Diogene di Sinope, il filosofo più sfrontato della storia.
Qual era il messaggio del padre di tutti i cinici?

24nov/180

La Costituzione e il fantasma del fascismo

Articolo di Gustavo Zagrebelsky (Repubblica 24.11.18) “Basta con il silenzio è venuto il tempo della resistenza civile. A chi esalta la forza si opponga la mitezza, alla violenza la solidarietà, fino alla disobbedienza che può essere una virtù

“”Un dato culturale assai significativo è che si discute oggi sempre meno di Costituzione e sempre più di fascismo. È uno spostamento dell’attenzione da una forma giuridica (la Costituzione) a una sostanza politica (un regime). «Forza normativa del fatto», dicono i giuristi quando il «fatto compiuto», o che si sta compiendo, scalza il diritto o lo predispone alla resa. Questo spostamento spiega il silenzio di tanti giuristi, fino a qualche tempo fa alquanto loquaci (tra i quali io stesso). Cambia l’oggetto e cambiano gli interlocutori: occupano la scena i politologi, gli storici, i sociologi, i giornalisti, i politici, la gente comune. Tutti, insomma, meno che i costituzionalisti. Sembra che il loro oggetto stia evaporando. La loro voce, se è critica, si perde come un fruscio fastidioso nel rumore dominante. Per lo più, non merita neppure una risposta.

22nov/180

Populismi

Due articoli sul populismo LEGGI DI SEGUITO

“La gogna istituzionale. Salvini e gli studenti.” di Nadia Urbinati (Repubblica 22.11.12)
I populisti al governo si di chiarano democratici, ma non liberali. Lo dice anche Viktor Orbán: non è necessario che le democrazie siano liberali, « possono anche essere conservatrici, sovraniste, senza alcun danno alla democrazia stessa». Una grande stupidaggine, che mette insieme maggioranze ( conservatrici o progressiste) e regimi (democratici o autoritari). Il fatto nuovo dei governi populisti è di appartenere al genere democratico ma con torsioni maggioritariste. Questo li rende totalizzanti nella sfera dell’opinione. L’olio di ricino era una pratica arcaica, segno della poca sicurezza di sé del regime fascista, che preferiva ingessare il proprio governo annullando fisicamente l’opposizione. Il fatto nuovo è che si umilia l’opposizione senza eliminarla. È sufficiente considerare lo Stato e le sue norme come “nostre”, ovvero della “nostra” maggioranza. Il web fa il resto.

21nov/180

La maturita’ a prova di costituzione

Articolo di Tomaso Montanari (Fatto 21.11.18)

“Professore, nell’alternanza scuola-lavoro sono stato a fare fotocopie negli uffici di un cantiere che da quasi trent’anni prepara il traforo di una montagna per farci passare un treno veloce per spostare verso un pascolo alpino merci che non ci sono. Mi pare che tutto ciò sia un po’ insensato, e anche contro l’articolo 9 della Costituzione, che tutela l’ambiente. Ho imparato che si possono avere contratti (e dunque diritti) diversissimi per fare lo stesso, identico lavoro: ho il sospetto che questo violi l’articolo 3, quello che mi piace di più perché dice che tutti siamo uguali. A proposito, anche il professore di matematica, che è un precario, mi pare trattato come uno schiavo: gli articoli 1 e 4 forse non valgono più? E, con tutto il rispetto, perché c’è il crocifisso in aula, nonostante l’articolo 7?

16nov/180

La lunga marcia della cosa nera

Articolo di Ezio Mauro (Repubblica 16.11.18)

“”Oltre il fascismo tradizionale, il segreto di un’ideologia che alza muri, odia i deboli e discrimina in base alla ” razza”: è figlia del caos globale, del mondo senza più un tetto in cui il cittadino, smarrito, torna a essere solo individuo. Scomparsa la sinistra, rischia di sparire anche la destra, sostituita da questa “cosa” nera che alza i muri, nazionalizza i diritti, munisce i confini, seleziona i più deboli escludendoli, torna a discriminare in nome della razza. Tutto il mondo sembra consegnarsi a questa nuova espressione politica che fulmina le precedenti perché cambia alla radice i codici del discorso pubblico, rovescia il suo linguaggio, trasforma la postura dei protagonisti, abbatte i limiti del consentito, incoraggia l’istinto a prendere il microfono contendendolo alla ragione. E in tutto il mondo questa “cosa”, mentre cerca ancora il suo vero e moderno nome, è già con ogni evidenza la forma più semplice e dunque più accessibile della politica, quindi la forma della semplificazione e della soddisfazione senza responsabilità, la più adatta al consenso universale in questi tempi difficili di giudizi sommari.

