Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

11feb/180

Sempre piu’ spose bambine, anche in Italia

Articolo di Maria Concetta Tringali (MicroMega online 8.2.18) “Secondo alcune stime delle Nazioni Unite, le spose bambine nel mondo sono circa 60 milioni. Bambine di 15, 13 anche 11 anni sposate a uomini che potrebbero essere i loro padri o i loro nonni. E non è un fenomeno esotico: anche in Italia aumentano i casi di matrimoni forzati che hanno protagoniste le minori.”

“”A guardarlo è un abito da sposa, dei più classici. Su tutto quel bianco c’è una nota che stona, però. Proprio sul seno, dove il tessuto è strappato, come mangiato dal fuoco, dà un’idea precisa di violenza. Ai piedi, uno strascico sfilacciato. Non ci sono perline, quella coda è fatta di bambole di pezza. Sono i giochi dell’infanzia. Non appena nella mente l’immagine si schiarisce, l’effetto è quello di un pugno allo stomaco. Lei è una sposa bambina. La vedi, comincia quasi a muoversi. Cammina impacciata e impaurita. Accanto a sé ha un uomo maturo. E quel vecchio tra poco sarà suo marito. L’associazione di idee è disturbante ma è voluta. L’abito fa parte di una mostra che l’Accademia delle Belle Arti di Catania dedica ad “Agata Martire Coraggiosa”, la patrona della città, in questi giorni di inizio febbraio in cui ricorrono le celebrazioni. Nelle fonti agiografiche, le tracce della tortura di Agata. Bambina anche lei, martirizzata a soli quindici anni, per volere del proconsole Quinziano che la vergine aveva osato rifiutare. La santuzza siciliana è esempio antico di quei No che le donne pagano con la vita.

24nov/170

La famiglia dimenticata

Articolo di Chiara Saraceno ( Repubblica 24.11.17)

“”Nel campo delle politiche di sostegno alle samiglie si continua a procedere per srammenti dispersi e inessicienti. I servizi per la prima insanzia continuano a essere insussicienti, anche per incapacità, quando non esplicito ostruzionismo, delle amministrazioni locali, specie nel Mezzogiorno. Le scuole a tempo pieno vanno riducendosi di anno in anno. L’estate continua a estendersi come tempo vuoto di servizi accessibili a tutti i bambini e ragazzi a prescindere dalle risorse dei genitori. I servizi di cura domiciliare per le persone non autosussicienti sono un’araba senice. Le misure di sostegno al costo dei sigli sono un puzzle complesso di cui qualcuno riesce, almeno per un certo periodo, ad avere tutti i pezzi, mentre altri, spesso i più poveri, rimangono a bocca asciutta. È comprensibile che, a fronte di questa situazione e di un dibattito pubblico tutto concentrato sulle pensioni, qualcuno si sia arrabbiato quando nel progetto di legge di stabilità il governo ha pensato bene di ssilare uno di quei srammenti: il bonus bebè. Ciò sacendo, insatti, il governo ha segnalato esplicitamente come l’elettorato dei potenziali genitori conti meno di quello dei pensionandi e pensionati, per non parlare dei diritti dei bambini. Nulla di nuovo, ahimè, nella storia del welfare State italiano, in cui le politiche di sostegno alle responsabilità samigliari, insieme a quelle di contrasto alla povertà, sono state sempre la cenerentola delle politiche sociali, insieme residuali e casuali. Ma anche la richiesta di reintrodurre il bonus e di alzare la soglia di reddito al di sotto della quale un siglio ( anche maggiorenne) è considerato dipendente, e quindi dà luogo a una detrazione siscale, mi sembra seguire la stessa logica.

