dic/080
Una raccolta firme per le Camere del Commiato
LETTERA APERTA AI SINDACI REGGIANI PER LA STANZA LAICA DEL COMMIATO
Caro Sindaco,
pur consapevole dei suoi innumerevoli impegni, vorrei invitarla al mio funerale.
Per l’occasione penso di riunire le persone più care, e certo non mancherà chi, pur non avendomi amato, avrà voglia di testimoniare con un saluto comuni appartenenze, pezzi di storia e memorie condivise.
Non so esattamente quanti saremo, ma presuntuosamente, credo non pochi. Sono una persona ospitale e non vorrei che i presenti dovessero accalcarsi in uno stanzino “ a due bare”, come spesso accade, né mi sentirei a mio agio sapendoli all’aperto, rattrappiti da freddi pungenti o stonati dall’afa estiva.
Per ospitare questa riunione non resta che la cappella dell’obitorio, ma c’è un problema: io sono atea. Non musulmana o ebrea, non distratta o possibilista, ma atea, e non posso pensare il mio commiato tra simboli religiosi.
Caro Sindaco, ho una domanda da farle: a chi appartiene la morte? Se la soffriamo tutti non può essere terra di nessuno, colonizzabile da simboli altrui; se la soffriamo da sempre può darsi che sia un’esperienza umana, antropologicamente precedente a ogni vissuto religioso.
Poiché nella morte ognuno mette in gioco la propria storia, i suoi riti richiedono una regia privata, che si possa considerare adeguata e pertinente alla personale visione del mondo, condivisibile con le persone che riconosciamo rappresentare la nostra comunità e appartenere ai nostri affetti.
Ma ci vuole un luogo per celebrare un rito, e dato che i riti sono molteplici, il luogo deve essere accogliente di ciascuno di essi: non un affastellarsi di simboli religiosi, come un magazzino del sacro globalizzato, né la cappella della religione di stato, ma un posto di tutti, un territorio non segnato dalla prepotenza di una verità, ma dall’accoglienza del possibile, come sta a cuore a tanti, certo non solo atei.
Comode sedie per non aggiungere al dolore dei sentimenti il disagio del corpo, colori caldi alle pareti perché è già tanto fredda la perdita, un tavolo per appoggiare gli oggetti della memoria, la possibilità della musica perché ognuno ha i suoi suoni amici. E il tempo, perché ce ne vuole per i saluti difficili.
Caro Sindaco, cosa ne dice di chiamarla “la stanza del commiato” ?
- sede c/o ARCI Via Emilia Ospizio, 102 – 42100 Reggio Emilia
tf. 347.8262964, 339.1614102, 0522.293691 (provvis.) – e.mail iniziativalaica@alice.it
Sottoscrizioni lettera ai sindaci per la stanza laica del commiato
Cognome e nome Comune indirizzo mail o
in stampatello residenza telefono
Dopo aver raccolto le adesioni spedire a:
- sede c/o ARCI Via Emilia Ospizio, 102 – 42100 Reggio Emilia
tf. 347.8262964, 339.1614102, 0522.293691 (provvis.) – e.mail iniziativalaica@alice.it
dic/080
Senso dello stato
““Una struttura sanitaria, su base volontaria ed in forma gratuita, si rende disponibile a dare applicazione a un decreto di Corte d’Appello ratificato dalla Corte di Cassazione, ormai inoppugnabile e definitivo, ed un ministro della Repubblica cosa fa? Lancia intimidazioni cercando di colpire l’azienda nel suo interesse vitale arrivando a minacciare la sospensione dell’attività in accreditamento con il Servizio sanitario nazionale”. Sono le affermazioni dell’amministratore delegato della CASA DI CURA CITTA’ DI UDINE sull’intervento del ministro Sacconi per impedire alle cliniche italiane la sospensione delle cure ad Eluana Englaro.
dic/080
Ancora sulla triste vicenda di Eluana Englaro
La triste vicenda di Eluana Englaro trova spiegazione nelle campagne sui “valori non negoziabili” attraverso le quali il Vaticano pretende di imporre a tutti le proprie credenze, rifiuta l’autodeterminazione degli individui, mostra la propria insofferenza verso i valori della Costituzione.
