Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

11apr/180

Dati e social media: quanto siamo prevedibili? E quanto valiamo?

Articolo di Anna Maria Testa dal suo blog nuovoeiutile del 8.4.18)

“”Sì, la vicenda dei dati ceduti, rubati, usati per convincere, manipolare e disinformare sembra una narrazione distopica. La cosa che renderebbe poco credibile l’intera storia, se di narrazione distopica davvero si trattasse, è che tutto quanto ruota attorno alle sbrigative scelte imprenditoriali di un biondino di trentatré anni, che nel 2003 fatica a rimorchiare le ragazze e nel 2017 si trova a capo della quarta maggior società quotata al mondo. Il 97 per cento dei cui ricavi (dato Business Insider) deriva dalla pubblicità.
DA FACEMASH A FACEBOOK. L’altra cosa degna di nota è questa: già quando nel 2003 “inventa” The Facemash, la primissima versione di Facebook, Zuckerberg viene accusato dall’università di Harvard, presso la quale studia, di aver violato la privacy, le norme di copyright, le norme di sicurezza. Per questi motivi rischia di essere espulso, ma alla fine non se ne fa nulla.

11apr/180

Il grande affare dei big data. «Cosi’ vendono le nostre vite»

Articolo di Cristiana Mangani (Messaggero 11.4.18)

“”Dati sensibili, personali, riservati, da vendere al migliore offerente. Le nostre vite sul mercato dell’economia digitale producono rendite da capogiro. E se Facebook, con i suoi due miliardi di profili, ha potuto permettersi una capitalizzazione di Borsa di oltre 500 miliardi, sono molte altre le società che, grazie alla raccolta dei big data, conoscono persino le nostre emozioni, e le impacchettano a uso e consumo della pubblicità e della politica. E tutto questo avviene a nostra insaputa.
PROFILI CANCELLABILI L’elenco va ben oltre i social network, Facebook, YouTube, Amazon, Google, vere potenze mondiali. «I monopolisti della Rete possono condizionare l’intera umanità – ha più volte lanciato l’allarme, Antonello Soro, presidente dell’Autorità per la privacy – perché possiedono un patrimonio di conoscenze gigantesco».

7apr/180

Ricerca psicografica: dai dadi a Trump, passando per i nostri dati

Dal sito nuovo&utile di Annamaria Testa (6.4.18)

“”Stavolta parliamo di ricerca psicografica e di profili: tranquilli, è una faccenda interessante. Questa è la seconda puntata di un discorso su informazione e disinformazione, a partire dalla vicenda Facebook-Cambridge Analytica.
RIGUARDA TUTTI NOI. Riassunto della prima puntata: noi decidiamo in base alle informazioni che abbiamo. Quindi, informazioni infondate causano decisioni a capocchia, e la cosa riguarda tutti noi. Inoltre: la disinformazione c’è sempre stata, ma in rete va più  in fretta e più lontano, viene prodotta da più persone e anche da un qualsiasi signor Nessuno, cattura più facilmente l’attenzione, viene verificata di meno perché anche la fruizione è più veloce.
LE NOSTRE TRACCE IN RETE. Ora, entriamo nel vivo della vicenda di Cambridge Analytica.

3apr/180

Non c’e’ niente di cui stupirsi

Articolo di William Davis, London Review of Books, Regno Unito (internazionale 1.4.18) “L’autore William Davies è un sociologo ed economista britannico. Ha scritto The happiness industry (Verso Books 2015).          “Invece di indignarci per la vicenda della Cambridge Analytica dovremmo rimettere in discussione un modello di capitalismo interamente basato sulla sorveglianza”

“”Nella vicenda della Cambridge Analytica almeno una cosa è certa. se quarantamila persone in Michigan, Wisconsin e Pennsylvania avessero cambiato idea su Donald Trump prima dell’8 novembre del 2016 e avessero votato per Hillary Clinton, questa piccola società di consulenza non sarebbe finita sulle prime pagine dei giornali. Avrebbe potuto carpire i dati degli elettori e fargli il lavaggio del cervello ma, se Clinton avesse vinto, oggi questa non sarebbe una notizia. I cattivi della storia di sicuro concorderanno con quest’affermazione, ma per ragioni poco plausibili. nell’inchiesta condotta da Channel 4 news con il supporto dell’Observer e del New York Times si vede l’amministratore delegato della Cambridge Analytica Alexander Nix (attualmente sospeso) vantarsi, con quello che riteneva un potenziale cliente, di aver incontrato Trump “molte volte” e di aver architettato l’intera strategia della sua campagna elettorale. Secondo Nix quei quarantamila voti sono stati strappati a Clinton e consegnati a Trump grazie a pubblicità mirate e a qualche messaggio molto persuasivo. “Tutta la strategia elettorale si è basata sui nostri dati”, dice Nix.

