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Ancora sulla triste vicenda di Eluana Englaro

La triste vicenda di Eluana Englaro trova spiegazione nelle campagne sui “valori non negoziabili” attraverso le quali il Vaticano pretende di imporre a tutti le proprie credenze, rifiuta l’autodeterminazione degli individui, mostra la propria insofferenza verso i valori della Costituzione.

Sono vergognose le continue pressioni del Vaticano e dei sempre più numerosi politici genuflessi per non applicare la sentenza della Cassazione che ha confermato il via libera alla sospensione di alimentazione e idratazione artificiali nei confronti di Eluana Englaro in coma irreversibile da ben 17 anni. E bene hanno fatto coloro che hanno contrapposto “il silenzio di fronte allo sterminio di milioni” (quello di Pio XII sulla Shoah, alla tempesta mediatica di tuoni addosso al signor Beppino Englaro”.

In effetti, le invettive arroganti e i toni sprezzanti e truculenti della chiesa (“una mostruosità disumana e un assassinio”), a fronte della discrezione, misura, compostezza, ma anche del rigore morale e determinazione della famiglia Englaro nell’adempiere alla conclamata volontà della figlia, trovano spiegazione nelle reiterate campagne sui “valori non negoziabili” attraverso le quali il Vaticano:

Ø       pretende di imporre a tutti, non solo ai cattolici, le proprie credenze e i propri valori;

Ø       rifiuta l’autodeterminazione degli individui a scegliere da sé la propria esistenza;

Ø       mostra la propria insofferenza verso i valori della Costituzione basati sui diritti e la libertà dell’individuo, la democrazia, l’etica laica.

Sulla fine della propria vita la chiesa ha dichiarato che “la decisione non deve spettare alla persona” e “non siamo per il principio di autodeterminazione”. Una chiesa che non ha mai accettato la visione laica che si differenzia da quelle religiose soprattutto in quanto non pretende mai d’imporsi a coloro che aderiscono a valori e visioni diverse. Un tempo la chiesa disponeva di strumenti di convinzione molto efficaci per chi la pensava diversamente, basti pensare all’inquisizione e ai roghi di eretici e streghe. Oggi “s’accontenta” che i suoi comandamenti siano prescritti per legge.

In questi anni abbiamo assistito a un crescendo di campagne della chiesa su valori definiti “non negoziabili”, che deriverebbero da un “diritto naturale” di cui la chiesa si proclama, autoritariamente, depositaria. Valori alla base, da una parte, dell’imposizione ai legislatori cattolici “di presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondamentali della natura umana”. E dall’altra della raccomandazione pressante a tutti i credenti – in particolare a parlamentari, giudici, medici … – di una  “coraggiosa obiezione di coscienza” di fronte a leggi che non si ispirano a questi valori.

Si tratta di pronunciamenti sovversivi delle regole costituzionali, che mettono a nudo con chiarezza un conflitto tra due poteri, lo stato e la chiesa, per la quale i valori di riferimento non sono più quelli definiti dalla Costituzione, ma quelli di un diritto naturale di cui la chiesa si fa unica interprete.

Da una parte la libertà dell’individuo a determinare da sé la propria esistenza sulla base di una pluralità di verità, valori, comportamenti che non danneggino gli altri e che tutti devono rispettare, come prevede la nostra Costituzione. Dall’altra verità assolute, dogmatiche con conseguenti valori e comportamenti da imporre a tutti e il mantenimento degli individui in un perenne stato di minorità e infantilismo.

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