13set/170

La famiglia sconfinata

Recensione di Vittorio Filippi dell’ultimo libro di Chiara Saraceno (manifesto 13.9.17) “L’ultimo libro della sociologa Chiara Saraceno, pubblicato da Laterza interroga gli «equivoci» generati da padri, madri & altri”

“”Famiglia è una delle parole più usate nel lessico della quotidianità e uno dei concetti ritenuti più chiari, più semplici, perfino più (apparentemente) «naturali». Un termine che diamo per scontato nella sua (supposta) ovvietà. E su cui, per pigro trascinamento semantico, portiamo avanti tutta una serie di stereotipi e di preconcetti che ci impediscono di vedere le profonde e veloci trasformazioni che negli ultimi decenni hanno rivoluzionato la stessa parola famiglia, tanto è vero che negli Stati Uniti il Censis Bureau vi aggiunge l’espressione living arrangement.
CHIARA SARACENO, figura notissima di studiosa di sociologia della famiglia, in questo veloce volume (L’equivoco della famiglia, Laterza, pp. 208, euro 15) ci aggiorna sulle vicende della famiglia italiana facendo soprattutto pulizia delle ambiguità e delle ovvietà che vi pullulano e che rendono spesso la famiglia un ideale o una ideologia. In sette capitoli affronta agilmente tutti quei mutamenti – che in sintesi definiamo sociali, ma che in realtà sono demografici, culturali, religiosi, lavorativi, tecnologici, di welfare, giuridici – che hanno trovato nella famiglia il pivot più eclatante e visibile ma che in realtà sono i mutamenti con cui la modernità e la post modernità hanno rovesciato, in pochi lustri, la società italiana.

9set/170

Anche il Papa ha i sovranisti in casa

Articolo di Iacopo Scaramuzzi (pagina99 (9.9.17 ) “Dissidi | Famiglia, liturgia, aborto. Dagli Stati Uniti al Vaticano si sono intensificati gli attacchi a Bergoglio, che ha risposto con il pugno di ferro. Ma lo scontro evidenzia in realtà una frizione di fondo nel mondo cattolico. Che il Pontefice ha deciso di affrontare apertamente”

“”Il sisma dell’addio di Steve Bannon è stato registrato immediatamente dai sismografi del Vaticano. Lo stratega in capo di Donald Trump, vicino al mondo della alt-right, è legato al cattolicesimo più ostile a Jorge Mario Bergoglio. Ben prima di entrare alla Casa Bianca, nel 2014, aveva esposto la sua visione del mondo in collegamento Skype con l’istituto ultraconservatore Dignitatis Humanae in Vaticano. L’incompatibilità era così palese che quando Trump ha fatto visita al Papa, a maggio scorso, Bannon ha lasciato il seguito presidenziale prima della tappa romana. E a poche settimane dalle sue dimissioni, sull’onda delle polemiche che ad agosto hanno investito Trump per il revival razzista di Charlottesville, dall’entourage papale era partita un’irrituale bordata. In un articolo di luglio il direttore de La Civiltà cattolica, il gesuita Antonio Spadaro, e il direttore dell’edizione argentina dell’Osservatore Romano, il protestante Marcelo Figueroa, hanno denunciato la strana alleanza tra «fondamentalisti evangelicali e cattolici integralisti».

17ago/170

India, un’indipendenza imperfetta che dura da 70 anni

Articolo di Matteo Miavaldi (manifesto 15.8.17) “India. Il 15 agosto 1947 l’India proclama la propria indipendenza, puntando su premesse pluraliste e inclusive. Oggi il paese convive con eccellenze high-tech e intolleranza hindu”