30mar/180

L’informazione oscura la realta’ e la politica o si adegua o affonda

Articolo di Tonino Perna (manifesto 30.3.18) “I paradossi della nostra epoca. Un’informazione fasulla mischia le carte per non farci comprendere se siamo nel migliore dei mondi o sull’orlo della catastrofe. Solo una conoscenza critica della realtà può salvarci”

“”Nell’era dei paradossi accade che mai la società umana ha prodotto tanta ricchezza e mai così alto è stato il numero di chi muore di fame. Più tecnologia e conoscenze produciamo e più ci avviciniamo alla soglia della catastrofe ambientale e nucleare. Mai abbiamo avuto tanti mezzi di informazione, tanta facilità di comunicazione in tempo reale e contemporaneamente tanta ignoranza a livello di massa. Naturalmente con conseguenze enormi sul piano politico. La nostra visione del mondo si basa essenzialmente sulla percezione e, ad esclusione degli addetti ai lavori, su qualunque fenomeno sociale del nostro tempo la coscienza collettiva si forma solo sulla percezione. L’ultimo delitto visto in televisione, ripreso dalla stampa, dibattuto sui talk show. Stragi di donne, tragedie familiari, giovani uccisi da assassini che restano ignoti: è il piatto forte dei telegiornali Tg. Chi sa che siamo, insieme alla Grecia e Malta, il paese europeo con il più basso tasso di omicidi? Malgrado mafia, camorra e ‘ndrangheta viviamo in un paese tra i più tranquilli dell’Unione europea, che a sua volta è un’area tra le meno violente del mondo relativamente ai fatti di cronaca nera. Stesso discorso vale per i migranti. Quando chiedo ai miei studenti quanti sono gli immigrati in Italia, la maggior parte pensa che siano tra il 30 e il 40 per cento della popolazione italiana. Una vera e propria invasione! Quando gli comunichi che non arriva al 9 per cento, una delle percentuali più basse della Ue, rimangono perplessi e increduli. Se questo succede nelle aule universitarie, possiamo immaginare cosa accade fuori. Solo una estrema minoranza conosce la realtà, approfondisce i dati, ha un approccio scientifico alle questioni più delicate e importanti del nostro tempo.

22mar/180

Zuckerberg ammette dopo 5 giorni di silenzio: «Facebook ha sbagliato»

Articolo di Marina Catucci (manifesto 22.3.18) “Facebook-Gate. “Se non proteggiamo i vostri dati non vi meritiamo”. La “talpa” Wylie accusa: “Bannon è stato la mente dell’operazione”. Il social network nella bufera. Dal Maryland parte la prima “Class action” dei cittadini per la violazione dei dati”

“”«Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e se non lo facciamo non meritiamo di servirvi. Abbiamo commesso degli errori». Sono le parole dell’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, che ha commentato lo scandalo Cambridge Analytica ieri in un lungo post sul social network di sua proprietà. Il caso Cambridge Analytica «è stato una violazione del rapporto di fiducia tra Aleksandr Kogan (l’inventore della app che ha rastrellato i dati), Cambridge Analytica e Facebook. Ma è stato anche una violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che li proteggiamo. Dobbiamo ripristinarla». «Apriremo un’indagine su tutte le app che hanno acceso ai dati di Facebook, restringeremo la possibilità agli sviluppatori di accesso ai dati, presenteremo uno strumento che dirà agli utenti quali app hanno accesso ai loro dati dandogli la possibilità di revocarlo». Ieri alle nove di sera negli Stati Uniti, le due della notte in Italia, Zuckerberg, è stato intervistato dalla Cnn.

22mar/180

I due anni che sconvolsero Facebook e il suo mondo

Articolo di Roberto Ciccarelli (manifesto 21.3.18) “Le vite degli altri. Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, a Wall Street l’azienda è calata del 6,8% e ha perso 36 miliardi del suo valore, nove in 48 ore. I garanti per la privacy inglese, europeo e italiano preoccupati: «A rischio le elezioni europee del 2019». Regno Unito, sospetti di manipolazione anche sulla Brexit. A Zuckerberg è stato chiesto di essere ascoltato in una commissione parlamentare. Così ha fatto anche il parlamento europeo. La crisi è iniziata con le elezioni presidenziali Usa. Ecco la storia”

“”Il mito della crescita infinita di Facebook e il dogma religioso che lo considera una piattaforma aperta e neutrale sono un ricordo. Il caso Cambridge Analytica – la società accusata di aver sottratto i dati di milioni di profili Facebook per manipolare e influenzare i processi elettorali in tutto il mondo – è esploso al culmine dei due anni che hanno sconvolto uno dei campioni del capitalismo delle piattaforme. Ieri la creatura di Mark Zuckerberg ha perso il 6,8% a Wall Street e ha affondato gli altri social media: Twitter ha perso 9,68%, Snapchat 3,6%. Facebook ha bruciato 5 miliardi di dollari di capitalizzazione. A Zuckerberg poteva andare peggio. Dall’inizio del 2018 ha venduto 5 milioni di azioni della società e ha evitato un danno potenziale da 855 milioni di dollari. Alex Stamos, capo della sicurezza dei dati, lascerà Facebook. Lui ha precisato che lo farà a agosto.

