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21set/140

Musica per gli elementi

Articolo di Gianni Fochi (Sole 21.9.14)

“”Nel 1999 gli fu chiesto d’indicare una fra le idee più geniali partorite dall’umanità nel millennio che stava finendo. Oliver Sacks, celebre neurologo autore di Risvegli e chimico per hobby, pensò allora alla tavola periodica degli elementi, summa d’innumerevoli conoscenze condensate e organizzate in uno spazio ristrettissimo.  Nata dalla fervida mente del russo Dmitrij Ivanovich Mendeleev e da studi d’altri chimici, in particolare del tedesco Julius Lothar Meyer, ha subìto numerose integrazioni e modifiche nel corso dei decenni, e fino a non molto tempo fa è stata conosciuta in vari paesi, compreso il nostro, col nome di sistema periodico. Lo troviamo, per esempio, nel titolo d’un bel libro di Primo Levi, nel quale chimica e vita s’intrecciano e si rispecchiano. Poi ha cominciato a prevalere anche da noi quello di “tavola”, derivato dall’uso anglosassone.

Mendeleev compilò nel 1869 la prima tabella che, per estensione e aspetto, rappresenta il nucleo da cui poi sono derivate le versioni recenti. Ma l’idea di classificare in qualche modo gli elementi chimici è più antica. Nel 1829 il tedesco Johan Wolfgang Döbereiner, molto stimato da Goethe, raggruppò in “triadi” alcuni elementi con proprietà simili: cloro, bromo e iodio; litio, sodio e potassio; zolfo, selenio e tellurio… Nel 1862 il parigino Alexandre-Émile Béguyer de Chancourtois notò per primo che le somiglianze si presentavano a intervalli regolari: periodicamente, nell’ordine crescente dei pesi atomici. Collocò i simboli degli elementi sulla superficie laterale d’un cilindro, disponendoli a spirale come sul filetto d’una vite. Se ogni giro attorno al cilindro si completava ogni sedici unità di peso atomico, su ogni verticale venivano a trovarsi allineati elementi dal comportamento simile.
Purtroppo il lavoro uscì senza disegni, che vennero pubblicati solo su una rivista letta più che altro da geologi e non da chimici. Oggi sappiamo bene quanto l’occhio voglia la sua parte nel trasmettere le idee: in effetti quelle del francese passarono praticamente inosservate. Ebbe così tempo di farsi notare la proposta d’un inglese, che era rimasto indietro perché aveva tralasciato gli studi per un po’: nel 1860 s’era unito a Garibaldi e ai Mille nelle Due Sicilie.
Si trattava di John Alexander Reina Newlands, nato a Londra da un Newlands, scozzese, e da una Reina, donna d’origine italiana. La partecipazione alla campagna dei Mille l’aveva tenuto lontano dai fermenti scientifici di quegli anni: proprio nel 1860 s’era svolto a Karlsruhe il primo congresso internazionale di chimica, che aveva visto giganteggiare l’italiano Stanislao Cannizzaro. La popolarità da questi guadagnata aveva portato all’attenzione dei chimici il suo metodo per la determinazione dei pesi atomici, che eliminava le incertezze su molti di essi. Béguyer de Chancourtois poté trarne vantaggio per i suoi ragionamenti.
Newlands dunque arrivò un po’ in ritardo, ma riuscì subito a far conoscere la tavola periodica che pubblicò un secolo e mezzo fa, nell’agosto del 1864, e che quindi va considerata la prima forma tabulare di classificazione degli elementi chimici in periodi e gruppi.
L’anno dopo egli poté parlarne a Londra, in una delle assise scientifiche più prestigiose dell’epoca. Ahimé! Fu un fiasco, che lo coprì ingiustamente di ridicolo. L’analogia musicale che spinse Newlands a parlare di legge delle ottave – cioè della somiglianza di ciascun elemento con l’ottavo fra quelli che lo seguono – offrì il destro al sarcasmo degli avversari scientifici.
Pochi anni dopo, i suoi stessi compatriotti onorarono Mendeleev e Meyer con la medaglia Davy, una sorta di Nobel ante litteram. Ci volle quasi un quarto di secolo dalla prima tabella di Newlands, perché quella medaglia fosse finalmente concessa anche a lui. Inutile dire che in tutto quel tempo non gli s’era aperta una carriera nell’università: egli fu apprezzato invece per le analisi chimiche compiute da libero professionista e per il lungo lavoro in uno zuccherificio, dove introdusse varie innovazioni tecniche utili. Ebbe dunque ampio sfogo nell’attività pratica. E pensare che per la tavola periodica quell’idea delle ottave sembra invece un imprinting di tipo artistico: da Sacks e Levi quest’anima segreta avrà poi la conferma narrativa.”"

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