Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

30giu/180

Una pistola e una lezione

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 30.5.18) “Il dibattito sulla legittima difesa. Il numero di suicidi e omicidi aumenta in modo proporzionale alla diffusione delle armi”

“”Per andare oltre il burrone che pensiamo di avere davanti, basta un attimo. E in quell’attimo non avere accesso a un’arma può fare la differenza » . Luca Di Bartolomei, figlio del calciatore suicida nel 1994, ha commentato così sui social i dati del Censis — secondo cui quattro italiani su dieci sarebbero favorevoli all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma di fuoco — facendo circolare la fotografia della Smith&Wesson 38 con cui si era ucciso Agostino, nonostante questa pistola, il padre, se la fosse procurata «per la sicurezza della famiglia». La replica di Matteo Salvini, che considera la modifica della legge sulla legittima difesa una priorità del Governo, non ha tardato ad arrivare: «Se una persona decide di suicidarsi e non ha una pistola si butta dal quinto piano», ha dichiarato ieri mattina il Ministro a Circo Massimo su Radio Capital, aggiungendo ironicamente: «Non possiamo chiudere tutti i balconi d’Italia». Matteo Salvini ha così mostrato di provare molta poca empatia non solo nei confronti del dramma vissuto da Luca Di Bartolomei quando era ancora un bambino, ma anche verso quelle molteplici tragedie che, forse, si potrebbero evitare se in casa non girassero armi da fuoco.

23giu/180

Diversivi

Articolo di Giovanni De Mauro (Internazionale 22.6.18)

“Il linguaggio può dar forma al nostro modo di pensare. E Donald Trump questo lo sa”. Il linguista George Lakof continua a fornire strumenti per capire i meccanismi della propaganda politica, non solo statunitense. Donald Trump ha fatto il venditore per quasi mezzo secolo, e ora sta vendendo se stesso e la sua visione del mondo, ha scritto Lakof sul Guardian. Per farlo usa il linguaggio e i mezzi d’informazione: il presidente degli Stati Uniti sa che la stampa non riesce a resistere alla tentazione di ripetere le sue sparate, soprattutto quelle più esagerate e offensive, e questo gli consente di trasformare i giornalisti in involontari megafoni. Ripetute sui mezzi d’informazione e sui social network, le sue bugie raggiungono milioni di persone. E finiscono per diventare la verità. Esperti di marketing e pubblicitari conoscono bene questi meccanismi. Invece la maggior parte dei giornalisti, scrive Lakof, non sa come affrontare un abile venditore con un’istintiva capacità di manipolare gli interlocutori.

18giu/180

Furio Colombo sfata gli stereotipi Un’enciclopedia contro le falsita’

Articolo di Corrado Stajano (Corriere 18.6.18) “Polemica Una raccolta di scritti edita da La nave di Teseo mette in scacco le mistificazioni del razzismo”

“”Sembra venuto dall’aldilà il libro di Furio Colombo uscito proprio in questi giorni contemporaneamente all’odissea dell’Aquarius. Si intitola Clandestino. La caccia è aperta. Protagonisti sono i migranti, la loro tragedia, la nostra angoscia di spettatori impotenti. Nel momento di confusione crudele in cui stiamo vivendo, il libro (La nave di Teseo) sembra un ex voto che serve a ragionare, un rimedio utile a smentire le bugie che ci vengono quotidianamente ammannite, un aiuto per capire quali potrebbero essere le soluzioni per risolvere un problema reale che una classe dirigente imberbe, intrisa di razzismo più o meno mascherato, non si preoccupa di trovare, attenta solo ai problemi del potere, ignara delle conseguenze dell’alzare la voce nel consesso internazionale. Questo in un Paese di emigranti come il nostro dove milioni di uomini e donne, dall’Unità a oggi, hanno pagato con le lacrime e il sangue la perdita della patria per trovare lavoro.

8mag/180

L’Italietta che glorifica Netanyahu

Articolo di Moni Ovadia (manifesto 8.5.18) “Giro d’Italia dell’apartheid. Ospitare le tappe del Giro è l’ultimo strumento di abbagliamento mediatico di una propaganda mirante a dissolvere l’identità palestinese, a negarne la titolarità, a farne dimenticare l’interminabile tragedia di cui è vittima dietro alla cortina fumogena della mitografia sionista”

“”Il nostro Gino nazionale come l’avrebbe preso questo espatrio del nostro Giro in terra promessa? Il suo leggendario naso da italiano in gita sarebbe rimasto indifferente o si sarebbe stortato per l’indignazione di fronte alla partecipazione del ciclismo italico alla vergognosa operazione di strumentalizzazione mediatico-retorica di uno sport popolare per fini non certo nobili? Il governo israeliano ha presentato le tappe che si sono svolte in Israele come un modo per onorare Gino Bartali, che fu un «giusto fra i popoli», in occasione del 70esimo anniversario della nascita e fondazione dello Stato d’Israele, Stato ebraico che si era proposto di raccogliere gli ebrei dispersi e sopravvissuti alla Shoà e ad altre persecuzioni per dare loro un focolare e invece in sette decenni il «sogno» è diventato un incubo. Un incubo per l’altro popolo che abita quella terra, il palestinese.