10nov/180

Germania, cresce l’onda neonazista

Articolo di Walter Rauhe (Stampa 10.11.18) “Mai così tanti militanti e attacchi. Raddoppiati gli attivisti pericolosi. A 80 anni dai Pogrom l’allarme di Merkel: antisemitismo in aumento. La commemorazione della Notte dei cristalli”

“”Proprio nel giorno in cui la società civile e le massime autorità politiche della Germania hanno commemorato in modo solenne l’80º Anniversario dei Pogrom nazisti contro la popolazione ebraica in quel fatidico 9 novembre del 1938, il governo di Grande coalizione ha pubblicato i dati allarmanti sul drastico aumento dei reati e delle manifestazioni di stampo neonazista. Solo negli ultimi tre mesi il ministero dell’Interno ha così registrato la presenza di 7.614 militanti neonazisti considerati come «potenzialmente pericolosi e violenti» a cortei organizzati dall’estrema destra nel Paese. Più del doppio rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Le forze dell’ordine hanno anche registrato un’impennata dei reati commessi da naziskin, hooligans neonazisti e appartenenti a milizie paramilitari ultra nazionaliste (aumentati di circa il 30% rispetto al 2017) e degli episodi di antisemitismo (+18%).
Parlando nella sinagoga della Rykestrasse a Berlino, la cancelliera Angela Merkel ha espresso la sua viva preoccupazione per i sempre più frequenti episodi di antisemitismo che «minacciano la vita ebraica nel nostro Paese».

2nov/180

I colpi di Stato senza militari che mettono alla prova la democrazia

Articolo di Juan Luis Cebrian Stampa 2.11.18, traduzione di Carla Reschia

“”Quando Curzio Malaparte scrisse “Tecnica del colpo di stato” non immaginava che, col passare del tempo, i processi di sostituzione del potere costituito con metodi illegali sarebbero migliorati in modo consistente grazie ai progressi della tecnologia e ai nuovi equilibri della società. Corrono voci insistenti secondo le quali Jair Bolsonaro, vincitore indiscusso del secondo turno delle elezioni brasiliane, sarà presidente del Paese grazie a un piano premeditato contro il potere legittimo del Pt (il partito dei lavoratori guidato da Lula), quando forze più o meno occulte andarono all’attacco della presidenza di Dilma Rousseff. Da lì ebbe inizio, in modo apparentemente rispettoso degli usi democratici, anche se non altrettanto delle regole del gioco, l’offensiva neofascista che sarebbe culminata nella vittoria elettorale di domenica.

15ott/180

“Voglio ministre, non rose”

Due articoli sulle votazioni in Germania LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Francesca Sforza “Katha, paladina delle donne” (Stampa 15.8.18)
“”«Sapete perché ce l’abbiamo fatta?», ha gridato dal palco di Monaco «Katha» Schulze di fronte alla grande onda verde che ieri si è risollevata fino alla soglia del 18 per cento dei consensi. «Perché tu ti sei alzato dal letto la mattina presto e sei andato a portare fuori i volantini, e perché tu – ha continuato indicando le persone tra la folla – hai preso il telefono e ti sei deciso a chiamare la tua ex per convincerla a votarci!». «Oggi la Baviera è vestita di verde – gli ha fatto eco Ludwig Hartmann, l’altro capolista, che insieme a lei ha traghettato la più piccola frazione del Landstag bavarese a diventare la più forte – e non è stato sempre così, abbiamo avuto tante discussioni, ma adesso ne sono certo: questo è solo l’inizio». Anche Katharina Schulze è vestita di verde, e dopo il primo momento di entusiasmo ha come un’esitazione: «In genere non mi mancano le parole, ma adesso un po’ sì… Capite cosa abbiamo fatto? Eravamo i più piccoli e siamo diventati grandi, c’era la maggioranza assoluta della Csu e ora quella maggioranza è storia vecchia, abbiamo dimostrato che si vince con l’ambiente, con l’Europa, con la solidarietà». Ha promesso una politica forte, impegnata sulla sicurezza, e «chiaramente femminista»: «Vogliamo donne che facciano le ministre, non rose rosse per l’8 marzo». E nel ringraziare la platea ha aggiunto: «Siamo tornati, siamo i Verdi, siamo contro la guerra e non vogliamo i nazi nelle nostre strade». Stasera si balla, «ma da domani tutti al lavoro». Si era capito già dalle prime proiezioni che i Verdi avrebbero raggiunto un risultato importante, in linea con quanto accaduto in Olanda e in Austria con l’esperienza Van der Bellen (ma in Baviera, ammettiamolo, era meno scontato).

