Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

16dic/180

CREDERE. Le parole della laicita’

Da MicroMega online 11.7.17 rubrica a cura di EDOARDO LOMBARDI VALLAURI

“”Usiamo le parole in modo truffaldino. Talvolta ingannando gli altri, talvolta noi stessi. Le parole ci ingannano perché senza saperlo ne accettiamo usi fuorvianti, che costruiscono il mondo come non è. Un uso veramente laico delle parole sarebbe quello in cui non operasse nessuna assunzione nascosta e non verificata. Il verbo credere è solo apparentemente innocuo. Nel suo primo significato, significa “ritenere qualcosa probabile, verosimile, ma non certo, di solito perché non se ne hanno informazioni sufficienti”. Per esempio: credo che Giorgio sarà eletto, oppure credo che Carlotta sia innamorata di te, non per caso con il congiuntivo dell’incertezza. In questo significato, il verbo introduce frasi dichiarative (appunto, credo che…), oppure la fonte a cui si dà credito, con la preposizione a: credo a quello che dice il premier, credo più a te che a tuo fratello. Ma esiste un altro uso del verbo, sottilmente diverso sia nella semantica che nella sintassi, in cui la cosa creduta è introdotta dalla preposizione in, e che serve quando si tratta di una credenza epistemologicamente meno sobria.

6dic/180

Regeni, sfida dei genitori “L’Egitto deve sapere che non molleremo mai”

Articolo di Giuliano Foschini (Repubblica 6.12.18) “L’avvocato legge i nomi dei 20 agenti coinvolti nell’omicidio “ È impossibile che Al Sisi non sappia cosa è successo a Giulio””

“”La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati cinque uomini delle forze di polizia del Cairo per il sequestro di Giulio Regeni. In Egitto è stata arrestata invece la moglie di uno dei consulenti legali della famiglia. Ieri a Roma la famiglia Regeni ha parlato con accanto un altro dei loro consulenti, Mohammed Abdallah, anche lui in galera per mesi: «Chi ha ucciso e torturato Giulio pagherà» ha detto. Ieri sono accadute tre cose nella lunga battaglia per la ricerca della verità sul sequestro, l’assassinio e la tortura di Giulio Regeni. La prima è una conferma: la famiglia Regeni non molla. Anzi rilancia. « In Egitto sappiano che non cederemo neanche in futuro » ha spiegato Paola Regeni, durante la conferenza stampa indetta nella sede della Federazione nazionale della stampa, a Roma, accanto ai vertici del sindacato, Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti. Il perché la famiglia Regeni non abbia intenzione di mollare, e veniamo alla seconda circostanza, lo ha spiegato l’avvocato Alessandra Ballerini con in mano un faldone di documenti frutto di lunghe indagini difensive tra l’Italia e il Cairo. « Ci sono cinque indagati — dice — Ma noi abbiamo una lista di 20 persone, tutti appartenenti delle forze di polizia del Cairo, coinvolti in qualche modo nella sparizione e nell’omicidio di Giulio. Abbiamo i loro nomi e cognomi. Sappiano che non devono stare tranquilli». La Ballerini snocciola così i 20 nomi, compresi i 5 indagati dalla procura Roma di cui Repubblica ha dato conto nei giorni scorsi.

29nov/180

Il fallimento della diplomazia

Articolo di Carlo Bonini (Repubblica 29.11.18) “La grande ipocrisia di Stato che nasconde la verità su Giulio. Le visite di Salvini e Di Maio, il sostegno a Conte sulla Libia hanno convinto il regime a ignorare le richieste dei pm

“”La finzione è dunque caduta. E la decisione della Procura di Roma di procedere unilateralmente alle prime iscrizioni nel registro degli indagati per sequestro di persona di ufficiali dell’Intelligence egiziana, nel restituire l’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni alle regole del nostro processo penale, non segna affatto una svolta nell’accertamento della verità ma, piuttosto, mette a nudo la catastrofe della nostra diplomazia e della sua ipocrisia. Fa giustizia di una cooperazione giudiziaria che, dal dicembre del 2017, al netto dei salamelecchi dei comunicati ufficiali «congiunti» , non si è mossa di un centimetro, fotografandola per quel che è diventata. Un simulacro, al riparo del quale, il governo dei triumviri Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Luigi Di Maio e lo stesso presidente della Camera Roberto Fico, hanno di fatto firmato la nostra resa al Cairo. È una verità che è possibile apprezzare se solo si sovrappongono il canovaccio della nostra interlocuzione con Al Sisi negli ultimi sei mesi e lo stallo della cooperazione giudiziaria. Un teatro avvilente.

