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1apr/19Off

Accadde oggi: nei Paesi Bassi legalizzata l’eutanasia

01 aprile

2002 – Entra effettivamente in vigore nei Paesi Bassi la legge che legalizza l’eutanasia.
In realtà già nel 1994 l’eutanasia era stata depenalizzata: rimaneva un reato, tuttavia era possibile non procedere penalmente nei confronti del medico che dimostrava di aver agito su richiesta del paziente. L’approvazione della vera e propria legalizzazione da parte del Parlamento olandese (primo Stato al mondo) era avvenuta il 28 novembre del 2000 con 104 voti favorevoli e 40 contrari.

LA REGOLAMENTAZIONE SULL’EUTANASIA IN ALTRI PAESI
AUSTRALIA: in alcuni Stati le direttive anticipate hanno valore legale. I Territori del Nord avevano nel 1996 legalizzato l’eutanasia attiva volontaria, provvedimento annullato due anni dopo dal parlamento federale.
BELGIO: il 25 ottobre 2001 il Senato ha approvato, con 44 voti favorevoli contro 23, un progetto di legge volto a disciplinare l’eutanasia. Il 16 maggio 2002 anche la Camera ha dato il suo consenso, con 86 voti favorevoli, 51 contrari e 10 astensioni.
CANADA: negli Stati di Manitoba e Ontario le direttive anticipate hanno valore legale.
CINA: una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l’eutanasia ai malati terminali.
COLOMBIA: la pratica è consentita in seguito a un pronunciamento della Corte Costituzionale, ma una legge non è stata mai varata.
DANIMARCA: le direttive anticipate hanno valore legale. I parenti del malato possono autorizzare l’interruzione delle cure.
GERMANIA: il suicidio assistito non è reato, purché il malato sia cosciente delle proprie azioni.
LUSSEMBURGO: l’eutanasia è stata legalizzata nel marzo 2009.
SVIZZERA: ammesso il suicidio assistito. Il medico deve limitarsi a fornire i farmaci al malato.
STATI UNITI: la normativa varia da Stato a Stato. Le direttive anticipate hanno generalmente valore legale. Nello Stato dell’Oregon il malato può richiedere dei farmaci letali, ma la relativa legge è bloccata per l’opposizione di un tribunale federale.
SVEZIA: l’eutanasia è depenalizzata.

LA LEGISLAZIONE ITALIANA SULLA MATERIA
L’eutanasia attiva non è assolutamente normata dai codici del nostro Paese: ragion per cui essa è assimilabile all’omicidio volontario (articolo 575 del codice penale). Nel caso si riesca a dimostrare il consenso del malato, le pene sono previste dall’articolo 579 (omicidio del consenziente) e vanno comunque dai sei ai quindici anni.
Anche il suicidio assistito è considerato un reato, ai sensi dell’articolo 580.
Nel caso di eutanasia passiva, pur essendo anch’essa proibita, la difficoltà nel dimostrare la colpevolezza la rende più sfuggente a eventuali denunce.

Il dibattito sull’eutanasia si è sviluppato con grande vigore In Italia nel settembre 2006, quando è scoppiato il caso di Piergiorgio Welby. Affetto da distrofia muscolare e oramai incapace di muoversi, Welby ha chiesto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di poter ottenere l’eutanasia. Il Presidente ha subito invitato le Camere a discutere del problema, ma è rimasto inascoltato. Il successivo 21 dicembre Pietro Welby è morto, scatenando una forte ondata di commozione in tutto il Paese.

 

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