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19apr/170

Accadde oggi: l’Italia fascista e la difesa della razza

19 aprile

1937 – Il regime fascista emana il Regio Decreto n° 880 con cui si vieta il matrimonio e la convivenza (madamismo) degli italiani coi “sudditi delle colonie africane”.
E’ il primo di una serie di provvedimenti (Leggi razziali) che vengono varati fino alla fine degli anni trenta a tutela della razza. Queste leggi saranno tese a colpire soprattutto, ma non solo, le persone di religione ebraica e si fonderanno in primo luogo sui principi esplicitati nel “Manifesto della Razza” pubblicato nel primo numero della rivista “La Difesa della Razza“.
(In fondo un filmato con un discorso di Mussolini sulla difesa della razza)
Con l’avvento del fascismo, il regime aveva inasprito le norme che regolavano la concessione della cittadinanza italiana ai figli nati da unioni miste. E a coloro che reclamavano una maggiore tolleranza il regime rispondeva che l’impero fascista era <<ben altra cosa>> rispetto alla <<colonia vecchio stile [...] concepita secondo la mentalità demoliberale [...] caotica e avventurosa>>, esso era <<l’impero del lavoro e della costruzione, degna palestra per le migliori energie della Stirpe, prolungamento transmarino dell’Italia>> e che il nuovo colono fascista non era <<una creatura d’eccezione, rotta a tutti i cimenti e magari avvezza a tutte le depravazioni>> e tanto meno <<uno spensierato e spavaldo procreatore d’una progenie di meticci>>. Il nuovo “coloniale” doveva essere <<il più tipico e degno rappresentante della Stirpe immortale>>.
Prima del 1935, il razzismo non era diffuso, e nelle colonie vigeva il “madamismo”, cioè un rapporto more uxorio con un’amante indigena, ben visto dalle stesse autorità. Nel 1935, la presenza di un numero crescente di italiani, militari e civili, portò alla nascita di molti mulatti. Nel 1936 si vietò la comune partecipazione a luoghi di ritrovo, e nel 1937 si giunse alla legge che comminava fino a 5 anni a chi vivesse con una donna di colore. Dei figli a sangue misto si vietò persino il riconoscimento. Le donne che avessero avuto rapporti sessuali con uomini di colore erano trattate ancor peggio, perché offendevano “la purezza della razza” e “la virilità dell’uomo bianco”.
In compenso, il governo si fece carico di inviare in Africa Orientale un buon numero di prostitute italiane.
Italiani ed etiopi dovevano vivere in luoghi distinti. Gli etiopi erano classificati di razza inferiore, e ciascuno di loro, se incrociava un italiano, doveva scendere dal marciapiede per lasciarlo passare.
Questa apartheid trovava la sua giustificazione nelle teorie dell’antropologo Cipriani. Per Cipriani, l’Italia non doveva cercare di elevare il livello di vita dei popoli coloniali, né imporre la propria civiltà , perché questi erano incapaci di assimilarla. Un incrocio delle razze avrebbe portato alla decadenza della popolazione europea. Gli africani dovevano essere considerati come bambini, la loro gioia si esauriva in semplici passatempi, la loro educazione doveva consistere nella memorizzazione di pochi fatti elementari.

 

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