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15mar/13Off

Ombre argentine

Articoli di Paolo Flores d’Arcais, Adriano Sofri, Maria Mantello, Walter Peruzzi, opinionisti che sollevano dubbi.

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Flores d’Arcais (Il Fatto Quotidiano 15.3.13) “Un ateo quale io sono non è la persona più indicata per esprimere auspici su quanto potrebbe/dovrebbe fare il nuovo Papa. Il “bene della Chiesa” non rientra tra le mie preoccupazioni, fingerlo sarebbe pura ipocrisia. Del resto il “bene della Chiesa” significa anche per i credenti le cose più diverse e financo opposte: quello che con tale espressione intendono le eminenze Bertone e Bagnasco credo sia inconciliabile con quanto vorrebbero don Gallo e don Ciotti, esattamente come alternativo era “il bene della Chiesa” versione cardinal Siri e don Gianni Baget Bozzo con quello di Dom. Giovanni Franzoni e di don Mazzi dell’Isolotto. Ma anche “ateo” nasconde le scelte di valore più variopinte. Ateo era il mio maestro Lucio Colletti, finito malinconicamente parlamentare di Berlusconi, e ateo clericalissimo, ratzingeriano devoto, è Giuliano Ferrara.
UN ATEO “auspica” secondo i propri valori, nella convinzione (opposta a quella del Papa e di ogni autentico credente) che tutto si giochi nella breve durata dell’esistenza, perché con la morte tutto si conclude e ogni aldilà di riscatto, premio, punizione, è pura illusione, pura superstizione. Dunque, anche rispetto a quanto potrebbe fare Papa Francesco, io posso solo ragionare a partire dai valori che sono la mia bussola, Giustizia e Libertà.
Sotto il profilo delle libertà dal nuovo Papa non mi aspetto nulla. Potrei aggiungere un “quasi”, ma credo che in campo etico le “aperture” di Jorge Mario Bergoglio al massimo riguarderanno i fedeli prati-canti e il loro accesso ai sacramenti (ad esempio la comunione ai divorziati). Per il resto Francesco continuerà a confondere peccato e reato, e a opporsi con ferocia, come ha fatto anche recentissimamente da primate dell’Argentina, a una legislazione liberale e democratica in fatto di matrimonio egualitario (cioè anche tra omosessuali), di pro choice della donna rispetto alla propria gravidanza, di libertà di decidere sul proprio fine vita. Per il matrimonio omosessuale ha tirato in ballo Satana che aggredisce Dio, e sarebbe ancora il meno, se avesse con ciò voluto ricordare al gregge che un omosessuale finisce all’inferno (del resto anche il sesso eterosessuale fuori del matrimonio è peccato mortale). Il fatto è che si è scagliato contro le autorità politiche e i cittadini che una legge per il matrimonio egualitario vorrebbero introdurla. Insomma, inutile illudersi che Papa Francesco possa prendere sul serio il principio di laicità che è a fondamento delle democrazie liberali.
Diverso, invece, il discorso in tema di giustizia. Molto diverso, probabilmente. Un Papa che osa scegliere il nome del poverello di Assisi, violando un timore e tremore di secoli, pronuncia con questo gesto un giuramento solenne al miliardo e duecento milioni di credenti, e a tutti “gli uomini di buona volontà” a cui fin dalla sua apparizione al balcone di san Pietro ha voluto rivolgersi. Testimonia e promette di voler prendere sul serio il vangelo, quando dice che non si può servire a due padroni, a Dio e a Mammona (Matteo, 6,24), cioè oggi allo Ior e alle “opere di religione”. Aut, aut: o le speculazioni dei banchieri e la copertura a corruzione e riciclaggio, o l’elemosina ai poveri, la metà del proprio mantello agli ultimi.
L’auspicio è perciò che in tema di giustizia Francesco abbia la forza di “implementare” il programma di autentica rivoluzione che è già contenuto nelle prime e incredibilmente impegnative scelte simboliche compiute. La volontà è esplicita, la capacità la misureremo con le prime decisioni di “governance”.
LA NOMINA del Segretario di Stato, in primo luogo. Da cui capiremo se in conclave il partito della curia è stato davvero sbaragliato, o se per piegarsi ha ottenuto “l’onore delle armi” di un “primo ministro” non troppo inviso (come sarebbe, invece, un non-italiano non-curiale o un italiano come mons. Viganò, esiliato a Washington per la sua azione anti-corruzione). Il controllo dello Ior, subito dopo: blindato da Bertone con uno spudorato blitz nelle ultime ore del papato di Ratzinger (cacciando l’unico oppositore, il cardinal Nicora), ma che il nuovo Papa può spazzar via nel fiat di un motu proprio. E infine un atteggiamento pastorale capace di imporre lo standard della povertà e dell’impegno accanto agli “ultimi”, oggi praticato esclusivamente dai “preti di strada”, come la normalità della vocazione ecclesiastica.
Come la metterà però con i potentissimi e opulentissimi “Cavalieri di Colombo” assai cari a molti cardinali statunitensi che figurano tra i suoi grandi elettori? E con le altre mondanissime organizzazioni cui andavano i favori di Wojtyla e Ratzinger, che ne hanno canonizzato i fondatori, l’O-pus Dei e Comunione e Liberazione? Un Papa gesuita è nelle migliori condizioni per ridimensionare queste vere e proprie “Chiese nella Chiesa”, ma avrà il coraggio delle rotture necessarie? E al rilancio di una Chiesa assai più “spirituale” e assai meno “mondana” saprà associare la necessaria attenzione per gli apparati di sicurezza del Vaticano, che quanto a “deviazione” talvolta fanno concorrenza a quelli italiani? Perché sarà blasfemo anche il solo pensarlo, ma un Papa che nella Curia e in Vaticano faccia la terribile pulizia che il nome di Francesco evoca, apre una partita ad altissimo rischio.”"

http://www.partitodemocratico.it/doc/251991/ombre-argentine.htm

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/15/maria-mantello-papa-bergoglio-e-il-suo-doppio-francesco/

http://www.cattolicesimo-reale.it/il-blog/il-papa-dei-poveri/

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