Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

18nov/180

Chi finanzia le lobby antiabortiste della nuova destra europea

Anticipazione dell’articolo Di Paolo Biondani e Francesca Sironi (espresso online 16.11.18) “Una rete di offshore miliardarie. E una piccola fondazione politica italiana. Che smista il denaro dell’ex blocco sovietico a integralisti cattolici, evangelici e ortodossi. Da Bannon ai cardinali, la rete dei neocrociati. Che in marzo sbarcheranno a Verona con i vertici della Lega”

“”Campagne contro l’aborto, contro il divorzio, contro le unioni civili. C’è una costante che accomuna molte di queste battaglie anti-diritti. Una costante opaca: l’origine dei soldi con cui vengono finanziate. Un’inchiesta esclusiva dell’Espresso, in edicola con Repubblica da domenica 18 novembre e già online su Espresso+ , ricostruisce i flussi di denaro nero che sostengono uno dei più estesi network politici della nuova destra religiosa: una sorta di fronte internazionale di integralisti cattolici, evangelici e ortodossi. Una rete che comprende anche i gruppi che si raduneranno a Verona, il prossimo marzo, per il “Congresso mondiale delle famiglie”, su invito dell’amministrazione cittadina anti-abortista e con il supporto dei vertici della Lega.

2nov/180

I colpi di Stato senza militari che mettono alla prova la democrazia

Articolo di Juan Luis Cebrian Stampa 2.11.18, traduzione di Carla Reschia

“”Quando Curzio Malaparte scrisse “Tecnica del colpo di stato” non immaginava che, col passare del tempo, i processi di sostituzione del potere costituito con metodi illegali sarebbero migliorati in modo consistente grazie ai progressi della tecnologia e ai nuovi equilibri della società. Corrono voci insistenti secondo le quali Jair Bolsonaro, vincitore indiscusso del secondo turno delle elezioni brasiliane, sarà presidente del Paese grazie a un piano premeditato contro il potere legittimo del Pt (il partito dei lavoratori guidato da Lula), quando forze più o meno occulte andarono all’attacco della presidenza di Dilma Rousseff. Da lì ebbe inizio, in modo apparentemente rispettoso degli usi democratici, anche se non altrettanto delle regole del gioco, l’offensiva neofascista che sarebbe culminata nella vittoria elettorale di domenica.

21ott/180

Un sovranista da reality. I garbugli di Diego Fusaro

Articolo di Donatella Di Cesare “Un abile funambolo, spesso ospitato in tv, sdogana con un lessico pomposo le più banali teorie complottiste e le pulsioni autoritarie contro gay, femministe e immigrati. Si presenta come un cultore di Marx ma blandisce i gruppi
di estrema destra, soprattutto CasaPound”

La conduttrice si lascia andare a un sorriso mellifluo e complice. Sta per dare la parola a un ospite che, lusingata, chiama «professore». Tuonano i primi slogan: «turbocapitalismo apolide», «stanno sostituendo i popoli europei coi migranti», «l’antirazzismo in assenza di razzismo fa il gioco del potere», «così viene contrabbandato il mito omosessualista», il «nuovo ordine mondiale non tollera Stati-nazione e famiglie».
Avranno invitato in Tv un esponente di CasaPound? Ormai avviene anche questo. E invece nel video fa capolino la ricercata abbronzatura di Diego Fusaro, mentre la telecamera indugia sulla chioma scapigliata e il glauco sguardo accattivante. L’apparenza è sorretta da una spigliatezza vanesia e una loquacità che ha il ritmo del gergo calcistico. Prodotto inquietante dell’Italia odierna, Fusaro si fa passare come uno «di sinistra» (e se lo ammette lui?!), mentre scandisce parole d’ordine della nuova destra, aggressiva e astuta, capace di una straordinaria presa mediatica. Dissimulazione e raggiro sono le armi di quest’abile funambolo, che a ben guardare è il sovranista della porta accanto.

1ott/180

Alla fiera dell’Est: “pizzini” e fucili per zittire la stampa

Articolo di Roberta Zunini (Fatto 1.10.18) “La nuova destra – In Croazia licenziato l’anchorman Zovko. Il bavaglio polacco. I fondi tagliati ai giornali anti-Orbán”

“”Nonostante il ministro dell’Interno austriaco, Herbert Kinckl, figura di spicco della destra, abbia negato di essere l’autore dell’email inviata dal suo ufficio ai capi della polizia per consigliare loro di “limitare al massimo” il contatto con tre giornali perché “critici o parziali nei confronti del Ministero”, il messaggio testimonia l’atmosfera censoria che tenta i sovranisti di destra. Qualche giorno fa, per esempio, la tv pubblica croata (Hrt) ha licenziato uno dei giornalisti più autorevoli, Hrvoje Zovko, attualmente anche presidente della Associazione dei giornalisti croati, per “comportamento aggressivo e non professionale verso suoi superiori”. Sono però molti a sospettare che le vere ragioni siano politiche. Zovko è stato ufficialmente licenziato per aver aggredito con frasi volgari un suo superiore alcune settimane fa durante una disputa sulla linea di gestione del canale dedicato a notiziari e approfondimenti. Il giornalista è noto per essere critico del governo di centrodestra, e specie di partiti e organizzazioni di estrema destra o clericali.