29nov/180

Tijuana, i naufraghi dell’Impero

Articolo di Luca Celada (manifesto 29.11.18) “Immigrazione. Sulla martoriata frontiera tra i mondi dello sviluppo e dello sfruttamento. I corpi umani qui sono sempre stati in balia delle manovre del capitale, dislocati come forza lavoro in base ai programmi di produzione e le esigenze di mercato. L’economia del sudovest degli Stati uniti si regge sul lavoro degli immigrati ispanici”

“”LOS ANGELES L‘impari battaglia di Tijuana fra i diseredati della caravana e i difensori del confine fortificato della prima superpotenza mondiale ha prodotto l’ultima immagine iconica della crisi migratoria. La madre coraggio in fuga dalle nuvole del gas lacrimogeno sparato dagli agenti di frontiera ha offerto la rappresentazione quasi pittorica di un’immagine che gli automobilisti in California conoscono bene. I cartelli stradali che sulle autostrade avvertono della presenza di clandestini raffigurano una famiglia in procinto di pericoloso attraversamento della carreggiata, alla stregua di animali selvatici. La paradossale segnaletica rappresenta i profughi come fastidioso impedimento alla viabilità. La foto della madre che tenta di trarre in salvo le figlie dall’attacco chimico delle falangi dell’impero sulla cui soglia sono naufragate, è progressione naturale di quella normalizzazione, emblema di un epoca di violenza metabolizzata nel profondo. Il fotogramma si va ad aggiungere ad altri, come quello del bambino affogato sulle spiaggia di turca Bodrum, prodotte dalla guerra transazionale contro i poveri e i deboli, elevati dal nazional populismo globale a nemici della patria e diventati capro espiatorio e ideale strumento per alimentare odio, risentimento e paranoia.

18nov/180

Chi finanzia le lobby antiabortiste della nuova destra europea

Anticipazione dell’articolo Di Paolo Biondani e Francesca Sironi (espresso online 16.11.18) “Una rete di offshore miliardarie. E una piccola fondazione politica italiana. Che smista il denaro dell’ex blocco sovietico a integralisti cattolici, evangelici e ortodossi. Da Bannon ai cardinali, la rete dei neocrociati. Che in marzo sbarcheranno a Verona con i vertici della Lega”

“”Campagne contro l’aborto, contro il divorzio, contro le unioni civili. C’è una costante che accomuna molte di queste battaglie anti-diritti. Una costante opaca: l’origine dei soldi con cui vengono finanziate. Un’inchiesta esclusiva dell’Espresso, in edicola con Repubblica da domenica 18 novembre e già online su Espresso+ , ricostruisce i flussi di denaro nero che sostengono uno dei più estesi network politici della nuova destra religiosa: una sorta di fronte internazionale di integralisti cattolici, evangelici e ortodossi. Una rete che comprende anche i gruppi che si raduneranno a Verona, il prossimo marzo, per il “Congresso mondiale delle famiglie”, su invito dell’amministrazione cittadina anti-abortista e con il supporto dei vertici della Lega.

2nov/180

I colpi di Stato senza militari che mettono alla prova la democrazia

Articolo di Juan Luis Cebrian Stampa 2.11.18, traduzione di Carla Reschia

“”Quando Curzio Malaparte scrisse “Tecnica del colpo di stato” non immaginava che, col passare del tempo, i processi di sostituzione del potere costituito con metodi illegali sarebbero migliorati in modo consistente grazie ai progressi della tecnologia e ai nuovi equilibri della società. Corrono voci insistenti secondo le quali Jair Bolsonaro, vincitore indiscusso del secondo turno delle elezioni brasiliane, sarà presidente del Paese grazie a un piano premeditato contro il potere legittimo del Pt (il partito dei lavoratori guidato da Lula), quando forze più o meno occulte andarono all’attacco della presidenza di Dilma Rousseff. Da lì ebbe inizio, in modo apparentemente rispettoso degli usi democratici, anche se non altrettanto delle regole del gioco, l’offensiva neofascista che sarebbe culminata nella vittoria elettorale di domenica.

21ott/180

Un sovranista da reality. I garbugli di Diego Fusaro

Articolo di Donatella Di Cesare “Un abile funambolo, spesso ospitato in tv, sdogana con un lessico pomposo le più banali teorie complottiste e le pulsioni autoritarie contro gay, femministe e immigrati. Si presenta come un cultore di Marx ma blandisce i gruppi
di estrema destra, soprattutto CasaPound”

La conduttrice si lascia andare a un sorriso mellifluo e complice. Sta per dare la parola a un ospite che, lusingata, chiama «professore». Tuonano i primi slogan: «turbocapitalismo apolide», «stanno sostituendo i popoli europei coi migranti», «l’antirazzismo in assenza di razzismo fa il gioco del potere», «così viene contrabbandato il mito omosessualista», il «nuovo ordine mondiale non tollera Stati-nazione e famiglie».
Avranno invitato in Tv un esponente di CasaPound? Ormai avviene anche questo. E invece nel video fa capolino la ricercata abbronzatura di Diego Fusaro, mentre la telecamera indugia sulla chioma scapigliata e il glauco sguardo accattivante. L’apparenza è sorretta da una spigliatezza vanesia e una loquacità che ha il ritmo del gergo calcistico. Prodotto inquietante dell’Italia odierna, Fusaro si fa passare come uno «di sinistra» (e se lo ammette lui?!), mentre scandisce parole d’ordine della nuova destra, aggressiva e astuta, capace di una straordinaria presa mediatica. Dissimulazione e raggiro sono le armi di quest’abile funambolo, che a ben guardare è il sovranista della porta accanto.