11apr/180

Dati e social media: quanto siamo prevedibili? E quanto valiamo?

Articolo di Anna Maria Testa dal suo blog nuovoeiutile del 8.4.18)

“”Sì, la vicenda dei dati ceduti, rubati, usati per convincere, manipolare e disinformare sembra una narrazione distopica. La cosa che renderebbe poco credibile l’intera storia, se di narrazione distopica davvero si trattasse, è che tutto quanto ruota attorno alle sbrigative scelte imprenditoriali di un biondino di trentatré anni, che nel 2003 fatica a rimorchiare le ragazze e nel 2017 si trova a capo della quarta maggior società quotata al mondo. Il 97 per cento dei cui ricavi (dato Business Insider) deriva dalla pubblicità.
DA FACEMASH A FACEBOOK. L’altra cosa degna di nota è questa: già quando nel 2003 “inventa” The Facemash, la primissima versione di Facebook, Zuckerberg viene accusato dall’università di Harvard, presso la quale studia, di aver violato la privacy, le norme di copyright, le norme di sicurezza. Per questi motivi rischia di essere espulso, ma alla fine non se ne fa nulla.

11apr/180

Il grande affare dei big data. «Cosi’ vendono le nostre vite»

Articolo di Cristiana Mangani (Messaggero 11.4.18)

“”Dati sensibili, personali, riservati, da vendere al migliore offerente. Le nostre vite sul mercato dell’economia digitale producono rendite da capogiro. E se Facebook, con i suoi due miliardi di profili, ha potuto permettersi una capitalizzazione di Borsa di oltre 500 miliardi, sono molte altre le società che, grazie alla raccolta dei big data, conoscono persino le nostre emozioni, e le impacchettano a uso e consumo della pubblicità e della politica. E tutto questo avviene a nostra insaputa.
PROFILI CANCELLABILI L’elenco va ben oltre i social network, Facebook, YouTube, Amazon, Google, vere potenze mondiali. «I monopolisti della Rete possono condizionare l’intera umanità – ha più volte lanciato l’allarme, Antonello Soro, presidente dell’Autorità per la privacy – perché possiedono un patrimonio di conoscenze gigantesco».

7apr/180

Ricerca psicografica: dai dadi a Trump, passando per i nostri dati

Dal sito nuovo&utile di Annamaria Testa (6.4.18)

“”Stavolta parliamo di ricerca psicografica e di profili: tranquilli, è una faccenda interessante. Questa è la seconda puntata di un discorso su informazione e disinformazione, a partire dalla vicenda Facebook-Cambridge Analytica.
RIGUARDA TUTTI NOI. Riassunto della prima puntata: noi decidiamo in base alle informazioni che abbiamo. Quindi, informazioni infondate causano decisioni a capocchia, e la cosa riguarda tutti noi. Inoltre: la disinformazione c’è sempre stata, ma in rete va più  in fretta e più lontano, viene prodotta da più persone e anche da un qualsiasi signor Nessuno, cattura più facilmente l’attenzione, viene verificata di meno perché anche la fruizione è più veloce.
LE NOSTRE TRACCE IN RETE. Ora, entriamo nel vivo della vicenda di Cambridge Analytica.

3apr/180

Non c’e’ niente di cui stupirsi

Articolo di William Davis, London Review of Books, Regno Unito (internazionale 1.4.18) “L’autore William Davies è un sociologo ed economista britannico. Ha scritto The happiness industry (Verso Books 2015).          “Invece di indignarci per la vicenda della Cambridge Analytica dovremmo rimettere in discussione un modello di capitalismo interamente basato sulla sorveglianza”