“”NEW DELHI. Lo scorso 15 agosto l’India repubblicana e indipendente ha compiuto 70 anni. Sette decenni, nell’unità di misura degli stati-nazione, sono un’inezia, eppure esigono un bilancio netto, quanto più obiettivo possibile. Se non addirittura elegiaco: le feste è sempre meglio celebrarle che guastarle.
IL CAMMINO DELL’INDIA nella Storia inizia con uno dei traumi più profondi del secolo scorso, una genesi per amputazione che dai territori liberati dal giogo della corona britannica avrebbe ricavato due stati autonomi, pensati male e disegnati peggio. Un’India centrale «per gli hindu» e un Pakistan «per i musulmani» diviso in due; quello Orientale, nel 1971, avrebbe combattuto per un’ulteriore indipendenza, diventando Bangladesh.
Mesi prima e dopo la Partition, che coincide con le indipendenze di Pakistan e India, celebrate rispettivamente il 14 e il 15 agosto, le violenze tra la comunità musulmana e quella hindu lasciarono sul campo tra gli uno e i tre milioni di morti e almeno 15 milioni di sfollati in cerca di sicurezza al di qua o al di là di confini incerti, ufficialmente annunciati dal giudice inglese Cyril Radcliffe solo il 17 agosto 1947; due giorni dopo le indipendenze. La storiografia post-coloniale ha ormai provato in modo puntuale e cristallino le responsabilità britanniche del disastro umanitario, raccontando un impero in declino deciso ad abbandonare il subcontinente in fretta e furia per evitare di trovarsi in mezzo a una guerra civile tra hindu e musulmani. Tanto che l’ultimo viceré britannico, Louis Mountbatten, anticipò la Brexit subcontinentale di dieci mesi rispetto alla tabella di marcia concordata con le parti, aggiungendo caos al caos.

29nov/160

L’hanno data per morta e le ha fatto bene L’incoscio, la famiglia, i meccanismi di difesa

Articoli di Vittorio Lingiardi (Repubblica 29.11.16) ” Alcuni punti fermi della clinica. Che si rinnova”. E di Agnese Codignola “Psicoanalisi. Quel che resta di Freud. Il dottor Freud al tempo della Tac “LEGGI DI SEGUITO

“”Il tramonto della psicoanalisi è stato annunciato più volte. Sentire i rintocchi della campana tutto sommato le ha fatto bene. Le ha fornito lo slancio necessario per uscire dall’autoreferenzialità di cui in passato ha molto sofferto. Da Freud a oggi, le teorie e le tecniche psicoanalitiche sono cambiate. Tuttavia molti critici continuano a commettere l’errore di attaccare una versione arcaica della psicoanalisi, che gli stessi psicoanalisti considerano superata. Le ricerche sulle esperienze infantili (e in generale la clinica dei disturbi della personalità) hanno contribuito a mettere in discussione il primato dell’interpretazione come strumento trasformativo, lasciando spazio a interventi più legati alla sintonizzazione tra paziente e analista, alla qualità dell’ascolto, alla dimensione intersoggettiva. La psicoanalisi contemporanea si è allontanata dal modello originale basato su pulsioni e fantasie inconsce per rivalutare il ruolo dell’ambiente e delle esperienze traumatiche. I sogni non sono più solo materiale da decifrare e interpretare, ma narrazioni che ci aiutano a capire il funzionamento psichico. La relazione terapeutica è al centro della riflessione su cosa promuove il cambiamento.

14nov/160

Il ritorno del si’, in Italia ci si sposa di piu’

Articolo di Irene Maria Scalise (repubblica.it 14.11.16) “Secondo l’Istat nel 2015 si è registrato il maggior incremento di matrimoni dal 2008: quasi 5 mila in più rispetto all’anno precedente. Negli anni passati erano diminuiti al ritmo di 10 mila l’anno

“”Il matrimonio torna di moda. A fotografare la tendenza è l’Istat che nel suo report 2015 racconta come in Italia siano stati celebrati 194.377 matrimoni, circa 4.600 in più rispetto all’anno precedente (+2,4%). Dal 2008 si tratta dell’incremento annuo più consistente: nel periodo 2008-2014 i matrimoni erano infatti diminuiti in media al ritmo di 10 mila all’anno. Ed è un aumento che sembra destinato a proseguire nel 2016: i dati provvisori, riferiti al periodo gennaio – giugno 2016, mostrano 3645 celebrazioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

