Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

11set/180

Le percezioni distorte degli italiani

Articolo di Annamaria Testa (Internazionale 10.9.18)

“”Il mondo che noi percepiamo è diverso dal mondo così com’è: come se lo guardassimo riflesso in uno specchio che ne distorce le forme e le proporzioni, ingigantendo alcune parti, rimpicciolendo o deformando o cancellandone altre. Di tutto ciò spesso non riusciamo a renderci conto. Fatichiamo, insomma, a percepire quanto la nostra percezione delle cose può essere fallace. Di tutto ciò si è parlato di recente, in occasione dell’uscita di un libro intitolato The perils of perception. L’autore è Robert Duffy, il direttore della sezione inglese della società di ricerche Ipsos. Il testo dà conto dei risultati di uno studio pluriennale che, partito nel 2014, è andato via via estendendosi fino a coinvolgere 38 paesi, tra cui l’Italia. Qui le sintesi annuali dei dati. Qui quel che ne dice il Corriere della Sera. Qui l’articolo scritto da Duffy medesimo, per l’edizione inglese di Huffington Post. Nella gara a chi ha le percezioni più distorte, sottolinea Duffy, “gli italiani sono degni vincitori. Hanno ipotizzato che il 49 per cento dei connazionali in età lavorativa fosse disoccupato, mentre in realtà si trattava del 12 per cento.

3set/18Off

Quando la solitudine genera i tiranni

Articolo di Michele Ainis (Repubblica 3.9.18) “Otto milioni e mezzo di italiani vivono soli” “L’individuo separato, diceva Aristotele, o è bestia o è dio. Ma il rischio è di essere bestie al servizio di un dio
Eravamo un popolo, siamo una somma di egoismi, dunque più deboli rispetto alla stretta del potere dispotico”

Ci si può sentire soli vivendo in compagnia di sessanta milioni di persone? È quanto sta accadendo agli italiani: una solitudine di massa, un sentimento collettivo d’esclusione, di lontananza rispetto alle vite degli altri, come se ciascuno fosse un’isola, una boa che galleggia in mare aperto. La solitudine si diffonde tra gli adolescenti, presso i quali cresce il fenomeno del ritiro sociale, altrimenti detto hikikomori. Diventa una prigione per gli anziani, la cui unica compagna è quasi sempre la tv. Infine sommerge come un’onda ogni generazione, ogni ceto sociale, ogni contrada del nostro territorio. Ne sono prova le ricerche sociologiche, oltre che l’esperienza di cui siamo tutti testimoni: 8,5 milioni di italiani (la metà al Nord) vivono da soli; e molti di più si sentono soli, senza un affetto, senza il conforto di un amante o d’un amico. Così, nel 2015, Eurostat ha certificato che il 13,2 per cento degli italiani non ha nessuno cui rivolgersi nei momenti di difficoltà: la percentuale più alta d’Europa.

31ago/18Off

Affido condiviso, l’idea leghista non funziona

Articolo di Elisabetta Ambrosi (Fatto 31.8.18)

“”Non c’è pace per i milioni di genitori italiani separati, già provati dalla doppia sentenza della Cassazione a partire dal caso Grilli-Lowenstein (abolizione dell’assegno divorzile, poi parzialmente reintrodotto). Quella contenuta nel disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon – avvocato cattolico, anti-abortista, anti-utero in affitto, anti-gender, organizzatore di vari Family Day e già noto per la sua accusa di stregoneria alla responsabile di un progetto multiculturale di fiabe nelle scuole di Brescia – è infatti un’autentica rivoluzione. Innescata in nome dei diritti dei padri separati e del loro appellarsi sempre più frequente a quella “sindrome da alienazione parentale” a volte applicata dai tribunali ma priva di fondamento scientifico. E molto criticata dalle donne che si occupano di violenza. Ma cosa sostiene, in sintesi, la proposta Pillon? Si parte da un fatto reale, ossia il sostanziale fallimento della legge sull’affido condiviso, che in Italia riguarderebbe solo il 3/4% dei minori, tutto il contrario di altri paesi europei. Al fine di “garantire l’effettiva eguaglianza tra padre e madre nei confronti dei propri figli”, si introduce il principio della doppia residenza per i minori: questi ultimi dovranno risiedere in ciascuna per un minimo di 12 giorni al mese. Altro istituto previsto è quello del mantenimento diretto dei due coniugi, contro “l’idea antiquata dell’assegno”, che dunque cade in toto, mentre l’assegnazione della casa al genitore prevalente viene definita una “mostruosità probabilmente incostituzionale”, tanto che si prevede che chi resta debba pagare l’affitto all’altro. Quanto al tema dell’alienazione, sotto la dicitura di “diritti relazionali” si sancisce l’allontanamento immediato del coniuge che ostacoli un rapporto equilibrato e continuativo se il figlio manifesta, appunto, rifiuto o alienazione.