1ott/180

Alla fiera dell’Est: “pizzini” e fucili per zittire la stampa

Articolo di Roberta Zunini (Fatto 1.10.18) “La nuova destra – In Croazia licenziato l’anchorman Zovko. Il bavaglio polacco. I fondi tagliati ai giornali anti-Orbán”

“”Nonostante il ministro dell’Interno austriaco, Herbert Kinckl, figura di spicco della destra, abbia negato di essere l’autore dell’email inviata dal suo ufficio ai capi della polizia per consigliare loro di “limitare al massimo” il contatto con tre giornali perché “critici o parziali nei confronti del Ministero”, il messaggio testimonia l’atmosfera censoria che tenta i sovranisti di destra. Qualche giorno fa, per esempio, la tv pubblica croata (Hrt) ha licenziato uno dei giornalisti più autorevoli, Hrvoje Zovko, attualmente anche presidente della Associazione dei giornalisti croati, per “comportamento aggressivo e non professionale verso suoi superiori”. Sono però molti a sospettare che le vere ragioni siano politiche. Zovko è stato ufficialmente licenziato per aver aggredito con frasi volgari un suo superiore alcune settimane fa durante una disputa sulla linea di gestione del canale dedicato a notiziari e approfondimenti. Il giornalista è noto per essere critico del governo di centrodestra, e specie di partiti e organizzazioni di estrema destra o clericali.

23set/180

L’onnipresenza delle fotografie sta spegnendo la nostra immaginazione

Intervista allo psicoanalista Luigi Zoja, autore del libro “Vedere il vero e il falso” sulla manipolazione delle immagini (Stampa 23.9.18) “Lo scatto Raising the Flag on Iwo Jima di Joe Rosenthal, diventata uno dei simboli dello scontro tra Stati Uniti e Giappone nella Seconda guerra mondiale. Per molti anni è stata criticata per sembrare “finta”, ma è stata scattata proprio nei giorni della conquista”

“” “La fotografia riassume tanto la verità quanto il suo tradimento”, scrive Luigi Zoja – psicoanalista, saggista e grande osservatore del mondo della comunicazione – nel suo ultimo libro Vedere il vero e il falso appena pubblicato da Einaudi (136 pagine, 12€; presentato oggi a Pordenonelegge). Perché le immagini vivono con una condanna intrinseca: essere immediate ma allo stesso tempo facilmente fraintendibili. O manipolabili. Nel suo saggio, “un libro sulla fotografia, non di fotografia”, Zoja sfida il lettore a sapere oltre che a vedere. Lo fa attraverso l’analisi delle immagini-icona del XX secolo, quattro legate alla guerra e quattro che vedono protagonisti dei bambini in conflitti o tragedie umanitarie. Uno studio puntuale, ricco, coinvolgente. Soprattutto: una lettura necessaria per chi non vuole subire il ciclone delle immagini che ci circondano.

20set/180

Visibilita’: la rumorosa sfida il cui premio siamo tutti noi

Articolo di Annamaria Testa (nuovoeutile 17.9.18)

“”Ce ne siamo dimenticati, ma un paio d’anni fa era già iniziato un ragionamento collettivo sul fatto che i mass media debbano o meno conferire ampia visibilità a ogni individuo o fenomeno che susciti l’interesse del pubblico, compresi quelli discutibili o tossici. Quel ragionamento era guidato dalla consapevolezza che l’eco mediatica ha comunque di norma effetti positivi. E che li ha comunque, a prescindere dalle intenzioni dei media medesimi. Di tutto ciò ho provato allora a dar conto con un articolo intitolato Paradosso della visibilità. Come i media premiano chi deplorano.L’ho pubblicato il 31 luglio 2016, poco dopo il referendum per la Brexit (23 giugno) e dopo l’annuncio della rinuncia di Le Monde a pubblicare immagini di terroristi per evitare “glorificazioni postume” (27 luglio).
L’articolo è però uscito prima delle elezioni americane (9 novembre dello stesso anno), e prima del dibattito sulle fake news che ne è immediatamente conseguito. Prima di molte altre cose inattese che sono successe in seguito.