23set/180

L’onnipresenza delle fotografie sta spegnendo la nostra immaginazione

Intervista allo psicoanalista Luigi Zoja, autore del libro “Vedere il vero e il falso” sulla manipolazione delle immagini (Stampa 23.9.18) “Lo scatto Raising the Flag on Iwo Jima di Joe Rosenthal, diventata uno dei simboli dello scontro tra Stati Uniti e Giappone nella Seconda guerra mondiale. Per molti anni è stata criticata per sembrare “finta”, ma è stata scattata proprio nei giorni della conquista”

“” “La fotografia riassume tanto la verità quanto il suo tradimento”, scrive Luigi Zoja – psicoanalista, saggista e grande osservatore del mondo della comunicazione – nel suo ultimo libro Vedere il vero e il falso appena pubblicato da Einaudi (136 pagine, 12€; presentato oggi a Pordenonelegge). Perché le immagini vivono con una condanna intrinseca: essere immediate ma allo stesso tempo facilmente fraintendibili. O manipolabili. Nel suo saggio, “un libro sulla fotografia, non di fotografia”, Zoja sfida il lettore a sapere oltre che a vedere. Lo fa attraverso l’analisi delle immagini-icona del XX secolo, quattro legate alla guerra e quattro che vedono protagonisti dei bambini in conflitti o tragedie umanitarie. Uno studio puntuale, ricco, coinvolgente. Soprattutto: una lettura necessaria per chi non vuole subire il ciclone delle immagini che ci circondano.

20set/180

Visibilita’: la rumorosa sfida il cui premio siamo tutti noi

Articolo di Annamaria Testa (nuovoeutile 17.9.18)

“”Ce ne siamo dimenticati, ma un paio d’anni fa era già iniziato un ragionamento collettivo sul fatto che i mass media debbano o meno conferire ampia visibilità a ogni individuo o fenomeno che susciti l’interesse del pubblico, compresi quelli discutibili o tossici. Quel ragionamento era guidato dalla consapevolezza che l’eco mediatica ha comunque di norma effetti positivi. E che li ha comunque, a prescindere dalle intenzioni dei media medesimi. Di tutto ciò ho provato allora a dar conto con un articolo intitolato Paradosso della visibilità. Come i media premiano chi deplorano.L’ho pubblicato il 31 luglio 2016, poco dopo il referendum per la Brexit (23 giugno) e dopo l’annuncio della rinuncia di Le Monde a pubblicare immagini di terroristi per evitare “glorificazioni postume” (27 luglio).
L’articolo è però uscito prima delle elezioni americane (9 novembre dello stesso anno), e prima del dibattito sulle fake news che ne è immediatamente conseguito. Prima di molte altre cose inattese che sono successe in seguito.

11set/180

Le percezioni distorte degli italiani

Articolo di Annamaria Testa (Internazionale 10.9.18)

“”Il mondo che noi percepiamo è diverso dal mondo così com’è: come se lo guardassimo riflesso in uno specchio che ne distorce le forme e le proporzioni, ingigantendo alcune parti, rimpicciolendo o deformando o cancellandone altre. Di tutto ciò spesso non riusciamo a renderci conto. Fatichiamo, insomma, a percepire quanto la nostra percezione delle cose può essere fallace. Di tutto ciò si è parlato di recente, in occasione dell’uscita di un libro intitolato The perils of perception. L’autore è Robert Duffy, il direttore della sezione inglese della società di ricerche Ipsos. Il testo dà conto dei risultati di uno studio pluriennale che, partito nel 2014, è andato via via estendendosi fino a coinvolgere 38 paesi, tra cui l’Italia. Qui le sintesi annuali dei dati. Qui quel che ne dice il Corriere della Sera. Qui l’articolo scritto da Duffy medesimo, per l’edizione inglese di Huffington Post. Nella gara a chi ha le percezioni più distorte, sottolinea Duffy, “gli italiani sono degni vincitori. Hanno ipotizzato che il 49 per cento dei connazionali in età lavorativa fosse disoccupato, mentre in realtà si trattava del 12 per cento.

