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Accadde oggi: le elezioni politiche del 1948

18 aprile

1948 – Si tengono le prime elezioni italiane, dopo quelle svoltesi due anni prima per la costituzione dell’Assemblea Costituente. Il 1º gennaio era entrata in vigore la Costituzione Italiana.
L’esito delle elezioni premiò la Democrazia Cristiana, che raggiunse quasi la maggioranza assoluta dei voti, fermandosi al 48,5%. Subito dopo c’era il Fronte Democratico Popolare, che prese appena il 31%, seguito dall’Unità Socialista, contenente principalmente il PSDI di Saragat e altre forze di centrosinistra. Il governo, quindi, rimaneva, grazie all’alleanza con altre forze minori, saldamente nelle mani di De Gasperi, che poté formare il suo quinto governo, entrato in carica il 23 maggio 1948.
(In fondo un filmato sulle elezioni del 1948 curato da Indro Montanelli)
Durante la campagna elettorale la Democrazia Cristiana si presentò agli elettori con un programma marcatamente anticomunista, garante della libertà, dei valori cattolici e dell’economia privata. Grazie a questo programma la DC ricevette anche gli aiuti degli Stati Uniti, che vedevano nell’Italia un Paese di confine fra il blocco occidentale e quello comunista. Questa campagna elettorale fece inevitabilmente convergere molti strati del Paese sulla DC: oltre ai ceti medi, i contadini, che temevano che una eventuale rivoluzione comunista togliesse loro la terra, mentre chi era in difficoltà temeva di perdere gli aiuti statunitensi.
Le opposizioni di sinistra, il Partito Socialista Italiano e il Partito Comunista Italiano, si erano coalizzate in un cartello, il Fronte Democratico Popolare: essi infatti, nelle elezioni precedenti, assommavano una percentuale di voti superiore a quella della Democrazia Cristiana, e quindi si proponevano di diventare il primo partito. La loro campagna elettorale fu imperniata su un programma praticamente opposto a quello della DC: nazionalizzazioni, economia dirigista (ovvero programmata dal Governo), riforma agraria.
Ma decisivo sul risultato elettorale fu anche l’atteggiamento della Chiesa. Già nel radiomessaggio natalizio del 1947 lo stesso Pio XII chiamò ripetutamente i cattolici all’impegno diretto nell’imminente campagna elettorale: “Disertore e traditore sarebbe chiunque volesse prestare la sua collaborazione materiale, i suoi servigi, le sue capacità, il suo aiuto, il suo voto a partiti e poteri che negano Dio, che sostituiscono la forza al diritto, la minaccia e il terrore alla libertà, che fanno della menzogna, dei contrasti, del sollevamento delle masse, altrettante armi della loro politica, che rendono impossibile la pace interna ed esterna“. Il cardinal Siri dal pulpito di Genova tuonava “Commette peccato mortale chi con il voto favorisce le dottrine materialistiche ed atee” e il cardinal Schuster a Milano rivolgeva appelli accorati ad opporsi alla “lotta del drago infernale contro il Cristo e la sua Chiesa“.
La saldatura e la sovrapposizione tra aspetti politici e aspetti religiosi fu costante, e ciò fin dalle “missioni religiose popolari“, organizzate e tenute in gran numero nelle regioni considerate a rischio (Emilia-Romagna e Meridione). Tra la primavera 1947 e i primi mesi del 1948 si tennero ben 257 di queste missioni in 112 diocesi diverse, con la partecipazione massiccia di membri dell’Azione Cattolica, tutti preparati appositamente anche con corsi a carattere metodologico. Inoltre, nei paesi più remoti di tutte le regioni, vennero inviati speciali carri-cinema, attrezzati per la proiezione di film tra cui spiccava Pastor Angelicus, un documentario volto ad esaltare la figura e le opere di Pio XII. Enorme successo ebbero le prediche e i comizi del gesuita padre Lombardi, chiamato “microfono di Dio” per il trasporto e la grande abilità oratoria.
Fulcro di tutte queste iniziative propagandistiche furono i Comitati Civici, fondati e diretti da Luigi Gedda, battagliero ex presidente dell’Azione Cattolica.

Guarda i manifesti elettorali della Democrazia Cristiana approfondimento

Guarda i  manifesti elettorali del Fronte Democratico Popolareapprofondimento

 

 

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