“”Nella vicenda della Cambridge Analytica almeno una cosa è certa. se quarantamila persone in Michigan, Wisconsin e Pennsylvania avessero cambiato idea su Donald Trump prima dell’8 novembre del 2016 e avessero votato per Hillary Clinton, questa piccola società di consulenza non sarebbe finita sulle prime pagine dei giornali. Avrebbe potuto carpire i dati degli elettori e fargli il lavaggio del cervello ma, se Clinton avesse vinto, oggi questa non sarebbe una notizia. I cattivi della storia di sicuro concorderanno con quest’affermazione, ma per ragioni poco plausibili. nell’inchiesta condotta da Channel 4 news con il supporto dell’Observer e del New York Times si vede l’amministratore delegato della Cambridge Analytica Alexander Nix (attualmente sospeso) vantarsi, con quello che riteneva un potenziale cliente, di aver incontrato Trump “molte volte” e di aver architettato l’intera strategia della sua campagna elettorale. Secondo Nix quei quarantamila voti sono stati strappati a Clinton e consegnati a Trump grazie a pubblicità mirate e a qualche messaggio molto persuasivo. “Tutta la strategia elettorale si è basata sui nostri dati”, dice Nix.

30mar/180

L’informazione oscura la realta’ e la politica o si adegua o affonda

Articolo di Tonino Perna (manifesto 30.3.18) “I paradossi della nostra epoca. Un’informazione fasulla mischia le carte per non farci comprendere se siamo nel migliore dei mondi o sull’orlo della catastrofe. Solo una conoscenza critica della realtà può salvarci”

“”Nell’era dei paradossi accade che mai la società umana ha prodotto tanta ricchezza e mai così alto è stato il numero di chi muore di fame. Più tecnologia e conoscenze produciamo e più ci avviciniamo alla soglia della catastrofe ambientale e nucleare. Mai abbiamo avuto tanti mezzi di informazione, tanta facilità di comunicazione in tempo reale e contemporaneamente tanta ignoranza a livello di massa. Naturalmente con conseguenze enormi sul piano politico. La nostra visione del mondo si basa essenzialmente sulla percezione e, ad esclusione degli addetti ai lavori, su qualunque fenomeno sociale del nostro tempo la coscienza collettiva si forma solo sulla percezione. L’ultimo delitto visto in televisione, ripreso dalla stampa, dibattuto sui talk show. Stragi di donne, tragedie familiari, giovani uccisi da assassini che restano ignoti: è il piatto forte dei telegiornali Tg. Chi sa che siamo, insieme alla Grecia e Malta, il paese europeo con il più basso tasso di omicidi? Malgrado mafia, camorra e ‘ndrangheta viviamo in un paese tra i più tranquilli dell’Unione europea, che a sua volta è un’area tra le meno violente del mondo relativamente ai fatti di cronaca nera. Stesso discorso vale per i migranti. Quando chiedo ai miei studenti quanti sono gli immigrati in Italia, la maggior parte pensa che siano tra il 30 e il 40 per cento della popolazione italiana. Una vera e propria invasione! Quando gli comunichi che non arriva al 9 per cento, una delle percentuali più basse della Ue, rimangono perplessi e increduli. Se questo succede nelle aule universitarie, possiamo immaginare cosa accade fuori. Solo una estrema minoranza conosce la realtà, approfondisce i dati, ha un approccio scientifico alle questioni più delicate e importanti del nostro tempo.

22mar/180

Zuckerberg ammette dopo 5 giorni di silenzio: «Facebook ha sbagliato»

Articolo di Marina Catucci (manifesto 22.3.18) “Facebook-Gate. “Se non proteggiamo i vostri dati non vi meritiamo”. La “talpa” Wylie accusa: “Bannon è stato la mente dell’operazione”. Il social network nella bufera. Dal Maryland parte la prima “Class action” dei cittadini per la violazione dei dati”

“”«Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e se non lo facciamo non meritiamo di servirvi. Abbiamo commesso degli errori». Sono le parole dell’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, che ha commentato lo scandalo Cambridge Analytica ieri in un lungo post sul social network di sua proprietà. Il caso Cambridge Analytica «è stato una violazione del rapporto di fiducia tra Aleksandr Kogan (l’inventore della app che ha rastrellato i dati), Cambridge Analytica e Facebook. Ma è stato anche una violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che li proteggiamo. Dobbiamo ripristinarla». «Apriremo un’indagine su tutte le app che hanno acceso ai dati di Facebook, restringeremo la possibilità agli sviluppatori di accesso ai dati, presenteremo uno strumento che dirà agli utenti quali app hanno accesso ai loro dati dandogli la possibilità di revocarlo». Ieri alle nove di sera negli Stati Uniti, le due della notte in Italia, Zuckerberg, è stato intervistato dalla Cnn.