12ott/180

“Via l’art. 81 dalla Carta: sovrano e’ il Parlamento, non i mercati”

Intervista a Gaetano Azzariti di Silvia Truzzi (Fatto 12.10.18) ““Via l’art. 81 dalla Carta: sovrano è il Parlamento, non i mercati” “La sovranità non appartiene alla finanza, ma neanche a un popolo astratto: la sovranità è solo costituzionale”. “Eletto dal popolo. Le Camere, unica sede della sovranità popolare.”

“”Cominciamo questa conversazione sul rapporto tra Europa e Stati, tra volontà dei popoli e diktat di mercati e commissari, dall’inizio. Cioè dal secondo comma del primo articolo della Costituzione (“la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla legge”). Partiamo dalla Carta anche perché parliamo con Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza.
Professore, assistiamo a continue tirate d’orecchie, per di più preventive, su quello che possiamo o non possiamo fare. La sovranità a chi appartiene? Ai popoli o ai mercati?
Non certo ai mercati, ma neppure al popolo astrattamente e retoricamente inteso. Nel Novecento la sovranità è ‘sovranità costituzionale’. Quando si evoca genericamente il popolo non si fanno i conti con quanto prescritto dall’articolo 1, cioè che questi esercita la propria sovranità entro le forme e i limiti stabiliti dalla Costituzione: è questo il perimetro della sovranità.
E che succede se – come ora – i cittadini non sono disposti a farsi dire come votare dai mercati?
Anche in questo caso le decisioni politiche fondamentali spettano non a indeterminati cittadini, ma agli organi costituzionalmente competenti, in primo luogo al Parlamento, ovvero – quando la Costituzione lo prevede – alle decisioni assunte direttamente dal corpo elettorale.

10ott/180

Fnsi: “Attacco inedito alla liberta’ di stampa e alla Costituzione”

Intervista a Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa, di Eleonora Martini (manifesto 10.10.18) “Fnsi: «Attacco inedito alla libertà di stampa e alla Costituzione». Giulietti spiega perché è arrivato il momento di reagire alle minacce del governo”

“”‘«Quello a cui stiamo assistendo è un’aggressione senza precedenti alla libertà di informazione. Dire che è qualcosa che abbiamo già visto in passato è un errore di analisi politica gravissimo: è un fenomeno nuovo ed inedito internazionale, con riflessi nazionali, e che ha nell’aggressione alla libera informazione un punto strutturale». È molto duro, il giudizio di Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa, non tanto rispetto agli attacchi specifici del vicepremier Di Maio alle testate del Gruppo Gedi, quanto piuttosto riguardo l’atteggiamento del governo giallo-verde nei confronti del giornalismo in generale, «che tradisce il vero obiettivo di questa campagna: indebolire l’articolo 21 e la prima parte della Costituzione».’
Si è appena conclusa nella sede dell’Fnsi la vostra conferenza stampa con l’Ordine dei giornalisti, l’Usigrai, Articolo 21 e molti comitati di redazione. Perché proprio ora? È davvero in atto un attacco alla democrazia?

“Se il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che è un uomo moderato sente il bisogno più volte di richiamare l’attenzione sull’articolo 21 della Carta, e se un uomo come Steve Bannon, che è stato l’ideologo di Trump e dell’intesa con la peggiore destra americana ed è un esperto della fabbrica delle fake news create per inquinare gli ordinamenti democratici, sceglie l’Italia come sua piattaforma per realizzare una serie di alleanze internazionali, ci sarà una ragione.