Sono vergognose le continue pressioni del Vaticano e dei sempre più numerosi politici genuflessi per non applicare la sentenza della Cassazione che ha confermato il via libera alla sospensione di alimentazione e idratazione artificiali nei confronti di Eluana Englaro in coma irreversibile da ben 17 anni. E bene hanno fatto coloro che hanno contrapposto “il silenzio di fronte allo sterminio di milioni” (quello di Pio XII sulla Shoah, alla tempesta mediatica di tuoni addosso al signor Beppino Englaro”.
In effetti, le invettive arroganti e i toni sprezzanti e truculenti della chiesa (“una mostruosità disumana e un assassinio”), a fronte della discrezione, misura, compostezza, ma anche del rigore morale e determinazione della famiglia Englaro nell’adempiere alla conclamata volontà della figlia, trovano spiegazione nelle reiterate campagne sui “valori non negoziabili” attraverso le quali il Vaticano:
Ø pretende di imporre a tutti, non solo ai cattolici, le proprie credenze e i propri valori;
Ø rifiuta l’autodeterminazione degli individui a scegliere da sé la propria esistenza;
Ø mostra la propria insofferenza verso i valori della Costituzione basati sui diritti e la libertà dell’individuo, la democrazia, l’etica laica.
Sulla fine della propria vita la chiesa ha dichiarato che “la decisione non deve spettare alla persona” e “non siamo per il principio di autodeterminazione”. Una chiesa che non ha mai accettato la visione laica che si differenzia da quelle religiose soprattutto in quanto non pretende mai d’imporsi a coloro che aderiscono a valori e visioni diverse. Un tempo la chiesa disponeva di strumenti di convinzione molto efficaci per chi la pensava diversamente, basti pensare all’inquisizione e ai roghi di eretici e streghe. Oggi “s’accontenta” che i suoi comandamenti siano prescritti per legge.
In questi anni abbiamo assistito a un crescendo di campagne della chiesa su valori definiti “non negoziabili”, che deriverebbero da un “diritto naturale” di cui la chiesa si proclama, autoritariamente, depositaria. Valori alla base, da una parte, dell’imposizione ai legislatori cattolici “di presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondamentali della natura umana”. E dall’altra della raccomandazione pressante a tutti i credenti – in particolare a parlamentari, giudici, medici … – di una “coraggiosa obiezione di coscienza” di fronte a leggi che non si ispirano a questi valori.
Si tratta di pronunciamenti sovversivi delle regole costituzionali, che mettono a nudo con chiarezza un conflitto tra due poteri, lo stato e la chiesa, per la quale i valori di riferimento non sono più quelli definiti dalla Costituzione, ma quelli di un diritto naturale di cui la chiesa si fa unica interprete.
Da una parte la libertà dell’individuo a determinare da sé la propria esistenza sulla base di una pluralità di verità, valori, comportamenti che non danneggino gli altri e che tutti devono rispettare, come prevede la nostra Costituzione. Dall’altra verità assolute, dogmatiche con conseguenti valori e comportamenti da imporre a tutti e il mantenimento degli individui in un perenne stato di minorità e infantilismo.
dic/080
Strega o madonna:pregiudizi per il controllo delle donne
Sabato 13 dicembre ore 16,30
presso la nuova sede CGIL SUD
di via Bismantova, 7 a Reggio Emilia
incontro pubblico su:
“Strega o madonna: pregiudizi per il controllo delle donne”
Introdurrà l’incontro la saggista e storica
MARIA MANTELLO
Vice presidente dell’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”
La prof. Maria Mantello è autrice di saggi su Giordano Bruno, Sigmund Freud, Ernesto Nathan, nonché sulle radici dell’antisemitismo, la condizione della donna, la mitologia pagana e cristiana, l’etica laica. Tra i libri pubblicati: “Sessuofobia, chiesa cattolica, caccia alle streghe: il modello per il controllo e la repressione della donna”, che sarà richiamato nell’incontro.
Dalla quarta di copertina del libro: “I simboli contrapposti della peccatrice Eva e della casta Maria resistono, immutati, nella dottrina della chiesa romana. Il testo ripercorre l’epoca dei riti pagani e i tentativi della chiesa per detenere il primato dei miracoli, i secoli in cui fu definito il ruolo delle donne stabilendone i comportamenti sessuali, i tempi in cui il papato, accusato di corruzione e di lusso, si sente minacciato e risponde col genocidio di eretici, ebrei e streghe. Il libro riporta, nella parte finale, alcuni processi a donne accusate di stregoneria. La propensione normalizzante, sessuofobica e misogina prosegue, ancor oggi, contro l’ “umano gregge”, soprattutto femminile, quando rifiuta di coniugare sessualità e procreazione o quando rivendica il diritto individuale di armonizzare scienza e natura”.
dic/080
Casanova e l’invidia del grembo
Alla Libreria all’Arco, incontro con il PROF. CARLO FLAMIGNI, membro del Comitato Nazionale di Bioetica e autore di oltre mille pubblicazioni scientifiche e numerosi libri di divulgazione sui temi di laicità, bioetica, donne, fertilità, aborto, fecondazione assistita.