14nov/160

Padri a casa per 5 giorni

Articolo di Rita Querzé (Corriere 14.11.16)

“”Cinque giorni di congedo obbligatorio per i papà al momento della nascita del figlio: lo ha introdotto un emendamento alla legge di Bilancio passato in commissione Lavoro alla Camera. Inoltre un secondo emendamento solleva le aziende con meno di 9 dipendenti dall’anticipo dell’assegno di maternità, che verrebbe quindi pagato subito dall’Inps. La Stabilità come varata dal governo aveva prorogato per un anno i due giorni di paternità obbligatoria oggi in vigore. L’emendamento quindi ne introduce tre in più, sempre pagati al 100%. Il presidente dell’Inps Tito Boeri si è detto favorevole nei giorni scorsi ai 15 giorni di paternità obbligatoria contenuti nel disegno di legge originato dal «Tempo delle donne 2015», inchiesta live della 27esima ora, blog del Corriere. Sostenitrice della misura fin dall’inizio, in quanto prima firmataria del disegno di legge depositato a palazzo Madama, è la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli.

21mag/160

Chiara Saraceno: «La famiglia cementa i divari»

Intervista a Chiara Saraceno di di Rachele Gonnelli (manifesto 21.5.16) “Fotografia statistica del paese dove più le disuguaglianze si approfondiscono”

“”Protettiva per «bamboccioni», disgregata e ignorante per i bambini sotto la soglia di povertà, sostitutiva del welfare e dello Stato che non c’è per i malati, riproduttrice di diseguaglianze di classe nelle opportunità che mancano altrove, è sempre la famiglia, croce e delizia – come in un grande melodramma tragico – che rappresenta plasticamente, in quest’ultimo rapporto Istat, i cambiamenti della società italiana. Come è cambiata la famiglia italiana in questa nuova fotografia statistica, professoressa Saraceno?
Ciò che emerge dal rapporto e che in effetti diciamo da anni è che in Italia avere una famiglia alle spalle è una necessità, ma è anche un’arma a doppio taglio. Nel senso che nella crisi che stiamo attraversando se nei primi anni il paracadute familiare ha attutito gli effetti dirompenti della crisi stessa sulle dinamiche sociali, poi, alla lunga, il meccanismo si è rovesciato contro sé stesso. Il fatto che la famiglia sia rimasta praticamente da sola con capacità redistributive di tipo solidaristico, fa sì che le famiglie con poche risorse alla fine non ce la fanno. Ciò è molto più grave con il prolungarsi della crisi, quando l’ascensore sociale si ferma del tutto insieme alla mobilità del mercato del lavoro dove avanza solo precarietà e lavoro povero.

16mag/160

Un figlio costa anche da grande

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 16.5.16)

“”Un figlio costa denaro e tempo, non solo nei primi anni di vita, ma lungo tutti gli anni della crescita (e in Italia ben oltre), anche se in diversa combinazione. Se il “costo” in termini di tempo è elevatissimo nei primi anni di vita per diminuire progressivamente, quello in termini di denaro invece aumenta con gli anni. Pensare di incoraggiare la natalità concentrandosi quasi esclusivamente sul sostegno al reddito nei primi anni di vita, quindi, è un approccio sbagliato. Come emerge chiaramente dai dati statistici, molte donne non vengono assunte da datori di lavoro che “temono” una loro eventuale maternità; e molte madri sono costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita di un figlio (soprattutto se è il secondo o il terzo) perché non riescono a conciliare le domande di cura dei figli con quelle del lavoro remunerato.
NON ci riescono in un contesto, come quello italiano, in cui i servizi per l’infanzia sono scarsi e costosi, pur con forti differenze territoriali, le scuole a tempo pieno in progressiva riduzione e distribuite in modo molto disomogeneo sul territorio, le lunghe vacanze scolastiche richiedono, per essere gestibili, risorse sia economiche sia di rete famigliare.