3set/18Off

Quando la solitudine genera i tiranni

Articolo di Michele Ainis (Repubblica 3.9.18) “Otto milioni e mezzo di italiani vivono soli” “L’individuo separato, diceva Aristotele, o è bestia o è dio. Ma il rischio è di essere bestie al servizio di un dio
Eravamo un popolo, siamo una somma di egoismi, dunque più deboli rispetto alla stretta del potere dispotico”

Ci si può sentire soli vivendo in compagnia di sessanta milioni di persone? È quanto sta accadendo agli italiani: una solitudine di massa, un sentimento collettivo d’esclusione, di lontananza rispetto alle vite degli altri, come se ciascuno fosse un’isola, una boa che galleggia in mare aperto. La solitudine si diffonde tra gli adolescenti, presso i quali cresce il fenomeno del ritiro sociale, altrimenti detto hikikomori. Diventa una prigione per gli anziani, la cui unica compagna è quasi sempre la tv. Infine sommerge come un’onda ogni generazione, ogni ceto sociale, ogni contrada del nostro territorio. Ne sono prova le ricerche sociologiche, oltre che l’esperienza di cui siamo tutti testimoni: 8,5 milioni di italiani (la metà al Nord) vivono da soli; e molti di più si sentono soli, senza un affetto, senza il conforto di un amante o d’un amico. Così, nel 2015, Eurostat ha certificato che il 13,2 per cento degli italiani non ha nessuno cui rivolgersi nei momenti di difficoltà: la percentuale più alta d’Europa.

31ago/18Off

Affido condiviso, l’idea leghista non funziona

Articolo di Elisabetta Ambrosi (Fatto 31.8.18)

“”Non c’è pace per i milioni di genitori italiani separati, già provati dalla doppia sentenza della Cassazione a partire dal caso Grilli-Lowenstein (abolizione dell’assegno divorzile, poi parzialmente reintrodotto). Quella contenuta nel disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon – avvocato cattolico, anti-abortista, anti-utero in affitto, anti-gender, organizzatore di vari Family Day e già noto per la sua accusa di stregoneria alla responsabile di un progetto multiculturale di fiabe nelle scuole di Brescia – è infatti un’autentica rivoluzione. Innescata in nome dei diritti dei padri separati e del loro appellarsi sempre più frequente a quella “sindrome da alienazione parentale” a volte applicata dai tribunali ma priva di fondamento scientifico. E molto criticata dalle donne che si occupano di violenza. Ma cosa sostiene, in sintesi, la proposta Pillon? Si parte da un fatto reale, ossia il sostanziale fallimento della legge sull’affido condiviso, che in Italia riguarderebbe solo il 3/4% dei minori, tutto il contrario di altri paesi europei. Al fine di “garantire l’effettiva eguaglianza tra padre e madre nei confronti dei propri figli”, si introduce il principio della doppia residenza per i minori: questi ultimi dovranno risiedere in ciascuna per un minimo di 12 giorni al mese. Altro istituto previsto è quello del mantenimento diretto dei due coniugi, contro “l’idea antiquata dell’assegno”, che dunque cade in toto, mentre l’assegnazione della casa al genitore prevalente viene definita una “mostruosità probabilmente incostituzionale”, tanto che si prevede che chi resta debba pagare l’affitto all’altro. Quanto al tema dell’alienazione, sotto la dicitura di “diritti relazionali” si sancisce l’allontanamento immediato del coniuge che ostacoli un rapporto equilibrato e continuativo se il figlio manifesta, appunto, rifiuto o alienazione.

30giu/180

Una pistola e una lezione

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 30.5.18) “Il dibattito sulla legittima difesa. Il numero di suicidi e omicidi aumenta in modo proporzionale alla diffusione delle armi”

“”Per andare oltre il burrone che pensiamo di avere davanti, basta un attimo. E in quell’attimo non avere accesso a un’arma può fare la differenza » . Luca Di Bartolomei, figlio del calciatore suicida nel 1994, ha commentato così sui social i dati del Censis — secondo cui quattro italiani su dieci sarebbero favorevoli all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma di fuoco — facendo circolare la fotografia della Smith&Wesson 38 con cui si era ucciso Agostino, nonostante questa pistola, il padre, se la fosse procurata «per la sicurezza della famiglia». La replica di Matteo Salvini, che considera la modifica della legge sulla legittima difesa una priorità del Governo, non ha tardato ad arrivare: «Se una persona decide di suicidarsi e non ha una pistola si butta dal quinto piano», ha dichiarato ieri mattina il Ministro a Circo Massimo su Radio Capital, aggiungendo ironicamente: «Non possiamo chiudere tutti i balconi d’Italia». Matteo Salvini ha così mostrato di provare molta poca empatia non solo nei confronti del dramma vissuto da Luca Di Bartolomei quando era ancora un bambino, ma anche verso quelle molteplici tragedie che, forse, si potrebbero evitare se in casa non girassero armi da fuoco.