30giu/180

Una pistola e una lezione

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 30.5.18) “Il dibattito sulla legittima difesa. Il numero di suicidi e omicidi aumenta in modo proporzionale alla diffusione delle armi”

“”Per andare oltre il burrone che pensiamo di avere davanti, basta un attimo. E in quell’attimo non avere accesso a un’arma può fare la differenza » . Luca Di Bartolomei, figlio del calciatore suicida nel 1994, ha commentato così sui social i dati del Censis — secondo cui quattro italiani su dieci sarebbero favorevoli all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma di fuoco — facendo circolare la fotografia della Smith&Wesson 38 con cui si era ucciso Agostino, nonostante questa pistola, il padre, se la fosse procurata «per la sicurezza della famiglia». La replica di Matteo Salvini, che considera la modifica della legge sulla legittima difesa una priorità del Governo, non ha tardato ad arrivare: «Se una persona decide di suicidarsi e non ha una pistola si butta dal quinto piano», ha dichiarato ieri mattina il Ministro a Circo Massimo su Radio Capital, aggiungendo ironicamente: «Non possiamo chiudere tutti i balconi d’Italia». Matteo Salvini ha così mostrato di provare molta poca empatia non solo nei confronti del dramma vissuto da Luca Di Bartolomei quando era ancora un bambino, ma anche verso quelle molteplici tragedie che, forse, si potrebbero evitare se in casa non girassero armi da fuoco.

23giu/180

Diversivi

Articolo di Giovanni De Mauro (Internazionale 22.6.18)

“Il linguaggio può dar forma al nostro modo di pensare. E Donald Trump questo lo sa”. Il linguista George Lakof continua a fornire strumenti per capire i meccanismi della propaganda politica, non solo statunitense. Donald Trump ha fatto il venditore per quasi mezzo secolo, e ora sta vendendo se stesso e la sua visione del mondo, ha scritto Lakof sul Guardian. Per farlo usa il linguaggio e i mezzi d’informazione: il presidente degli Stati Uniti sa che la stampa non riesce a resistere alla tentazione di ripetere le sue sparate, soprattutto quelle più esagerate e offensive, e questo gli consente di trasformare i giornalisti in involontari megafoni. Ripetute sui mezzi d’informazione e sui social network, le sue bugie raggiungono milioni di persone. E finiscono per diventare la verità. Esperti di marketing e pubblicitari conoscono bene questi meccanismi. Invece la maggior parte dei giornalisti, scrive Lakof, non sa come affrontare un abile venditore con un’istintiva capacità di manipolare gli interlocutori.

18giu/180

Furio Colombo sfata gli stereotipi Un’enciclopedia contro le falsita’

Articolo di Corrado Stajano (Corriere 18.6.18) “Polemica Una raccolta di scritti edita da La nave di Teseo mette in scacco le mistificazioni del razzismo”

“”Sembra venuto dall’aldilà il libro di Furio Colombo uscito proprio in questi giorni contemporaneamente all’odissea dell’Aquarius. Si intitola Clandestino. La caccia è aperta. Protagonisti sono i migranti, la loro tragedia, la nostra angoscia di spettatori impotenti. Nel momento di confusione crudele in cui stiamo vivendo, il libro (La nave di Teseo) sembra un ex voto che serve a ragionare, un rimedio utile a smentire le bugie che ci vengono quotidianamente ammannite, un aiuto per capire quali potrebbero essere le soluzioni per risolvere un problema reale che una classe dirigente imberbe, intrisa di razzismo più o meno mascherato, non si preoccupa di trovare, attenta solo ai problemi del potere, ignara delle conseguenze dell’alzare la voce nel consesso internazionale. Questo in un Paese di emigranti come il nostro dove milioni di uomini e donne, dall’Unità a oggi, hanno pagato con le lacrime e il sangue la perdita della patria per trovare lavoro.

