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5apr/19Off

Accadde oggi: il processo a Oscar Wilde

 

05 aprile

1895 – Oscar Wilde era scrittore affermato. Da quattro anni si era legato in intima amicizia con Lord Alfred Douglas, figlio di John Sholto Douglas, marchese di Queensberry. Da pochi anni (1885) era stata approvata in Inghilterra una legge, il Criminal Law Amendment Act, che per la prima volta vietava gli atti osceni tra maschi adulti consenzienti. Fu in questo contesto che si aprì una causa tra Wilde e il marchese di Queensberry; si svolsero in breve tempo ben tre processi che alla fine portarono alla condanna ai lavori forzati di Oscar Wilde per sodomia. (In fondo, se continui a leggere, potrai vedere una sequenza del processo dal film “Wilde” del 1997 e potrai ascoltare L’Intervista Impossibile di Alberto Arbasino ad Oscar Wilde, interpretato da Carmelo Bene, costruita con diversi suoi aforismi)
Alfred Douglas era un giovane grazioso e leggermente effeminato, umorale e ozioso, dotato di finezze poetiche. Il padre, dopo aver chiesto inutilmente a Wilde di terminare il rapporto con il figlio, consegnò all’usciere del circolo frequentato dallo scrittore, un biglietto infamante e sgrammaticato: «A Oscar Wilde che posa a sondomita».3861328813_f7f8ec1291 Fu Alfred, che odiava profondamente il padre, ad insistere affinché Wilde esponesse denuncia per calunnia e si avviasse il processo. La mossa era rischiosa, perché l’omosessualità era considerata reato punibile con il carcere e i lavori forzati. Da parte sua Wilde, vittima di manie di protagonismo e sicuro delle sue capacità oratorie, accettò la sfida del tribunale.
Lord Queensberry coinvolse il mondo del teatro per incastrare lo scrittore, raccogliendo preziose testimonianze da un attore e commediografo minore invidioso del successo di Wilde.
Nel corso del processo accusa e difesa dibatterono i contenuti delle opere letterarie, in riferimento alla presunta sodomia dell’autore de Il ritratto di Dorian Gray, romanzo definito «immorale e indecente».
Il 5 aprile si concluse il processo con l’assoluzione di Lord Queensberry e l’incarcerazione di Wilde per atti osceni e sodomia. A questo seguirono immediatamente altri 2 processi con Wilde sul banco degli imputati e il 25 maggio si ebbe la condanna definitiva. In carcere Wilde lavorava 6 ore al giorno ad un mulino a ruota, dormiva senza materasso e conobbe fame, insonnia e malattie.
L’esperienza carceraria recise la sua capacità creativa, se si esclude la toccante Ballata del carcere di Reading. Lo scrittore lasciò l’Inghilterra, visse in Francia e in Italia vendendo soggetti di commedie mai scritte. Povero e alcolizzato morì a Parigi il 30 novembre 1900, colpito da un’infezione all’orecchio contratta durante gli anni della detenzione.

 

 

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