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24mar/20Off

Accadde oggi: l’eccidio delle Fosse Ardeatine

24 marzo

1944 - Il 23 marzo un gruppo di partigiani dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) compie un attentato in via Rasella contro un reparto di SS uccidendo 32 militari della compagnia. Il giorno successivo il comando nazista decide di procedere ad una rappresaglia secondo la proporzione di 10 ostaggi fucilati per ogni tedesco ucciso. Il massacro è organizzato ed eseguito da Herbert Kappler. L'esecuzione avviene alle Fosse Ardeatine e riguarda 335 persone; inizialmente ne sono previste 320, ma il numero viene aumentato, dopo che durante la notte è morto un altro soldato tedesco. (In fondo potrai vedere due filmati in cui Ascanio Celestini e Giovanna Marini rievocano a loro modo l'eccidio delle Fosse Ardeatine)
L'esecuzione avviene a sole 23 ore dall'attentato di via Rasella e riguarda per cira la metà partigiani detenuti da tempo a regina Coeli, circa 75 ebrei e per il resto detenuti comuni.
Alle Fosse Ardeatine arriva un plotone di soldati tedeschi che blocca l’accesso alla cava di arenaria; pocofosse copydopo arrivano 5 macchine di SS armati di tutto punto, questi sorvegliano lo scarico di 4 camion e un furgone della croce rossa dal quale stanno uscendo trascinandosi i condannati. Molti di loro erano stati appena torturati, i tedeschi li spingono nei cunicoli della cava, poco dopo i soldati iniziano a lanciare bombe a mano nella cava iniziando così la carneficina. Si può pensare che non tutti i 335 uomini siano morti subito ma nessuno ha cura di controllare e per chiudere la fossa comune vengono usate delle cariche esplosive in due serie distanziate di un ora.
Il giorno seguente, il 25 marzo, i nazisti decidono di far saltare nuovamente delle bombe per sigillare meglio la cava, a mezzogiorno il sacerdote don Nicola Cammarota impartisce l’assoluzione. Il 30 marzo tredici sacerdoti si recano alle fosse capendo l’entità della tragedia; già il giorno dopo si comincia a disseppellire e riconoscere i morti, nel frattempo uno dei sacerdoti corre in Vaticano ad avvertire della strage, riferendo a monsignor Montini, il futuro Paolo VI, ma dal Vaticano non viene nessuna condanna fino alla fine della guerra.

 

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