8mag/180

L’Italietta che glorifica Netanyahu

Articolo di Moni Ovadia (manifesto 8.5.18) “Giro d’Italia dell’apartheid. Ospitare le tappe del Giro è l’ultimo strumento di abbagliamento mediatico di una propaganda mirante a dissolvere l’identità palestinese, a negarne la titolarità, a farne dimenticare l’interminabile tragedia di cui è vittima dietro alla cortina fumogena della mitografia sionista”

“”Il nostro Gino nazionale come l’avrebbe preso questo espatrio del nostro Giro in terra promessa? Il suo leggendario naso da italiano in gita sarebbe rimasto indifferente o si sarebbe stortato per l’indignazione di fronte alla partecipazione del ciclismo italico alla vergognosa operazione di strumentalizzazione mediatico-retorica di uno sport popolare per fini non certo nobili? Il governo israeliano ha presentato le tappe che si sono svolte in Israele come un modo per onorare Gino Bartali, che fu un «giusto fra i popoli», in occasione del 70esimo anniversario della nascita e fondazione dello Stato d’Israele, Stato ebraico che si era proposto di raccogliere gli ebrei dispersi e sopravvissuti alla Shoà e ad altre persecuzioni per dare loro un focolare e invece in sette decenni il «sogno» è diventato un incubo. Un incubo per l’altro popolo che abita quella terra, il palestinese.

11apr/180

Dati e social media: quanto siamo prevedibili? E quanto valiamo?

Articolo di Anna Maria Testa dal suo blog nuovoeiutile del 8.4.18)

“”Sì, la vicenda dei dati ceduti, rubati, usati per convincere, manipolare e disinformare sembra una narrazione distopica. La cosa che renderebbe poco credibile l’intera storia, se di narrazione distopica davvero si trattasse, è che tutto quanto ruota attorno alle sbrigative scelte imprenditoriali di un biondino di trentatré anni, che nel 2003 fatica a rimorchiare le ragazze e nel 2017 si trova a capo della quarta maggior società quotata al mondo. Il 97 per cento dei cui ricavi (dato Business Insider) deriva dalla pubblicità.
DA FACEMASH A FACEBOOK. L’altra cosa degna di nota è questa: già quando nel 2003 “inventa” The Facemash, la primissima versione di Facebook, Zuckerberg viene accusato dall’università di Harvard, presso la quale studia, di aver violato la privacy, le norme di copyright, le norme di sicurezza. Per questi motivi rischia di essere espulso, ma alla fine non se ne fa nulla.

11apr/180

Il grande affare dei big data. «Cosi’ vendono le nostre vite»

Articolo di Cristiana Mangani (Messaggero 11.4.18)

“”Dati sensibili, personali, riservati, da vendere al migliore offerente. Le nostre vite sul mercato dell’economia digitale producono rendite da capogiro. E se Facebook, con i suoi due miliardi di profili, ha potuto permettersi una capitalizzazione di Borsa di oltre 500 miliardi, sono molte altre le società che, grazie alla raccolta dei big data, conoscono persino le nostre emozioni, e le impacchettano a uso e consumo della pubblicità e della politica. E tutto questo avviene a nostra insaputa.
PROFILI CANCELLABILI L’elenco va ben oltre i social network, Facebook, YouTube, Amazon, Google, vere potenze mondiali. «I monopolisti della Rete possono condizionare l’intera umanità – ha più volte lanciato l’allarme, Antonello Soro, presidente dell’Autorità per la privacy – perché possiedono un patrimonio di conoscenze gigantesco».

7apr/180

Ricerca psicografica: dai dadi a Trump, passando per i nostri dati

Dal sito nuovo&utile di Annamaria Testa (6.4.18)

“”Stavolta parliamo di ricerca psicografica e di profili: tranquilli, è una faccenda interessante. Questa è la seconda puntata di un discorso su informazione e disinformazione, a partire dalla vicenda Facebook-Cambridge Analytica.
RIGUARDA TUTTI NOI. Riassunto della prima puntata: noi decidiamo in base alle informazioni che abbiamo. Quindi, informazioni infondate causano decisioni a capocchia, e la cosa riguarda tutti noi. Inoltre: la disinformazione c’è sempre stata, ma in rete va più  in fretta e più lontano, viene prodotta da più persone e anche da un qualsiasi signor Nessuno, cattura più facilmente l’attenzione, viene verificata di meno perché anche la fruizione è più veloce.
LE NOSTRE TRACCE IN RETE. Ora, entriamo nel vivo della vicenda di Cambridge Analytica.