Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

19giu/14Off

Cultura cattolica “pregate e non parlate”

Articolo di Niccolò Zancan (Stampa 19.6.14)

«Pregate e non parlate». La signora Daniela Comi ha sentito questa esortazione in chiesa, mercoledì sera, e l’ha trovata giustissima. «Il monsignore ha ragione. Cosa possiamo dire di fronte a una simile tragedia? Io sono la cugina della moglie di Massimo Bossetti. Credevo di conoscerlo bene. E ancora lo penso. Non è giusto quello che dicono di lui. Massimo è arrivato a chiedere a mia figlia di poterle restituire i soldi di un ghiacciolo, che lei aveva pagato ai bambini dell’oratorio. Mi spiego? Un tipo così. Scrupoloso. Onestissimo, dai… Impossibile. Accompagnava sempre le figlie, veniva a riprenderle persino dopo la messa. Io resto zitta di fronte a un simile mistero…». Davanti alla casa del presunto assassino di Yara, la richiesta di silenzio è stata esaudita. Con grande disappunto, bisogna ammetterlo, del cosiddetto circo mediatico. Parlavano poco a caldo, ora non parla più nessuno. Il Comune ha messo delle transenne, dopo aver firmato un’ordinanza a tempo di record: «In considerazione dei fatti di cronaca recenti…». «Divieto di sosta». «Vietati gli assembramenti». La casetta gialla della famiglia Bossetti ha le imposte chiuse. Sono andati via tutti. Anche nonna Adelina. «Hanno portato via persino i quattro cagnetti», dice il vicino Giacomo Ravasio alle sei di sera. Un silenzio perfetto. Proprio quando diventa ufficiale la notizia che rompe tutti gli equilibri. «Non è vero che ho avuto due figli fuori dal matrimonio», continuava a ripetere Ester Bossetti, a proposito del Dna di suo figlio Massimo. Ma ora, c’è la controprova.
Hanno fatto le analisi sul padre riconosciuto come tale, Giovanni Bossetti. Non c’è compatibilità fra i due profili genetici. È la stessa storia in negativo. Il presunto assassino di Yara non è figlio suo. E dunque, si ritorna all’origine.
Al 1970, in Alta Val Seriana. Un altro posto di paesi chiusi, composti da pochi cognomi che ritornano. Parre, Villa d’Ogna, Ponte della Selva. Si ritorna alla signora Ester Arzuffi. Allora, però, è una ragazza di 23 anni, già sposata da due. Ha una relazione con l’autista di pullman Giuseppe Guerinoni. Rimane incinta di due gemelli. Sono fatti loro, evidentemente. Se non fosse che il gemello Massimo, all’età di quarant’anni, piccolo imprenditore edile, già diventato a sua volta un padre irreprensibile, incontra una ragazzina di nome Yara Gambirasio e la fa salire sul suo furgone bianco da manovale: la picchia, le strappa i vestititi, la lascia morire di freddo e di stenti in un campo. È per questo che adesso gli investigatori si stanno facendo i fatti loro. È per questo che i silenzi durati quasi mezzo secolo non reggono più. Ognuno è costretto a scoprire un pezzo della storia che non voleva vedere.
E dunque, il padre non è il padre. La moglie ha mentito. La madre ha coperto il figlio. E persino lui, il presunto assassino di Yara, in carcere ha scoperto un pezzo sconvolgente della sua vita. Anche se forse qualche dubbio doveva essergli già venuto in questi anni di indagini…
A settembre del 2012 gli investigatori hanno individuato il profilo genetico di «Ignoto 1», l’assassino di Yara. Lo hanno scoperto grazie a una piccola macchia di sangue trovata sui leggins della ragazzina. Sapevano che l’assassino era il figlio dell’autista Guerinoni, morto nel 1999. Un figlio illegittimo. E lo ha capito anche lui, il presunto killer. Perché era stato concepito proprio nelle zone dove sua madre era una ragazza. Eppure, ha vinto la riservatezza. Il silenzio lo ha protetto a lungo. Lo stesso silenzio invocato in chiesa. Fino a quando, nella vita di tutti, ha fatto irruzione la realtà.
Dovreste sentire cosa dicono nell’unico negozio di alimentari di questa frazione di Mapello, alle sette di sera. Quando il segreto è definitivamente caduto. «Povero Massimo, povera Ester, una famiglia distrutta. Non è bello che vengano fuori queste cose di corna. Solo dieci anni fa non li avrebbero mai scoperti… Le prove genetiche sconvolgono la vita della gente». Rompono il silenzio, è vero. Però certe volte servono anche a scoprire l’assassino di una ragazzina di 13 anni.”"

Commenti (0) Trackback (0)

Spiacenti, il modulo dei commenti è chiuso per ora.

I trackback sono disattivati.