19mar/180

Comunicazione. L’amara verita’ sulle notizie false

Articolo di Annamaria Testa, esperta di comunicazione (Internazionale 12.3.18)

“”È passato appena un anno e mezzo da quando, alla fine del 2016 e in concomitanza con l’elezione di Donald Trump, l’attenzione mondiale si è rivolta alle fake news: un fenomeno per il quale allora non esistevano studi approfonditi e nemmeno un vocabolario adeguato che potessero descriverlo. In pochi mesi ci siamo familiarizzati con le bolle di filtraggio e le camere dell’eco. E il termine fake news si è talmente diffuso ed espanso da consumarsi, fino a perdere il suo senso proprio. Un buon contributo al processo di desemantizzazione è stato di recente offerto da Donald Trump medesimo, con la creazione propagandistica di un Fake news award, che ha etichettato e “premiato” come fake opinioni sgradite, pettegolezzi, semplici errori rapidamente corretti. Tutta roba che, insomma, non c’entra con le fake news.

26feb/180

Nazionalismo e cattolicesimo. Quei simboli e la radicalita’ di Salvini

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 26.2.18)

“”Era più grottesco e anticristiano Bossi che si inventava riti fondativi al dio Po o lo è più Salvini che giura abbinando Costituzione e Vangelo, con annesso sventolamento di un rosario, mentre conclude una campagna elettorale imperniata su messaggi di esclusione, quando non di odio, contro gli “altri”, gli “stranieri”? Se Bossi è stato maestro dello sberleffo contro ogni simbolo sacro (inclusa la bandiera, che voleva «buttare nel cesso») in nome di una più o meno velleitaria identità locale, Salvini da anni sta progressivamente appropriandosi di quei simboli per proporsi come difensore “dell’identità nazionale”. Lo sventolio di Vangelo e rosario, ma anche della Costituzione, proprio mentre proclamava che dell’antifascismo non poteva interessargli di meno, costituisce l’ultimo passo.
Rappresenta anche un salto di qualità.
Da un lato, c’è un abuso di simboli religiosi e di esibizione pubblica della propria religiosità, mai osato da un leader politico, mi sembra, neppure dalla Democrazia Cristiana negli anni della guerra fredda e delle campagne contro i comunisti che mangiavano i bambini.

19feb/180

Come un colpo di stato

Articolo di Edward Geelhoed, De Groene Amsterdammer, Paesi Bassi. (internazionale 18.2.2018 – L’autore è corrispondente da Atene di De Groene Amsterdammer e De Correspondent. Questo articolo è stato realizzato grazie al contributo del Fonds Bijzondere Journalistieke Projecten e del Nederlands Instituut Athene) “Ad agosto scade l’ultimo dei piani di salvataggio imposti alla Grecia a partire dal 2010. La sovranità del paese è stata azzerata, la situazione sociale è disastrosa e la fine della crisi è ancora lontana”

“”Non c’è niente di più surreale che girare per Atene pensando ai rapporti della troika (il gruppo formato da Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea). Davanti all’Evangelismos, il più grande ospedale greco, la fila per il pronto soccorso si vede da lontano. All’interno c’è una temperatura di trenta gradi e c’è chi aspetta anche sei ore in una sala soffocante. Vecchie ambulanze arrivano e ripartono. La troika ha scritto nei suoi memorandum: “Noi proteggiamo i più deboli”. Ma negli ultimi anni il bilancio di questo ospedale si è più che dimezzato. Manca tutto, in particolare gli infermieri. In Grecia ne servirebbero trentamila, ha dichiarato di recente il ministero della salute. Ogni infermiera si occupa di una cinquantina di pazienti, di notte circa ottanta, e molte si ammalano a causa dei lunghi turni di lavoro. Nei corridoi passano albanesi sudati con il marsupio che distribuiscono biglietti da visita. Fanno da intermediari per chi vuole affittare un televisore o un’ambulanza privata. O un’infermiera privata, “esperta, affidabile e greca”. Per cinquanta euro ti assiste per mezza giornata, per venti ti aiuta a fare la doccia. In realtà si tratta di donne georgiane o bulgare che prima della crisi lavoravano come ragazze alla pari e ora si arrangiano, in nero e senza diploma.