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Accadde oggi: nasce Don Lorenzo Milani

27 maggio

1923 - Nasce a Firenze, da un'agiata famiglia di intellettuali, Don Lorenzo Milani, figura controversa della Chiesa cattolica negli anni sessanta e noto soprattutto per il suo impegno civile nell'educazione dei poveri e per il valore pedagogico della sua esperienza di Maestro.
Il suo sacerdozio si svolse dapprima a San Donato di Calenzano, vicino a Firenze, dove lavorò per una scuola popolare di operai. Nel dicembre del 1954, a causa di screzi con la curia di Firenze, venne mandato a Barbiana, minuscolo e sperduto paesino di montagna nel Mugello, dove iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolto alle classi popolari. (In fondo potrai vedere un breve filmato sulla scuola di Barbiana)
Per la curia fiorentina, isolare don Lorenzo Milani era la giusta punizione da dare a un sacerdote che non amava le processioni, le feste, che privilegiava i più poveri e che aveva creato una scuola dove erano ammessi gli operai comunisti. Un uomo che vedeva nel consumismo, e nelle sue attrattive alienanti, la causa dell'allontanamento del povero dalla Chiesa e dai valori cristiani. In questo modo il vescovo pensò di riconciliarsi con i preti e i cattolici benpensanti e anticomunisti di Calenzano, che erano andati da lui a lamentarsi.
L'impatto con la cultura contadina e l'analfabetismo di Barbiana fece maturare in Don Milani la necessità di dare maggior centralità alla scuola.
"Lettera a una professoressa", pubblicato nel 1967 pochi mesi prima della sua morte, fu il risultato di un anno di attività a Barbiana, con un maestro ormai nel pieno della sua maturità. Il maestro Lorenzo Milani trasformò il giornale in materia scolastica, trasformò, in ricerca e produzione di materiale didattico, il lavoro d'équipe, da lui diretto, svolto con i ragazzi, gli abitanti e i numerosi visitatori. Una grande rivoluzione culturale, didattica e pedagogica che rifiutava l'indifferenza, la passività negativa e motivava fortemente l'allievo.
Fu Don Milani ad adottare il motto "I care", letteralmente "m'importa, ho a cuore" (in dichiarata contrapposizione al "Me ne frego" fascista), motto che sarà in seguito fatto proprio da numerose organizzazioni religiose e politiche. Questa frase scritta su un cartello all'ingresso della sua scuola riassumeva le finalità educative di una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale.
In seguito ad un suo scritto del 1965 in difesa dell'obiezione di coscienza, dove ancora una volta si distaccava dall'insegnamento e dalla tradizione cattolica, venne processato per apologia di reato; gli atti di quel processo sono stati pubblicati con il titolo "L'obbedienza non è più una virtù".
Negli anni di Calenzano aveva scritto "Esperienze Pastorali", che ebbe una forte eco per i suoi contenuti eterodossi e fu ritenuto "inopportuno" dal Sant'Uffizio e fatto ritirare dal commercio.
Don Milani morì di leucemia il 24 giugno 1967.

Se vuoi leggere un brano di "Lettera a una professoressa", clicca qui

Se vuoi leggere il testo "L'obbedienza non è più una virtù", clicca qui

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