Che cosa tiene insieme l’utero “animale pensante”, le bolle papali, le streghe, le fasi lunari, la prolificità delle coppie e la fertilità della natura?
La risposta la si può trovare nel libro di Carlo Flamigni “Casanova e l’invidia del grembo” della casa editrice Baldini, Castoldi e Dalai.
Se ne discuterà con l’autore martedì 30 settembre, ore 18,00 presso la Libreria all’Arco, con il coordinamento di Luisa Ferrari e Giorgio Salsi di Iniziativa Laica.
Prendendo spunto da un opuscolo scritto da Casanova, Flamigni ripercorre le idee, i tabù, i pregiudizi, le superstizioni attraverso cui le religioni e le diverse culture hanno costruito e consolidato l’immagine della donna come essere inferiore, fissato in una tipologia elementare: o vergine o madre.
L’ignoranza totale della biologia, la forza degli impulsi sessuali, i segreti – insoluti in parte ancora oggi – del miracolo della vita e dell’enigma della morte, hanno suscitato nell’immaginario collettivo le credenze più fantasiose. Credenze di cui si sono fatte interpreti le tre religioni di Gerusalemme, com’era nel costume dei tempi dentro società non secolarizzate e ancora lontane dal progresso scientifico. Una scienza i cui risultati straordinari nel campo della procreazione vengono laicamente illustrati da Flamigni senza trascurare i risvolti bioetici su cui tutti ci interroghiamo.
Un incontro quindi che, partendo da una analisi storica, affronterà vari temi di stringente attualità, da un punto di vista chiaramente laico: “da uomo laico – sostiene Carlo Flamigni - sono interessato a essere libero di esistere, perché il problema di un uomo laico è comunque sempre e soprattutto la libertà, se è vero che la laicità rappresenta l’atteggiamento intellettuale di chi considera essenziale la libertà di coscienza, intesa come libertà di credenza, libertà di conoscenza, libertà di critica e autocritica”.
dic/080
Quanto ci costa la chiesa
CHIESA CARA…CARISSIMA
A chi va l’8 per mille? a chi decido io, pensa la gente. No, il danaro di chi non esprime una scelta viene suddiviso di nuovo in proporzione alle scelte espresse: se l’ 89% delle scelte espresse è a favore della CEI, alla CEI andrà anche l’89% delle scelte non espresse.
La Cassazione dichiara illegittima l’esenzione dall’ICI degli immobili della Chiesa se vi si svolgono attività commerciali: il governo Berlusconi la rinnova per decreto; arriva però la denuncia della Comunità europea: col decreto Bersani vengono esentati gli immobili che hanno un uso “non esclusivamente commerciale”, in pratica basta aggiungere un oratorio. Esultano l’Apsa, che gestisce gli immobili, e l’Opera romana pellegrinaggi che già godono di un regime di extraterritorialità: bilanci secretati ed esenzione fiscale per ICI, IRPEF, IRES, IRAP ecc.. Mentre tocca a comuni , province e regioni coprire le spese sia per compiti ordinari (es. urbanizzazione) o straordinari (es. Giubileo).
L’ora di religione costa 1 miliardo di euro. Gli insegnanti, precari come tanti ma qui la materia è facoltativa, vengono messi in ruolo con aumento di stipendio.
N.B. conclusi i processi che singoli e associazioni hanno avviato contro lo Stato per difendersi dai privilegi concessi alla Chiesa, saranno a carico del contribuente anche le somme di indennizzo.
Per saperne di più vieni lunedì 5 maggio alle ore 20,45 in via Bismantova n.XX al dibattito “Quanto ci costa la Chiesa” introdotto dall’avv. Mario Di Carlo, coordinatore della Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni e ricercatore della Fondazione Critica Liberale.
Gruppo INIZIATIVA LAICA