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7mag/19Off

Accadde oggi: nasce Pietro Giannone

07 maggio

1676 – Nasce ad Ischitella, vicino a Foggia, Pietro Giannone. Studia giurisprudenza a Napoli, manifestando anche interessi filosofici: conosce infatti le teorie di Cartesio, soprattutto attraverso la lettura di Malebranche, e quelle dei libertini, di Gassendi e di Locke. Costretto all’esilio a causa delle sue idee in materia religiosa, si reca prima a Vienna e in seguito a Ginevra. Attirato con un inganno in territorio piemontese, viene arrestato, e muore in carcere a Torino.
Giannone deve la sua fama all’Istoria civile del Regno di Napoli, un’opera storiografica moderna, che ricerca i problemi della società nel Medioevo, nelle lotte per il potere e nella corruzione dei ceti ecclesiastici.
Altamente apprezzata in Inghilterra, Francia e Germania, dove fu tradotta, studiata e ripetutamente pubblicata, l’opera del Giannone riscosse l’ammirazione degli intellettuali europei (Voltaire, Montesquieu, Gibbon, ecc.). In patria, invece, gli costò la messa al bando e l’esilio. Giannone aveva infatti messo a nudo con precisi riferimenti giuridici i mali antichi del regno napoletano, e la nefanda influenza della Chiesa.
Per Giannone, la Chiesa cattolica coincide con il Male assoluto, ed è sempre causa di involuzione ed oscurantismo ["...non solo i corpi, ma, quel che è più, anche le anime, i cuori e gli spiriti de' sudditi si sottopose a' suoi piedi e strinse fra ceppi e catene"]. Il cattolicesimo è una religione solo di “facciata”, che ha costruito la propria esistenza soltanto su superstizioni, abusi, leggende ed inganni, mirando esclusivamente all’accumulo di ricchezze e potere. Non a caso, le istituzioni giuridiche dello Stato pontificio sono volte alla distruzione dell’ordine civile e dello Stato. Occorre quindi che l’autorità laica sia liberata da ogni ingerenza ecclesiale. Lo Stato, ossia il Regno di Napoli, deve emanciparsi dalla servitù al Papa.
Il libro fu messo all’Indice (Index librorum prohibitorum) e Giannone fu scomunicato e scacciato da Napoli. La sua partenza fu in effetti una vera e propria fuga, poiché il clero gli aveva aizzato contro il popolino. Riparò a Vienna, dove ebbe la protezione di importanti personaggi della corte imperiale e gli venne assegnato un appannaggio affinché potesse proseguire nei suoi studi.
Nel 1734, con l’avvento al trono di Carlo di Borbone, Giannone tentò il ritorno a Napoli, ma perseguitato della Chiesa, dovette riparare a Venezia, da dove venne però espulso il 23 settembre 1735. Vagò, sotto falso nome, tra Milano e Torino, finché arrivò a Ginevra dove si converti al calvinismo. In questa città scrisse Il Triregno, opera con cui demolisce le fondamenta filosofiche del potere temporale papale: il cristianesimo propose l’ideale di un “regno celeste“, da raggiungere però dopo la morte, mentre la avida ed immorale Chiesa cattolica, ha fondato un indebito “regno papale” terreno.
Gli ecclesiastici non lo perdono d’occhio e gli tendono un tranello: attirato con un inganno in territorio sabaudo, viene arrestato e internato. È il 1°aprile 1736, giorno di Pasqua. Trascorre i rimanenti 12 anni della sua vita, fino alla morte nel 1748, in prigione.

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